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Il ciclo dopo il parto: quando arriva?

Lunedì, 28 Giugno 2021 12:44

Nove mesi senza ciclo mestruale; altri mesi senza mestruazioni (durante l'allattamento!); ma quando arriva, quindi, il ciclo dopo che abbiamo partorito? E come cambiano le mestruazioni in base al tipo di allattamento? Come fare a capire quando arriveranno di nuovo o se si trattava di una falsa avvisaglia? Ecco tutto ciò che c'è da sapere sulle mestruazioni dopo il parto.

Il capoparto

Le prime mestruazioni dopo che i bambini sono nati si chiamano innazitutto capoparto. Il capoparto è la prima mestruazione dopo il parto, ovvero superati i nove mesi di gravidanza e, nel caso dell'allattamento al seno, i mesi pre-svezzamento del bambino, quando gli estrogeni e il progesterone, ormoni a livelli molto alti in gravidanza, mettono in pausa il ciclo, bloccando le mestruazioni. 

Dopo il parto, chi non allatta potrebbe vedersi tornare il ciclo circa 8-10 settimane dopo; chi invece allatta al seno, potrebbe vedere tornare le prime mestruazioni anche 18 mesi dopo il parto.

I primi tempi si tratterà di cicli irregolari, più o meno abbondanti (e più o meno riconoscibili: a volte si tratta di semplice spotting), ed è per questo importante tenerne traccia. Dopodiché, piano piano si regolarizzeranno. Se così non fosse, è bene rivolgersi al ginecologo.

Perché il ciclo ritarda allattando

Il capoparto, quindi, ritarda se c'è in corso l'allattamento al seno. Questo avviene perché nei mesi di allattamento il corpo della mamma produce prolattina, l'ormone responsabile della lattazione che, allo stesso tempo, ha il compito di bloccare il ciclo mestruale. 

Più frequentemente si allatta e più sono abbonanti le poppate, meno probabilità ci saranno che il ciclo torni; cominciando invece con lo svezzamento e riducendo frequenza e intervallo tra le poppate, la prolattina scende e, viceversa, potrebbero tornare le mestruazioni.

Come si trasforma il ciclo mestruale

Una volta arrivato e stabilizzato, il ciclo potrebbe tuttavia non essere uguale a prima. Nella vita di una persona le mestruazioni, infatti, variano, si modificano, si allungano o si accorciano, così come il ciclo stesso, ed è normale che il ciclo post parto sia diverso dal ciclo pre parto.

Gli assorbenti dopo il parto

Se dopo il parto hai indossato assorbenti grandi e grossi o mutande assorbenti fatte apposta per i giorni successivi, per le mestruazioni dopo il parto (quelle che arrivano qualche settimana o mese dopo) non serve ricorrere ad essi. Si tratta, infatti, di un nuovo ciclo mestruale "normale" (anche se sappiamo che un ciclo mestruale non è mai uguale ad un altro, varia da persona a persona!) e quindi è possibile utilizzare tranquillamente assorbenti, tamponi, coppette o dischi mestruali.

La coppetta dopo il parto

Se hai avuto un parto vaginale (ma anche se il tuo bebè è nato con il cesareo arrivando a termine) è molto probabile che dovrai cambiare la taglia della coppetta che usavi prima di rimanere incinta (se è il tuo primo figlio biologico!). Il canale vaginale, infatti, con il parto si modifica. Alla prima mestruazione, quindi, puoi provare con la vecchia coppetta, passando ad una un po' più grande al ciclo successivo se questa risulta scomoda.

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"Spegni la tv": come evitare che i bambini passino troppo tempo davanti allo schermo con 10 attività divertenti

Venerdì, 25 Giugno 2021 12:57

Soprattutto in estate, e in generale durante le giornate senza scuola, è normale che i bambini incappino in momenti di noia, che puntualmente riempiono con la tivù, i videogiochi o i tablet. È normale e non sta a noi demonizzare la cosa! Sappiamo che a volte è un male necessario (basta utilizzare la tecnologia in maniera positiva!), ma l'eccesso è sempre rischioso. 

Gli anni della crescita sono infatti fondamentali: sono le basi su cui si fonderanno i pilastri della vita adulta. E per far sì che queste basi siano solide, è bene puntare su attività benefiche e stimolanti.

