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Corte costituzionale: "Entrambe le madri possono riconoscere il figlio nato da Pma"

Giovedì, 22 Maggio 2025 10:51

La Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo il divieto per la madre intenzionale – cioè la donna che ha deciso volontariamente di diventare madre insieme alla madre biologica – di essere riconosciuta come genitore del figlio nato in Italia da una procreazione medicalmente assistita (Pma) fatta all’estero. La sentenza, depositata il 22 maggio 2025, è un punto importante per il riconoscimento dei diritti delle famiglie omogenitoriali e per la tutela dei diritti dei bambini e delle bambine nati in questo modo.

Il nodo: chi è genitore?

In Italia, la legge permette l’accesso alla procreazione medicalmente assistita solo a coppie eterosessuali, sposate o conviventi. Di conseguenza, le coppie di donne che decidono di avere un figlio insieme ricorrono spesso alla Pma all’estero, in paesi dove la legge lo consente.

Fino ad ora, però, una volta tornate in Italia, solo la madre biologica poteva essere riconosciuta come genitore del bambino o della bambina. L’altra, anche se aveva partecipato pienamente alla decisione e al percorso, non aveva nessun diritto legale sul figlio. Secondo la Consulta, questa esclusione non rispetta i diritti fondamentali del minore, che ha diritto a una famiglia riconosciuta fin dalla nascita.

I diritti dei figli e delle figlie vengono prima

Secondo la Corte costituzionale, non riconoscere la madre intenzionale viola l’articolo 2 della Costituzione, che protegge l’identità personale del bambino e il suo diritto a un rapporto giuridico chiaro e stabile con entrambi i genitori. Inoltre, viola l’articolo 3, perché crea una disparità di trattamento senza una giustificazione valida e l’articolo 30, che garantisce ai figli il diritto a ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza da entrambi i genitori.

In sostanza, per i giudici della Consulta, il riconoscimento della madre intenzionale serve a tutelare l’interesse del minore, che ha bisogno di un rapporto stabile e continuativo con tutte le figure che si prendono cura di lui. Escludere uno dei due genitori crea una situazione di incertezza e vulnerabilità, che danneggia la crescita e il benessere del bambino o della bambina.

La responsabilità condivisa non può essere cancellata

Secondo la sentenza, quando due persone decidono insieme di avere un figlio tramite Pma, si assumono una responsabilità genitoriale condivisa. Questo impegno, ha spiegato la Corte, non può essere cancellato o ignorato, soprattutto nei confronti del minore. La madre intenzionale non può “tirarsi indietro” dal suo ruolo di genitore, proprio perché ha partecipato consapevolmente e attivamente alla decisione di avere quel figlio.

La Corte ricorda anche che il diritto del bambino a essere educato, assistito e cresciuto da entrambi i genitori vale anche quando uno dei due non è genitore biologico, ma ha scelto liberamente e responsabilmente di assumere quel ruolo.

Nessun ostacolo a una legge più inclusiva

La Corte costituzionale ha anche chiarito un altro punto importante. Non ci sono limiti costituzionali che impediscono al legislatore di allargare l’accesso alla Pma anche ad altri tipi di famiglie, come le famiglie monoparentali o formate da due donne. Al momento, la legge italiana permette la Pma solo alle coppie eterosessuali, ma questa scelta – secondo i giudici – non è obbligata dalla Costituzione.

La Corte non ha però considerato irragionevole l’attuale esclusione delle donne single dall’accesso alla Pma, ritenendo che la legge, così com’è oggi, non sia sproporzionata. Ma ha anche sottolineato che una riforma è possibile, se il Parlamento decidesse di aggiornare le regole.

Un passo avanti per le famiglie e i diritti dei minori

Con questa sentenza, la Consulta ha messo al centro il diritto dei bambini e delle bambine ad avere entrambi i genitori riconosciuti, fin dalla nascita, quando sono nati da una decisione comune e consapevole. Ha anche ricordato che il diritto dei figli viene prima delle rigidità legali e delle definizioni tradizionali di famiglia.

Il riconoscimento della madre intenzionale non è solo una questione di diritti degli adulti, ma soprattutto di tutela del benessere dei più piccoli. Garantire loro stabilità, affetto e protezione da parte di tutte le figure genitoriali è, secondo la Corte, un principio costituzionale che lo Stato non può ignorare.

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I cereali per la colazione sono sempre meno sani: a rischio la salute cardiovascolare

Giovedì, 22 Maggio 2025 09:40

I cereali per la prima colazione destinati a bambine e bambini sono cambiati, ma non in meglio. Secondo un’ampia analisi pubblicata sulla rivista Jama Network Open e condotta da un team dell’università del Kentucky, dal 2010 al 2023 la qualità nutrizionale dei nuovi cereali lanciati sul mercato statunitense è peggiorata. I ricercatori e le ricercatrici, guidati da Shuoli Zhao, hanno esaminato 1200 prodotti pronti da consumare (Ready-To-Eat cereals) rivolti a una fascia d’età compresa tra i 5 e i 12 anni. Ne è emerso un dato chiaro: più zucchero, più grassi, più sale. Meno fibre e proteine.

Una singola porzione di questi cereali può superare da sola il 45% del limite giornaliero di zuccheri aggiunti raccomandato dall’American Heart Association per l’infanzia. La tendenza osservata suggerisce che le aziende produttrici hanno privilegiato il gusto e il marketing visivo rispetto all’equilibrio nutrizionale, con conseguenze potenzialmente dannose per la salute.

Grassi e sodio in aumento: un cambiamento netto

I dati dello studio indicano un aumento del contenuto di grassi per porzione del 33,6%: si è passati da 1,13 grammi nel 2010 a 1,51 grammi nel 2023. Anche il sodio è cresciuto in modo significativo, con un incremento del 32,1% (da 156 a 206,1 milligrammi per porzione).

