Dieta anti-infiammazione: le basi

Oggi vi voglio parlare di uno stile alimentare davvero interessante che sto sperimentando con grande beneficio: sono stata infatti vegana per circa sei mesi ma il risultato sul mio corpo è stato davvero disastroso purtroppo. E dico purtroppo perchè a livello etico la condivido pienamente e ritengo possa essere per molti una soluzione eccezionale a livello di salute. Sempre più fonti autorevoli dimostrano che vegetariani e vegani si ammalano meno e in generale sono meno predisposti a contrarre malattie degenerative importanti come il cancro. Allora, perchè io sto sempre peggio?" mi sono chiesta; "perchè ho sempre una sorta di bruciorino fastidio a livello di esofago e più mangio carboidrati (ad eccezione della quinoa) e più ne mangerei? Perchè persino il riso integrale mi fa questo effetto?". 

Dopo una serie di esami clinici è emerso che la mia risposta insulinica era alterata e avevo la necessità di aumentare la quantità giornaliera di proteine e di limitare i carboidrati: così ho aumentato legumi ma la situazione non è variata allora cosa fare dovendo ridurre drasticamente anche il seitan? Nel mio caso credo di averle davvero tentate tutte e il mio stato di salute, oltre che il peso, sono arrivati a un punto davvero di non ritorno: dopo aver raggiunto un perso di 82 kg ho inizato a confrontarmi con colleghe naturopate e heath coach che sapevo essere diventate vegane anni orsono: alcune di loro come me avevano dovuto reintrodurre alcune proteine di origine animale.

Ho passato un periodo molto difficile, in cui mi sono messa in discussione come professionista perchè mi domandavo come potessi aiutare le persone a trovare la loro via per il benessere quando io non avevo trovato la mia. Ma è proprio in questa fase che ho trovato la mia risposta, o meglio era sempre stata davanti ai miei occhi ma non riuscivo a vederla su di me, perchè avevo sposato uno stile alimentaren non adatto al mio corpo.

Mettermi in discussione è stata dura ma dai periodi di grande crisi si rinasce in maniera davvero superlativa se si ha l'umiltà di aprire il vaso di Pandora e affontare i fantasmi nascosti. Ho quindi iniziato a studiare e valutare stili nutrizionali differenti che fossero in linea con il mio approccio all'alimentazione connesso con la PNEI (psico-neuro-endocrino-immunologia) e con l'alimentazione anti-cancro a base vegetale. Dopo mesi di ricerche ho scoperto l'approccio del dott. Sears e dell'alimentazione anti-infiammatoria che ho reinterpretato e devo dire che sto riscontrando degli effetti davvero eccellenti su di me. Ecco su cosa si basa:

"Il vero obiettivo della medicina del 21esimo secolo non sarà quello di trattare i sintomi di malattie croniche ma quello di comprendere le cause, come l'incremento dell'infiammazione cellulare. La nutrizione anti-infiammatoria è basata sul concetto che la nostra dieta possa alterare il nostro assetto genetico, in particolare quei cibi che sono connessi con la risposta infiammatoria. Esistono tre meccanismi nutrizionali che sono coinvolti per ottenere questo obiettivo: nessuno di questi è efficace in sè, ma l'applicazione di tutti e tre insieme crea simultaneamente una potente sinergia che infulenza in maniera benefica lo stato di infiammazione cellulare per tutta la vita. Ecco i tre punti che definiscono l'alimentazione anti-infiammatoria:

- Dieta anti-infiammatoria: questo stile alimentare è l'unico che riduce l'inizio dello stato infiammatorio. In questo modo la dieta raggiunge due obiettivi metabolici simultaneamente: il primo è la stabilità insulinica. Questo obiettivo è raggiunto grazie al costante bilanciamento di proteine al carico glicemico di ogni pasto; se applicato correttamente questo metodo fa sì che per 5 ore dopo il pasto l'insulina sia stabilizzata. Questa è la base dell'alimentazione anti-infiammatoria. Il secondo obiettivo è quello di controllare che l'apporto di grassi nella dieta sia povero di omega 6 e di grassi saturi che possono attivare la risposta infiammatoria. 

