La maternità nel mondo: essere mamma in Svezia

Dici “Nord”, e senti “benessere”. Pensare ai paesi nordici porta subito il pensiero all'organizzazione impeccabile, al design pulito, alle abitudini sane, al benessere sociale. E in effetti anche vivere la maternità e crescere in queste terre lontane (ma non troppo) non deve essere male!

La Svezia è uno di questi paesi. Sole perenne in estate, buio profondo in inverno, terre verdi e città ordinate e colorate: ce la immaginiamo così. Ma come vivono le mamme?

La maternità nel mondo: essere mamma in Svezia, tra pisolini all'aperto e giorni che durano 20 ore.

Sì, avete letto bene: pisolini all'aperto. Anche in inverno. E' una di quelle curiosità a cui si fa fatica a credere, ma che sono verissime. I genitori svedesi (ma quelli scandinavi e islandesi idem), in estate con il tepore e in inverno con il termometro che scende sotto zero, lasciano, belli imbacuccati in abiti pesanti e coperte, i bambini all'aperto, a fare il pisolino nel loro passeggino e nella loro carrozzina (fuori casa ma soprattutto fuori dai locali). 

E' un'abitudine radicata e ritenuta un vero toccasana (e in effetti i bambini stanno benissimo): basta essere vestiti adeguatamente per lasciare che l'aria fredda lasci solo il buono di sé. Si respira meglio, il sistema immunitario ne esce rafforzato. E in effetti i medici svedesi in caso di malanni stagionali hanno un solo consiglio: lasciare le finestre aperte la notte. Aria pulita!

Crescendo i bambini mantengono l'indole: tutti amano giocare all'aperto, incuranti del freddo o del buio (già, in inverno è il buio a dominare le giornate, che hanno pochissime ore di sole). Ci sono moltissimi parchi gioco, la maggior parte dei quali tematici e incentrati sulla natura. E nelle scuole e negli asili, non serve nemmeno dirlo, passare il tempo all'aperto (molto di più rispetto a noi!) è normale e necessario. Basta avere l'attrezzatura e l'abbigliamento adatto!

Ciò che affascina di più pensando alla Svezia è certamente il sistema sociale. Come si delinea allora la maternità a livello burocratico, sanitario e statale? Bimbi e mamme sono tutelatissimi per tutto l'anno successivo al parto. Le ostetriche visitano a casa nei giorni dopo il parto, e l'attenzione è rivolta tanto al bambino quanto alla mamma. Lo stesso vale durante le visite pediatriche dei primi anni: anche la mamma deve stare bene! Per non parlare dei corsi per parlare con i genitori di allattamento, alimentazione, sonno e genitorialità in genere: sono moltissimi, e anche grazie ad essi si crea un sistema di supporto tra i genitori (che si conoscono durante questi corsi) davvero solido.

I genitori hanno parecchi giorni di congedo dopo la nascita dei bambini: 480. Circa 16 mesi. E anche i papà sono incoraggiati a prendersi tutti i 90 giorni che spettano anche a loro! E conoscete il “gender equality bonus”? Se i genitori si dividono in uguale parte la maternità/paternità, il loro stipendio aumenta di qualcosina.

Il ruolo attivo dei padri non è solo una regola scritta: il prendersi i giorni di paternità è solo un piccolo segnale di una società nella quale gli uomini ricoprono finalmente un ruolo molto più attivo nell'educazione dei figli, con i quali passano davvero molto più tempo. E le distinzioni tradizionali non esistono più: sono moltissimi i papà casalinghi.

In ogni caso, già dall'anno di età i bambini vanno all'asilo. Solitamente sono asili pubblici che non costano più di 150 euro al mese (comprensivi di due pasti al giorno), e ce ne sono di ogni genere: bilingue, ecologici, gender-free...

In generale, le famiglie, le mamme e i bambini (insomma, tutti gli svedesi) seguono una filosofia carinissima. Che è quella del “cozyness”, della comodità, del confort, dell'essere a proprio agio. Gli inverni lunghi, freddi e bui portano ad avere un atteggiamento solare per contrastarli: si trova del buono in tutto. Riempiono gli ambienti di candele (comprate naturalmente all'Ikea nei giorni di pioggia! Un must), si piazzano sotto ad una coperta, mangiano caramelle (gli svedesi ne mangiano in quantità enormi!) e guardano un film.

Cosa c'è di meglio?

Sara Polotti

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