“Chi vede bene impara meglio!” con GrandVision Italy, per conoscere tutto sulla vista dei nostri bimbi

GrandVision è un gruppo olandese presente in 44 paesi nel mondo. Solo in Italia sono presenti oltre 400 punti vendita, quindi con ogni probabilità anche voi lo conoscete, e saprete già la competenza e la qualità che caratterizzano questo marchio.

Anche noi lo conoscevamo già, ma la settimana scorsa abbiamo avuto la possibilità di partecipare ad un evento organizzato da loro, “Chi vede bene impara meglio!”, pensato per noi mamme che abbiamo a cuore gli occhi e la vista dei nostri bambini e che vogliamo affidarci sempre al meglio per garantire sicurezza, qualità e salute.

Già, perché gli occhi dei nostri bambini sono importantissimi, sono delicati, e hanno bisogno di attenzioni particolari. Non sottovalutiamo l’argomento!...e questo anche GrandVision Italy lo sa bene. Anche se i bambini sembrano vedere bene, una visita dall’oculista a intervalli regolari durante l’infanzia è doverosa.

Durante l’incontro abbiamo quindi potuto approfondire e conoscere tutto ciò che riguarda la vista dei bambini, capendo anche come questa si relazioni al loro essere studenti: quanto influisce la vista sulla vita scolastica? Moltissimo! E ora vi spieghiamo perché.

“Chi vede bene impara meglio!” con GrandVision Italy, per conoscere tutto sulla vista dei nostri bimbi: tutto ciò che dobbiamo sapere sugli occhi dei nostri bambini e sulla loro salute

GrandVision, come accennato, è un gruppo olandese ormai leader nel settore dell’ottica retail anche in Italia. Nei loro negozi è possibile trovare occhiali da vista, da sole non solo da adulti ma anche per bambini (e in questo periodo. c’è anche un’offerta imperdibile sugli occhiali da vista e un concorso fantastico, il Fun&Talent, che permette, acquistando un occhialeda bambino di ottenere una card per usufruire di divertenti esperienze per un anno!).

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Durante l’incontro “Chi vede bene impara meglio!” sono intervenuti il professor Paolo Nucci, esperto di oculistica infantile e Direttore della Clinica Oculistica Universitaria dell’Ospedale San Giuseppe di Milano e il dottor Pietro Gheller, optometrista, psicologo e docente presso l’Istituto “B. Zaccagnini”. 

Lo scopo dell’incontro era quello di sensibilizzare noi genitori: la prevenzione riguardo ai problemi di vista è sottostimata. Ma è assurdo, se pensiamo che l’80% dell’esperienza di vita dell’uomo passa da questo organo di senso! La scarsa prevenzione e la mancanza di informazione sono perciò molto pericolose.

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In Lombardia (nelle altre regioni invece viene svolto dal pediatra) un neonato alla nascita in ospedale è sottoposto all’esame dei sistemi ottici, o test del riflesso rosso, che ci permette di valutare lo stato della cornea e del cristallino. Grazie a questo esame, si può subito scoprire se il bambino ha una patologia oculare come ad esempio la cataratta congenita, patologia che va curata immediatamente e per la quale si deve intervenire operando nelle prime 4/6 settimane si vita.

Ma la visita dall’oculista, al di là delle prime, si può fare a qualsiasi età, anche se il bimbo è molto piccolo, poiché in ogni momento si possono individuare problemi rilevanti e correggerli subito. Ad esempio, le cataratte o i retinoblastomi, quando non in presenza di tumori o problemi molto gravi.

Per quanto riguarda i difetti visivi, anche in questo caso è molto importante prevenire. La miopia è il difetto più diffuso: in Oriente quasi l’80% della popolazione ne è affetta, mentre in Italia siamo vicini al 40%. Ma il valore sta aumentando sempre più. Sembra che questo fenomeno vada di pari passo con la scolarizzazione. Come facciamo a saperlo? Ad esempio, nelle popolazioni Masai la miopia è quasi sconosciuta. Perché, dunque, questo aumento di casi di miopia?