Questi due elementi sono direttamente legati al rischio cardiovascolare, anche nei più giovani. L’esposizione a diete ricche di sodio e grassi saturi può infatti contribuire nel tempo allo sviluppo di ipertensione, obesità e disturbi metabolici. Il fatto che il prodotto più consumato a colazione presenti questi aumenti pone interrogativi sulla responsabilità dell’industria alimentare nella promozione della salute infantile.

Zuccheri stabili ma comunque troppo alti

Anche se l’aumento degli zuccheri è stato più contenuto (+10,9%), il dato assoluto resta alto: da 10,28 grammi nel 2010 a 11,4 grammi nel 2023 per porzione. Per un bambino o una bambina, questo rappresenta quasi metà del limite raccomandato in una sola porzione. E spesso viene consumata più di una porzione per colazione.

I cereali industriali, spesso percepiti come opzione sana, sono in realtà tra i principali veicoli di zuccheri semplici nella dieta infantile. L’eccesso di zucchero nella prima infanzia è associato a un maggiore rischio di obesità, diabete di tipo 2, carie dentali e disturbi del comportamento alimentare.

Lo studio segnala anche che tra il 2020 e il 2023 i carboidrati totali sono passati da una media di 26,44 grammi (2010-2019) a 32,64 grammi, un altro indizio di una formulazione orientata più alla palatabilità che alla salute.

Fibre e proteine in calo: un impoverimento nutrizionale

I due nutrienti chiave per una colazione equilibrata — fibre e proteine — risultano invece in calo. Le fibre alimentari, che aiutano il senso di sazietà, il transito intestinale e la regolazione della glicemia, erano stabili fino al 2021, ma sono poi diminuite da 3,82 grammi a 2,94 grammi nel 2023. Ancora più marcato il calo delle proteine: dopo una media di 1,97 grammi dal 2010 al 2020, nel 2023 si è scesi a 1,69 grammi per porzione. Questo impoverimento rende il pasto meno saziante e meno completo, spingendo bambine e bambini a cercare altri cibi nell’arco della mattinata.

Le fibre e le proteine sono fondamentali per la crescita e lo sviluppo. La loro riduzione nei prodotti di largo consumo riflette una scelta industriale orientata al gusto e alla facilità di produzione, più che all’equilibrio nutrizionale.

Packaging accattivante, contenuti discutibili

Lo studio sottolinea che, nella maggior parte dei nuovi lanci, il cambiamento principale è stato il packaging: confezioni più colorate, personaggi famosi, strategie di marketing mirate a catturare l’attenzione delle bambine e dei bambini. Le riformulazioni nutrizionali — cioè veri cambiamenti negli ingredienti o nella composizione — sono state invece molto meno frequenti.

Questa strategia suggerisce che l’attenzione è stata rivolta più all’aspetto commerciale che alla salute. In un momento storico in cui l’obesità infantile è in crescita in tutto il mondo occidentale, si tratta di una tendenza preoccupante. Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, in Europa un bambino su tre ha un peso eccessivo, e il consumo abituale di cibi ricchi di zuccheri e poveri di fibre contribuisce in modo rilevante a questa epidemia.

Una responsabilità pubblica e privata

Il lavoro del team di Zhao, realizzato grazie ai dati della banca Mintel Global New Products Database, non fornisce indicazioni sull’intero mercato dei cereali (si riferisce solo ai prodotti lanciati tra il 2010 e il 2023 e in una determinata parte di mondo). Ma l’ampiezza del campione e il rigore dell’analisi offrono un quadro attendibile delle tendenze industriali.

I risultati sollevano domande sulle responsabilità delle aziende alimentari e sulle politiche pubbliche. In molti paesi europei, tra cui l’Italia, non esiste una regolamentazione stringente sui profili nutrizionali minimi per i cibi dedicati ai più piccoli. Etichette e confezioni possono quindi indurre in errore le famiglie, facendo percepire come “sano” ciò che non lo è.

Una maggiore trasparenza, accompagnata da interventi normativi e da campagne di educazione alimentare, potrebbe aiutare le famiglie a scegliere meglio. Ma serve anche un cambiamento nel modello di produzione, che riporti al centro la salute di bambine e bambini, non solo la vendibilità dei prodotti.

 

Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale.

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Cosa sono i gadget personalizzati e perché HiGift è un punto di riferimento affidabile

Martedì, 20 Maggio 2025 07:15

A volte basta poco per farsi notare. Un logo su una penna, una tazza con il nome dell’azienda, una shopper che gira tra le mani di qualcuno. Ecco, i gadget personalizzati fanno proprio questo: lasciano il segno senza dire una parola.

HiGift si occupa esattamente di questo. Ha un catalogo enorme – più di 10.000 prodotti – e la maggior parte si può ordinare anche in piccole quantità. Nessun obbligo di comprare mille pezzi, se non ti servono. Ci trovi dentro un po’ di tutto: roba utile, roba simpatica, roba che funziona. Perfetta per eventi, fiere, promozioni… o anche solo per avere un logo ben piazzato dove serve.

Il sito? Facile. Scorri, scegli, carichi il file. Fine. Gli ordini arrivano in fretta e la qualità non fa brutte sorprese. Pensato per aziende, sì. Ma anche per chi organizza un evento, o vuole solo fare bella figura. Che si tratti di omaggi, fiere o uso interno, HiGift permette di trovare l’articolo giusto, personalizzato e pronto all’uso.

Cosa offre HiGift

HiGift copre quasi tutte le categorie di prodotto utili per la promozione o il regalo aziendale. Dagli articoli di cancelleria come penne personalizzate e quaderni agli accessori per la scrivania, bottiglie, shopper, magliette, gadget tecnologici e prodotti ecologici—tutti personalizzabili con logo o scritta.

