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Ormai i bambini provano ansia quando sono senza telefono o tablet

Venerdì, 16 Maggio 2025 08:02

Quasi un bambino su sei si sente nervoso o ansioso se privato del proprio smartphone o tablet. È uno dei dati contenuti nel nuovo rapporto “Come va la vita dei bambini nell’età digitale”, presentato a maggio 2025 dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. L’indagine fotografa una generazione immersa nella tecnologia, ma spesso priva di strumenti critici e protezione. Il digitale non è neutro: può offrire occasioni di crescita, ma anche generare disagi psicologici, esposizione a contenuti falsi e rischi alla privacy.

Un disagio reale: il 17% soffre senza schermi

Secondo il rapporto Ocse, il 17% delle bambine e dei bambini dichiara di “sentirsi nervoso o ansioso” quando viene privato delle proprie apparecchiature digitali. Il dato riguarda strumenti come smartphone, tablet e altri schermi. Questo disagio non è legato solo al tempo libero: per molti giovanissimi, il digitale è diventato un'estensione della propria socialità, ma anche della propria identità. E quando viene a mancare, emerge un vuoto difficile da colmare.

Il dato segnala la necessità di un’educazione più profonda all’uso degli strumenti digitali, sin dalla prima infanzia, non solo per gestire i tempi di utilizzo ma per comprendere l’impatto emotivo e comportamentale legato all’uso della tecnologia.

Privacy sotto controllo? Solo a metà

La capacità di gestire i propri dati online è un’altra area analizzata nel rapporto. Secondo l’Ocse, il 51% degli studenti e delle studentesse di 15 anni nei Paesi membri è in grado di modificare facilmente i parametri digitali sulla protezione della privacy. Questo significa che una parte significativa della popolazione giovanile ha acquisito competenze tecniche di base, ma il restante 49% resta scoperto o in difficoltà, esponendosi a rischi legati alla raccolta di dati, alla profilazione e alla condivisione inconsapevole di informazioni personali.

Il rapporto evidenzia la necessità di programmi di educazione digitale più inclusivi e accessibili, che garantiscano a tutte le bambine e a tutti i bambini le stesse possibilità di protezione e conoscenza.

Fake news: oltre un quarto degli adolescenti le condivide

Il rapporto fotografa anche il comportamento online degli adolescenti. Il 27,6% delle ragazze e dei ragazzi di 15 annidichiara di condividere fake news sui social media. Un dato preoccupante, che indica quanto sia diffusa la circolazione di contenuti falsi o fuorvianti tra i più giovani. Le piattaforme social restano uno dei principali canali di informazione per questa fascia d’età, ma senza un adeguato spirito critico e senza strumenti di verifica, si trasformano facilmente in canali di disinformazione.

Il rischio è duplice: da un lato, la diffusione inconsapevole di contenuti falsi; dall’altro, la costruzione di una visione distorta della realtà, che può influire sulle opinioni, sul clima sociale e sulle relazioni.

Il segretario generale dell’Ocse, Mathias Cormann, sottolinea che i rischi online e offline spesso si rafforzano reciprocamente e che è quindi “cruciale che tutte le parti coinvolte lavorino per proteggere e sostenere i bambini nel mondo digitale”.

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Capelli neonati: quali spazzole e pettini prediligere?

Venerdì, 16 Maggio 2025 07:50

Nei primi mesi di vita, la cura dei capelli del neonato rappresenta un aspetto spesso trascurato ma di grande importanza. I capelli dei neonati, che siano folti o radi, sono estremamente delicati e meritano attenzioni particolari. Non si tratta solo di una questione estetica, ma di una buona pratica che favorisce il benessere della cute e contribuisce a creare un momento di intimità e coccole tra genitore e bambino. La scelta degli strumenti più adatti, come spazzole e pettini, deve quindi essere guidata dalla consapevolezza delle caratteristiche fisiologiche del cuoio capelluto infantile.

Come sono fatti i capelli dei neonati?

I capelli dei neonati si presentano spesso sottili, morbidi e poco resistenti. Possono variare molto da bambino a bambino: alcuni nascono con una chioma abbondante, altri quasi del tutto glabri. Indipendentemente dalla quantità, la loro struttura è temporanea e destinata a cambiare nei primi mesi e anni di vita. La peluria neonatale, chiamata anche lanugo, può cadere completamente per poi essere sostituita da capelli più spessi e pigmentati. In questa fase di transizione, la cute è molto sensibile e reagisce facilmente a stimoli esterni come sfregamenti, detergenti inadeguati o materiali troppo rigidi. Per questa ragione è fondamentale scegliere accessori studiati appositamente per questa fase dello sviluppo.

