Perché i bambini sono sempre più miopi e come prevenirlo
Martedì, 03 Giugno 2025 08:14Il numero di bambine e bambini miopi è in crescita costante, con una tendenza che preoccupa le oftalmologhe, gli oftalmologi, le pediatre e i pediatri. Secondo i dati presentati al Congresso della Società italiana di pediatria (Sip), oggi il 36% dei minori tra i 5 e i 19 anni è miope, con un incremento del 50% negli ultimi trent’anni. Se questa curva non rallenta, entro il 2050 la metà delle ragazze e dei ragazzi nel mondo sarà affetta da miopia.
Non si tratta più solo di un difetto visivo gestibile con un paio di occhiali: la miopia sta diventando una condizione patologica complessa, che insorge sempre prima e può evolvere verso gravi complicanze oculari.
Un disturbo sempre più precoce e aggressivo
Un tempo la miopia compariva intorno ai 12-13 anni. Oggi, invece, si manifesta spesso in età prescolare. «L’insorgenza precoce porta a un maggiore allungamento del bulbo oculare e predispone a complicanze come distacco di retina, glaucoma e cataratta precoce», come spiega Paolo Nucci, ordinario di Oftalmologia all'Università degli Studi di Milano e presidente della Società Italiana di Oftalmologia Pediatrica e Strabismo ad Ansa.
Il problema principale è che l’occhio miope non si limita più a “vedere male da lontano”, ma subisce alterazioni strutturali permanenti. L'allungamento del bulbo oculare, tipico della miopia, modifica il modo in cui l’occhio riceve e processa gli stimoli visivi e aumenta la vulnerabilità dell’intero sistema visivo.
La causa principale è lo stile di vita
La vita moderna, sempre più al chiuso e davanti agli schermi, è tra i fattori principali dell’aumento della miopia. Tablet, smartphone, studio prolungato da vicino e scarsa esposizione alla luce naturale stanno cambiando il modo in cui gli occhi delle bambine e dei bambini crescono.
«L’attività all’aperto è la migliore alleata della prevenzione: i bambini devono trascorrere più tempo lontano dagli schermi e con lo sguardo libero di spaziare», ricorda Nucci. La luce naturale ha un ruolo fondamentale nello sviluppo visivo e nella regolazione dei meccanismi interni che governano la crescita del bulbo oculare. Studi internazionali hanno mostrato che almeno due ore al giorno all’aria aperta riducono in modo significativo il rischio di sviluppare miopia.
Inoltre, leggere a distanza troppo ravvicinata e per periodi prolungati può provocare un affaticamento costante dell’accomodazione, il meccanismo con cui l’occhio mette a fuoco da vicino, aumentando così il rischio di miopia nei soggetti predisposti.
Strategie per rallentare la progressione
Nonostante il quadro preoccupante, oggi la ricerca offre strumenti efficaci per rallentare l’evoluzione della miopia. Le due opzioni principali - sempre secondo Nucci - sono l’Atropina a bassissimo dosaggio e le lenti a defocus.
L’Atropina 0,01-0,05%, somministrata sotto forma di collirio, è ben tollerata e agisce su meccanismi biochimici dell’occhio ancora non del tutto chiariti, ma efficaci nel bloccare l’allungamento del bulbo oculare. Le lenti a defocus, invece, modificano la distribuzione degli stimoli visivi sulla retina e correggono il meccanismo di feedback che porta all’aggravarsi della miopia.
Le due strategie combinate funzionano in oltre il 70% dei casi, secondo gli studi citati da Nucci. E la nuova frontiera sarà intervenire ancora prima, nei cosiddetti “premiopi”: bambini e bambine che non sono ancora miopi, ma mostrano già segni di rischio. Intervenire in questa fase, con una prevenzione mirata, potrebbe evitare del tutto la comparsa del difetto visivo.
Cosa possono fare i genitori
Le madri e i padri hanno un ruolo centrale nella protezione della vista dei propri figli e figlie. Limitare il tempo di utilizzo di dispositivi digitali, organizzare ogni giorno momenti di gioco e attività all’aperto, e favorire pause frequenti durante la lettura o lo studio da vicino sono scelte semplici ma fondamentali.
Alcune indicazioni pratiche:
- Regola del 20-20-20: ogni 20 minuti di lettura o uso di schermi, far guardare l’orizzonte per almeno 20 secondi a una distanza di almeno 6 metri.
- Controlli oculistici regolari, anche in assenza di sintomi evidenti, per identificare precocemente eventuali segnali di rischio.
- In caso di familiarità per miopia, monitorare con maggiore attenzione e discutere con la pediatra o il pediatra la possibilità di adottare precocemente misure preventive.
- Incoraggiare attività sportive e ricreative all’aperto, anche nei mesi invernali, purché in sicurezza
Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale.
La pavlova è un dolce a base di meringa, croccante all’esterno e morbida al centro, solitamente guarnita con panna montata e frutta fresca. Deve il nome alla ballerina russa Anna Pavlova e ha origini contese tra Nuova Zelanda e Australia. È un dolce naturalmente senza glutine, leggero ma scenografico, perfetto da servire come dessert in occasioni speciali.
