Dai disegni da colorare alla tela: dipingere insieme ai bambini senza stress

I disegni da colorare sono il primo amore di quasi tutti i bambini e funzionano benissimo: tengono le mani occupate, allenano la precisione e regalano mezz'ora di silenzio buono. Prima o poi, però, il foglio A4 sta stretto. Arriva la richiesta di dipingere sul serio, con i pennelli veri, e lì molti di noi si bloccano, perché immaginano già le tempere sul tavolo della cucina e un pomeriggio intero da ricostruire.

La buona notizia è che il salto è molto più semplice di quanto sembri, a patto di non partire da una tela bianca. Il modo più indolore è avere davanti un soggetto già tracciato: si può disegnare a matita il contorno di qualcosa che amano, oppure trasformare una vostra foto in un kit per dipingere con i numeri, come propone Davincified, e ritrovarsi la tela già divisa in aree numerate. In entrambi i casi il bambino smette di chiedersi "e adesso cosa disegno" e comincia subito a dipingere.

Perché la tela bianca blocca e un contorno no

Chi ha provato lo sa: davanti al foglio vuoto molti bambini si irrigidiscono, soprattutto dai sei anni in su, quando cominciano a giudicare il proprio risultato. Non è pigrizia, è la paura di sbagliare il disegno prima ancora di aver aperto i colori.

Il contorno toglie di mezzo quella paura e lascia tutta l'attenzione sul gesto. E il gesto è la parte che conta davvero: l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù ricorda che lo sviluppo grafico promuove e insieme rispecchia lo sviluppo cognitivo, sociale e affettivo del bambino, allenando la coordinazione occhio-mano, l'impugnatura e il riconoscimento dei colori. Riempire un'area con il pennello fa esattamente questo lavoro, con in più la soddisfazione di un risultato che assomiglia a qualcosa.

Preparare il tavolo in dieci minuti

Non serve un atelier. Serve un tavolo sgombro, una tovaglia cerata o due fogli di giornale, un bicchiere d'acqua per pulire i pennelli, uno straccio vecchio e un piattino di ceramica da usare come tavolozza.

Due accortezze che cambiano la giornata: mettete i colori alla destra di chi dipinge (o a sinistra se è mancino), così il pennello carico non attraversa mai la tela, e tenete un secondo straccio solo per le mani. Le magliette buone restano nell'armadio, il grembiule della scuola materna va benissimo. Se dipingete anche voi, prendete una tela vostra: i bambini copiano quello che ci vedono fare, non quello che raccomandiamo loro di fare.

Quale soggetto scegliere

Se il soggetto arriva da una fotografia, funzionano le immagini semplici e ben illuminate: un primo piano del cane, il nonno in giardino, la casa delle vacanze. Evitate le foto scure, i controluce e gli screenshot dai social, perché i dettagli si perdono e restano aree grigie che nessuno ha voglia di dipingere.

Un consiglio pratico se comprate un kit personalizzato: scegliete un servizio che vi faccia vedere l'anteprima a colori prima dell'ordine, come fa Davincified, così capite subito se il viso della foto regge la trasformazione o se conviene cambiare scatto. Con i bambini il soggetto conta più della tecnica: se sulla tela c'è il loro gatto, la pazienza raddoppia.

Quanto dura una sessione, e perché spezzarla va benissimo

Una tela finita in un pomeriggio non esiste, ed è giusto così. Con i bambini dai cinque ai sette anni contate venti minuti buoni, dagli otto in su si arriva tranquillamente a quaranta. Poi si posa tutto, si mette il pennello nell'acqua e si riprende un altro giorno.

Questa è anche la ragione per cui il quadro a puntate funziona meglio di mille attività lampo: diventa un appuntamento. La Società Italiana di Pediatria, nel suo richiamo sull'uso degli schermi, invita a proteggere il gioco libero, il movimento, la lettura e le relazioni sociali come attività essenziali per la crescita. Un tavolo apparecchiato ogni sabato pomeriggio è esattamente uno di quegli spazi, e non richiede nessuna trattativa per essere difeso.

Quando perdono la pazienza: tre cose che funzionano

La prima è dividersi il lavoro. Il genitore prende le aree grandi e noiose, lo sfondo o il cielo, e lascia al bambino le parti riconoscibili: il muso, i fiori, la maglietta rossa. Nessuno si annoia e la tela avanza.

La seconda è iniziare dai colori scuri e passare via via ai chiari, così le piccole sbavature spariscono sotto la passata successiva invece di accumularsi. La terza riguarda i materiali: con i colori molto coprenti una passata basta, mentre con le tempere annacquate bisogna tornare sopra due o tre volte e la frustrazione arriva puntuale. I kit Davincified, per esempio, usano colori ad alta coprenza proprio per questo motivo. Se usate le tempere di casa, aggiungete pochissima acqua.

Se la foto giusta non c'è, si parte da un soggetto già pronto

Capita spesso, soprattutto con i bambini piccoli: nessuna fotografia è abbastanza nitida, oppure il soggetto che vorrebbero non esiste in famiglia (un cavallo, un castello, una balena). In quel caso non vale la pena insistere.

Esistono kit per dipingere con i numeri già pronti con soggetti di ogni tipo, dagli animali ai paesaggi, e per una prima volta sono spesso la scelta migliore: il numero di aree è calibrato, i colori arrivano già abbinati e voi non dovete decidere nulla. La foto di famiglia, semmai, diventa il secondo quadro, quello che si regala ai nonni.

Il quadro finito è metà del lavoro

Quando l'ultima area è coperta, lasciate asciugare la tela una notte intera, in piano e lontano dai termosifoni. Poi appendetela dove la vedono: la cameretta, il corridoio, la porta della cucina.

È la parte che di solito dimentichiamo e invece è quella che conta. Un bambino che ritrova ogni mattina una cosa dipinta da lui, appesa sul serio e non infilata in un cassetto, chiede di dipingere di nuovo. E il pomeriggio successivo non dovrete nemmeno proporlo voi.

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Sara

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Cecilia

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