Molti di questi articoli sono pratici, economici e facili da distribuire: proprio per questo sono ideali per fiere, eventi aziendali o omaggi.

Il sito permette anche di filtrare i prodotti per materiale, colore, fascia di prezzo o quantità. Questo aiuta a trovare rapidamente l’articolo giusto senza perdere tempo. Chi ordina grandi quantità o ha richieste specifiche può gestire tutto in modo semplice, con un buon controllo sui costi.

Come funziona la personalizzazione su HiGift

Personalizzare un prodotto su HiGift richiede pochi passaggi. Dopo aver scelto l’articolo, è possibile caricare il proprio logo o grafica direttamente dal sito. Un’anteprima mostra subito il risultato finale, così si evitano sorprese. In base al materiale, si può scegliere tra diverse tecniche di stampa: serigrafia, incisione laser o stampa digitale.

Il sito indica in modo chiaro i costi di impianto, i tempi di consegna e le varianti disponibili per colore o taglia. Se serve, si può richiedere un campione o contattare l’assistenza. Per ordini grandi o richieste particolari, c’è la possibilità di ricevere un preventivo personalizzato. Tutto si gestisce online, senza moduli cartacei né scambi infiniti di email.

Perché scegliere HiGift

HiGift si distingue per la semplicità del servizio e la flessibilità dell’offerta. La maggior parte dei prodotti non prevede un ordine minimo, quindi anche piccole aziende o eventi occasionali possono acquistare senza dover fare scorte inutili. Per chi gestisce campagne più ampie, sono previsti sconti per quantità che aiutano a rispettare il budget.

Gli ordini vengono evasi rapidamente e la spedizione in tutta Europa è inclusa. È possibile anche pagare in tre rate senza interessi. Il programma fedeltà, HiGift Circle, assegna punti a ogni acquisto, da usare per ottenere sconti sui prossimi ordini. Inoltre, l’esperienza del gruppo nel settore dei gadget promozionali supera i vent’anni: questo garantisce una gestione precisa anche in caso di ordini complessi, scadenze strette o richieste particolari.

Come vengono usati i gadget personalizzati nella pratica

I gadget personalizzati non sono riservati solo alle grandi campagne pubblicitarie. Anche le piccole imprese li utilizzano per fidelizzare i clienti—come penne, tazze o chiavette USB con il logo, inserite negli ordini. Durante fiere ed eventi, articoli come shopper o portachiavi aiutano le persone a ricordare il marchio. Anche per l’uso interno sono comuni: molte aziende ordinano quaderni, badge o magliette personalizzate per i dipendenti, utili e coerenti con l’identità visiva.

Non servono per forza giacca e cravatta. Questi gadget, sì, vanno bene anche fuori dal lavoro. Matrimoni, gite scolastiche, squadre di calcetto la domenica… tutti usano qualcosa di personalizzato. Una maglietta col nome, una borraccia con la data, magari solo per fare gruppo. Piccoli oggetti, ma fanno la differenza.

Conclusione

Ancora oggi? I gadget personalizzati funzionano. Eccome se funzionano. Ti fanno notare, aiutano a farti ricordare. E piano piano, il marchio resta in testa. Cliente dopo cliente. HiGift li rende accessibili a tutti, grazie a un’ampia scelta di prodotti, opzioni chiare di personalizzazione e un servizio affidabile. Che si tratti di un’attività commerciale, un evento o un’occasione personale, il processo è semplice e il risultato concreto.

Quando l’obiettivo è farsi ricordare con qualcosa di utile e con il proprio marchio, HiGift è la scelta giusta per farlo senza complicazioni.

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Non solo Birkenstock: i migliori sandali per bambine e bambini

Martedì, 20 Maggio 2025 07:18

I sandali estivi per bambine e bambini devono essere leggeri, stabili e comodi. Ma soprattutto devono rispettare la forma del piede in crescita. Non basta che siano facili da infilare: una buona calzatura estiva sostiene l’arco plantare, lascia libere le dita, ha una suola flessibile ma stabile e materiali che evitano il surriscaldamento. Le Birkenstock sono molto amate, ma non sono l’unica opzione. Esistono alternative più leggere, più tecniche o più morbide, pensate per chi corre, gioca e suda durante l’estate. I modelli migliori sono quelli pensati con criteri ortopedici e realizzati in materiali sicuri e traspiranti. Senza rinunciare allo stile.

Crocs, Teva e le altre

Chi cerca un'alternativa giocosa e resistente all’acqua può puntare su sandali nello stile delle Crocs da bambino, cioè con struttura in schiuma leggera e punta chiusa o aperta a seconda del modelo. Le Crocs Classic Clog Kids hanno una buona tenuta sul tallone e sono perfetti per la spiaggia, il giardino e le attività che richiedono lavabilità e leggerezza. Esistono anche modelli più strutturati, con suole più sagomate e fasce regolabili, ideali per chi ha bisogno di maggiore contenimento.

Tra i sandali più versatili e resistenti, anche in ambienti naturali, ci sono i modelli di Teva, nati per l’escursionismo leggero. I sandali Teva Kids sono leggeri, flessibili e dotati di suole in gomma antiscivolo, con fasce regolabili in velcro che avvolgono bene il piede senza stringere. Sono adatti a chi cammina tanto, affronta terreni diversi o frequenta campi estivi e campeggi. Si asciugano velocemente e si lavano con facilità. La struttura aperta li rende freschi anche nelle giornate più calde.

Chi cerca un sandalo che unisca protezione e movimento può scegliere i modelli Keen, pensati per chi gioca all’aperto. Sono chiusi in punta, in materiale tecnico, e si asciugano velocemente. La calzata è più voluminosa, ma molto stabile. Ottimi per le escursioni e le giornate in campeggio.