A causa della combinazione di due elementi: da un lato il comportamento acquisito negli anni, cioè la necessità di vedere sempre meglio da vicino e la non utilità del vedere da lontano (che in passato era necessaria per la caccia e la sopravvivenza). Quindi la combinazione di fattori “genetici” abbinata al comportamento costante di guardare da vicino hanno portato a questa evoluzione. Probabilmente il nostro corpo sta accettando l’idea che è meglio vedere da vicino piuttosto che da lontano. Sembra una sorta di adattamento darwiniano. E in questo entra in gioco anche l’utilizzo di dispositivi come iPhone, iPad, giornali, libri, quaderni… Ma oltre ai primi anni di scuola, un altro periodo delicato per la miopia è il periodo puberale dove la miopia può aumentare maggiormente.

Ci siamo chieste: esistono rimedi per rallentare la miopia? Sì, esistono, ma non per farla regredire. E questo metodo per rallentarla è l’utilizzo di un collirio all’atropina. Alcuni ricercatori di Singapore hanno dimostrato che a dosi diluite l’atropina riesce a controllare il difetto, poiché stimola la produzione di dopamina, che a sua volta irrigidisce l’occhio e ne diminuisce la deformazione dovuta alla miopia.

Un altro studio ha dimostrato invece che le attività all’aria aperta sono un rimedio al peggioramento della miopia. Le passeggiate all’aria aperta nei boschi permettono un importante rilassamento dell’occhio che porta al contenimento della miopia.
Quindi la combinazione dell’assunzione di atropina e di attività all’aria aperta possono aiutare a contenere la miopia. In alternativa, è possibile utilizzare delle lenti semirigide che tengono sotto controllo il problema. In tutti i casi è comunque sempre opportuno fare riferimento al proprio medico oculista.

Ma quindi, quando è giusto fare i controlli alla vista dei nostri bambini? Gli esperti invitati da GrandVision Italy consigliano queste 3 tappe: la prima visita, successiva a quella che viene di default effettuata alla nascita, a 3 anni (in modo da individuare anche possibili difetti di vista come l’occhio pigro, grazie all’esame delle ombre) e la seconda (se tutto va bene) a circa 5/6 anni, così da fare un ulteriore controllo nel periodo prescolare. Le successive al bisogno e secondo le indicazioni del medico.

Nel periodo scolastico, poi, il consiglio è anche quello di ascoltare ciò che invitat il bambino ed eventualmente pianificare un controllo. Perché i segnali che indicano i difetti della vista possono arrivare direttamente da lui: può dire di fare fatica a vedere in ambienti semi bui; continua a strizzare gli occhi; dice di non vedere bene la lavagna; il sesto senso dei genitori e l’attenzione alle parole dei bambini devono quindi essere tenuti in conto.

Nel caso in cui siamo davvero in presenza di un difetto visivo, l’oculista saprà consigliare la via giusta. Ma non preoccupatevi se non dà subito un occhiale: la prescrizione dell’occhiale ora è meno aggressiva. Se il difetto è banale, può essere trascurato. Quindi se sentiamo che nostro figlio ha uno 0,5 di miopia non allarmiamoci se non viene messo un occhiale, perché non è un difetto invalidante. E poi l’occhio è un organo accomodante: tende cioè ad abituarsi a minori stimoli/sollecitazioni se viene assecondato. Quindi per difetti così piccoli, meglio evitare l’occhiale.

Ma ora passiamo alle patologie comportamentali e della vista, ovvero le risposte degli esperti invitati da GrandVision Italy alle domande che ogni mamma si fa pensando alla vista del proprio bambino.

Ipermetropia e iperattività sono collegati?

La risposta è semplice. No!

È possibile che la difficoltà a concentrarsi sia riconducibile alla vista?

Un bambino che ha un deficit di attenzione deve fare sempre un controllo oculistico, perché se avesse un vizio visivo rilevante, potrebbe isolarsi nel suo mondo non essendo possibile per lui vedere bene la lavagna e quindi essere erroneamente considerato un bambino con difficoltà di concentrazione.

Come fare a capire se un bambino ha problemi di vista in base a come tiene il quaderno a scuola? Perché mio figlio è sempre tutto storto sui libri…

La postura sul banco non indica nessun collegamento con problemi di vista, ma se la testa è sempre inclinata allo stesso modo a dispetto delle attività svolte. si deve fare una visita dall’oculista, anche se i bambini sono anarchici posturali, li potrete trovare in posizioni assurde anche solo per vedere la televisione senza che questo si associ a problemi. Stanno sperimentando e conoscendo il mondo e va bene così.
Legato a questo tema si può incorrere in qualche specialista che suggerisce della ginnastica oculare che però noi specialisti troviamo inutile e impossibile da fare. Non è possibile fare muovere singolarmente i muscoli oculari di un occhio e non è sano sottoporre il bambino a questa attività artificiosa

Quali consigli date se il bambino si vergogna a mettere gli occhiali?

