La guida per scoprire tutti i tipi di miele

Giovedì, 29 Settembre 2016 12:09

Sostituire lo zucchero raffinato con il miele è una scelta davvero ottima. Non solo perché fa bene ma anche e soprattutto perché è buono. Tuttavia sono moltissime le varietà di miele, e ognuna di loro si distingue per il suo particolare sapore, oltre che per le peculiarità benefiche e di fruizione.

Ecco che allora arriviamo noi in aiuto: prima di uscire per andare dal vostro apicoltore di fiducia, al mercato bio o al supermercato, leggete la nostra guida definitiva alla scelta del miele, per decidere quale vi piace di più e quale fa più al caso vostro e della vostra famiglia.

La guida per scoprire tutti i tipi di miele, i benefici e i loro usi: che sapore hanno, come sceglierli e quali preferire

Innanzitutto, un breve riassunto su cosa è il miele: il miele è un alimento che deriva dalla produzione delle api, che lo preparano a partire dal nettare dei fiori (e - a volte - dalla melata). La sua composizione lo rende un ottimo dolcificante naturale, buono per la salute e soprattutto utile per chi soffre di diabete (ovviamente non bisogna abusarne, ma è bene sapere che ha i suoi vantaggi rispetto allo zucchero, come il fatto di non alzare eccessivamente i livelli di glicemia nel sangue).

Le varie tipologie di miele derivano quindi da differenti tipi di nettare: in poche parole, a seconda del fiore dal quale le api prelevano il nettare si otterrà un diverso tipo di miele, con sapori, odori, colori e proprietà particolari.

Partiamo quindi dal Millefiori, il miele forse più diffuso: piace molto per la sua consistenza e per il sapore, che tuttavia varia a seconda dei fiori presenti nella composizione (e anche a seconda della stagione). Questo perché appunto come dice il nome, il miele Millefiori deriva dal nettare di più specie floreali combinate insieme. E, così come per il sapore, a seconda dei nettari avrà una consistenza più o meno fluida e un odore peculiare. Detto questo, il Millefiori è versatile, e quindi consigliato praticamente a tutti, dagli sportivi che necessitano energia ai bambini. Anche nei momenti di influenza è un ottimo rimedio: il pizzicorio alla gola quando scende indica che sta agendo, disinfiammando le zone colpite. Non solo: i bambini ne trarranno moltissimo beneficio dal momento che questo miele aiuta il calcio a fissarsi nelle ossa, assicurando una crescita sana.

L’altro miele più diffuso è sicuramente quello d’acacia: la sua fama è dovuta alla consistenza, molto fluida e senza cristallizzazioni, ma anche al sapore, dolce e vellutato, quasi vanigliato, in abbinamento ad un profumo altrettanto delicato. Perfetto da spalmare oltre che da sciogliere nelle bevande, è utile assumere questo miele quando si è colpiti da mal di gola, quando si hanno fastidi dell’apparato digerente (oltre che sistemare la digestione e diminuire l’acidità di stomaco è un accertato lassativo nei periodi di stipsi - basta bere una tazza di tè con miele la mattina a stomaco vuoto) e quando ci si sente deboli: ha un effetto tonico e rinvigorente! Il consiglio è quindi quello di mangiarlo a colazione spalmandolo su fette integrali, oppure di abbinarlo dopo cena a dei formaggi (come la feta o la formagella nostrana).

Scuro e molto corposo (ma liquido), con qualche cristallo: così si presenta il miele di castagno, particolare e conosciuto per il suo sapore amarognolo e pungente (idem l’odore: il profumo è forte e riconoscibile, con un retrogusto balsamico). I bambini e gli anziani sono i fruitori principali di questo miele, che disinfetta le vie urinarie, favorisce la circolazione ed è antispasmodico. Oltre che utilizzarlo quotidianamente potete provare a inserirlo nelle vostre ricette dolci: nei biscotti, al posto dello zucchero, donerà un retrogusto davvero ottimo, senza eccedere nella dolcezza.

Scurissimo, quasi nero, è anche il miele di rovo, molto liquido e dal profumo intenso. Di gusto fruttato (di frutta matura, come una marmellata), deriva dagli arbusti delle Rosacee. Per i bambini è molto utile in caso di dissenteria: questo miele infatti contrasta le diarree infantili, ma aiuta anche in caso di infiammazioni in bocca, grazie all’azione antibatterica e antinfiammatoria. Proponetelo quindi nel latte caldo oppure nella camomilla serale.

Derivato dalle piante di limone, arancia, bergamotto e cedro è il miele di agrumi, un tipo di miele differente dai primi perché si presenta non liquido ma denso, quasi solido, e a volte con grumi sabbiosi. Pochi mesi dopo il raccolto, infatti, cristallizza da solo, prendendo un colore molto vicino al bianco. Derivando dalle piante di agrumi, il suo profumo ricorda subito quello dei fiori di arancio mentre il sapore mantiene l’acidulo tipico dei fiori da cui deriva, accanto a note floreali e fruttate. Come il miele di castagno, quello di agrumi è antispasmodico, ma ha proprietà tutte sue, come l’essere cicatrizzante per le ulcere e sedativo: utilissimo quindi è dolcificare la camomilla pre-nanna o il latte vegetale caldo (ottimo quello di mandorla, per il contrasto di sapori) con questo miele, per donare tranquillità agli stati d’eccitazione e per contrastare i periodi di insonnia.

Chi soffre d’anemia sarà contento di sapere che esiste un miele che può aiutare a recuperare salute: si tratta del miele di erica, pianta sempreverde mediterranea dalla quale deriva un miele ambrato dal profumo caramellato, che piace molto ai bambini proprio per il suo sapore di caramella mou, di creme caramel, di legno aromatico… Non preoccupatevi della limpidezza: la sua cristallizzazione lo rende spesso denso e irregolare, ma il suo sapore è davvero ottimo. Potete darlo ai bambini anche semplicemente con un cucchiaino, proprio come una caramella, oppure provare ad aromatizzare le vostre verdure in padella o il pollo a bocconcini spalmando a fine cottura un po’ di questo miele.

