Meghan Markle, l’aborto spontaneo e tutte noi

Meghan Markle, duchessa del Sussex, s’è aperta al mondo e ha raccontato in un emozionante editoriale per il New York Times di aver perso il suo secondo bambino. Svelando il suo dolore, la moglie di Harry Windsor ed ex royal sta contribuendo a squarciare il velo silenzioso che copre un argomento delicato, comune e straziante come quello dell’aborto spontaneo.

Meghan Markle, l’aborto spontaneo e tutte noi: perché la notizia dell’aborto di Meghan Markle è importante per tutti

Perché la notizia dell’aborto spontaneo di Meghan Markle dovrebbe fare notizia? Una gravidanza su tre finisce così, no? Beh, proprio per questo fa notizia e dovrebbe fare parlare: perché per quanto comune, l’aborto spontaneo è ancora un argomento tabù che troppe volte viene lasciato sulle spalle delle donne, che si sentono sole, spaventate e incapaci di elaborare questo lutto.

La Duchessa del Sussex, dicevamo, ha parlato della sua esperienza sul New York Times e l’ha raccontato con minuzia di dettagli e profondità di sentimenti.

Era una mattina di luglio cominciata in maniera ordinaria come ogni altro giorno: faccio colazione, do da mangiare al cane, cerco il calzino scomparso, raccolgo il pastello caduto sotto il tavolo, mi faccio una coda prima di andare a prendere mio figlio nel lettino. Dopo averlo cambiato, sento un crampo forte. Mi lascio cadere a terra con lui tra le braccia, canticchiando una canzone per calmare entrambi, il suo dolce ritmo in contrasto con la mia sensazione che qualcosa non stia andando come dovrebbe andare. Ho sentito, mentre prendevo il mio primogenito, che stavo perdendo il mio secondo figlio”.

Un racconto semplice, senza fronzoli. Perché così è l’aborto spontaneo. Racconta poi delle ore passate in ospedale con la mano di Harry a sostenerla, di come ha osservato il suo cuore e quello del marito spezzarsi in quel letto di ospedale. Il tutto parlando di questo 2020 segnato da lutti e dolore.

Il suo è stato un “lutto insopportabile”, come quello di moltissimi altri genitori che hanno perso un bambino prima del parto. E il fatto che a metterlo nero su bianco sia un membro (seppure “ex”) della famiglia reale serve per fare capire quanto non si sia soli.

In particolare, Meghan racconta di come, in quel momento, le sia tornato in mente quel giornalista che in Sud Africa le chiese, a poche settimane dal parto, “Come stai?”. Nessuno glielo aveva ancora chiesto e fu grata a quel giornalista che finalmente la faceva sentire ascoltata in quanto madre esausta. Quel “come stai?” diventa per Meghan una delle risposte alla vita, quindi. Perché a volte basta un “come stai?” a far crollare muri e a fare sentire amati e ascoltati, anche nel caso di un aborto spontaneo.

 

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Cecilia

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