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“Io non sono nero, e tu non sei bianco”: il bellissimo video di Pince EA per combattere il razzismo

Giovedì, 29 Dicembre 2016 15:26

Il video è di circa un anno fa, ma le parole di questo artista americano sono così attuali e colpiscono così profondamente al cuore che è bene riascoltarle sempre. Ogni giorno. “I am not black, you are not white” è semplicissimo: con poche parole, lette da Prince EA e lette da una schiera di persone normali, è possibile smontare il razzismo, ma soprattutto le barriere create dalle etichette imposte dalla società.

“Io non sono nero, e tu non sei bianco”: il bellissimo video di Pince EA per combattere il razzismo parlando al cuore con semplici parole

Prince EA, al secolo Richard Williams, è un rapper americano, noto anche per le sue opere d’arte a parole e per i suoi video musicali. Viene da Saint Louis, in Missouri, una delle più multietniche città del mondo, e probabilmente ha provato sulla sua pelle il razzismo di certe ignoranti persone. 

Nel suo canale YouTube posta un sacco di video, un po’ musicali, un po’ personali, un po’ per fare ridere la gente, un po’ per mostrare la sua musica e un po’ per fare riflettere. Tra questi ultimi spicca “I am NOT black, you are NOT white”.

A narrare è la sua voce, ma a partecipare al video sono una miriade di persone: donne, uomini, bambini, asiatici, messicani, bianchi, neri, famiglie, single, coppie… Ma non è questo a distinguerli. Come vorrebbe EA, nessuna etichetta: sono semplicemente esseri umani che condividono la semplice e bellissima idea di EA: sono le etichette a creare i conflitti, e sono i conflitti a generare le guerre. Quindi gettiamole via, e cerchiamo di vedere l’altro per quello che davvero è, e cioè semplicemente se stesso.

Ecco le magnifiche parole del video. E voi, cosa vi sentite essere?

“Io non sono nero. Voglio dire. E’ così che mi chiama il mondo, ma non sono io. Non sono uscito dall’utero di mia madre dicendo: “Hey, gente, ciao! Io sono… nero!”. No. Mi hanno detto di essere nero, e a te hanno detto di chiamarmi così. Nonostante ciò che pensi di te stesso, questa è un’etichetta. Vedete, sin dalla nascita il mondo ci forza ad etichettare, e noi le accettiamo, queste etichette, le digeriamo, non ne dubitiamo mai. Ma c’è un problema. Le etichette non sono te, e non sono me. Le etichette sono solo etichette. Ciò che noi siamo non è la nostra pelle. Vedete, quando guido la mia macchina, nessuno confonderebbe la mia macchina con me. E quando guido il mio corpo, perché mi confondono con il mio corpo? E’ il “mio corpo”, non “me”. Chiariamoci. I nostri corpi sono come macchine che guidiamo per spostarci. E la concessionaria che chiamiamo società ha deciso di chiamare la mente “accessorio nero”. Oppure “accessorio irlandese”, o “accessorio bianco”. E senza nemmeno un test di guida siamo stati forzati a guidare queste macchine per il resto della nostra vita”. Scusate ma non vedo logica né orgoglio nel sentire me stesso o nel giudicare un’altra persona per la macchina che guida. Perché ciò che siamo davvero è in realtà dentro di noi. 

Non sto qui a dirvi come la scienza abbia dimostrato che siamo tutti un mix, che le razze o le specie umane non esistano, o che il concetto di razza fu inventato nel quindicesimo secolo per dividere le persone. No, non sto qui a farvi una lezione. Voglio farvi solo una domanda. Chi saresti se il mondo non ti avesse etichettato? Se non ti avessero dato una casella da barrare. Saresti bianco, nero, messicano, nativo americano, asiatico, orientale, indiano? No. Saremmo uno, saremmo insieme, e non vivremmo più nell’errore di chiamare gli esseri umani “persone nere” o “persone bianche”. 

Queste etichette accecheranno tutti dal vedere chi sono veramente le persone, guardandole invece attraverso la lente del pregiudizio e del filtro di chi pensiamo esse siano. E quando tu lasci che un’etichetta artificiale dica chi sei, allora amico hai scelto di minimizzare te stesso, di dividerti dagli altri. Ed è innegabile che questa visione generi conflitto, e che il conflitto generi guerre. Ogni guerra è nata in seguito ad etichette, in seguito ad un “noi contro loro”. Ma la risposta alla guerra, al classismo, al razzismo, e ad ogni altro -ismo è così semplice che nessun politico c’è mai arrivato. Sono le etichette. Dobbiamo strapparle. 

