Cos’è e come riconoscere la sindrome di Asperger

Se n’è parlato tanto negli ultimi mesi, anche grazie ad un personaggio come Greta Thunberg, la giovanissima attivista green che è affetta da questo disturbo, come molti altri noti personaggi, da Susanna Tamaro a Daryl Hannah, dal surfista Clay Marzo all’economista Vernon Lomax Smith. Erroneamente, però, molti la ritengono una malattia. In realtà, la Sindrome di Asperger è un disturbo pervasivo dello sviluppo, un disturbo dello spettro autistico ad alto funzionamento, che non intacca le capacità linguistiche o intellettive ma che, piuttosto, di riflette sulle capacità di relazione e sul comportamento.

Ma cos’è, nello specifico, e come si manifesta? E come riconoscerla?

Cos’è e come riconoscere la sindrome di Asperger: il disturbo pervasivo dello sviluppo di cui sono affetti anche Greta Thunberg e Bob Dylan

La sindrome di Asperger, come dicevamo, è un disturbo pervasivo dello sviluppo che prende il nome da Hans Asperger, pediatra viennese che per primo descrisse i comportamenti delle persone con Asperger, che lui definì “piccoli professori”, perché, pur bambini, gli ricordavano i movimenti impacciati e goffi degli studiosi solitari. Le loro difficoltà, infatti, invadevano il comportamento e la comunicazione con gli altri, che portavano allo stesso tempo a concentrarsi con ardore nei loro interessi.

Insomma: la sindorme di Asperger (in linea generale) si manifesta proprio così, con una difficoltà a relazionarsi con gli altri e a comunicare, così come a muoversi quando in presenza di altri, e nella concentrazione e nella dedizione nei propri interessi, che possono essere i più vari (dalla musica all’arte, dalla matematica agli scacchi…). Ecco perché moltissime persone con Asperger diventano dei geni e dei luminari nel proprio campo.

Il linguaggio di una persona con sindrome di Asperger, inoltre, è semplice e utilizza spesso le stesse parole, parlando anche a ruota libera. A questo si accompagnano movimenti goffi e imbarazzati.

In molti ritengono dunque la Sindrome di Asperger una più lieve forma di autismo, ad alto funzionamento (come dicevamo nell’introduzione), perché come nell’autismo, spesso, le persone compiono gli stessi movimenti in maniera ripetitiva, sono schematici e si relazionano a fatica con gli altri (caratteristiche dell’autismo). Non si tratta di autismo, però, in relazione alle emozioni e alla loro espressione: le persone Asperger, infatti, esprimono bene i propri sentimenti, anche in maniera molto spiccata nei confronti di chi vogliono bene e con chi si trovano a proprio agio. E poi, non ultimo, hanno un’intelligenza e un linguaggio nella norma, senza ritardi o difficoltà, e i sintomi non peggiorano con il passare del tempo (ma, anzi, migliorano, se adeguatamente supportati).

Proprio per questi motivi per diagnosticare la sindrome di Asperger i medici (i neuropsichiatri infantili) si basano sull’osservazione di alcuni particolari comportamenti. Ad esempio, se i bambini sono usi memorizzare dati “inutili” ma che colgono la loro attenzione; se sfuggono lo sguardo e non ricambiano i sorrisi; se hanno comportamenti aggressivi o offensivi con i coetanei (senza rendersi conto del male); se son impacciati e maldestri; se non giocano spesso con gli altri… Accanto a questa osservazione, quindi, procederanno con una valutazione delle capacità cognitive.

Come dicevamo la Sindrome di Asperger non è una malattia, ma un disturbo dello sviluppo, e per questo non vi sono ritardi o difficoltà e nella maggior parte dei casi la vita, anche da adulti, può essere vissuta in maniera assolutamente normale. Tuttavia, è possibile migliorare la vita delle persone con Asperger aiutandoli a gestire meglio i comportamenti e la comunicazione, per stare meglio con gli altri, rafforzando allo stesso tempo i punti di forza individuali. Soprattutto, è durante l’adolescenza che i genitori e gli educatori dovranno supportare i ragazzi: è un periodo, infatti, nel quale l’accorgersi della propria diversità potrebbe portare a difficoltà o disagi. Ma se supportati, i pazienti Asperger possono davvero migliorare, evitando così di soffrire di conseguenti ansie e depressioni.

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Cecilia

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