La sindrome del bambino scosso o shaken baby syndrome

Shaken baby syndrome” (o “Abusive head trauma”) significa letteralmente “Sindrome del bambino scosso”, e già dal titolo suggerisce si cosa si tratti: si riferisce ad una pratica che molti genitori ritengono innocua, ma che in realtà rischia di causare danni importanti al bambino.

Ci riferiamo al gesto di scuotere, mentre lo teniamo tra le braccia, il bambino quando piange. Solitamente si ricorre a questi “scossoni” nelle situazioni in cui il pianto non pare placarsi, come ultima spiaggia o come tentativo.

Ma questa pratica è davvero pericolosa, e ora vi spieghiamo perché.

La sindrome del bambino scosso o shaken baby syndrome: perché scuotere il bambino per calmarlo è pericoloso e sconsigliato

Scuotere il bambino può sembrare, a parole, un gesto estremo, crudo e violento, ma purtroppo capita a moltissimi genitori (e nonni, e babysitter…), anche sovrappensiero, di compierlo, soprattutto quando prede dell’esasperazione perché un pianto apparentemente immotivato non si placa. Tuttavia, queste scosse “consolatorie” tra le nostre braccia sono davvero pericolose, soprattutto per i bambini tra le due settimane e i sei mesi di vita.

Ma perché? Prima di tutto, dobbiamo pensare al bambino come ad un essere umano che si sta sviluppando, che è debole, che sta rinforzando le ossa e la muscolatura. In particolare, il suo collo - fino ai due anni di vita - non presenta una muscolatura forte. Anzi, nei primi mesi i bambini non sono ancora addirittura in grado di sostenere la testa da soli, e sappiamo quanto è importante sorreggerla.

Per lo stesso motivo gli scossoni sono pericolosi. Quando il bambino viene scosso in maniera non lieve, la testa non viene “frenata” dai muscoli del collo, e di conseguenza il cervello viene sbattuto contro le pareti del cranio. Accanto a questo, ci sono il volume e il peso della testa in relazione al corpo, le caratteristiche della struttura ossea dei bambini (molto elastica), il basso tono muscolare e l’immaturità del sistema nervoso centrale, ancora molto “acquoso”, e della massa cerebrale, molto fragile.

Potenzialmente, le lezioni possibili sono gravissime, e può insorgere quella che, appunto, si chiama “Sindrome del bambino scosso”. E, purtroppo, bastano pochi secondi. Ad essere interessati da questa sindrome, dunque, sono il cervello e gli occhi. Il primo con delle emorragie, i secondi con delle lesioni della retina.

Per capire se il bambino è affetto da questa sindrome, come fanno sapere da Un Pediatra Per Amico possiamo osservare alcuni campanelli di allarme, come “vomito, inappetenza, difficoltà di suzione o deglutizione, estrema irritabilità, sonnolenza, assenza di sorrisi o di vocalizzi, rigidità nella postura, difficoltà respiratorie, difficile controllo del capo, fratture delle costole e delle ossa delle braccia”.

Evitiamo del tutto, quindi, di scuotere i bambini! Per calmare i pianti che non si placano esistono moltissime altre soluzioni. I giri in macchina nel seggiolino, ad esempio, oppure i bagnetti calmanti. Anche le coccole skin to skin favoriscono la calma, così come il riportare in braccio il bambino in posizione fetale. Molti bambini gradiscono anche il rumore della lavatrice, dell’asciugacapelli o dell’aspirapolvere.

Se il pianto non si placa, prima di tutto assicuriamoci che non sia a causa di problemi di salute del bambino (rivolgendoci al pediatra), e, non ultimo, lasciamoci aiutare da parenti e amici: a volte lo stress dei genitori si riversa sullo stato d’animo del bambino, come in un circolo virtuoso. Ma il benessere di tutti è ciò che garantisce la serenità, e di conseguenza non dobbiamo arrivare all’esasperazione, ma lasciare che ci arrivi una mano dall’esterno o dall’interno.

 

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Cecilia

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