"I filtri solari fanno male ai bambini": la risposta dell'Istituto Superiore di Sanità
Giovedì, 04 Luglio 2024 12:44Un recente paper pubblicato sull'European Journal of Pediatric Dermatology e divulgato dall'Associazione Culturale Pediatri (ACP) ha destato un notevole dibattito. Due pediatre e una medica chirurga dermatologa sostengono, nell'articolo, che le creme solari farebbero più male che bene ai bambini e alle bambine in età pediatrica (a grandi linee).
Cosa sostengono le dottoresse italiane
Le dottoresse Annamaria Moschetti, Pierangela Rana e Maria Concetta Romano partendo dal presupposto che i danni dovuti ai raggi UV e al sole sono innegabili, e che i melanomi sono in aumento, mettono in guardia anche dai prodotti contenenti filtri solari (ovvero le creme), soprattutto in età pediatrica.
Secondo loro i danni da UV sono certamente in aumento. "Un maggior rischio di danni alla pelle da UV è causato da esposizione irrazionale al sole; il rischio è aumentato, soprattutto nelle regioni polari, anche dall’assottigliamento dell’ozono stratosferico causato dai gas clorofluorocarburi (CFC) immessi in atmosfera soprattutto nei decenni passati". dicono". "La popolazione dovrebbe essere informata anche del rischio di esposizione ai raggi UV per la moda dei lettini abbronzanti soprattutto in età giovanile".
Detto questo, sostengono anche che esporsi al sole è benefico, ma che per quanto sia essenziale evitare le scottature, specialmente durante l'infanzia, per prevenirle non si dovrebbe fare affidamento esclusivo sui filtri solari, che potrebbero comportare rischi per la salute. Una revisione degli studi scientifici disponibili, dicono, non ha dimostrato che l'uso di filtri UV riduca il rischio di cancro della pelle. E, secondo la recente letteratura scientifica, i pediatri avvertono che l'uso di filtri solari chimici e fisici con formulazioni 'nano' potrebbe comportare danni alla salute, sostengono nel paper.
Ciò che affermano è che esisterebbero evidenze scientifiche che i filtri chimici possano penetrare la pelle ed entrare nel flusso sanguigno, con molecole che agiscono come interferenti endocrini. Questo rappresenta un rischio significativo, soprattutto durante la vita fetale, la prima infanzia e l'adolescenza. Di conseguenza, la Food and Drug Administration (FDA) non ha classificato i filtri chimici come 'efficaci e sicuri', e l'American Academy of Pediatrics consiglia di evitarli, secondo quanto riportato nel documento dell'Associazione Culturale Pediatri (ACP).
L'alternativa
Ciò che secondo loro andrebbe fatto è proteggere i bambini e le bambine dai danni solari attraverso altri sistemi.
E quindi cappelli, magliette e tessuto tecnico con SPF 50+, ombrelloni e ombra il più possibile. Nel paper dicono chiaramente di "evitare il sole, cercare l’ombra, proteggersi fisicamente con abiti e abbigliamento tecnico", che "sono le opzioni preferibili per la protezione dagli effetti collaterali da UV".
Per rafforzare la tesi, il paper cita anche l'Istituto Superiore di Sanità, che sul suo sito dice di "ricorrere alla crema solo quando è inevitabile", spiegano.
La risposta dell'IIS
L'ISS però non ha mai sostenuto questa tesi e la risposta è arrivata molto presto:
“L'Istituto Superiore di Sanità è citato nel position paper ma nessuno dei suoi esperti è stato consultato nella preparazione del documento, pertanto le posizioni espresse non possono essere associate a quelle dell'Istituto. Per quanto riguarda le affermazioni riportate nel post di presentazione del documento, precisiamo quanto segue: le creme solari vanno usate quando l'esposizione è inevitabile non perché siano considerate pericolose, ma perché la loro efficacia è limitata per vari motivi: perché la protezione dagli UV non è al 100% (una crema con SPF 15 fa passare nella pelle il 7% degli UV, una con SPF 30 il 3%, una con SPF 50 il 2%), perché le persone non le utilizzano come previsto (cioè usandone in quantità adeguata e ripetendone l'applicazione come suggerito, questo anche per via del costo delle creme) e perché danno un falso senso di sicurezza che porta le persone a prolungare l'esposizione. Devono essere considerate come l'ultimo presidio quando tutte le altre misure preventive non vengono adottate (per scelta o per impossibilità, consideriamo che ci sono anche persone che lavorano sotto il sole, non si parla solo di esposizioni "ricreative"). Una volta che si renda necessario l'utilizzo di creme solari allora queste non vanno usate "il meno possibile", ma al contrario "il più possibile" spalmandole in maniera abbondante e ripetendone l'applicazione”.
