Bambini testardi, quando è troppo tardi per insegnare i limiti?

Chi ha bambini testardi lo sa: arrivati ad un certo momento, ci si chiede se la testardaggine sia dovuta all’educazione trasmessa. Spesso, infatti, se nei primi anni si è riluttanti a dire “no” e propensi a permettere cose, i bambini faticano a capire dove sta il limite, diventando, appunto, più testardi della media.

Se quindi i vostri bambini (dopo aver passato i terribili due!) vi sembrano troppo testardi e vi state chiedendo se sia già troppo tardi per insegnare i limiti, non preoccupatevi: in realtà non è mai troppo tardi.

Bambini testardi, quando è troppo tardi per insegnare i limiti: non è mai troppo tardi per cominciare a mettere dei confini

Dire “no” non è sempre sbagliato. E non serve dire “no” per insegnare il valore del “no”. Basta girare le frasi in modo da mostrare la positività della scelta. Invece di “non correre”, ad esempio, possiamo dire: “Qui è meglio camminare più lentamente”. Oppure al posto di “non puoi mangiare caramelle a pranzo” possiamo sostituire con: “A pranzo si mangia il cibo che troviamo in tavola, mentre le caramelle sono uno sfizio che ci concederemo più tardi”.

Insomma: non è vero che non utilizzare il “no” significa non mettere limiti e non insegnare ai bambini le regole che vogliamo seguano.

Detto questo, c’è anche chi questo “no” non riesce o non vuole dirlo. Non è così raro, e non è così strano: da genitori, sappiamo che spesso dire “no” è difficile, e per questo molti genitori si ritrovano a non dirlo quasi mai. Ritrovandosi tuttavia con bambini di quattro o cinque anni davvero testardi. Perché la conseguenza è proprio questa: che i bambini sentano che tutto è concesso loro, impuntandosi poi quando non ottengono ciò che vogliono, quando qualcuno va contro il loro pensiero o quando le cose non vanno come previsto.

La testardaggine di per sé non è un difetto, sia chiaro. È indice di una forte volontà e di una personalità decisa. Ma diventa un problema nel momento in cui i bambini utilizzano la testardaggine senza altri risvolti, ovvero senza mai ascoltare gli altri.

La prima regola per contenere questa testardaggine e per renderla qualcosa di positivo è quindi la comunicazione. Quando cerchiamo di dare dei limiti e dei “no” ai nostri figli, anche se ci fa male perché vediamo la loro reazione (spesso arrabbiata o triste), dobbiamo essere sicuri di ciò che imponiamo, spiegando allo stesso tempo le ragioni. È bene, infatti, mostrare che le regole e le decisioni sono prese per un motivo preciso, e non perché semplicemente la mamma o il papà hanno voglia in quel momento di dire “si fa così”.

Dobbiamo poi mostrare ai bambini che la loro rabbia e la loro tristezza non ci fanno stare male. Quando si intestardiscono su qualcosa, noi concediamo quella cosa, vero? Lo facciamo perché è naturale, ad un certo punto, evitare la tristezza dei nostri figli. Vorremmo che fossero sempre felici e sereni, e di conseguenza, anche inconsciamente, tendiamo a dire “sì” e a lasciare andare perché nel profondo scegliamo sempre la loro felicità. Quando i bambini vedono che fare qualcosa che non piace loro ci scombussola, tendono a impuntarsi su ciò che li rende felici per fare noi felici (anche se quella cosa sappiamo essere diseducativa). È un po’ un circolo vizioso. Se noi, al contrario, non mostriamo turbamento, loro captano qualcosa di diverso dalla preoccupazione e dalla tristezza. Percepiscono la bontà della regola. E si sentono allo stesso tempo sgravati dalla responsabilità di “essere sempre felici”.

Allo stesso tempo, è giusto che lasciamo loro vivere anche le emozioni negative, come la frustrazione. Quando non vogliono fare qualcosa, la frustrazione è il sentimento dominante. Ed è un sentimento che fa parte della vita. È normale volerglielo evitare, ed è per questo che diciamo “sì” davanti alle loro lamentele e ai loro scoppi. Ma dobbiamo imparare a fargli vivere le emozioni: lasciamo che capiscano cosa sia la frustrazione e che imparino a indirizzarla al meglio, senza che questa provochi accessi d’ira estremi.

In sostanza, quando i bambini sono testardi e non ascoltano, facendo ogni volta ciò che vogliono loro, dobbiamo imparare da genitori a dare dei limiti. Non è mai troppo tardi per farlo. Ma dobbiamo farlo. Perché ci saranno volte in cui possiamo mettere questi limiti, e altre volte in cui non riusciremo proprio, ma l’importante è che il bambino non sia sempre colui che prende la decisione.

Ci saranno esplosioni di rabbia, pianti e urla. È così, soprattutto all’inizio. Ma anche quelle sono emozioni, e dobbiamo prima di tutto essere noi genitori a riconoscerle come tali (se escono, significa che il bambino ha bisogno di esternarle), per poi farle riconoscere ai nostri bambini. Con decisione e senza paura di ferirli.

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Cecilia

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