5 ricette veloci di riso freddo diverso dal solito
Mercoledì, 28 Maggio 2025 17:58Il riso freddo è una delle soluzioni più semplici e versatili per pranzi e cene estive, ma anche per chi cerca un pasto sano, completo e facilmente trasportabile. È ideale da preparare in anticipo, da portare in ufficio o per un picnic. Le versioni vegetariane permettono di variare molto, usando verdure di stagione, legumi, frutta secca e formaggi, senza rinunciare al gusto o alla praticità.
Ecco cinque ricette di riso freddo, tutte vegetariane, nutrienti e pronte in pochi minuti, con ingredienti facilmente reperibili e passaggi essenziali.
Riso freddo con zucchine grigliate, feta e menta
Cuoci 80-100 grammi di riso a persona (meglio se basmati o integrale), scolalo e fallo raffreddare sotto acqua fredda. Griglia le zucchine tagliate a rondelle sottili con un filo d’olio, poi tagliale a striscioline. Unisci il riso con le zucchine grigliate, feta sbriciolata, qualche foglia di menta fresca e condisci con olio extravergine, sale e poco succo di limone.
È un piatto fresco e profumato, perfetto anche come antipasto o contorno.
Riso integrale con pomodorini, ceci e basilico
Lessare il riso integrale richiede qualche minuto in più, ma il risultato è più saziante e ricco di fibre. Una volta cotto e raffreddato, mescolalo con pomodorini tagliati a metà, ceci lessati (anche in scatola, sciacquati bene), foglie di basilico spezzettato e una manciata di semi di girasole. Aggiungi olio extravergine, un pizzico di sale e, se ti piace, qualche goccia di aceto di mele.
Questo piatto copre tutti i macronutrienti e si conserva bene anche per il giorno dopo.
Riso basmati con avocado, limone e mandorle
Un’opzione più esotica, fresca e leggermente cremosa. Dopo aver cotto il riso basmati, lascialo raffreddare completamente. A parte, taglia a dadini un avocado maturo e irroralo con succo di limone per non farlo annerire. Uniscilo al riso insieme a mandorle tostate a lamelle e scorza grattugiata di limone non trattato. Puoi aggiungere anche un po’ di pepe nero o paprika dolce.
È un riso freddo adatto anche a chi segue una dieta vegana.
Riso venere con piselli, carote e zenzero
Il riso venere ha un gusto intenso e una consistenza che si presta bene a essere servito freddo. Cuocilo per circa 35 minuti, scolalo e fallo raffreddare. Intanto, lessa i piselli freschi o surgelati e grattugia una carota cruda. Mescola tutto con il riso e aggiungi zenzero fresco grattugiato, un filo d’olio extravergine e qualche goccia di salsa di soia.
Questo piatto è ricco di antiossidanti e fibre, con un gusto deciso e leggermente orientale.
Riso con melone, cetriolo e yogurt greco
Una ricetta dolce-salata, ideale per chi ama i sapori freschi e contrastanti. Cuoci il riso (meglio se thai o a chicco lungo), raffreddalo e uniscilo a cubetti di melone, cetriolo tagliato sottile, menta fresca e una cucchiaiata di yogurt greco denso per legare. Aggiungi sale, pepe e un filo d’olio a crudo.
Una proposta diversa dal solito, perfetta anche come piatto unico nelle giornate molto calde.
Adenovirus nei bambini, cosa c'è da sapere
Martedì, 27 Maggio 2025 08:35Gli adenovirus sono tra i virus più comuni nell’infanzia, capaci di provocare infezioni respiratorie, gastrointestinali e oculari. Anche se nella maggior parte dei casi causano disturbi lievi e autolimitanti, la loro diffusione è ampia, soprattutto tra le bambine e i bambini che frequentano ambienti scolastici e comunitari. Conoscerne le caratteristiche è importante per riconoscerli, trattarli correttamente e ridurre il rischio di contagio.
Che cosa sono gli adenovirus e perché colpiscono spesso i bambini
Gli adenovirus sono virus a DNA, appartenenti a una famiglia di cui si conoscono almeno 100 sierotipi diversi, circa la metà dei quali può infettare l’essere umano (come dichiara l'ISS). Si suddividono in sette sottogruppi (da A a G) in base alle differenze genetiche. Sono virus resistenti nell’ambiente e quindi in grado di sopravvivere a lungo su superfici e oggetti, facilitando la trasmissione in ambienti chiusi o affollati.
La trasmissione avviene per via respiratoria, tramite starnuti, tosse o semplicemente parlando a distanza ravvicinata. Ma può avvenire anche per via oro-fecale, ad esempio ingerendo acqua o cibi contaminati da secrezioni, oppure toccando asciugamani, biancheria o superfici sporche. Le bambine e i bambini che frequentano scuole, asili, palestre o vivono in contesti collettivi sono più esposti al contagio.
Sintomi principali: non solo febbre e raffreddore
I disturbi causati dall’adenovirus compaiono in genere dopo 3-10 giorni dall’esposizione. Le forme più comuni interessano le vie respiratorie, ma l’infezione può coinvolgere anche occhi, intestino, vie urinarie e in casi rari il sistema nervoso.