Allo stesso tempo lo sappiamo: a volte staccare dallo schermo i bambini è impossibile. Ipnotizzati, fanno qualche capriccio e quando spengono restano comunque imbronciati. Avete mai provato a proporre, in alternativa, una di queste attività? Si tratta di proposte semplici e quotidiane, ma spesso sono davvero utili ed efficaci!

Dargli un compito importante

Ai bambini spesso basta dire che un compito è particolarmente importante per far sì che ascoltino e si impegnino, perché sentire di avere una responsabilità li rende più attenti. Non serve puntare sulle faccende domestiche: provate a chiedere di fare un disegno per la sorella, di inventare una canzone per la nonna, di raccogliere i fiori per il papà... Dicendo, però, che è importantissimo farlo! Immediatamente, ci metteranno molto più impegno.

Disegnare un cartone o un videogame

Se stanno guardando un cartone, chiedete loro di disegnarne e inventarne uno tutto loro con pastelli, pennarelli e gessetti. E se stanno giocando a un videogioco, cambiate soggetto: perché non provare ad inventare un videogioco con un personaggio e la sua storia?

Chiedere di aiutare

E non solo nelle faccende scomode, ma anche in quelle più divertenti o che richiedono responsabilità. Cucinare, ad esempio, ma anche fare le commissioni (dando qualche compito specifico ai bambini)...

Utilizzare il barattolo della noia

Avete già realizzato il vostro barattolo della noia di famiglia? Basta pochissimo e può essere perfetto per distogliere l'attenzione dalla televisione per cominciare a dedicarsi ad attività più divertenti e stimolanti!

Invitare gli amichetti

Le giornate con gli amici, fateci caso, i bambini non le passano quasi mai davanti alla tele: a volte, quindi, basta questo trucchetto per incoraggiarli a giocare.

Fare dei giochi ad alta voce

Spesso i bambini optano per i cartoni animati perché sono soli e perché si annoiano. Proviamo invece a coinvolgerli anche se stiamo facendo altro, magari con un gioco ad alta voce che devono seguire con attenzione. Uno semplicissimo è quello degli animali o dei nomi: si parte dalla lettera A e si elencano tutti i nomi o gli animali che cominciano con quella lettera. Perde chi molla per primo!

Ascoltare i podcast

I podcast sono delle specie di audiolibri e sono quindi una narrazione alternativa. Rispetto alla tv, i bambini ascoltano e possono quindi nel frattempo costruire con i mattoncini, muoversi, cucinare con noi... Qui trovate i nostri podcast per bambini preferiti.

Spiegare il proprio lavoro

Se lavorate da casa, o se avete l'attività sotto casa, potete approfittarne e, mentre lavorate, mostrate nel dettaglio ai bambini cosa state facendo. Li intratterrete, stimolerete la loro curiosità e la loro intelligenza e potrete allo stesso tempo continuare a lavorare (con dei piccoli aiutanti!).

Proporre la scatola delle attività

Prendete una scatola o una cesta di vimini e riempitela di giocattoli interessanti ed educativi: puzzle, costruzioni, strumenti musicali... Proponetela, quindi, ogni volta che si spegne la tv. I bambini troveranno sicuramente qualche gioco che li incuriosirà e che li terrà occupati per ore!

Organizzare una caccia al tesoro

Se i bambini sono piccoli, preparatela voi e proponetegliela; se i bimbi sono grandicelli, possono invece inventarne una loro durante la giornata, per giocare insieme a tutta la famiglia non appena tutti sono a casa la sera!

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Le regole quando si fa visita ad un neonato

Giovedì, 24 Giugno 2021 10:26

Un elenco di regole semplici e di buon senso da condividere con tutti: quando si fa visita ad un neonato e a dei nuovi genitori è sempre bene avere qualche attenzione in più! Perché la nuova famiglia si sta formando, le routine si stanno assestando, la stanchezza la fa da padrona e bimbi e genitori hanno bisogno di spazio.

Le regole quando si fa visita ad un neonato: quali attenzioni adottare quando si va a trovare una famiglia con un bebè

Chiedere, prima

Invece di improvvisare, cerchiamo di avvisare i neogenitori del nostro arrivo e di chiedere il permesso. Con un neonato i ritmi cambiano, tutto si stravolge, e gestire una nuova routine è difficile. Soprattutto quando per casa arrivano pure gli ospiti, per quanto graditi.

