Santa pazienza

 

Chi di noi mamme non lo ha mai detto!?! Santa pazienza! La pazienza è arrivata al limite! Faresti perdere la pazienza ai Santi! Storie di vita vissuta…perché i bambini, si sa, nel farci perdere le staffe sono davvero maestri. Io me li immagino in fila in cielo, pronti per scendere dentro le nostre pance. Davanti a loro un omone con la barba bianca che gli fa una punturina e sulla fiala c’è scritto “attivatore rompicoglionite”.

I miei figli, lo dico senza peli sulla lingua, sono dei rompiballe da guinness. Hanno la capacità di far scendere i Cristi dalle croci che in confronto Marcellino Pane e Vino era un pivello. Certe volte mi chiedo se sono io ad avere realmente poca pazienza, forse non sono in grado di gestire alti livelli di stress, ma se poi ripenso alle cose che fanno, a come le fanno o a quando le fanno, mi dico che no, non sono io. Sono loro! Ma sono bambini suvvia, direte voi! Certo…sono bambini. Ma a volte mi viene il dubbio di stare dentro a un mio personale Truman Show…ripetitivo, strano e balordo. Un esempio. Torniamo a casa dopo averli ripresi da scuola.

Abitiamo a circa 2 minuti di macchina dalle scuole che frequentano, potrebbero fare merenda a casa. Ma loro no. Io devo farmi trovare fuori dal cancello con la merenda in mano, perché LORO HANNO FAMEEE!! E ci sta…pranzano presto, stanno nel periodo della crescita, cosa mi costerà mai portarmela appresso, ecc ecc. Volendo sorvolare sul fatto che la mia macchina è una specie di mondezzaio, ma ci sta, nei pochi metri che ci separano da casa i miei pargoli consumano la tanto desiderata merenda. E mentre io guido, mi chiedono l’acqua… “bimbi sto guidando, adesso arriviamo a casa su…un attimo di pazienza”…MA NOI ABBIAMO SETEEEEEE!!!! Ora, questa scena non si ripete una volta ogni tanto.

Questa scena si ripete ogni santo giorno che nostro Signore ha fatto. E voi direte…perché non lasci loro una bottiglietta di acqua? AHAHAAHAHAHAHAHHA! La sentite la mia risata isterica? Già fatto mie care mamme…e volete sapere cosa succede? La mia ottenne svita il tappo, io rallento, lei beve. Passa la bottiglia al treenne, già aperta, lui poggia la merenda sul sedile, la merenda cade, lui rosica, si abbassa per cercare di prenderla e svuota la bottiglia. Inizia a piangere, urlando che adesso non ha più né acqua né merenda, io inizio a sudare, pijo una buca, bestemmio e semo arrivati a casa. E allora scendo dalla macchina, faccio scendere loro, riacchiappo bottiglia mezza vuota e resti di merenda spiaccicata, prendo i millanta giacchetti, gli zaini, la mia borsa, le chiavi, i lavoretti fatti a scuola con chili di porporina, il telefono in bocca e loro correndo davanti a me gridano MAMMA SBRIGATI!!

Arriviamo al portone, io bofonchio “Ele m aiti d aprir (col telefono in bocca non si parla granchè bene) e lei, saccente, con in mano solo l’ultimo pezzetto di panino, mi fa SI PERO’ MAMMA DEVI TENERMI LA MERENDA, NON E’ CHE POSSO FARE TUTTO IO!... La guardo con occhi da cerbiatta, ingoio un vaffanculo e apro io. E appena entriamo, la prima cosa che fa mio figlio (ma mica da poco eh…da quando cammina!) si arrampica alla ringhiera rischiando la morte ogni santo pomeriggio. Io urlo, lui non scende. Urlo di nuovo, non scende. Faccio uscire Satana, e allora scende. Mi guarda sornione e mi dice MAMMA STAI CALMA, IO SONO GRANDE NON CADO... E una volta dentro casa, iniziano a correre come criceti sulla ruota.

E chiedono! MAMMA MI PRENDI! MAMMA MI FAI! MA QUANDO CENIAMO? MI SCARICHI UN GIOCO? POSSO AVERE UN CIOCCOLATO? Iniziano mille cose, ma la sensazione è che non si soffermino su niente. Ecco io, in una situazione del genere, dove veramente Il giorno della marmotta me fa na pippa al cubo, tendo leggerissimamente a perdere il controllo. Perché io a 8 anni caricavo la lavastoviglie e badavo a mia sorella, quindi quando vedo lei, la principessa sul pisello, che non chiude nemmeno lo sportello della macchina…il crimine si, un po’ mi sale. E ma è colpa tua, l’hai viziata…AHAHAHAHAHAHAAHAAHAH! La sentite di nuovo la risata isterica??? Non vi rispondo nemmeno. Il problema è che noi genitori siamo taaanto stanchi…ma i ragazzini di oggi (si, di oggi…perché non mi venite a raccontare che questa generazione è uguale alla nostra perché veramente mi parte la ciavatta) sono anche taaaanto furbi.

E nel loro essere multitasking, spesso perdono di vista le piccole cose importanti. Come cedere il passo, parlare aspettando il proprio turno, smorzare quell’egocentrismo che tanto li denota. E nel turbinio di nozioni, e cose da fare, vedere, sentire, scaricare, raccontare…perdono la rotta. E sono spesso loro, ahimè, a non avere pazienza. È la generazione del tutto e subito, della mancanza dell’attesa, una generazione che corre, incespica, si rialza e nel frattempo lo posta su facebook, twitter e instagram. E allora noi, generazione di bradipi, che siamo cresciuti nella lentezza infinita di giornate trascorse a fissare farfalle, a perderci incantati guardando le luci dell’albero di natale.

Noi. Così diversi da questi figli, e così terribilmente indietro rispetto a loro. A noi soli spetta il compito di insegnar loro ad avere pazienza. E la capacità di essere pazienti, di non pretendere le cose senza una giusta attesa, di saper aspettare per meglio gustare quel desiderio…che può essere una caramella, o un gioco, o un sogno immenso…quella capacità, si ottiene solo con la lentezza. Se noi per primi non smettiamo di correre (appresso a cosa poi chissà…ancora lo devo scoprire), nemmeno i nostri figli potranno impedirsi di vivere in una costante bramosia. Rallentare, respirare, fermarsi. Contare a dieci, cento, mille. Prendersi per mano, guardarsi negli occhi, abbracciarsi e baciarsi, come se fosse l’ultimo minuto da vivere. E poi ricominciare. Lentamente. Perché questa vita corre troppo, davvero troppo. E i nostri figli, hanno bisogno di scoprire la bellezza e la meraviglia dell’attesa. Nei piccoli gesti del quotidiano, come nei momenti di vita importanti e cruciali.

Saper aspettare, sognando il momento in cui otterranno ciò che tanto desiderano. Questo auguro ai miei figli. Una vita fatta di lunghi intensi momenti di meravigliosa e lentissima attesa. Nasini appiccati ai vetri aspettando che smetta di piovere, mentre piccole dita inseguono le gocce d’acqua che scivolano sui vetri. 

Cinzia Derosas

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