Come cambia l’essere genitori con l’arrivo del secondo figlio

Che la vita cambi con un figlio è innegabile. Ma anche un secondo bambino porta degli stravolgimenti, alcuni visibili e tangibili, altri più sottili, che tuttavia si manifestano quasi per forza. E non parliamo solo delle abitudini, delle difficoltà che si aggiungono quando i figli diventano più di uno (spesso di età differenti e quindi con bisogni diversi), ma anche della visione dell’essere genitori.

Insomma: l’arrivo del secondo figlio porta dei cambiamenti non solo per quanto riguarda le abitudini e la quotidianità ma anche per quanto riguarda l’educazione e l’essere genitori, pur mantenendo invariate la propria visione della vita e della genitorialità.

Come cambia l’essere genitori con l’arrivo del secondo figlio: il tempo diminuisce, il gioco ne risente, ma l’amore non cambia

Sono molti i genitori che con l’arrivo del primo figlio si sono trovati spiazzati e spaventati per i cambiamenti che questo comportava, e sono altrettanti quelli che hanno provato lo stesso senso di paura (una paura buona) con l’arrivo del secondo figlio. I dubbi sono molti: amerò entrambi con la stessa passione? Riuscirò ad essere presente con entrambi soddisfacendo i loro bisogni? Riuscirò a dormire e ad avere un po’ di tempo per me? Come organizziamo la casa ora che saremo molti di più?

Le domande si altalenano tra quelle riguardanti le abitudini e la quotidianità e quelle riguardanti l’amore e l’educazione. E per quanto le idee di fondo rimangano le stesse (perché l’idea di genitorialità che uno ha si rafforza e si aggiusta con il primo figlio, ma probabilmente rimarrà la stessa: chi punta all’attachement parenting continua su quella via, chi ha scelto l’autosvezzamento probabilmente lo userà anche nel caso del secondo figlio e così via) l’atteggiamento inevitabilmente cambierà.

Insomma: con l’arrivo del secondo figlio ci sono paure e ci sono punti fermi, ci sono sicurezze (quelle date dal primo figlio) e ci sono cambiamenti. E alcuni fanno anche sorridere: in quanti con il primo figlio erano super apprensivi e con il secondo tutto diventa più scorrevole? In quanti al primo bimbo hanno scattato mille mila foto e del secondo fanno fatica a trovarne? È normale.

Uno studio pubblicato sulla rivista “Social Development rivela proprio questo, e cioè come, con l’arrivo del secondo figlio, i genitori mantengano le stesse idee genitoriali che avevano con il primo ma, allo stesso tempo, cambino atteggiamento e tendano a cambiare il proprio modo di essere genitori.

I ricercatori hanno messo nero su bianco certi atteggiamenti. Sì, le mamme che hanno giocato moltissimo con il primo figlio ammettono di aver giocato meno con il secondo. E questo porta i primogeniti ad essere più attaccati e disponibili emotivamente ai genitori e i secondi figli ad essere un pochino meno “sociali” in famiglia.

Sembra terribile, ma un po’ è inevitabile. Perché? Perché manca il tempo, e questo è innegabile. E per quanto un genitore tenda a lasciare andare un pochino di più il primogenito nel momento in cui arriva il secondo, lasciandogli così anche la possibilità di sviluppare indipendenza, il tempo manca comunque e tutto, in famiglia, va bilanciato. Non sono errori, sono semplicemente fatti inevitabili.

Tutte le mamme e tutti i papà cercano di coinvolgere i bambini allo stesso modo, di dedicare la stessa quantità di attenzioni, di non creare gelosie, di esserci per entrambi (o per tutti e tre, quattro, cinque…). E questo i bambini lo sanno. Semplicemente, è verissimo che la vita con due o più figli cambia, e non dobbiamo e non possiamo sentirci in colpa perché gli equilibri variano.

I luoghi comuni quindi hanno una base di verità: con il primo figlio giochiamo, fotografiamo, ci siamo sempre. Con il secondo ci siamo un po’ di meno, e il tempo dedicato al primogenito, magari con un po’ di gelosia, ne risente. L’equilibrio è labile, ma è un equilibrio naturale, e nel nostro cuore sappiamo che stiamo dando il giusto, perché stiamo dando tutti noi stessi.

Ma l’altra verità è altrettanto semplice: l’amore non cambia, ma si moltiplica. Non si divide, ma si espande. E non è il tempo a determinare la qualità dell’educazione o la quantità di amore, ma è il modo in cui sfruttiamo questo tempo, la qualità dei momenti vissuti insieme. E i bambini questo lo sanno.

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