Non è buffo che nessun bambino nasca razzista? Tutti i bambini piangono quando ne sentono un altro piangere, indipendentemente dal sesso, dalla cultura o dal colore, e questo è una prova di come nel profondo noi siamo fatti per curarci dell’altro, per connetterci. E’ questa la nostra missione. Non è la mia opinione, è la verità. Per favore, ascoltatemi: le etichette distruggono la nostra visione, ed è per questo che la metà di chi guarderà questo video lo stopperà, o si sentirà in conflitto e proverà a resistere alle mie parole. Ma ricordate solo che è esattamente così che si sentiva il bruco prima di diventare una magnifica farfalla. Le etichette sono il nostro bozzolo, e dobbiamo romperle per ottenere le nostre ali. Gli esseri umani non sono stati fatti per essere classificati con etichette come al supermercato. Siamo fatti per essere liberi, e finché non rinunceremo a queste etichette e non smetteremo di vivremo in questa piccolezza, non lo saremo davvero, e non vedremo davvero chi siamo e chi sono gli altri realmente. Chi. Siamo. Davvero.”

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7 ricette con il tè matcha per una colazione energizzante

Giovedì, 29 Dicembre 2016 06:43

Non è che è solo bello (con quel suo verde rallegra subito la giornata!). Il tè matcha è anche buono, sia a livello di gusto sia a livello di benessere, e berne una tazza appena svegli è una bomba di energia.

Ma cos’è il tè matcha? E’ una varietà di tè verde che prevede l’assunzione delle sue foglie intere polverizzate. Ricco di amminoacidi e antiossidante, contiene meno caffeina rispetto al tè o al caffè, ma soprattutto quest’ultima viene rilasciata più lentamente e per questo motivo vi assicura dalle 4 alle 6 ore di energia. Insomma, è più delicato e più efficace. Sceglietelo sempre biologico e il gioco è fatto.

Ecco allora : dall’abbinamento con la cannella a quello con lo zenzero, le tazze di tè matcha più gustose per iniziare bene la giornata

  • Per una bomba di gusto, la mattina è perfetto il tè matcha allo zenzero e limone. In una tazza di acqua bollente spremete mezzo limone e grattugiate un cucchiaino di zenzero fresco, quindi aggiungete due cucchiaini di olio di cocco, uno di tè matcha e mezzo di miele (se lo preferite più dolce). 

(foto 1 http://mylifecookbook.com/2015/03/04/lemongrass-ginger-coconut-matcha/)

  • Se siete più tradizionali, quello che fa per voi è il cappuccino matcha: fate scaldare 150 grammi di latte di soia, e nel frattempo mettete un cucchiaino di tè matcha in una tazza, versandoci sopra due cucchiai di acqua calda e mescolando bene. Una volta scaldato il latte, montatelo con una frusta elettrica o con il frustino fatto apposta per la schiuma, quindi versatelo sul tè matcha. Perfetto per sostituire il solito cappuccino di caffè, no?

(foto 2 https://justafiveoclocktea.com/2013/06/16/matcha-cappuccino/)

  • Saporito e speziato è il tè matcha burroso alla cannella. Utilizzate il burro vegetale e state tranquilli: è una colazione vegan-friendly. Scaldate una tazza di acqua, quindi mescolateci dentro mezzo cucchiaino di tè matcha, mezzo di cannella in polvere, due cucchiaini di burro vegetale e, opzionalmente in base alle preferenze, un cucchiaino di zucchero di canna integrale o (meglio ancora) di miele.

(foto 3 http://mylifecookbook.com/2015/03/09/hot-cinnamon-buttered-matcha/)

  • Buonissimo è l’abbinamento tè matcha-vaniglia, per un latte mattutino speciale: per prepararne una tazza basterà sfruttare il latte di mandorla vanigliato e una french-press, la caffettiera francese. Mettete mezzo cucchiaino di tè matcha, mezza tazza di acqua calda, mezza tazza di latte di mandorla alla vaniglia caldo e un cucchiaino di zucchero di canna integrale nella caffettiera e mescolate. Inserite la pressa e premete fino in fondo, quindi alzatela lentamente (per quindici secondi). Ora il vostro latte matcha alla vaniglia è pronto per essere versato!

