Disturbi alimentari in aumento anche in bambini e adolescenti
Martedì, 11 Marzo 2025 17:04Negli ultimi cinque anni, i disturbi della nutrizione e dell'alimentazione sono aumentati in modo significativo tra bambini e adolescenti, sia in termini di nuovi casi sia per la loro gravità. Questo è quanto emerge dai dati dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, resi noti in occasione della Settimana del Fiocchetto Lilla, dedicata alla sensibilizzazione su questi disturbi. L'ospedale ha registrato un incremento del 38% nell’attività clinica e un aumento del 64% nelle nuove diagnosi.
Un fenomeno in crescita, anche tra i più piccoli
Dal 2019 al 2024, i casi diagnosticati sono passati da 138 a 226 all'anno. A preoccupare non è solo il numero, ma anche l’abbassamento dell’età di esordio: i nuovi accessi tra i bambini sotto i 10 anni e tra gli 11 e i 13 anni sono aumentati del 50% in appena un anno. Se fino a qualche anno fa i disturbi alimentari erano considerati un problema tipico dell’adolescenza, oggi i primi segnali possono comparire già a 8 o 9 anni.
SI parla di anoressia, ma anche bulimia, binge eating e altre malattie che riguardano l'alimentazione e il rapporto con il cibo e il corpo.
Disturbi più gravi e famiglie in difficoltà
Secondo Valeria Zanna, responsabile dell’Unità operativa di Anoressia e disturbi alimentari del Bambino Gesù, i pazienti più giovani mostrano quadri psicopatologici più complessi. I problemi legati all’alimentazione si accompagnano spesso a difficoltà psicologiche, come ansia, depressione e bassa autostima. Anche le famiglie appaiono più fragili: difficoltà comunicative e sofferenza emotiva rendono più complicato il percorso di cura.
In Italia, circa 3,5 milioni di persone soffrono di disturbi della nutrizione e dell'alimentazione, pari al 6% della popolazione. Sebbene il 90% dei casi riguardi le donne, la presenza maschile sta aumentando: oggi, nella fascia 12-17 anni, il 20% dei pazienti è maschio. Questi dati evidenziano come il problema non sia solo in crescita, ma anche in evoluzione, coinvolgendo un pubblico sempre più ampio e diversificato.
L'importanza della prevenzione e della sensibilizzazione
L’aumento dei casi e la loro gravità impongono una riflessione sulla necessità di una prevenzione più efficace. Riconoscere i segnali precoci, parlare di alimentazione e benessere psicologico in famiglia e a scuola, e garantire un accesso tempestivo alle cure sono elementi fondamentali per invertire questa tendenza.
I ragazzi non riconoscono le fake news: rischiano di credere a tutto (ed è molto pericoloso)
Lunedì, 10 Marzo 2025 11:37Molte persone adulte (moltissime!) ancora condividono fake news come se fossero notizie vere e verificate. I problemi sono due: la mancanza di consapevolezza, ma anche la precisione con cui queste notizie vengono diffuse. Sono sempre più verosimili e graficamente ambigue. Non stupisce, quindi, che anche i ragazzi - nativi digitali ma non per questo attrezzati - non siano in grado di riconoscerle.
È molto pericoloso: se i ragazzi e le ragazze non imparano a riconoscere le notizie false, il rischio immediato è che diventino facili prede della disinformazione. Credere a informazioni sbagliate può portarli a fare scelte dannose per la loro salute, come affidarsi a cure non scientifiche o cadere in truffe online. I social, poi, amplificano il problema: più interagiscono con contenuti falsi, più gli algoritmi continuano a proporglieli, chiudendoli in una bolla che rafforza convinzioni errate e li allontana dalla realtà.
Nel lungo periodo, la mancanza di pensiero critico può renderli più vulnerabili alla manipolazione, limitando la loro capacità di analizzare le informazioni in modo autonomo. Una generazione che non sa distinguere il vero dal falso rischia di alimentare il dilagare di teorie del complotto e di discorsi d’odio, influenzando non solo le proprie vite, ma anche il futuro della società. Se la maggior parte delle persone non sa più riconoscere una fonte attendibile, il dibattito pubblico si trasforma in un caos di opinioni infondate, dove chi urla più forte ha più visibilità. Questo mina la fiducia nelle istituzioni, nella scienza e nel giornalismo, mettendo in crisi la capacità collettiva di affrontare problemi complessi.