Fare attenzione ai germi

Che i genitori siano iper apprensivi o più tranquilli, il senso non cambia: non si tratta di un figlio tuo, i germi esistono ed è sempre meglio evitare baci. Idem toccare il bebè senza essersi lavati le mani o fare visita con raffreddore o influenza.

Un consiglio, quindi, è quello di lavarsi le mani prima ancora che i genitori lo chiedano. Prima di tutto perché è un sano gesto e poi per evitare che siano loro a dirlo, sentendosi in colpa o fuoriluogo.

Portare qualcosa di utile

Che sia del riso freddo, un gelato, della zuppa da congelare, il bucato stirato… Un bel gesto a cui puoi pensare è sgravare i genitori da qualche compito, come il dover cucinare o stirare. Molto meglio dei fiori!

Evitare le domande intime e scomode (anche se non sembrano tali)

A volte non ci si pensa perché sono discorsi comuni, ma anche i discorsi abituali possono essere scortesi o poco delicati. Ad esempio, non è molto educato chiedere se la mamma allatta al seno, oppure se il bebè “è bravo”, com’è andato il parto, se “ti senti già una mamma/papà?”… Sono domande intime, delicate, a cui ci si aspetta una risposta standard che in realtà non esiste, perché ogni famiglia e ogni persona è a sé.

Non dare consigli non richiesti

Una tendenza comune è quella di raccontare come la zia Ignazia abbia tolto il pannolino al suo bambino prestissimo, come esista quel trucco per farli dormire tutta notte, come ormai il cosleeping sia gettonato… Un conto è parlarne, tuttavia, e un conto è dispensare consigli non richiesti.

Andarsene presto

Soprattutto i primi tempi, stare tutti insieme per molto tempo non sarà sostenibile. I genitori hanno bisogno dei loro spazi e dei loro momenti. Una volta salutati e chiacchierato, quindi, è bene non rilassarsi e accomodarsi, rubando troppo tempo. Soprattutto se il bebè dorme: lascia che i neogenitori ne approfittino per rilassarsi da soli!

Non prendersela

E se la tua amica, tua figlia o tuo figlio ti dicono che preferiscono che non passi? Beh, non prendertela. Il momento è delicato e stressante e non significa che non ti vogliono bene o non ci tengono a te, ma che hanno una confidenza tale da essere sinceri: ci sono momenti buoni e momenti “no”, ed è giusto rispettarli.

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Come rendere il co-sleeping più sicuro

Mercoledì, 23 Giugno 2021 10:15

Il cosleeping, ovvero la scelta di fare dormire i propri bambini nel lettone insieme ai genitori, è sempre più praticato. Ma è bene sapere che non è scevro da rischi: i pericoli del cosleeping esistono e qui troverete qualche semplice regola per ridurli.

I benefici del co-sleeping

Diffusissimo in tutto il mondo (la cultura occidentale è tra le poche che non lo prevede come standard!), il co-sleeping permette di tenere vicini i bimbi durante l'allattamento (evitando alle madri che allattano al seno di alzarsi continuamente), di coccolarli e tenerli confortevolmente al sicuro, di stimolare il bonding fisico... Sono, insomma, diversi i benefici. E non c'è una regola precisa: i bambini possono dormire nel lettone fin quando se lo sentono e fin quando le mamme e i papà pensano sia opportuno.

Le famiglie, quindi, possono scegliere in base alle proprie esigenze, alle proprie abitudini e al proprio sentire quale tipologia di nanna scegliere, con la consapevolezza che anche il cosleeping ha diversi pro.

Ma il cosleeping è sicuro?

Una domanda che i genitori si pongono prima di scegliere il cosleeping, tuttavia, è la seguente: ma il cosleeping è sicuro? Non c'è il rischio di "schiacciare" il bambino? Sopratutto quando i bimbi hanno meno di un anno di vita, non rischiamo di fargli male e di aumentare il rischio di soffocamento? E a livello educativo è consigliato? 

La risposta è sì, il cosleeping è sicuro, è naturale ed è addirittura consigliato sul piano educativo. Ma per renderlo sicuro fino in fondo (dal momento che i pericoli esistono, e non è giusto minimizzarli o non calcolarli) è bene prendere qualche accorgimento.

