S.P.B (sindrome premestruale bastarda)

Qualche giorno fa ho avuto la visita ginecologica di controllo..a proposito…fatela sempre ok? che la Bernarda davvero è la chiave che apre tutte le porte, deve stare bene ;-)… scherzo dai, fateve na risata…insomma vi dicevo, sono andata dalla mia gine di fiducia e mi ho fatto il tagliando annuale. Visita…pap test…tutto a posto. In realtà era passato meno di un anno dal precedente controllo, ma diciamo che avevo un piccolo problemino…un leggero fastidio…un’inezia…ma a voi posso raccontarlo serenamente.

Diciamo che la mia sindrome premestruale era andata, come dire…leggermente fuori controllo. Ora…voi sapete sicuramente benissimo di cosa parlo…qualche giorno prima del ciclo noi donne passiamo delle giornate un po’ particolari, giornate in cui anche il passerotto che canticchia sul ramo dell’albero di fronte scatena in noi istinti omicidi. Giornate in cui se passiamo l’aspirapolvere e il marito rientra e non si sfila le scarpe, parte un pippone di quelli che veramente tremano pure i vetri de casa. Giornate in cui se vostro figlio, mentre si lava i denti, decide di sputare sullo specchio del bagno, è meglio che si vada a nascondere sotto al letto fino a che non è passato l’ira funesta della madre. Perché è vero. La sindrome premestruale esiste, l’abbiamo sempre avuta.

Ma tra una donna in premestruo e una madre in premestruo…lasciatevelo dire per esperienza personale, non c’è davvero competizione. Io me la ricordo la sindrome premestruale di quando avevo 20 anni e vivevo da sola. Era sufficiente una tavoletta di cioccolata e un film. E ovviamente non essendoci altri esseri umani nei paraggi era tutto molto semplice e gestibile. E ricordo la sindrome premestruale dei miei 30 anni…quando convivevo con il mio amore e non c’erano ancora i figli…era sufficiente far partire un unico lungo urlo, tipo delfino, il marito capiva che tirava una brutta aria, che non ce ne sarebbe stato per nessuno per qualche giorno, che di trombare non se ne parlava nemmeno, e che era meglio presentarsi a casa con cibo da asporto e un dvd. Fine della storia. Poi passava e tutto tornava normale. Poi arrivano i figli, ed è inutile che ce la raccontiamo. Lo abbiamo detto e ridetto in tutte le solfe che sono la cosa più bella che potesse accaderci, ma la vita certo te la sconvolgono un attimino…il tempo per noi (anche se poi è tutto molto soggettivo) si riduce di parecchio…le abitudini cambiano, il nostro corpo cambia, il sonno, il metabolismo…tutto…le tette calano e pure di parecchio (a meno che come me non le avete e allora il problema è risolto a monte). Ci sentiamo distrutte, spesso sopraffatte, stanche…abbiamo sonno ma non possiamo dormire o almeno non sempre e non quanto vorremmo. Abbiamo fame ma il senso di colpa dei chili da smaltire attanaglia lo stomaco…e via che mangiamo il doppio per mettere a tacere il senso di vuoto. Ingolliamo schifezze che riempiono le pance e danno conforto…chi più chi meno passa queste fasi.

Ma i figli ovviamente crescono e poi le cose migliorano. Ma la sindrome premestruale di una mamma…io credo sia un’esperienza davvero degna di nota. Altro che cioccolata dvd o cibo da asporto…sapete che dice mio marito? Che subito dopo il ciclo io miagolo…ed è vero…divento tutta smielata e dolce e devo dire c’ho pure una certa verve dal punto di vista sessuale…come dire…potrei davvero concedermi a intervalli regolari di 15 minuti…poi…passano quei 7/10 giorni…e lui dice che inizio a ringhiare. E dopo aver negato per anni questa mia condizione, adesso, alla veneranda età di 38 anni, ho deciso che basta. Lo ammetto. Io ho un problema e si chiama sindrome premestruale. E non scherzo…è davvero bastarda porca miseria!

Gli ormoni aumentano all’improvviso…e scatenano tutta una serie di reazioni che mannaggia la pupazza te mandano al manicomio! O almeno mandano al manicomio me! Fanno male le tette, la testa, spuntano brufoli grossi come crateri, mangiamo troppo o troppo poco, ci sentiamo costipate e gonfie…l’umore è ai minimi storici e passiamo da euforia a depressione in pochi minuti, tipo Fantozzi durante l’andropausa…siamo stanche, dormiamo male e il nostro livello di concetrazione e di sopportazione è pari a zero. Ora. In una situazione del genere, secondo voi, abbiamo voglia di trombare? Certo che no…è ovvio…io vorrei vedere un uomo co sti sintomi, arriverebbe al suicidio.