I sintomi respiratori sono i più frequenti, in particolare nei casi causati dai sierotipi 3, 4 e 7:
- raffreddore con secrezione nasale,
- mal di gola,
- febbre,
- ingrossamento delle tonsille e dei linfonodi del collo.
In alcuni casi può comparire anche tosse persistente, affanno e, nei bambini molto piccoli o immunodepressi, bronchiolite o polmonite, con rischio di difficoltà respiratoria e bisogno di ospedalizzazione.
Le infezioni gastrointestinali si manifestano con:
- nausea, vomito, dolore addominale, diarrea, anche nei lattanti.
L’infezione oculare si presenta spesso in forma di cherato-congiuntivite epidemica, con occhi rossi, bruciore, lacrimazione abbondante e fotofobia, e può coinvolgere anche entrambi gli occhi.
Raramente, l’adenovirus può colpire:
- vie urinarie (con bruciore alla minzione),
- sistema nervoso (meningite o encefalite), soprattutto nei soggetti immunodepressi.
Diagnosi e trattamento: quando preoccuparsi
Nella gran parte dei casi, l’infezione da adenovirus non richiede test diagnostici specifici: i sintomi sono riconoscibili e si risolvono spontaneamente in pochi giorni. È però importante monitorare attentamente i neonati, i bambini piccoli, le persone anziane e immunodepresse, che potrebbero andare incontro a complicazioni più serie.
Il trattamento è sintomatico, con uso di farmaci anti-infiammatori per alleviare febbre e dolore. Non servono antibiotici, a meno che non ci siano sovrainfezioni batteriche. In casi gravi o persistenti, si può ricorrere a farmaci antivirali come il Cidofovir o la Ribavirina, ma l’uso è limitato a situazioni particolari e sempre sotto controllo ospedaliero.
La reidratazione è fondamentale se l’infezione coinvolge lo stomaco e l’intestino, soprattutto nei più piccoli, che rischiano disidratazione più facilmente.
Prevenzione: igiene e isolamento, le armi più efficaci
La prevenzione dell’adenovirus passa principalmente da buone abitudini igieniche. Poiché il virus è resistente nell’ambiente, è fondamentale:
- lavarsi spesso le mani con acqua e sapone,
- usare fazzoletti monouso,
- evitare di condividere asciugamani o lenzuola,
- disinfettare le superfici con regolarità.
Nelle mense scolastiche e comunitarie, il rispetto delle regole igieniche (uso di guanti e mascherine da parte del personale, manipolazione corretta degli alimenti) è essenziale per evitare contaminazioni.
Le bambine e i bambini con sintomi respiratori non dovrebbero andare a scuola fino a guarigione, per non contagiare le compagne e i compagni. Lo stesso vale per gli adulti sul posto di lavoro. L’isolamento temporaneo è una misura semplice ma efficace per limitare la diffusione del virus.
Cosa fare se si sospetta un’infezione da adenovirus
Se una bambina o un bambino presenta sintomi come febbre, mal di gola, tosse o diarrea, è consigliabile consultare la pediatra o il pediatra. In presenza di sintomi lievi, è sufficiente riposare, bere molti liquidi, e seguire una terapia antinfiammatoria per qualche giorno. Se invece i sintomi peggiorano, durano oltre una settimana o compare difficoltà respiratoria, è opportuno rivolgersi a un pronto soccorso pediatrico.
I sintomi oculari come arrossamento e bruciore vanno riferiti al medico, perché la cherato-congiuntivite può durare anche diverse settimane e richiedere una gestione specifica.
Anche se si tratta nella maggior parte dei casi di un'infezione benigna e autolimitante, è importante non sottovalutare i segnali d’allarme, soprattutto nei soggetti più fragili.
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Perché è importante donare il latte materno (e come farlo)
Lunedì, 26 Maggio 2025 09:07Il latte umano è un alimento insostituibile per neonate e neonati. Fornisce tutto ciò di cui il corpo ha bisogno nei primi mesi di vita: nutrienti essenziali, anticorpi, enzimi e ormoni che favoriscono la crescita, lo sviluppo del cervello, la maturazione del sistema immunitario e la digestione. Per alcune bambine e bambini, soprattutto se prematuri o gravemente malati, questo nutrimento può fare la differenza tra la vita e la morte. Ecco perché la donazione di latte materno è un gesto semplice ma potentissimo.
Un alimento unico, su misura
Il latte umano ha una composizione complessa, che si adatta in modo dinamico alle esigenze del neonato o della neonata. Contiene proteine, grassi, carboidrati, vitamine e sali minerali in quantità perfettamente bilanciate. Inoltre, include anticorpi naturali che aiutano a proteggere da infezioni gastrointestinali, respiratorie e urinarie, e riduce il rischio di sviluppare allergie, obesità e diabete di tipo 1.
Il latte materno contiene anche acidi grassi essenziali come il DHA, fondamentali per lo sviluppo del cervello e della vista.
Essenziale per i prematuri
Per neonate e neonati nati prima del termine, il latte materno ha un'importanza ancora maggiore. Il latte delle madri che partoriscono prematuramente ha caratteristiche specifiche: è più ricco di proteine, minerali e anticorpi. Tuttavia, non sempre le madri di questi bambini riescono a produrlo in quantità sufficienti, a causa delle condizioni cliniche, dello stress o di altri fattori.