(foto 4 http://www.fooduzzi.com/2016/03/vanilla-matcha-green-tea-latte/#_a5y_p=5158136)

  • E avete mai provato a bere un frullato di mattina? Preparatene uno completo con il tè matcha per energizzarvi e iniziare la giornata in salute. Basta frullare in un mixer mezza tazza di latte di mandorla con del cetriolo, un pezzetto di avocado, tre foglie di spinaci, un cucchiaino di tè matcha e un goccio di olio di cocco. Spolverate con qualche seme di chia.

(foto 5 http://www.tasteaholics.com/recipes/drinks/green-low-carb-breakfast-smoothie/)

  • Al posto del frullato c’è poi la smoothie bowl, alla cui base sta un frullato con tè matcha e sulla cui superficie potete sistemare la vostra frutta preferita, per una colazione super completa. In un mixer frullate mezza banana ghiacciata, 4 fragole ghiacciate, mezza tazza di yogurt greco, un cucchiaino di miele, una tazza di spinaci, un kiwi, un cucchiaio di burro di mandorle, uno di latte di mandorla e un cucchiaino di tè matcha. Versate in una ciotola e servite decorando con tutta la frutta che preferite.

(foto 6 http://cookinglsl.com/matcha-green-tea-smoothie-bowl/)

  • E infine una bella tazza di pudding al tè matcha: preparatelo la sera prima, e godetevelo al mattino. Prendete una manciata di semi di chia e mescolatela in una ciotola con mezza tazza di latte di soia. In un’altra ciotola mescolate due cucchiaini di tè matcha con un pochino di acqua calda, fino ad ottenere una crema omogenea. Aggiungete il tè matcha al latte e ai semi di chia, mettete in una tazza o in un barattolo e fate riposare tutta notte. Servite con una manciata di muesli e qualche frutto di bosco.

(foto 7 http://www.emilieeats.com/matcha-chia-pudding/?utm_campaign=coschedule&utm_source=pinterest&utm_medium=Emilie%20Hebert%20%7C%20Emilie%20Eats%20&utm_content=Matcha%20Chia%20Pudding) 

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A Torino nasce la scuola innovativa senza voti né compiti

Mercoledì, 28 Dicembre 2016 13:51

La scuola senza zaino esiste già, ed è un bel passo avanti. Immaginatevi quindi se a questa assenza di zaino si aggiungessero l’assenza di voti e quella di compiti. Un’utopia? Un sogno irrealizzabile? Una pazzia? Lo vedremo: perché a Torino sta nascendo La Scuola Possibile, e sarà una rivoluzione.

A Torino nasce la scuola innovativa senza voti né compiti: la rivoluzione scolastica parte da un’iniziativa privata, e si chiamerà “La Scuola Possibile”

L’idea è stata di Laura Milani, ceo e direttore dello Iaad, l’Istituto di arti applicate e design di Torino. Nella stessa città ha deciso di fondare La Scuola Possibile, un istituto elementare privato che ha suscitato l’interesse di varie aziende, che stanno sostenendo l’idea: Lavazza, Fondazione Pistoletto, Robe di Kappa, Aurora… E così, Laura Milani, il suo ex professore di matematica Mauro Gianesini e tutte queste realtà a settembre apriranno i battenti della nuova scuola.

La sede si troverà all’interno del Basic Village in via Foggia, e i bambini spenderanno al suo interno 9 ore, dalle 8 alle 17. Tempi lunghi, certo, ma l’innovazione sta in altro. Innanzitutto nelle ore di lezione, che saranno divise in tre moduli da 80 minuti, e poi nelle lezioni stesse, che saranno suddivise tra cinque aree: alfabetizzazione, immagine, scienza, suono e movimento (il tutto condito dall’inglese: varie attività saranno infatti svolte nella seconda lingua, le cui ore aumenteranno di anno in anno). Tra le ore di lezione, molto tempo per giocare e per mangiare.

