La scuola senza zaino

Libri, quaderni, astucci zeppi e straripanti, zaini multicolore che se non hai quello figo sei out, cartelle che manco un bilanciere in palestra: ma si può dire basta allo zaino?

Sì, è possibile, e molte scuole stanno già sperimentando l'esperienza. Nessuno zaino, solo una cartelletta per i compiti a casa, leggera e per niente ingombrante.

Ve lo assicuriamo, una scuola senza zaino è possibile: scopriamo insieme allora il progetto de La scuola senza zaino

Partite dalla Toscana otto anni fa, oggi sono più di un centinaio in tutta Italia, le scuole che hanno adottato questa filosofia (e potete consultarle a questo indirizzo. Niente di inimmaginabile: lo zaino non è indispensabile, assicurano gli esperti.

L'importante è che le aule siano davvero ben organizzate.

Gli strumenti didattici per tutte le discipline, dai quaderni ai libri, dai computer ai materiali per scrivere, disegnare, far di conto e costruire stanno tutti a scuola. Non solo: l'organizzazione degli spazi acquista un'importanza basilare, e le scuole che adottano il piano senza zaino si strutturano in maniera davvero esaustiva con tutto ciò che è necessario ad un apprendimento ineccepibile.

Tutto questo si basa sul Metodo dell'Approccio Globale al Curricolo, i cui punti si possono sintetizzare in questo modo:

1. l ’autonomia degli alunni che genera competenze

2. il problem –solving che alimenta la costruzione del sapere

3. l’attenzione ai sensi e al corpo che sviluppa la persona intera

4. la diversificazione dell'insegnamento che ospita le intelligenze, le potenzialità, le differenze

5. la co-progettazione che rende responsabili docenti e alunni

6. la cooperazione tra docenti che alimenta la formazione continua e la comunità di pratiche

7. i diversi strumenti didattici che stimolano vari stili e metodi di insegnamento

8. l’attenzione agli spazi che rende autonomi gli alunni

9. la partecipazione dei genitori che sostiene l'impegno della scuola

10. la valutazione autentica che incoraggia i progressi

L'idea è nata in seguito ad una domanda semplicissima: perché i lavoratori di tutto il mondo, in situazioni normali, trovano i propri strumenti direttamente sul luogo di lavoro mentre i bambini devono ogni giorno portarsi tutto da casa?

Soprattutto, ragionando sul concetto stesso di zaino emerge una considerazione non indifferente: il bagaglio con tutto il necessario (quando non si tratti di un viaggio) rappresenta un oggetto contenente tutto il necessario per la sopravvivenza (pensiamo agli alpinisti o i soldati), suggerendo l'idea di entrare in uno spazio inospitale. Ma perché la scuola dovrebbe essere considerata spazio inospitale?

Così, procedendo con la filosofia Senza Zaino, le scuole aderenti hanno sviluppato un metodo pedagogico che partendo proprio dal bagaglio più leggero s'è espanso fino a delineare le linee guida sopracitate e a sottolineare i punti chiave dell'educazione. Nello specifico, le scuole senza zaino vogliono puntare sui concetti di responsabilità (raggiungibile dal bambino grazie agli strumenti didattici forniti dalla scuola, alle segnaletiche alle pareti, agli schedari auto-correttivi, ecc...), comunità (valorizzata dagli spazi molto più comunitari, essendo tutti i materiali a disposizione) e ospitalità (suggerita con naturalezza dagli ambienti accoglienti e provvisti di tutto il necessario).

Non solo: le aule hanno una pianta definita, studiata ad hoc per un apprendimento completo, responsabile, autonomo e comunitario.

Dunque, tolto lo zaino s'è aggiunto tutto il resto: niente di meno, tutto di più, sempre con un occhio rivolto ad un'educazione all'avanguardia, progressista e attenta all'apprendimento del bambino in tutte i suoi aspetti.

Sara Polotti

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