Meglio dello zucchero, efficace contro i disturbi alle vie respiratorie, buono. Ma quanto conosciamo davvero il miele? Questo prodotto derivato dal lavoro delle api è effettivamente completo e benefico, ma forse non tutti sanno che i suoi usi e i suoi benefici sono molto più estesi delle solite quattro credenze popolari. Ricordatevi solo di preferire sempre il miele grezzo a quello raffinato: sicuramente ci sono produttori vicino a casa che ne vendono di fantastico!
1. Assumere un cucchiaino di miele grezzo prima di dormire aiuta il benessere del sonno: mettendolo in un bicchiere di latte di mandorla caldo aumenterete la melatonina nell’organismo, assicurandovi una bella dormita.
2. Vi abbiamo parlato proprio poco fa dell’importanza dei prebiotici, che sono una cosa differente rispetto ai probiotici ma che sono altrettanto importanti: il miele è naturalmente zeppo di questi prebiotici, sostanze non digeribili contenute in natura in svariati alimenti che aiutano la crescita di una o più specie di batteri all’interno del colon, in modo da sviluppare la microflora batterica probiotica. Insomma: utilizzare il miele al posto dello zucchero è sano anche dal punto di vista della flora batterica, che ne uscirà rafforzata.
3. Se utilizzato al posto dello zucchero con regolarità, il miele permette un maggior controllo del peso (avendo, a parità di peso, un po’ meno calorie, grazie al fatto di essere composto da più acqua). Ecco perché durante le diete dimagranti è utile sostituire lo zucchero raffinato con del miele integrale!
4. Il miele può essere anche cosmetico: la sua consistenza lo rende un ottimo esfoliante, e se aggiunto ad un bagno caldo (due tazze) rende la pelle morbida e liscia. Soprattutto durante l’inverno, quando la pelle è tendenzialmente più secca. Anche quella del viso: potete creare una crema idratante ed esfoliante mischiando un cucchiaio di miele grezzo con dell’olio di oliva e del succo di limone.
5. Altro beneficio cosmetico lo avrà chi soffre di acne: usare il miele come detergente (lavandolo poi con acqua) è utile a tutti i tipi di pelle, da quella grassa a quella più sensibile, ma, soprattutto in caso di brufoli il miele può diventare una soluzione: utilizzatelo come una maschera, spalmandone mezzo cucchiaino tra le mani e quindi sul viso, lasciandolo agire per dieci minuti e risciacquandolo con acqua tiepida.
6. Lo stesso discorso benefico vale per i capelli: il miele grezzo li rende più lucidi e splendenti. Basta lavarli una volta a settimana con un cucchiaio di miele e molta acqua, risciacquandoli bene e acconciandoli come al solito.
7. Se abbinato ad altri due alimenti antinausea il miele grezzo aiuta a tenerne sotto controllo i disagi, anche nei primi mesi di gravidanza: preparate una tazza di acqua calda con mezzo succo di limone, dello zenzero e un cucchiaio di miele grezzo. Gustoso ed efficace.
8. Allo stesso modo, quando è in corso una indigestione è bene ingoiare un cucchiaio o due di miele per contrastarla: non fermenta nello stomaco!
9. Quando si ha il diabete, la dolcezza dei piatti è pericolosa. Ma utilizzare il miele al posto dello zucchero è consigliabile: previene infatti il diabete e lo tiene sotto controllo nel caso di malattia già presente, grazie al fatto di essere in grado di aumentare l’insulina abbassando al contempo l’iperglicemia. Naturalmente ogni caso di diabete è diverso dagli altri, e il diabetologo saprà consigliarvi la dieta giusta per voi. Per iniziare, però, potreste provare a utilizzare un po’ alla volta il miele al posto dello zucchero e vedere come il vostro sangue reagisce al cambiamento.
10. Anche i problemi di colesterolo possono trarre beneficio dall’utilizzo del miele al posto dello zucchero raffinato: riduce quello cattivo e al contempo abbassa il rischio di incorrere in malattie coronariche.