Come le Scuole senza Zaino, anche La Scuola Possibile adotterà poi la filosofia del non portare la cartella a scuola. I materiali didattici saranno infatti tutti a disposizione negli spazi della scuola. Non solo: nella Scuola Possibile non ci sono compiti (esatto, avete sentito bene), e di conseguenza i bimbi non avranno bisogno di portare libri e quaderni a casa per completare gli esercizi!

Il perché della scelta? Laura Milani l’ha spiegato a Repubblica: “Oggi i compiti non sono per i bambini, sono per le famiglie che devono assistere i propri figli nello svolgimento di lavori su cui i piccoli non possono essere autonomi. Una scuola come la nostra sceglie di responsabilizzare i bambini e renderli indipendenti, credendo nella loro intelligenza e nei loro talenti. Il tempo libero, i weekend e le vacanze sono da rispettare e impiegare in altre attività che fanno parte della scuola della vita”.

Lo stesso sentimento di rivoluzione lo si sente quando parliamo dei voti: alla Scuola Possibile, infatti, non ci sarà più la classica valutazione. Piuttosto, per gli insegnanti “gli esami si trasformeranno in progetti”, progetti volti a misurare il grado di comprensione attiva che coinvolgono tanto i bambini quanto gli insegnanti.

Ma, alla fine, questa scuola così innovativa sarà per tutti? O meglio: chi se la potrà permettere? In effetti i costi sono abbastanza alti, se si pensa che all’anno di media si spenderanno tra i 7 e gli 8 mila euro. Tuttavia dall’istituto rassicurano: ci saranno anche borse di studio.

E, sperando che l’idea sia buona e che il progetto funzioni, i fondatori hanno già puntato gli occhi a tra qualche anno, quando, oltre alla scuola elementare, potranno finalmente creare anche una scuola media fondata sugli stessi principi.

La redazione

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La mamma che allatta durante il travaglio è la nostra nuova super eroina

Mercoledì, 28 Dicembre 2016 08:57

Se pensavate di averle viste tutte riguardo al mondo delle mamme, una nuova fotografia-documento è arrivata per confermare quante le mamme siano forti, multitasking e uniche: quella di Kate Neal che, durante il suo travaglio, sorridente nutre il suo bimbo più grande. Direttamente da suo seno!

La mamma che allatta durante il travaglio è la nostra nuova super eroina: quando una fotografia conferma la forza delle mamme

Premessa: non è che dopo questo articolo vogliamo che sollevate la spesa da sole con i gemelli in braccio, che portate, sempre in braccio, il vostro pargolo di sei anni per due chilometri o che allattate il vostro terzo bimbo mentre date uno sguardo ai compiti di vostra figlia e al contempo rammendate le maglie della squadra di calcio del secondogenito. C’è un limite a tutto, no?

Semplicemente nel vedere questa (bellissima) fotografia il cuore ci si è aperto. Un po’ per la commozione che inevitabilmente provocano quei due sorrisi dei genitori, un po’ per il rispetto che ci è venuto spontaneo sentire nei confronti di questa super mamma, Kate Neal.

Kate Neal è mamma di due bambine (da poco!) e nella vita è fotografa (potete vedere i suoi lavori sul suo sito internet, http://katenealphoto.com). Sa quindi quanto sia importante lo scatto giusto, il servizio delicato, e ha chiesto a Maegan Dougherty, un’altra fotografa, di seguire il suo secondo travaglio e la nascita della sua seconda figlia documentando tutto attraverso i suoi scatti.

Qualche giorno fa, quindi, Maeghan ha postato su Instagram questi scatti, un po’ di fotogrammi durante il servizio. Sono meravigliosi. Con delicatezza Maegan ha seguito dolcemente il dolore fisico, l’attesa e la gioia dei (già e futuri) genitori, della sorellina e dei famigliari in attesa, cogliendo ogni momento fino a quello della nascita e della prima poppata.

Ma prima di questa poppata, la prima della secondogenita, Maegan ne ha postata un’altra: quella della sorellina maggiore, Rowan, che, arrivata in ospedale per dare un saluto alla mamma, ha deciso fosse il momento giusto per poppare, trovando in quel gesto un po’ di normalità e intimità in mezzo al caos e al disorientamento dell’ospedale.

