Insegnare ai bambini la gestione dello stress fin da piccoli

Resilienza: in ecologia, la capacità di un ecosistema di tornare al suo stato originario dopo un cambiamento; in tecnica, la resistenza di un materiale alla rottura dinamica. Nella vita, una risposta positiva ad una situazione di avversità.

La parola "resilienza" sta prendendo sempre più piede nel vocabolario di tutti i giorni, presa in prestito da ambiti un po' più scientifici ma effettivamente adattabilissima alla scienza sociale.

In un momento di crisi, è normale cercare di resistere in maniera positiva a degli stati negativi. La resilienza significa proprio questo: sapersi adattare e tornare alla serenità nonostante i problemi, i traumi o i disagi. Importantissimo dunque che anche i figli imparino quest'elasticità.

Aiutiamo i bambini a diventare resilienti:Insegnare ai bambini la gestione dello stress fin da piccoli.

Un recente studio statunitense, condotto in collaborazione con il Centro per lo Sviluppo del Bambino dell'Università di Harvard, ha messo in luce come un significativo ruolo in questo senso lo abbia il rapporto del bambino con gli adulti: se il piccolo ha una relazione buona e stabile con un adulto che lo supporta, allora avrà maggiori possibilità di crescere in maniera tranquilla, senza grosse difficoltà e sviluppando una capacità di resistenza positiva alle avversità.

Questo perché il cervello in via di sviluppo conta sulle interazioni del dare e ricevere che intercorrono tra un bambino e chi (adulto) si occupa principalmente di lui. Quando queste interazioni intercorrono con regolarità e senza problemi, il piccolo sviluppa le capacità di pianificare, regolare il comportamento, adattarsi alle circostanze più mutevoli e infine resistere nella maniera positiva di cui parlavamo. Al contrario, quando non aiutato e non supportato dall'adulto di riferimento, il bambino perde la possibilità di costruirsi una struttura cerebrale pronta a queste situazioni; anzi, il quel caso l'assenza è percepita come una minaccia, la minaccia provoca lo stress e lo stress induce il cervello a portare al corpo cambiamenti fisiologici permanenti che influenzano salute fisica e mentale. E il bambino, intossicato (fisicamente!) dallo stress non è più in grado di adattarsi o ripiegare le situazioni non confortevoli a proprio vantaggio.

Provvedere a non privare un bambino di un rapporto come questo è quindi il primo passo (pedagogico ma anche fisico) per aiutarlo a diventare una persona resiliente. Ma anche altre piccole spinte possono dargli la possibilità di capire questo concetto pian piano.

Ad esempio, insegnategli l'importanza della pazienza e dell'attesa: quando si presenta una situazione del genere (che so, aspettare l'aereo, attendere nella sala d'attesa del medico) provate a non offrirgli nessun intrattenimento (videogame o fumetti). E anche il senso dell'attesa in senso più lungo e vitale: quando parlate del cibo sano fategli capire che non è un'imposizione noiosa e adulta ma che è per il suo bene e per la sua vita (i benefici sono a lungo termine).
Create occasioni per provare esperienze nuove, sconosciute e lontano dalla zona-comfort: sport "estremi" (arrampicata o canoa), corsi per imparare nuove cose manuali (cucito, cucina, tip tap: ciò che volete), campi scuola diversi, conoscere bambini di altre lingue e culture. Meglio se senza gli amichetti abituali: imparare cose nuove (quindi una cosa già challenging di per sé) in assenza di persone conosciute "obbligherà" il bambino a darsi da fare in entrambi i sensi per trarne il beneficio.

Fate sì che il vostro bambino aiuti gli altri, nelle situazioni quotidiane ma anche inserendolo in gruppi di volontariato: oltre che l'empatia capirà il valore di superare le difficoltà, dal momento che esistono situazioni di tutti i tipi, tutte diverse tra loro ma sempre superabili.

Incoraggiatelo sempre: quando non riesce a fare i compiti, quando si strugge davanti a qualcosa di cui non capisce il significato, quando non si sente adatto allo sport che pratica. Non serve correre subito in suo aiuto! Lasciate che affronti la cosa da solo (fin dove può farcela) e che tenti di risolverla con le sue risorse. Dispensate però qualche parola di incoraggiamento, quello sì. "Tutto passa", "ce la puoi fare e lo so che non è semplice" e altre frasi del genere, se dette da voi adulti, fanno capire al piccolo che è veramente così: l'esperienza poi lo confermerà, e quando il momento di crisi sarà passato potrete ricordagli come stava quando era giù e come il momento sia passato tranquillamente.

Insegnate ad essere grati quando qualcosa ti viene donato, restate fermi sulle posizioni che avete preso (ad esempio, i 10 minuti di tivù devono essere 10, non 15), non correte in aiuto quando non è necessario in modo da mostrare loro che avete fiducia nelle loro capacità: ecco, situazioni di buon senso che senza cattiveria spingono il bambino a trovare il buono nelle "brutte" situazioni da sé, ad essere indipendente, a rivoltare le situazioni spiacevoli in opportunità. E una volta "resiliente" il vostro bambino diventerà un adulto davvero in gamba!

Per informazioni in merito ai meccanismi della resilienza vi consigliamo la lettura del libro "Stress, no grazie sono resiliente", Mental Fitness Publishing

Sara Polotti

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