Altro miele dall’aspetto compatto è quello di girasole: come gli altri cristallizza spontaneamente molto velocemente, e potreste trovarvi dei grumi a grana fine. Quando liquido, quindi, è di colore giallo intenso, ma una volta che raggiunge la sua consistenza diviene giallo spento, quasi panna. Ha un profumo di candela, di cera e di paglia, e allo stesso modo l’odore ha note erbacee, che ricordano il polline. Oltre che d’aiuto contro il colesterolo, il miele di girasole è perfetto durante gli stati febbrili, perché abbassa naturalmente la febbre. Scioglietene un cucchiaio in una tazza di tè verde per dolcificarlo e renderlo davvero gustoso.

Se amate i fichi o i frutti davvero zuccherini, il vostro miele è quello di lavanda: sapore e odore sono molto intensi, floreali, ed è davvero dolce, molto più di altre tipologie di miele. Di colore ambra chiara, e di grana fine, il miele di lavanda è antispasmodico e viene in aiuto quando si è colpiti da mal di testa, grazie alla sua azione analgesica naturale. E’ perfetto la mattina mischiato a dello yogurt naturale e biologico.

Compattissimo è il miele di eucalipto, dal sapore molto aromatico e dall’odore intenso e caratteristico. Come la pianta da cui deriva, l’eucalipto, questo miele è il più indicato quando si è in presenza di tosse: l’eucalipto è infatti espettorante, e il miele mantiene questa caratteristica (oltre che quella d’essere un antibiotico naturale). Proponete quindi contro la tosse una bella tazza di tè alle spezie e zenzero con un cucchiaio di miele di eucalipto, per un’azione rapida e un sollievo quasi immediato. Quotidianamente, invece, potete accompagnarlo ai formaggi magri, per dare una spinta in più ai sapori delicati.

Aromaticissimo è anche il miele di timo, dal profumo super intenso e floreale, quasi di erbe, proprio come il suo sapore. Originariamente è molto liquido e ambrato, ma cristallizza rapidamente e quindi lo si trova spesso più denso e color nocciola. Le sue proprietà sono innumerevoli: calma gli stati febbrili, è antisettico e tonico, e non affatica i reni di chi soffre problemi alle vie urinarie. Se vi piace il suo sapore pungente, potete mangiarlo ogni mattina su fette di pane integrale tostato, magari arricchendo con della frutta secca tritata.

C’è poi il miele di tiglio, dal profumo mentovato e dal sapore balsamico, tra il dolce e l’amaro. Come suggerisce il suo sapore (balsamico) è un ottimo espettorante, ed è quindi perfetto per dolcificare le tisane contro la tosse, quelle all’eucalipto. Ma non calma solo la tosse: anche i dolori mestruali. Preparatevi quindi una camomilla, tagliate qualche fettina di zenzero lasciandola in infusione e dolcificate con il vostro miele di tiglio. Il suo aspetto è giallo scuro, spesso liquido ma con qualche grumo cristallizzato.

Conoscete la colza? E’ un fiorellino giallo molto piccolo, che cresce nei paesi nordici. Da esso deriva il miele di colza, meno conosciuto, forse anche perché solitamente non lo si mangia da solo ma mischiato nel Millefiori: questo miele, infatti, possiede più glucosio che fruttosio e permette di stabilizzare la cristallizzazione degli altri mieli rendendo la miscela finale più cremosa. Ha un odore forte, di vegetali, e un sapore non troppo dolce. Insomma, da solo non dice nulla (anche se c’è da dire che è molto ricco di proteine vegetali), ma è fondamentale per la riuscita del miele più diffuso.

Altro arbusto poco conosciuto è il corbezzolo, e il suo miele è ancor meno conosciuto perché davvero difficile da reperire: i fiori della pianta, infatti, si schiudono verso la fine dell’autunno, e bastano una pioggia o uno sciame che non esce dall’alveare per rimanere a bocca asciutta. Detto questo, se lo trovate sappiate che è il miele forse più amaro. Il suo odore, oltretutto, ricorda quello dei fondi di caffè. Il suo colore tuttavia è giallo, e la sua consistenza è cremosa, comoda. Potete utilizzarlo quindi anche nei piatti salati se il vostro palato non gradisce il contrasto con il dolce: è davvero amaro! Tenete presente che anche questo miele ha notevoli proprietà, nonostante la rarità: è antispasmodico, depurativo, diuretico, antisettico e antinfiammatorio!

Dall’erba medica deriva un miele perfetto per gli sportivi, tonificante e antinfiammatorio: il miele di erba medica, molto compatto e con grossi grumi, è chiaro e ambrato e all’olfatto ricorda il fieno. Picca un pochino in gola, ma il suo sapore è delicato, tanto che è utile nei momenti di sforzo assumerne un cucchiaino. Come dolcificante è perfetto: provate a preparare una limonata alla menta, dolcificandola con questo miele per un sapore più morbido.

Morbido e cremoso è il miele di tarassaco, il fiore giallo dei nostri prati. Di un giallo vivo, ha odore e sapore molto forti, che spesso non piacciono. Tuttavia è perfetto per dolcificare le risate depuranti in quanto lui stesso è diuretico e depurativo, e la sua composizione ha una azione benefica sull’intestino e sui reni.

Purificante è anche il miele di lupinella, ma la sua azione è diretta non tanto ai reni e all’intestino, quanto al fegato. La lupinella era un’erba da pascolo comune nell’Italia settentrionale che oggi si coltiva molto poco. Ecco perché il miele di lupinella, dal colore chiaro e dal sapore molto delicato e fruttato, oggi è abbastanza raro e prezioso. Tuttavia se lo trovate non lasciatevelo sfuggire: come dicevamo è benefico sul fegato, ma ha anche proprietà calmanti e sedative, antisettiche ed emollienti. Lo si può quindi utilizzare nelle tisane depurative e in quelle rilassanti, ma anche nel bagno caldo per rendere la pelle morbida.

Altrettanto delicato è però il miele di rododendro, non eccessivamente dolce né pungente, dal colore quasi bianco e dalla consistenza molto densa. Gli anziani ne riceveranno benefici, dato che contrasta l’artrite, ma è un ricostituente praticamente per tutti. Da utilizzare praticamente come dolcificante per tutto, al posto dello zucchero o dello sciroppo d’acero.