Come proteggersi
Di seguito, quindi, l'elenco ufficiale del Ministero della Salute con le regole di protezione dai raggi UV:
- Limitare il più possibile l’esposizione alla luce solare nelle ore più calde, tra le 10 e le 14.
- Stare all’ombra nelle ore più calde, ricordando che alberi, ombrelli e tettoie non proteggono completamente dalla luce solare.
- Indossare vestiti protettivi: un cappello a falda larga protegge adeguatamente occhi, orecchie, faccia e retro del collo; gli occhiali da sole ad alta protezione riducono enormemente i rischi per gli occhi; abiti aderenti e coprenti offrono un’ulteriore protezione dalla luce solare.
- Usare creme solari protettive (almeno +15), applicandole nuovamente ogni due ore oppure dopo aver lavorato, nuotato, fatto attività fisica all’aperto. Ricordare che le creme solari non servono per stare di più al Sole, ma per proteggersi quando l’esposizione è inevitabile.
- Evitare l’uso di lampade o lettini abbronzanti, soprattutto prima dei 18 anni.
- Tenere conto dell’indice UV, scala internazionale che correla il livello di radiazione UV con il grado di rischio: quando l’indice è superiore a 3, occorre mettere in atto le misure preventive.
Qui trovate i consigli per scegliere la crema solare adatta ai bambini, e qui le creme adatte ai bambini che non rovinano l'ambiente.
Fonti: Istituto Superiore di Sanità; ACP
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10 motivi per cui dovresti iscrivere tuo figlio a tennis
Mercoledì, 03 Luglio 2024 09:23C'è uno sport che più di tutti racchiude fascino, prestanza atletica, eleganza e precisione: si tratta del tennis, che nella sua forma più pura è quello che vediamo sui campi di Wimbledon, ma che è ormai diffuso in tutto il mondo.
In Italia ci sono alcuni dei campioni e alcune delle campionesse più forti: chissà che il prossimo o la prossima numero 1 del ranking ATP mondiale sia proprio tra i bambini che iniziano ora a giocare a tennis! D'altra parte per Jannik Sinner è andata proprio così. Ha iniziato a giocare da piccolo (ma non troppo: prima era una promessa dello sci), arrivando al tennis professionistico a 14 anni.
Tra gli sport che bambini e bambine possono scegliere in età scolare (ma ci sono corsi per tutti) c'è dunque il tennis. Ecco 10 motivi per cui dovresti iscrivere tua figlia o tuo figlio a tennis, uno sport completo, preciso e strategico, davvero benefico (sia fisicamente che mentalmente).
Sviluppo fisico
Il tennis è un'attività fisica completa che migliora la coordinazione, l'agilità, la resistenza, e la forza muscolare. Giocare a tennis regolarmente aiuta i bambini a mantenersi in forma e a sviluppare un fisico sano.
Dal punto di vista psico-motorio, il tennis richiede movimenti rapidi e precisi, migliorando le abilità motorie fini e grossolane dei bambini. I colpi, gli spostamenti e i cambi di direzione sviluppano la coordinazione oculo-manuale e la prontezza dei riflessi.
Disciplina e autocontrollo
Il tennis insegna ai bambini la disciplina e l'autocontrollo. Le partite richiedono concentrazione e gestione delle emozioni, aiutando i giovani atleti a sviluppare un forte senso di autodisciplina e a mantenere la calma sotto pressione.
Spirito di squadra e rispetto dell'avversario
Anche se il tennis è uno sport individuale, esistono molte occasioni per giocare in doppio o partecipare a squadre. Questo insegna ai bambini l'importanza del lavoro di squadra, del rispetto per i compagni e gli avversari, e della collaborazione.
E anche quando si gioca individualmente, il tennis è uno sport molto pacato, che porta al rispetto della persona contro la quale si sta giocando.
Sviluppo mentale
Il tennis è uno sport strategico che richiede pianificazione e pensiero critico. I bambini imparano a valutare le situazioni di gioco, a prendere decisioni rapide e a sviluppare strategie, migliorando le loro capacità cognitive e di problem solving.