(foto 1 https://www.instagram.com/maegandougherty/)

“Adoro questo momento. La sorella maggiore era così contenta di vedere la mamma e di venire allattata. Dopodiché le contrazioni si sono intensificate e allungate”, ha scritto Maegan, spiegando il momento e rivelando così che Kate ha allattato volentieri, ma forse solo perché fino a quel momento le contrazioni non erano ancora insopportabili. Wonder Woman, ma non disumana, quindi!

Dando un’occhiata al suo profilo (https://www.instagram.com/maegandougherty/) è bellissimo vedere tutta la sequenza: l’arrivo in ospedale, la sorellina che fa compagnia (poppando!), qualche sorriso, e poi, naturalmente, il dolore, seguito dall’immensa gioia della nascita della seconda figlia, Sloane, ancora tutta sporca di placenta eppure già meravigliosa, e poi il lavaggio e le coccole con i parenti.

E anche le sue parole hanno rivelato la dolcezza di tutto il momento: Maegan è stata infatti intervistata dall’Huffington Post (http://www.huffingtonpost.com/entry/the-amazing-moment-this-mom-breastfed-her-eldestduring-labor_us_58530167e4b0b3ddfd8bc871), al quale ha rivelato che non si aspettava tanta (positiva) attenzione per questo scatto, e ha raccontato quanto fosse naturale l’allattamento. Kate e la sua bimba sono state abbracciate per circa un quarto d’ora, si sono coccolate, dopodiché la bimba è andata via. Il tutto grazie al fatto che, anche se non ha voluto l’epidurale, Kate non era ancora in travaglio profondo.

Anche Kate Neal ha parlato con la giornalista dell’Huffington Post, e ha risposto ad una domanda curiosa che forse è saltata in mente a tutti: com’è stato, insomma, allattare una neonata pochissimo tempo dopo una bimba già grande? “In realtà molto simile!”, ha detto sorpresa.

Alla fine, siamo certe, lo scatto rimarrà nei nostri cuori, quella poppata rubata, intima e piacevolmente strana. Perché? Per ciò che emerge, e cioè l’amore; ma soprattutto il fatto che nel momento in cui diventi mamma tutto il resto passa in secondo piano, e i bisogni dei tuoi bambini diventano primari, unici e non valicabili.

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10 meravigliosi spazi sensoriali in stile Reggio Children da cui prendere ispirazione

Mercoledì, 28 Dicembre 2016 08:14

I cinque sensi sono alla base delle più innovative e valide scuole didattiche, dalla Montessori alla Waldorf sino a Reggio Children: stimolare i cinque sensi nei bambini non significa infatti solo renderli più attenti a ciò che sta loro attorno, ma aiutarli nella scoperta del mondo e nell’apprendimento di moltissime materie, poiché le competenze che acquisiscono attraverso vista, udito, tatto, gusto e olfatto tornano loro utili durante tutta la vita.

Nelle Scuole di Reggio sono quindi fondamentali gli spazi dedicati all’apprendimento attraverso i cinque sensi: guardate che belli questi luoghi sensoriali, e prendetene spunto per ricreare un angolino in casa vostra!

Ecco 10 spazi sensoriali in stile Reggio Children da cui prendere ispirazione: i luoghi per imparare attraverso i cinque sensi possono essere replicati anche a casa

  • Il primo che vi proponiamo stimola moltissimo il tatto, poiché prevede diversi materiali: innanzitutto la sabbia, ma anche i leggenti e gli animali di plastica. Fornite tutto ai bambini e lasciateli giocare e sistemare i materiali come meglio credono, favorendo sempre il gioco libero.

(foto 1 http://miradasypolaroids.blogspot.it/2014/05/ambientes-escola-congres-indians.html?m=1&cuid=f72db26904fcff4110d950bc2687758c)

  • Di nuovo sabbia, ma stavolta di trama più grossa: riempite un bel contenitore con della ghiaia e poi appoggiateci sopra dei tronchi levigati (attenzione alle schegge: fatelo fare ad un falegname!). Di nuovo, i bambini potranno utilizzare lo spazio come luogo per giocare liberamente e creare le loro ambientazioni.

(foto 2 http://veurepensarisentir.blogspot.it/2012/01/leducacio-reggio-emilia.html)

  • L’erba sotto le dita è una sensazione bellissima, no? Utilizzatela come base su un tavolino baso su cui poi appoggerete materiali naturali trovati nei vostri viaggi o nelle vostre scampagnate, come conchiglie, rametti o fiori.