Bambini che oggi soffrono per il fatto di dover portare gli occhiali non ci sono quasi più, ma solitamente se il bambino si vergogna degli occhiali è perché alla sua stessa mamma non piace che abbia gli occhiali. In età 6-9 anni il bambino vive molto di riflesso rispetto alla mamma. Forse la mamma può percepire gli occhiali come elemento esterno al viso del figlio, come oggetto estraneo e quindi non le piace il fatto di non vedere bene il viso del proprio figlio. Oppure può pensare che portare gli occhiali sia sinonimo di “difetto fisico”. Ma non è così, bisogna percepire il difetto visivo non come “difetto” ma come una caratteristica del proprio bambino. Come avere gli occhi azzurri o neri. Come il fatto di essere alto o basso. Se la mamma dice “ti stanno bene!”, il bimbo penserà che gli occhiali gli donano. Un altro consiglio è quello di proporre in alcuni casi lenti a contatto, perché ormai sono sicure e adatte ad ogni età.

Quindi le lenti a contatto possono essere utilizzate anche dai bambini?

Le lenti a contatto si possono mettere anche da piccoli, a partire dai 6/7 anni, età nella quale i bambini sono già in grado di gestire il mettere/togliere le lenti. L’utilizzo delle lenti a contatto è consigliato per chi, ad esempio, fa attività sportiva. I bambini più piccoli, invece, accettano volentieri le lenti a contatto purché sia la mamma a metterle, perché in questo modo si crea un momento intimo tra mamma e bimbo.

Quanto sono importanti gli occhiali da sole per i bambini?

Molto, perché prevengono e aiutano a prevenire la maculopatia o le altre patologia associate all’invecchiamento. Ormai l’aspettativa di vita degli esseri umani è di 80/90 anni, dunque bisogna prevenire e diminuire le possibilità che si possano sviluppare certe tipologie di malattie da invecchiamento.
Un po’ come l’attenzione per le scottature e la pelle esposta al sole, che aumenta le possibilità di avere un melanoma.

Altre caratteristiche che devono avere le lenti degli occhiali da vista e da sole:
- I Raggi ultravioletti nella vita quotidiana sono quelli che impattano maggiormente.
- Esistono vari tipi di lenti e dobbiamo essere informati per poter scegliere quelle giuste.
- Le lenti 0 sono lenti bianche che trasmettono tutto
- Le lenti 4 sono lenti più scure che filtrano più raggi
Le lenti degli occhiali hanno 2 classi di protezione dai raggi UVA
Classe 1 con filtro al 99%
Classe 2 con filtro al 95%

Quando acquisto un occhiale:
- Deve essere marchiato CE, sia la lente che la montatura
- Evitiamo di comprare articolo non certificato
- Chiediamo sempre la “dichiarazione di identità”

Quando si deve acquistare un occhiale che caratteristiche deve avere per essere adatto ai bambini?

Non puntiamo su montature modaiole solo perché piacciono, ma valutiamo se sono adatte al proprio bambino dal punto di vista fisico/ergonomico (non estetico)
Nella scelta della montatura è importante porre attenzione al ponte dell’occhiale che deve essere all’altezza del centro dell’anello dell’occhiali, altrimenti gli occhiali poggiano sulle guance del bambino. Se l’occhiale è troppo grande e non poggia correttamente sul naso, l’occhiale tende a scendere/cadere dal naso.
- Il ponte dell’occhiale deve assecondare la forma del naso, quindi meglio evitare gli occhiali con naselli
La montatura deve essere a prova di bambino, quindi NO agli occhiali con montatura invisibile
La montatura deve essere il più leggera possibile per evitare appesantimenti sulla struttura nasale ossea, che non è ancora definitiva
Le lenti non devono essere in vetro ma in policarbonato, 500 volte più resistenti
Le lenti devono essere anti graffio, perché ne va della qualità visiva
La lente, se possibile deve essere trattata con trattamento indurente e antiriflesso

 

Giulia Mandrino

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Cecilia

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