Come crescere bambini che abbiano senso critico

I nostri bambini non sono stupidi. Lo vedono che il mondo non è un mondo perfetto, e che ci sono un sacco di problemi, e un sacco di conflitti, e che ognuno di potrebbe fare qualcosa per cambiare queste condizioni.

Ma appunto perché il mondo è pieno di problemi, dove sta la ragione? Dove sta la parte buona? E da che parte dobbiamo stare noi? Noi genitori, per primi, dobbiamo educare i nostri ragazzi insegnando loro il senso civico, l’empatia e il rispetto. Ma ciò che dobbiamo sempre tenere a mente è che i nostri figli non sono noi: cresceranno e avranno delle loro idee. È così che deve andare, ed è giustissimo.

E questo non significa che se avranno idee diverse dalla nostra saranno nel torto. Anzi. Perché se avranno loro idee significherà che sono capaci di pensare con la loro testa. Che penseranno "outside the box". Ma per far sì che sviluppino il fondamentale senso critico per vivere in questo mondo (rendendolo migliore), possiamo non stare fermi a guardare, insegnandogli alcune piccole cose fin quando sono piccoli.

Come crescere bambini che abbiano senso critico: come far sì che i nostri figli sviluppino una capacità di pensiero rispettosa, empatica e profonda

Prima di tutto, chiariamo cos’è il pensiero critico: il pensiero critico è la capacità dell’essere umano di formarsi un’opinione e di arrivare ad una conclusione pensando, discernendo tutte le informazioni, analizzando, facendo valutazioni e ascoltando spiegazioni. In altre parole: significa sentire sempre tutte le campane e informarsi, dispiegando la propria curiosità, per arrivare ad un’idea che sia davvero personale e non inculcata dall’esterno.

Fin da piccoli, il gioco di ruolo è in questo senso fondamentale. Lasciare che i bambini interpretino personaggi (“Oggi giochiamo alla mamma?”, “Facciamo che io ero la benzinaia?”, “Tu fai il soldato e io il re”) è importantissimo. Mentre giocano di ruolo, i bambini mettono in atto ipotetiche situazioni che li vedranno in qualche modo protagonisti anche da grandi, sperimentando le conseguenze e quindi il rapporto causa-effetto di ogni azione. Vedranno, quindi, che ogni decisione e ogni pensiero implica altro.

Lasciamo, poi, che risolvano da soli i problemi, il più possibile. Questo non significa abbandonarli a loro stessi (quando c’è bisogno di noi sappiamo intervenire), ma vuol dire dare loro la possibilità di analizzare le situazioni interne ed esterne, ovvero ciò che provano internamente e quello con cui hanno a che fare esternamente.

Crescendo, poi, i bambini hanno bisogno del nostro stimolo, riguardo al pensiero. Non confezioniamogli risposte bell’e che pronte quando studiano qualcosa o quando si interessano ad un determinato argomento. Sì, esponiamo i fatti, ma poi non chiediamo solo il “cosa?”. Chiediamo, soprattutto, il “perché” e il “come”. Ad esempio, parlando di ecologia e cambiamento climatico, possiamo sì partire dal “cosa” (“Cos’è il cambiamento climatico”), ma poi è bene passare al “Perché siamo in questa situazione?” e al “Come possiamo cambiare le cose?”.

Infine, non evitiamo il confronto. Non evitiamo chi non la pensa come noi, ma accogliamo le discussioni civili. Solo così i bambini e i ragazzi potranno vedere come esistono sempre diversi punti di vista, e che ognuno ha le sue ragioni, discernendo poi la propria impressione. Solo così cresceremo adulti che avranno sì un loro pensiero, ma che avranno anche la capacità di ascoltare gli altri e di mettersi nei loro panni!

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Cecilia

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