Mamma Antonella, mamma musulmana

In questo periodo sentiamo molto parlare di religione Islamica, spesso sovrapponendo atti violenti e gruppi armati a questa. La mia prima laurea è in comunicazione interculturale e il filone che ho seguito in quei tre anni e che mi ha appassionato è quello proprio del mondo arabo-islamico per la sua ricchezza di contenuti, la storia, la lingua, la letteratura e la stessa antropologia: mi preme sottolineare ciò perchè la religione islamica è praticata anche da popolazioni non arabe, come per esempio in gran parte del Pakistan; così come in stati arabi come l'Egitto sono presenti importanti minoranze Cattoliche. Quindi prima di tutto è importante chiarire che l'Islam è una religione. In secondo luogo come ogni religione l'Islam ha numerosissime ramificazioni, in primis religione Islamica Sunnita, e religione islamica Sciita, che a loro volta si dividono in correnti. Non solo, la religione Islamica, come per altro quella Cristiana, è un complesso sistema professato da persone, a loro volta influenzate dalla cultura locale, dalle tradizioni e da altri numerosi meccanismi: possiamo pensare di paragonare la religione Cristiana Cattolica professata da un avvocato penalista di New York con quella di una donna semi-analfabeta di 70 anni di un paesino del sud Italia? Sono importanti queste precisazioni perchè è fondamentale comprendere come l'universo umano sia variegato, complesso e quanto sia impossibile effettuare categorizzazioni. 

Nel mio piccolo vorrei quindi mostrare come l'universo musulmano sia caratterizzato da persone he credono nella pace, nella tolleranza e percepiscano la violenza solo come legittima difesa, mai come attacco. Ecco l'intervista ad Amal Antonella Amatullah, che ci racconta il suo vissuto di donna, mamma, italiana e credente musulmana. 

Raccontaci la tua storia, sei mamma, musulmana sunnita praticante, moglie. Italiana e credi nella pace. Ti andrebbe di raccontaci la tua storia di donna musulmana in italia?

"Assalamu 'aleykum (il nostro saluto, ossia "la pace sia con voi")... Mi presento brevemente: sono Amal AmatuLLah (nome islamico scelto da me, che significa "Speranza e serva di Dio"), il mio nome di battesimo è Antonella. Ho 23 anni, sono sposata da quasi 4 anni con un uomo nord-africano. Ho conosciuto l'Islam all'età di 17/ 18 anni, ma in maniera molto distaccata. Allora ero in una fase un po' complessa, mi definivo agnostica, ero ancora alla ricerca delle origini del mio cuore, la religione ereditata dai miei (la cristiana) non mi bastava più. Avevo ancora troppe domande senza risposte. Comunque, all'età di 17 anni ho conosciuto colui che sarebbe diventato mio marito, abbiamo discusso un po' di religione e varie tematiche abbastanza serie. Dopo un paio di anni di letture ed approfondimenti, e soprattutto di risposte, ho deciso di fare ritorno all'Islam, di definirmi Musulmana. A 20 anni mi sono sposata. Vivo felicemente ora con lui e il nostro piccolo che ha da poco 1 anno. Come hai detto, sono sunnita e praticante, seguo la Sunnah del nostro amato Profeta (pace e benedizioni su di lui) e quello che il Corano indica, inoltre credo in tutti i profeti monoteisti, presenti anche nella religione cristiana (come Abramo, Gesù, Isacco, Giacobbe, Giovanni etc, la benedizione di Allah sia su di loro).La vita da Musulmana in Italia non è semplice. Troppi pregiudizi, troppa ignoranza. La gente non sa cos'è l'Islam, non conosce i suoi precetti; sa solo giudicare secondo i parametri imposti dai mass-media. La tv e i giornali fanno grande pressione sulle menti di chi non approfondisce da solo ed ignora la realtà.Spesso ho ricevuto insulti, leggere forzature da sconosciuti a rimuovere il velo ed enormi da parte dei miei genitori, che ultimamente iniziano a comprendere che l'Islam non è quello che fanno vedere in tv.Grande sforzo è stato per me continuare a studiare nell'università, mi sentivo un pesce fuor d'acqua, soprattutto dopo aver indossato il velo. Credo che la maggior parte delle mie sorelle musulmane abbia provato questo disagio in diverse occasioni, impariamo con pazienza a far scivolar giù ogni tipo di insulto e a concentrarci sulla ricompensa che avremo nel non esserci afflitte davanti al giudizio umano, perché è quello divino che per noi conta."

Come coniughi la tua fede musulmana con l'essere mamma?

