Le paure dei bambini

Il presupposto è molto semplice: la paura, nei bambini, è un sentimento assolutamente normale. Non solo: anche se ogni bambino ha paura di qualcosa in particolare, esistono certi tipi di fobie che sono tendenzialmente comuni nell’infanzia. Pensiamo alla paura del buio, a quella dell’abbandono…

Esistono poi paure “fisiologiche” e paure “patologiche”. Ma come fare per affrontarle? Come comunicare quando i bambini sono in preda alla paura?

Le paure dei bambini: quali sono gli elementi comuni della paura dei bambini e quali sono gli strumenti che possiamo utilizzare per stargli vicino

La paura è un’emozione naturale e primaria, legittima, tipica dell’uomo e degli esseri viventi, che per un istinto di autoprotezione si ritrovano a provare questo sentimento che aiuta ad attivare reazioni di difesa nei confronti dei pericoli che arrivano dall’esterno. Questo sentimento è dunque importante, perché aiuta l’uomo a rispondere alle circostanze agendo istintivamente di conseguenza, esortando a stare all’erta e, soprattutto, aiutandoci a costruire una consapevolezza che si fonda sulle esperienze precedenti. In altre parole, grazie alla paura impariamo a riconoscere le situazioni e a difenderci basandoci su ciò che abbiamo già vissuto.

Detto questo, la paura nei bambini è di tipo irrazionale, anche per il fatto che le esperienze di vita sono ancora in fase di sviluppo. Crescendo, poi, queste paure diventeranno sempre più razionali e complesse, e saranno legate alla sfera relazionale. Per intenderci: se da molto piccoli i bambini hanno paura del buio o dei mostri, quando crescono, ad esempio, possono avere paura del giudizio degli altri.

Pur essendo un sentimento naturale e normale, la paura nei bambini si può manifestare e sviluppare in due modi. La prima modalità è la paura “fisiologica”, quella che potremmo definire “normale”, più leggera. La seconda è quella “patologica”, che diviene molto intensa e che non permette al bambino di vivere certe situazioni serenamente. Questa paura patologica diviene quindi un ostacolo alla maturazione e alla crescita.

Ma come e quando nascono, le paure dei bambini? Verso l’ottavo mese di vita, il bambino comincia a sentirsi a disagio e a provare la paura nei confronti di ciò che non conosce. Questa prima paura si manifesta, quindi, nei confronti di luoghi, persone o situazioni sconosciuti.

Dall’età prescolare a costruirsi è invece la paura della separazione dai genitori e dalle figure di riferimento. Dai quattro anni, ecco dunque le paure nei confronti di alcuni animali e verso l’imprevedibilità dell’ambiente esterno. È in questa fase che i bambini cominciano ad avere paura dei temporali, dei lampi, dell’acqua, del vento, del buio (che è metafora di solitudine).

In età scolare, dai sei anni, i bambini cominciano a sviluppare paure più “concrete”, ovvero basate sull’esperienza di vita, e queste paure si manifestano nei confronti di situazioni più sociali, nei confronti degli altri, come la paura dei risultati scolastici o la paura di non venire accettati.

Dagli otto anni, infine, si sviluppa la paura della morte e degli incidenti.

Come comportarci, dunque, quando ci troviamo di fronte ad un bambino impaurito? Purtroppo, da adulti, ci è difficile immedesimarci in loro, e la nostra reazione immediata è quella di razionalizzare, non ascoltando il bambino (perché non diamo il giusto peso alla sua paura) oppure cercando di spiegargli in maniera cosciente e pragmatica l’insensatezza di quella paura. In realtà l’empatia è la soluzione migliore: ascoltare il bambino e cercare di capire a fondo cosa sta provando è il primo passo per capire che la sua paura non è assurda o stupida, ma vera, e per muoverci di conseguenza.

Altra reazione immediata sono le coccole, che sono assolutamente giuste, ma solo se intese non come strumento per eliminare la paura, ma come mezzo affettivo per accompagnare il bambino a comprendere meglio questo suo sentimento. A volte i bambini manifestano queste paure per un disagio profondo, per la necessità di venire “riconosciuti”, e queste loro paure vanno assolutamente riconosciute.

L’empatia possiamo dunque esprimerla in vari modi. La coccola, come dicevamo, va benissimo, è essenziale, ma allo stesso tempo dobbiamo chiederci - immedesimandoci - perché il bambino potrebbe stare provando quella paura e cosa potrebbe alleviarla (se noi la stessimo provando).

E, tornando al discorso iniziale, essendo la paura un campanello di allarme nei confronti di un pericolo esterno, qual è il pericolo che stanno percependo i bambini, a livello profondo?

Nei confronti delle paure più “concrete”, come quelle delle cadute o degli animali, la causa potrebbe essere stata un’esperienza precedente, come ad esempio il morso di un cane, una caduta rovinosa o una situazione in cui il bimbo si è fatto male. Nei confronti delle paure più irrazionali, invece, dobbiamo ricercare la causa in qualcosa di più profondo, come l’abbandono, la solitudine, il bullismo… Di conseguenza, dopo avere identificato le possibili cause, potremo agire al meglio, rendendo positive le esperienze negative.

Ci sono poi certe paure che sono insite nei bambini, come quella del buio e della notte. In particolare, sono moltissimi i bambini che hanno paura di andare a letto, perché identificano il momento dell’addormentarsi con il distacco dai genitori, la perdita dei sensi e la perdita di controllo razionale. In questo caso, molto utili sono le fiabe lette insieme nel letto: l’atto di leggere insieme innanzitutto rilassa il bambino, lo conforta, ma, soprattutto, leggere fiabe significa dare al bambino uno strumento in più. Perché?

Perché le fiabe, la maggior parte delle volte, mettendo nero su bianco certi sentimenti regalano al bambino dei simboli e delle metafore che gli permettono di identificare le sue paure in maniera più concreta, dandogli allo stesso tempo degli strumenti per affrontarle.

Riassumendo, per aiutare i nostri bambini ad affrontare e superare le loro paure, dobbiamo innanzitutto mettere in campo la nostra empatia, ascoltando i bambini e riascoltando noi stessi da bambini/ragazzi, in modo da comprendere meglio le paure di chi ci sta di fronte; dobbiamo poi scoprire le risorse del bambino, interne ed esterne, non costringendolo tanto ad affrontare le paure in maniera diretta, ma facendo capire che le paure sono legittime e fanno parte della vita.

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Cecilia

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