Informarsi sui social
Per questo è essenziale insegnare fin da subito a verificare le fonti, a porsi domande e a non accettare passivamente tutto ciò che compare sullo schermo. Essere informati nel modo giusto non è solo una questione individuale, ma una responsabilità che riguarda tutti. Anche perché sempre più giovani usano i social come fonte principale di informazione, ma senza strumenti adeguati. Secondo una ricerca condotta da Ipsos, Osservatorio giovani dell’istituto Toniolo e Parole O_stili, il 31% dei ragazzi e delle ragazze mette like a notizie non verificate e il 51% utilizza i social per informarsi.
Lo studio ha coinvolto oltre 4.800 studenti di scuole secondarie e ha rilevato che la maggior parte dei giovani crede di saper riconoscere una fake news, ma molti continuano a interagire con contenuti falsi senza verificare le fonti. Il tempo passato sui social è un fattore chiave: chi li usa più di tre ore al giorno condivide molte più fake news rispetto a chi li utilizza meno.
L’80% dei ragazzi e delle ragazze ritiene che la scuola dovrebbe insegnare come riconoscere le notizie false, mentre solo un genitore su tre affronta il tema dell’uso consapevole di internet in famiglia. Questo lascia molti adolescenti senza una guida adeguata nel gestire l’informazione online.
Educare alla verifica
Il fenomeno delle fake news non riguarda solo i più giovani: anche chi ha maggiori competenze digitali può cadere in errore. Per questo è fondamentale insegnare a tutti l’importanza della verifica delle fonti, promuovendo un uso più consapevole dei social e dell’informazione online.
Educare alla verifica delle informazioni significa fornire strumenti pratici che aiutino a distinguere il vero dal falso. Non basta dire ai ragazzi e alle ragazze di "non credere a tutto", bisogna insegnare loro come farlo, con metodi semplici e applicabili nella vita quotidiana.
Insegnare il dubbio come abitudine
Il primo passo è sviluppare un atteggiamento critico verso le notizie. Davanti a un titolo sensazionale o a un post virale, è utile chiedersi: Chi lo dice? Dove l’ho letto? Perché mi sta venendo mostrato? Queste domande aiutano a capire se un’informazione merita fiducia o se serve approfondire.
Usare fonti affidabili
Bisogna insegnare a riconoscere le testate giornalistiche serie e i siti istituzionali, distinguendoli da blog poco attendibili o pagine social senza alcuna credibilità. Un buon esercizio è confrontare la stessa notizia su più fonti: se viene riportata solo da siti sconosciuti o da chi ha un chiaro interesse a diffonderla, c’è un problema.
Verificare le immagini e i video
Molte fake news si diffondono attraverso contenuti visivi manipolati. Strumenti come Google Immagini o siti di fact-checking (come Bufale.net o Facta) permettono di controllare se una foto è stata modificata o se un video è stato decontestualizzato.
Capire come funzionano i social
Le piattaforme mostrano contenuti basati sugli interessi dell’utente, non sulla loro veridicità. I ragazzi e le ragazze devono sapere che ciò che vedono non è sempre rappresentativo della realtà, ma è selezionato da algoritmi per catturare la loro attenzione.
Sperimentare la verifica in classe e in famiglia
A scuola, si possono fare esercizi pratici di fact-checking su notizie virali. In famiglia, può essere utile discutere insieme delle informazioni trovate online, mostrando come verificarle. L’obiettivo non è solo proteggere i più giovani, ma renderli capaci di difendersi da soli dalla disinformazione.
8 marzo: perché si regalano proprio le mimose per la festa della donna?
Sabato, 08 Marzo 2025 09:27L'8 marzo è la Giornata internazionale dei diritti delle donne, una ricorrenza importante e non frivola (come vorrebbe chi la chiama meramente Festa della donna), che celebra le conquiste sociali, economiche e politiche delle donne e delle ragazze in tutto il mondo, ricordando al tempo stesso le discriminazioni e le violenze ancora presenti.
In Italia, uno dei simboli più riconoscibili di questa giornata è la mimosa, un fiore giallo e profumato che viene regalato come segno di riconoscimento e rispetto.