"Già prima del concepimento inizia la relazione tra la mia fede e il nascituro, infatti il marito prima di ogni relazione intima con la propria moglie dovrebbe pronunciare un'invocazione, una protezione per l'eventuale nascituro. (L'invocazione: Nel Nome di Allah. Oh Allah, allontana Satana da noi e allontanalo da ciò che Tu provvedi per noi)Inoltre durante tutta la gravidanza è consigliato alla donna fare invocazioni di protezione nei confronti del piccolo, leggere tanto il Corano per "abituare" il cuore del piccolo al ricordo di Allah e per evitare qualsiasi possibile avvicinamento di Satana al piccolo, ma anche alla donna.Vorrei anche aggiungere che nel momento del parto la donna è considerata una mujahida, cioè una persona che compie una jihad, visto il grandissimo sforzo che ella compie nel portare il piccolo alla luce. Se ella dovesse morire durante il parto o nei seguenti 40 giorni dopo il parto, verrebbe considerata martire. Da mamma, nella mia ancora piccola esperienza, e da papà spesso leggiamo il Corano al piccolo, dai primi mesi con dolcezza per farlo addormentare o per intrattenerlo con saggezza. Ora che comprende un po' di più (ha 12 mesi e 2 settimane) inizia anche a copiare i nostri movimenti durante la preghiera, una grande soddisfazione per noi, in quanto i figli devoti sono coloro che , se Dio vuole, faranno fruttare delle buone azioni sul nostro conto nel Giorno del Giudizio. Quindi per noi genitori musulmani è molto importante educarli alla religione e soprattutto un dovere far loro conoscere il Creatore.
Riguardo alla relazione dei figli con i genitori, tengo a sottolineare che fa a parte dei doveri piu' importanti il fatto di dimostrare della gratitudine nei confronti della madre, di essere buoni con lei e di mantenere con lei dei buoni rapporti. E su questo punto le viene riconosciuta priorita' rispetto al padre.
Allah l'Altissimo dice: Abbiamo imposto all'uomo di trattare bene i suoi genitori: lo porto' sua madre di travaglio in travaglio e lo svezzo' dopo due anni: "Sii riconoscente a Me e ai tuoi genitori. Il destino ultimo e' verso di Me..." (Corano XXXI. Luqman, 14). Abbiamo ordinato all'uomo la bonta' verso i genitori: sua madre lo ha portato con fatica e con fatica lo ha partorito. Gravidanza e allattamento durano trenta mesi...(Corano XLVI. Al-Ahqaf, 15)"

 

Cosa vorresti spiegare alle donne italiane che vedono nell'indossare il velo una prigione per la donna?

"Per me è una liberazione, nel senso che non sono più "vittima" degli occhi maliziosi degli uomini. Prima mi bastava mettere una maglietta un po' troppo aderente per essere sminuita, disturbata da commenti di ragazzi, molto fastidiosi. Mio marito ha accennato al velo rarissime volte, ma avevo già deciso da tempo di indossarlo. Purtroppo, devo anche ammettere che in alcuni paesi un po' arretrati le donne vengono forzate a vestirsi, quando in realtà nell'Islam, non ci dovrebbero essere costrizioni, sarà ad Allah il Giudizio. Le donne italiane, per il 99% credo e Dio ne sa di più, indossano il velo per libera scelta, è una liberazione dagli standard imposti dalla società che segue la moda ciecamente. Io mi vesto per compiacere Dio prima di tutto e poi me stessa, mostrando solo quel che voglio far apparire del mio corpo.Mi chiedo solo che pensano queste donne, che credono che il velo sia una prigione, del vestiario della Vergine Maria, o delle suore!?"

 

Cosa vorresti spiegare alle donne italiane che ritengono che essere donna musulmana sia sottomissione?

"Ebbene sì, essere donna Musulmana vuol dire sottomissione A DIO! Anche gli uomini Musulmani sono sottomessi a Dio. Nell'Islam l'uomo e la donna sono diversi, hanno doveri e diritti diversi, ma uguali, nel senso che sono giusti per il loro genere.Non è disparità tra i sessi, ma giustizia. Per il resto, credo sia molto esplicativo questo verso del Corano:Sura 33: Verso 35: In verità i musulmani e le musulmane, i credenti e le credenti, i devoti e le devote, i leali e le leali, i perseveranti e le perseveranti, i timorati e le timorate, quelli che fanno l'elemosina e quelle che fanno l'elemosina, i digiunatori e le digiunatrici, i casti e le caste, quelli che spesso ricordano Allah e quelle che spesso ricordano Allah, sono coloro per i quali Allah ha disposto perdono ed enorme ricompensa.Come si legge Allah fa riferimento ai credenti uomini e donne allo stesso modo, ciò non toglie che ognuno di loro ha diversi diritti e doveri, l'uno verso l'altro, ed entrambi verso la società."

 

Ti senti libera di fare le tue scelte di donna oppure senti delle limitazioni?

"Grazie a Dio sono molto libera, i limiti che mi sono imposti sono quelli provenienti da Allah, limiti che anche mio marito deve rispettare, ma da musulmani devoti e credenti lo facciamo senza peso... Per ogni limite che Allah l'Altissimo ha posto c'è un bene, a volte noi umani non riusciamo a comprenderlo, ma quello che Allah ha imposto per noi è solo per il nostro bene, per non farci andare in rovina.Alcuni dei limiti di cui parlo sono: il non bere, il non drogarsi, non avere relazioni extraconiugali, non parlare male degli altri, non mentire, non maltrattare i genitori, non rubare, non uccidere, non mangiare cibo proibito, etc... Cose che avrei evitato anche da non musulmana. Quindi, dopo tutto, non ci sono dei veri e propri limiti per me, sono regole che fanno parte della mia morale di vita."

