I 10 libri per bambini da leggere quest'estate
Giovedì, 02 Luglio 2020 13:25Sotto l'ombrellone o all'ombra di un grande albero montano, oppure durante la siesta pomeridiana a casa o la sera nel letto: l'importante è leggerli! Ecco una selezione di libri per bambini imperdibili, perché tradizionali, coinvolgenti, divertenti e indimenticabili, da divorare in un pomeriggio d'estate o da gustarsi per tutta la vacanza.
I 10 libri per bambini da leggere quest'estate: i libri da leggere sotto l'ombrellone o in montagna, per bambini amanti della lettura
Le avventure di Pinocchio
Perché? Perché è una storia tradizionale e magnifica, da leggere ad alta voce con i genitori o per la prima volta da soli, seguendo le avventure del piccolo burattino che vuole diventare bambino. E poi è appena uscita la versione illustrata dai MinaLima (insieme alla Bella e la Bestia), che è un gioiello da tenere in libreria.
Le fatiche di Valentina
Chi l'ha letto lo sa: ne cominci uno e poi non smetti più per tutta la saga! Perché Angelo Petrosino parla di una bambina classica nella quale tutti si possono rispecchiare, e in ogni libro della serie sono affrontati i vari problemi della vita con leggerezza, serietà e simpatia. Valentina piace un sacco a tutti! Il primo libro della serie è questo.
Sherlock
Per i bambini amanti dell'avventura, dei misteri e delle sorprese, e per chi vuole mettere alla prova il proprio istinto, ecco Sherlock: un classico della tradizione crime adatto anche ai ragazzi, soprattutto in questa versione.
Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare
Purtroppo Luis Sepulveda ci ha lasciato a causa del Coronavirus. Quest'estate 2020, dunque, è perfetta per ricordarlo nel migliore dei modi: leggendo il suo libro per bambini più famoso al mondo. Ci sono un sacco di insegnamenti!
Il GGG
Il GGG, ma anche "Le streghe", o "La fabbrica di cioccolato". Insomma, tutti i libri di Roald Dahl! Lo scrittore inglese è tra i preferiti dei bambini, e un motivo c'è: basta leggere uno dei suoi libri per capire che è impossibile, poi, staccare gli occhi dalle pagine.
Harry Potter
Quale periodo migliore per cominciare una saga che sappiamo ci terrà incollati alle pagine per tantissimo tempo? L'estate è fatta apposta per appassionarsi al mondo del maghetto. Qui trovate il primo volume con la copertina "vecchia", quella originale di quando uscì negli anni Novanta.
È tutto un ciclo
Per le ragazzine e i ragazzini (sì, anche loro!) che vanno verso le scuole medie, consiglio "È tutto un ciclo", una graphic novel bellissima che parla del tabù delle mestruazioni e dei rapporti tra i ragazzi alla scuola media, sempre così delicati e paurosi!
Diario di una schiappa
Sempre per i ragazzi in vista delle scuole medie, perfetto è "Diario di una schiappa", che parla proprio delle difficoltà del cambiamento, con ironia, disegni, divertimento e serietà allo stesso tempo!
Le avventure di Huckleberry Finn
Quella del selvaggio e ribelle Huckleberry Finn in viaggio sulla zattera con Jim è una delle storie più avventurose ed entusiasmanti di tutti i tempi, perfetta per un'estate appassionante!
L'occhio del lupo
Tutti i bambini che lo leggono ne restano affascinati, e del resto Daniel Pennac è uno degli scrittori per adulti e per ragazzi più bravi di sempre. L'occhio del lupo parla di un lupo che viene dall'Alaska e di un ragazzo che viene dall'Africa, e delle loro storie incredibilmente intrecciate.
Le 10 cose inappropriate da NON dire ad una donna incinta
Giovedì, 02 Luglio 2020 08:20Alcuni faranno fatica a crederci, ma ogni donna incinta sa che una di queste frasi prima o poi ce la si sente rivolgere. Non sono rare, quindi, ma, anzi, diffusissime! Che fare per cambiare la situazione? Semplicemente evitarle, sfoggiando invece il buon vecchio tatto, il buon vecchio buon senso e la buona vecchia discrezione.
Ecco quindi le 10 frasi più inappropriate da evitare quando si parla con una donna in dolce attesa.
Le 10 cose inappropriate da NON dire ad una donna incinta: le dieci frasi più comuni (e più fastidiose) che le donne in gravidanza si sentono dire
“Ah, ma aspetti un bambino!”