Anche la matematica e la logica si allenano, grazie ai punti che bisogna sempre tenere a mente.
Miglioramento della resilienza
Le partite di tennis possono essere lunghe e impegnative. Affrontare sconfitte e vittorie insegna ai bambini la resilienza, la capacità di recuperare dagli insuccessi e di perseverare nonostante le difficoltà.
Socializzazione
Iscriversi a lezioni di tennis e partecipare a tornei offre ai bambini l'opportunità di fare nuove amicizie e di socializzare con coetanei che condividono interessi simili. Questo rafforza le loro competenze sociali e li aiuta a costruire relazioni positive.
Autostima e fiducia
Man mano che i bambini migliorano nel gioco e raggiungono obiettivi, sviluppano una maggiore autostima e fiducia in se stessi. Il superamento delle sfide e il raggiungimento dei successi personali rafforzano la loro sicurezza e il senso di competenza.
Salute mentale
L'attività fisica come il tennis ha benefici significativi sulla salute mentale. Giocare a tennis riduce lo stress, migliora l'umore e contribuisce a una mente sana e positiva. Il divertimento e il senso di realizzazione contribuiscono al benessere psicologico dei bambini.
Opportunità di carriera
Non nascondiamoci dietro un dito. Per i bambini che mostrano talento e passione, il tennis può offrire opportunità di carriera. Borse di studio sportive, possibilità di competere a livelli professionali e una carriera nel coaching o nella gestione sportiva sono solo alcune delle vie che si possono aprire.
Gli outfit
Ultimo - ma non solo frivolo - motivo: il tennis è uno sport molto elegante, raffinato e ordinato. L'abbigliamento richiesto è comodo ma sempre impeccabile e i bimbi e le bimbe con un occhio fashion apprezzano certamente questo aspetto. D'altra parte la bellezza è un fattore essenziale per la crescita: vivere le proprie giornate in un ambiente ordinato e preciso è rassicurante come le routine e può avere diversi benefici sui bambini.
Chi segue un'alimentazione vegana o vegetariana nella maggior parte dei casi non lo fa perché non gli piacciano carne o pesce, ma per motivi etici e ambientali. Alcuni alimenti quindi possono mancare: è del tutto legittimo e normale.
Per fortuna esistono ormai alternative vegetali a tantissimi cibi e non si deve per forza rinunciare al gusto. Anche se affettati, straggetti veg gusto carne e carne vegetale sono ultraprocessati (e quindi per niente salutari), ogni tanto si può fare uno strappo alla regola (così come si fanno continui strappi alla regola quando si segue una dieta onnivora: patatine, hamburger, piatti processati sono all'ordine del giorno, praticamente).
È il caso per esempio del tonno in scatola. Molte persone ricordano con piacere il suo gusto, e anche la sua comodità: uno dei piatti più amati in Italia è certamente la pasta con il tonno, che esiste in diverse varianti (non solo quella super basic che prevede di aprire una scatoletta per condirci gli spaghetti!). Ora al supermercato si trovano prodotti vegetali al gusto tonno: c'è quello più famoso nel barattolo di vetro che si trova nel banco frigo, ma negli ultimi tempi ci sono anche gli straccetti veg gusto tonno in scatoletta, che ricordano ancora di più il tonno.
Sai com'è fatto di solito questo tonno? Generalmente, il tonno vegetale è realizzato con ingredienti plant-based che imitano la consistenza e il sapore del tonno. Gli ingredienti principali utilizzati per la produzione del tonno vegetale includono proteine di piselli, fagioli, ceci e soia. Questi legumi sono scelti per il loro alto contenuto proteico, che permette di replicare il profilo nutrizionale del tonno vero. Un altro componente chiave del tonno vegetale è l'olio, spesso olio di cocco o olio di semi di girasole, che aiuta a dare la giusta consistenza e succosità al prodotto. Per migliorare ulteriormente la consistenza e avvicinarla a quella del tonno, possono essere aggiunti agenti addensanti e stabilizzanti come l'amido di mais o la gomma di guar. Il sapore del tonno vegetale viene ottenuto attraverso l'uso di aromi naturali e spezie. Il sapore di mare, tipico del tonno, è spesso ottenuto utilizzando alghe marine, che conferiscono anche un caratteristico sapore umami, mentre il fumo liquido o le spezie affumicate possono aggiungere una nota affumicata.