In Abruzzo, Molise, Calabria e Sicilia si trova la sulla, pianta foraggera, e da essa deriva l’omonimo miele. Anche questo miele è molto, molto delicato, dal sapore vegetale e floreale. Si presenta liquido e di colore chiaro, ma cristallizza dopo pochi mesi e assume così una tonalità vicina al bianco. Anch’esso, come quello di rododendro, si può utilizzare come delicato dolcificante naturale, e in questo modo si contrasteranno i difetti dello zucchero compensando con altri benefici: il miele di sulla è infatti ricco di vitamine (soprattutto A, B e C), è diuretico, disintossicante e corroborante.

All’inizio dell’articolo vi abbiamo parlato della composizione del miele, che viene prodotto dalle api a partire dal nettare. Tuttavia questo non accade sempre, ed esiste un miele realizzato a base di melata, una sostanza zuccherina presente sui vegetali, in particolare sulle foglie degli alberi. Ecco perché esiste il miele di melata di varie zone, come ad esempio quello della Foresta Nera, oppure quello di melata di determinate piante, come il miele di melata d’abete. Molto denso e scuro, il miele di melata ha un gusto giù amaro del miele, ma è comunque dolciastro. Ha un indice glicemico più basso del miele di nettare, è antibatterico, lenitivo (anche contro la tosse) e contiene moltissimi minerali. Essendo meno zuccherino degli altri tipi di miele, piace a chi non ama la dolcezza stucchevole: si può quindi usare sul pane tostato per iniziare al meglio la giornata, oppure per dolcificare in maniera meno potente tutte le bevande.

 

Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale.

15 benefici e usi del miele che non conosci

Giovedì, 29 Settembre 2016 11:55

Meglio dello zucchero, efficace contro i disturbi alle vie respiratorie, buono. Ma quanto conosciamo davvero il miele? Questo prodotto derivato dal lavoro delle api è effettivamente completo e benefico, ma forse non tutti sanno che i suoi usi e i suoi benefici sono molto più estesi delle solite quattro credenze popolari. Ricordatevi solo di preferire sempre il miele grezzo a quello raffinato: sicuramente ci sono produttori vicino a casa che ne vendono di fantastico!

Ecco 15 benefici e usi del miele che non conosci: dall’alimento prodotto dalle api tante soluzioni e rimedi differenti dai soliti che conosciamo

1. Assumere un cucchiaino di miele grezzo prima di dormire aiuta il benessere del sonno: mettendolo in un bicchiere di latte di mandorla caldo aumenterete la melatonina nell’organismo, assicurandovi una bella dormita.

2. Vi abbiamo parlato proprio poco fa dell’importanza dei prebiotici, che sono una cosa differente rispetto ai probiotici ma che sono altrettanto importanti: il miele è naturalmente zeppo di questi prebiotici, sostanze non digeribili contenute in natura in svariati alimenti che aiutano la crescita di una o più specie di batteri all’interno del colon, in modo da sviluppare la microflora batterica probiotica. Insomma: utilizzare il miele al posto dello zucchero è sano anche dal punto di vista della flora batterica, che ne uscirà rafforzata.

3. Se utilizzato al posto dello zucchero con regolarità, il miele permette un maggior controllo del peso (avendo, a parità di peso, un po’ meno calorie, grazie al fatto di essere composto da più acqua). Ecco perché durante le diete dimagranti è utile sostituire lo zucchero raffinato con del miele integrale!

4. Il miele può essere anche cosmetico: la sua consistenza lo rende un ottimo esfoliante, e se aggiunto ad un bagno caldo (due tazze) rende la pelle morbida e liscia. Soprattutto durante l’inverno, quando la pelle è tendenzialmente più secca. Anche quella del viso: potete creare una crema idratante ed esfoliante mischiando un cucchiaio di miele grezzo con dell’olio di oliva e del succo di limone.

5. Altro beneficio cosmetico lo avrà chi soffre di acne: usare il miele come detergente (lavandolo poi con acqua) è utile a tutti i tipi di pelle, da quella grassa a quella più sensibile, ma, soprattutto in caso di brufoli il miele può diventare una soluzione: utilizzatelo come una maschera, spalmandone mezzo cucchiaino tra le mani e quindi sul viso, lasciandolo agire per dieci minuti e risciacquandolo con acqua tiepida. 

6. Lo stesso discorso benefico vale per i capelli: il miele grezzo li rende più lucidi e splendenti. Basta lavarli una volta a settimana con un cucchiaio di miele e molta acqua, risciacquandoli bene e acconciandoli come al solito.

7. Se abbinato ad altri due alimenti antinausea il miele grezzo aiuta a tenerne sotto controllo i disagi, anche nei primi mesi di gravidanza: preparate una tazza di acqua calda con mezzo succo di limone, dello zenzero e un cucchiaio di miele grezzo. Gustoso ed efficace.

8. Allo stesso modo, quando è in corso una indigestione è bene ingoiare un cucchiaio o due di miele per contrastarla: non fermenta nello stomaco!

9. Quando si ha il diabete, la dolcezza dei piatti è pericolosa. Ma utilizzare il miele al posto dello zucchero è consigliabile: previene infatti il diabete e lo tiene sotto controllo nel caso di malattia già presente, grazie al fatto di essere in grado di aumentare l’insulina abbassando al contempo l’iperglicemia. Naturalmente ogni caso di diabete è diverso dagli altri, e il diabetologo saprà consigliarvi la dieta giusta per voi. Per iniziare, però, potreste provare a utilizzare un po’ alla volta il miele al posto dello zucchero e vedere come il vostro sangue reagisce al cambiamento.

10. Anche i problemi di colesterolo possono trarre beneficio dall’utilizzo del miele al posto dello zucchero raffinato: riduce quello cattivo e al contempo abbassa il rischio di incorrere in malattie coronariche.

11. Per chi soffre d’asma o di problemi alle vie respiratorie il miele può essere un potente alleato. Proprio come per la credenza popolare che lo vuole perfetto rimedio per il mal di gola: in effetti il miele è un forte antinfiammatorio naturale. Quindi, se assunto in caso di problemi respiratori o di asma, può dare reale sollievo.

12. L’azione antinfiammatoria si applica anche al suo utilizzo sulla pelle: gli eczemi possono provare ad essere curati semplicemente spalmando il nostro miele grezzo sulla parte interessata.

