Il nuovo congedo maternità, si potrà lavorare fino al nono mese

Con la manovra del governo sta cambiando anche il congedo di maternità. Questo significa che cambiano le regole per le neomamme lavoratrici, che ora potranno rimanere al lavoro fino al nono mese (con l’ok del medico).

Ma cosa significa nel dettaglio questo cambiamento? Vediamolo insieme.

Il nuovo congedo maternità, si potrà lavorare fino al nono mese: cosa prevede la nuova manovra in fatto di congedo di maternità per le mamme lavoratrici

Il nuovo congedo di maternità è spiegato in un emendamento della Lega dedicato alle politiche della famiglia, approvato recentemente dalla commissione Bilancio della Camera dei Deputati.

Ciò che non cambia sono i mesi di maternità obbligatoria, che restano sempre e comunque cinque. La modifica riguarda essenzialmente la regola del “vecchio sistema” che prevedeva l’obbligo di astensione (uno o due mesi) prima della nascita del bambino. Ora le future mamme potranno dunque scegliere (se in buona salute) di restare al lavoro fino al termine della gravidanza, sotto consiglio del medico.

Le 21 settimane retribuite totalmente (i famosi cinque mesi) restano dunque invariati. La maternità “agile” proposta è ritenuta quindi dalla commissione Bilancio più flessibile, poiché permetterà di spalmare questo congedo non più tra i due mesi prima e i quattro mesi successivi al parto, ma anche interamente nei cinque successivi.

Il testo dell’emendamento è il seguente: “È riconosciuta alle lavoratrici la facoltà di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l’evento del parto entro i cinque mesi successivi allo stesso, a condizione che il medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro”.

L’emendamento sta facendo discutere e l’Italia si sta dividendo tra chi vede questa manovra come un’opportunità per le neomamme e chi la vede invece come un pericolo. Il pericolo, ora solo ipotizzato (se ne vedranno i risultati nel prossimo anno), sarebbero le pressioni dei datori di lavoro, che, approfittandone, cercherebbero di fare pressioni alle mamme per restare al lavoro fino all’ultimo minuto.

Nell’emendamento cambierebbe anche il Bonus per gli asili nido. Il Bonus asilo nido è un contributo statale che dà il diritto a 1000 euro per chi decide di mandare il bambino in un asilo nido pubblico o provato. Secondo questa Legge di Bilancio, il Bonus potrebbe salire fino a 1500 euro per il triennio 2019-2012 (tornando a 1000 euro nel 2022).

A diminuire sarà invece il bonus per i diciottenni, che sarà calcolato ora in base all’Isee. Saranno limitati anche i bonus per le famiglie di stranieri regolari. L’emendamento Lega sulla famiglia prevede infatti anche la limitazione dei destinatari della Carta Sconti: non più le famiglie italiane o straniere residenti in Italia, ma solo le famiglie italiane.

Una modifica, questa, che tuttavia non va a intaccare il bilancio dello stato, perché questa Carta Sconti è semplicemente una card che dà diritto a sconti in determinati esercizi commerciali che aderiscono (in altre parole: non sono soldi che entrano o escono dalle tasche dell’Italia).

A cambiare sarà anche il limite di età dei figli, che si alza dai 18 ai 26 anni (che dovranno tuttavia essere almeno tre, come prima). Ovvero: ad accedere alla carta sconti potranno ora essere solo le famiglie italiane con tre figli a carico.

 

Giulia Mandrino

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