Se stai quindi pensando di mangiarti una buona pasta con il tonno vegetale, ecco una velocissima e gustosa ricetta che puoi personalizzare in base al tuo gusto.
Non solo mal di pancia: tutti i sintomi della celiachia
Lunedì, 01 Luglio 2024 15:27La celiachia è una malattia autoimmune in cui l'ingestione di glutine provoca danni all'intestino tenue. I sintomi della celiachia possono variare notevolmente da persona a persona e possono coinvolgere diverse parti del corpo. Non solo la pancia, però: ecco perché è importante, soprattutto nel caso dei più piccoli, cercare di conoscere i sintomi della celiachia nei bambini, in modo da rivolgersi per tempo al pediatra o alla pediatra.
Se non trattata, infatti, la celiachia può diventare un disturbo non solo debilitante, ma anche molto pericoloso.
I sintomi gastrointestinali
- Diarrea cronica: È uno dei sintomi più comuni della celiachia. Le feci possono essere voluminose, maleodoranti e oleose a causa del malassorbimento dei nutrienti.
- Dolori addominali: Possono essere simili ai crampi e spesso si manifestano dopo i pasti.
- Flatulenza e gonfiore: La fermentazione dei cibi non digeriti nell'intestino può causare un'eccessiva produzione di gas.
- Costipazione: Alcuni individui possono sperimentare costipazione invece di diarrea.
- Nausea e vomito: Questi sintomi possono accompagnare il disagio addominale.
Sintomi extraintestinali
- Anemia: La carenza di ferro è comune a causa del malassorbimento, portando a sintomi come stanchezza, pallore e debolezza.
- Perdita di peso: Nonostante un'adeguata assunzione calorica, il corpo non riesce ad assorbire i nutrienti necessari.
- Stanchezza cronica: La fatica persistente può essere un segno di malassorbimento di nutrienti essenziali come ferro e vitamine del gruppo B.
- Dolori articolari e ossei: Possono derivare dalla carenza di calcio e vitamina D.
- Osteoporosi o osteopenia: La perdita di densità ossea è frequente a causa del malassorbimento di calcio e vitamina D.
- Ritardo nella crescita: Nei bambini, la celiachia può portare a una crescita stentata e a un ritardo nello sviluppo puberale.
- Problemi dentali: Lo smalto dentale può essere difettoso o deteriorato, portando a carie e altre complicazioni.
- Eruzioni cutanee: La dermatite erpetiforme è una condizione della pelle associata alla celiachia che causa vesciche pruriginose.
Sintomi neurologici e psicologici
- Neuropatia periferica: Dolori, intorpidimento o formicolio alle estremità possono essere sintomi della celiachia.
- Atassia: La difficoltà a coordinare i movimenti può verificarsi in alcuni casi.
- Cefalea: Il mal di testa, incluse le emicranie, è comune tra i celiaci.
- Depressione e ansia: La celiachia non trattata può influenzare il benessere mentale, portando a disturbi dell'umore.
Sintomi nei bambini
In particolare, la celiachia nei bambini può essere riconoscibile anche attraverso questi segnali:
- Irritabilità: I bambini possono diventare più irritabili e difficili da consolare.
- Addome gonfio: Il gonfiore addominale è un segno distintivo nei bambini celiaci.
- Ritardo nella crescita: Un segno preoccupante che può indicare la malattia celiaca è il ritardo nello sviluppo fisico e puberale.
I sintomi silenti
Attenzione, infine, ai sintomi silenti: alcune persone con celiachia possono non presentare sintomi evidenti, ma subiscono comunque danni intestinali. La diagnosi spesso avviene attraverso esami del sangue che rilevano la presenza di specifici anticorpi e confermata da una biopsia intestinale.
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La cucina italiana è veg: tutte le ricette tradizionalmente senza carne
Venerdì, 28 Giugno 2024 14:36La dieta mediterranea fa benissimo, ma solo se la si segue davvero. E, diciamolo, nessuno che mangi carne la sta seguendo come si deve. Il motivo è presto detto: nella dieta mediterranea di carne ce n'è davvero poca, eppure gli italiani e le italiane ne mangiano tantissima.