13. Idem per le abrasioni, le piccole scottature, le botte o i graffi: spalmatelo direttamente sulla bua!

14. Oltre che antinfiammatorio il miele è antibatterico: ecco perché va bene spalmarlo sulle ferite, ed ecco perché fa ancora più bene nel caso di infezioni alle vie urinarie. Assumetene in caso di cistiti e compagnia bella: aiuterà l’organismo a depurarsi e a combattere i batteri cattivi (mantenendo al contempo la flora buona grazie all’azione prebiotica di cui parlavamo).

15. Ultimo ma non per importanza, il miele è uno tra i molti alimenti naturali vegetali in grado di contrastare i radicali liberi: il suo consumo regolare aiuta così il nostro organismo a rimanere sano grazie alle proprietà antiossidanti.

 

Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale.

Quando l'estate è praticamente finita e la terra ti dona gli ultimi pomodori che si incontrano con le prime zucche nasce questa vellutata, che a noi piace tantissimo. 

Ecco la ricetta della vellutata di tarda estate al pomodoro: la zuppa che fa da ponte tra l'estate e l'autunno. 

Oggi una ricetta super mega golosa, perfetta per l'autunno!

La torta di pere e cioccolata: come preparare la torta vegana pere e cioccolata in pochi minuti

Oggi vi illustro una ricetta facilissima, che non manca mai nel nostro freezer: è uno dei miei sughi salva cena (o pranzo nel week end), apprezzatissimo dai bambini ma anche da mio marito. 

E' il sugo alla mediterranea: la ricetta del sugo al pomodoro con olive e capperi 

Mamma che fatica!

Martedì, 27 Settembre 2016 05:03

Io ho una figlia femmina. Una ragazzina di quasi sette anni, che come tutte le sue coetanee si sente già grande, linguetta taglia e cuci, signorina so tutto io. E non vi nascondo che sto facendo una fatica immane a non metterla in lista per farla adottare. Scherzi a parte, crescere un figlio è sicuramente faticoso, ma crescere una femmina, Santo di quel Dio, è davvero una prova da guinness dei primati. Da quando la mattina mette i piedi per terra, io so già che dovrò arrivare a fine giornata sperando di vincere la battaglia senza troppi spargimenti di sangue.

La sua vocina dolce e impastata di sonno quando viene a svegliarmi e a darmi il buongiorno, dura circa 33 secondi. Poi si stropiccia gli occhi ancora assonnati, si guarda intorno e… “io oggi non voglio andare a scuola”. Ecco, apposto, nemmeno un caffè m’hai fatto prendere prima di iniziare a martellarmi i fianchi. “Ele, te prego, tanto lo sai che a scuola ci devi andare, ti scongiuro…non iniziare…”…e da li, un crescendo di lagne per tutto. “Cosa mi metto oggi?” “leggins e maglietta Ele”  “mamma ma stai scherzando! Cioè tu mi mandi a scuola in leggins? In pantaloni? Io voglio andare in gonna, o con un vestito!” “Ele non hai gonne pulite, e nemmeno vestiti” “E allora prendili dai panni sporchi!” …e così inizia la giornata, una lotta per tutto.

Questo non me lo metto, non voglio lavarmi, mi fa schifo il dentifricio, voglio il latte coi cereali, i cereali si sono ammollati, voglio le gocciole, però levami i cereali ammollati, lo zaino è pesante voglio il trolley, tutti hanno il trolley, comprami il trolley, oggi c’è inglese la maestra urla troppo, io non voglio andare a scuola, ah mamma a proposito avevo un compito che non ho fatto, è meglio che resto a casa. E in un crescendo di ire di Giunone, restare calmi e non urlare diventa davvero difficile, se non impossibile. E se per i primi 10 minuti di capricci, la Montessori ti appare come la Madonna facendoti mantenere un contegno e una calma invidiabili…a 10 minuti e 1 secondo parte il cosiddetto microembolo! Parte la ciavatta, come dicono a Roma.

Parte l’urlo della madre, quell’urlo che richiama cani e delfini a chilometri di distanza, quell’urlo che fa ballare l’occhio, fa accelerare il battito cardiaco (non solo della madre ma anche di chi le sta vicino), fa tremare le pareti e i vetri, fa scendere la suocera per vedere che è successo. Quell’urlo che dice “adesso hai toccato il limite, io t’ho messo al mondo io te ce levo!” ed è di solito accompagnato da uno sciabattare frenetico, che solo il suono ti deve fare capire che anche basta, è ora di finirla. Di solito quando mi parte l’urlo, e la rincorro, nella mia mente si affollano e si sovrappongono vari scenari…mo la gonfio come ‘na zampogna, la chiudo in camera e butto la chiave, la mando a letto senza cena, le butto tutti i giochi…e penso, ora che arrivo da lei sarà sicuramente terrorizzata e mi chiederà scusa e mi abbraccerà e faremo pace e diventerà buona come una principessa. E invece arrivo e lei che fa? Ride!!!

Mi guarda e c’ha un ghigno in faccia che dice “tanto lo so che brontoli brontoli, ma non farai mai nulla di ciò che stai pensando, perché io so più furba de te e odoro ancora di neonato, e so toccarti le corde dell’anima come nessun altro al mondo”. E io la guardo, e rido…e torno indietro di 30 anni quando anche mia madre mi rincorreva con lo stesso istinto omicida e poi arrivata davanti a me mi minacciava col dito in alto e la risata in gola. Solo che adesso la capisco, e so che ci vuole tutta la salute mentale di questo mondo per non uscire di testa quando ti arriva un figlio. I figli riescono a farti tirar giù i Cristi dalle croci ogni due minuti. Riescono a farti andare il sangue al cervello con una maestria incredibile.

Ti portano sulle stelle con un abbraccio che scioglie il cuore, e subito dopo vorresti spedirli a calci nel sedere sulla luna, biglietto di sola andata per favore. Ma so anche che sono l’amore della mia vita, sono l’unica ragione che mi da la forza di dire “questo mondo non fa poi così schifo se ci siete voi qui con me”. E so che fare la mamma mi ha sconvolto la vita, in tutti i sensi. Quante volte ho pianto nel cuore della notte distrutta dalla mancanza di sonno, dall’angoscia di vederli ammalati, per la tristezza di averli troppo sgridati. Ma il mattino dopo, tutto lo sconforto era andato via, spazzato lontano dal loro sorriso e dal loro amore incondizionato. Quell’amore che tutto perdona, anche se spesso ci sentiamo genitori inadatti e impediti e sbagliati. Perché è così, e non ci si può far nulla. È l’amore, che divide il cuore a metà per il resto della nostra vita.