11. Per chi soffre d’asma o di problemi alle vie respiratorie il miele può essere un potente alleato. Proprio come per la credenza popolare che lo vuole perfetto rimedio per il mal di gola: in effetti il miele è un forte antinfiammatorio naturale. Quindi, se assunto in caso di problemi respiratori o di asma, può dare reale sollievo.
12. L’azione antinfiammatoria si applica anche al suo utilizzo sulla pelle: gli eczemi possono provare ad essere curati semplicemente spalmando il nostro miele grezzo sulla parte interessata.
13. Idem per le abrasioni, le piccole scottature, le botte o i graffi: spalmatelo direttamente sulla bua!
14. Oltre che antinfiammatorio il miele è antibatterico: ecco perché va bene spalmarlo sulle ferite, ed ecco perché fa ancora più bene nel caso di infezioni alle vie urinarie. Assumetene in caso di cistiti e compagnia bella: aiuterà l’organismo a depurarsi e a combattere i batteri cattivi (mantenendo al contempo la flora buona grazie all’azione prebiotica di cui parlavamo).
15. Ultimo ma non per importanza, il miele è uno tra i molti alimenti naturali vegetali in grado di contrastare i radicali liberi: il suo consumo regolare aiuta così il nostro organismo a rimanere sano grazie alle proprietà antiossidanti.
Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale.
Quando l'estate è praticamente finita e la terra ti dona gli ultimi pomodori che si incontrano con le prime zucche nasce questa vellutata, che a noi piace tantissimo.
Oggi una ricetta super mega golosa, perfetta per l'autunno!
La torta di pere e cioccolata: come preparare la torta vegana pere e cioccolata in pochi minuti
Oggi vi illustro una ricetta facilissima, che non manca mai nel nostro freezer: è uno dei miei sughi salva cena (o pranzo nel week end), apprezzatissimo dai bambini ma anche da mio marito.
Io ho una figlia femmina. Una ragazzina di quasi sette anni, che come tutte le sue coetanee si sente già grande, linguetta taglia e cuci, signorina so tutto io. E non vi nascondo che sto facendo una fatica immane a non metterla in lista per farla adottare. Scherzi a parte, crescere un figlio è sicuramente faticoso, ma crescere una femmina, Santo di quel Dio, è davvero una prova da guinness dei primati. Da quando la mattina mette i piedi per terra, io so già che dovrò arrivare a fine giornata sperando di vincere la battaglia senza troppi spargimenti di sangue.
La sua vocina dolce e impastata di sonno quando viene a svegliarmi e a darmi il buongiorno, dura circa 33 secondi. Poi si stropiccia gli occhi ancora assonnati, si guarda intorno e… “io oggi non voglio andare a scuola”. Ecco, apposto, nemmeno un caffè m’hai fatto prendere prima di iniziare a martellarmi i fianchi. “Ele, te prego, tanto lo sai che a scuola ci devi andare, ti scongiuro…non iniziare…”…e da li, un crescendo di lagne per tutto. “Cosa mi metto oggi?” “leggins e maglietta Ele” “mamma ma stai scherzando! Cioè tu mi mandi a scuola in leggins? In pantaloni? Io voglio andare in gonna, o con un vestito!” “Ele non hai gonne pulite, e nemmeno vestiti” “E allora prendili dai panni sporchi!” …e così inizia la giornata, una lotta per tutto.
Questo non me lo metto, non voglio lavarmi, mi fa schifo il dentifricio, voglio il latte coi cereali, i cereali si sono ammollati, voglio le gocciole, però levami i cereali ammollati, lo zaino è pesante voglio il trolley, tutti hanno il trolley, comprami il trolley, oggi c’è inglese la maestra urla troppo, io non voglio andare a scuola, ah mamma a proposito avevo un compito che non ho fatto, è meglio che resto a casa. E in un crescendo di ire di Giunone, restare calmi e non urlare diventa davvero difficile, se non impossibile. E se per i primi 10 minuti di capricci, la Montessori ti appare come la Madonna facendoti mantenere un contegno e una calma invidiabili…a 10 minuti e 1 secondo parte il cosiddetto microembolo! Parte la ciavatta, come dicono a Roma.