In generale, poi, quando si pensa alle diete vegetariane e vegane le si vede come estremite o costose. Né l'una né l'altra affermazione sono corrette.
In primo luogo perché chi mangia senza carne risparmia. In secondo luogo perché di estremista non c'è proprio nulla, nel non voler uccidere gli animali (semmai è il contrario) e soprattutto perché in realtà la cucina italiana è già per la maggior parte vegetariana o vegana. In che senso?
Ecco tutti i piatti della cucina italiana tradizionale che incredibilmente non contengono carne o derivati animali.
I piatti italiani vegetariani
- La pasta cacio e pepe
- La parmigiana di melanzane
- La polenta concia
- La pasta alla norma
- La pizza margherita
- Pappa al pomodoro
- Risotto ai funghi
- Risotto allo zafferano
- Risotto agli asparagi
- Polenta concia
- Gnocchi al pomodoro
- Gnocchi burro e salvia
- Tortelli di zucca
- Frittata di cipolle
- Frittata di patate
- Focaccia alle olive
- Mozzarella in carrozza
- Insalata caprese
- Pesto alla trapanese
I piatti italiani vegani
- La pasta al pomodoro
- La pasta aglio, olio e peperoncino
- La polenta
- La caponata
- Le bruschette
- La panzanella
- Orecchiette con cime di rapa
- Zuppa di farro
- Minestrone
- Ribollita
- Pasta e fagioli
- Pappa al pomodoro
- Zuppa di ceci
- Zuppa di lenticchie
- Insalata di farro
- Farinata di ceci
- Fagioli all’uccelletto
- Peperonata
- Carciofi alla romana
- Patate al forno con rosmarino
- Verdure grigliate
- Pomodori ripieni di riso
- Insalata di riso
- Pasta con le zucchine
- Insalata di arance e finocchi
Orzaiolo nei bambini: cosa fare
Giovedì, 27 Giugno 2024 13:45Prima o poi sembra capitare a tutti, ed effettivamente è uno dei disturbi più diffusi sia in età pediatrica che da adulti. Parliamo dell'orzaiolo, infiammazione batterica che porta al gonfiore della palpebra e che può essere davvero, davvero fastidiosa.
Lo Staphylococcus aureus è spesso il responsabile. Ma cosa fare quando accade ai bambini? Ecco come trattare l'orzaiolo dei bambini (e anche come prevenirlo).
Cos'è l'orzaiolo
L'orzaiolo è un'infiammazione acuta delle ghiandole sebacee presenti nelle palpebre, che si manifesta come un nodulo rosso, doloroso e gonfio. Può colpire sia la palpebra superiore che quella inferiore.
Quando a essere infiammate sono le ghiandole della palpebra superiore (ghiandole di Meibomio) siamo in presenza di orzaiolo interno; l'orzaiolo esterno capita invece quando si infiammano e gonfiano le ghiandole di Zeiss o Moll (la palpebra inferiore).
È causato principalmente da un'infezione batterica, solitamente dallo Staphylococcus aureus.
Sintomi
I sintomi più comuni dell'orzaiolo includono:
- Gonfiore localizzato della palpebra
- Dolore e sensibilità nell'area interessata
- Arrossamento
- Lacrimazione eccessiva
- Sensazione di corpo estraneo nell'occhio
- Crosticine intorno alla palpebra
- Secrezione purulenta in alcuni casi
Cause
L'orzaiolo è causato da un'infezione batterica delle ghiandole di Zeis o di Moll, che si trovano alla base delle ciglia. Questi batteri possono proliferare quando le ghiandole si ostruiscono, creando un ambiente favorevole alla loro crescita. Alcuni fattori che aumentano il rischio di sviluppare un orzaiolo includono:
- Scarsa igiene delle mani e del viso
- Utilizzo di trucco contaminato o scaduto
- Lenti a contatto non pulite correttamente
- Malattie croniche come la blefarite o la rosacea
La diagnosi di un orzaiolo è solitamente clinica e basata sull'osservazione dei sintomi. In alcuni casi, il medico potrebbe raccogliere un campione di secrezione per eseguire un esame microbiologico e confermare la presenza di batteri.
Trattamento
La maggior parte degli orzaioli guarisce spontaneamente entro pochi giorni o settimane. Tuttavia, per alleviare i sintomi e accelerare la guarigione, si possono seguire alcuni rimedi. Meglio non fai da te! E meglio evitare di toccare l'occhio con le mani sporche, di spremere o di bucare l’orzaiolo. È l'oculista a stabilire che fare.