Più eleganti e morbidi sono i sandali di Naturino, in pelle naturale e con plantare anatomico. Sono perfetti per passeggiare in città, hanno chiusure regolabili e una suola antiscivolo, ma restano leggeri. Il piede non viene costretto e la camminata è fluida.

Infine, chi cerca una soluzione versatile per città, parco e scuola estiva può considerare i modelli sandalo delle più classiche scarpe da ginnastica, come quelli proposti da Adidas, per esempio.

Come scegliere il modello e la misura

Secondo le indicazioni della società italiana di pediatria, è importante che i sandali non costringano le dita, che abbiano una suola flessibile solo dove serve e che il tallone sia contenuto. La chiusura deve essere facile da regolare, anche da sola o da solo. Il piede dei bambini e delle bambine cambia in fretta, quindi serve attenzione alla taglia e alla postura. Le fisioterapiste e i fisioterapisti consigliano di provarli nel pomeriggio, quando il piede è più gonfio, e di lasciare sempre uno spazio di almeno mezzo centimetro davanti al dito più lungo.

Per chi cammina tanto o ha problemi di appoggio, è utile farsi consigliare da una podologa o un podologo. Un buon sandalo non è solo questione di estetica o tendenza, ma può aiutare il piede a crescere bene e ridurre piccoli dolori, vesciche o problemi posturali.

 

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Adolescenti, meglio che dormano: poco sonno danneggia il cervello

Lunedì, 19 Maggio 2025 07:34

I genitori lo intuiscono da tempo, anche se non sempre riescono a farlo rispettare. Andare a dormire presto non è solo una questione di regole o abitudini familiari. Per gli adolescenti, chiudere gli occhi prima e dormire più a lungo è una vera e propria strategia di protezione del cervello. Uno studio appena pubblicato dall’università di Cambridge insieme alla Fudan University di Shanghai lo conferma con chiarezza: dormire poco e andare a letto tardi compromette la salute cerebrale degli adolescenti.

La ricerca

A dirlo non sono intuizioni o consigli generici, ma i dati raccolti da una ricerca che ha monitorato più di 3.200 ragazze e ragazzi tra i 9 e i 14 anni. Età di mezzo, spesso sottovalutata, eppure cruciale per lo sviluppo cognitivo. Grazie a dispositivi indossabili – braccialetti che monitorano il sonno – i ricercatori hanno potuto osservare per settimane i ritmi reali dei giovani coinvolti. E i risultati sono stati chiari: chi dormiva di più e andava a letto prima, mostrava migliori prestazioni cognitive e connessioni cerebrali più forti.

Chi invece trascorreva ore serali davanti allo schermo, magari scrollando TikTok sotto le coperte, non se la cavava altrettanto bene. Connessioni più deboli tra le aree cerebrali, volume cerebrale ridotto, soprattutto in zone cruciali come l’ippocampo, che regola memoria e apprendimento. A raccontarlo è Sara Carucci, direttrice della clinica di neuropsichiatria dell'infanzia e dell’adolescenza della Asl di Cagliari, intervistata dall'Ansa: «Le scansioni cerebrali hanno mostrato che gli adolescenti che rimanevano svegli fino a tardi presentavano connessioni più deboli tra le aree cerebrali chiave. Avevano anche volumi cerebrali più piccoli, soprattutto in aree importanti per la memoria, come l'ippocampo. Tutti elementi che possono spiegare un basso punteggio nei test cognitivi».

Effetti a lungo termine

Non si tratta di effetti passeggeri. Come precisa Carucci, questi cambiamenti strutturali «possono plasmare le traiettorie cognitive». Significa che le abitudini di sonno nell’adolescenza non influenzano solo il rendimento a scuola, ma possono condizionare in modo permanente lo sviluppo mentale e la capacità di affrontare sfide cognitive e relazionali da adulti.

La mancanza di sonno non è solo un dettaglio trascurabile, ma un fattore di rischio su cui si può agire. In un momento della vita in cui ragazze e ragazzi vivono profondi cambiamenti, anche neurologici, proteggere il riposo notturno diventa un atto di cura concreto. Eppure non è facile. I dati dicono che molti adolescenti sono troppo spesso iperconnessi, e trascorrono molto tempo sui social anche durante la notte, influenzando sia la durata che la qualità del sonno.

Il problema non riguarda solo le ore dormite, ma anche l’orario in cui si va a letto. Restare svegli fino a tardi sembra alterare il funzionamento cerebrale più di quanto si pensasse. Nella vita reale, molte madri e molti padri si scontrano ogni sera con l’idea che il “coprifuoco digitale” sia una battaglia persa. Ma sapere che quelle ore sottratte al sonno influiscono direttamente sul cervello – modellandone connessioni e dimensioni – cambia il modo in cui si percepisce questa abitudine.

Tornare a un sonno dignitoso

Non servono sveglie alle sei del mattino né imposizioni rigide. Basta restituire dignità al sonno, come bisogno biologico fondamentale. Gli adolescenti, ancora in costruzione dentro e fuori, hanno bisogno di più ore di riposo, e soprattutto hanno bisogno di dormire bene e al momento giusto.

Il sonno, da sempre sottovalutato nel discorso educativo, dovrebbe essere considerato al pari di una sana alimentazione o dell’attività fisica. Serve a formare non solo corpi forti, ma anche menti stabili. E se oggi le neuroscienze ci mostrano quanto il sonno notturno agisca sulla memoria, sull’apprendimento e sulla stabilità emotiva, allora vale la pena mettere il riposo al centro della cura quotidiana dei nostri figli e delle nostre figlie. Magari sostituendo i device con un libro, che senza la luce blu favorisce il riposo. Ma che sia un libro che piaccia, non obbigato!