Parte l’urlo della madre, quell’urlo che richiama cani e delfini a chilometri di distanza, quell’urlo che fa ballare l’occhio, fa accelerare il battito cardiaco (non solo della madre ma anche di chi le sta vicino), fa tremare le pareti e i vetri, fa scendere la suocera per vedere che è successo. Quell’urlo che dice “adesso hai toccato il limite, io t’ho messo al mondo io te ce levo!” ed è di solito accompagnato da uno sciabattare frenetico, che solo il suono ti deve fare capire che anche basta, è ora di finirla. Di solito quando mi parte l’urlo, e la rincorro, nella mia mente si affollano e si sovrappongono vari scenari…mo la gonfio come ‘na zampogna, la chiudo in camera e butto la chiave, la mando a letto senza cena, le butto tutti i giochi…e penso, ora che arrivo da lei sarà sicuramente terrorizzata e mi chiederà scusa e mi abbraccerà e faremo pace e diventerà buona come una principessa. E invece arrivo e lei che fa? Ride!!!
Mi guarda e c’ha un ghigno in faccia che dice “tanto lo so che brontoli brontoli, ma non farai mai nulla di ciò che stai pensando, perché io so più furba de te e odoro ancora di neonato, e so toccarti le corde dell’anima come nessun altro al mondo”. E io la guardo, e rido…e torno indietro di 30 anni quando anche mia madre mi rincorreva con lo stesso istinto omicida e poi arrivata davanti a me mi minacciava col dito in alto e la risata in gola. Solo che adesso la capisco, e so che ci vuole tutta la salute mentale di questo mondo per non uscire di testa quando ti arriva un figlio. I figli riescono a farti tirar giù i Cristi dalle croci ogni due minuti. Riescono a farti andare il sangue al cervello con una maestria incredibile.
Ti portano sulle stelle con un abbraccio che scioglie il cuore, e subito dopo vorresti spedirli a calci nel sedere sulla luna, biglietto di sola andata per favore. Ma so anche che sono l’amore della mia vita, sono l’unica ragione che mi da la forza di dire “questo mondo non fa poi così schifo se ci siete voi qui con me”. E so che fare la mamma mi ha sconvolto la vita, in tutti i sensi. Quante volte ho pianto nel cuore della notte distrutta dalla mancanza di sonno, dall’angoscia di vederli ammalati, per la tristezza di averli troppo sgridati. Ma il mattino dopo, tutto lo sconforto era andato via, spazzato lontano dal loro sorriso e dal loro amore incondizionato. Quell’amore che tutto perdona, anche se spesso ci sentiamo genitori inadatti e impediti e sbagliati. Perché è così, e non ci si può far nulla. È l’amore, che divide il cuore a metà per il resto della nostra vita.
Quindi impariamo a non sentirci troppo in colpa, perché siamo madri non siamo Sante. Siamo esseri umani e non automi con pulsanti dietro la schiena che comandano le nostre emozioni. Preoccupiamoci piuttosto di saper chiedere scusa, di non mandarli a dormire senza dire ti voglio bene e aver fatto pace, di fargli sentire che potranno fare qualunque cosa nella vita, appoggiandoli e sostenendoli sempre. Ma non facciamoci mettere alla gogna perché urliamo o perché li sgridiamo. Non permettiamo a nessuno di giudicarci, soprattutto da coloro che sono stati genitori prima di noi, e che di solito hanno scordato tutto e non mancano mai di buttare quelle frasi distruttrici della nostra autostima “io non li ho mai sgridati, mai una sculacciata, mai una punizione, i miei figli erano sempre buoni e educati”. Perché questa gente mente sapendo di mentire, e adora i semplici moralismi.
Quei moralismi propri di chi giudica e poi però torna a casa e non deve combattere con bambini capricciosi. Quei moralismi di chi la notte dorme dieci ore filate. Quei moralismi di chi dovrebbe leggere tomi e tomi di pedagogia prima di metter piede nelle nostre vite di genitori. E ho detto tutto.
Cinzia Derosas
Autunno è foglie che cadono, primi cappellini, zucche e… uva! Se come noi amate la stagionalità non potrete fare a meno di gioire per la ricomparsa dell’uva al mercato. Verde, nera, americanina… Qualunque sia la varietà che vi sconfinfera sappiate che esistono un sacco di ricette per valorizzare questo piccolo frutto (senza nulla togliere naturalmente alla bontà dei chicchi spizzicati direttamente dal grappolo!).