Caratteristiche di una buona spazzola per neonati

Quando si seleziona una spazzola per l’igiene quotidiana del bambino, è fondamentale considerare la morbidezza delle setole. Una spazzola per neonati deve avere setole naturali, preferibilmente in crine o lana, che non irritino il cuoio capelluto. Alcuni modelli sono dotati di setole di capra, molto apprezzate per la loro sofficità. La base deve essere ergonomica, facile da impugnare, spesso in legno o plastica atossica. L’utilizzo quotidiano di una spazzola morbida non solo contribuisce a mantenere in ordine la capigliatura, ma stimola anche la circolazione sanguigna e rilassa il bambino.

Il momento della spazzolatura può diventare un rituale piacevole, associato a sensazioni positive e a un contatto fisico rassicurante. È preferibile pettinare i capelli subito dopo il bagnetto, quando sono puliti e lievemente umidi, facendo attenzione a non esercitare troppa pressione sulla testa.

Quando utilizzare il pettine e come sceglierlo

Diversamente dalla spazzola, il pettine può rivelarsi utile in presenza di crosta lattea o nodi. Tuttavia, va utilizzato con attenzione e solo in determinati casi. La crosta lattea è una condizione comune nei neonati, caratterizzata da una desquamazione giallastra del cuoio capelluto. In questi casi, l’utilizzo di un pettine a denti molto larghi e arrotondati può aiutare a rimuovere delicatamente le scaglie dopo aver ammorbidito l’area con un olio specifico, sempre sotto consiglio del pediatra.

Un pettine per neonati deve essere privo di spigoli, realizzato in materiali flessibili e anallergici. Anche se meno usato rispetto alla spazzola, può rivelarsi utile in situazioni particolari, contribuendo a mantenere la cute pulita e ben curata. L'importante è sempre agire con dolcezza, evitando qualsiasi movimento brusco o forzato.

Igiene e manutenzione degli accessori

Anche la pulizia delle spazzole e dei pettini merita attenzione. Questi strumenti entrano in contatto quotidiano con la pelle e i capelli del bambino, ed è essenziale mantenerli puliti per evitare l’accumulo di polvere, sebo o residui di prodotti cosmetici. È buona norma lavare regolarmente gli accessori con acqua tiepida e un detergente delicato, preferibilmente quello utilizzato anche per il bagnetto del neonato. Dopo il lavaggio, è necessario asciugarli completamente, evitando l’esposizione diretta al sole o a fonti di calore.

Per motivi igienici è consigliabile non condividere questi accessori con altri bambini e sostituirli nel caso mostrino segni di usura o perdita delle setole. Una cura adeguata degli strumenti non solo garantisce maggiore sicurezza, ma allunga anche la loro durata nel tempo.

Dove acquistare i prodotti più adatti

Oggi è possibile trovare una vasta gamma di articoli per la cura del neonato sia nei negozi fisici che online. Farmacie, parafarmacie, negozi specializzati e siti web dedicati all’infanzia offrono prodotti testati, conformi alle normative e spesso consigliati da pediatri e ostetriche. È importante orientarsi verso marchi affidabili, evitare acquisti impulsivi e leggere sempre l’etichetta per verificare la composizione dei materiali.

Alcuni genitori preferiscono acquistare set completi che includono una spazzola per neonati e un pettine abbinato. Questa soluzione può essere pratica e garantire coerenza nei materiali utilizzati. Inoltre, molti kit vengono venduti in eleganti confezioni regalo, ideali anche per una lista nascita.

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Italian Brainrot: cos'è il meme virale che ha conquistato i bambini

Giovedì, 15 Maggio 2025 07:35

"Ballerina cappuccina", "champanzine banananie", "Tralaero Tralala": se bambine e bambini iniziano a pronunciare frasi senza senso con accenti italoamericani caricaturali, non si tratta di una nuova lingua segreta né di una regressione cognitiva. È il fenomeno chiamato Italian Brainrot, un trend nato sui social, alimentato dall’intelligenza artificiale, che gioca con nomi assurdi, immagini generate al computer e voci sintetiche. Apparentemente privo di senso, è in realtà un esempio dell’umorismo iperstimolante e post-ironico amato da chi è cresciuto con TikTok, YouTube Shorts e contenuti digitali sempre più rapidi.

Un universo nonsense nato da un video cancellato

L’origine di Italian Brainrot risale a gennaio 2025, quando un video pubblicato su TikTok mostrava uno squalo con le scarpe da ginnastica chiamato Tralaero Tralala. La clip era accompagnata da una voce maschile sintetica, in finto accento italiano, che recitava frasi senza logica (e qualche bestemmia, che i fruitori in lingua inglese non hanno colto). Il video è stato presto eliminato, ma aveva già fatto in tempo a diventare virale. Da lì, il fenomeno si è diffuso velocemente tra le generazioni Z e Alpha, che hanno cominciato a produrre e condividere nuove “creature”, inventando nomi sempre più bizzarri e doppiaggi surreali.

