La legge della madre di Murphy

Le leggi che regolano l’universo sono varie ed esci dalla scuola dell’obbligo pensando di poter citare perlomeno le piú conosciute, illusione in cui vivi anche durante la tua vita adulta o almeno finché, un giorno, diventi madre.

In quel preciso momento l’universo si accorge di te (un po’ come tu magicamente ti accorgi dei parchi giochi dopo aver figliato) e comincia a fartelo sapere attraverso l’influenza di una legge che ignoravi totalmente e di cui pochi parlano: quella della madre di Murphy, per cui stai pur certa che, se sei madre e qualcosa si puó complicare, si complicherá. I principi di questa legge sono pochi e semplici:

• Sei genitore: benché si possa applicare anche ai padri, le madri ne sono decisamente le vittime preferite

• Ti trovi in una situazione nuova o stressante in compagnia dalla tua prole • Spesso le manifestazioni della legge avvengono davanti ad un pubblico piú o meno nutrito di madri/nonne/uomini d’affari

• In generale, frasi del tipo “speriamo vada tutto bene” o “perché mai dovrebbe succedere proprio ‘sta volta” funzionano da tromba da stadio per l’universo che decide di punire la tua leggerezza nel giro di pochi minuti Le prime avvisaglie che la madre di Murphy aveva allungato la sua longa mano su di me sono arrivate giá sul finire della gravidanza.

A febbraio, a due settimane dal parto, causa fuga, sigillarono i rubinetti del gas di tutto il palazzo dove viviamo, lasciandoci senza acqua calda né fornelli. Una tragedia che si sarebbe potuta trasformare in una apocalisse se non avessimo (per fortuna) il riscaldamento elettrico. Con la tipica agilitá ed energia di una donna incinta di nove mesi, fino al parto, per farmi una cacchio di doccia, ogni volta dovetti farmi la borsa per portarmi tutto dai miei suoceri camminando 15’ per andare e 15’ per tornare.

Peccato poi che in questa situazione rimanemmo altre 3 settimane, quando ormai la nena era giá a casa. Come é facile intuire, fu un gran divertimento gestire una neonata e un post parto senza acqua calda corrente; un dettaglio che ha reso il nostro puerpuerio ancora piú speciale.Cominciammo benissimo. In quel momento pensai che avevo solo avuto (un bel po’ di) sfiga. Non avevo ancora capito che ero giá succube della influenza della suddetta madre. Mi ci vollero ancora alcuni episodi per rendermi conto del fatto che qualcosa era cambiato sul serio.

Non furono tutti eclatanti come quello della canna del gas (mai nome fu piú azzeccato), bensí piú quotidiani. Infatti, siamo sincere, quale madre non ha gioito almeno una volta accorgendosi di una cacca sulla porta di casa proprio quella volta che é di corsa perché ha un appuntamento (leggi “pediatra”, perché altri appuntamenti, nei primi mesi, io li avevo solo con me stessa allo specchio e nemmeno troppo spesso)?

Esiste anche la variante: vivi al sesto piano e stai uscendo di corsa per andare dalla pediatra (come no), carica come uno sherpa, sola, con la bimba che finalmente dorme, dopo averci messo un’ora per preparare e portarti tutto ció che ti serve o potrebbe servire. E l’ascensore non funziona. Le madri poi sanno che i bebé hanno un settimo senso (il sesto non é sufficiente per descrivere questo loro super potere) e non sbagliano: appena prendi sonno, dopo averci messo 2 ore ad addormentare il frutto del tuo grembo ed aver “perso tempo” per salutare il tuo compagno dopo settimane passate a incrociarsi per casa, tuo figlio immancabilmente si sveglia.

Idem nei rarissimi giorni in cui programmate una cena, non dico romantica, ma almeno seduti allo stesso tavolo, nello stesso momento. Un lusso, vamos. In questo caso il frutto si sveglia ogni 10’ per tutta la durata della cena. Finché ognuno mangia per i cavoli suoi e vi salutate con un grugnito. A quel punto il bebé puó dormire tranquillo e, infatti, lo fa. Ovviamente, se devi prendere un mezzo pubblico, tuo figlio, che ha dormito sereno nel marsupio fino a 30 secondi prima di salirci, deciderá che é il momento migliore per stiracchiare le sue corde vocali e non si zittirá finché non gli metterai la tetta in bocca davanti agli sguardi severi di mamme, nonne e sconosciuti di ogni sorta. E sarai fortunata se ti sei potuta sedere per farlo.