Ecco, questa è una domanda da non fare a nessuna donna, soprattutto quando non siamo certi al 100% che sia in dolce attesa. Perché la pancia pronunciata potrebbe derivare da mille motivi, non solo da un bambino nell’utero! Evitiamo questi commenti spiacevoli e usiamo invece tatto, empatia, buon senso e discrezione.
“Ho sentito dire che un calcio nei gioielli fa male quanto il parto”
Questa frase solitamente esce, nel 99,9% dei casi, da una bocca maschile. No, NON È LA STESSA COSA! No uterus, no opinion.
“Sarà sicuramente una femmina/un maschio”
Le zie Ignazie del mondo amano queste previsioni, e le snocciolano con una sicurezza tremenda, come avessero in tasca la verità. Carine, eh, ma ad un certo punto basta…
“Ah ma quindi sei così acida per gli ormoni”
Sì, gli ormoni provocano anche (ma non sempre) sbalzi d’umore e cambiamenti emotivi, ma nessuno dà il diritto di farlo notare. Anche perché se gli ormoni stanno davvero facendo il loro lavoro, la donna incinta in questione potrebbe sbranarvi, e con tutto il diritto!
“Allora, ti sei già depilata laggiù? Guarda che altrimenti in ospedale ti rovinano”
Sì, alcune persone lo chiedono. E la frase non ha bisogno di commenti, no?
“Niente nausea mattutina? Non è un buon segno…”
Questo è solo un esempio dei tantissimi consigli non richiesti che possono anche aumentare le ansie inutilmente! Lasciamo che le mamme raccontino la loro esperienza, se vogliono, ma evitiamo commenti di questo genere.
“Sei sposata quindi?”
Really? Nel 2020?
“Speriamo sia maschio!”
Really? Nel 2020?
“Ma continuate a fare sesso?”
Mah, saranno affaracci della coppia, no?
“Finalmente adesso hai le tette!” / “Chissà che taglia enorme ti verrà!”
Non ci sono tette giuste, sbagliate, troppo piccole o troppo grosse, ma cervelli troppo piccoli sicuramente sì.
3 modi per tranquillizzare i bambini preoccupati per il Coronavirus
Mercoledì, 01 Luglio 2020 09:48I bambini hanno infinite risorse, e lo sappiamo: cerchiamo sempre di tenerli al sicuro, ma il mondo è difficile, la vita è difficile. Ma non per questo i bambini soccombono, anzi. Hanno una resistenza e una resilienza incredibili, e ce ne rendiamo conto ogni giorno. Soprattutto in questo periodo: non capita a chiunque di vivere in un periodo di pandemia mondiale. E per quanto cerchiamo di proteggere i nostri bambini dalle notizie e dal clima che si respira, stanno vivendo anche loro il coronavirus.
Sentono le notizie, percepiscono il cambiamento, rispettano le regole, si adattano alle nuove abitudini stravolte… Spesso con il sorriso. Ma capita, e non bisogna vergognarsene o preoccuparsi eccessivamente, che certi bambini vivano questo periodo con ansia e paura. È normale, è fisiologico. Soprattutto nel momento in cui si rendono conto del pericolo.
Che fare? Cosa dire? Ecco alcune frasi e alcuni consigli per aiutare i bambini a vivere la pandemia da Coronavirus con serietà ma senza eccessiva ansia e preoccupazione.
3 modi per tranquillizzare i bambini preoccupati per il Coronavirus: le frasi e i gesti per contenere l'ansia da coronavirus nei bambini
Innanzitutto, cosa sanno i bambini del Coronavirus? Se percepiamo che si sentono preoccupati e che hanno dubbi, la prima cosa da fare è indagare e dialogare. Sediamoci con i bambini, creiamo un ambiente tranquillo e confortevole in casa, quindi chiediamo loro cosa sanno di questa situazione.
Anche se non ne parliamo apertamente e crediamo che i bambini non sappiano cosa stia accadendo, o che ne sappiano lo stretto necessario, anche i più piccoli captano, ascoltano e percepiscono ciò che sta attorno a loro, e di conseguenza sanno molto più di quello che crediamo. Meglio, quindi, cercare di capire cosa sanno, cosa credono, cosa hanno sentito. C’è verità? La loro mente ha ingigantito o ridotto la cosa? Certe notizie false hanno raggiunto anche loro?
In questo modo possiamo fare chiarezza, parlare con sincerità e insegnare ai bambini le cose vere e le cose false, rimediando alla mala informazione che potrebbero avere assimilato. Essere informati è anche il primo passo verso la tranquillità: sapere è potere, anche sulle emozioni. E per sapere ancora meglio, possiamo affidarci agli strumenti per bambini, come questa guida.