Perché una mente adolescente ha bisogno di sognare. Ma prima ancora, ha bisogno di dormire.

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Ormai i bambini provano ansia quando sono senza telefono o tablet

Venerdì, 16 Maggio 2025 08:02

Quasi un bambino su sei si sente nervoso o ansioso se privato del proprio smartphone o tablet. È uno dei dati contenuti nel nuovo rapporto “Come va la vita dei bambini nell’età digitale”, presentato a maggio 2025 dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. L’indagine fotografa una generazione immersa nella tecnologia, ma spesso priva di strumenti critici e protezione. Il digitale non è neutro: può offrire occasioni di crescita, ma anche generare disagi psicologici, esposizione a contenuti falsi e rischi alla privacy.

Un disagio reale: il 17% soffre senza schermi

Secondo il rapporto Ocse, il 17% delle bambine e dei bambini dichiara di “sentirsi nervoso o ansioso” quando viene privato delle proprie apparecchiature digitali. Il dato riguarda strumenti come smartphone, tablet e altri schermi. Questo disagio non è legato solo al tempo libero: per molti giovanissimi, il digitale è diventato un'estensione della propria socialità, ma anche della propria identità. E quando viene a mancare, emerge un vuoto difficile da colmare.

Il dato segnala la necessità di un’educazione più profonda all’uso degli strumenti digitali, sin dalla prima infanzia, non solo per gestire i tempi di utilizzo ma per comprendere l’impatto emotivo e comportamentale legato all’uso della tecnologia.

Privacy sotto controllo? Solo a metà

La capacità di gestire i propri dati online è un’altra area analizzata nel rapporto. Secondo l’Ocse, il 51% degli studenti e delle studentesse di 15 anni nei Paesi membri è in grado di modificare facilmente i parametri digitali sulla protezione della privacy. Questo significa che una parte significativa della popolazione giovanile ha acquisito competenze tecniche di base, ma il restante 49% resta scoperto o in difficoltà, esponendosi a rischi legati alla raccolta di dati, alla profilazione e alla condivisione inconsapevole di informazioni personali.

Il rapporto evidenzia la necessità di programmi di educazione digitale più inclusivi e accessibili, che garantiscano a tutte le bambine e a tutti i bambini le stesse possibilità di protezione e conoscenza.

Fake news: oltre un quarto degli adolescenti le condivide

Il rapporto fotografa anche il comportamento online degli adolescenti. Il 27,6% delle ragazze e dei ragazzi di 15 annidichiara di condividere fake news sui social media. Un dato preoccupante, che indica quanto sia diffusa la circolazione di contenuti falsi o fuorvianti tra i più giovani. Le piattaforme social restano uno dei principali canali di informazione per questa fascia d’età, ma senza un adeguato spirito critico e senza strumenti di verifica, si trasformano facilmente in canali di disinformazione.

Il rischio è duplice: da un lato, la diffusione inconsapevole di contenuti falsi; dall’altro, la costruzione di una visione distorta della realtà, che può influire sulle opinioni, sul clima sociale e sulle relazioni.

Il segretario generale dell’Ocse, Mathias Cormann, sottolinea che i rischi online e offline spesso si rafforzano reciprocamente e che è quindi “cruciale che tutte le parti coinvolte lavorino per proteggere e sostenere i bambini nel mondo digitale”.

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Capelli neonati: quali spazzole e pettini prediligere?

Venerdì, 16 Maggio 2025 07:50

Nei primi mesi di vita, la cura dei capelli del neonato rappresenta un aspetto spesso trascurato ma di grande importanza. I capelli dei neonati, che siano folti o radi, sono estremamente delicati e meritano attenzioni particolari. Non si tratta solo di una questione estetica, ma di una buona pratica che favorisce il benessere della cute e contribuisce a creare un momento di intimità e coccole tra genitore e bambino. La scelta degli strumenti più adatti, come spazzole e pettini, deve quindi essere guidata dalla consapevolezza delle caratteristiche fisiologiche del cuoio capelluto infantile.

Come sono fatti i capelli dei neonati?

I capelli dei neonati si presentano spesso sottili, morbidi e poco resistenti. Possono variare molto da bambino a bambino: alcuni nascono con una chioma abbondante, altri quasi del tutto glabri. Indipendentemente dalla quantità, la loro struttura è temporanea e destinata a cambiare nei primi mesi e anni di vita. La peluria neonatale, chiamata anche lanugo, può cadere completamente per poi essere sostituita da capelli più spessi e pigmentati. In questa fase di transizione, la cute è molto sensibile e reagisce facilmente a stimoli esterni come sfregamenti, detergenti inadeguati o materiali troppo rigidi. Per questa ragione è fondamentale scegliere accessori studiati appositamente per questa fase dello sviluppo.

Caratteristiche di una buona spazzola per neonati

Quando si seleziona una spazzola per l’igiene quotidiana del bambino, è fondamentale considerare la morbidezza delle setole. Una spazzola per neonati deve avere setole naturali, preferibilmente in crine o lana, che non irritino il cuoio capelluto. Alcuni modelli sono dotati di setole di capra, molto apprezzate per la loro sofficità. La base deve essere ergonomica, facile da impugnare, spesso in legno o plastica atossica. L’utilizzo quotidiano di una spazzola morbida non solo contribuisce a mantenere in ordine la capigliatura, ma stimola anche la circolazione sanguigna e rilassa il bambino.

Il momento della spazzolatura può diventare un rituale piacevole, associato a sensazioni positive e a un contatto fisico rassicurante. È preferibile pettinare i capelli subito dopo il bagnetto, quando sono puliti e lievemente umidi, facendo attenzione a non esercitare troppa pressione sulla testa.