(foto 1 http://theviewfromgreatisland.com/minimal-monday-homemade-grape-soda/)

(foto 2 http://www.eatwell101.com/goat-cheese-grape-balls-recipe)

(foto 3 http://www.donnemagazine.it/ricetta-marmellata-duva-dessert/)

(foto 4 http://www.savorystyle.com/cheesy-roasted-grape-pizza/)

(foto 5 http://www.grapesfromcalifornia.com/recipes/recipe.php?id=272)

(foto 6 http://www.semplicementelight.com/2014/11/insalata-di-farro-monococco-con-chicchi.html)

(foto 7 http://themoonblushbaker.com/2015/02/05/earl-grey-grape-pear-bread/)

(foto 8 http://www.thepinningmama.com/greek-chicken-salad-recipe-paleo-whole30-compliant/?m)

(foto 9 http://www.howsweeteats.com/2014/12/embarrassingly-easy-chocolate-covered-grape-skewers/#more-40773)
Magari i vostri nonni o i vostri genitori lo guardavano: avete presente il tenente Colombo? Un personaggio un po’ particolare con il suo sigaro in bocca; poi c’era il tenente Kojac con occhiali da sole e il lecca lecca tra le labbra, e come dimenticare l’ispettore Derrick, tutti avevano una cosa in comune… degli impermeabili di merda. Cioè quel capo lì che si mettevano a tutte le stagioni e che abbinavano con tutto, tanto non stava bene con niente, di quei colori che non li abbini manco con i tappetini dell’auto, una roba improponibile, caldi d’estate effetto domopak, freddi d’inverno senza imbottitura.
Nel campo femminile a metà tra Agatha Christie e Miss Marple spopolava la Signora in Giallo, la mitica Jessica Fletcher che abitava a Cabot Cove, un ridente paese di cento anime dove lei tirava a campare scrivendo libri gialli. Lì vi direte voi la polizia passerà le giornate e far ballare la scimmia o ad asciugare gli scogli: noooooo, a Cabot Cove crepa una persona al giorno e manco di morte naturale, sempre brutalmente assassinata, cioè ci sono più assassini che cadaveri, più pazzi che cittadini, più disgrazie ed omicidi che piccioni in cielo.
Lì uno al giorno viene ammazzato e tu ti chiedi dopo tre settimane contando quelli arrestati e quelli morti come cavolo fa il paese ad essere ancora popolato. La cosa strana è che il corpo di polizia di Cabot Cove è composto da simil mezzecartucce che, pur avendo ormai più crimini che nel Bronx continuano a vaneggiare nella loro beata ignoranza, allora chi arriva? Quell’impicciona della Jessica che proprio non riesce a non ostacolare il corso delle indagini e si mette sulle tracce dell’assassino e puntualmente risolve il caso, ancora mi chiedo come nessuno si sia mai posto il ragionevole dubbio se la Fletcher non sia una manipolatrice serial killer o almeno una menagramo stratosferica.
Ma si sa certe cose, nella loro semplicità e leggerezza, hanno comunque sempre un po’ di fascino, anche perché, a voler ben guardare, le serie tv più moderne sui crimini non è che proprio siano tutto sto gran che.
Tutti le guardiamo perché alla fine un po’ intrigano ma alcune cavolate che fanno, quegli errori così macroscopici che ormai non ci facciamo nemmeno più caso, si svolgono nelle città più disparate e ce ne sono per tutti i gusti, ma poi alla fine della fiera sembrano tutti un po’ addestrati da Topo Gigio.
Hawaii Five-O, Castel, Criminal Minds, Bones, Blue Bloods, CSI Scena del Crimine (girato uno per ogni città degli USA), Low & Order, NCIS Unità Anticrimine, The Closer, … tanto per dirne alcuni.
Loro i guanti non li indossano, non li infilano sulle mani, li usano come pinze per coprirsi i polpastrelli e non toccare gli oggetti che devono catalogare, cioè non sarebbe più semplice infilarseli prima di arrivare sulla scena del crimine, così per stare tranquilli, visto che sono muniti di dita mi parrebbe la cosa più ovvia.
Non accendono mai la luce quando entrano in una stanza, usano delle microscopiche pilette tipo stilo, che fanno la luce di una candelina per compleanno e la accendono anche di giorno quando ispezionano la scena di un crimine avvenuta al Parco Borromeo alle 13.00 del giorno di ferragosto.
Non indossano tute protettive o calzari, usando i loro vestiti in borghese anche nelle peggio situazioni, in alcune serie tv poi soprattutto le donne osteggiano tacchi a spillo vertiginosi e tailleur con gonne strettissime o giacchette strizzatette.
Le donne non raccolgono mai a capelli, probabilmente sono tutti certi di non perderne nemmeno uno e non inquinare la scena del crimine, anche quando fanno le autopsie, non mettono manco la cuffietta, tanto lì in obitorio è tutta salute. E segano, cuciono, divaricano e analizzano con una semplicità disarmante senza mai una smorfia di disgusto o un brivido di allucinazione.