Quindi impariamo a non sentirci troppo in colpa, perché siamo madri non siamo Sante. Siamo esseri umani e non automi con pulsanti dietro la schiena che comandano le nostre emozioni. Preoccupiamoci piuttosto di saper chiedere scusa, di non mandarli a dormire senza dire ti voglio bene e aver fatto pace, di fargli sentire che potranno fare qualunque cosa nella vita, appoggiandoli e sostenendoli sempre. Ma non facciamoci mettere alla gogna perché urliamo o perché li sgridiamo. Non permettiamo a nessuno di giudicarci, soprattutto da coloro che sono stati genitori prima di noi, e che di solito hanno scordato tutto e non mancano mai di buttare quelle frasi distruttrici della nostra autostima “io non li ho mai sgridati, mai una sculacciata, mai una punizione, i miei figli erano sempre buoni e educati”. Perché questa gente mente sapendo di mentire, e adora i semplici moralismi.

Quei moralismi propri di chi giudica e poi però torna a casa e non deve combattere con bambini capricciosi. Quei moralismi di chi la notte dorme dieci ore filate. Quei moralismi di chi dovrebbe leggere tomi e tomi di pedagogia prima di metter piede nelle nostre vite di genitori. E ho detto tutto. 

Cinzia Derosas

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10 ricette con l’uva tutte da gustare

Lunedì, 26 Settembre 2016 09:49

Autunno è foglie che cadono, primi cappellini, zucche e… uva! Se come noi amate la stagionalità non potrete fare a meno di gioire per la ricomparsa dell’uva al mercato. Verde, nera, americanina… Qualunque sia la varietà che vi sconfinfera sappiate che esistono un sacco di ricette per valorizzare questo piccolo frutto (senza nulla togliere naturalmente alla bontà dei chicchi spizzicati direttamente dal grappolo!).

Ecco 10 ricette con l’uva tutte da gustare: dolci e salate, dalla classica marmellata alle palline con feta, vi presentiamo i piatti più deliziosi per valorizzare il frutto autunnale

  • La bibita homemade all’uva: preparate mezzo chilo d’uva (meglio senza semi, della varietà che preferite), mezza tazza d’acqua e il succo di mezzo limone. Mettete tutto in un pentolino e cuocete a fuoco lento per circa venti minuti. L’uva inizierà ad ammorbidirsi: mettete quindi tutto in un mixer e frullate bene. Passate la purea in un colino, mettete in frigorifero il composto ottenuto e attendete. Servite quindi mezzo bicchiere di acqua frizzante con mezzo di succo d’uva!

(foto 1 http://theviewfromgreatisland.com/minimal-monday-homemade-grape-soda/)

  • Palline di feta o formaggio di capra: gli ingredienti per questa ricetta sono una manciata di acini d’uva, 450 grammi di formaggio molle (la feta o quello di capra andranno benissimo), mezza tazza di mandorle pelate tritate e di pistacchi tritati (mischiati insieme) e un po’ di miele. Rotolate gli acini d’uva nel formaggio, coprendoli molto bene, quindi spalmateci sopra un pochino di miele e rotolateli nel mix di frutta secca. Lasciate riposare le palline in frigorifero, quindi tagliatele a metà e servitele su un piatto piano: l’effetto sarà meraviglioso (come il gusto!)

(foto 2 http://www.eatwell101.com/goat-cheese-grape-balls-recipe)

  • Marmellata d’uva: con un chilo di chicchi d’uva nera (senza semi), acqua (3/4 di tazza), zucchero di canna integrale (idem, 3/4 di tazza) e una busta di pectina otterrete una buonissima marmellata fatta in casa. Mettete l’uva e l’acqua in una pentola e cuocete a fuoco lento per venti minuti, mescolando di tanto in tanto e aiutando gli acini a disfarsi usando un cucchiaio di legno. Spegnete il fuoco e lasciate riposare un attimo, quindi trasferite il composto in un mixer e frullate fino ad ottenere una purea. Rimettete in pentola, tenete un fuoco basso e aggiungete l’acqua e la pectina. Mescolate per circa 25 minuti, e quando raggiungete la consistenza desiderata trasferite il composto in barattoli di vetro precedentemente sterilizzati. Conservate poi la vostra marmellata in frigorifero (fino a due mesi) o in freezer (fino a un anno).

(foto 3 http://www.donnemagazine.it/ricetta-marmellata-duva-dessert/)

  • Pizza formaggio e uva: se non avete voglia di fare la pasta per pizza in casa, comprate un panetto al supermercato. Preparate quindi due tazze di acini d’uva, del sale, del pepe, dell’olio evo, rosmarino, mozzarella, ricotta e parmigiano. Mischiate l’uva con sale, pepe, olio e rosmarino e lasciatela insaporire. Disponetela su una teglia coperta da carta da forno e cuocete a 200 gradi per 10/15 minuti. Toglietela dal forno e non spegnetelo. Tirate quindi la vostra pasta per pizza su una teglia e spargete un po’ di olio e sale. Aggiungete i formaggi spezzettati e l’uva precedentemente cotta, quindi infornate la pizza a 200 gradi per dieci minuti, accendendo poi per un paio di minuti il grill. Già fatto!

(foto 4 http://www.savorystyle.com/cheesy-roasted-grape-pizza/)

  • Insalata di uva e cetrioli: niente di più semplice. Tagliate dell’uva a metà, aggiungete un cetriolo a fettine e quindi condite con olio, sale, pepe, yogurt e semi di papavero.