Quando utilizzare il pettine e come sceglierlo

Diversamente dalla spazzola, il pettine può rivelarsi utile in presenza di crosta lattea o nodi. Tuttavia, va utilizzato con attenzione e solo in determinati casi. La crosta lattea è una condizione comune nei neonati, caratterizzata da una desquamazione giallastra del cuoio capelluto. In questi casi, l’utilizzo di un pettine a denti molto larghi e arrotondati può aiutare a rimuovere delicatamente le scaglie dopo aver ammorbidito l’area con un olio specifico, sempre sotto consiglio del pediatra.

Un pettine per neonati deve essere privo di spigoli, realizzato in materiali flessibili e anallergici. Anche se meno usato rispetto alla spazzola, può rivelarsi utile in situazioni particolari, contribuendo a mantenere la cute pulita e ben curata. L'importante è sempre agire con dolcezza, evitando qualsiasi movimento brusco o forzato.

Igiene e manutenzione degli accessori

Anche la pulizia delle spazzole e dei pettini merita attenzione. Questi strumenti entrano in contatto quotidiano con la pelle e i capelli del bambino, ed è essenziale mantenerli puliti per evitare l’accumulo di polvere, sebo o residui di prodotti cosmetici. È buona norma lavare regolarmente gli accessori con acqua tiepida e un detergente delicato, preferibilmente quello utilizzato anche per il bagnetto del neonato. Dopo il lavaggio, è necessario asciugarli completamente, evitando l’esposizione diretta al sole o a fonti di calore.

Per motivi igienici è consigliabile non condividere questi accessori con altri bambini e sostituirli nel caso mostrino segni di usura o perdita delle setole. Una cura adeguata degli strumenti non solo garantisce maggiore sicurezza, ma allunga anche la loro durata nel tempo.

Dove acquistare i prodotti più adatti

Oggi è possibile trovare una vasta gamma di articoli per la cura del neonato sia nei negozi fisici che online. Farmacie, parafarmacie, negozi specializzati e siti web dedicati all’infanzia offrono prodotti testati, conformi alle normative e spesso consigliati da pediatri e ostetriche. È importante orientarsi verso marchi affidabili, evitare acquisti impulsivi e leggere sempre l’etichetta per verificare la composizione dei materiali.

Alcuni genitori preferiscono acquistare set completi che includono una spazzola per neonati e un pettine abbinato. Questa soluzione può essere pratica e garantire coerenza nei materiali utilizzati. Inoltre, molti kit vengono venduti in eleganti confezioni regalo, ideali anche per una lista nascita.

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Italian Brainrot: cos'è il meme virale che ha conquistato i bambini

Giovedì, 15 Maggio 2025 07:35

"Ballerina cappuccina", "champanzine banananie", "Tralaero Tralala": se bambine e bambini iniziano a pronunciare frasi senza senso con accenti italoamericani caricaturali, non si tratta di una nuova lingua segreta né di una regressione cognitiva. È il fenomeno chiamato Italian Brainrot, un trend nato sui social, alimentato dall’intelligenza artificiale, che gioca con nomi assurdi, immagini generate al computer e voci sintetiche. Apparentemente privo di senso, è in realtà un esempio dell’umorismo iperstimolante e post-ironico amato da chi è cresciuto con TikTok, YouTube Shorts e contenuti digitali sempre più rapidi.

Un universo nonsense nato da un video cancellato

L’origine di Italian Brainrot risale a gennaio 2025, quando un video pubblicato su TikTok mostrava uno squalo con le scarpe da ginnastica chiamato Tralaero Tralala. La clip era accompagnata da una voce maschile sintetica, in finto accento italiano, che recitava frasi senza logica (e qualche bestemmia, che i fruitori in lingua inglese non hanno colto). Il video è stato presto eliminato, ma aveva già fatto in tempo a diventare virale. Da lì, il fenomeno si è diffuso velocemente tra le generazioni Z e Alpha, che hanno cominciato a produrre e condividere nuove “creature”, inventando nomi sempre più bizzarri e doppiaggi surreali.

Quello che accomuna questi contenuti è una struttura ripetitiva e un’estetica volutamente kitsch. Le animazioni sono create da software di generazione AI e rappresentano creature ibride: uno squalo a tre gambe, una ballerina con una tazza di cappuccino al posto della testa, un coccodrillo-bombardiere, oppure una scimmia con i piedi umani e il naso lungo. Ogni personaggio è accompagnato da frasi sconclusionate, recitate con accenti marcatamente italo-americani.

Il termine “brainrot”, scelto da Oxford come una delle parole dell’anno 2024, indica contenuti così assurdi da sembrare in grado di “fondere il cervello”. Non si tratta di veri danni neurologici, ma di un’espressione usata online per definire ciò che è volutamente esagerato, surreale e iperstimolante, ma anche abbruttente.

I personaggi dell’Italian Brainrot

Le protagoniste e i protagonisti del brainrot italiano sono figure completamente inventate, che uniscono elementi naturali, tecnologici e quotidiani in modi imprevedibili. Tra le più riconoscibili c’è Ballerina Cappuccina, una danzatrice con la testa a forma di tazza di cappuccino, che ruota su se stessa mentre una voce pronuncia il suo nome in tono teatrale. Altri personaggi iconici sono Bobardiro Crocodilo, un incrocio tra un coccodrillo e un aereo da guerra, spesso raffigurato mentre sgancia bombe. Brr Brr Patapim, metà scimmia e metà albero, con piedi umani e un naso molto lungo. Lirilli Larila, una creatura tra un cactus e un elefante che cammina nel deserto con ai piedi un paio di sandali.