Si avvicinano ai cadaveri che hanno macerato nei liquami peggiori e che puzzano più delle superga d’estate senza calze, ma non fanno una piega, il loro olfatto è completamente a zero, per poi sentire nell’aria come dei segugi da tartufo il dopobarba dell’assassino che era passato di lì il giorno prima.
Loro non hanno mai né freddo né caldo, non dormono perché sono sempre o reperibili a qualsiasi ora del giorno e della notte o sempre al lavoro, senza turni e senza orari, senza altri impegni, famiglie da accudire, senza malattia, senza permessi, non mangiano e non bevono, non hanno pause pranzo o cene, solo un eventuale caffè nel bicchierone di carta, e sono sempre felici di questo, non si lamentano mai, vanno sempre tutti d’accordo tra colleghi, il luogo di lavoro è per loro casa e famiglia: o prendono stipendi da paura oppure sono lieti di poter scansare gli inviti dei parenti nel periodo di Natale con la scusa “sai sono sempre di turno”… sono peggio di quelli di Grey’s Anatomy.
Girano nel bosco di conifere in cerca di un indizio e… lo trovano: quell’ago di pino che rispetto agli altri che ricoprono il manto erboso è stato decisamente schiacciato da una scarpa nera numero 38, sì perché loro lo scovano e da lì capiscono sia il numero di scarpa sia il colore. E girano per la spiaggia sotto il sole cocente, stretti nelle loro giacchette nere con la pila in mano, e vedono brillare in lontananza un granello di sabbia decisamente sospetto, colore e lucentezza indicano sicuramente che il cadavere è stato ucciso altrove e poi trasportato lì.
Non stendono i rapporti dei delitti, lo fanno poi, quando finito un turno di sei giorni e cinque notti, tutti lasciano il dipartimento e loro si fermano alla loro scrivania, con l’abajur più squallida del mondo accesa sul tavolo e qualche cartoccio di cibo cinese ordinato ma mai mangiato.
Non hanno schifo di niente, e hanno visto le peggio cose, non provano mai odio, rancore, anche verso i criminali più incalliti, risolvono sempre i casi a loro assegnati (ah succedesse anche nella realtà), lavorano ad un crimine per volta e i loro laboratori analisi, sofisticatissimi, analizzano in un nano secondo che il reperto archeologico più strampalato del paleolitico.
Conoscono tutti gli agenti chimici, reagenti, equazioni matematiche, sono abili nel primo soccorso, sono psicologi e confessori, buoni amici, hanno una cultura su tutto dai modelli di automobili ai programmi dei computer, la tabella dei simboli chimici per loro è roba da tutti i giorni, sanno di politi internazionale, di meteorologia, sanno guidare qualunque tipo di auto treno aereo elicottero camion con rimorchio come nemmeno Schumacher, parlano correttamente otto lingue cinque dialetti e leggono in cirillico antico.
Cosa dire… l’assassino non è mai il maggiordomo.
Mi viene in mente una barzelletta…
Ci sono due carabinieri che arrivano sul luogo di un incidente stradale, uno detta, l’altro scrive:
Maresciallo: Scriva Brigadiere, dinnanzi a noi sottoscritti Maresciallo Ponzi e Brigadiere Fulvi, giunti sul luogo dell’incidente accorso sull’autostrada A1 all’altezza dello svincolo 9, si presenta la tal situazione, scriva Brigadiere mi raccomando
Brigadiere: Scrivo Maresciallo, dica
Maresciallo: Auto coinvolte molte, persone pure, qui c’è un casino vero, sulla scena rinveniamo un braccio sulla riga bianca a bordo strada
Brigadiere: Braccio riga bianca bordo strada
Maresciallo: Una gamba vicino ad un albero
Brigadiere: gamba vicino albero
Maresciallo: una testa è rinvenuta nei pressi del guard rail
Brigadiere: e come si scrive?
Maresciallo: guarde reil?
Brigadiere: guerd reil?
Maresciallo: ma se è straniera forse con una h o k o y… ghard rayl?
Brigadiere: gherd rhayl?
A quel punto il Maresciallo da un calcio alla testa: va buono Brigadiere la testa è stata ritrovata in un fosso
Elena Vergani, autrice di Il mondo è bello perchè è variabile
“Non esiste cattivo tempo, solo cattivo abbigliamento”. Modo di dire nordico che ormai abbiamo adottato come filosofia: nessun dubbio ormai che i bambini debbano passare tutto il tempo possibile all’aperto, no?
Bene. Purtroppo però ci sono ancora troppi genitori timorosi nei confronti del cattivo tempo: hanno paura che i bambini si ammalino, si sporchino, si facciano male. Noi lo ribadiamo: le difese immunitarie stando all’aperto si irrobustiscono, i bambini sporchi sono più sani e il “farsi male” è l’unico modo per instillare nei bimbi il senso del pericolo.
Ecco che allora è arrivato il momento di munirsi degli accessori necessari per non temere pioggia e freddo: l’autunno arriva, e speriamo che i bambini continuino a giocare fuori!
Anche in caso di acquazzoni: bastano gli stivaletti per la pioggia per tenere i piedi al calduccio, credeteci!