Il secondo passo è insegnare ai bambini a focalizzarsi su ciò che possiamo fare in prima persona. Spesso la paura è data dall’imprevedibilità della situazione e dal non sapere cosa accade. Ma per arginare il contagio possiamo noi per primi metterci in gioco: lavarsi benissimo le mani, indossare la mascherina, non toccarsi la faccia, non toccare gli altri anche quando giochiamo, cercare di proteggere i nonni… In questo modo possiamo prendere in mano la situazione, e farà meno paura, perché faremo ciò che è in nostro potere per lasciare il virus fuori dalla porta!
Infine, cerchiamo di capire cosa fa paura in concreto ai bambini. La loro paura di certo è diversa dalla nostra. Parliamone. Ci sono bambini che hanno paura della malattia, o di attaccarla a qualcuno, e in quel caso il punto precedente è ottimo per far fronte alla preoccupazione. Ci sono invece bambini che temono più di tutto la distanza sociale dagli amici e dai compagni. In questo caso, via libera a videochiamate e a ristrette uscite con gli amichetti, sempre in sicurezza (magari all’aperto, dove possiamo stare distanti). E chi invece teme lo stravolgimento delle abitudini e che non si torni più alla vita di prima, cerchiamo di mantenere il più possibile le abitudini precedenti e le routine consolidate, concedendo un po’ di più gli “sfizi” confortevoli.
In questo modo possiamo fare chiarezza, parlare con sincerità e insegnare ai bambini le cose vere e le cose false, rimediando alla mala informazione che potrebbero avere assimilato. Essere informati è anche il primo passo verso la tranquillità: sapere è potere, anche sulle emozioni. E per sapere ancora meglio, possiamo affidarci agli strumenti per bambini, come questo libro, “Virus e altri guai” di Silvia Bergonzoli e Marco Giusfredi.
Si tratta di un libro scritto “con gli occhi dei bambini e le parole dei grandi”, pensato per i bimbi a partire dai 3 anni e per i loro genitori (ma anche per gli insegnanti e gli educatori!) per parlare in maniera schietta e con il loro linguaggio delle minacce dei piccoli virus che si aggirano tra noi. La pandemia è di fatto un evento traumatico, non dimentichiamocelo e non sottovalutiamolo! E questo libro aiuta davvero a superarlo e soprattutto ad affrontarlo, ascoltando le nostre emozioni e raccogliendo le informazioni che ci servono.
Le cose più strambe che fanno i bambini!
Mercoledì, 01 Luglio 2020 07:47Sarà capitato a tutti di chiedersi “Ma perché?!”. Perché i bambini fanno certe cose? Perché sono così strani? Ma saranno solo i miei così bizzarri?
No, non sono solo i vostri! E le loro stramberie sono davvero carine!
Le cose più strambe che fanno i bambini: tutte le bizzarrie dei nostri bambini, che ci fanno pensare “Ma perché?!” e che ce li fanno amare ancora di più
Ad esempio… Perché ridono sempre? Anche quando è PALESE che non hanno capito la battuta? Perché, diciamocelo, a volte ci escono battute tra noi adulti che è impossibile capiscano, eppure loro si sbellicano davvero!
E poi, a chi non è mai capitato di trovare i propri figli addormentati sul pavimento? Senza cuscini, senza coperte… Eppure non sembrano dormire in maniera paradisiaca, come se fossero su letto di piume?
Fantastico, poi, quando stanno facendo qualcosa di veramente, ma veramente carino e coccoloso, o divertente. Ma basta prendere in mano il telefono per registrarli che, puf!, magicamente lasciano perdere ciò che stavano facendo. E non lo rifanno mai più.
A volte mi chiedo anche cosa abbiano lavatrice, asciugatrice e lavastoviglie, per i nostri bambini… Quando osservano questi elettrodomestici sembrano degli scienziati!
Parliamo poi della forza disumana che hanno. Una forza che sfoderano essenzialmente quando tentiamo di tirargli fuori qualcosa dalla bocca, o durante il cambio pannolino, solitamente quando fanno quella liquida che arriva fino alla schiena…
E quando gli compriamo giocattoli su giocattoli, e loro si ostinano a giocare SOLO con la scatola vuota dei cereali o con la confezione delle salviettine igienizzanti?
Ci sono poi bambini che adorano portare con sé borse e marsupi. Ma a che vi servono?! Avete un portafoglio? Un cellulare? Dei documenti importantissimi da portare con voi?!
Ricordate, poi, nei primi mesi, quando il vostro bambino ha imparato a tossire per finta? Sì, per finta! Perché è chiaro come il sole che quella tosse è fasulla! Ma in realtà è qualcosa di positivo: nostro figlio ci sta “ingannando”, e ridere gli farà capire che c’è riuscito! Sono i primi approcci sociali, insomma.