Ciò che si può fare senza problemi è l'impacco caldo. Applicando un panno caldo sull'occhio affetto per 10-15 minuti, 3-4 volte al giorno, si ridurrà il gonfiore facilitando anche il drenaggio del pus.
La terapia prescritta dal medico potrebbe quindi includere il lavaggio dell'occhio con prodotti medicati, il massaggio della palpebra e l'utilizzo di colliri o unguenti specifici.
Se nel giro di diversi giorni non passa, anche gli antibiotici potrebbero funzionare.
Prevenzione
Per prevenire l'insorgenza di un orzaiolo, è importante adottare alcune buone pratiche igieniche:
- Lavarsi frequentemente le mani con acqua e sapone
- Evitare di toccare gli occhi con le mani sporche
- Rimuovere il trucco dagli occhi prima di andare a letto
- Sostituire regolarmente il trucco e non condividerlo con altri
- Pulire accuratamente le lenti a contatto e seguire le istruzioni per il loro uso
Complicazioni
Sebbene l'orzaiolo sia generalmente innocuo e guarisca senza problemi (e in autonomia, seguendo le buone pratiche di igiene), in alcuni casi possono insorgere complicazioni come:
- Calazio: Un nodulo duro e indolore che può formarsi quando un orzaiolo non guarisce completamente e la ghiandola si occlude permanentemente.
- Infezione diffusa: Se l'infezione si diffonde, può causare cellulite orbitale, un'infiammazione più grave dei tessuti intorno all'occhio che richiede un trattamento antibiotico immediato.
Fonti: Ospedale Bambino Gesù; Humanitas
Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale.
Il toast con crema di frutta secca e mela non è solo buonissimo e godurioso (provare per credere): può essere un'opzione equilibrata e adatta ai bambini, se preparato con ingredienti sani e bilanciati.
La crema di frutta secca al 100%, come il burro di arachidi, il burro di mandorle o il burro di nocciole, è una buona fonte di proteine, grassi sani e vitamine. La mela è ricca di fibre, vitamine e minerali, che offrono vari benefici, aiutano nella digestione e mantengono il senso di sazietà. Infine, a differenza del pane bianco, il pane integrale conserva tutte le parti del chicco di grano, inclusi il germe e la crusca, che sono ricchi di vitamine (come le vitamine del gruppo B), minerali (come ferro, magnesio e zinco) e antiossidanti.
È importante però usare la crema di frutta secca al 100% e non quella zuccherata o allungata con oli vegetali: queste creme integrali mantengono intatto il profilo nutrizionale naturale delle frutta secca, offrendo proteine essenziali, grassi sani, fibre, vitamine e minerali. Questi nutrienti sono cruciali per la crescita, lo sviluppo e il mantenimento di un buono stato di salute generale. Le creme che - al contrario - contengono zuccheri aggiunti o oli vegetali raffinati possono presentare diversi svantaggi. Gli zuccheri aggiunti aumentano il contenuto calorico senza apportare nutrienti utili, possono causare carie e provocare picchi di zucchero nel sangue che portano a cali di energia. Gli oli vegetali raffinati, spesso ricchi di grassi saturi, aumentano il rischio di malattie cardiovascolari.
Le creme di frutta secca al 100% contribuiscono invece a mantenere il senso di sazietà grazie al loro contenuto di fibre e proteine, riducendo la probabilità di spuntini non salutari. Inoltre, offrono un gusto naturale e autentico, senza interferenze. A lungo termine, scegliere alimenti meno processati e senza additivi chimici è associato a una migliore salute generale, aiutando a prevenire obesità, diabete di tipo 2 e malattie cardiache.
Insomma: una o due fette di pane integrale tostato con crema di frutta secca e mela sono un'ottima opzione per colazione o merenda. Ecco i consigli per preparare questo pasto velocemente e perfettamente.
Il toast con crema di frutta secca e mela: colazione e merenda perfette
Bambini e 1000 metri: quale altitudine non superare in montagna
Martedì, 25 Giugno 2024 08:08Un tempo pediatri e pediatre raccomandavano una cosa sola, quando si parlava di camminate in montagna con i neonati o di viaggi in cui si sale di altitudine: meglio non superare mai i 1000 metri di sbalzo.