Come rendere ancora più sicuro il cosleeping

Uno dei pericoli del cosleeping riguarda la possibilità di girarsi e di schiacciare accidentalmente il bambino. Un altro riguarda l'eccessivo calore. Purtroppo sono una realtà, ma è possibile ridurre i rischi della SIDS, che non accade solo in culla ma anche nel lettone.

Innanzitutto, è bene cominciare a praticare il vero cosleeping da quando i bebè hanno almeno quattro mesi (e solo nel caso in cui siano bimbi nati in salute e con un peso adeguato alla loro età). Prima, possiamo puntare sulla semplice culla del passeggino o sui lettini fatti apposta per il cosleeping (ne parliamo tra poco).

La superficie del materasso dovrebbe poi essere piuttosto dura, e non soffice, evitando quindi cuscini o coperte troppo morbidi ed evitando anche vecchi materassi troppo molli, poltrone soffici e sprofondanti e tutto ciò che potrebbe avvolgere inavvertitamente i bambini.

Infine, il cosleeping sarebbe da evitare quando uno dei due genitori è un fumatore, quando si sono assunti medicinali che provocano sonnolenza (non ci si potrebbe accorgere di schiacciare il bebè), quando si è bevuto alcool.

Le culle per il co-sleeping

Come accennato, esistono culle per il cosleeping pensate apposta per ridurre i rischi, con la comodità di tenere il bebè sempre vicino, adagiato esattamente accanto a noi. Ecco un articolo in cui ne parliamo e in cui vi spieghiamo quali sono le migliori.

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Gessi fai da te: come realizzare i colori per lavagna (e marciapiede!) a casa

Martedì, 22 Giugno 2021 13:58

I gessi: odi et amo. Odio, perché quello bianco, classico, ricorda le vecchie lavagne di scuola, con la polvere e il cancellino! Amo perché, beh, colorare con i gessi colorati su una lavagna è bellissimo. E avete mai provato ad utilizzarli sul marciapiede o in cortile? Disegnare a terra è davvero divertente, entusiasmante, liberatorio e creativamente stimolante!

Se non avete i gessi colorati per marciapiede a casa, potete provare a prepararli fai da te, sfruttando questi ingredienti: del gesso di Bologna in polvere (come ad esempio questo) e delle tempere colorate. Serviranno poi dell'acqua, degli stampi in silicone (come quelli dei biscotti, dei muffin o del ghiaccio), dei bicchieri da riciclare (uno per ogni colore) e delle bacchette da sushi (da buttare).

Come realizzare i gessi fai da te

Per cominciare, versiamo nei bicchieri una tazza di acqua e un quarto di tazza di tempera. Aggiungiamo poi una tazza di gesso di Bologna e mischiamo molto bene con una bacchetta di legno.

Versiamo il composto negli stampi di silicone: possiamo fare dei gessi di colore singolo oppure arcobaleno, mischiando i preparati. Attenzione: quest'operazione è particolarmente disordinata!

Lasciamo asciugare i gessi

Per ottenere i gessi, dovremo lasciare asciugarli per circa 24 ore negli stampi, rimuoverli, appoggiarli su una griglia e lasciare che asciughino e si solidifichino del tutto per 24 ore, preferibilmente all'aperto.

Trascorso questo tempo potremo utilizzare i nostri gessi sulla lavagna, sulle pareti (anche se non sono cancellabili, sulle pareti interne, possiamo decorare casa!), sui marciapiedi... Esternamente non sono infatti invasivi, poiché basteranno un po' di acqua o un po' di pioggia per lavare via i colori.

E poi i giochi con i gessetti, sia a casa sia fuori casa, sono moltissimi: ecco cosa possiamo fare con i nostri nuovi gessi fai da te.

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Smalto in gravidanza: sì o no?

Venerdì, 18 Giugno 2021 14:59

Prendersi cura di sé in gravidanza passa da tutti quei piccoli gesti che una futura mamma compiva anche prima. Se tra questi c'era l'abituale manicure, è normale chiedersi se lo smalto sia tossico o no per il feto. Mettersi lo smalto (che sia "normale", semipermanente o permanente) diventa quindi pericoloso per il nascituro?

Ecco tutto ciò che devi sapere sullo smalto in gravidanza, quale scegliere e quando rinunciare.