Nei giorni poi in cui sei particolarmente distrutta e l’unica cosa che pensi é “adesso la metto a letto e finalmente ceno tranquilla con la mia birretta (se non allatti, perché se allatti non hai nemmeno questo piacere) e il facebook aperto” lei, invece di addormentarsi all 8.30 in 5’ come fa da qualche tempo, alle 10.30 sta ancora gorgheggiando al lampadario tirando i tuoi capelli col suo pugnetto chiuso mentre tu fai training autogeno per non scoppiare in lacrime e scappare di casa urlando.

Giuro che io ho provato a ignorare questa legge e ad avventurarmi in grandi spostamenti in bus, o a dirigermi sola con la bimba all’ufficio anagrafe per farle la carta di indentitá pensando “che sará mai” o “dai, questa non é l’Italia”. Ho provato ad abbozzare davanti alla tipa che mi sibila all’orecchio che per calmare mia figlia dovrei provare a darle il mio dito da succhiare, o a non scoppiare a piangere davanti al dipendente pubblico che mi rimbalza, mentre la nena strilla come un’aquila, perché la foto fatta da me sul fasciatoio non é professionale (ha due mesi, cosa diamine devo fare, trucco e parrucco per farle una fototessera? Non sta nemmeno seduta!). Ci ho provato e per parecchio tempo non sono riuscita a dimenticarmi veramente di questa sfiga latente da madre novella, cosa che mi ha condizionato non poco.

Finché un giorno ho deciso di abbracciare questa realtá invece di resisterle e, per sopravvivere, ho cominciato a buttarla sul ridere ogni volta che ho potuto, fregandomene di tutto e tutti. Perché anche una povera madre avrá pur diritto di uscire, socializzare, insomma vivere, no? E, sorpresa delle sorprese, la madre di Murphy sembra aver apprezzato questo approccio e col passare del tempo ha deciso di ricordarmi la sua legge molto piú raramente e solo quando mi ostino a pensare che ho ancora il controllo della mia vita.

Come l’altro giorno, ad esempio, quando l’universo ha deciso di richiamarmi all’ordine, perché nonostante i 19 mesi di esperienza, continuo a peccare di ingenuitá. É domenica e partecipo ad una gara di Crossfit rappresentando il nostro box (si, sono madre crossfitter, compagna di un allenatore di Crossift...ma questa é un’altra storia). Visto che dobbiamo essere a destinazione alle 8.30, la nena che si sveglia sempre alle 6.30 decide che é una buona giornata per ronfare piú del solito. Ci prepariamo in fretta e furia per stare fuori praticamente tutto il giorno. Prima di inforcare la porta, in uno sprazzo di luciditá controllo che nella onnipresente borsa da passeggino ci siano pannolini a sufficenza. Nella bustina, oltre ai pannolini trovo l’immancabile cambio: dei leggins e un body, perfino coordinati. Da non credere. A quel punto non so bene perché, penso “sono 19 mesi che mi porto dietro un cambio ogni santo giorno. Non mi é mai servito. Dove andiamo non ci sono pozzanghere, né mare”. E decido sostituire il cambio per due pannolini in piú, facendo finta di non sentire le trombe da stadio risuonare per tutto il cosmo.

Ció che é successo dopo é da manuale. L’universo ha fatto in modo che il buon padre cercasse di recuperare il ritardo guidando come un delinquente e che all’ultima frenata la nena vomitasse, per la prima volta nella sua vita, l’intero biberon su se stessa, il seggiolino e la famosa borsa, in cui purtroppo, come sappiamo, il cambio non c’era piú. Risultato: la macchina puzza peggio di una stalla (noi poi usiamo formula di latte di capra, non aggiungo altro); papá finisce a lavare il seggiolino negli spogliatoi della palestra che ci ospita; io vesto la nena con un cardigan che doveva servire in caso di freddo e un pantaloncino che uso per allenarmi ripreso con un paio di elastici per capelli per tenerlo sú. Inutile dire che la poverina sembrava figlia di nessuno e che io ho passato tutto il giorno con il terrore che prendesse freddo e che quindi si dormisse peggio del solito. Insomma, tutto nella norma. Cara madre di Murphy, visto che mi sembra di capire che non impareró mai, abbia clemenza e accanisciti al piú presto su di un’altra madre. Grazie.

Nicoletta Trombini

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