In questi casi entra in gioco la donazione di latte umano. Le banche del latte, presenti in molti ospedali italiani, raccolgono, pastorizzano e distribuiscono latte donato da donne in buona salute e con una produzione abbondante. Questo latte viene somministrato soprattutto ai neonati prematuri ricoverati in Terapia Intensiva Neonatale (TIN).
Secondo la Federazione nazionale degli ordini della professione ostetrica (Fnopo), il latte donato può portare benefici concreti: riduzione della durata della degenza in TIN, migliore tolleranza alimentare, aumento dei tassi di allattamento al seno al momento della dimissione e riduzione significativa del rischio di enterocolite necrotizzante, una grave patologia intestinale che può colpire i prematuri nelle prime settimane di vita
Questi dati sono confermati anche dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che indica il latte umano donato come la prima alternativa al latte della madre biologica, quando questa non può allattare.
Un gesto di solidarietà concreta
Donare il latte materno è un gesto gratuito, volontario, che può salvare vite. E anche in situazioni di emergenza umanitaria – come guerre, disastri naturali o crisi migratorie – l’accesso a latte umano donato può rappresentare una risorsa fondamentale per garantire la sopravvivenza e la salute delle neonate e dei neonati più fragili.
Le banche del latte lavorano nel rispetto di protocolli sanitari rigorosi: le donatrici vengono sottoposte a controlli clinici e il latte viene raccolto, conservato e pastorizzato in condizioni controllate, per garantire la sicurezza dei piccoli riceventi.
Chi può donare e come farlo
Possono donare latte materno le donne in buona salute, che allattano e che producono più latte di quanto richiesto dal proprio figlio o dalla propria figlia. Prima di iniziare la donazione, è necessario un colloquio con il personale del centro di raccolta dell'ospedale di riferimento, che effettua un’anamnesi e alcuni esami del sangue.
Il latte viene poi raccolto a casa, con l’uso di un tiralatte fornito dall’ospedale o acquistato autonomamente, e conservato in congelatore. Viene consegnato periodicamente alla banca del latte, secondo modalità stabilite dal centro. Ogni struttura ha linee guida specifiche, ma tutte condividono l’obiettivo di garantire massima sicurezza e tracciabilità del processo.
In Italia, esistono circa 40 banche del latte umano, distribuite su tutto il territorio nazionale. Per sapere dove si trova quella più vicina, è possibile consultare il sito dell’Associazione italiana banche del latte umano donato (Aiblud).
Un dono che moltiplica i benefici
Il latte materno, anche se donato, mantiene intatti i suoi effetti benefici. Non solo nutre, ma protegge, cura e aiuta a crescere. Le madri che decidono di donare spesso raccontano di sentirsi parte di qualcosa di più grande: una rete di cura, condivisione e solidarietà. Donare non comporta rischi per la salute della madre e non riduce la quantità di latte a disposizione per il proprio figlio o figlia. Al contrario, può sostenere la produzione grazie alla stimolazione regolare. È una forma di allattamento “esteso”, che aiuta chi dona e chi riceve.
Il pak choi: come cucinare il cavolo cinese dalle numerose proprietà
Venerdì, 23 Maggio 2025 07:17Tra gli scaffali delle verdure o nel cassetto bio del supermercato spunta sempre più spesso lui: il pak choi, con quelle sue foglie larghe e brillanti e i gambi bianchi, sodi e croccanti. A vederlo così, potrebbe sembrare una versione esotica delle nostre biete, ma questo ortaggio asiatico ha una personalità tutta sua e un gusto delicato che conquista subito.
Ecco allora cosa c’è da sapere sul pak choi, perché inserirlo nella spesa di stagione e come cucinarlo in modo semplice e gustoso.
Cos’è il pak choi
Conosciuto anche come bok choy o cavolo cinese, il pak choi fa parte della grande famiglia delle brassicacee, le stesse di cavoli, cavolfiori e broccoli. Ma rispetto ai “cugini” occidentali ha un aspetto molto diverso: le sue foglie sono verdi scure, simili a quelle degli spinaci, mentre i gambi sono chiari e croccanti, come quelli delle bietole.
Originario della Cina, è coltivato da oltre 1500 anni, ma oggi viene prodotto anche in Europa, Italia compresa, e si trova ormai con facilità nei mercati contadini, nei supermercati ben forniti o nei negozi di alimentazione naturale. Il nome “pak choi” in cantonese significa letteralmente “verdura bianca”, un riferimento al colore dei suoi gambi carnosi e succosi.
Dal punto di vista nutrizionale è una miniera di proprietà: povero di calorie (solo 13 ogni 100 grammi), ricchissimo di acqua, fibre, vitamina C e K, e con una buona presenza di acido folico, calcio e potassio. È anche una fonte interessante di antiossidanti e composti glucosinolati, che gli conferiscono proprietà antinfiammatorie e protettive per il sistema immunitario.
Come cucinare il pak choi
Una delle cose più belle del pak choi è che è facilissimo da preparare e cuoce in pochissimi minuti. Tutta la pianta si può mangiare: sia le foglie verdi che i gambi bianchi, che regalano consistenze diverse in bocca. La regola d’oro è non cuocerlo troppo: bastano pochi minuti per mantenerlo tenero ma ancora croccante e per conservare tutte le sue proprietà.