Le origini della festa dell'8 marzo
La Giornata internazionale dei diritti delle donne nasce agli inizi del Novecento, in un periodo di forte mobilitazione per i diritti delle lavoratrici e il suffragio universale. Nel 1909, negli Stati Uniti, venne celebrata una prima giornata dedicata alle donne su iniziativa del Partito socialista americano. Successivamente, nel 1910, a Copenaghen, la Seconda conferenza internazionale delle donne socialiste propose di istituire una giornata annuale per la rivendicazione dei diritti femminili. La data dell'8 marzo fu adottata ufficialmente solo nel 1921, in memoria delle proteste delle donne russe che, in quell’anno, manifestarono per la pace e il pane.
Nel corso del tempo, la giornata si è trasformata in un momento di sensibilizzazione sulle disuguaglianze di genere, promuovendo azioni concrete per garantire parità di diritti e opportunità. Dal 1977, l'8 marzo è riconosciuto ufficialmente dalle Nazioni Unite come giornata internazionale.
Perché la mimosa è il simbolo dell'8 marzo in Italia?
La tradizione di regalare mimose per la Giornata internazionale dei diritti delle donne nasce in Italia nel 1946, su iniziativa di Teresa Mattei, Rita Montagnana e Teresa Noce, tre esponenti dell'Unione donne italiane (Udi). Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, l'Udi cercava un fiore che potesse rappresentare questa giornata e fosse accessibile a tuttə. La scelta cadde sulla mimosa per diversi motivi.
Fiorisce a marzo, quindi è facilmente reperibile nel periodo della festa. È economica e alla portata di tuttə, a differenza delle rose o delle orchidee, rendendola un simbolo popolare e diffuso. È resistente e cresce anche in terreni difficili, una caratteristica che si prestava bene a rappresentare la forza e la resilienza delle donne.
Negli anni, la mimosa è diventata il fiore simbolo della ricorrenza, assumendo un forte valore simbolico.
Un simbolo tra tradizione e significato
Sebbene oggi il gesto di regalare una mimosa possa sembrare un atto quasi rituale, il suo significato rimane profondamente legato alla lotta per i diritti e al riconoscimento del ruolo delle donne nella società. Non si tratta solo di un omaggio floreale, ma di un'occasione per riflettere su quanto sia stato fatto e su quanto resti ancora da fare per raggiungere la parità di genere.
La mimosa, con la sua fioritura precoce e la sua vivace tonalità, continua a essere il simbolo di una giornata che vuole ricordare l'importanza del rispetto e dell'uguaglianza, senza dimenticare che ogni giorno dovrebbe essere un giorno di impegno per i diritti di tutte le persone.
Come vestire i bambini ad un matrimonio in primavera
Venerdì, 07 Marzo 2025 14:22Alzi la mano chi ha già ricevuto almeno una partecipazione. In primavera gli eventi formali si moltiplicano e sembra che il settore wedding non stia affatto riscontrando crisi; le coppie che hanno organizzato una cerimonia in primavera sono tante e se con la tua famiglia sei stata invitata a prendere atto ad un ricevimento allora dovrai fare in modo di creare dei look matchy matchy per tutti, ricordando la regola base sugli outfit per i più piccoli: se ti chiedi come vestire i bambini ad un matrimonio in primavera, la priorità deve essere la comodità unita allo stile. Ti svelo come trovare il giusto equilibrio.
Partiamo dalle calze
Forse ti sembrerà inusuale partire dalle calze ma questo dettaglio è molto più di un accessorio; se il matrimonio si svolge in mesi freschi o l’evento avviene di sera la calzamaglia bambino diventa un alleato prezioso: soprattutto le bimbe con vestiti svolazzanti, gonnelline e tessuti leggeri troveranno una protezione ottimale grazie a filati come cotone o microfibra. Si trovano in tanti colori e fantasie, ma da prediligere sono le tinte unite quali bianco, panna, crema e grigio chiaro.
Se invece la temperatura lo permette, via libera ai calzini bambino: corti, in filo di cotone e in cromie tenui o con piccoli dettagli che richiamano l'abito; per i maschietti, un coordinato con i pantaloni darà un tocco di classe senza sforzo. Meglio evitare, invece, colori sgargianti o fantasie troppo vistose: la parola d'ordine è armonia.
