Come vincere la timidezza nei bambini che non salutano

Prima ancora del "grazie" e del "prego", i genitori insegnano ai bimbi come comportarsi correttamente spiegando l'importanza del saluto. Un insegnamento indiretto, spesso, dal momento che salutare è un'azione quotidiana e comune (i bimbi lo vedono sempre fare!), ma anche diretta, attraverso i vari "fai ciao con la manina!" e le frasi come "saluta l'amica della mamma".

E se non lo fanno? Significa che sono maleducati? Oppure che sono troppo timidi e questa loro ritrosia è impossibile da modificare?

Ecco come vincere la timidezza nei bambini che non salutano: assecondare i loro tempi li aiuterà a superare la timidezza del saluto

Mamma e papà dovrebbero innanzitutto tenere conto della psicologia infantile e delle fasi che il bambino deve attraversare per arrivare alla socializzazione.

Quando sono piccoli piccoli (dai 3 agli 8 mesi) i bambini si interfacciano con le persone nuove con i loro sorrisi; ma appena iniziano a crescere (quindi dagli 8 mesi in poi) cominciano anche loro a comprendere il concetto di "sconosciuto", che inizialmente li spaventa.

Non considerate maleducazione o capriccio il rifiuto dei bambini a salutare: dai 7 ai 15 mesi circa, infatti, attraversano la cosiddetta fase dell'"angoscia dell'estraneo". Un passaggio naturale, necessario alla futura socializzazione.
Questa fase non deve tuttavia spaventare i genitori: attraverso l'osservazione di mamma e papà, il bambino impara e prende confidenza con queste circostanze. In poche parole, quando è in presenza di sconosciuti guarda attentamente i genitori, studia la loro reazione e, solitamente, se loro sorridono e si mostrano tranquilli anche lui inizia ad aprirsi.

Quando però i bimbi crescono e continuano a mantenere questo atteggiamento di chiusura, i genitori spesso attribuiscono il "non saluto" o alla maleducazione o alla troppa timidezza. In entrambi i casi, spesso, ci si sbaglia.
Tacciare di maleducazione un bambino significa imprimere nella sua mente questa caratteristica: penserà "ok, sono maleducato, è nella mia natura quindi chissenefrega". Se quindi è solo questione di educazione, continuate tranquillamente a regalargli i vostri insegnamenti, soprattutto con il buon esempio.

Per quanto riguarda invece il concetto di timidezza, è vero che molti bambini sono riluttanti durante le interazioni sociali e che è nel loro carattere non aprirsi troppo. Ciò tuttavia non significa che saranno così per sempre e che dobbiamo quindi rassegnarci al loro atteggiamento (non tanto perché intacchi noi, quanto piuttosto perché rende la loro vita un pochino più difficile).

Se quindi il vostro bambino è uno di quelli etichettati come "timidi", non preoccupatevi. Fate attenzione ai suoi comportamenti e cercate di capire cosa lo terrorizza.

A volte parlare e confrontarsi apertamente si rivela soluzione migliore. E, soprattutto, cercate di non chiamarlo mai "timido", né direttamente né parlando con gli altri: per lo stesso motivo del "maleducato", se il bimbo sentirà di essere identificato come "timido" allora agirà come tale. Sarà come giudicarlo.

La timidezza compare soprattutto nelle situazioni extra-famigliari: cene con amici che non si vedono da tanto tempo, la nuova scuola, il parco giochi dove non ci sono i propri amichetti. Per arginare quindi la timidezza e rendere le giornate più piacevoli e meno stressanti a vostro figlio, preparatelo la sera precedente o qualche tempo prima che si presenti l'occasione.

"Come ti senti? Hai paura che parlare con questa gente nuova ti metterà a disagio?"; oppure "Temi che penseranno che sei "timido"?"; o ancora "Quali sono le cose che ti spaventano?". Sono semplici domande alle quali il bambino probabilmente risponderà con sincerità, sentendosi al sicuro a parlarne solo con mamma o papà. Il passo successivo nella conversazione è fargli capire che è normale sentirsi un po' a disagio o sotto pressione, e che nessuno gli corre dietro: potrà parlare e aprirsi solo quando si sentirà pronto, in ogni caso e senza fretta.

Sembra un concetto semplice, ma per un bambino abituato a sentirsi dare del "timido" o ad avvertire il fiato sul collo ogni volta che conosce qualcuno di nuovo è un toccasana, un respiro, un sollievo.

Sono piccoli passi, che tuttavia avranno un beneficio enorme su vostro figlio, che pian piano capirà come socializzare secondo i suoi tempi e che si fiderà sempre di più dei suoi genitori, i quali impareranno ad accettare le sue tempistiche sociali e gli faranno capire che non è un problema sentirsi intimoriti.

Sara Polotti

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