(foto 3 https://it.pinterest.com/pin/223913412697046462/)

  • Con dei vecchi copertoni potrete realizzare dei piccoli tavolini per attività varie. Puliteli bene, poi copriteli con della iuta e al centro mettete dei contenitori nei quali disporrete tutti i materiali naturali (e non) che i bambini potranno utilizzare per giocare: pigne, rami, fagioli…

(foto 4 http://www.letthechildrenplay.net/2014/07/these-are-few-of-my-favourite-found.html)

  • Questo spazio è bellissimo perché si trova all’aperto: cosa c’è infatti di più stimolante per i cinque sensi del giocare e disegnare immersi nell’aria aperta e nella natura? Se disponete di un bel patio non potete farne a meno: basterà adibire un tavolino con tutto ciò che potrebbe rivelarsi utile per il gioco e le attività, avendo cura di fornire sempre materiali super differenti tra loro per stimolare, appunto, tutti i sensi (soprattutto il tatto).

(foto 5 http://www.letthechildrenplay.net/2010/06/more-beautiful-images-from-reggio.html)

  • Per grandi spazi, grandi idee, come quest’albero portato in casa per avere sempre la sensazione di essere immersi nella natura: il tatto è stimolato dalla corteccia, l’olfatto dall’odore di resina che gli alberi portano con sé, la vista dalla bellezza di un così bell’elemento.

(foto 6 https://it.pinterest.com/pin/429671620673910708/)

  • Se avete raccolto un po’ di pigne, utilizzatele appese sopra allo spazio di gioco come uno stimolo ulteriore. I bimbi, anche quelli più piccoli, si divertiranno a toccarle, a muoverle, e diventeranno parte delle loro attività.

(foto 7 https://it.pinterest.com/pin/76701999882521735/)

  • Se all’esterno avete un bel giardino, bellissimo da fare costruire ai papà è il percorso per piedini nudi: sassi, ciottoli, piantine morbide, legni… Camminando si sentiranno tutte le forme e le consistenze, e si allenerà anche l’equilibrio.

(foto 8 https://playathometeacher.com/2016/06/25/diy-sensory-path/)

  • Sempre fuori, un gioco assolutamente stimolante è la tenda di nastri, nella quale i bimbi possono nascondersi, giocare, estraniarsi per un attimo. Colori, consistenze e profumi della natura fanno da cornice a questa semplicissima attività.

(foto 9 https://s-media-cache-ak0.pinimg.com/originals/92/1b/12/921b1203b53bb8d91bb747b138d70bc1.jpg)

  • E infine un altro angolino in casa, semplice ed efficace, oltre che bellissimo. Per stimolare ogni giorno i cinque sensi basterà lasciare a disposizione dei bambini, in maniera ordinata, delle belle ceste piene di materiali differenti, recuperati o raccolti. Magari per voi non hanno senso, ma per un bambino che sta scoprendo la vita sono il mondo.

(foto 10 https://it.pinterest.com/pin/437130707560487851/)

Sara Polotti

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Scorze d'arancia ricoperte di cioccolata

Un dolce perfetto non solo come idea regalo per il Natale, ma anche perfetto per finire una cena con gusto e grande piacere. 

Sono le scorze d'arancia ricoperte di cioccolata: come preparare le scorze d'arancia al cioccolato con l'essicatore 

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I funghi, proprietà e ricette

Martedì, 27 Dicembre 2016 07:38

Prima regola: comprarli in mercati sicuri, controllati dall’ASL. Esistono infatti 4000 varietà di funghi, ma solo 100 sono commestibili. Le altre sono velenosissime, quindi attenzione! E attenzione anche alle allergie. Detto questo, sono buonissimi, ma spesso non se ne conoscono le proprietà.

Dal sistema immunitario ai sali minerali e alle vitamine, i funghi hanno moltissimi nutrienti. Ecco perché in stagione è una buona cos sfruttarne il gusto, in ricette tradizionali oppure un pochino più sperimentali.