(foto 5 http://www.grapesfromcalifornia.com/recipes/recipe.php?id=272)

  • Spaghetti ricotta e uva: anche questa è una ricetta semplicissima, molto mediterranea. Cuocete i vostri spaghetti e intanto preparate il sugo: fate soffriggere mezza cipolla rossa e uno spicchio d’aglio in una padella, quindi aggiungete alcuni chicchi d’uva senza semi tagliati a metà e delle olive. Fate cuocere per cinque minuti, quindi, una volta pronta la pasta, mescolate nel tegame gli spaghetti. Deliziosi!
  • Farro con uva, melograno e noci: altrettanto semplice ma d’effetto (e di gusto) è l’insalata di farro con l’uva, alternativa perfetta alla pasta. Bollite il farro (mescolandolo magari con orzo e riso) secondo le istruzioni di cottura, quindi mischiatelo in una ciotola con uva a metà, chicchi di melograno e noci, condendo con olio, salsa di soia e pepe. Gnam!

(foto 6 http://www.semplicementelight.com/2014/11/insalata-di-farro-monococco-con-chicchi.html)

  • Grape Bread: è la variante all’uva del Banana Bread, il pane alla banana, perfetto per la colazione. Considerate la ricetta del banana bread della nostra Giulia Mandrino, ma invece delle banane utilizzate degli acini d’uva lasciati precedentemente macerare (tagliati a metà e senza semi) per mezz’ora in acqua e zucchero di canna integrale. Buonissimo, sano ed energetico!

(foto 7 http://themoonblushbaker.com/2015/02/05/earl-grey-grape-pear-bread/)

  • Insalata greca di pollo e uva: altra insalata buonissima è quella con il pollo e l’uva, i cui sapori contrastano con eleganza. Bastano del petto di pollo grigliato, uva, sedano, feta e maionese fatta in casa, il tutto tagliato e mescolato in una bella ciotola. Veloce e buonissimo, ve lo assicuriamo.

(foto 8 http://www.thepinningmama.com/greek-chicken-salad-recipe-paleo-whole30-compliant/?m)

  • Uva cioccolataia: per finire, un dessert sano, velocissimo e nemmeno troppo pesante. Parliamo degli acini d’uva ricoperti di cioccolato! Sono irresistibili ma davvero semplici da preparare. Assicuratevi di avere gli stuzzicadenti lunghi e del cioccolato da fondere. Lasciatelo sciogliere a bagno maria quindi immergeteci, quando è ancora caldo, gli acini d’uva, trasferendoli subito su un foglio di carta forno per farli raffreddare e solidificare. Infilzateli negli stuzzichini e il dessert è bell’e che pronto!

(foto 9 http://www.howsweeteats.com/2014/12/embarrassingly-easy-chocolate-covered-grape-skewers/#more-40773)

Incriminate Jessica Fletcher

Lunedì, 26 Settembre 2016 09:43

Magari i vostri nonni o i vostri genitori lo guardavano: avete presente il tenente Colombo? Un personaggio un po’ particolare con il suo sigaro in bocca; poi c’era il tenente Kojac con occhiali da sole e il lecca lecca tra le labbra, e come dimenticare l’ispettore Derrick, tutti avevano una cosa in comune… degli impermeabili di merda. Cioè quel capo lì che si mettevano a tutte le stagioni e che abbinavano con tutto, tanto non stava bene con niente, di quei colori che non li abbini manco con i tappetini dell’auto, una roba improponibile, caldi d’estate effetto domopak, freddi d’inverno senza imbottitura.

Nel campo femminile a metà tra Agatha Christie e Miss Marple spopolava la Signora in Giallo, la mitica Jessica Fletcher che abitava a Cabot Cove, un ridente paese di cento anime dove lei tirava a campare scrivendo libri gialli. Lì vi direte voi la polizia passerà le giornate e far ballare la scimmia o ad asciugare gli scogli: noooooo, a Cabot Cove crepa una persona al giorno e manco di morte naturale, sempre brutalmente assassinata, cioè ci sono più assassini che cadaveri, più pazzi che cittadini, più disgrazie ed omicidi che piccioni in cielo.

Lì uno al giorno viene ammazzato e tu ti chiedi dopo tre settimane contando quelli arrestati e quelli morti come cavolo fa il paese ad essere ancora popolato. La cosa strana è che il corpo di polizia di Cabot Cove è composto da simil mezzecartucce che, pur avendo ormai più crimini che nel Bronx continuano a vaneggiare nella loro beata ignoranza, allora chi arriva? Quell’impicciona della Jessica che proprio non riesce a non ostacolare il corso delle indagini e si mette sulle tracce dell’assassino e puntualmente risolve il caso, ancora mi chiedo come nessuno si sia mai posto il ragionevole dubbio se la Fletcher non sia una manipolatrice serial killer o almeno una menagramo stratosferica.

Ma si sa certe cose, nella loro semplicità e leggerezza, hanno comunque sempre un po’ di fascino, anche perché, a voler ben guardare, le serie tv più moderne sui crimini non è che proprio siano tutto sto gran che.

Tutti le guardiamo perché alla fine un po’ intrigano ma alcune cavolate che fanno, quegli errori così macroscopici che ormai non ci facciamo nemmeno più caso, si svolgono nelle città più disparate e ce ne sono per tutti i gusti, ma poi alla fine della fiera sembrano tutti un po’ addestrati da Topo Gigio.

Hawaii Five-O, Castel, Criminal Minds, Bones, Blue Bloods, CSI Scena del Crimine (girato uno per ogni città degli USA), Low & Order, NCIS Unità Anticrimine, The Closer, … tanto per dirne alcuni.

Loro i guanti non li indossano, non li infilano sulle mani, li usano come pinze per coprirsi i polpastrelli e non toccare gli oggetti che devono catalogare, cioè non sarebbe più semplice infilarseli prima di arrivare sulla scena del crimine, così per stare tranquilli, visto che sono muniti di dita mi parrebbe la cosa più ovvia.

Non accendono mai la luce quando entrano in una stanza, usano delle microscopiche pilette tipo stilo, che fanno la luce di una candelina per compleanno e la accendono anche di giorno quando ispezionano la scena di un crimine avvenuta al Parco Borromeo alle 13.00 del giorno di ferragosto.

Non indossano tute protettive o calzari, usando i loro vestiti in borghese anche nelle peggio situazioni, in alcune serie tv poi soprattutto le donne osteggiano tacchi a spillo vertiginosi e tailleur con gonne strettissime o giacchette strizzatette.

