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Gli 8 sensi di colpa delle mamme

Mercoledì, 23 Dicembre 2015 08:02

I sensi di colpa sono un leitmotiv della mamma moderna: potremmo dire dove c’è una mamma c’è un senso di colpa. In realtà non ci rendiamo conto di quanto noi mamme di oggi offriamo ai nostri piccoli, a volte secondo me il problema è che diamo troppo, di sicuro non troppo poco.

Ma mamme, abbandoniamo i sensi di colpa perché secondo il nostro parere questi hanno di sicuro impatto negativo sul piccolo e la relazione tra la mamma e il bambino, molto più degli altri aspetti che andiamo ad esaminare.
Tenete in considerazione che già solo il fatto che vi poniate domande in merito al vostro modo di essere mamma vi rendono delle superamme: ma è importante far sì che questi interrogativi siano fonte di ispirazione, non di sensi di colpa!

Ecco gli 8 sensi di colpa delle mamme: come affrontarli e superarli con successo

 

1. Non allattare

Non possiamo affermare a gran voce che l’allattamento al seno sia la cosa migliore per un neonato e che sia fondamentale che fin dalla gravidanza una futura mamma si informi in merito all’allattamento e si spogli di quei falsi miti che aleggiano intorno ad esso. Sono altresì convinta che esistano infinite situazioni in cui si ritrova una mamma dopo il parto, dal piccolo che non si attacca bene, a situazioni psicologiche impegnative, a resistenze in merito ai falsi miti sull’allattamento che sente ancora molto forti, alla pressione dei parenti, al mancato sostegno del partner. Così a volte non si incontra nel proprio percorso l’ostetrica giusta o talvolta non si chiede aiuto perché purtroppo si pensa ancora che “una buona madre debba farcela da sola”.
Insomma, ogni storia è a sé, e non ha alcun senso sentirsi in colpa. Sicuramente l’allattamento al seno è utilissimo al piccolo, ma una serie di scelte successive come recarsi da un omeopata che sia in grado di curare il piccolo senza l’utilizzo di farmaci (a meno che non sia realmente necessario) e un’alimentazione almeno nel primo anno a base vegetale, quindi svezzamento veg e utilizzo di latte formulato vegetale invece che a base vaccina possono essere un valido aiuto al proprio piccolo per sostenere le sue difese immunitarie.
La scelta di non allattare è stata comunque fatta da voi in maniera consapevole come male minore per la vostra famiglia e quindi anche il vostro piccolo: è stata una scelta dettata da situazioni che si potevano evitare ma comunque al momento era necessario guardare in faccia la realtà e credetemi, avete fatto la scelta migliore per tutti in quel momento, altrimenti non l’avreste neanche presa in considerazione.

Può interessarti questo articolo:  Non sono una mamma di serie B perchè non allatto!

 

2. Usare la Tv come babysitter

Partendo dal presupposto che piazzare i bambini ore davanti alla tv non è una buona idea, non ha senso secondo noi sentirsi in colpa per far vedere la tv ai piccoli mentre si cucina o in momenti di effettivo bisogno. Ci saranno dei giorni in cui i bimbi non guarderanno tv, e ci saranno giorni in cui la guarderanno per più tempo. Meglio usare la tv come babysitter per un’ora che creare grandi tensioni in casa.

 

3. Cucinare in maniera non troppo sana

Ve lo dice una definita dai più una talebana del cibo sano: quello che conta è la frequenza. In generale cercate di cucinare pasti il più possibile vegani, ricchi di cereali integrali, verdura, frutta e legumi. Se una volta al mese andate da Burger King non succede assolutamente nulla. Focalizzatevi sulla cucina veg il più possibile, togliete merendine e olio di palma e abbondate di frutta e verdura sempre e comunque e non sbaglierete!

 

4. Non giocare abbastanza con il proprio bimbo

“Niente panico mamme poco giocherellone” spiega la dott.ssa Contiero nel nostro articolo chiamato “Tutto ma non farmi giocare”. “Per chi non riuscisse proprio a fare il capotreno che guida il trenino per tutta la casa o la signora che va a fare la spesa e deve comprarsi mezza cucina, c’è una soluzione che piacerà molto ai bambini e farà star bene anche la mamma.

Sicuramente ognuna di noi ha delle attività preferite, degli hobbies, dei talenti personali ... sfruttiamoli! Proponiamo ai nostri bambini di fare i “nostri” giochi, di collaborare nelle attività che più ci piacciono. Potrebbe essere un’attività culinaria, un decoupage, una biciclettata per le più sportive, o addirittura faccende domestiche che, con un po’ di astuzia, possiamo trasformare in avvincenti gare. Potete immaginare la soddisfazione che provano nel creare qualcosa con noi, che sia una torta o un’opera artistica, per poi mostrarla al papà alla sera? Per i nostri bambini è importante giocare, ma è altrettanto gratificante “fare” qualcosa con noi, sentirsi parti attive di un’attività in cui la mamma collabora serenamente. Cerchiamo quindi cosa potrebbe avvicinarsi ai gusti dei nostri bambini tra i nostri interessi e giochiamo con loro in questa forma.”