    Tutti questi personaggi sono costruiti per massimizzare il senso di straniamento. Il linguaggio è un miscuglio di parole inglesi, italiane distorte e suoni inventati. È una forma di creatività che si muove tra parodia e delirio, perfettamente calibrata per intrattenere l’attenzione per pochi secondi.

    Tra gioco, parodia e stereotipi

    L’umorismo dell’Italian Brainrot è fortemente basato sulla ripetizione, sull’assurdo e sulla sensazione di “essere dentro” qualcosa che gli adulti non capiscono. Ma proprio per questa sua struttura, il trend porta con sé alcune criticità. Le voci AI utilizzate nei video imitano accenti italiani in modo caricaturale, riprendendo cliché legati all’italo-americanità, come la gestualità esasperata e la pronuncia teatralizzata. In molti casi, le parole utilizzate non sono italiano autentico, ma suoni che sembrano italiani e che possono finire per rinforzare stereotipi. E, come già accennato, in alcuni casi si tratta di parolacce o bestemmie.

    Questa distorsione può risultare offensiva, soprattutto se le bambine e i bambini ripetono frasi senza capirne il senso. Per questo, è importante che genitori, educatrici ed educatori siano coinvolti in modo attivo. Non per censurare, ma per capire e dialogare, chiedendo che cosa stanno guardando, come nasce quel personaggio, perché fa ridere. È un’occasione per accompagnare i più giovani nella lettura critica dei contenuti digitali.

    Il fascino del nonsense nell’era degli algoritmi

    Italian Brainrot rappresenta perfettamente il modo in cui le nuove generazioni si relazionano con l’intrattenimento. È rapido, ripetitivo, condivisibile e profondamente assurdo, ma non privo di significato. Il nonsense diventa un codice identitario, una forma di partecipazione a un gruppo, dove le regole sono decise da chi crea e chi guarda. Il confine tra spettatore e creatore si annulla: chi guarda un video può remixarlo, doppiarlo, aggiungere un nuovo personaggio. È linguaggio partecipato, in una lingua inventata.

    Come spesso accade con i fenomeni digitali, ciò che può sembrare pura follia è in realtà un riflesso delle dinamiche culturali in atto. I contenuti come Italian Brainrot parlano il linguaggio di chi vive immerso nell’iperstimolazione, dove l’attenzione si conquista in due secondi e il significato si costruisce per associazione e sorpresa. Per chi cresce oggi, il nonsense non è un problema: è un gioco, un linguaggio condiviso, un segnale di appartenenza. E bisogna farci i conti.

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    Cos'è la canguro terapia e perché è fondamentale

    Mercoledì, 14 Maggio 2025 06:56

    La canguro terapia, nota a livello internazionale come Kangaroo Care, è una pratica che prevede il contatto diretto e prolungato “pelle a pelle” tra il neonato e il corpo della madre o del padre. Questa modalità di cura, semplice e accessibile, ha dimostrato un’efficacia sorprendente nel migliorare la salute dei neonati pretermine, ma offre benefici anche per i neonati a termine. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, dovrebbe essere adottata come cura di routine, iniziata il prima possibile e praticata per almeno otto ore al giorno, con sessioni singole di due ore o più.

    Un aiuto concreto per i neonati pretermine

    I neonati prematuri, nati prima della 37ª settimana di gestazione, sono particolarmente vulnerabili. La canguro terapia è oggi riconosciuta come una delle strategie più efficaci per ridurre la mortalità neonatale, migliorare la crescita ponderale, favorire l’allattamento al seno e sostenere lo sviluppo complessivo del neonato.

    Come sottolineano dalla Società italiana di neonatologia (Sin), la canguro terapia ha effetti neuroprotettivi documentati e correla significativamente con migliori punteggi nelle scale di neurosviluppo a 12 mesi. Questo legame tra durata della terapia e sviluppo neurologico si spiega con diversi meccanismi.

    Il contatto pelle a pelle riduce i livelli di stress, favorisce la regolazione del sistema nervoso autonomo, consolida il legame affettivo tra il neonato e chi lo accudisce, e stimola in modo positivo il cervello. Tutti questi elementi contribuiscono alla maturazione cerebrale e allo sviluppo delle abilità neurocognitive.

    Non solo salute fisica: un impatto su legami e resilienza

    Oltre ai benefici fisici e neurologici, la canguro terapia ha un impatto positivo anche sulla dimensione emotiva e relazionale. Durante il periodo di degenza ospedaliera, questa pratica aiuta a costruire un legame più forte tra il neonato e la madre o il padre. Questo legame favorisce lo sviluppo dell’attenzione e dell’apprendimento già nella prima infanzia, ma rafforza anche le capacità di resilienza della madre, per una maggiore serenità e fiducia nel proprio ruolo genitoriale.

    Il contatto continuo, infatti, non è solo una cura per il neonato, ma anche un supporto per le mamme e i papà che affrontano il difficile percorso di un parto prematuro. La canguro terapia riduce il senso di impotenza e distacco, rafforza la fiducia nei propri gesti e migliora il coinvolgimento attivo nelle cure.

    Un microbioma più sano e meno infezioni

    Un altro aspetto molto rilevante è l’effetto sul microbioma neonatale. Durante le sessioni di Kangaroo Care, si verifica un trasferimento naturale del microbioma materno sul neonato. Questo passaggio può aiutare a prevenire la colonizzazione da batteri patogeni, contribuendo così alla riduzione del rischio di infezioni neonatali. Alcune evidenze indicano che questo effetto può avere ricadute positive anche sul lungo termine, modulando il sistema immunitario nei primi mesi di vita.

    Una volta dimessi dall’ospedale, molti neonati prematuri continuano a beneficiare della canguro terapia. Gli studi dimostrano che proseguire la pratica anche a casa è associato a un miglior accrescimento del peso e degli altri parametri antropometrici.