Quello che accomuna questi contenuti è una struttura ripetitiva e un’estetica volutamente kitsch. Le animazioni sono create da software di generazione AI e rappresentano creature ibride: uno squalo a tre gambe, una ballerina con una tazza di cappuccino al posto della testa, un coccodrillo-bombardiere, oppure una scimmia con i piedi umani e il naso lungo. Ogni personaggio è accompagnato da frasi sconclusionate, recitate con accenti marcatamente italo-americani.

Il termine “brainrot”, scelto da Oxford come una delle parole dell’anno 2024, indica contenuti così assurdi da sembrare in grado di “fondere il cervello”. Non si tratta di veri danni neurologici, ma di un’espressione usata online per definire ciò che è volutamente esagerato, surreale e iperstimolante, ma anche abbruttente.

I personaggi dell’Italian Brainrot

Le protagoniste e i protagonisti del brainrot italiano sono figure completamente inventate, che uniscono elementi naturali, tecnologici e quotidiani in modi imprevedibili. Tra le più riconoscibili c’è Ballerina Cappuccina, una danzatrice con la testa a forma di tazza di cappuccino, che ruota su se stessa mentre una voce pronuncia il suo nome in tono teatrale. Altri personaggi iconici sono Bobardiro Crocodilo, un incrocio tra un coccodrillo e un aereo da guerra, spesso raffigurato mentre sgancia bombe. Brr Brr Patapim, metà scimmia e metà albero, con piedi umani e un naso molto lungo. Lirilli Larila, una creatura tra un cactus e un elefante che cammina nel deserto con ai piedi un paio di sandali.

    Tutti questi personaggi sono costruiti per massimizzare il senso di straniamento. Il linguaggio è un miscuglio di parole inglesi, italiane distorte e suoni inventati. È una forma di creatività che si muove tra parodia e delirio, perfettamente calibrata per intrattenere l’attenzione per pochi secondi.

    Tra gioco, parodia e stereotipi

    L’umorismo dell’Italian Brainrot è fortemente basato sulla ripetizione, sull’assurdo e sulla sensazione di “essere dentro” qualcosa che gli adulti non capiscono. Ma proprio per questa sua struttura, il trend porta con sé alcune criticità. Le voci AI utilizzate nei video imitano accenti italiani in modo caricaturale, riprendendo cliché legati all’italo-americanità, come la gestualità esasperata e la pronuncia teatralizzata. In molti casi, le parole utilizzate non sono italiano autentico, ma suoni che sembrano italiani e che possono finire per rinforzare stereotipi. E, come già accennato, in alcuni casi si tratta di parolacce o bestemmie.

    Questa distorsione può risultare offensiva, soprattutto se le bambine e i bambini ripetono frasi senza capirne il senso. Per questo, è importante che genitori, educatrici ed educatori siano coinvolti in modo attivo. Non per censurare, ma per capire e dialogare, chiedendo che cosa stanno guardando, come nasce quel personaggio, perché fa ridere. È un’occasione per accompagnare i più giovani nella lettura critica dei contenuti digitali.

    Il fascino del nonsense nell’era degli algoritmi

    Italian Brainrot rappresenta perfettamente il modo in cui le nuove generazioni si relazionano con l’intrattenimento. È rapido, ripetitivo, condivisibile e profondamente assurdo, ma non privo di significato. Il nonsense diventa un codice identitario, una forma di partecipazione a un gruppo, dove le regole sono decise da chi crea e chi guarda. Il confine tra spettatore e creatore si annulla: chi guarda un video può remixarlo, doppiarlo, aggiungere un nuovo personaggio. È linguaggio partecipato, in una lingua inventata.

    Come spesso accade con i fenomeni digitali, ciò che può sembrare pura follia è in realtà un riflesso delle dinamiche culturali in atto. I contenuti come Italian Brainrot parlano il linguaggio di chi vive immerso nell’iperstimolazione, dove l’attenzione si conquista in due secondi e il significato si costruisce per associazione e sorpresa. Per chi cresce oggi, il nonsense non è un problema: è un gioco, un linguaggio condiviso, un segnale di appartenenza. E bisogna farci i conti.