 

5. Lasciare il proprio bambino con altre persone

Dai nonni, alla babysitter al nido la solfa non cambia: sempre sensi di colpa sono. Come spiega la psicologa clinica Monica Contiero nel nostro libro “Mamme pret a porter” edito da Mental Fitness Publishing, “spesso i sensi di colpa ci assalgono. Siamo combattute tra il pensiero di ciò che ci sembra la condizione migliore per il nostro bambino e ciò che ci sembra il meglio per noi o ciò che semplicemente sappiamo di dover fare. A volte il lavoro non è la soddisfazione principale della nostra vita, a volte proprio non ci piace, ma sappiamo che non possiamo farne a meno per il sostentamento economico della famiglia. Nelle situazioni in cui il lavoro è vissuto male e si preferirebbe, potendo scegliere, restare a casa con il bambino, più che il senso di colpa si vive soprattutto un senso di ingiustizia, siamo impossibilitate nella nostra libertà, siamo costrette nella scelta, nostro malgrado, e questo può portare un senso di frustrazione e desolazione. Non ci sentiamo delle buone mamme e non saremo neanche delle efficienti lavoratrici. A volte invece desideriamo riprendere la nostra attività lavorativa, sentiamo la mancanza del nostro ruolo produttivo. Ed anche in questo caso, le emozioni che si provano sono negative, in conseguenza dei sensi di colpa. Spesso queste sensazioni sono il frutto di errate premesse, di pregiudizi circa il ruolo materno, alimentati spesso dalle persone che ci circondano.”

 

6. Lavorare

Forse il senso di colpa più grande che si collega a quello precedente: come ci spiega sempre la dott. Costiero in Mamme pret a porter “ è ancora purtroppo opinione diffusa che una mamma che lavora e che affida il suo bimbo ad altre persone, non possa essere una mamma attenta e premurosa quanto la mamma che trascorre tutto il suo tempo con il proprio bimbo. Ancora troppo facilmente e superficialmente si mettono in relazione di causa-effetto eventuali problematiche comportamentali dei bambini alla quantità di tempo che trascorrono con la mamma. Troppo frequentemente si giudicano negativamente le mamme che tornano a lavorare dopo pochi mesi dal parto. Non parliamo poi delle mamme che potrebbero decidere di fare solo le mamme e invece scelgono volontariamente di tornare al lavoro!! Non ci sono più le mamme di una volta...
In realtà ciò che è indispensabile per la crescita serena ad armonica della personalità di un individuo, non è la quantità di tempo trascorsa con i genitori, ma la qualità. Non è una frase fatta per consolare le mamme lavoratrici. Sono profondamente convinta che il benessere del bambino sia inevitabilmente condizionato dal benessere della mamma e dallo stare bene con lei. Se la mamma può e decide di trascorrere tutto il suo tempo con il proprio bambino serenamente e con reale compiacimento, interpreta il suo ruolo materno come unico obiettivo della propria vita, senza forti esigenze che la spingono verso il mondo del lavoro, certamente il bambino crescerà serenamente. Stare con la mamma è stare bene. Diversa è la situazione di quelle mamme che patiscono il fatto di trascorrere tutto il loro tempo da “mamme”, o che hanno l’esigenza economica di non fare solo le mamme! Il bambino ha bisogno, e aggiungerei ha diritto, ad avere una mamma serena, realizzata, felice, in grado di entrare in relazione con lui in modo sano, costruttivo. Molte mamme vivono purtroppo situazioni di forte stress psicologico dovuto al carico enorme di responsabilità ed impegni che la maternità comporta. Devono dedicarsi notte e giorno all’accudimento del loro bambino , isolandosi dal resto del mondo e trascurando se stesse ed ogni loro interesse. La maternità dovrebbe anche essere piacevolezza, desiderio di stare col proprio bambino, voglia di giocare con lui, reale compiacimento per entrambi. Quando non è così, la presenza costante della mamma col bambino porta stress e malessere sia all’una che all’altro. La mamma c’è, ma è come se non ci fosse.
Una mamma che ha una propria attività lavorativa, che si sente realizzata e che torna stanca ma soddisfatta dal proprio bambino dopo una giornata di lavoro, potrà riabbracciarlo e viverlo con tutta l’intensità e il desiderio reale di stare con lui, entrambi beneficeranno di questo ricongiungimento e vivranno momenti di vera felicità e benessere. Il bambino percepisce nell’abbraccio la piacevolezza provata dalla mamma e sentirà quanto sia importante per lei. E’ importante poi che si dedichino il giusto tempo per stare e fare insieme delle cose, il resto della giornata consente di ritrovarsi e condividere vari momenti importanti di accudimento, come il bagnetto, la cena e la nanna. La mamma qui c’è un po’ meno...ma si sente bene!”

 


7. Sentirsi bene quando si è senza il bambino

“C’è una parte di noi che in effetti non vede l’ora di tornare ad essere donna lavoratrice, di scrollarsi di dosso giusto per qualche ora al giorno il ruolo di mamma. E diciamocelo : non è sempre meraviglioso fare le mamme! E’ impegnativo, snervante, pesante. Ci capita di immaginarci come eravamo : col nostro bel tailleur pulito, trucco e parrucco impeccabili, sedute al nostro posto di lavoro prese tra pratiche da sbrigare e il pensiero di dove passare la serata. Ora girovaghiamo per casa in tuta, con occhiaie indescrivibili e macchie di rigurgiti ovunque, non ricordiamo più l’ultima volta che abbiamo fatto una doccia e il nostro unico desiderio è poter dormire. Beh, ma se tornassimo al lavoro, qualcuno dovrebbe prendersi cura del bimbo e noi potremmo riprendere in mano la nostra vita, ri-esistere! Non possiamo dirlo ad alta voce, ma è così. Ci si annulla come donne dopo il parto, la maternità assorbe ogni nostra energia, ci si dimentica di volersi bene, ci si trascura in nome di una cura più importante in quel momento. Ma arriva un tempo in cui rimettere l’ago della bilancia nel centro, in cui trovare il giusto equilibrio tra l’essere mamma e l’essere donna... è il momento di riprendere a lavorare!” (ibidem).