Focus sui vestiti da cerimonia
Giornate miti sono un trend in primavera ma si sa che il meteo sa essere imprevedibile. Bisogna quindi studiare un look perfetto con tessuti e strati così da poter andare incontro ad ogni condizione meteo. Per le bimbe sì ad abiti in cotone o lino con dettagli delicati, basterà poi aggiungere un cardigan e un trench per un outfit da vera principessa. Per i maschietti, si può optare per pantaloni chino o in lino e una camicia che richiama nei toni quella scelta dal papà. Se si tratta di un evento con dress code formale basterà aggiungere un blazer.
Gli accessori non possono mancare
A questo punto pensiamo ai dettagli che si sa, fanno la differenza. Le piccole amano accessori vezzosi: via libera a cerchietti gioiello o con fiorellini. Evita applicazioni o gioielli troppo vistosi, potrebbero risultare pacchiani e soprattutto rendere scomodo il look tenuto per tante ore. E i bimbi? Non meno chic. Sì a cravatta o papillon, magari richiamando la palette cromatica di mamma e papà.
Non dimentichiamo le scarpe
Noi donne sappiamo quanto le scarpe siano un must e nel settore cerimonia non può certo fare eccezione. I piedi dei nostri bimbi, però, crescono molto velocemente quindi la cosa migliore è optare per un nuovo acquisto utilizzabile in più contesti. Tra le scarpe per bambini a trionfare ci sono sneakers, ballerine, sandali o mocassini di pregio, senza mai sacrificare la comodità.
Come avrai capito scegliere il look giusto per vestire i bambini per un matrimonio in primavera richiede un po’ di attenzione: bisogna considerare il dress code imposto dagli sposi, l’orario dell’evento, la personalità del bimbo e ovviamente le tendenze del momento. Con i miei consigli sicuramente riuscirai nell’impresa di creare un outfit top.
Ansia e depressione: le donne rischiano di più, ma la medicina non le studia
Giovedì, 06 Marzo 2025 17:46Le donne sono più esposte a depressione e ansia rispetto agli uomini, ma la ricerca scientifica continua a trascurare la variabile di genere. Secondo uno studio pubblicato su The Lancet, solo il 5% delle ricerche sui disturbi psichiatrici considera il sesso come variabile principale, con conseguenze significative sia nella fase diagnostica che terapeutica. Un altro studio apparso su Nature evidenzia come, nonostante una crescente consapevolezza delle differenze di genere nella salute mentale, la ricerca non abbia ancora colmato questo divario. Lo diffonde Ansa.
Lo studio
L'analisi condotta in Svezia su un campione di oltre 4,8 milioni di persone ha confermato che le donne, tra i 10 e i 54 anni, presentano una maggiore incidenza di disturbi depressivi, d'ansia, alimentari, da stress e bipolari. Gli uomini, invece, sono più soggetti a autismo, disturbi dell'attenzione e iperattività (Adhd), dipendenza da droghe tra i 15 e i 54 anni e abuso di alcol in età adulta. Tuttavia, solo il 19% degli studi degli ultimi dieci anni è stato progettato per individuare differenze di genere, e il numero delle ricerche che approfondiscono questo aspetto rimane estremamente basso.
Il tema è stato al centro del corso di formazione "Colmare il divario sulla salute mentale della donna: affrontare le disuguaglianze nelle cure", organizzato dalla società italiana di neuropsicofarmacologia (Sinpf) e da Fondazione Onda Ets, che si è svolto a Milano. Durante l'evento, gli esperti hanno sottolineato la necessità di un approccio più mirato per rispondere in modo adeguato ai bisogni delle donne nel campo della salute mentale.
"Si tratta di un problema che richiede un approccio olistico e inclusivo", ha dichiarato Francesca Merzagora, presidente di Fondazione Onda Ets. "L'ampliamento dei servizi, la riduzione dei costi per facilitare l'accesso alle cure, lo sviluppo della telepsichiatria e un maggiore supporto alle vittime di violenza sono alcune delle strategie da implementare per garantire un sistema sanitario più equo".
Anche in Italia c'è disuguaglianza
I co-presidenti della Sinpf, Matteo Balestrieri e Claudio Mencacci, hanno evidenziato come le disuguaglianze di genere nella salute mentale siano presenti sia a livello globale che in Italia, con un impatto più pesante sulle donne. "I dati sottolineano l'importanza di adottare strategie di prevenzione e screening basate sul genere, che consentano di sviluppare interventi mirati a seconda dell'età e del tipo di disturbo", hanno spiegato. "Nonostante i progressi degli ultimi anni, il divario di genere nella ricerca psichiatrica resta ancora ampio. Serve un impegno congiunto tra la comunità scientifica e le istituzioni per garantire una maggiore equità e migliorare la salute mentale delle donne".