Le donne non raccolgono mai a capelli, probabilmente sono tutti certi di non perderne nemmeno uno e non inquinare la scena del crimine, anche quando fanno le autopsie, non mettono manco la cuffietta, tanto lì in obitorio è tutta salute. E segano, cuciono, divaricano e analizzano con una semplicità disarmante senza mai una smorfia di disgusto o un brivido di allucinazione.

Si avvicinano ai cadaveri che hanno macerato nei liquami peggiori e che puzzano più delle superga d’estate senza calze, ma non fanno una piega, il loro olfatto è completamente a zero, per poi sentire nell’aria come dei segugi da tartufo il dopobarba dell’assassino che era passato di lì il giorno prima.

Loro non hanno mai né freddo né caldo, non dormono perché sono sempre o reperibili a qualsiasi ora del giorno e della notte o sempre al lavoro, senza turni e senza orari, senza altri impegni, famiglie da accudire, senza malattia, senza permessi, non mangiano e non bevono, non hanno pause pranzo o cene, solo un eventuale caffè nel bicchierone di carta, e sono sempre felici di questo, non si lamentano mai, vanno sempre tutti d’accordo tra colleghi, il luogo di lavoro è per loro casa e famiglia: o prendono stipendi da paura oppure sono lieti di poter scansare gli inviti dei parenti nel periodo di Natale con la scusa “sai sono sempre di turno”… sono peggio di quelli di Grey’s Anatomy.

Girano nel bosco di conifere in cerca di un indizio e… lo trovano: quell’ago di pino che rispetto agli altri che ricoprono il manto erboso è stato decisamente schiacciato da una scarpa nera numero 38, sì perché loro lo scovano e da lì capiscono sia il numero di scarpa sia il colore. E girano per la spiaggia sotto il sole cocente, stretti nelle loro giacchette nere con la pila in mano, e vedono brillare in lontananza un granello di sabbia decisamente sospetto, colore e lucentezza indicano sicuramente che il cadavere è stato ucciso altrove e poi trasportato lì.

Non stendono i rapporti dei delitti, lo fanno poi, quando finito un turno di sei giorni e cinque notti, tutti lasciano il dipartimento e loro si fermano alla loro scrivania, con l’abajur più squallida del mondo accesa sul tavolo e qualche cartoccio di cibo cinese ordinato ma mai mangiato.

Non hanno schifo di niente, e hanno visto le peggio cose, non provano mai odio, rancore, anche verso i criminali più incalliti, risolvono sempre i casi a loro assegnati (ah succedesse anche nella realtà), lavorano ad un crimine per volta e i loro laboratori analisi, sofisticatissimi, analizzano in un nano secondo che il reperto archeologico più strampalato del paleolitico.

Conoscono tutti gli agenti chimici, reagenti, equazioni matematiche, sono abili nel primo soccorso, sono psicologi e confessori, buoni amici, hanno una cultura su tutto dai modelli di automobili ai programmi dei computer, la tabella dei simboli chimici per loro è roba da tutti i giorni, sanno di politi internazionale, di meteorologia, sanno guidare qualunque tipo di auto treno aereo elicottero camion con rimorchio come nemmeno Schumacher, parlano correttamente otto lingue cinque dialetti e leggono in cirillico antico.

Cosa dire… l’assassino non è mai il maggiordomo.

Mi viene in mente una barzelletta…

Ci sono due carabinieri che arrivano sul luogo di un incidente stradale, uno detta, l’altro scrive:

Maresciallo: Scriva Brigadiere, dinnanzi a noi sottoscritti Maresciallo Ponzi e Brigadiere Fulvi, giunti sul luogo dell’incidente accorso sull’autostrada A1 all’altezza dello svincolo 9, si presenta la tal situazione, scriva Brigadiere mi raccomando

Brigadiere: Scrivo Maresciallo, dica

Maresciallo: Auto coinvolte molte, persone pure, qui c’è un casino vero, sulla scena rinveniamo un braccio sulla riga bianca a bordo strada

Brigadiere: Braccio riga bianca bordo strada

Maresciallo: Una gamba vicino ad un albero

Brigadiere: gamba vicino albero

Maresciallo: una testa è rinvenuta nei pressi del guard rail

Brigadiere: e come si scrive?

Maresciallo: guarde reil?

Brigadiere: guerd reil?

Maresciallo: ma se è straniera forse con una h o k o y… ghard rayl?

Brigadiere: gherd rhayl?

A quel punto il Maresciallo da un calcio alla testa: va buono Brigadiere la testa è stata ritrovata in un fosso

 

Elena Vergani, autrice di Il mondo è bello perchè è variabile

11 stivaletti per la pioggia a poco prezzo

Lunedì, 26 Settembre 2016 08:29

“Non esiste cattivo tempo, solo cattivo abbigliamento”. Modo di dire nordico che ormai abbiamo adottato come filosofia: nessun dubbio ormai che i bambini debbano passare tutto il tempo possibile all’aperto, no? 

Bene. Purtroppo però ci sono ancora troppi genitori timorosi nei confronti del cattivo tempo: hanno paura che i bambini si ammalino, si sporchino, si facciano male. Noi lo ribadiamo: le difese immunitarie stando all’aperto si irrobustiscono, i bambini sporchi sono più sani e il “farsi male” è l’unico modo per instillare nei bimbi il senso del pericolo. 

Ecco che allora è arrivato il momento di munirsi degli accessori necessari per non temere pioggia e freddo: l’autunno arriva, e speriamo che i bambini continuino a giocare fuori! 

Anche in caso di acquazzoni: bastano gli stivaletti per la pioggia per tenere i piedi al calduccio, credeteci!

11 stivaletti per la pioggia a poco prezzo: le scarpe per giocare all'aperto anche con il brutto tempo

  • Partiamo da bimbiallaria.com, il sito internet dedicato proprio all’abbigliamento sportivo e outdoor per bambini. Qui troverete una selezione di stivaletti di Oakiwear Outdoor: sono coloratissimi, in gomma al 100% e sono dotati di piccole maniglie per aiutare i bambini a infilarli da soli. 31.90 euro spesi benissimo: i piedini rimarranno all’asciutto senza alcun dubbio!