(http://www.bimbiallaria.com/ricerca/?page=1&ft_16%5B%5D=10&ft_18%5B%5D=677)

(http://www.decathlon.it/stivali-barca-junior-b100-giallo-id_8173626.html)

(http://www.z-eshop.com/it-it/product/bottes-de-pluie-rayees-marine-9838.html)
Per le bimbe più principessose ecco invece gli stivali rosa, in 100% caucciù, foderati e con linguetta per facilitare l’infilatura.

(http://www.z-eshop.com/it-it/product/bottes-de-pluie-fille-roses-9799.html)

(http://www.kiabi.it/stivali-da-pioggia-bimbo_P474798#C474797)
Mentre questi, ancora più divertenti, hanno la fodera interamente in peluche (oltre che le maniglie per il facile trasporto), per tenere ancora più al caldo i piedini che sguazzano nel fango.

(http://www.kiabi.it/stivali-da-pioggia-volpe-bimbo_P445271#C445270)

(http://en.dpam.com/fur-lined-rubber-boots-56558-p.html)

(http://www.okaidi.it/stivaletti-da-pioggia-in-caoutchouc-grigio-74109/)

Sono incinta: e adesso? Hai fatto il test, hai gioito con tuo marito, ma cosa bisogna fare nel momento in cui si torna alla realtà, con i piedi per terra? Subito ti assalgono mille domande: chi devo chiamare? A chi devo rivolgermi? Dovrò fare gli esami del sangue? E la prima ecografia? Quella a che settimana è consigliata?
Mettetevi comode e state tranquille: abbiamo la lista per voi!
Innanzitutto, vai pure dal tuo medico di base, oppure dal tuo ginecologo di fiducia. Se hai fatto il test di gravidanza in stick, la prima cosa che ti chiederà prima di passare agli esami più specifici e alle prime visite specialistiche sarà un esame del sangue per dosare la quantità dell'ormone della gravidanza, le Beta HCG, per essere certo che sia in atto davvero.
Dopodiché si procede con una prima visita dal ginecologo (o dall'ostetrica: ricordate che ci sarà lei in sala parto con voi, quindi se la gravidanza è fisiologica potete scegliere di farvi seguire direttamente da lei!): farà un'anamnesi personale e familiare del vostro stato di salute (per capire se siete a rischio di diabete, ipertensione o quant'altro), vi misurerà la pressione e il peso (che sarà il valore di partenza sul quale calcolare l'aumento nei mesi successivi) e calcolerà la presunta data del parto.
Dopodiché iniziano gli esami veri e propri, quelli che vogliono prima di tutto sondare lo stato di salute della mamma piuttosto che quello del bambino: è bene infatti avere sotto gli occhi il quadro clinico generale della donna per procedere di conseguenza.
Subito ti chiederanno il Toxo-test, quello per capire se sei immune o meno dalla toxoplasmosi: se non lo sei, dovrai infatti stare attenta per tutta la gravidanza a ciò che mangi (http://www.mammapretaporter.it/gravidanza/i-cibi-da-non-mangiare-in-gravidanza) o tocchi, per non prendere questa malattia che se contratta normalmente non dà nemmeno sintomi, ma che in gravidanza può avere conseguenze negative sul bambino.
Dopodiché si procede con tutti gli altri: l'esame delle urine completo (per capire il benessere generale dell'organismo), l'emocromo, il gruppo sanguigno (di entrambi i genitori), il Rubeo-test, TPHA, VDRL, Test di Coombs indiretto, glicemia, GOT, GPT e HIV.
Tutti questi sono esami esenti da ticket, ricordatevi di farlo presente al medico se non segna l'esenzione relativa alla gravidanza!
Ci sono poi il Tritest o esami affini (esami del sangue o translucenza nucale), eseguibili tra l'undicesima e la tredicesima settimana di gestazione, per individuare eventuali anomalie cromosomiche o del tubo neurale del bambino; e allo stesso tempo deciderete insieme al medico se effettuare anche un'amniocentesi o una villocentesi, per lo stesso motivo.
Per quanto riguarda le ecografie, il Sistema Sanitario Nazionale ne prevede tre per tutta la gravidanza, una per trimestre. La prima si farà quindi tra la settima e la tredicesima settimana di gestazione.