Non parliamo, poi, di quei bambini che farebbero girotondo per tutto il giorno, facendoci venire la nausea a forza di girare! Qui la ragione sta nel senso dell’equilibrio e nel loro sistema vestibolare, che cercano di stimolare e regolare.
E di quelli che annusano tutto? Non solo i cibi, ma soprattutto i peluche, i vestiti e i nostri capelli! Che teneri… In quel caso, stanno richiamando alla mente sensazioni di pace, perché l’olfatto è uno dei sensi più potenti per le emozioni!
I vostri figli, poi, si spoglierebbero dappertutto? A volte si tolgono tutti i vestiti e stanno nudi in casa, anche facendo i compiti…
E che buona l’acqua della vasca da bagno! Sì, anche io mi preoccupavo, ma a quanto pare è impossibile evitarlo del tutto…
Per finire, parliamo di quel libro che leggono, e rileggono, e rileggono ancora, e imparano a memoria fino a che non lo sappiamo a menadito anche noi? Non si stufano mai, e noi non possiamo nemmeno azzardarci a cambiare titolo!
Tv e tablet prima di dormire disturbano il sonno di alcuni bambini
Martedì, 30 Giugno 2020 10:13Una ricerca mostra come l’utilizzo di tecnologia prima di andare a letto influisca negativamente sul sonno di alcuni bambini, ovvero quelli che faticano ad auto-regolare i propri comportamenti. Gli schermi prima della nanna, insomma, rendono più breve il sonno notturno di quei bambini con un effortful control (e cioè la capacità di auto-regolare i propri comportamenti in base al contesto) più debole. Ma vediamo insieme di cosa di tratta e come fare per far sì che il sonno non ne risenta, dal momento che i disturbi del sonno dei bambini non sono da sottovalutare.
Tv e tablet prima di dormire disturbano il sonno di alcuni bambini: uno studio mette in luce come per alcuni bambini i device prima della nanna non siano affatto positivi
Lo studio di cui parliamo è stato condotto dal dipartimento di psicologia dell’Arizona State University ed è stato pubblicato su Science Daily e sulla rivista Psychological Science. I ricercatori hanno preso in considerazione 547 bambini tra i sette e i nove anni per una settimana, dotandoli di uno speciale orologio per monitorarne i movimenti (l’actigrafo, che misura anche la luce naturale) e lasciando che i genitori segnassero su un diario le ore in cui guardavano tv e tablet e le ore di sonno, segnalando tutti i comportamenti dei bambini.
Il risultato è variegato, ma parla sostanzialmente di due situazioni: nei bambini con un effortless control più forte, le ore di tecnologia pre-nanna non hanno influenzato quasi in alcun modo la qualità del sonno. Nei bambini più difficili, invece, e cioè in quelli con un auto-controllo più difficoltoso, guardare tv, tablet e smartphone prima di andare a dormire ha influenzato nettamente le ore a letto.
In base al temperamento dei bambini, quindi, l’abitudine di guardare la tv o di utilizzare i media tecnologici alla sera prima di dormire può davvero fare la differenza. In generale, infatti, i bambini presi in considerazione dormivano in media ogni notte per otto ore, utilizzando i device in media cinque sere a settimana. I bambini che non usavano alcun device dormivano in media 23 minuti in più a notte, andando a dormire 34 minuti prima rispetto agli altri. Il fatto che fa riflettere riguarda tuttavia i bambini con meno auto-controllo (circa il 35% dei partecipanti), dal momento che questi, quando utilizzavano la tecnologia e guardavano i video alla sera, dormivano in media quaranta minuti in meno per notte.
Il motivo è semplice: i bambini con un auto-controllo più basso faticano a distogliere l’attenzione da ciò che stanno guardando, rilassandosi invece per andare a dormire (dato che rilassarsi è fondamentale per addormentarsi meglio). La loro mente, insomma, continua a voler fermarsi lì, su ciò che stavano guardando.
Oltre a tutto questo, c’è naturalmente il fatto riguardante la luce blu: adulti o bambini, la tecnologia alla sera non fa bene agli esseri umani, dal momento che sballa la produzione di melatonina.
Ecco perché alla sera è sempre meglio spegnere un po’ prima la tv o i device, dedicandosi invece a qualcosa di calmante e rilassante, e soprattutto analogico, come la lettura di un libro o un’attività rilassante insieme, abbassando un po’ le luci e godendosi il relax che sale. Perché il benessere del sonno è fondamentale!