 

8. Urlare con il bambino e perdere la pazienza

Siamo umane, e sopratutto diamo spesso il 120% delle nostre forze e delle nostre energie per la famiglia e i nostri bimbi. Questi due articoli spiegano proprio questo: Mamma stai facendo abbastanza e Cara Montessori, nun ce la posso fa'

Giulia Mandrino

 

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Cosa possono fare i bambini in cucina a seconda dell'età

Mercoledì, 23 Dicembre 2015 07:38

Sappiamo che cucinare con i bambini è qualcosa di assolutamente utile per la loro crescita fisica e mentale e per creare momenti di profonda condivisione. Ma chiaramente a un bambino di due anni non si può richiedere di usare il forno!

Ecco allora che in questa tabella tratta dal mio libro The Family Food, potete trovare tutto ciò che i piccoli possono e non possono fare a seconda della loro età. Buon lavoro allora!

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I campanelli d'allarme del bambino che non sta bene al nido

Mercoledì, 23 Dicembre 2015 06:05

Il nido può essere un'esperienza davvero eccezionale per il proprio bambino: ma noi mamme abbiamo sempre paura che ci sfugga qualcosa, temiamo di non cogliere segnali di malessere o che semplicemente non sia la struttura giusta per lui. 

Ecco allora le tre domande che si pongono le mamme con bambini al nido: i campanelli d'allarme del bambino che non sta bene al nido

La risposta a questo spinoso dilemma arriva dalla psicologa clinica Monica Contiero nel libro Mamme pret a porter, il primo anno insieme edito da Mental Fitness Publishing "il fatto che pianga quando lo salutiamo, all’inizio è normale. Solitamente la situazione migliora dopo un periodo di ambientazione. I campanelli d’allarme che ci devono portare a considerare l’ipotesi che il bambino provi un reale disagio emotivo sono per esempio: il fatto che pianga tutto il tempo dopo il periodo dell’ambientamento, che si svegli di notte agitato o che pianga spesso sognando, che non mangi, che mostri comportamenti aggressivi o comunque di disagio mai avuti prima. In questo caso è bene confrontarsi con l’educatrice per cercare di interpretare il suo disagio ed eventualmente valutare la possibilità di pensare di ritirare il bambino dal nido."

In altri casi i bambini hanno delle reazioni completamente diverse per cui non piangono quando vengono lasciati, anzi a volte sembrano non girarsi neppure per salutare la mamma: 

"Non è detto che tutti i bambini piangano al distacco dalla mamma" spiega sempre la dott.ssa Contiero nel libro Mamme pret a porter.  "Alcuni non lo fanno semplicemente perchè sono già stati abituati ad essere gestiti da persone diverse, oppure perché hanno un temperamento estroverso e sono molto incuriositi dalle novità di gioco proposte dal nido. In alcuni casi le crisi di pianto sopraggiungono dopo diversi mesi, quando finisce l’effetto sorpresa. In ogni caso, non c’è nulla da temere. Non dipende dalla nostra capacità materna e men che meno dall’insensibilità del nostro bambino! Lui ci ama così come noi amiamo lui e ci saranno momenti in cui sentirà la nostra mancanza. E’ possibile però che abbia una predisposizione caratteriale tale per cui gli risulti più facile di altri bambini crearsi una distrazione, dedicarsi al gioco e farsi completamente assorbire da esso."

Giulia Mandrino

 

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10 idee per giocare con la neve

Martedì, 22 Dicembre 2015 16:28

Prima o poi il manto bianco coprirà i nostri tetti e i nostri giardini. In quel caso, avremo una voglia pazza di lanciarci di fuori a giocare con i nostri bambini, in barba alle convinzioni che prendere freddo sia deleterio per la loro salute. Niente di più falso: vestendosi adeguatamente (piumino, guanti impermeabili, cappello e stivaletti fanno al caso nostro), i bambini giocando all'esterno (pioggia e neve non ci fanno paura!) svilupperanno un sistema immunitario molto più forte, non si esporranno per qualche ora a quei batteri che prolificano così beatamente negli ambienti chiusi caldi e umidi e trarranno solo benefici dal contatto con la natura.

Ecco 10 idee per giocare con la neve: dal classico pupazzo di neve ad attività più insolite per divertirsi insieme ai bambini nelle giornate più bianche dell'anno.

1. Il pupazzo di neve

Ricordo ancora il mio primo pupazzo: era brutto, triste e sbilenco. Ma la felicità per averlo creato con le mie mani mi rese orgogliosa al punto di volerlo pure fotografare! Sì, esiste la prova: era davvero brutto.
Impegnandosi un po', però, si possono creare pupazzi di neve incredibili! Dal classico con naso-carota fino a omini sofisticati con la tuba o personaggi sottosopra (provate a sovrapporre le pallone al contrario, dalla più piccola alla più grande, e a disegnare la faccia del pupazzo alla rovescia: spassosissimo). O, addirittura, creare animali di neve: il bruco, ad esempio, sarà semplicissimo!


Foto credits: http://www.thisiscolossal.com/2014/04/conceptual-hilarity-clever-bits-of-instagram-nonsense-from-brock-davis/)


2. Graffiti di neve!

Pochi ingredienti innocui (che alla fine dell'inverno non lasceranno traccia) ed è possibile creare bellissimi disegni astratti sulla neve. Bastano alcuni spruzzini, del colorante alimentare e acqua. Nelle bottigliette mischiate l'acqua insieme ad un colore (dividendo un colore per bottiglia) e, una volta usciti, spruzzate fino allo sfinimento sulla neve! I piccoli artisti apprezzeranno tantissimo, i grandi si divertiranno insieme a loro e il risultato sarà piacevolissimo anche alla vista!