- Grande apporto di omega 3: acidi grassi omega 3 come EPA e DHA sono molecole che bloccano la produzione di uno specifico gruppo di ormoni conosciuti come "eicosanoidi" che svolgono un ruolo chiave nei meccanismi infiammatori. Senza un adeguato livello di acidi grassi omega 3 nel sangue è impossibile avere un adeguato livello di eicosanoidi che riporti il corpo indietro a uno stato di equilibrio dopo l'inizio dello stato infiammatorio. Se l'inizio del processo infiammatorio è troppo forte o la fase di ri-equilibrio è troppo debole, il risultato sarà uno stato cronico di infiammazione cellulare. Per avere un adeguato livello di formazione di eicosanoidi, una persona sana richiede un minimo di 2.5 grammi al giorno di EPA e DHA. Per coloro che sono affetti da malattie croniche, i livelli di EPA e DHA richiesti per incrementare il processo di eliminazione dell'infiammazione cellulare può essere considerevolmente più alto. Sono contenuti in abbondanza non solo nel pesce ma anche nei semi e nelle alghe. 

- Grande apporto di polifenoli: i polifenoli hanno un effetto dose-dipendente. Basse dosi (approssimatamente 0,5 g al giorno) hanno un grande potere antiossidante e possono attivare i fattori di trascrizione genetica che incrementano la sintesi degli enzimi anti-ossidativi. Un alto livello di polifenoli, circa 1 grammo al giorno,  attiva i fattori genetici responsabili dell'eliminazione dello stato infiammatorio che appunto inibiscono l'infiammazione delle cellule. Un livello alto, circa 1,5 grammi al giorno di polifenoli, attivano il gene SIRT1 che aumenta la produzione di AMPK, responsabile del controllo del metabolismo. Sono contenuti in frutta e verdura fresca di stagione, tè verde ed olio di oliva extra vergine per esempio.

Così nasce la dieta a Zona, uno stile alimentare basato su più pasti al giorno di dimensioni ridotte, con grandi effetti benefici a livello di benessere.

Ma per il mio modo di intendere l'alimentazione ci sono due problemi:

1. sovrabbondanza di proteine animali che non condivido a livello generico di stato di salute ed etico (non solo per gli animali, ma anche per il benessere del pianeta)

2. dispendio enorme di risorse economiche e di tempo: le soluzioni sono fondamentalmente due, o comprare i loro snack ricchissimi di latte e derivati a cui sono intollerante, oppure prepararsi a casa i pasti, che credo sia impossibile per qualsiasi mamma lavoratrice. E' necessario infatti pesare meticolosamente le porzioni di cereali, proteine e grassi. 

Cosa fare allora?

Ho deciso di inserire all'interno della mia alimentazione i principi di questo stile nutrizionale:

- grande quantità di omega 3: sto integrando la mia alimentazione con Trialgal della Named e sto utilizzando un cucchiaino al giorno di olio di semi di lino.

- utilizzo prevalentemente cereali senza glutine e altamente proteici come quinoa e riso integrale. Solo due volte la settimana mangio cereali con glutine e una volta alla settimana una pizza, preferibilmente di farina integrale

- quando mangio un cereale cerco sempre di abbinare una proteina: quindi non solo proteine animali ma anche semi, legumi (non li utilizzo più di tre volte a settimana e ho escluso i ceci), e tanta verdura verde. Come proteine animai utilizzo 3 volte a settimana 1 uovo bio (ho la fortuna di avere uno zio che ha le galline e le tratta in maniera umana), 1 volta alla settimana vongole e 1 volta a settimana 1 pesce azzurro. Non mangio latticini nè carne. 

- 5 frutti a giorno

- almeno una insalata verde al giorno

- verdura cruda prima di iniziare ogni pasto

- 20 minuti al giorno di bici o camminata veloce

- integrazione serale di sali alcalinizzanti: nel mio caso ho deciso di utilizzare Basenpulver della Named.

Dopo solo 3 giorni ho iniziato a sentirmi molto meglio e ad eliminare pian piano il gonfiore. Non è semplice lavorare, prendersi cura dei bambini e cucinare ma ce la sto mettendo tutta per eliminare questi 12 kg che mi porto ancora dietro dalle gravidanze (e dai lunghi inverni chiusa in casa con i pupi).

Giulia Mandrino

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