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    Cos'è la canguro terapia e perché è fondamentale

    Mercoledì, 14 Maggio 2025 06:56

    La canguro terapia, nota a livello internazionale come Kangaroo Care, è una pratica che prevede il contatto diretto e prolungato “pelle a pelle” tra il neonato e il corpo della madre o del padre. Questa modalità di cura, semplice e accessibile, ha dimostrato un’efficacia sorprendente nel migliorare la salute dei neonati pretermine, ma offre benefici anche per i neonati a termine. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, dovrebbe essere adottata come cura di routine, iniziata il prima possibile e praticata per almeno otto ore al giorno, con sessioni singole di due ore o più.

    Un aiuto concreto per i neonati pretermine

    I neonati prematuri, nati prima della 37ª settimana di gestazione, sono particolarmente vulnerabili. La canguro terapia è oggi riconosciuta come una delle strategie più efficaci per ridurre la mortalità neonatale, migliorare la crescita ponderale, favorire l’allattamento al seno e sostenere lo sviluppo complessivo del neonato.

    Come sottolineano dalla Società italiana di neonatologia (Sin), la canguro terapia ha effetti neuroprotettivi documentati e correla significativamente con migliori punteggi nelle scale di neurosviluppo a 12 mesi. Questo legame tra durata della terapia e sviluppo neurologico si spiega con diversi meccanismi.

    Il contatto pelle a pelle riduce i livelli di stress, favorisce la regolazione del sistema nervoso autonomo, consolida il legame affettivo tra il neonato e chi lo accudisce, e stimola in modo positivo il cervello. Tutti questi elementi contribuiscono alla maturazione cerebrale e allo sviluppo delle abilità neurocognitive.

    Non solo salute fisica: un impatto su legami e resilienza

    Oltre ai benefici fisici e neurologici, la canguro terapia ha un impatto positivo anche sulla dimensione emotiva e relazionale. Durante il periodo di degenza ospedaliera, questa pratica aiuta a costruire un legame più forte tra il neonato e la madre o il padre. Questo legame favorisce lo sviluppo dell’attenzione e dell’apprendimento già nella prima infanzia, ma rafforza anche le capacità di resilienza della madre, per una maggiore serenità e fiducia nel proprio ruolo genitoriale.

    Il contatto continuo, infatti, non è solo una cura per il neonato, ma anche un supporto per le mamme e i papà che affrontano il difficile percorso di un parto prematuro. La canguro terapia riduce il senso di impotenza e distacco, rafforza la fiducia nei propri gesti e migliora il coinvolgimento attivo nelle cure.

    Un microbioma più sano e meno infezioni

    Un altro aspetto molto rilevante è l’effetto sul microbioma neonatale. Durante le sessioni di Kangaroo Care, si verifica un trasferimento naturale del microbioma materno sul neonato. Questo passaggio può aiutare a prevenire la colonizzazione da batteri patogeni, contribuendo così alla riduzione del rischio di infezioni neonatali. Alcune evidenze indicano che questo effetto può avere ricadute positive anche sul lungo termine, modulando il sistema immunitario nei primi mesi di vita.

    Una volta dimessi dall’ospedale, molti neonati prematuri continuano a beneficiare della canguro terapia. Gli studi dimostrano che proseguire la pratica anche a casa è associato a un miglior accrescimento del peso e degli altri parametri antropometrici.

    Benefici anche per i neonati a termine e i "late preterm"

    Se inizialmente la Kangaroo Care è stata introdotta come risposta alle esigenze dei neonati pretermine, oggi sta crescendo l’interesse anche per la sua applicazione ai neonati a termine e a quelli “late preterm”, cioè nati tra la 34ª e la 36ª settimana.

    Anche in questi casi si osservano benefici concreti: riduzione della bilirubina neonatale, prevenzione dell’ipotermia, minore intensità degli effetti di pratiche dolorose come il prelievo del sangue. In altre parole, il contatto pelle a pelle può aiutare a rendere meno stressante e più fisiologico il passaggio alla vita extrauterina anche nei neonati che non necessitano di cure intensive.

    Una pratica semplice con un impatto profondo

    La canguro terapia si basa su un gesto naturale, antico quanto l’essere umano: tenere il proprio neonato tra le braccia, pelle contro pelle. Eppure, dietro a questo gesto si nasconde una potenza terapeutica documentata da numerosi studi scientifici. Non si tratta solo di calore o di contatto: si tratta di regolazione ormonale, maturazione cerebrale, equilibrio immunitario e sicurezza affettiva.

    La raccomandazione dell’Oms è chiara: il contatto pelle a pelle dovrebbe essere una componente centrale della cura neonatale, da avviare presto e mantenere il più a lungo possibile, anche durante l’ospedalizzazione. L’effetto è cumulativo: più tempo viene dedicato alla canguro terapia, maggiori sono i benefici rilevati sul piano dello sviluppo, della crescita e del legame familiare.