I primi e gli ultimi giorni di gravidanza

Tendenzialmente lo smalto in gravidanza, con qualche accorgimento, si può mettere. Sono però diversi gli esperti che consigliano di evitarlo per i primi tre mesi e durante l'ultimo mese di gestazione. Perché? Nel caso dei primi mesi la futura mamma dovrebbe cercare di tutelare l'embrione e il feto da tutto ciò che potrebbe risultare tossico, dal momento che si tratta della fase più delicata della sua formazione. 

Negli ultimi giorni di gravidanza, invece, il motivo è un altro: lo smalto, infatti, è sempre vietato in sala operatoria, perché le unghie sono un indicatore di diverse complicazioni. Se si dovesse andare incontro ad un cesareo d'urgenza, quindi, senza lo smalto si sarebbe già pronte.

Quale smalto scegliere in gravidanza

Se è vero che è possibile mettere lo smalto in gravidanza, altrettanto vero è che è necessario scegliere un prodotto che sia adatto alla gravidanza. Lo smalto in gravidanza non dovrebbe infatti contenere formaldeide, toulene e DBP, canfora e parabeni.

Tra i marchi più sicuri troviamo Manucurist (per il semi permanente), Orly e Avril.

Come metterlo

Molto importante (in generale per la salute) è cercare di stendere lo smalto dentro ai bordi dell'unghia, senza arrivare sulla pelle (che è un organo e che assorbe tutto ciò che incontra). Per evitare di mettere in circolo le sostanze, è raccomandato anche non mangiarsi le unghie quando si indossa lo smalto.

Un altro consiglio utile e fondamentale è quello di mettere lo smalto con la finestra aperta: l'areazione della zona è importantissima per evitare di respirare i fumi dello smalto.

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7 consigli per mamme che vogliono muoversi (ma che non riescono a farlo!)

Giovedì, 17 Giugno 2021 14:52

Essere una neomamma significa passare molto tempo a casa. Essere una neomamma a tempo pieno idem. Essere un papà a tempo pieno? Lo stesso. Essere genitori, insomma, spesso rende difficile fare sport, muoversi, tenersi in forma... Eppure muoversi è importante, non tanto per la forma fisica o per dimagrire, ma per la salute, anche quando il nostro lavoro è sedentario e quando i figli ci prendono così tanto tempo da annullarci tutte le piccole possibilità di esercizio.

Ritagliarsi un'oretta o due è sempre consigliato per il proprio benessere fisico e mentale, ma quando non ci si riesce proprio (lo sappiamo, è difficile!) ci sono piccoli trucchetti che possono aiutare a tenersi in movimento.

Eccone sette.

Valorizza i ritagli di tempo

È vero: perché un'attività aerobica sia efficace bisogna stare in movimento per almeno 20-30 minuti (a seconda dell'attività). Ma ogni movimento del corpo è importante: ecco perché anche cinque o dieci minuti possono fare la differenza. Cammina per casa mentre aspetti che la lavatrice finisca, solleva due bottigliette di acqua (come dei pesi!) mentre aspetti che bolla l'acqua, fai un quarto d'ora di yoga leggero mentre il bebè dorme... Approfittane, insomma.

Cammina mentre telefoni

Invece di sederti, durante una telefonata alzati in piedi e cammina. È incredibile la distanza che si percorre!

Fai le scale

Quando puoi, evita gli ascensori e scegli le scale. Un consiglio banale? No, perché nonostante lo abbiamo in testa, continuiamo semrpe a scegliere l'ascensore.

Scegli i piedi (o il trasporto pubblico)

Invece di usare l'automobile per andare al lavoro o agli appuntamenti, scegli di andare a piedi (se puoi) o in bicicletta, o in alternativa scegli i mezzi pubblici: non sono solo ecologici, ma ti permetteranno di fare movimento dal momento che un po' di camminata è sempre presente.

Fai una passeggiata con il bebè

Ritagliarti un attimo solo per te è impossibile? Porta con te il bambino, nel marsupio o nel passeggino. 

Cambia scrivania

Ogni tanto, durante il giorno, invece di lavorare alla scrivania solita sposta il pc su una mensola o su una libreria bassa, cercando di averlo ad altezza braccia: potrai così lavorare in piedi (fa molto bene!).

Balla con i bambini

Se i bambini sono già grandicelli (e stanno in piedi da soli!) proponi come attività in casa un po' di ballo scatenato, con musica alta e movimenti liberi. Naturalmente, unisciti a loro!