I funghi, proprietà e ricette: le proprietà nutritive e alcune ricette per gustarli in tutta la loro bontà

Ipocalorici (hanno in media 25 calorie ogni 100 grammi), i funghi (che si differenziano dalle piante per la non produzione di clorofilla - che fa sì che si nutrano - come noi - di altri organismi) contengono moltissimi sali minerali (potassio, rame, selenio, fosforo…) e le importanti vitamine B3 e B12 (importanti per il sistema nervoso e per la produzione di globuli rossi). Queste componenti li rendono alleati del sistema cardiovascolare (proteggono anche dal colesterolo cattivo, grazie alle fibre insolubili che ne contrastano l’accumulo nel sangue) e la presenza di lisina e triptofano fa sì che i funghi siano naturali antiossidanti: proteggono cioè dall’invecchiamento cellulare, prevenendo anche le cellule tumorali.

Entrando nello specifico delle loro proprietà antitumorali, è stato riscontrato come in alcune specie di funghi l’alto contenuto di selenio porti benefici nella prevenzione del cancro alla vescica, mentre i beta glucani e l’acido linoleico prevengono il cancro al seno nelle donne, e quello alla prostata negli uomini.

I funghi sono inoltre alleati potenti del nostro sistema immunitario: essendo antibiotici naturali, sono indicatissimi durante i cambi di stagione o in quelle fasi della vita in cui si è più a terra. Crescendo proprio tra settembre e novembre, consumarli freschi significa prepararsi quindi bene all’inverno.

E proprio poiché i funghi crescono in questa stagione, le ricette che li prevedono sono giustamente riconducibili ai mesi invernali. Il loro profumo fa molto “inverno in casa”, e a noi piace moltissimo. Vi proponiamo quindi alcuni piatti per gustarli al meglio, dai classici funghi trifolati a…….

Innanzitutto, provate a gustarli crudi (almeno le varietà che non prevedono la cottura obbligatoria, come i funghi che proponiamo in questo caso): gli champignon sono buonissimi se tagliati a fettine sottili e conditi con dell’olio, limone e sale aromatico. Aggiungete nel piatto le verdure che preferite, dal sedano alla carota, e otterrete così un pinzimonio scomposto.

(foto 1 http://ricette.donnamoderna.com/carpaccio-di-champignons?aggregatore=268724)

Un classicone è il risotto ai funghi porcini, che a noi piace sempre tantissimo. Prendete 400 grammi di funghi porcini e puliteli bene (tagliando la parte terrosa e passandoli con un panno umido), quindi tagliate i gambi e frullateli. In una padella versate un filo d’olio e aggiungete a rosolare il trito di gambi. Dopo dieci minuti aggiungete le cappelle a fette e portate a cottura. Nel frattempo, fate rosolare una cipolla tritata in una pentola, aggiungete il riso a tostare e dopo due minuti coprite con brodo vegetale (aggiungendone quando assorbito e mescolando fino a fine cottura). Verso la fine unite i funghi al riso, mescolate bene, aggiungete del parmigiano e mantecate, servendo bello caldo.

(foto 2 http://www.buttalapasta.it/articolo/ricetta-risotto-ai-funghi-porcini/43295/)

Per una super invernale vellutata di funghi, pulite 350 grammi di funghi freschi e affettateli, quindi metteteli a rosolare in una pentola con olio, una cipolla tritata e una carota tritata. Dopo dieci minuti aggiungete circa un litro di brodo vegetale (o più, se necessario), e fate cuocere per altri venti minuti. A fine cottura frullate tutto con il mixer a immersione, e per fare addensare aggiungete un paio di cucchiai di farina (opzionale).

(foto 3 http://www.tuttogreen.it/crema-di-funghi-champignon/)

Come sempre, a salvarci il secondo ci pensano le polpette: se i bimbi non amano i funghi, mescolateli all’interno delle palline! Comprate al mercato i funghi freschi che preferite (porcini, champignon, finferli…), puliteli, tagliateli a fettine e metteteli in padella con un filo d’olio, facendoli cuocere per circa quindici minuti. Nel mentre, preparate un composto di uovo, pangrattato, sale, pepe e prezzemolo (che sia pastoso), e mescolatelo poi con i funghi. Aggiungete ancora pan grattato e formate delle palline, che sistemerete su una teglia coperta da carta forno e che infornerete per venti minuti a 180 gradi.