 

Vorrei che ci spiegassi che Islam non significa violenza

"Se dobbiamo guardare alla parola "ISLAM" in sé, vuol dire "sottomissione", obbedienza all'unico Dio, uno dei grandi comandamenti anche dati a Mosè nell'antico Testamento della Bibbia. L'Islam è contrario alla violenza, si oppone alla violenza, al terrorismo.Le guerre giustificate dal Corano sono quelle fatte per difesa, o per contrattacco, mai per attaccare. Dice Allah l'Onnipotente nel Sacro Corano: "combatteteli dove vi hanno combattuti." o "Combatteteli finché non ci sia più persecuzione e il culto sia [reso solo] ad Allah", quindi gli ordini di Allah vengono in questi versi relativamente alle vicende storiche avvenute ai primi gruppi di musulmani, e che ovviamente potrebbero essere ri-applicati in caso la storia si dovesse ripetere, e, purtroppo, si ripete. Basti vedere quello che accade oggi in molti dei paesi Islamici, ormai schiavizzati dall'occidente. Il Profeta Muhammed, pace e benedizioni su di lui, ha proibito in caso di queste guerre di far del male a donne, bambini, anziani, disabili, animali o piante. Quindi se un musulmano dovesse trovarsi in una guerra (parlo sempre di difesa o contrattacco) dovrebbe stare attento a non far del male agli innocenti, ma solo a uomini armati che potrebbero ucciderli (legittima difesa la chiamano). Se andiamo a vedere quello che accade oggi in Palestina, si può dire che è un conflitto anti-islamico al massimo. Vengono lanciati da Israele droni esattamente sulle moschee (luogo di culto, disarmati quindi) e sulle scuole (dove vi sono bambini, innocenti).Chiedo di non considerare l'ISIS uno stato islamico, perché di islamico hanno ben poco. Quello che fanno è terrore, e nell'Islam non è contemplato. Non sono questi i modi insegnati dal Profeta. La misericordia è inesistente nei cuori di questi impostori che cercano di infangare il nome dell'islam."

 

Quali sono i valori che cerchi di trasmettere a tuo figlio?

"Sono tanti i valori che vorrei trasmettergli, spero solo di esserne in grado. Vorrei prima di tutto insegnarli a non fare troppo affidamento sulle persone, perché le persone cambiano sempre, di confidarsi spesso con Dio, e di avere pazienza in momenti difficili, perché ogni avvenimento è destinato da Dio. Un buon musulmano deve aver pazienza e fede in quello con cui Allah ci mette alla prova. Vorrei insegnargli ad essere sempre gentile e sorridente, ad allontanarsi da ciò che potrebbe fargli male, come le cattive compagnie. Ad essere sempre sincero, con Allah, con se stesso e con noi, con le persone che lo circondano. Vorrei che le persone che lo conoscono si fidassero di lui, perché è un uomo onesto che voglio crescere. Vorrei che trattasse noi genitori sempre con rispetto, come insegna l'Islam, ad onorarci e comportarsi con rispetto verso i più anziani e più giovani di lui. Gli insegnerò ad amare la sua futura moglie (anche se credo che questo lo fa già papà ogni giorno, attraverso la nostra relazione), a non essere violento con nessuno. Ad abbandonare le discussioni quando iniziano a diventare inutili o troppo violente e corrotte. Vorrei solo che avesse pace e serenità nel cuore, ecco, solo questo... Spero che Dio mi aiuti, e aiuti ogni mamma a raggiungere questo. Loro sono il futuro della società."

 

Ti senti discriminata come mamma musulmana in Italia? hai timore che tuo figlio lo possa essere?

"Talvolta mi sento discriminata, ma ormai quasi non ci penso più... Finchè sono parole mi scivolano addosso. Temo solo che possa esserci violenza, soprattutto per i miei figli, non vorrei si dovessero mai sentire stretti su questo mondo, perché è un diritto di tutti avere la propria fede e il proprio culto. Potranno intrappolare i nostri corpi, ma i nostri cuori sono liberi."

 

Credo che noi mamme siamo davvero i possibili motori della società perchè siamo coloro che generano la vita e la nostra impronta nell'educazione del bambino è importante. Cosa pensi possiamo fare per promuovere la creazione di una società davvero interculturale basata sul rispetto?

"Uno dei nostri grandi sapienti, Ibn Qayyim, ha detto: Le donne sono metà della società e danno la vita all'altra metà, quindi è come se rappresentassero la società intera". Noi diamo loro la vita e l'educazione, sì è così.Credo che l'unico modo per far rispettare ai nostri figli l'altro è facendogli conoscere l'altro, non facendogli avere paura dell'altro. Quello che vedo oggi in Italia è questo, c'è troppa paura del diverso, bisogna aprire un po' la mente e conoscere. Conoscere non vuol dire condividere le stesse idee, ma vuol dire dare spazio a quelle altrui pur mantenendo le proprie."

 

Giulia Mandrino

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