Foto Credits: http://www.thesitsgirls.com/diy/diy-snow-paint/


3. Il tiro a segno

Il connubio perfetto tra il pupazzo e la battaglia di palle di neve, un po' rivisitata ma altrettanto (nella giusta misura!) competitiva. Basta creare una piramide di bicchieri di plastica travestiti da pupazzi di neve (con piccoli cerchi neri a tratteggiare occhi e bocca e un triangolino arancione al posto del naso), sistemarla su un muretto fuori casa e tirare a turno le palle di neve cercando di colpirne il più possibile. Ogni bicchiere varrà un punto. E si potrà andare avanti fino a quando si vorrà.

 

4. Il tris bianco

Il classico tris disegnato distrattamente su fogli di carta, con la griglia 3x3 e crocette e cerchietti che si sfidano, si può ricreare ingigantito sulla neve. Tracciate la griglia con un bastone; i giocatori potranno poi sfidarsi a completare il tris utilizzando come simboli ciò che la natura offre, ad esempio pigne contro foglie, oppure palle rosse contro palle blu (colorate con i coloranti di cui abbiamo parlato sopra!)

Foto credits: http://www.parents.com/fun/activities/outdoor/snow-activities-kids/?page=7#page=7

 

5. La caccia al tesoro ghiacciata

Preparate cubetti di ghiaccio colorati (con tinture alimentari) e nascondetele nel giardino, sotto gli alberi, nella casetta dei bimbi, sui rami, tra la legna accatastata: sarà una bellissima caccia al tesoro come quella pasquale fatta con gli ovetti, ma in versione assolutamente invernale.


6. L'igloo

Ok, trovare blocchi di ghiaccio delle dimensioni adatte ad un igloo abitabile è un'impresa non da poco. Ma per fare felici i bambini non serve molto: basta costruire tutti insieme un fortino di neve, coperto magari da stuoini (difficilissimo fare un tetto di neve!): il loro entusiasmo per i nascondigli sarà soddisfatto e costruirlo insieme sarà un'esperienza bellissima (che potrebbe rivelarsi occasione per studiare le culture nordiche e le abitazioni di ghiaccio).

 

7. La discesa con i salvagente

I giochi da spiaggia fanno al caso nostro anche durante l'inverno: provate ad utilizzare i salvagente riposti in cantina in attesa della prossima vacanza al caldo come slittini improvvisati!

 

8. Le bolle di sapone ghiacciate

Guardate il video che trovate qui sotto: non è meraviglioso? 

Per creare bolle di sapone perfette che con il freddo invernale si trasformino in cristalli, l'autore del video ha condiviso la sua ricetta:

200 ml di acqua calda
35 ml di sciroppo di mais
35 ml di sapone per piatti
2 cucchiai di zucchero

Dopo aver fatto raffreddare la soluzione nel congelatore, uscite con i bambini a provare il risultato: spettacolare.

 

9. La pista di biglie

Come per i salvagente, possiamo rubare un'idea all'estate: perché invece che con la sabbia non provare a costruire una pista per le biglie con la neve?

 

10. E per la sera... Fantasmi!

Partiti dal pupazzo di neve, a sera arriviamo ai fantasmi (di neve)! Come per il pupazzo, bambini e adulti possono creare insieme il personaggio del fantasmino con la neve (che poi nient'altro è che un cumulo di neve di forma conoidale smussata). Il bello, però, saranno i suoi occhi nel buio: sotterrando all'altezza dei suoi occhi due bastoncini fluorescenti (li trovate online in pacchi super convenienti che vi permetteranno di sfruttarne quanti ne vorrete!) il risultato saranno fantasmini che si illuminano nel buio. L'effetto sarà spaventosamente bello. E più ne costruirete, più il vostro giardino sembrerà davvero, davvero infestato!


Foto credits: reddit.com

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Come costruire il barattolo della gratitudine

Martedì, 22 Dicembre 2015 16:15

Natale e la fine dell'anno portano sempre con sé la voglia di dedicarsi a nuovi propositi. Rinunciare a qualche vizio, provare qualcosa di nuovo, trovare il tempo per le persone a cui teniamo. Spesso, però, portano anche altri buoni sentimenti, come la gratitudine verso coloro che abbiamo e verso ciò che di bello la vita ci ha riservato. Perché allora non estendere questi sentimenti e spanderli su tutto l'anno, in modo da non dimenticarsi mai di essere grati per ciò che abbiamo?
Noi di Mammapretaporter vi proponiamo un'attività da svolgere insieme a tutta la vostra famiglia, che piacerà moltissimo ai bambini, li stimolerà al sentimento della gratitudine e porterà tanta gioia a tutti i componenti.

ECCO A VOI LE INDICAZIONI PER CREARE IL BARATTOLO DELLA GRATITUDINE: COME COSTRUIRE UNO STRUMENTO BELLO, DECORATIVO ED EDUCATIVO ALLO STESSO TEMPO, CHE COINVOLGERÀ TUTTA LA FAMIGLIA E RENDERÀ TUTTI PIÙ SERENI.

Spesso la felicità viene data per scontata, o, al contrario, ci si concentra sulle pagine tristi della propria vita e ci si dimenticano le piccole cose che rendono sereni. In entrambi i casi, ci troviamo di fronte ad atteggiamenti sbagliati. Quando si tratta dei nostri bambini, che, non dimentichiamolo mai, assimilano tutto ciò che sta intorno a loro, tendiamo sempre a nascondergli le sofferenze o ad accontentarli con tutto ciò che può renderli felici. Certo, viziare un po' non fa mai male, ma non è giusto nascondere loro che la tristezza fa parte della vita.
Per raggiungere un giusto equilibrio, bisogna insegnare ai nostri figli soprattutto il concetto di gratitudine: ciò significa essere coscienti della fortuna di essere felici e allo stesso tempo godere dei momenti sereni, che tornano sempre dopo il brutto tempo.