    In occasione della Giornata mondiale della Kangaroo Care, che si celebra ogni anno il 15 maggio, la Sin rilancia l’importanza di questa pratica, quest’anno con il messaggio “Tra le mie braccia, cresci”. Un invito a riconoscere il valore di questo abbraccio, che cura davvero, nel senso più ampio del termine: fisicamente, emotivamente e relazionalmente.

     

    Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale.

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    Cosa regalare a una ragazza per la cresima

    Martedì, 13 Maggio 2025 14:13

    Per una ragazza, la cresima può essere un momento molto sentito, non solo dal punto di vista religioso, ma anche personale e familiare. È un’occasione in cui si percepisce di essere cresciute, di entrare in una fase diversa della vita, con più autonomia e responsabilità. Il regalo scelto per questo passaggio dovrebbe rispettare questa consapevolezza, senza cadere nel banale o nel puramente estetico. Serve qualcosa che parli della persona, che accompagni e che, possibilmente, resti nel tempo.

    Un segno di crescita personale

    Regalare qualcosa che sottolinei il cambiamento d’età è spesso la scelta più adatta. Molti genitori, padrini e madrine optano per un gioiello semplice e duraturo, come una collanina in oro bianco con un piccolo ciondolo, magari una lettera iniziale o una croce. Non deve essere vistoso, ma deve far sentire la ragazza valorizzata. Anche un anello in argento con una pietra colorata, scelto insieme per rispettare i suoi gusti, può diventare un simbolo da portare negli anni. In alternativa, un orologio sobrio e adatto all’età, come quelli con cinturino in acciaio o pelle sottile, può rappresentare l’idea del tempo che passa e della fiducia verso una nuova fase della vita.

    Un oggetto che parli di spiritualità

    Per alcune famiglie è importante che il regalo richiami il significato religioso della cresima. In questi casi, si può pensare a una medaglietta con l’immagine della Madonna, di santa Chiara o di un altro riferimento spirituale vicino alla ragazza. Anche una piccola Bibbia o un Vangelo con copertina rigida illustrata, magari con una dedica scritta a mano all’interno, può diventare un oggetto intimo, che accompagna la crescita con discrezione.

    Chi preferisce qualcosa di più personale può scegliere una candela fatta a mano con una parola simbolica incisa – come “luce”, “forza” o “gratitudine” – da tenere sul comodino o accendere nei momenti significativi.

    Un regalo che segua le sue passioni

    A questa età, molte ragazze iniziano a coltivare interessi specifici. Alcune amano leggere e apprezzano un romanzo scelto con cura, magari firmato da un’autrice che parla di crescita, amicizia o identità. Altre si dedicano alla scrittura e potrebbero ricevere con piacere un taccuino artigianale rilegato in tessuto, da usare come diario personale. Se la ragazza ama la musica, si può pensare a un altoparlante bluetooth di buona qualità o a delle cuffie leggere ma resistenti.

    Chi è appassionata di danza, di disegno o di fotografia potrà ricevere con gioia qualcosa che incentivi la pratica: un set da acquerello professionale, un buono per un corso breve, oppure una piccola macchina fotografica istantanea, come la Instax Mini, che permette di creare ricordi fisici legati alla cresima e ad altri momenti speciali.

    Un gesto che guarda lontano

    Ci sono regali che non si vedono subito, ma che hanno un valore concreto nel tempo. Alcuni nonni o genitori scelgono di aprire un libretto di risparmio, con una somma simbolica da lasciare crescere, come primo gesto di fiducia verso il futuro. È un’idea che piace soprattutto quando viene accompagnata da parole scritte, che spiegano il senso del dono.

    Anche un oggetto utile per lo studio può essere adatto: una lampada da scrivania di design, una sedia ergonomica, oppure una borsa capiente e ben fatta, pensata per le scuole superiori o per le attività pomeridiane. Chi vuole fare un regalo più personale ma sempre utile, può scegliere un astuccio in pelle, con le iniziali incise, o un portagioie da tenere sul comò, non tanto per il suo contenuto quanto per ciò che rappresenta: la cura di sé, la bellezza sobria, il tempo che passa.

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    Cosa regalare a un ragazzo per la cresima

    Lunedì, 12 Maggio 2025 13:04

    La cresima è un passaggio importante. Per molte famiglie cattoliche rappresenta la conferma del cammino di fede e un’occasione per riconoscere che il ragazzo o la ragazza sta crescendo. Per questo, chi partecipa alla festa cerca un regalo che non sia solo “utile” o “bello”, ma anche adatto al momento. Un dono che unisca simbolo e personalità, e che magari possa restare nel tempo.

    Un oggetto che segni il passaggio alla maturità

    Regalare un orologio classico, come un Casio in metallo o un automatico Seiko, è ancora oggi una scelta significativa. Non è un accessorio alla moda da cambiare dopo pochi mesi: è un oggetto che può accompagnare il ragazzo per anni e diventare parte del suo stile.