Sonic in DVD, il videogioco-mito anni Novanta diventa un film
Martedì, 30 Giugno 2020 08:44Sonic è velocissimo. E velocissimo, definitissimo e bellissimo è il suo film! Arriva in questi giorni in home video, infatti, il film dedicato al riccio blu supersonico amato dai bambini di due generazioni: la nostra (cresciuta con i suoi videogiochi negli anni Novanta!) e quella dei nostri figli!
Quale film più perfetto, quindi, per una serata-cinema sul divano di casa con popcorn e bevande fresche per tutti?
Sonic in DVD, il videogioco-mito anni Novanta diventa un film: DVD, Blu-ray e 4K Ultra HD per godere appieno il film del riccio blu supersonico a casa!
L’avete già visto al cinema? No? Beh, arrivano le edizioni home video apposta! Sì? No problem: nel DVD, nel Blu-Day e nella versione 4K Ultra HD non c’è solo il film, ma un sacco di contenuti speciali! Ma facciamo un passo indietro. Conoscete Sonic? Sonic è il riccio blu supersonico protagonista dei videogiochi SEGA degli anni Novanta (non ha bisogno di molte presentazioni!). Arrivato al cinema, ora è disponibile anche nelle versioni home video con Universal Pictures Home Entertainment Italia.
Dal 10 giugno lo troviamo in DVD, in Blu-ray (che ha una risoluzione 6 volte migliore rispetto al DVD e degli extra esclusivi), Blu-ray Steelbook, 4K Ultra HD (in una confezione doppia che include il 4K Ultra HD Blu-rayTM e il Blu-rayTM) e Digital HD! Il 4K Ultra HD è la migliore esperienza visiva per la visione di un film, perché presenta la combinazione della risoluzione 4K di quattro volte superiore al classico HD, la brillantezza dei colori dell’High Dynamic Range (HDR) e una resa audio immersiva e multisensoriale! Immaginate, quindi, che bella serata: sembrerà di stare al cinema.
La trama del film (che è una co-produzione giapponese-statunitense) è super accattivante ed è pensata per tutta la famiglia: interpretato da Ben Schwartz, Jim Carrey (sì, proprio lui!), James Marsden e Tika Sumpter, il film racconta di Sonic che, arrivato sulla Terra e deciso a farne la sua nuova casa, attira l’attenzione del cattivo Dr. Robotnik (interpretato da Jim Carrey). Si instaura così una corsa attraverso tutto il globo per impedire al malvagio dottore di dominare il mondo, con l’aiuto dello sceriffo Tom Wachowski.
Ma non sarà solo il film a intrattenere la famiglia nella serata-cinema: in tutti gli home-video, infatti, sono presenti un sacco di contenuti speciali come un nuovo corto animato, i bloopers (i famosi strafalcioni e le papere durante le riprese!), le scene eliminate, il lavoro di Jim Carrey per diventare il Dr. Robotnik, le origini di Sonic, il commento del regista...
Un'avventura imperdibile!
Maternità e burnout, quando lo stress è troppo?
Lunedì, 29 Giugno 2020 13:13Si parla spesso di burnout, ovvero di “surriscaldamento” e di stress estremo, accostandolo al lavoro e alla carriera. Ed è vero: nella maggior parte dei casi il burnout è causato da situazioni di eccessiva ansia professionale. Ma questo non significa che questo stress enorme e debilitante non riguardi anche altri aspetti e momenti della vita. Come la maternità. Che è di per sé stressante, e che a volte ci mette a durissima prova.
Il problema è che quando il burnout colpisce lo fa in maniera subdola, anche quando si tratta di maternità, e ci lascia spompati, depressi, senza forza e senza voglia di prendere in mano la situazione. Ma come riconoscere se siamo davvero preda del burnout o se si tratta “solo” di un periodo particolarmente stressante?
Maternità e burnout, quando lo stress è troppo: come riconoscere i segnali di burnout, perché anche le mamme ne soffrono
Innanzitutto, il burnout si differenzia dal semplice stress perché ci lascia completamente in balia degli eventi. Ovvero: quando siamo stressati sentiamo di essere stressati, e in qualche modo cerchiamo di alleviare lo stress mettendo in ordine le giornate e la vita e soprattutto cercando, appena possibile, una valvola di sfogo e un momento di relax. Quel relax, insomma, lo agogniamo, lo vogliamo.
Quando una mamma si trova in fase di burnout il problema è che non se ne rende quasi conto, lasciando che lo stress prenda il sopravvento e mettendo il pilota automatico: ci si alza, si fa il proprio dovere, si torna a dormire. Senza pensare davvero.
Ma quali sono i segni che dovrebbero farci preoccupare?
Primo: il non sentire motivazione per nulla. Tutto ci scorre accanto e addosso, e non sentiamo la spinta verso niente. Nemmeno verso la cura di noi stesse.