    Benefici anche per i neonati a termine e i "late preterm"

    Se inizialmente la Kangaroo Care è stata introdotta come risposta alle esigenze dei neonati pretermine, oggi sta crescendo l’interesse anche per la sua applicazione ai neonati a termine e a quelli “late preterm”, cioè nati tra la 34ª e la 36ª settimana.

    Anche in questi casi si osservano benefici concreti: riduzione della bilirubina neonatale, prevenzione dell’ipotermia, minore intensità degli effetti di pratiche dolorose come il prelievo del sangue. In altre parole, il contatto pelle a pelle può aiutare a rendere meno stressante e più fisiologico il passaggio alla vita extrauterina anche nei neonati che non necessitano di cure intensive.

    Una pratica semplice con un impatto profondo

    La canguro terapia si basa su un gesto naturale, antico quanto l’essere umano: tenere il proprio neonato tra le braccia, pelle contro pelle. Eppure, dietro a questo gesto si nasconde una potenza terapeutica documentata da numerosi studi scientifici. Non si tratta solo di calore o di contatto: si tratta di regolazione ormonale, maturazione cerebrale, equilibrio immunitario e sicurezza affettiva.

    La raccomandazione dell’Oms è chiara: il contatto pelle a pelle dovrebbe essere una componente centrale della cura neonatale, da avviare presto e mantenere il più a lungo possibile, anche durante l’ospedalizzazione. L’effetto è cumulativo: più tempo viene dedicato alla canguro terapia, maggiori sono i benefici rilevati sul piano dello sviluppo, della crescita e del legame familiare.

    In occasione della Giornata mondiale della Kangaroo Care, che si celebra ogni anno il 15 maggio, la Sin rilancia l’importanza di questa pratica, quest’anno con il messaggio “Tra le mie braccia, cresci”. Un invito a riconoscere il valore di questo abbraccio, che cura davvero, nel senso più ampio del termine: fisicamente, emotivamente e relazionalmente.

     

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    Cosa regalare a una ragazza per la cresima

    Martedì, 13 Maggio 2025 14:13

    Per una ragazza, la cresima può essere un momento molto sentito, non solo dal punto di vista religioso, ma anche personale e familiare. È un’occasione in cui si percepisce di essere cresciute, di entrare in una fase diversa della vita, con più autonomia e responsabilità. Il regalo scelto per questo passaggio dovrebbe rispettare questa consapevolezza, senza cadere nel banale o nel puramente estetico. Serve qualcosa che parli della persona, che accompagni e che, possibilmente, resti nel tempo.

    Un segno di crescita personale

    Regalare qualcosa che sottolinei il cambiamento d’età è spesso la scelta più adatta. Molti genitori, padrini e madrine optano per un gioiello semplice e duraturo, come una collanina in oro bianco con un piccolo ciondolo, magari una lettera iniziale o una croce. Non deve essere vistoso, ma deve far sentire la ragazza valorizzata. Anche un anello in argento con una pietra colorata, scelto insieme per rispettare i suoi gusti, può diventare un simbolo da portare negli anni. In alternativa, un orologio sobrio e adatto all’età, come quelli con cinturino in acciaio o pelle sottile, può rappresentare l’idea del tempo che passa e della fiducia verso una nuova fase della vita.

    Un oggetto che parli di spiritualità

    Per alcune famiglie è importante che il regalo richiami il significato religioso della cresima. In questi casi, si può pensare a una medaglietta con l’immagine della Madonna, di santa Chiara o di un altro riferimento spirituale vicino alla ragazza. Anche una piccola Bibbia o un Vangelo con copertina rigida illustrata, magari con una dedica scritta a mano all’interno, può diventare un oggetto intimo, che accompagna la crescita con discrezione.

    Chi preferisce qualcosa di più personale può scegliere una candela fatta a mano con una parola simbolica incisa – come “luce”, “forza” o “gratitudine” – da tenere sul comodino o accendere nei momenti significativi.

    Un regalo che segua le sue passioni

    A questa età, molte ragazze iniziano a coltivare interessi specifici. Alcune amano leggere e apprezzano un romanzo scelto con cura, magari firmato da un’autrice che parla di crescita, amicizia o identità. Altre si dedicano alla scrittura e potrebbero ricevere con piacere un taccuino artigianale rilegato in tessuto, da usare come diario personale. Se la ragazza ama la musica, si può pensare a un altoparlante bluetooth di buona qualità o a delle cuffie leggere ma resistenti.

    Chi è appassionata di danza, di disegno o di fotografia potrà ricevere con gioia qualcosa che incentivi la pratica: un set da acquerello professionale, un buono per un corso breve, oppure una piccola macchina fotografica istantanea, come la Instax Mini, che permette di creare ricordi fisici legati alla cresima e ad altri momenti speciali.

    Un gesto che guarda lontano

    Ci sono regali che non si vedono subito, ma che hanno un valore concreto nel tempo. Alcuni nonni o genitori scelgono di aprire un libretto di risparmio, con una somma simbolica da lasciare crescere, come primo gesto di fiducia verso il futuro. È un’idea che piace soprattutto quando viene accompagnata da parole scritte, che spiegano il senso del dono.

    Anche un oggetto utile per lo studio può essere adatto: una lampada da scrivania di design, una sedia ergonomica, oppure una borsa capiente e ben fatta, pensata per le scuole superiori o per le attività pomeridiane. Chi vuole fare un regalo più personale ma sempre utile, può scegliere un astuccio in pelle, con le iniziali incise, o un portagioie da tenere sul comò, non tanto per il suo contenuto quanto per ciò che rappresenta: la cura di sé, la bellezza sobria, il tempo che passa.

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