Per instillare in loro questo sentimento così nobile, che tutti dovremmo esercitare ogni giorno, il Barattolo della Gratitudine fa al caso nostro.
Ogni giorno, grandi e piccoli, fanno esperienza di attimi felici e di attimi tristi, in quantità maggiore o minore. Capita di avere la giornata completamente no: in quel caso, fa benissimo pensare a qualcosa che invece ci ha reso felici (basta poco: quella fetta di torta in pausa pranzo, i capelli che non sono mai stati così morbidi nonostante lo stress, la prima parola del tuo bambino che ha spezzato il dolore per un brutto fatto). Ma anche quando si passa un giorno assolutamente felice è bene ringraziare la propria famiglia, Dio o la vita per averci regalato momenti perfetti: mai darlo per scontato.
Con pochi materiali e tanto divertimento (che alla fine dell'anno si trasformerà in emozione) è possibile creare il Barattolo della Gratitudine.

Prendete un barattolo per le caramelle, di quelli trasparenti, e trovategli una sistemazione definitiva su una mensola a cui possono arrivare tutti o su un mobile a portata di mano: ogni giorno lo riempirete, e più foglietti ci saranno più delizioso sarà il risultato (quindi, oltre che educativo, sarà un pochino decorativo, che non fa mai male).
Ritagliate poi tutti insieme dei quadratini di circa 5/6 centimetri di lato, magari con le forbici per lo zigzag per renderli più carini, da alcuni cartoncini colorati (meglio se chiari, ma potete sbizzarrirvi con i pattern: a pois leggeri, a righe, a tinta unita pastello!).

Questi cartoncini saranno la base per l'attività. Ogni giorno ricordatevi di scrivere (mamma, papà e bambini! - E se i piccoli non sanno ancora scrivere fatevi dettare ciò che vogliono esprimere) qualcosa per cui siete grati in quel momento. Può essere qualunque cosa, davvero qualunque, grande o piccola che sia! Scrivete la data sopra ogni pensiero e la firma del componente della famiglia. Piegateli in modo da renderli più compatti e infilateli nel barattolo.
Oltre ai foglietti, nessuno vi vieta di inserire nel barattolo piccoli souvenir della giornata felice (biglietti della metro di quel giorno in cui la signora accanto vi ha offerto una caramella mentre eravate di pessimo umore, ricevute della serata al cinema con tutta la famiglia, il disegnino del vostro bambino, eccetera), magari corredandoli con una piccola spiegazione per non perdere il ricordo.

Piano piano il barattolo della gratitudine si riempirà: sarà una gioia vederlo colorarsi delle piccole note lasciate da ognuno di voi, e sarà bellissimo quando, un anno dopo, vi ritaglierete lo spazio durante le feste natalizie per leggere i pensieri tutti insieme.
Riaffioreranno tanti piccoli ricordi che sicuramente avrete cancellato involontariamente (è naturale!), riderete ripercorrendo una giornata felice, ma soprattutto i vostri cuori si infonderanno di gioia. In questo piacevolissimo modo i bambini capiranno concretamente la forza della gratitudine, sentimento pazzesco, fortissimo e fondamentale, dell'empatia, dell'amore. E anche voi grandi lo ripasserete: farà davvero bene a tutti.
Le piccole e grandi gioie della vita torneranno protagoniste.

Sara Polotti

 

Foto credits: http://orig14.deviantart.net/785c/f/2011/131/9/5/jar_of_thoughts___by_nora_s_h-d3g37tu.jpg

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I consigli Montessori sullo svezzamento e sul mangiare a tavola

Martedì, 22 Dicembre 2015 12:22

Abbiamo parlato ampiamente del Metodo Montessori per quanto concerne le attività pratiche, e di alcuni supporti come il lettino montessori e lo sgabello montessori, ma non abbiamo mai parlato della vita famigliare a tavola e la gestione dei pasti.

Riassumiamo nei seguenti punti i consigli Montessori sullo svezzamento e sul mangiare a tavola: i nostri suggerimenti per gestire i pasti in serenità

1. Il tavolino dello svezzamento: secondo Maria Montessori il bambino dovrebbe mangiare seduto su un tavolino basso così che possa scendere e salire in autonomia (appunto il tavolino dello svezzamento) e solo successivamente mangerà con gli adulti a tavola, diciamo quando sarà in grado di salire e scendere da solo dalla sediai. Su questo punto noi non siamo molto d'accordo: per noi è infatti importante che il piccolo fin da subito sia integrato nella vita famigliare durante il pranzo e/o la cena: in questo modo potrà essere messo in pratica l'autosvezzamento e il piccolo potrà fin da piccolo imparare a mangiare diverse forme di frutta e verdura e differenti consistenze.  

Foto Credits: https://thefullmontessori.wordpress.com/2012/06/18/montessori-weaning-food-and-independence-with-video/

Possiamo però utilizzare un tavolino basso per le merende: ottime quindi le muffin tin così che il piccolo possa scegliere gli alimenti da mangiare! 

2. Il gioco del lanciare a terra: è una sperimentazione istintuale del piccolo che va accettata, perchè consente al bambino di sperimentare la gravità e sopratutto comprendere quante volte la mamma raccoglierà l'oggetto gettato a terra (sperimentazione del concetto di limite). 

3. I Piatti: i piatti secondo Montessori dovrebbero essere di ceramica così che il piccolo possa apprendere il significato di causa-effetto, quindi "se lancio il piatto per terra si rompe e non ce l'avrò più". 

4. Apparecchiare in autonomia: il bambino deve essere in grado di apparecchiare la tavola in autonomia. Ecco la tovaglietta Montessori che aiuta i bambini a preparare tavola. 