(http://www.bimbiallaria.com/ricerca/?page=1&ft_16%5B%5D=10&ft_18%5B%5D=677)

  • Anche Decathlon è fornitissimo quando si parla di stivali per la pioggia: ce ne sono di tutti i tipi (http://www.decathlon.it/C-952101-stivali), i prezzi sono davvero accessibili (si parte dai 7.99 euro) e potrete scegliere quelli bellissimi da barca, che sono adatti anche a giocare nelle pozzanghere. Il vostro bimbo sembrerà un perfetto lupo di mare!

(http://www.decathlon.it/stivali-barca-junior-b100-giallo-id_8173626.html)

  • Anche con la proposta di z-eshop potrete assicurarvi un look marinaresco: dell’azienda francese potrete infatti comprare gli stivaletti a righe a 19.90 euro, con suola dentellata per evitare gli scivoloni.

(http://www.z-eshop.com/it-it/product/bottes-de-pluie-rayees-marine-9838.html)

Per le bimbe più principessose ecco invece gli stivali rosa, in 100% caucciù, foderati e con linguetta per facilitare l’infilatura.

(http://www.z-eshop.com/it-it/product/bottes-de-pluie-fille-roses-9799.html)

  • Kiabi presenta una selezione divertentissima, colorata ed economica (http://www.kiabi.it/stivali-per-la-pioggia-bambino_256916): dai 12 ai 23 euro, potrete trovare gli stivali adatti ai vostri figli scegliendoli con o senza maniglie, con disegni e grafiche oppure tinta unita. Questi, da 12 euro, sono davvero carini, foderati e con la fibbia che permette di stringere o meno sul polpaccio.

(http://www.kiabi.it/stivali-da-pioggia-bimbo_P474798#C474797)

Mentre questi, ancora più divertenti, hanno la fodera interamente in peluche (oltre che le maniglie per il facile trasporto), per tenere ancora più al caldo i piedini che sguazzano nel fango.

(http://www.kiabi.it/stivali-da-pioggia-volpe-bimbo_P445271#C445270)

  • Per i più freddolosi c’è invece Dp…Am, che sul suo sito propone lo stivaletto super foderato, perfetto per maschi e femmine. Costa 24.50 euro, è al 100% in gomma ed è fatto apposta per non scivolare sull’acqua.

(http://en.dpam.com/fur-lined-rubber-boots-56558-p.html)

  • Più economici gli stivaletti da pioggia in caucciù stampato di Okaidi, azienda specializzata in babywear. La linguetta posteriore permette di infilarli al volo in maniera indipendente e la suola dentellata scongiura gli scivoloni!

(http://www.okaidi.it/stivaletti-da-pioggia-in-caoutchouc-grigio-74109/)

   

Sono incinta: e adesso? Hai fatto il test, hai gioito con tuo marito, ma cosa bisogna fare nel momento in cui si torna alla realtà, con i piedi per terra? Subito ti assalgono mille domande: chi devo chiamare? A chi devo rivolgermi? Dovrò fare gli esami del sangue? E la prima ecografia? Quella a che settimana è consigliata?

Mettetevi comode e state tranquille: abbiamo la lista per voi!

Ecco gli esami da fare nel primo trimestre di gravidanza: come controllare che vada tutto bene dalla sesta alla tredicesima settimana di gestazione

Innanzitutto, vai pure dal tuo medico di base, oppure dal tuo ginecologo di fiducia. Se hai fatto il test di gravidanza in stick, la prima cosa che ti chiederà prima di passare agli esami più specifici e alle prime visite specialistiche sarà un esame del sangue per dosare la quantità dell'ormone della gravidanza, le Beta HCG, per essere certo che sia in atto davvero.

Dopodiché si procede con una prima visita dal ginecologo (o dall'ostetrica: ricordate che ci sarà lei in sala parto con voi, quindi se la gravidanza è fisiologica potete scegliere di farvi seguire direttamente da lei!): farà un'anamnesi personale e familiare del vostro stato di salute (per capire se siete a rischio di diabete, ipertensione o quant'altro), vi misurerà la pressione e il peso (che sarà il valore di partenza sul quale calcolare l'aumento nei mesi successivi) e calcolerà la presunta data del parto.

Dopodiché iniziano gli esami veri e propri, quelli che vogliono prima di tutto sondare lo stato di salute della mamma piuttosto che quello del bambino: è bene infatti avere sotto gli occhi il quadro clinico generale della donna per procedere di conseguenza.

Subito ti chiederanno il Toxo-test, quello per capire se sei immune o meno dalla toxoplasmosi: se non lo sei, dovrai infatti stare attenta per tutta la gravidanza a ciò che mangi (http://www.mammapretaporter.it/gravidanza/i-cibi-da-non-mangiare-in-gravidanza) o tocchi, per non prendere questa malattia che se contratta normalmente non dà nemmeno sintomi, ma che in gravidanza può avere conseguenze negative sul bambino.

Dopodiché si procede con tutti gli altri: l'esame delle urine completo (per capire il benessere generale dell'organismo), l'emocromo, il gruppo sanguigno (di entrambi i genitori), il Rubeo-test, TPHA, VDRL, Test di Coombs indiretto, glicemia, GOT, GPT e HIV. 

Tutti questi sono esami esenti da ticket, ricordatevi di farlo presente al medico se non segna l'esenzione relativa alla gravidanza!

Ci sono poi il Tritest o esami affini (esami del sangue o translucenza nucale), eseguibili tra l'undicesima e la tredicesima settimana di gestazione, per individuare eventuali anomalie cromosomiche o del tubo neurale del bambino; e allo stesso tempo deciderete insieme al medico se effettuare anche un'amniocentesi o una villocentesi, per lo stesso motivo.

Per quanto riguarda le ecografie, il Sistema Sanitario Nazionale ne prevede tre per tutta la gravidanza, una per trimestre. La prima si farà quindi tra la settima e la tredicesima settimana di gestazione. 

Il ginecologo potrebbe optare prima per una ecografia interna, per valutare il bacino ed eventuali malattie o anomalie. Ma quella vera e propria sarebbe meglio farla attorno alla dodicesima settimana: è il periodo perfetto, infatti, non solo per confermare la datazione, la presenza della gravidanza in utero e il numero di embrioni, ma anche per fare una prima valutazione degli organi del bambino e del suo cuore.

 

Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale.

Sara

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Cecilia

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