Secondo: sentiamo un peso sulle spalle, fortissimo ma indecifrabile, come qualcosa che ci àncora a terra e non ci fa agire.
Terzo: proviamo negatività costante, ci sentiamo frustrate, ci sentiamo deboli e incapaci di cambiare le cose.
Quarto: non sentiamo la felicità, quella vera, appagante e dolcissima che dovremmo invece provare per la nostra vita.
Perché tutto questo? Cosa causa il burnout? Non c’è una risposta univoca, ma l’importante è avere bene a mente una cosa: non è colpa di nessuno. Non è colpa di chi sta soffrendo. Perché il burnout è la conseguenza di una serie di situazioni interne ed esterne che si sovrappongono, affollando la mente e la quotidianità e facendo “surriscaldare” (da qui la parola “burnout”) la persona. In questo caso la mamma. Spesso, in maternità, questo avviene perché la mamma inconsciamente si annulla, mettendo davanti a sé i bisogni di tutti gli altri e accantonando i suoi, collassando poi per la stanchezza. Si mettono anche davanti le aspettative della società e della famiglia, a volte, e questo è altrettanto stressante. Il tutto condito dal classico stress dell’essere genitore, che è per sua natura un ruolo estenuante.
Importante è dunque riconoscere i segnali, parlarne, dirsi che non è colpa propria. Un consiglio è sempre quello di rivolgersi ad un professionista, come uno psicoterapeuta di fiducia, che saprà indicare il percorso più adatto per tornare a stare meglio davvero, ricominciando a focalizzarsi di nuovo su se stesse (perché questo è il primo e fondamentale passo!), per stare meglio con noi stesse e con tutta la famiglia.
Viaggiare in gravidanza, cosa tenere a mente
Lunedì, 29 Giugno 2020 07:46Viaggiare in gravidanza? Certo che si può. Con qualche attenzione, tutto è possibile. Perché quando una gravidanza è fisiologica, ovvero procede senza intoppi e mamma e bambino stanno bene, basta seguire qualche regola generale per godersi un viaggio in tutta tranquillità.
Viaggiare in gravidanza, cosa tenere a mente: consigli per viaggiare tranquille durante i mesi di gravidanza
Evitare le zone a rischio contagio
Ci sono alcune mete, innanzitutto, che dovrebbero essere evitate, soprattutto nei luoghi esotici: soprattutto fuori dall’Europa, è possibile che ci siano zone a rischio di malattie contagiose (come, ad esempio, Zika in Sud America o la malaria in alcuni paesi dell’Africa), e per questo, soprattutto in gravidanza, sarebbe meglio puntare su altri luoghi.
Viaggiare tra il terzo e il settimo mese
Questi sono infatti i mesi migliori per mettersi in viaggio: non avremo più i fastidi delle prime settimane di gravidanza (come l’odiosa nausea mattutina e la sonnolenza perenne) e saremo tranquille dopo aver superato i fatidici primi tre mesi, e, allo stesso tempo, non avremo l’appesantimento tipico degli ultimi mesi di gestazione (così come il pensiero dell’arrivo imminente, che ci prende moltissimo la mente). Quelli centrali sono quindi i mesi più indicati per viaggiare, perché potremo goderci appieno la vacanza, con tutte le nostre energie e con la testa libera di rilassarsi. Diciamo che fino alla venticinquesima settimana di gravidanza possiamo quindi approfittarne.
Per i viaggi lunghi, utilizzare calze adatte
In generale, i viaggi in aereo sono consigliati solo fino ad una certa settimana di gravidanza (la trentaseiesima), ma ciò che dobbiamo fare assolutamente è chiedere sempre consiglio al nostro medico, che saprà indicarci se possiamo o meno prendere l’aeroplano. Se abbiamo il via libera, calcoliamo comunque la scomodità (che però non deve frenarci!): per alleviarla, possiamo indossare calze a compressione graduata, che danno sollievo ai gonfiori e ai formicolii che potrebbero verificarsi. Non evitiamo, poi, di alzarci, ma, anzi, cerchiamo di passeggiare di tanto in tanto alzandoci dal sedile, per sciogliere le articolazioni e favorire la circolazione. E beviamo molta acqua!
Preferire il treno all’automobile
E non solo per una scelta ecologica, ma soprattutto per la comodità e per il benessere: se per la nostra meta di vacanza è previsto un viaggio lungo, meglio scegliere il treno, che ci permetterà di avere più agio, di rilassarci, di camminare e muoverci quando ne avremo bisogno, di leggere… E poi spesso dà meno nausea, rispetto all’automobile, e sappiamo che in gravidanza è tutto di guadagnato.