Questa disattenzione nei confronti del genere nei disturbi psichiatrici ha ripercussioni dirette sulla diagnosi e sul trattamento, con il rischio di sottovalutare i sintomi femminili o di proporre terapie non adeguate alle specifiche esigenze delle pazienti. L'assenza di studi mirati si traduce in una minore personalizzazione delle cure, con effetti che possono compromettere l'efficacia dei trattamenti e l'accesso ai servizi sanitari.
L'urgenza di affrontare queste disuguaglianze emerge quindi come una priorità per la ricerca e per le politiche sanitarie, con l'obiettivo di sviluppare un sistema più attento alle differenze di genere e più efficace nel rispondere alle necessità di tutta la popolazione
Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale.
Cos'è il rigurgito del neonato: tutto ciò che bisogna sapere
Mercoledì, 05 Marzo 2025 15:12Il rigurgito nel neonato è un fenomeno comune e, nella maggior parte dei casi, innocuo. È dovuto principalmente all’immaturità del sistema digestivo e tende a risolversi spontaneamente con la crescita del bambino. Alcune accortezze, come una corretta posizione durante la poppata e dopo il pasto, possono ridurne la frequenza. È importante non somministrare rimedi casalinghi come il miele e seguire le indicazioni sulle posizioni sicure per il sonno. In presenza di sintomi anomali, è sempre consigliabile rivolgersi alle pediatre e ai pediatri per escludere eventuali problemi di salute più seri.
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Il rigurgito è l'espulsione spontanea e senza sforzo di piccole quantità di latte dalla bocca del neonato dopo la poppata. Si tratta di un fenomeno molto comune nei primi mesi di vita e, nella maggior parte dei casi, non rappresenta un problema di salute. La causa principale è l'immaturità del sistema digestivo, in particolare dello sfintere esofageo inferiore, che non è ancora completamente sviluppato e permette al contenuto gastrico di risalire nell'esofago.
Differenza tra rigurgito e vomito
È importante distinguere tra rigurgito e vomito. Il rigurgito è fisiologico e si manifesta con l'espulsione di piccole quantità di latte senza sforzo e senza disagio per il neonato. Il vomito, invece, è un atto più violento, caratterizzato dall'espulsione forzata del contenuto gastrico, spesso accompagnata da contrazioni muscolari evidenti e da un evidente disagio. Il vomito può essere il segnale di una condizione patologica e per questo motivo richiede l'attenzione delle pediatre e dei pediatri.
Cause del rigurgito nel neonato
Il rigurgito è legato soprattutto all'immaturità del sistema digestivo. Lo sfintere esofageo inferiore, ancora poco sviluppato, non è in grado di trattenere completamente il latte ingerito, facilitandone la risalita. Un'altra causa frequente è l'assunzione eccessiva di latte rispetto alla capacità dello stomaco del neonato. Se il lattante assume una quantità superiore a quella che il suo stomaco riesce a contenere, il latte in eccesso tende a fuoriuscire. Anche l'ingestione di aria durante la poppata può favorire il rigurgito. Questo accade quando il neonato non si attacca correttamente al seno o al biberon, o quando la posizione durante l’allattamento non è adeguata. L'aria ingerita, accumulandosi nello stomaco, spinge verso l'alto il contenuto gastrico.
Quando preoccuparsi
Nella maggior parte dei casi, il rigurgito è un fenomeno transitorio e privo di conseguenze. Tuttavia, è opportuno consultare le pediatre e i pediatri se il neonato non cresce in modo adeguato, se manifesta irritabilità o disagio durante le poppate o se il rigurgito si accompagna alla presenza di bile o sangue. Questi segnali potrebbero indicare condizioni patologiche come il reflusso gastroesofageo patologico o altre problematiche digestive che richiedono una valutazione medica più approfondita.