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7 consigli per stimolare l'appetito dei bambini che non mangiano

Mercoledì, 16 Giugno 2021 09:52

Tuo figlio non mangia. Tua figlia non mangia. Non amano niente. In qualche caso hanno un piatto preferito e mangerebbero solo quello: latte con i cereali (cola-cena ogni giorno!), spaghetti in bianco, pizza, pastina in brodo... Ogni bimbo ha il suo piatto preferito e da quello non si sposta.

Altro fatto: davanti al piatto, non vogliono proprio mangiare, e più insistiamo, più si ritraggono. Piuttosto non mangiano, vanno a letto senza cena.

Sono i cosiddetti "picky eaters", i bambini schizzinosi che non mangiano. Che non vogliono mangiare. Che ci fanno disperare!

Ma ecco alcuni trucchetti che la Mayo Clinic, uno degli ospedali più importanti degli Stati Uniti, ha svelato, per far sì che i bambini che non mangiano siano meno schizzinosi e per assicurare loro tutti gli elementi nutrizionali di cui hanno bisogno.

7 consigli per stimolare l'appetito dei bambini "che non mangiano": i trucchi per far sì che anche i più schizzinosi assaggino quello che hanno nel piatto

Rispettare la routine

Come sempre, le routine sono fondamentali per i bambini (come ad esempio quella della buonanotte o quella dei compiti). Avere punti fissi lungo la giornata è per loro davvero benefico a livello fisico e mentale. Anche sul cibo, quindi, cerchiamo di trovare una routine, che può essere diversa per tutti. Magari certi bambini saltano il pranzo sostanzioso ma poi mangiano due snack nel pomeriggio; oppure altri bambini è meglio che evitino gli snack altrimenti non mangiano a cena. L'importante è trovare la routine adatta e soprattutto offrire sempre snack o pasti sani e nutrienti.

Evitare di preparare cibi apposta per loro

Lo sappiamo: a volte è più semplice cedere e preparare un pasto apposta per il bambino schizzinoso, altrimenti non mangia. Ma sarebbe meglio resistere! Insegniamo ai bambini a mangiare ciò che hanno davanti (o almeno ad assaggiare). Piano piano, eviteranno di chiedere sempre qualcosa di diverso (soprattutto quando ci siamo già seduti tutti a tavola).

Rendere il pasto più divertente

I bambini sono bambini e a volte puntare sul gioco è una buona idea. Quando un cibo non gli piace, proviamo a renderlo più giocoso: aggiungiamo la salsa che adorano, ritagliamolo in forme strane...

Rispettare l'appetito

Se il bambino proprio non ha fame, non forziamolo. Viceversa, se ha fame evitiamo di negargli il cibo. Nei bambini schizzinosi e con meno appetito questo renderebbe i pasti un momento ansioso. Troviamo quindi una soluzione, come ad esempio servire porzioni più piccole, o spezzare la giornata, oppure evitare snack se questi causano poi inappetenza... Conosciamo, insomma, l'appetito dei nostri figli e rispettiamolo (per quanto possibile).

Portare pazienza con i nuovi cibi

I nuovi sapori non sono mai semplici, nemmeno per noi adulti. Proponiamo quindi nuovi piatti piano piano, accanto a cibi che già sappiamo piacere, e proviamo a descriverli, a disegnarli, a prendere confidenza con essi...

Coinvolgere nella spesa

Al mercato o al supermercato, chiedere ai bambini di aiutarci (soprattutto sui cibi sani e non sugli snack!) è molto utile: chiediamo loro di scegliere la frutta più bella, quella che gradirebbero mangiare; parliamo dei bellissimi colori... A casa, poi, facciamo lo stesso: chiediamo aiuto nel lavare la verdura (magari con la centrifuga per asciugarla!), nell'impiattamento...

Dare il buon esempio

Come sempre, l'esempio è sempre la prima educazione. Mostriamo quindi ai bambini che noi per primi mangiamo variegato, che assaggiamo, che mangiamo sano... Non è una regola granitica o standard, ma i bambini con genitori che mangiano sano hanno più probabilità di farlo a loro volta.