Dopo averlo lavato bene sotto l’acqua corrente, si può tagliare a metà nel senso della lunghezza (se piccolo) o a pezzetti (se è una testa più grande), separando gambi e foglie per cuocerli con tempi diversi.
Un modo semplicissimo per gustarlo? Saltato in padella. Un filo d’olio, uno spicchio d’aglio o un pezzettino di zenzero fresco grattugiato, poi i gambi a rosolare per 2-3 minuti, infine si aggiungono le foglie e si completa la cottura per altri 2 minuti. Una spolverata di semi di sesamo, e il contorno è servito. Si abbina benissimo a riso, tofu, pesce o uova.
Si può anche cuocere a vapore, intero o a pezzi, per 4-5 minuti, e poi condirlo con un’emulsione di olio, limone e salsa di soia per una versione light e profumata. Oppure, per un piatto unico completo e veloce, lo si può aggiungere a una zuppa di noodles, a fine cottura, lasciandolo solo il tempo necessario a diventare tenero.
Per chi ama le ricette più fusion, il pak choi è perfetto nei wok saltati con altre verdure, oppure leggermente brasato con salsa di soia e un pizzico di miele, per ottenere un contorno dal sapore agrodolce e ricco.
Una verdura da riscoprire
Il pak choi è una di quelle verdure che conquistano con la semplicità. Ha un gusto gentile, ma deciso, una consistenza interessante e una versatilità in cucina che lo rende adatto a ogni pasto: dalla schiscetta al pranzo della domenica. Non solo: è facile da digerire, non gonfia e non appesantisce, ed è quindi ottimo anche per chi segue un’alimentazione leggera o vuole introdurre più verdure cotte nella dieta quotidiana.
Chi cerca varietà nella spesa settimanale, chi ama i sapori orientali ma non ha voglia di preparazioni complicate, chi vuole mangiare più sano senza rinunciare al gusto… può iniziare proprio da qui: dal pak choi, una piccola verdura con un grande potenziale.
Corte costituzionale: "Entrambe le madri possono riconoscere il figlio nato da Pma"
Giovedì, 22 Maggio 2025 10:51La Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo il divieto per la madre intenzionale – cioè la donna che ha deciso volontariamente di diventare madre insieme alla madre biologica – di essere riconosciuta come genitore del figlio nato in Italia da una procreazione medicalmente assistita (Pma) fatta all’estero. La sentenza, depositata il 22 maggio 2025, è un punto importante per il riconoscimento dei diritti delle famiglie omogenitoriali e per la tutela dei diritti dei bambini e delle bambine nati in questo modo.
Il nodo: chi è genitore?
In Italia, la legge permette l’accesso alla procreazione medicalmente assistita solo a coppie eterosessuali, sposate o conviventi. Di conseguenza, le coppie di donne che decidono di avere un figlio insieme ricorrono spesso alla Pma all’estero, in paesi dove la legge lo consente.
Fino ad ora, però, una volta tornate in Italia, solo la madre biologica poteva essere riconosciuta come genitore del bambino o della bambina. L’altra, anche se aveva partecipato pienamente alla decisione e al percorso, non aveva nessun diritto legale sul figlio. Secondo la Consulta, questa esclusione non rispetta i diritti fondamentali del minore, che ha diritto a una famiglia riconosciuta fin dalla nascita.
I diritti dei figli e delle figlie vengono prima
Secondo la Corte costituzionale, non riconoscere la madre intenzionale viola l’articolo 2 della Costituzione, che protegge l’identità personale del bambino e il suo diritto a un rapporto giuridico chiaro e stabile con entrambi i genitori. Inoltre, viola l’articolo 3, perché crea una disparità di trattamento senza una giustificazione valida e l’articolo 30, che garantisce ai figli il diritto a ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza da entrambi i genitori.
In sostanza, per i giudici della Consulta, il riconoscimento della madre intenzionale serve a tutelare l’interesse del minore, che ha bisogno di un rapporto stabile e continuativo con tutte le figure che si prendono cura di lui. Escludere uno dei due genitori crea una situazione di incertezza e vulnerabilità, che danneggia la crescita e il benessere del bambino o della bambina.
La responsabilità condivisa non può essere cancellata
Secondo la sentenza, quando due persone decidono insieme di avere un figlio tramite Pma, si assumono una responsabilità genitoriale condivisa. Questo impegno, ha spiegato la Corte, non può essere cancellato o ignorato, soprattutto nei confronti del minore. La madre intenzionale non può “tirarsi indietro” dal suo ruolo di genitore, proprio perché ha partecipato consapevolmente e attivamente alla decisione di avere quel figlio.
La Corte ricorda anche che il diritto del bambino a essere educato, assistito e cresciuto da entrambi i genitori vale anche quando uno dei due non è genitore biologico, ma ha scelto liberamente e responsabilmente di assumere quel ruolo.