Il ginecologo potrebbe optare prima per una ecografia interna, per valutare il bacino ed eventuali malattie o anomalie. Ma quella vera e propria sarebbe meglio farla attorno alla dodicesima settimana: è il periodo perfetto, infatti, non solo per confermare la datazione, la presenza della gravidanza in utero e il numero di embrioni, ma anche per fare una prima valutazione degli organi del bambino e del suo cuore.
Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale.
Del tumore al seno si parla moltissimo, ma mai abbastanza. Già. Perché anche se molti sono i progressi fatti, dobbiamo percorrere ancora un po’ di strada per combattere del tutto questa maledetta malattia, la quale colpisce ancora troppe donne.
Le iniziative sono tante, e ne siamo liete. Ecco perché è bene presentare chi si mette in prima linea, donando tempo e denaro alla ricerca. Come Guardini, ad esempio, che ha deciso di mettere in campo le sue forze donandole a Pink is Good, l’ambizioso (e bellissimo) progetto della Fondazione Veronesi che ha come obiettivo la sconfitta totale del cancro al seno.
Provate a fare un giretto su pinkisgood.it: è l’aggiornatissimo sito del progetto di cui accennato sopra. La grafica intuitiva, le immagini e il tono informale lo rendono un sito perfetto per tutte le donne che vogliono informarsi sugli stili di vita da adottare o sulla prevenzione, cercare supporto o donare un po’ delle loro risorse devolvendole alla ricerca.
Una ricerca che si basa su dati certi e che da essi vuole partire per migliorare ancora di più la situazione: ogni anno in Italia sono circa quarantottomila le donne che si ammalano di cancro al seno.
Ad oggi la sopravvivenza a cinque anni dal tumore è dell’87%, grazie alla profonda ricerca che è stata condotta, ma se contiamo che i tumori presi alle fasi iniziali presentano una percentuale di sopravvivenza del 98% allora capiamo che i progressi fatti sono davvero molti. Tuttavia l’obiettivo è quello di arrivare al 100%! Non dimentichiamocelo.
E arrivare a questo obiettivo sarà possibile solo grazie al supporto di tutti. Come quello di Guardini, un’azienda che sicuramente conoscerete.
Guardini, azienda ad alto tasso femminile, realizza da sempre stampi ed accessori per il forno e la pasticceria in casa. Stampi in silicone, in plastica, teglie, pirofile, accessori: tutto ciò di cui avete bisogno per cucinare i vostri dolci e deliziosi manicaretti.
Questi manicaretti però a partire da ottobre saranno ancora più buoni, perché al loro interno comprenderanno anche un po’ di beneficenza: Guardini ha deciso infatti di produrre una collezione di stampi al femminile in edizione limitata (rosa, manco a dirlo!) dedicati alle donne impegnate nella difficilissima battaglia. Il tutto per sostenere il lavoro dei ricercatori della Fondazione Umberto Veronesi.
La promozione della prevenzione passa così anche dalla cucina: acquistando un prodotto della collezione Guardini Special Edition “Pink is Good”, che sarà in vendita a partire dal mese di ottobre (il mese della prevenzione!) nei negozi di casalinghi e sul sito internet www.store.guardini.com, parte del ricavato andrà direttamente a riempire le tasche del progetto e della Fondazione, permettendo così alla ricerca di proseguire sulla buona strada.
E naturalmente acquistando i prodotti “Pink is Good” si avrà la garanzia di qualità firmata Guardini: gli stampi “Fiorella”, il tegame per la pizza, lo stampo per plumcake, lo stampo per crostata e lo stampo quadro sono tutti realizzati in Italia, in acciaio Hi-Top con comodo rivestimento antiaderente. E, come sempre, sono privi di metalli pesanti, BPA e PFOA.