    Lo stesso vale per una penna stilografica Parker o Lamy, magari con il nome inciso: utile per la scuola, ma anche un simbolo di fiducia e di serietà.

    Chi ama i gesti concreti può scegliere un portafoglio in pelle, sobrio e resistente, come primo oggetto “da grandi”, oppure un portachiavi personalizzato, se il ragazzo inizia a gestire le proprie chiavi di casa o della bicicletta.

    Un regalo con un significato spirituale

    Un piccolo crocifisso in legno d’ulivo, proveniente dalla Terra Santa o realizzato da artigiani locali, è un dono semplice ma molto ricco di senso. Se si preferisce qualcosa di indossabile, una medaglietta d’argento con san Francesco, san Michele o un altro santo legato al nome del ragazzo può diventare un oggetto da tenere sempre con sé.

    Un Vangelo per ragazzi, come l’edizione illustrata della San Paolo o quella tascabile della Elledici, è un altro modo per offrire uno strumento che accompagni la crescita spirituale. Chi desidera qualcosa di più personale può scrivere una lettera e accompagnarla con un oggetto simbolico, come una pietra con incisa una parola importante (“coraggio”, “fiducia”, “luce”) o una candela decorata da accendere nei momenti di preghiera.

    Un dono che segue le sue passioni

    Se il ragazzo suona uno strumento, regalare un accessorio come un buon leggio, una custodia rigida o un buono per lezioni avanzate è un modo per sostenerlo senza forzature. Per chi ama il disegno, un set professionale di matite e pennarelli, o una tavoletta grafica, possono essere strumenti che aiutano a coltivare la creatività. Anche un abbonamento annuale a una rivista a tema scientifico, sportivo o tecnologico, come Focus Junior, Giornalino o Topolino, è un’idea che unisce piacere e stimolo intellettuale.

    Se il ragazzo è appassionato di natura o attività all’aperto, uno zainetto da trekking, un binocolo o una borraccia termica di buona qualità possono accompagnarlo nelle sue esplorazioni.

    Un investimento utile per il futuro

    Molti genitori o nonni scelgono di regalare una somma da mettere da parte, non per il presente ma per quando sarà più grande. Aprire un libretto postale o un conto risparmio per minorenni è un gesto concreto, spesso accompagnato da una lettera che spiega il significato del dono. Anche regalare un dispositivo utile per lo studio, come un tablet base, può avere valore se pensato come strumento di crescita, non solo di svago.

    Un altro dono duraturo può essere una lampada da scrivania ergonomica, una sedia comoda per studiare o una libreria piccola da sistemare nella sua stanza: oggetti che sembrano semplici, ma che migliorano la qualità dello studio quotidiano e rafforzano il senso di autonomia.

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    La ricetta della cecina o torta di ceci

    La cecina, conosciuta anche come torta di ceci, è una preparazione tipica della tradizione culinaria toscana e ligure. In Toscana viene chiamata “cecina”, mentre a Livorno è nota come “torta” e in Liguria prende il nome di “farinata”. Nonostante i nomi diversi, si tratta dello stesso piatto: una focaccia bassa, dorata e croccante ai bordi, preparata con farina di ceci, acqua, olio extravergine d'oliva e sale. È una ricetta molto semplice, senza glutine, senza latticini e adatta anche a chi segue un'alimentazione vegetale.

    La cecina si consuma spesso come street food, servita calda in fogli di carta o dentro una focaccia, ma può essere anche un piatto unico leggero oppure un antipasto.

    La farina di ceci è utilizzata da secoli nel bacino del Mediterraneo. La cecina ha probabilmente origini antiche, con radici che risalgono al periodo romano o persino precedente, legate alla cultura del legume come fonte di proteine vegetali. Una leggenda popolare attribuisce la nascita della farinata a un episodio avvenuto nel 1284 dopo la battaglia della Meloria tra Genova e Pisa. Durante il trasporto dei prigionieri pisani via mare, una tempesta fece rovesciare barili di olio e sacchi di farina di ceci che si mescolarono all’acqua salata del mare. La miscela, esposta al sole, si indurì e i marinai affamati iniziarono a consumarla: nacque così la farinata.

    Nel tempo, la preparazione si è evoluta, ma è rimasta legata a poche regole precise: la cecina è sempre molto sottile, cotta in teglie di rame stagnato o alluminio in forni molto caldi, fino a formare una crosticina dorata in superficie.