Nessun ostacolo a una legge più inclusiva
La Corte costituzionale ha anche chiarito un altro punto importante. Non ci sono limiti costituzionali che impediscono al legislatore di allargare l’accesso alla Pma anche ad altri tipi di famiglie, come le famiglie monoparentali o formate da due donne. Al momento, la legge italiana permette la Pma solo alle coppie eterosessuali, ma questa scelta – secondo i giudici – non è obbligata dalla Costituzione.
La Corte non ha però considerato irragionevole l’attuale esclusione delle donne single dall’accesso alla Pma, ritenendo che la legge, così com’è oggi, non sia sproporzionata. Ma ha anche sottolineato che una riforma è possibile, se il Parlamento decidesse di aggiornare le regole.
Un passo avanti per le famiglie e i diritti dei minori
Con questa sentenza, la Consulta ha messo al centro il diritto dei bambini e delle bambine ad avere entrambi i genitori riconosciuti, fin dalla nascita, quando sono nati da una decisione comune e consapevole. Ha anche ricordato che il diritto dei figli viene prima delle rigidità legali e delle definizioni tradizionali di famiglia.
Il riconoscimento della madre intenzionale non è solo una questione di diritti degli adulti, ma soprattutto di tutela del benessere dei più piccoli. Garantire loro stabilità, affetto e protezione da parte di tutte le figure genitoriali è, secondo la Corte, un principio costituzionale che lo Stato non può ignorare.
I cereali per la colazione sono sempre meno sani: a rischio la salute cardiovascolare
Giovedì, 22 Maggio 2025 09:40I cereali per la prima colazione destinati a bambine e bambini sono cambiati, ma non in meglio. Secondo un’ampia analisi pubblicata sulla rivista Jama Network Open e condotta da un team dell’università del Kentucky, dal 2010 al 2023 la qualità nutrizionale dei nuovi cereali lanciati sul mercato statunitense è peggiorata. I ricercatori e le ricercatrici, guidati da Shuoli Zhao, hanno esaminato 1200 prodotti pronti da consumare (Ready-To-Eat cereals) rivolti a una fascia d’età compresa tra i 5 e i 12 anni. Ne è emerso un dato chiaro: più zucchero, più grassi, più sale. Meno fibre e proteine.
Una singola porzione di questi cereali può superare da sola il 45% del limite giornaliero di zuccheri aggiunti raccomandato dall’American Heart Association per l’infanzia. La tendenza osservata suggerisce che le aziende produttrici hanno privilegiato il gusto e il marketing visivo rispetto all’equilibrio nutrizionale, con conseguenze potenzialmente dannose per la salute.
Grassi e sodio in aumento: un cambiamento netto
I dati dello studio indicano un aumento del contenuto di grassi per porzione del 33,6%: si è passati da 1,13 grammi nel 2010 a 1,51 grammi nel 2023. Anche il sodio è cresciuto in modo significativo, con un incremento del 32,1% (da 156 a 206,1 milligrammi per porzione).
Questi due elementi sono direttamente legati al rischio cardiovascolare, anche nei più giovani. L’esposizione a diete ricche di sodio e grassi saturi può infatti contribuire nel tempo allo sviluppo di ipertensione, obesità e disturbi metabolici. Il fatto che il prodotto più consumato a colazione presenti questi aumenti pone interrogativi sulla responsabilità dell’industria alimentare nella promozione della salute infantile.
Zuccheri stabili ma comunque troppo alti
Anche se l’aumento degli zuccheri è stato più contenuto (+10,9%), il dato assoluto resta alto: da 10,28 grammi nel 2010 a 11,4 grammi nel 2023 per porzione. Per un bambino o una bambina, questo rappresenta quasi metà del limite raccomandato in una sola porzione. E spesso viene consumata più di una porzione per colazione.
I cereali industriali, spesso percepiti come opzione sana, sono in realtà tra i principali veicoli di zuccheri semplici nella dieta infantile. L’eccesso di zucchero nella prima infanzia è associato a un maggiore rischio di obesità, diabete di tipo 2, carie dentali e disturbi del comportamento alimentare.
Lo studio segnala anche che tra il 2020 e il 2023 i carboidrati totali sono passati da una media di 26,44 grammi (2010-2019) a 32,64 grammi, un altro indizio di una formulazione orientata più alla palatabilità che alla salute.
Fibre e proteine in calo: un impoverimento nutrizionale
I due nutrienti chiave per una colazione equilibrata — fibre e proteine — risultano invece in calo. Le fibre alimentari, che aiutano il senso di sazietà, il transito intestinale e la regolazione della glicemia, erano stabili fino al 2021, ma sono poi diminuite da 3,82 grammi a 2,94 grammi nel 2023. Ancora più marcato il calo delle proteine: dopo una media di 1,97 grammi dal 2010 al 2020, nel 2023 si è scesi a 1,69 grammi per porzione. Questo impoverimento rende il pasto meno saziante e meno completo, spingendo bambine e bambini a cercare altri cibi nell’arco della mattinata.
Le fibre e le proteine sono fondamentali per la crescita e lo sviluppo. La loro riduzione nei prodotti di largo consumo riflette una scelta industriale orientata al gusto e alla facilità di produzione, più che all’equilibrio nutrizionale.