5. Scaffale per i piatti: i bambini potranno essere facilitati nell'apparecchiamento della tavola se i loro oggetti fossero inseriti in un apposito scaffale. Ecco allora qui sotto uno spunto per creare uno scaffale Montessori per bambini. 

http://www.thefreechild.blogspot.it/search?updated-max=2012-03-23T14:33:00-07:00&max-results=7 

6. Legati oppure no? Per Maria Montessori era impensabile legare un bambino, qualsiasi situazione fosse. Per questo consigliava l'utilizzo dei tavolini e selle seggiole, così da non dover mettere il bambino su un seggiolone legato (chiaramente è pericoloso per un bambino di sette mesi star seduto in alto senza protezioni). Montessori infatti riteneva che il bambino se non fosse stato legato, avrebbe imparato fin da subito l'importanza di stare a tavola senza alzarsi: l'imposizione infatti è sempre contro producente! La mia idea, espressa già nel punto dedicato al tavolino dello svezzamento, è che per il bambino sia però importante mangiare a tavola con i genitori, quindi come mamma ho sempre scelto di utilizzare un seggiolone e di legare i miei bambini fin tanto che non fossero capaci di salire e scendere da soli (sicuramente mai legati con l'intenzione di obbligarli a stare a tavola). 

7. Cucinare insieme: è importante per il bambino, appena ne sarà in grado, essere coinvolto nella preparazione dei cibi come spieghiamo nel nostro articolo. In questo post invece trovate in che modo i bambini possono dare il loro contributo in cucina a seconda dell'età. 

8. Sparecchiare e pulire: è importante che il piccolo sia coinvolto nelle attività della casa fin da piccolo, quindi panno in mano! Così quando verserà l'acqua sarà inutile sgridarlo, si sentirà solo umiliato. Per far si che faccia più attenzione sarà utile coinvolgerlo nella pulizia: "Vedi ancora acqua sul pavimento amore? Allora raccogliamola!" possiamo dire. 

9. Verdura per prima: il pasto dovrebbe sempre iniziare con della verdura, solo successivamente possiamo servire il primo o il secondo. In questo modo sarà più invogliato a mangiarla, complice la fame!

10. Servirsi da soli: appena il nostro piccolo sarà in grado, diciamo dai due anni, è importante che versi da solo il cibo che necessita nel piatto, consapevole che potrà fare il bis. In questo modo comprenderà ad autoregolarsi, a non sprecare e non avanzare. Quindi in definitiva saranno loro a mettersi la pasta o la minestra nel piatto scegliendo la quantità!

Giulia Mandrino

Foto credits: https://www.flickr.com/photos/juhansonin/2562591188

 

 

 

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Come leggere e scrivere con il metodo Montessori

Martedì, 22 Dicembre 2015 11:26

Nell'approccio montessoriano posto centrale spetta alla Vita Pratica. Attraverso ambienti dedicati ai bambini e materiali selezionati, il percorso pedagogico vuole far sì che i piccoli raffinino le loro abilità motorie e di conseguenza la loro indipendenza nel mondo.

Anche quando si tratta di leggere e scrivere la vita pratica è basilare: pensiamo alla presa stretta degli strumenti di scrittura, alle diverse forme delle lettere, all'allineamento degli elementi in riga da sinistra verso destra.

Gli strumenti montessoriani aiutano quindi a far sì che i pensieri astratti dei bambini vengano codificati in un sistema grafico di parole e numeri, e cioè la scrittura.

Vediamo come leggere e scrivere con il metodo Montessori aiuti i bambini in quest'esperienza fondamentale: materiali e strumenti montessoriani incredibilmente utili per accompagnarlo nella scoperta di parole e tratti grafici.
Prima di tutto, l'interesse per il bambino verso la scrittura non coincide con l'inizio della sua esperienza scolastica. Già dai due o tre anni, il piccolo nota l'importanza di questo gesto per gli adulti e inizia imitandoli scarabocchiando sulla carta e leggendo ad alta voce ciò che ha scritto. Solo successivamente capisce che non basta scarabocchiare alla rinfusa ma che scrivere necessita tratti grafici specifici allineati in una determinata maniera.
Insegnargli piano piano sin dai quattro anni è quindi fondamentale: se inizia troppo tardi, il bambino avrà sicuramente delle difficoltà legate al ritardo dell'apprendimento. Ma senza strafare: basta usare strumenti semplici, fin dall'asilo, che gli permettano di entrare nel mondo delle lettere.

L'inizio può avvenire con le Lettere Tattili, lettere mobili stampate in rilievo su blocchetti di legno che il bambino può percorrere passandovi sopra il dito (partendo dal corsivo allo stampato come nel metodo originale, oppure iniziando con lo stampato per arrivare al corsivo); dopo aver imparato che ad ogni suono corrisponde una lettera, il bambino può iniziare a comporre le parole ordinando le lettere mobili, e successivamente potrà passare alla scrittura manuale (con più facilità).
Qui ne trovate alcune non in rilievo, ma carinissime e comunque utili una volta che il bambino avrà imparato ogni lettera: http://mrprintables.com/printable-alphabet-cards.html
Mentre qui potete personalizzare le carte fonetiche (utilizzate per imparare i suoni delle lettere, abbinando un'immagine alla sua lettera iniziale) con le immagini che più preferite:

http://bkids.typepad.com/intro/2011/03/guest-post-hiskia-van-leeuwen.html

Foto Credits: http://un-conventionalmom.blogspot.it/2011/03/lettere-tattili.html


Una volta presa confidenza con la lettura e con la scrittura mobile, il bambino può iniziare a scrivere manualmente e concretamente (trasferendo l'attività dalle lettere mobili a quelle scritte sul foglio con le proprie mani), e questo è un passaggio enorme per lui!
Ma ricordate, anche prima di iniziare a cimentarsi con la scrittura, è bene che il bambino pratichi sempre esercizi e attività di manualità fine (partendo dal disegno fino al tracciare linee, dal ritagliare al comporre puzzle, insomma, tutto ciò che impegna le manine in maniera minuziosa), affinché perfezioni le sue abilità motorie e possa afferrare con agio la matita o la penna, senza frustrazione per non riuscire a muoversi sul foglio rapidamente e con più divertimento e soddisfazione.
E, ultimo ma non per importanza, è meglio evitar di utilizzare quei piccoli strumenti per facilitare la presa delle manine sulla matita: possono funzionare per un anno o due, ma la corretta presa poi faticherà ad imporsi e sarà comunque difficile. Meglio imparare subito la giusta impugnatura!