    La ricetta della cecina o torta di ceci

     

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    Il conclave spiegato ai bambini

    Giovedì, 08 Maggio 2025 08:47

    Quando un papa muore o si dimette, come è successo con Benedetto XVI nel 2013, la Chiesa cattolica deve scegliere un nuovo papa. Ma come si fa? Si riuniscono cardinali da tutto il mondo in un incontro speciale che si chiama conclave. È un momento molto importante e antico, pieno di simboli e regole. Vediamo insieme che cos’è, come funziona e perché è così speciale.

    Chi sceglie il papa?

    Il papa viene scelto da un gruppo di persone molto importanti della Chiesa: i cardinali. Sono religiosi di alto rango che aiutano il papa a guidare la Chiesa. Alcuni sono vescovi, altri lavorano in Vaticano, altri ancora vengono da Paesi diversi del mondo.

    Solo chi ha meno di 80 anni può partecipare al conclave e votare per il nuovo Papa. In genere ci sono circa 120 cardinali elettori (anche se per l'elezione del papa post Francesco sono 133). Sono loro che si riuniscono per decidere chi sarà il prossimo pontefice.

    Che cos’è il conclave?

    La parola conclave viene dal latino e significa “chiusi a chiave”. Infatti, quando inizia il conclave, i cardinali entrano in una parte speciale del Vaticano (la Cappella Sistina) e restano lì senza uscire finché non scelgono il nuovo Papa. Nessuno può parlare con loro, né loro possono mandare messaggi all’esterno.

    Questo serve per evitare pressioni o influenze da fuori. Tutto deve essere fatto in silenzio, nella preghiera, con libertà. È un momento molto serio, ma anche molto spirituale. Secondo la religione cattolica, infatti, è lo Spirito Santo a guidare il voto.

    Come si vota?

    Ogni giorno, i cardinali si riuniscono nella Cappella Sistina. Lì pregano e poi votano. Ognuno scrive su un foglietto il nome del cardinale che, secondo lui, dovrebbe diventare Papa. Poi mettono il foglio in una grande urna.

    Per diventare papa, serve almeno il voto di due terzi delle persone presenti. Se nessuno raggiunge questo numero, si fa un’altra votazione. Di solito ci sono quattro votazioni al giorno: due al mattino e due al pomeriggio.

    Quando il voto è finito, i fogli vengono bruciati. Se non si è ancora trovato il nuovo papa, dal comignolo della Cappella Sistina esce fumo nero. Se invece c’è un vincitore, il fumo è bianco. Allora tutti capiscono che è stato eletto un nuovo papa. La fumata bianca o nera è uno dei momenti più attesi ed emozionanti del periodo del conclave.

    E dopo cosa succede?

    Quando viene scelto il nuovo papa, gli si chiede se accetta l’incarico. Se dice di sì, sceglie un nome nuovo. Per esempio, il cardinale Jorge Mario Bergoglio ha scelto di chiamarsi Francesco.

    Poi si cambia d’abito: il nuovo papa indossa il vestito bianco, simbolo del suo nuovo ruolo. Infine, viene presentato al popolo dalla finestra della Basilica di San Pietro, con la famosa frase:
    “Habemus Papam!”, cioè “Abbiamo un papa!”.

    La prima cosa che fa è benedire il mondo intero, compresi bambini e bambine, persone credenti e non credenti.

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    Il ritorno del Gruffalò: nuova avventura in arrivo dopo 22 anni

    Mercoledì, 07 Maggio 2025 06:30

    Il Gruffalò sta per tornare. Dopo oltre due decenni, la scrittrice britannica Julia Donaldson e l’illustratore tedesco Axel Scheffler annunciano un nuovo libro con protagonista il mostro più amato del bosco. Il volume uscirà nel settembre del 2026, pubblicato da Macmillan Children’s Books. Sarà il terzo capitolo della saga iniziata nel 1999 con Il Gruffalò e proseguita nel 2004 con Gruffalò e la sua piccolina.

    Un fenomeno editoriale da oltre 18 milioni di copie

    Il Gruffalò ha venduto oltre 13 milioni di copie nel mondo, tradotto in più di 100 lingue. Il seguito ha superato i 5 milioni di copie. A queste si aggiungono le versioni animate, gli spettacoli teatrali, i libri illustrati spin-off, il merchandising. Il racconto, in versi semplici e musicali, si è imposto nel panorama della letteratura per l’infanzia per la sua struttura ripetitiva, il ritmo cadenzato e i disegni inconfondibili di Scheffler.

    Secondo Sir Jonathan Bate, professore di letteratura inglese all’Arizona State University, il successo del Gruffalò risiede nel fatto che "riprende un archetipo narrativo antico: il piccolo astuto che con l’intelligenza sconfigge i pericoli". Un topo minuscolo riesce a tenere testa a un gufo, una volpe, un serpente… e perfino a un mostro gigantesco, ingannandolo con la sola forza delle parole.