Packaging accattivante, contenuti discutibili
Lo studio sottolinea che, nella maggior parte dei nuovi lanci, il cambiamento principale è stato il packaging: confezioni più colorate, personaggi famosi, strategie di marketing mirate a catturare l’attenzione delle bambine e dei bambini. Le riformulazioni nutrizionali — cioè veri cambiamenti negli ingredienti o nella composizione — sono state invece molto meno frequenti.
Questa strategia suggerisce che l’attenzione è stata rivolta più all’aspetto commerciale che alla salute. In un momento storico in cui l’obesità infantile è in crescita in tutto il mondo occidentale, si tratta di una tendenza preoccupante. Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, in Europa un bambino su tre ha un peso eccessivo, e il consumo abituale di cibi ricchi di zuccheri e poveri di fibre contribuisce in modo rilevante a questa epidemia.
Una responsabilità pubblica e privata
Il lavoro del team di Zhao, realizzato grazie ai dati della banca Mintel Global New Products Database, non fornisce indicazioni sull’intero mercato dei cereali (si riferisce solo ai prodotti lanciati tra il 2010 e il 2023 e in una determinata parte di mondo). Ma l’ampiezza del campione e il rigore dell’analisi offrono un quadro attendibile delle tendenze industriali.
I risultati sollevano domande sulle responsabilità delle aziende alimentari e sulle politiche pubbliche. In molti paesi europei, tra cui l’Italia, non esiste una regolamentazione stringente sui profili nutrizionali minimi per i cibi dedicati ai più piccoli. Etichette e confezioni possono quindi indurre in errore le famiglie, facendo percepire come “sano” ciò che non lo è.
Una maggiore trasparenza, accompagnata da interventi normativi e da campagne di educazione alimentare, potrebbe aiutare le famiglie a scegliere meglio. Ma serve anche un cambiamento nel modello di produzione, che riporti al centro la salute di bambine e bambini, non solo la vendibilità dei prodotti.
Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale.
Cosa sono i gadget personalizzati e perché HiGift è un punto di riferimento affidabile
Martedì, 20 Maggio 2025 07:15A volte basta poco per farsi notare. Un logo su una penna, una tazza con il nome dell’azienda, una shopper che gira tra le mani di qualcuno. Ecco, i gadget personalizzati fanno proprio questo: lasciano il segno senza dire una parola.
HiGift si occupa esattamente di questo. Ha un catalogo enorme – più di 10.000 prodotti – e la maggior parte si può ordinare anche in piccole quantità. Nessun obbligo di comprare mille pezzi, se non ti servono. Ci trovi dentro un po’ di tutto: roba utile, roba simpatica, roba che funziona. Perfetta per eventi, fiere, promozioni… o anche solo per avere un logo ben piazzato dove serve.
Il sito? Facile. Scorri, scegli, carichi il file. Fine. Gli ordini arrivano in fretta e la qualità non fa brutte sorprese. Pensato per aziende, sì. Ma anche per chi organizza un evento, o vuole solo fare bella figura. Che si tratti di omaggi, fiere o uso interno, HiGift permette di trovare l’articolo giusto, personalizzato e pronto all’uso.
Cosa offre HiGift
HiGift copre quasi tutte le categorie di prodotto utili per la promozione o il regalo aziendale. Dagli articoli di cancelleria come penne personalizzate e quaderni agli accessori per la scrivania, bottiglie, shopper, magliette, gadget tecnologici e prodotti ecologici—tutti personalizzabili con logo o scritta.
Molti di questi articoli sono pratici, economici e facili da distribuire: proprio per questo sono ideali per fiere, eventi aziendali o omaggi.
Il sito permette anche di filtrare i prodotti per materiale, colore, fascia di prezzo o quantità. Questo aiuta a trovare rapidamente l’articolo giusto senza perdere tempo. Chi ordina grandi quantità o ha richieste specifiche può gestire tutto in modo semplice, con un buon controllo sui costi.
Come funziona la personalizzazione su HiGift
Personalizzare un prodotto su HiGift richiede pochi passaggi. Dopo aver scelto l’articolo, è possibile caricare il proprio logo o grafica direttamente dal sito. Un’anteprima mostra subito il risultato finale, così si evitano sorprese. In base al materiale, si può scegliere tra diverse tecniche di stampa: serigrafia, incisione laser o stampa digitale.
Il sito indica in modo chiaro i costi di impianto, i tempi di consegna e le varianti disponibili per colore o taglia. Se serve, si può richiedere un campione o contattare l’assistenza. Per ordini grandi o richieste particolari, c’è la possibilità di ricevere un preventivo personalizzato. Tutto si gestisce online, senza moduli cartacei né scambi infiniti di email.
Perché scegliere HiGift
HiGift si distingue per la semplicità del servizio e la flessibilità dell’offerta. La maggior parte dei prodotti non prevede un ordine minimo, quindi anche piccole aziende o eventi occasionali possono acquistare senza dover fare scorte inutili. Per chi gestisce campagne più ampie, sono previsti sconti per quantità che aiutano a rispettare il budget.
Gli ordini vengono evasi rapidamente e la spedizione in tutta Europa è inclusa. È possibile anche pagare in tre rate senza interessi. Il programma fedeltà, HiGift Circle, assegna punti a ogni acquisto, da usare per ottenere sconti sui prossimi ordini. Inoltre, l’esperienza del gruppo nel settore dei gadget promozionali supera i vent’anni: questo garantisce una gestione precisa anche in caso di ordini complessi, scadenze strette o richieste particolari.