Ma loro, candide anime, spesso invece di provare a capire che forse non è il caso di metterci il carico da 90, a volte arrivano a casa con tutte le intenzioni di mettere alla prova la nostra pazienza. Una situazione tipo? Fuori piove…diluvia…tu sei stata tappata dentro coi bimbi urlanti per tutto il week end mentre lui lavorava (si perché lui lavora, mentre invece noi pettiniamo bambole o portiamo a spasso i capelli)…non hai avuto nemmeno il tempo per una doccia…non hai potuto fare la spesa perché magari uno dei due  è raffreddato quindi hai pensato fosse meglio non uscire…ragion per cui hai dovuto mettere su per cena un calderone di avanzi arrangiati alla bene meglio… la casa fa schifo, un disordine tremendo…le ceste dei panni sporchi tracimano in modo pietoso e addosso hai le calze del marito perché le tue sono finite…

Lui entra in casa…e tu senti dalla cucina le sue scarpe bagnate che fanno “sfratch sfratch sfratch”, segno inconfutabile che il tappetino all’ingresso lo ha come al solito saltato! Che urto! I bimbi lo vedono e gli corrono incontro! Papàààààààààààààààà finalmente sei arrivato! Pare che hanno visto Gesù Cristo in terra! “ciao bimbi che avete fatto di bello!”…e loro…  “nulla…ma adesso ci sei tu finalmente possiamo giocare”. Primo micro embolo, perché oltre a fare 1899 cose al minuto, hai anche giocato con loro e fatto torte e costruito casette di lego e raccolto giochi e impastato didò e pulito litri di scolatura di acquerelli. Ma vabbè fa nulla, il papà non lo hanno visto mai, è normale…

Stai finalmente per tirare un sospiro di sollievo…lui è a casa, se li può ciucciare per un po’ e tu puoi chiuderti in bagno per un’oretta cercando con una doccia di scacciar via almeno una parte di quegli ormoni maledetti. Ma lui…no…li lascia in soggiorno, entra in cucina, ti guarda in faccia e dice “che hai fatto…che è sta faccia…tutto a posto?”…e lì, signore e signori, la donna parte! E con quella voce sibilata, tipo possessione diabolica, in meno di 5 minuti, fa il riassunto di 48 ore di delirio passate in casa…lui ascolta, annuisce, butta un occhio al telefono forse per essere sicuro di averlo a portata di mano per chiamare i carabinieri, si assicura  che la donna sia lontana da coltelli o altri oggetti affilati e appuntiti…e leva il chiavistello dalla porta, per avere una via di fuga di facile accesso. Lei riprende fiato, le guance rosse dalla rabbia…e lui che fa? Invece di limitarsi ad abbracciarla, risponde “ahò, ma io so stato a lavorà mica me stavo a divertì…”.

Da lì in poi i ricordi diventano sfuocati…so solo che molto probabilmente quando mi troveranno riversa a terra e mi faranno l’autopsia, troveranno tutta una serie di microemboli nella mia testa. E ognuno di quelli sarà stato causato da una frase detta da mio marito, tipo “e mamma mia che sarà mai….” oppure “ah acida, ma che te deve venì il ciclo” o ancora “dai stasera te faccio calmà io” oppure “ma se so boni boni sti figli”. Ecco, un consiglio…almeno durante la settimana prima del ciclo, o voi testoman, evitate questo sarcasmo, perché diventate fastidiosi come le emorroidi ad agosto.  Portateci pizza gelato e schifezze. Diteci che siamo belle come il sole anche se in realtà puzziamo e abbiamo il pigiama da tre giorni. Prendete i bambini e levateceli da mezzo, possibilmente per una volta lavateli e mettetegli il pigiama senza chiederci ogni santa volta se dovete lavargli anche culetto e piedini. Cenate in silenzio facendovi andar bene tutto quello che c’è in tavola.

Evitate battute tipo “ma non eravamo a dieta? Come mai hai fatto pasta a cena?”. E vedrete che presto passerà e torneremo a essere dolci come il miele…forse…e comunque, tra due settimane io inizierò a prendere una magica pillola, che la mia gine mi ha dato per evitare di dovermi venire a portare le arance in carcere per i prossimi vent’anni ;-).

Cinzia Derosas

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