Sara Polotti

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Oltre l'olio mandorle: i burri e gli oli per il corpo di grandi e bambini

Martedì, 22 Dicembre 2015 06:54

La natura ci offre una vastissima selezione di prodotti naturali davvero meravigliosi per la pelle del bambino, oltre che la nostra: abbiamo quindi la possibilità di utilizzare nel bagnetto, al posto della crema, e per il massaggio oli e burri totalmente privi di sostanze chimiche e 100% naturali che rispettano la pelle del piccolo e la idratano grazie ai numerosi nutrienti contenuti in essi. Così anche per la nostra pelle possiamo scegliere di sostituire creme corpo con oli e burri vettore ed eventualmente oli essenziali.

Ecco la mia lista di oli e burri e le loro proprietà tratti dal mio libro Mamme pret a porter, il primo anno insieme, edito da Mental Fitness Publishing interpretati secondo la teoria ayurvedica dei dosha: 

 

Giulia Mandrino 

Foto Credits: https://commons.wikimedia.org/wiki/File%3ASheabutter-virginsheabutter.jpg

 

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Jane Goodall ci insegna il rispetto per gli animali:

Martedì, 22 Dicembre 2015 06:38

È la signora degli scimpanzé. No, non è la Jane di Tarzan, ma di un'altra Jane parliamo. Jane Goodall è un'etologa e scienziata britanniaca. Capelli argentei e occhietti vispi, ha dedicato la sua vita alle scimmie, e studiandole da vicino ha portato alla luce caratteristiche che hanno aiutato meglio la comprensione della nostra stessa razza umana.

Jane Goodall ci insegna il rispetto per gli animali: attraverso un suo aneddoto, i bambini possono capire quanto l'amore verso l'ambiente e gli animali sia fondamentale e irrinunciabile

Fin dagli inizi dei suoi studi, Jane si è sempre schierata contro la cattività degli animali, innaturale e barbara. Vivendo poi a stretto contatto con i primati, in Tanzania, ha reso questo studio la sua vita, fondando anche il Jane Goodall Institute per la salvaguardia delle scimmie in tutto il mondo.
La sua esperienza e la sua persona sono di grande ispirazione, e lo possono essere anche per i bambini, sempre affascinati dalle scimmie e sicuramente interessati alle gesta di questa signora che per studiarle si è avvicinata a loro cercando di replicare le loro abitudini.

Insomma, oltre ai suoi studi largamente conosciuti, Jane Goodall ha recentemente rivelato un aneddoto della sua infanzia che racchiude tutto il senso della sua esistenza e tutto il concetto di rispetto per il mondo animale che, se raccontato ai vostri bambini, può diventare pretesto per infondere in loro questo nobile sentimento. Non solo: il racconto fa capire quanto le parole di un genitore siano importanti per un bambino, che le terrà con sé probabilmente per tutta la sua vita.
Nello specifico, la vocazione di Jane per il rispetto degli animali e del loro habitat ha subito una spinta positiva grazie alle parole che una sera la madre le rivolse.

Un giorno, giocando in giardino, Jane si divertì moltissimo ad osservare un gruppo di lombrichi e a giocare con loro. Così, da bambina qual era, la sera decise di portarli nel letto con sé. La madre, vedendo questo suo gesto, le spiegò teneramente che capiva l'amore della bambina per questi lombrichi, ma che la sua idea di portarli con sé nel letto non era buona: togliendoli alla terra, i lombrichi sarebbero presto morti, perché lontani dal loro habitat naturale.

Ecco: Jane Goodall era già attratta dalla natura. Era la sua vocazione sin da piccola. Ma le parole della madre, oltre a spiegarle semplicemente un fatto naturale, la spronarono inconsciamente a dedicarsi nello specifico alla ricerca sugli habitat naturali degli animali, e le inculcarono la giusta idea che la cattività non può che essere negativa.

I bambini assimilano tutto ciò che diciamo loro durante la prima infanzia: è bene ricordarlo sempre, ed è bene prendere l'occasione per fare piccoli gesti e raccontare semplici fatti che insegnino loro il rispetto verso gli esseri umani, verso la natura e verso gli animali: prendiamo l'esempio della madre di Jane!

Sara Polotti

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Come parlare ai bambini del voto in classe

Martedì, 22 Dicembre 2015 05:37

Genitori, tenetevi forti: tutte le vostre convinzioni sulle scuole accademicamente al top potrebbero subire un duro colpo. O forse no?

Ci ha pensato uno studio della London School of Economics, secondo il quale mandare i bambini in scuole "peggiori" potrebbe incredibilmente rivelarsi una scelta migliore.

Ma, nonostante questo studio, è bene ricordare che non è importante affannarsi a diventare i primi della classe: come parlare ai bambini del voto in classe 

 

La recente ricerca ha portato alla luce un fatto: secondo gli studiosi, la ferocia della competizione nelle scuole d'alto livello spesso ha effetti controproducenti, e le botte negative all'autostima possono rivelarsi devastanti. Al contrario, risultare tra gli studenti migliori in una scuola magari meno prestigiosa può dare super slancio all'autostima e quindi alle performance scolastiche.