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Come crescere bambini felici nell'era digitale

Martedì, 15 Giugno 2021 11:53

Non c’è scampo: l'era digitale è in pieno svolgimento! Tutti, indipendentemente dalla loro età, possiedono o hanno accesso a smartphone, tablet, computer, laptop, TV digitale e altri dispositivi tecnologici progettati per informare, intrattenere e rendere la vita un po' più facile. Certo, anche i bambini: i piccoli utenti sono oggi esposti alla tecnologia non solo nelle loro case ma anche a scuola. Questa “sovraesposizione” fa sì che i genitori si preoccupino ancora di più dell’eventualità che i loro figli possano utilizzare la tecnologia in modo irresponsabile.

Se sei anche tu preoccupato dal binomio “bambini/tecnologia”, ti diamo subito un’ottima notizia: attraverso un uso consapevole e ragionato della tecnologia, è infatti possibile crescere bambini sani e felici. Sì, anche in un’epoca fortemente digitalizzata come quella che stiamo vivendo! Ciò significa insegnare ai nostri bambini ad utilizzare la tecnologia in modo intelligente e sano. In che modo? Continua a leggere il nostro articolo: ti sveleremo trucchi, segreti e consigli per far sì che la tecnologia possa essere un’alleata preziosa nella crescita dei tuoi figli.

Crea un piano di utilizzo della tecnologia per la tua famiglia

La tecnologia dovrebbe migliorare la vita quotidiana e familiare, non ostacolarla e renderla più difficile. Per raggiungere questo obiettivo, è importante stilare un piano per definire come, quando e dove tutti i membri della famiglia dovrebbero usare la tecnologia a casa. Puoi partire da Google Family Link per genitori, la preziosa app di Google che ti permette di gestire e monitorare l’uso dei dispositivi digitali da parte dei tuoi figli. Attraverso quest’app, puoi impostare una pianificazione per l'utilizzo del tablet oppure assicurarti che nessuno usi lo smartphone durante la cena e che lo spenga un'ora prima di andare a dormire.

Nel momento in cui usi Family Link per creare questa importante pianificazione, stai coinvolgendo tutta la famiglia. È comunque importante assicurarti che tutti capiscano perché stai impostando questo piano. Ti consigliamo di consultare i membri della famiglia, adulti e bambini, in modo da tener conto anche delle loro opinioni e preferenze.

Limita l'esposizione digitale dei più piccoli

Lo sappiamo: è difficile restringere l'accesso alla tecnologia dei tuoi figli in età scolare. Non sarebbe nemmeno giusto: la tecnologia, le app educative e le numerose opportunità che il mondo digitale offre costituiscono un volàno impagabile per la crescita dei tuoi figli! Nonostante ciò, dovresti comunque proteggere i tuoi figli di età inferiore ai cinque anni dall’uso eccessivo degli schermi.

Gli studi dimostrano che un tempo eccessivo trascorso davanti al tablet può interrompere il normale sviluppo cerebrale dei bambini piccoli. E allora, per garantire lo sviluppo sano dei tuoi bambini, cerca di evitare l’uso indiscriminato dei dispositivi digitali dai 18 ai 24 mesi.

Per i bambini dai due ai cinque anni, sarebbe consigliabile limitare l'uso dello schermo (sia piccolo che grande) a solo un'ora al giorno di programmazione educativa. A tal scopo, potresti guardare programmi di alta qualità pensati per la loro crescita oppure usare un'app educativa insieme a loro.

Incoraggia la comunicazione e il gioco all'aperto

Niente può sostituire i discorsi divertenti ed i ragionamenti che fai con i tuoi figli. Ecco perché è essenziale intrattenere discussioni aperte con i tuoi figli, ogni giorno. Oltre a chiedergli come è stata la loro giornata o cosa stanno imparando attualmente a scuola, parla loro dell'utilizzo dei media digitali in modo responsabile e intelligente. Spiegagli i pericoli che possono nascondersi sul web, sii onesta e i tuoi figli impareranno, fin da subito, ad utilizzare nella maniera più corretta i social media e i giochi online.

Inoltre, programma con regolarità attività all'aperto da soli oppure in compagnia degli amichetti. Visita musei insieme a loro, gioca con i tuoi bimbi al parco, divertiti ad insegnargli uno sport. In questo modo, li aiuterai a bilanciare e a mettere in equilibrio l’uso del digitale con la vita reale.

Nutri l'autostima dei tuoi figli

Che i tuoi figli siano già attivi sui social media o meno, mantieni sempre alto il loro senso di autostima.

