Inquinamento e ADHD sono correlati: essere green fa bene anche ai nostri figli

Che l'inquinamento sia deleterio per la salute di adulti e bambini è ormai una risaputa certezza. Alcune correlazioni meno scontate, tuttavia, continuano a fare la loro comparsa, grazie a studi e ricerche che mostrano con una chiarezza sempre maggiore l'importanza della lotta allo smog.

Tra le ultime troviamo quella relativa agli effetti dell'inquinamento cittadino sui disturbi dell'attenzione: a quanto pare nelle città con maggiore smog ci sarebbero più diagnosi di disturbi dell'attenzione e di iperattività. Lo dimostra uno studio condotto a Vancouver che ha coinvolto bambini e ragazzi della generazione Z.

Alti livelli di PM2.5, alta incidenza di ADHD

Lo studio a cui facciamo riferimento, diffuso da Ansa, è stato condotto in Canada e ha preso in considerazione ragazzi e ragazze nati tra il 2000 e il 2001, provenienti e residenti in diverse aree geografiche. Ciò che lo studio ha fatto emergere è l'incidenza di diagnosi di iperattività e disturbo dell'attenzione a seconda dei livelli di PM2.5 delle città di residenza. 

In poche parole, quando le polveri sottili aumentano, lo fanno anche le diagnosi di ADHD, addirittura dell'11% con un aumento di 2,1 μg/m3 dei livelli di PM2.5. Allo stesso tempo, quando nelle città si investe sul verde urbano, aumentando del 12% le aree verdi, il rischio si riduce del 10%. I dati vanno anche oltre, e parlano molto chiaro: nelle aree con più verde urbano e meno smog, il rischio di ADHD si riduce del 50%; in quelle più inquinate e in cui è presente poco verde urbano, questo aumenta del 62%.

Questo si traduce in un'equazione piuttosto semplice: i ragazzi e le ragazze che vivono in aree inquinate hanno più possibilità di sviluppare disturbi dell'attenzione e iperattività, in misura molto maggiore rispetto ai loro coetanei residenti in zone più verdi e meno colpite dallo smog.

Cosa fare nel nostro piccolo

Certamente sono i governi e le istituzioni a dover adottare misure che riducano VERAMENTE l'inquinamento, che proviene soprattutto dagli allevamenti intensivi, dall'industria tessile e in generale dalle emissioni di CO2. Ciò tuttavia non significa che i nostri sforzi siano gocce nell'oceano: pensiamo al riciclo e quanti frutti la differenziata stia dando nelle aree in cui viene attuata.

Una dieta il più possibile vegetariana e vegana, quindi, può fare moltissimo (non solo a livello etico, ma anche ambientale); evitare di acquistare abiti sempre nuovi, gettando quelli che non usiamo più, è poi un'altra buona abitudine; cerchiamo poi di muoverci con i mezzi pubblici e quelli verdi (come le biciclette, i monopattini o le automobili elettriche), evitare lo spreco alimentare, puntare su altri materiali diversi dalla plastica riducendola nella vita quotidiana, non eccedere con riscaldamento e aria condizionata...

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Sara

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Cecilia

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