Fivet. La mia storia vera.

Pubblico con piacere la lettera di una lettrice di nome Elena, che ha deciso di aprirci il suo cuore, Giulia Mandrino

"Cara Sara, ti parlo da mamma, forse come se fossi tua mamma perchè ho 50 anni tra poco. Spero che le mie parole possano aprirti il cuore e anche la prospettiva, perchè a volte le persone fortunate come te, proprio per la fortuna che ha caratterizzato la propria esperienza di maternità, non sono in grado di andare oltre al proprio vissuto, limitando quindi la propria prospettiva e rischiando di essere proprio fuori luogo.

A 30 anni ero una donna in carriera, ero felicemente sposata e il desiderio di un figlio neanche mi balenava lontanamente. Poi dopo un paio di anni sono diventata zia e mi si è aperto un mondo: ho incominciato a comprendere che non "si è cosa si fa" ma " si è ciò che si è", quindi che il vero NOI, almeno per me, non sta nel lavoro, nello "spaccare" il mondo, in quel bisogno continuo di fare, progettare, ricercare, ma nell'essere mamma. Tutto semplicemente qui. Era tutto molto più facile rispetto a quello che pensavo, non dovevo dimostrare nulla  a nessuno, dovevo solo fare quello per cui il mio corpo era progettata. Avevo 34 anni, pensavo comunque di avere tempo, ma ho deciso di smettere la pillola a dicembre dopo duemesi dal mio 34 esimo compleanno; passano i mesi ma della gravidanza neanche l'ombra. Dopo 10 mesi incomincio a calcolare i giorni dell'ovulazione, poi a misurare la temperatura, con grande stress per e mio marito. Dopo 14 mesi inziamo a fare le analisi e all'inizio sembrava che non ci fossero problemi; poi dopo l'ennesimo esame arriva la chiamata della ginecologa che purtroppo mi diagnostica una problematica che rende impossibile da parte mia il concepimento se non tramite fivet. Ne abbiamo fatte davvero davvero tante, in Italia, all'estero; siamo andati in Spagna e abbiamo tentato la fecondazione eterologa ma neanche così è andata a buon fine. A 38 anni ero una donna distrutta, mi sentivo sconfitta dalla vita: non potevo avere la cosa che più volevo, quella per cui tutte le altre donne sono fisiologicamente programmate. Nel culmine della mia depressione mio marito ha pensato bene di andarsene e di chiedere il divorzio; dopo un'anno e mezzo la sua nuova compagna era incinta. Credo non servano commenti sul mio stato di benessere psicofisico in quel periodo. 

Una mia amica dopo 6 mesi dalla notizia della gravidanza che avrebbe reso papà il mio ex marito di cui ero per altro ancora follemente innamorata, una mia amica mi trascina a forza fuori di casa: era una giornata uggiosa di ottobre e io non volevo assolutamente ricordare il mio 41esimo compleanno. Alle tre ero in macchina con lei, in tuta e assolutamente sciatta: mi porta in un hammam dove donne arabe con mani grandi e sapienti si prendono cura di me facendomi sentire di nuovo donna. Parrucchiere e poi via a una festa dove ho conosciuto un uomo simpatico e buffo, con inaspettati momenti di autorevolezza da responsabile finance qual'era. Era spuntato un nuovo amore, un amore dolce, delicato, rispettoso e con profonde radici: qualcosa che non avevo mai pensato potesse esistere. Anche lui separato senza figli dopo non aver preso ovviamente precauzioni per un anno abbiamo deciso di provare la strada dell'adozione ma nè io nè lui potevamo ancora sposarci , in quanto dovevamo attendere ancora un anno per cui per ora quella strada non era percorribile. A malincuore abbiamo deciso di tentare la fivet, dicendoci che ci davavmo al massimo 3 tentativi poi avremmo mollato il colpo e ci saremmo dedicati ad altro. 

La prima non va, la seconda nemmeno, la depressione fa di nuovo capolino e con essa la paura di essere ancora abbandonata: lui mi dimostra amore e dedizione, mi sono sentita supportata e amata per quello che ero, ossia Elena, non Elena senza figli. Riproviamo e magia, la gravidanza parte e ora sono felicemente mamma di due gemellina che riempiono la nostra vita e il nostro cuore di luce immensa.

Sarei stata felice lo stesso Sara? Si, avrei trovato il modo, come uno trova il modo di esserlo anche dopo una disgrazia in famiglia. Per me sarebbe stato lo stesso. Ce l'avrei fatta, ma ne avrei sofferto per sempre perchè per me essere mamma era il senso finale della mia vita, la famosa ciliegina sulla torta. Era tutto ciò che volevo. E quando vuoi una cosa, almeno io faccio così, lotti, lotti come una leonessa per ottenerla. Non è autodistuzione, è un desiderio ardente che da senso al tutto, è pura passione per la vita e anche per te stessa, perchè stai lottando per cià che vuoi.

Elena"

 

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