“Mi piace”, commenti, numero di follower e altri indicatori faranno parte della vita digitale dei tuoi figli. È importante che essi non si basino su questi indicatori per valutare la loro popolarità o la loro autostima. Aiuta i tuoi figli a evitare questo problema promuovendo in loro un forte senso interno di autostima. Incoraggia attività e hobby che diano loro un senso di realizzazione.

Dai il buon esempio

Prima di iniziare a diventare troppo severo sull'uso dei dispositivi da parte dei tuoi figli, esamina prima le tue abitudini. Se sei sempre incollato allo smartphone o guardi troppa TV, inizia prima di tutto a frenare queste abitudini malsane. Quando i tuoi figli vedranno che non sei ossessionato dai giochi online oppure dai social media, allora si renderanno conto che non hanno bisogno di trascorrere molto tempo davanti al tablet. Ciò li incoraggerà a ridurre significativamente il tempo sullo schermo.

In definitiva, sii aperto al dialogo, disponibile (non solo fisicamente ma anche mentalmente) per i tuoi figli: ciò manterrà sempre viva la connessione con loro aiutandoli a rimanere sani, felici ed equilibrati anche in questa “folle” era digitale!

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Mal di pancia, mal di testa, mal di... Come riconoscere quando è reale dolore e quando è altro?

Lunedì, 14 Giugno 2021 10:23

Il mal di pancia è qualcosa di tipico, nei bambini. Si parte dalle colichette nei primi mesi di vita ai veri e propri mal di pancino che i nostri figli ci comunicano quando sanno parlare. 

In alcuni casi, tuttavia, i mal di pancia, i mal di testa e i disagi fisici in generale sono sintomo di altro. In altre parole: i bambini, dicendoci che provano quel dolore, stanno tentando di comunicarci altro. Ma come fare a sapere quando il mal di pancia è reale o quando il dolore non è fisico ma solo un "capriccio"?

Non sono capricci

La prima regola è evitare di classificare i dolori fisici "non reali" come "capricci". I dolori possono indicare qualcos'altro, ma esistono, i bambini li provano. E se anche il mal di pancia si rivelerà solo paura o stress, il bambino in quel momento lo percepisce. 

Anche se non lo percepisse, non si tratterebbe comunque di capriccio. I capricci sono lamentele fini a se stesse, che spesso i bambini utilizzano per testare i limiti. In questo caso, invece, esprimere dolore dove non c'è vuol dire provare a comunicare che qualcosa d'altro non sta andando come dovrebbe. Che, in altre parole, il bambino sta provando un disagio di qualche tipo.

Come capire se il dolore è vero

L'altro aspetto importante è cercare di capire se il dolore sia vero: i genitori, strada facendo, capiranno quando il bambino ha davvero mal di pancia o mal di testa o quando si tratta di altro, facendo caso anche agli altri sintomi: ci sono diarrea, febbre, situazioni precise che fanno ricondurre il problema a qualcosa di fisico? Oppure il mal di pancia, ad esempio, si presenta sempre in concomitanza con certi eventi, come ad esempio una verifica o la visita dei nonni?

Importante, quindi, è rivlgersi al pediatra, anche quando si è in dubbio, cercando di capire piano piano a cosa ci si trova di fronte.

La comunicazione attraverso il fisico

I bambini, soprattutto, prima di una certa età (8 anni) non hanno gli strumenti adatti per comunicare le proprie sensazioni. A volte, quindi, possono confondere l'ansia (che prende la bocca dello stomaco) con il mal di pancia, lo stress con il mal di testa... Dialogare, quindi, è necessario: chiediamo al bambino dove sente il dolore, facendocelo indicare con le dita; lasciamo che ce lo descriva nel dettaglio, anche con analogie; cerchiamo di capire se possa essere un dolore fisico oppure uno stato ansioso.

Evitare gli analgesici e i farmaci

In ogni caso, è sempre da evitare l'utilizzo di antidolorifici e analgesici, soprattutto quando non sappiamo a che problema ci troviamo di fronte: se non si trattasse di vero dolore, sarebbero controproducenti perché è sempre sbagliato abusare dei farmaci; se invece il problema fosse fisico, nasconderebbero un sintomo importante per la diagnosi.

Proviamo, quindi, a parlare subito al medico curante del problema, andando in pronto soccorso se il bambino non riuscisse più a sopportare il dolore. 

 

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