Come ridurre il rigurgito
Esistono alcune strategie che possono aiutare a ridurre il rigurgito nei neonati. Dopo la poppata, mantenere il bambino in posizione verticale per circa 20-30 minuti favorisce la digestione e riduce il rischio di risalita del latte. Anche una corretta tecnica di allattamento è fondamentale: assicurarsi che il neonato si attacchi bene al seno o al biberon può limitare l’ingestione di aria e, di conseguenza, la formazione di bolle gassose nello stomaco. Alcune pediatre e pediatriconsigliano di offrire poppate più frequenti e in quantità ridotte, per evitare di sovraccaricare lo stomaco del bambino.
Alcuni rimedi tradizionali, come la somministrazione di miele per calmare disturbi digestivi, sono assolutamente da evitare nei neonati. Il miele può contenere spore di Clostridium botulinum, il batterio responsabile del botulismo infantile, una malattia rara ma molto grave che provoca debolezza muscolare, difficoltà di suzione, torpore e, nei casi più seri, paralisi.
Posizione durante il sonno e rischio di SIDS
Un tempo si riteneva che i neonati dovessero dormire a pancia in giù per ridurre il rischio di rigurgito. Le ricerche più recenti hanno invece dimostrato che questa posizione aumenta il rischio di Sindrome della Morte Improvvisa del Lattante (SIDS). Per garantire la massima sicurezza durante il sonno, il neonato deve essere sempre adagiato in posizione supina, ovvero a pancia in su. Questa raccomandazione è supportata dall’Istituto superiore di sanità, che evidenzia come dormire in posizione supina sia la scelta più sicura per i lattanti.
Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale.
La salsa rosa è una delle salse più amate per accompagnare antipasti, finger food, patatine e tanto altro. Cremosa e dal sapore delicato, si prepara in pochi minuti mescolando ingredienti semplici e facilmente reperibili. Perfetta per condire cocktail di gamberi, tramezzini o insalate sfiziose, è una preparazione versatile che si adatta a molte occasioni.
Varianti
- Senza alcol: per una versione più leggera, eliminare il brandy o sostituirlo con qualche goccia di aceto di mele.
- Più leggera: per una salsa meno calorica, si può utilizzare maionese light o yogurt greco al posto della maionese tradizionale.
- Più piccante: aggiungere un pizzico di paprika o qualche goccia di tabasco per un tocco speziato.
La salsa rosa è un condimento facile e veloce da preparare, ideale per dare un tocco cremoso e gustoso a numerosi piatti. Con pochi ingredienti e qualche accorgimento, si ottiene una salsa perfetta per ogni occasione!
Educazione dei bambini, tutte le credenze ormai superate
Lunedì, 03 Marzo 2025 15:26L'educazione dei bambini e delle bambine ha subito profondi cambiamenti negli ultimi decenni. Molti principi considerati verità assolute sono stati rivisti grazie a studi scientifici e nuove esperienze pedagogiche. Alcune credenze, ancora diffuse, appartengono a un modello ormai superato e possono ostacolare una crescita sana e serena.
Le nuove conoscenze in campo educativo permettono di superare queste credenze ormai obsolete e di adottare metodi più rispettosi delle esigenze di crescita. Il cambiamento parte dalla consapevolezza e dall'aggiornamento continuo, affinché ogni bambina e ogni bambino possano crescere in un ambiente sereno e stimolante.
Il castigo fisico aiuta a insegnare il rispetto
Per molto tempo si è creduto che punizioni fisiche come sculacciate e schiaffi potessero insegnare disciplina e rispetto. Oggi, le ricerche in ambito psicologico dimostrano che questi metodi hanno effetti negativi sullo sviluppo emotivo. Il castigo fisico aumenterebbe addirittura il rischio di problemi comportamentali, riducendo la fiducia nei confronti degli adulti. Educare con il dialogo e il rispetto reciproco si è dimostrato un approccio più efficace e rispettoso del benessere infantile.
I bambini devono essere sempre obbedienti
L'obbedienza cieca è stata a lungo considerata una qualità positiva, ma oggi si riconosce l'importanza del pensiero critico e dell'autonomia. Incoraggiare bambine e bambini a esprimere i propri pensieri e a comprendere il motivo delle regole li aiuta a sviluppare capacità decisionali più mature. Un'educazione basata sull'ascolto e sul confronto favorisce la crescita di individui consapevoli e responsabili.