Il motivo è presto detto: il pericolo di mal di montagna, ovvero una serie di disturbi dovuti esattamente allo sbalzo repentino di altitudine. Oggi però non si parla più di 1000 metri, anche se le precauzioni da prendere ci sono.
Insomma: meglio fare attenzione e cercare di salire in montagna il più gradualmente possibile. Ecco ciò che c'è da sapere e le altitudini che effettivamente sarebbe meglio non superare repentinamente.
Il mal di montagna
Portare i bambini piccoli in montagna richiede alcune precauzioni, soprattutto per evitare il mal di montagna, noto anche come mal di altitudine. Il mal di montagna è una condizione causata dalla diminuzione della pressione atmosferica e della disponibilità di ossigeno ad altitudini elevate. Nei bambini piccoli, questa condizione può manifestarsi con sintomi specifici e richiede attenzione particolare.
Il mal di montagna nei bambini può manifestarsi in vari modi. I sintomi comuni includono:
- Irritabilità e pianto inconsolabile
- Disturbi del sonno
- Difficoltà di alimentazione
- Nausea e vomito
- Stanchezza e letargia
- Mal di testa
- Vertigini
I bambini piccoli potrebbero non essere in grado di comunicare i loro sintomi chiaramente, rendendo più difficile la diagnosi. I genitori devono osservare attentamente eventuali cambiamenti nel comportamento del bambino.
I metri da non superare
Il rischio di mal di montagna aumenta con l'altitudine e con la velocità di salita. È importante considerare che i bambini, a causa del loro sistema respiratorio e cardiovascolare ancora in via di sviluppo, possono essere più suscettibili ai cambiamenti di altitudine rispetto agli adulti.
Oggi esperti ed esperte concordano più o meno su altre cifre (non più i 1000 metri a cui siamo abituati). Meglio evitare lo sbalzo di 1500-2000 metri nel primo anno di vita, evitando di alzarsi di quota del tutto nel primo mese del bebè.
Non si parla, attenzione!, di salire oltre i 1500 metri. Si parla di superare lo sbalzo, e va quindi sempre considerata l'altitudine dalla quale si sta partendo. Detto questo, nei primi anni di vita va considerata anche l'altitudine sul livello del mare, evitando di salire oltre i 2000 metri.
Il discorso vale sia a piedi (durante le escursioni) sia in automobile. Se quindi si sta salendo per raggiungere la località, prima di superare i 1500 metri è bene fare una pausa per far sì che il corpo del bebè si abitui, evitando lo sbalzo repentino.
Come prevenire il mal di montagna
Alla luce di queste considerazioni, per prevenire il mal di montagna nei bambini piccoli si consiglia di seguire alcune linee guida:
- Gradualità nell'ascesa: Evitare di salire rapidamente a grandi altezze (e al massimo 1500-2000 metri). È meglio fare tappe intermedie per permettere al corpo di adattarsi.
- Lasciare il ciuccio: Il ciuccio stimola la deglutizione ed evita il trauma all'orecchio interno (la sensazione di orecchio tappato che percepiscono anche gli adulti e che potrebbe causare dolore nel bebè).
- Altitudine massima: Per i bambini sotto i 2 anni, si consiglia di non superare i 2500 metri di altitudine. Dai 2 ai 10 anni, è meglio non superare i 3000 metri.
- Idratazione: Mantenere il bambino ben idratato è fondamentale. L'aria di montagna è spesso secca e può favorire la disidratazione.
- Monitoraggio costante: Osservare il bambino per sintomi di mal di montagna e essere pronti a scendere di quota se necessario.
- Riposo adeguato: Assicurarsi che il bambino riposi adeguatamente e non faccia sforzi eccessivi.
Cosa fare nel caso si manifesti il mal di montagna
Se il bambino mostra sintomi di mal di montagna, è essenziale intervenire prontamente. La soluzione più efficace è scendere immediatamente a un'altitudine inferiore.
Dopodiché, è bene assicurarsi che il bambino beva liquidi a sufficienza e farlo riposare evitando ulteriori sforzi fisici, rivolgendosi a un medico o a una medica se il malessere persiste.
Fonti: Uppa; Club Alpino Italiano CAI.
