Vorrei ma non posso...

Prima di diventare mamma, ero la donna delle to do list. Qualunque cosa dovessi organizzare, io la mettevo in una lista, e il momento in cui potevo finalmente depennarla era quasi idilliaco. Quella sensazione di aver adempiuto ad un compito, che fosse comprare la carne per la cena o dare l’esame di marketing entro la fine del semestre, mi metteva una gioia immensa. Sono sempre stata metodica, ordinata fino alla nausea, tutto doveva essere sistemato e al suo posto, incasellato nel grande schedario della mia vita. La mia casa era una piccola bomboniera splendente, minimal ma confortevole. I cassetti avevano divisori, gli armadi spolverati tutte le settimane, i vetri puliti anche nei giorni di pioggia e i panni sempre lavati e stirati. Facevo piccole liste e tutto funzionava alla grande. Avevo capacità organizzative veramente notevoli. Vabbè dai fatemi fare un po’ la sborona!

Poi ho partorito la prima figlia, e come vi ho già raccontato, mezz’ora dopo essere rientrata dalla clinica, la mia casa era un delirio. E tutto il gran casino che sentivo dentro di me, c’era anche intorno a me. Gli oggetti della mia casa erano come i miei ormoni: in  un subbuglio totale, spostati da mani davvero indelicate che toccavano e sistemavano le MIE cose senza nemmeno chiedermi dove andassero messe. Ma ovviamente la priorità era la mia meravigliosa bimba, e quindi dovevo soprassedere e resistere alla tentazione di infilarmi i guanti, buttare tutti fuori e mettermi a pulire e sistemare secondo il MIO ordine, con il mio metodo. Il primo figlio ti sconvolge la vita, si sa. Perché ovviamente tu non sai cosa ti aspetta, puoi solo immaginarlo leggendo e ascoltando le esperienze di chi ci è passato prima di te. E non sto qui a elencare nuovamente in che modo cambia la nostra routine…tanto lo sappiamo per bene che non si dorme, non ci si lava, si pranza in piedi in 30 secondi…tutto già visto, già detto mille volte.

E tutto si supera, perché i figli crescono, i ritmi cambiano ma ci si abitua, perché l’essere umano se lo vuole ha una capacità di adattamento formidabile. Non per niente Darwin ce lo ha spiegato per benino che da plancton semo riusciti a arrivà sulla luna. Cioè porca miseria, ci siamo evoluti in un modo incredibile…certo ci sono voluti milioni di anni per arrivare dove siamo…ma perché dovrebbe essere così difficile passare dalla vita da donna a quella da mamma?

Eppure…lo è. Difficile intendo. Si supera eh, lo ribadisco, ma noi lo sappiamo quanto è complicato. Perché secondo me non dipende nemmeno tanto dal fatto che non si dorme, non si tromba, non si esce e se si esce lo si fa con un tir di roba da portarsi dietro, si ingrassa, fanno male le tette, gli ormoni ci pugnalano alle spalle, i capelli cascano e ricrescono bianchi. No. Non è questo. Secondo me tutto sta nel riuscire ad accettare che se un figlio entra nella tua vita, tantissime cose non le riesci a fare. Badate bene. Non è che noi madri non le vorremmo fare, ma non le possiamo proprio fare. Perché dentro di noi scatta quella cosa meravigliosa che si chiama istinto materno che accidenti a lui, reimposta il nostro sistema operativo da donna 2.0 a madre 5.0

Che dire, un salto notevole non vi pare? Tutti gli upgrade li saltiamo a piè pari, si disinstalla da solo, senza nemmeno chiederlo e parte un autorun che porca miseria tu stai lì e vedi le finestrelle che si colorano…e vorresti schiacciare annulla, posticipa, installa più tardi…ma niente da fare. Il sistema si riavvia e sei fottuta!

Whatsapp trilla “ciao! Vieni a prendere un caffè con noi, dai molla il nano per due ore”.

Tu prendi il telefono in mano, mentre attaccato alla tetta hai quel miracolo stupendo tutto profumato e grinzoso, e scrivi “ma certo…dove ci vediamo?”’…e poi lo cancelli…perché pensi che mentre stai via, quel fagottino che è stato dentro te per 9 mesi, potrebbe svegliarsi e tu non sarai lì a coccolarlo, e baciarlo, e cullarlo. E senti che devi stare lì, con lui. Ma una parte di te Dio solo sa se vorrebbe andare a bere quel caffè con le amiche…eppure resti a casa.

Ma poi, ad un certo punto, proprio perché siamo meravigliose macchine, trovi la forza per iniziare a staccarti…e inizi quel processo che darà a entrambi una nuova individualità. Quel bimbetto la cui mamma è l’intero universo, inizia a guardarsi attorno e si accorge che può iniziare ad andare da solo…i primi passi sono l’inizio di un cammino verso la scoperta del mondo, e da lì in un battito di ciglia li ritrovi già grandi. E sapete qual è la cosa meravigliosa? Che ho scoperto che ogni età è affascinante, e mi levo dal coro di quei genitori che dicono “figli piccoli problemi piccoli, figli grandi problemi grandi”. Che modo orribile di etichettare un bimbo. I figli non sono un problema, non dovrebbero mai esserlo. E se a 2 anni ci fanno disperare coi capricci e sciogliere con quella vocina di miele che farfuglia ragionamenti strambi, a 7 si sentono già grandi e sbuffano e sbattono i piedi, e poi la sera si sdraiano vicino a te e mentre prendono sonno ti raccontano dell’esperimento scientifico di cui hanno parlato a scuola. E tu chiudi gli occhi, e li immagini grandi…così belli…pieni di voglia di vivere.

Le mie giornate adesso sono lunghe, e ho ricominciato a stilare to do list. Per 8 ore sto lontana dai miei bimbi, quindi posso garantirvi che spunto davvero tante delle cose che metto in lista. Ma loro stanno nella mia testa in continuazione, ci penso ogni istante, e so che sarà sempre così. Avranno 40 anni e io penserò “speriamo che abbiano messo il giaccone stamattina…”. Ma ovviamente mi guarderò bene dal chiamarli per ricordarglielo…spero…

Quindi sono passata da “faccio ciò che voglio quando voglio” a “vorrei ma non posso”, per poi arrivare a “ricomincio a prendermi un po’ della mia vecchia vita”. Che dire. Non è poi così male.

Cinzia Derosas

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