I neonati vanno lasciati piangere per diventare indipendenti
Un tempo si riteneva che lasciare piangere i neonati senza intervenire li rendesse più autonomi. Oggi si sa che il pianto è il principale strumento di comunicazione nei primi mesi di vita e che rispondere prontamente ai bisogni favorisce un legame sicuro con le figure di riferimento. Studi condotti in ambito neuroscientifico dimostrano che il contatto e la vicinanza aiutano a regolare il sistema nervoso del neonato, promuovendo un sano sviluppo emotivo.
Le emozioni vanno controllate e non espresse
Frasi come "non piangere" o "non fare i capricci" sono state spesso utilizzate per reprimere le emozioni. Tuttavia, la ricerca psicologica evidenzia l'importanza di insegnare a riconoscere e gestire le emozioni piuttosto che soffocarle. Aiutare bambine e bambini a dare un nome alle loro emozioni e a esprimerle in modo sano favorisce l'equilibrio emotivo e la capacità di relazionarsi con gli altri.
Il girello aiuta a camminare prima
Per anni si è pensato che il girello fosse un valido strumento per favorire l'apprendimento della camminata. In realtà, oggi è sconsigliato da pediatre e pediatri perché può ritardare lo sviluppo motorio naturale e aumentare il rischio di incidenti domestici. Lasciare che bambine e bambini imparino a muoversi liberamente, sperimentando gattonamento e primi passi senza supporti artificiali, favorisce un miglior sviluppo delle capacità motorie e della coordinazione.
Il latte vaccino è indispensabile per la crescita
Il latte vaccino è stato a lungo considerato essenziale nell'alimentazione infantile, ma oggi si sa che non è l'unica fonte di calcio e nutrienti necessari per una crescita sana. Organizzazioni sanitarie internazionali sottolineano che una dieta equilibrata, ricca di legumi, verdure a foglia verde e frutta secca, può fornire il calcio necessario senza bisogno di latticini. È sempre utile consultare specialisti in nutrizione per scegliere l'alimentazione più adatta alle esigenze di ogni bambina e bambino.
Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale.
Lo yoga per bambini fa così bene che ora lo fanno anche in ospedale
Giovedì, 27 Febbraio 2025 15:52Lo yoga, disciplina millenaria, si rivela un prezioso alleato per il benessere dei più piccoli. Attraverso il gioco e il movimento, i bambini imparano a conoscere il proprio corpo, a gestire le emozioni e a sviluppare una maggiore consapevolezza di sé. I benefici sono molteplici: miglioramento della flessibilità, della forza e della coordinazione, riduzione dello stress e dell'ansia, aumento della concentrazione e dell'autostima. Lo yoga aiuta i bambini a sviluppare la consapevolezza del proprio corpo, a migliorare la capacità di concentrazione e a gestire le emozioni. Inoltre, la pratica dello yoga può contribuire a migliorare la qualità del sonno e a ridurre i livelli di stress.
Tanto che ora lo stanno introducendo nei reparti di pediatria di alcuni ospedali, come il Meyer di Firenze
Yoga e terapia estetica: un'innovativa sinergia al Meyer di Firenze
L'ospedale pediatrico Meyer di Firenze ha introdotto due nuovi progetti per i pazienti del reparto di oncologia: sedute di yoga individuali e incontri di terapia estetica. Un'iniziativa pionieristica, sostenuta dalla Fondazione Meyer, che integra il percorso di cura con attività ludiche e terapeutiche.
Le sedute di yoga, tenute due volte a settimana dall'insegnante Jessica Paganelli, sono personalizzate in base alle esigenze di ciascun bambino, coinvolgendo attivamente anche i familiari, come spiega una notizia su Ansa. Per i più piccoli, strumenti musicali come la campana tibetana e giochi yogici, per i più grandi, tecniche di meditazione, respirazione, automassaggio e visualizzazioni guidate. L'obiettivo è favorire il rilassamento, ridurre l'ansia e lo stress, e aiutare i bambini a esprimere i propri bisogni, rafforzando l'autoconsapevolezza e l'autostima.
Gli incontri di terapia estetica, guidati da Giada Baldini, esperta di armoestetica, si svolgono una volta a settimana. Collane colorate, schede e carte speciali aiutano i bambini a valorizzare il proprio aspetto, anche durante le terapie che possono alterare l'immagine corporea. L'obiettivo è aiutare i bambini a riscoprire la bellezza di sé, a esprimere il proprio gusto estetico e a sentirsi a proprio agio nel proprio corpo.
