La strada

Per la serie: film che dovremmo vedere

Di recente ho approfittato di qualche pomeriggio a gironzolare per il paese, per andare in biblioteca con la mia piccoletta. Non nego che prima di tuffarmi tra gli scaffali dei libri per bambini, o meglio, inseguire Virginia che tentava di sconvolgerne il perfetto ordine alfabetico, mi sono immersa nell'armadio dedicato ai film.

Ho amato molto Fellini prima maniera, ma non avevo mai visto uno dei suoi capolavori: "La strada" del 1954.

Ho deciso di parlarne in questa rubrica, perché è un film davvero straordinario, capace di tratteggiare alcune dinamiche uomo-donna in maniera delicata e sottile.

Il fim parla della relazione di dipendenza che si instaura tra una ragazza sensibilissima, proveniente da una famiglia senza alcun mezzo di sussistenza, ed un omone tutto muscoli ed egoismo, un girovago che vive degli spettacoli che improvvisa come ambulante; una specie di saltimbanco che affabula la folla con prove di forza.
La co-protagonista, Gelsomina, interpretata da Giulietta Masina (già moglie di Fellini) è costretta a lasciare la famiglia di origine per trovare uno spiraglio di futuro esibendosi come "artista" ambulante insieme a Zampanò. Parte così, sradicata dalla numerosa famiglia di origine, seguendo la vita ambulante che Zampanò le offre.
L'uomo si rivela rude, prevaricatore, immancabilmente infedele, attento solo a ciò che desidera nell'istante in cui sta vivendo, incapace di gesti affettuosi e pensieri altruistici. Gelsomina, invece, è rispettosa, ingenua, attenta agli altri, capace di una generosità straordinaria. Le sue qualità sono chiare allo spettatore, ma sfuggono completamente a lei, che pur essendo molto capace, anche sul piano artistico, si lascia intimidire dai modi rudi del saltimbanco, che la tratta come se gli dovesse continuamente un tributo di riconoscenza. Gelsomina, nonostante sia sempre più consapevole della rozzezza del compagno, non riesce a fare a meno di sentirsi per lui importante e, nonostante le si presenti l'occasione, non lo lascia, a costo di attenderlo per giorni.
Ho trovato che, nonostante nel film si raccontasse un paradosso, viene descritta in maniera molto lucida la relazione che spesso si instaura in certi rapporti di malsana dipendenza. Un elemento fondamentale è l'uomo che fa della propria forza un vessillo e che utilizza la svalutazione per fare sentire la compagna inadeguata ed incapace di stare al mondo senza la sua vivifica presenza maschile e vigorosa.
Anche se immuni da questo tipo di dinamica di coppia, trovo che questo film (preparando fazzoletti per il risvolto drammatico) sia terapeutico, in fondo, chi non si è mai presa una cotta per quello che faceva il bullo e ci trattava male??!!

Sara Donati

saradonatifilmaker.com

 

 

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