Come vengono usati i gadget personalizzati nella pratica
I gadget personalizzati non sono riservati solo alle grandi campagne pubblicitarie. Anche le piccole imprese li utilizzano per fidelizzare i clienti—come penne, tazze o chiavette USB con il logo, inserite negli ordini. Durante fiere ed eventi, articoli come shopper o portachiavi aiutano le persone a ricordare il marchio. Anche per l’uso interno sono comuni: molte aziende ordinano quaderni, badge o magliette personalizzate per i dipendenti, utili e coerenti con l’identità visiva.
Non servono per forza giacca e cravatta. Questi gadget, sì, vanno bene anche fuori dal lavoro. Matrimoni, gite scolastiche, squadre di calcetto la domenica… tutti usano qualcosa di personalizzato. Una maglietta col nome, una borraccia con la data, magari solo per fare gruppo. Piccoli oggetti, ma fanno la differenza.
Conclusione
Ancora oggi? I gadget personalizzati funzionano. Eccome se funzionano. Ti fanno notare, aiutano a farti ricordare. E piano piano, il marchio resta in testa. Cliente dopo cliente. HiGift li rende accessibili a tutti, grazie a un’ampia scelta di prodotti, opzioni chiare di personalizzazione e un servizio affidabile. Che si tratti di un’attività commerciale, un evento o un’occasione personale, il processo è semplice e il risultato concreto.
Quando l’obiettivo è farsi ricordare con qualcosa di utile e con il proprio marchio, HiGift è la scelta giusta per farlo senza complicazioni.
Non solo Birkenstock: i migliori sandali per bambine e bambini
Martedì, 20 Maggio 2025 07:18I sandali estivi per bambine e bambini devono essere leggeri, stabili e comodi. Ma soprattutto devono rispettare la forma del piede in crescita. Non basta che siano facili da infilare: una buona calzatura estiva sostiene l’arco plantare, lascia libere le dita, ha una suola flessibile ma stabile e materiali che evitano il surriscaldamento. Le Birkenstock sono molto amate, ma non sono l’unica opzione. Esistono alternative più leggere, più tecniche o più morbide, pensate per chi corre, gioca e suda durante l’estate. I modelli migliori sono quelli pensati con criteri ortopedici e realizzati in materiali sicuri e traspiranti. Senza rinunciare allo stile.
Crocs, Teva e le altre
Chi cerca un'alternativa giocosa e resistente all’acqua può puntare su sandali nello stile delle Crocs da bambino, cioè con struttura in schiuma leggera e punta chiusa o aperta a seconda del modelo. Le Crocs Classic Clog Kids hanno una buona tenuta sul tallone e sono perfetti per la spiaggia, il giardino e le attività che richiedono lavabilità e leggerezza. Esistono anche modelli più strutturati, con suole più sagomate e fasce regolabili, ideali per chi ha bisogno di maggiore contenimento.
Tra i sandali più versatili e resistenti, anche in ambienti naturali, ci sono i modelli di Teva, nati per l’escursionismo leggero. I sandali Teva Kids sono leggeri, flessibili e dotati di suole in gomma antiscivolo, con fasce regolabili in velcro che avvolgono bene il piede senza stringere. Sono adatti a chi cammina tanto, affronta terreni diversi o frequenta campi estivi e campeggi. Si asciugano velocemente e si lavano con facilità. La struttura aperta li rende freschi anche nelle giornate più calde.
Chi cerca un sandalo che unisca protezione e movimento può scegliere i modelli Keen, pensati per chi gioca all’aperto. Sono chiusi in punta, in materiale tecnico, e si asciugano velocemente. La calzata è più voluminosa, ma molto stabile. Ottimi per le escursioni e le giornate in campeggio.
Più eleganti e morbidi sono i sandali di Naturino, in pelle naturale e con plantare anatomico. Sono perfetti per passeggiare in città, hanno chiusure regolabili e una suola antiscivolo, ma restano leggeri. Il piede non viene costretto e la camminata è fluida.
Infine, chi cerca una soluzione versatile per città, parco e scuola estiva può considerare i modelli sandalo delle più classiche scarpe da ginnastica, come quelli proposti da Adidas, per esempio.
Come scegliere il modello e la misura
Secondo le indicazioni della società italiana di pediatria, è importante che i sandali non costringano le dita, che abbiano una suola flessibile solo dove serve e che il tallone sia contenuto. La chiusura deve essere facile da regolare, anche da sola o da solo. Il piede dei bambini e delle bambine cambia in fretta, quindi serve attenzione alla taglia e alla postura. Le fisioterapiste e i fisioterapisti consigliano di provarli nel pomeriggio, quando il piede è più gonfio, e di lasciare sempre uno spazio di almeno mezzo centimetro davanti al dito più lungo.
Per chi cammina tanto o ha problemi di appoggio, è utile farsi consigliare da una podologa o un podologo. Un buon sandalo non è solo questione di estetica o tendenza, ma può aiutare il piede a crescere bene e ridurre piccoli dolori, vesciche o problemi posturali.
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