Parole crociate per bambini: ecco perché dovremmo trasmettere questa passione
Lunedì, 24 Giugno 2024 08:51Le parole crociate sono apprezzate dai bambini e dalle bambine per una serie di motivi che coinvolgono aspetti cognitivi, ludici e sociali. Anche i tuoi figli le amano?
Prima di tutto, questo amore può essere spiegato parlando delle inclinazioni naturali dei bimbi e dell'essere umano più in generale. I bambini sono naturalmente attratti dalle sfide: risolvere un cruciverba dà un senso di realizzazione e soddisfazione quando riescono a completare il puzzle. Questo senso di successo può essere molto gratificante e stimolante, spingendo i bambini a cercare sempre nuove sfide. Dopodiché, non va sottovalutato l'aspetto ludico: le parole crociate sono percepite come un gioco, i bambini amano giocare e il formato delle parole crociate, con i suoi indizi e le sue risposte nascoste, è simile a una caccia al tesoro.
Oltre a tutto questo, le parole crociate stimolano diverse aree del cervello, migliorando abilità cognitive importanti. Quali? Eccole tutte, ed ecco perché le parole crociate per bambini sono sempre una buona idea.
Lo sviluppo cognitivo
Per quanto riguarda lo sviluppo cognitivo, può essere ridondante sottolinearlo, ma le parole crociate sono una delle attività più benefiche e stimolanti che si possano intraprendere.
- Espandere il vocabolario: I bambini imparano nuove parole e significati, arricchendo il loro lessico.
- Migliorare l'ortografia: Scrivere le parole corrette nei quadrati giusti rinforza l'ortografia.
- Potenziare la memoria: Ricordare definizioni e collegarle con le parole giuste esercita la memoria a breve e lungo termine.
- Sviluppare abilità di problem-solving: I bambini imparano a usare indizi e deduzioni logiche per trovare le soluzioni corrette.
Sommando tutti questi benefici, anche l'autostima si rafforza.
Gli altri aspetti educativi
Ci sono però anche altri aspetti educativi laterali che è bene considerare.
A beneficiare dei puzzle con le parole è più in generale la conoscenza, dato che le definizioni rafforzano i concetti e la loro assimilazione. Insomma: le parole crociate offrono un modo interattivo e divertente per apprendere: tante cose, e anche per questo le si trova sui libri di scuola. Si parla peraltro di una gamma di argomenti potenzialmente infinita, dall'astronomia alla zoologia.
Le parole crociate migliorano poi la comprensione della struttura delle parole e delle frasi e i cruciverba numerici integrano anche concetti matematici.
Come trasmettere questa passione
Trasmettere l'amore per le parole crociate ai bambini può essere un processo divertente e gratificante. Prima di tutto, proporre parole crociate adatte all'età e al livello di abilità del bambino è fondamentale. I cruciverba semplici con immagini o temi familiari possono essere un buon punto di partenza.
Bene anche presentare le parole crociate come un gioco piuttosto che come un compito, utilizzando schemi con personaggi dei cartoni animati, animali o argomenti che interessano al bambino.
Sedersi con il bambino e risolvere i cruciverba insieme non solo mostra che anche tu ti diverti, ma offre l'opportunità di spiegare e aiutare quando necessario.
Esistono anche numerose app e siti web con cruciverba interattivi per bambini. Questi strumenti possono rendere l'apprendimento più coinvolgente grazie a suoni, colori e feedback immediato.
E ricorda: organizzare piccole competizioni tra amici o familiari per vedere chi risolve un cruciverba per primo è estremamente stimolante! Aggiunge un elemento di divertimento e socializzazione a un'attività già molto stimolante.
Il pane naan è un tipo di pane piatto lievitato originario dell'Asia meridionale, particolarmente popolare in India, Pakistan e Bangladesh. Ha una consistenza morbida e leggermente gommosa, e spesso viene cotto in un forno tandoor, forno cilindrico di argilla che raggiunge temperature molto elevate, che gli conferisce un sapore e una texture distintivi.
Detto questo, il pane naan si può anche preparare in casa. Il risultato sarà leggermente diverso, inevitabilmente, ma è comunque prelibato.
Se vuoi provare a fare in casa il pane naan, ecco la nostra ricetta.
Ricorda: il naan è spesso servito come accompagnamento a piatti principali, come curry, kebab e tandoori. La sua consistenza morbida e spugnosa lo rende ideale per raccogliere sughi e salse.
La ricetta del pane naan: come fare in casa il pane indiano