Informarsi sulle strutture sanitarie e sull’assicurazione
In generale quando viaggiamo è bene informarsi sulle strutture sanitarie del luogo, per non trovarsi impreparati, e soprattutto quando siamo incinte è buona abitudine controllare che vi siano ospedali nelle vicinanze, per ogni evenienza. E, sempre per essere pronte per ogni evenienza, controlliamo anche l’assicurazione di viaggio, facendo attenzione alle opzioni per le donne in gravidanza: per essere tranquille è meglio infatti avere una copertura assicurativa adatta per questa specifica situazione. Per poterci rilassare fino in fondo godendo della nostra vacanza con il pancione!
Come crescere bambini che abbiano senso critico
Venerdì, 26 Giugno 2020 13:41I nostri bambini non sono stupidi. Lo vedono che il mondo non è un mondo perfetto, e che ci sono un sacco di problemi, e un sacco di conflitti, e che ognuno di potrebbe fare qualcosa per cambiare queste condizioni.
Ma appunto perché il mondo è pieno di problemi, dove sta la ragione? Dove sta la parte buona? E da che parte dobbiamo stare noi? Noi genitori, per primi, dobbiamo educare i nostri ragazzi insegnando loro il senso civico, l’empatia e il rispetto. Ma ciò che dobbiamo sempre tenere a mente è che i nostri figli non sono noi: cresceranno e avranno delle loro idee. È così che deve andare, ed è giustissimo.
E questo non significa che se avranno idee diverse dalla nostra saranno nel torto. Anzi. Perché se avranno loro idee significherà che sono capaci di pensare con la loro testa. Che penseranno "outside the box". Ma per far sì che sviluppino il fondamentale senso critico per vivere in questo mondo (rendendolo migliore), possiamo non stare fermi a guardare, insegnandogli alcune piccole cose fin quando sono piccoli.
Come crescere bambini che abbiano senso critico: come far sì che i nostri figli sviluppino una capacità di pensiero rispettosa, empatica e profonda
Prima di tutto, chiariamo cos’è il pensiero critico: il pensiero critico è la capacità dell’essere umano di formarsi un’opinione e di arrivare ad una conclusione pensando, discernendo tutte le informazioni, analizzando, facendo valutazioni e ascoltando spiegazioni. In altre parole: significa sentire sempre tutte le campane e informarsi, dispiegando la propria curiosità, per arrivare ad un’idea che sia davvero personale e non inculcata dall’esterno.
Fin da piccoli, il gioco di ruolo è in questo senso fondamentale. Lasciare che i bambini interpretino personaggi (“Oggi giochiamo alla mamma?”, “Facciamo che io ero la benzinaia?”, “Tu fai il soldato e io il re”) è importantissimo. Mentre giocano di ruolo, i bambini mettono in atto ipotetiche situazioni che li vedranno in qualche modo protagonisti anche da grandi, sperimentando le conseguenze e quindi il rapporto causa-effetto di ogni azione. Vedranno, quindi, che ogni decisione e ogni pensiero implica altro.
Lasciamo, poi, che risolvano da soli i problemi, il più possibile. Questo non significa abbandonarli a loro stessi (quando c’è bisogno di noi sappiamo intervenire), ma vuol dire dare loro la possibilità di analizzare le situazioni interne ed esterne, ovvero ciò che provano internamente e quello con cui hanno a che fare esternamente.
Crescendo, poi, i bambini hanno bisogno del nostro stimolo, riguardo al pensiero. Non confezioniamogli risposte bell’e che pronte quando studiano qualcosa o quando si interessano ad un determinato argomento. Sì, esponiamo i fatti, ma poi non chiediamo solo il “cosa?”. Chiediamo, soprattutto, il “perché” e il “come”. Ad esempio, parlando di ecologia e cambiamento climatico, possiamo sì partire dal “cosa” (“Cos’è il cambiamento climatico”), ma poi è bene passare al “Perché siamo in questa situazione?” e al “Come possiamo cambiare le cose?”.
Infine, non evitiamo il confronto. Non evitiamo chi non la pensa come noi, ma accogliamo le discussioni civili. Solo così i bambini e i ragazzi potranno vedere come esistono sempre diversi punti di vista, e che ognuno ha le sue ragioni, discernendo poi la propria impressione. Solo così cresceremo adulti che avranno sì un loro pensiero, ma che avranno anche la capacità di ascoltare gli altri e di mettersi nei loro panni!