    Il ruolo della National Literacy Trust

    L’idea per un terzo libro era nata tempo fa, ma Donaldson non era riuscita a svilupparla. A farle cambiare idea è stata l’iniziativa della National Literacy Trust (Nlt), un ente britannico che lavora per contrastare il calo delle competenze linguistiche nei bambini e nelle bambine.

    Secondo un’indagine dell’Nlt del 2024, solo il 35% delle ragazze e dei ragazzi tra gli 8 e i 18 anni ha dichiarato di amare la lettura nel tempo libero. Si tratta del dato più basso dal 2005, anno in cui l’ente ha iniziato a raccogliere dati in merito. Proprio l’uso dei primi due libri del Gruffalò nei programmi scolastici ha spinto l’autrice a rispolverare la bozza della nuova storia: "Mi sono chiesta se potevo trasformarla in un racconto soddisfacente. Con mia grande sorpresa, ci sono riuscita", ha dichiarato.

    Anche Scheffler ha ammesso di essere stato colto di sorpresa: "Ogni volta che mi veniva chiesto, dicevo che non ci sarebbe stato un altro libro. Poi Julia mi ha mandato il nuovo testo. Era brillante, intelligente, ispirato. Come avrei potuto dire di no?".

    Una storia che attraversa le generazioni

    Uno degli aspetti più interessanti del ritorno del Gruffalò è la sua dimensione intergenerazionale. Chi nel 1999 ha letto o si è fatto leggere il libro da bambino, oggi potrebbe leggerlo ai propri figli o figlie. La condivisione della lettura diventa così un ponte tra generazioni, un momento di cura e attenzione reciproca. Julia Donaldson stessa ha dichiarato: "Spero davvero che la nuova storia venga amata tanto da bambini quanto da adulti – leggere insieme è una delle esperienze più belle che si possano fare".

    La casa editrice ha promesso una storia completamente nuova, ma capace di mantenere "tutti gli elementi che rendono i libri di Donaldson e Scheffler dei classici: ritmo, umorismo, intelligenza e illustrazioni iconiche".

    Dove sarà stato il Gruffalò in questi anni?

    Intanto, la domanda che si pongono molte bambine e molti bambini è: dove sarà stato il Gruffalò in tutto questo tempo? Alcune risposte sono arrivate direttamente da loro, attraverso un programma della BBC Radio 4.

    Una bambina di otto anni, Ottilie, ha ipotizzato che il Gruffalò possa essere diventato amico del topo e che abbiano passato del tempo insieme al parco. Lupin, coetaneo, ha invece immaginato che il Gruffalò sia andato in crociera, nascosto in una valigia, e ora viva in Australia sotto mentite spoglie per sfuggire alla fama. Jessica, un’altra giovane ascoltatrice, ha suggerito che il mostro abbia frequentato la scuola o sia stato in vacanza in un centro termale.

    Sono ipotesi fantasiose, certo. Ma proprio questa è la forza del Gruffalò: accende l’immaginazione, fa sorridere, stimola la curiosità. E questo, per un libro destinato all’infanzia, resta l’obiettivo più importante.

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    La ricetta della limonata fatta in casa

    Pochi ingredienti, tanta freschezza. La limonata fatta in casa è una delle bevande più semplici da preparare e tra le più dissetanti. Bastano limoni freschi, acqua e un dolcificante per ottenere una bibita naturale, adatta a chi cerca un’alternativa alle bibite industriali, spesso troppo zuccherate. Si può preparare in pochi minuti e personalizzare secondo il proprio gusto.

    Ma perché è così buona e sana? Il limone è ricco di vitamina C (acido ascorbico), un antiossidante importante per il sistema immunitario. Secondo i dati del Crea, 100 ml di succo di limone contengono circa 50 mg di vitamina C. È anche una fonte di flavonoidi e acido citrico, utili per la digestione. Bere limonata può aiutare a idratare il corpo, soprattutto in estate, e stimolare la produzione di saliva, migliorando la sensazione di freschezza.

    Tuttavia, l’aggiunta eccessiva di zucchero riduce i benefici. Per questo motivo, molte nutrizioniste e molti nutrizionisti consigliano versioni con meno zucchero o con dolcificanti naturali. Attenzione anche all’acidità: chi soffre di reflusso o gastrite dovrebbe evitare bevande troppo acide.

    Molte versioni della limonata prevedono ingredienti aggiuntivi come zenzero, menta o miele. Qui ci concentreremo sulla ricetta base della limonata fatta in casa, con indicazioni anche per le principali varianti.

    La ricetta della limonata fatta in casa: homemade, semplice e dissetante

     

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