Risultati promettenti e benefici tangibili
Uno studio multidisciplinare è in corso per valutare gli effetti dei due nuovi servizi. I primi risultati, rilevati attraverso il saturimetro, evidenziano una significativa riduzione della frequenza cardiaca dei partecipanti al termine delle sedute di yoga. I benefici sono molteplici: i bambini si sentono in un contesto di normalità, imparano a gestire le emozioni, rafforzano l'autostima e riscoprono la bellezza di sé.
Uno sguardo diverso sull'autismo: il nuovo film e il nuovo libro dei Terconauti
Mercoledì, 26 Febbraio 2025 15:28Il 2 aprile si celebra la Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo, un’occasione per riflettere sulle tante sfaccettature di questa condizione e sulle storie di chi la vive ogni giorno. Tra queste, spicca quella di Damiano e Margherita Tercon, due fratelli che hanno fatto dell’arte e della loro esperienza un racconto sincero, capace di toccare il cuore di tantissime persone. Probabilmente già li conoscete, ma ora arrivano due prodotti che diffonderanno la loro storia ancora di più.
La loro vicenda familiare e professionale arriva infatti al cinema con La vita da grandi, il film diretto da Greta Scarano, con Matilda De Angelis e Yuri Tuci (attore con autismo già noto a teatro ma per la prima volta sul grande schermo), prodotto da Groenlandia.
Essere grandi non significa rientrare in uno standard
Damiano e Margherita condividono molto più di un legame familiare. Entrambi amano il mondo dello spettacolo, hanno un grande talento e non si arrendono davanti alle difficoltà. Eppure, la loro crescita è stata accompagnata da un elemento che la società spesso percepisce come un ostacolo: l’autismo.
Damiano sogna in grande: vuole diventare una star della musica, vendere milioni di dischi, riempire i palchi di tutto il mondo e trovare l’amore della sua vita, con cui costruire una famiglia numerosa. Ma, dietro il sogno, c’è anche la sfida di imparare a gestire la quotidianità, senza riflettori puntati addosso.
Margherita, invece, nonostante un percorso di studi brillante, si ritrova in un lavoro che non la entusiasma. La sua vita prende una svolta quando incontra Philipp, con cui nasce un’intesa immediata. Insieme, decidono di affrontare una sfida importante: aiutare Damiano a raggiungere l’autonomia e a vivere da solo.
Un viaggio tra emozioni e crescita
Inizia così un percorso fatto di piccole e grandi scoperte. Per Damiano, diventare indipendente significa imparare che la pasta non deve cuocere per mezz’ora, che le finestre si possono aprire e che i sacchetti della spazzatura non sono decorazioni. Un corso accelerato di vita adulta, con più pratica che teoria, fatto di successi e inciampi, di ansie e soddisfazioni.
La storia di Damiano e Margherita è un’alternanza di momenti commoventi e divertenti, un viaggio che mostra come la normalità non sia una condizione fissa, ma un concetto da modellare sulla base delle proprie esigenze e capacità. Invece di guardare solo le difficoltà, i Terconauti ci insegnano a scorgere la luce che filtra attraverso le crepe.
Un libro da non perdere: L'imprevisto di diventare adulti
Dal 18 marzo sarà disponibile in libreria L'imprevisto di diventare adulti. La vita da grandi tra sogni e autismo, scritto da Damiano e Margherita Tercon insieme a Philipp Carboni. Edito nella collana Oceani della Nave di Teseo, il libro di 432 pagine (prezzo 20 euro) racconta con sincerità e ironia il percorso verso l’autonomia e la crescita, mostrando che la vita adulta può riservare imprevisti, ma anche grandi soddisfazioni.
Ma chi sono i Terconauti? Damiano e Margherita Tercon, insieme a Philipp Carboni, sono conosciuti - appunto - come i Terconauti. Attraverso video, spettacoli teatrali, fumetti e libri, raccontano la diversità con ironia e autenticità. Il loro modo di comunicare ha conquistato oltre un milione di persone sui social, e le loro esibizioni a Italia’s Got Talent, Tú Sí Que Vales e Comedy Central hanno rotto molti pregiudizi sull’autismo. Con il loro spettacolo Una storia di autismo normale, portano nelle scuole, nei teatri e nelle università un messaggio importante: chi è considerato diverso non ha bisogno di pietismo, ma di essere visto per ciò che è, con le sue capacità e i suoi sogni.