Intolleranza al lattosio: quali sono i sintomi nei bambini
Venerdì, 26 Giugno 2020 07:50L’intolleranza al lattosio consiste nell’incapacità di digerire correttamente il lattosio contenuto negli alimenti. Questo disturbo è oggi sempre più diffuso e può provocare numerosi fastidi sia a livello fisico che emotivo. I sintomi dell’intolleranza al lattosio, infatti, sono diversi e variegati e, soprattutto, non sono gli stessi per gli adulti e per i bambini. Ma dato che le conseguenze di questa problematica possono essere molto importanti, è bene saperle individuare e riconoscere, così da poter prendere le giuste misure e far sì che i nostri bambini possano finalmente iniziare a stare meglio.
Ma non dovete preoccuparvi! Fortunatamente, infatti, viviamo in un’epoca nella quale i prodotti senza lattosio sono tanti, deliziosi, nutrienti e soprattutto nemmeno costosi come una volta. Basterà semplicemente abituarsi al nuovo regime alimentare e anche i bambini non sentiranno la mancanza di questo elemento!
Intolleranza al lattosio: quali sono i sintomi nei bambini
Prima di tutto, dobbiamo chiederci cos’è il lattosio? Il lattosio è il principale zucchero del latte e dei suoi derivati, composto da due molecole, il galattosio e il glucosio. Come fanno sapere dall’Ospedale Bambino Gesù, l’intolleranza al lattosio, quindi, sia nei bambini che negli adulti è una condizione che insorge quando l’enzima lattasi (che si trova nella mucosa intestinale e che digerisce il lattosio) riduce la sua attività (totalmente o parzialmente), non riuscendo a spezzare il legame che tiene uniti il galattosio e il glucosio. Queste due molecole, di conseguenza, non possono, essere assorbite dall’intestino. In altre parole, l’enzima lattasi non digerisce più il lattosio, causando questa fastidiosa intolleranza.
Questo enzima si sviluppa già durante la gravidanza nell’intestino dei bambini, raggiungendo la sua massima attività nei primi mesi di vita del bambino e diminuendo pian piano durante lo svezzamento. Già dai primi due anni, l’enzima potrebbe ridurre la sua azione, altre volte, questo potrebbe accadere in età adolescenziale o in età adulta. Per questo non possiamo mai sapere quando l’intolleranza al lattosio potrebbe eventualmente comparire.
L’intolleranza al lattosio, di conseguenza, non è un disturbo o una malattia, ma si tratta piuttosto di una condizione naturale e fisiologica. Chi più, chi meno, chi prima, chi dopo, insomma, potrebbe soffrirne.
Come capire, quindi, se i nostri bambini, dopo lo svezzamento, sono intolleranti al lattosio? I principali sintomi possono essere: la dissenteria (e raramente la stipsi), i dolori alla pancia, i crampi, la flatulenza, la nausea e la distensione addominale. Anche il mal di testa, l’irritabilità e alcune allergie possono essere un segnale, anche se meno riconoscibile. Questi sintomi compaiono esattamente a poche ore dall’assunzione del latte, e l’intensità varia in base alla quantità di latte (o lattosio: quindi anche i prodotti caseari) assunta. Nel giro di poche ore, tuttavia, tutto si risolve spontaneamente.
Per capire se ci troviamo di fronte a casi di intolleranza al lattosio, quindi, oltre a chiedere il parere del proprio medico (che ci prescriverà anche tutti i test del caso, come il Breath test al lattosio e il test genetico) possiamo provare ad intuirlo già regolandoci con il cibo: se togliamo il latte e i suoi derivati, il bambino presenta ancora questi problemi alla pancia?
Se ci troviamo di fronte ad un’intolleranza al lattosio, è bene che i bambini eliminino subito questo elemento dalla propria dieta. Per farlo, basta acquistare latte senza lattosio ed altri derivati che non contengano questo elemento. Si tratta di cibi sottoposti a idrolisi enzimatica del lattosio, un processo in grado di ridurre notevolmente la concentrazione di questo zucchero dagli alimenti. La cosa assolutamente positiva di questa procedura è che non altera quasi per niente il gusto del latte.
Possiamo anche puntare sulle bevande vegetali come il latte di soia, e scegliere i formaggi stagionati e gli yogurt con batteri aggiunti (che quindi hanno già digerito il lattosio).
Più insidiosi, invece, sono gli altri alimenti, così come i medicinali. Sono infatti moltissimi i cibi e i farmaci, soprattutto quelli in compressa, che contengono lattosio, anche se in minime quantità. Per questo motivo, è fortemente consigliato quindi leggere sempre molto attentamente le etichette!
In ogni caso, il consiglio è quello di chiedere un parere del medico anche sulla dieta più indicata, in base alla quantità di lattosio tollerata dal bambino (dato che questa varia da individuo a individuo).