Lo studio si è concentrato su circa due milioni di ragazzi e sui loro risultati in lettere, matematica e scienze. Il dottor Felix Weinhardt, che ha steso il rapporto, ha dichiarato di essere consapevole del fatto di andare molto controcorrente rispetto alla convinzione che circondare i bambini di alunni migliori possa infondere in loro la voglia di dare sempre il meglio, ma che in certe situazioni è davvero meglio abbassare gli standard.

Leggendo la ricerca, viene da chiedersi se la ricerca di scuole perfette, di standard elevatissimi e di ambienti stimolanti non sia stata solo una perdita di tempo, ma anche controproducente: se scegliere una scuola alta significa nei risultati vedere il proprio bambino tra i peggiori della classe forse non è stata la decisione migliore.

Certo, la cura dei genitori nello scegliere una scuola e i suoi insegnanti (che devono sempre intessere una relazione positiva con i bambini!) è importante, ma, secondo i ricercatori, per i ragazzi ha un'influenza enorme anche il loro rapporto (anche competitivo) con i compagni. E, quando questo rapporto li fa sentire inferiori, questi prendono una brutta botta a livello di autostima. E in questo caso è bene cercare un altro modo per spronarli a dare il meglio.
È bene, ed è normale, essere ambiziosi quando si tratta dei propri figli. Ma è anche giusto non cercare solo una gratificazione genitoriale, quanto piuttosto ciò che è meglio per loro.

Ok. Fin qui non fa una piega. Non bisogna però cadere nella trappola: sarebbe semplice mandare un bambino brillante in una scuola meno impegnativa per vederlo senza sforzo tra i primi della classe. Non è giusto, è un imbroglio, e in questo modo si ritarderebbe solo la scoperta della vita vera, quella fatta di problemi, insicurezze e ostacoli.

Si è sempre tra l'incudine e il martello: per quanto un bambino possa essere intelligente, o meno brillante (capita!), non si riesce mai a capire e a decidere quando sia giusto lodarlo per sapere scrivere il suo nome o fargli capire che non sempre si risulta i migliori anche provando a fare il proprio meglio.
Ecco, nessuno mette in dubbio l'importanza del saper perdere. Anzi. Pensandoci, la ricerca della LSE è abbastanza strana...

Il saper perdere va insegnato. Ed è giusto che i bambini ne facciano esperienza. Nella vita capiterà loro spessissimo di fare colloqui e non venir selezionati per quel lavoro, dare esami all'università e non arrivare al 18, e chi più ne ha più ne metta. Ecco, anche a scuola è giusto imparare ad arrivare secondi, o terzi. O ultimi.
Certo, quando circondati da menti molto più brillanti delle loro, i bambini avvertono la pressione, e non sempre è positivo. D'altro canto è bene mettere sul piatto che non ci sono al mondo così tanti supergeni. Tutti noi, persone normali, per raggiungere gli obiettivi lavoriamo. E sodo! Se quindi non permettiamo all'autostima del bambino di irrobustirsi attraverso le sfide quotidiane (quindi, ad esempio, mandando il genietto alla scuola "normale" dove potrà eccellere) alla prima difficoltà e alla prima defiance l'opinione di loro stessi così artificialmente gonfiata scoppierà come un palloncino.
Molto meglio, quindi, instillare in loro una genuina conoscenza di loro stessi e dei propri talenti e dei propri limiti, no?

La ricerca sostiene, in parole povere, che l'immagine che una persona ha di se stessa esiste praticamente solo in relazione a chi abbiamo attorno e a chi ci paragoniamo. Sei quindi brillante quando ti circondano persone meno intelligenti? No, è solo illusorio. Nel mondo esterno esistono persone più brave di te.
Quindi, ok, non significa che il meglio per il vostro bambino sia la scuola ritenuta migliore nell'ambiente. Non è necessario. Significa solo che, con il giusto buonsenso, la decisione migliore è scegliere la scuola dove il voto non significhi "quanto si è BRAVI", ma semplicemente quanto si è compreso di quel determinato argomento. Così lodare troppo il bambino quando prende un voto alto non è mai una buona idea, meglio lodare il suo lavoro e il suo impegno, a prescindere dal voto preso a scuola. 

E' importante che le sue insegnanti la pensino e agiscano facendo sì che il bambino non relazioni il voto alla sua autostima, quindi "io sono un bambino da 10", oppure "io sia un bambino da 6", questo davvero non deve succedere: così come l'ingegnere nucleare vale quanto l'operatore ecologico, così il bambino che va bene a scuola vale quanto quello che manifesta difficoltà e lui deve percepire chiaramente questo concetto. Se la teoria sembra chiara a tutti, poi nella pratica ci si perde in vecchi (e dannosi) retaggi culturali! Mai quindi spendere tempo a parlare dei voti, così chiaramente mai paragonare o chiedere "cosa ha preso il tuo amico a scuola?". 

Quindi per riassumere, stimoliamo il lavoro e l'impegno, non il voto: il piccolo deve essere portato a dare il meglio di sè, il voto è solo uno strumento dell'insegnante per comprendere secondo uno specifico obiettivo concretizzato in una precisa modalità, cosa il bambino abbia realmente interiorizzato e in quali aree sia importante investire nuovamente. Il resto sono problemi nostri, ansie e proiezioni che non devono neanche tangere il nostro bambino. 

Se adottiamo questa strategia il bambino comprenderà il valore dell'impegno, ma anche la possibilità di mancare un obiettivo: insomma, con una buona autostima, saranno facilitati nel comprendere i propri talenti, i propri limiti e i propri errori, saranno più stimolati a dare il massimo e ad accettare fallimenti senza veder minata la propria persona. 

Sara Polotti

 

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