(foto 4 http://www.buttalapasta.it/articolo/fotoricetta-polpette-di-funghi/30995/)

Ottime sono anche le omelette ai funghi, da preparare per una serata-omelette in famiglia. Per ogni omelette, sbattete con una forchetta due uova con del sale e del pepe in una ciotola, quindi versate il composto in una padella antiaderente con un filo d’olio. Tenete il fuoco al massimo, e quando inizia a cuocere la base adagiate sull’omelette del formaggio alpigiano (tre o quattro cucchiai) o della robiola e dei funghi trifolati. Chiudete a mezzaluna l’omelette e servite.

(foto 5 http://www.gustissimo.it/ricette/frittate-omelette-crepes/omelette-ai-funghi.htm)

 

Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale.

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Oil pulling, quando il detox passa dalla bocca

Lunedì, 26 Dicembre 2016 14:59

La definizione “oil pulling” è abbastanza intraducibile in italiano, poiché è una pratica non ancora molto diffusa. Sta tra i gargarismi e il risciacquo orale, ma è un procedimento molto più lungo e particolare, che non serve solo per migliorare la salute dei denti, ma aiuta tutto l’organismo a stare meglio. Vediamo insieme di cosa si tratta.

Oil pulling, quando il detox passa dalla bocca: il risciacquo con olio per rafforzare i denti e migliorare la salute di tutto l’organismo

L’oil pulling è una pratica ayurvedica che prevede il risciacquo del cavo orale attraverso una tecnica ben precisa, volta ad eliminare tutti batteri che si sono accumulati nella bocca durante la notte. Non è un procedimento senza senso, e si basa sulla teoria che vuole il corpo disintossicarsi durante la notte per espellere tutte le tossine che lo abitano.

Queste tossine, insieme ai batteri, si accumulano piano piano nella bocca durante le ore di sonno, poiché l’organismo tende a spingerle in quei luoghi attraverso i quali è poi semplice espellerle. Detto questo, è facile capire che lavarsi i denti al mattino è assolutamente una delle prime cose da fare, per evitare che queste impurità tornino nell’organismo. Una cattiva igiene orale, è bene saperlo, è direttamente collegata ad altri problemi, come infiammazioni generali, diabete e addirittura malattie cardiovascolari!

Per prima cosa, quindi, procedete alla pulizia della lingua con l’apposito strumento (oppure con un cucchiaio). Dopodiché passate all’oil pulling, e cioè al risciacquo con olio di cocco o di sesamo.

Per farlo, mettete in bocca un cucchiaio di olio, e risciacquate con questo (senza mai ingoiarlo: in caso contrario ingerireste nuovamente le tossine e le impurità!) la vostra bocca e i vostri denti per circa dieci-venti minuti (magari mentre vi lavate, fino a che l’olio non diventa più denso e lattiginoso). Sputate quindi l’olio, sciacquate la bocca con acqua tiepida e procedete poi con il normale lavaggio dei denti.

Questa pratica agisce efficacemente poiché l’olio assorbe gentilmente tutti i batteri e le tossine che si sono depositati nella bocca, sui denti e sulle gengive. E, allo stesso tempo, se utilizzate l’olio di cocco ne sfruttate le proprietà antibatteriche, rendendo il risciacquo anche preventivo.

I benefici dell’oli pulling sono quindi strettamente collegati con i benefici di un corpo privo (o quasi) di tossine. Ecco perché non si fermano alla bocca, anche se questa, naturalmente, è la prima a goderne: dopo qualche giorno dall’utilizzo le gengive sanguineranno meno durante lo spazzolamento, l’alito cattivo scomparirà, la mascella farà meno male (poiché si alleneranno muscoli solitamente inattivi), i denti saranno più bianchi… E le carie e le gengiviti verranno prevenute.

Per quanto riguarda invece la salute generale del corpo, sin da subito la pelle apparirà più bella, poiché disintossicata, e i mal di testa e le infiammazioni generiche si allevieranno, grazie all’eliminazione delle tossine e di altri agenti che irritano il sistema nervoso.

E questa eliminazione di tossine avrà benefici anche su due organi fondamentali, e cioè il fegato e i reni, che in questo modo saranno alleggeriti dal loro lavoro di “filtri”.

 

Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale.

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La delicata provocazione dell’angelo di Victoria’s Secret a favore dell’allattamento

Sabato, 24 Dicembre 2016 13:25

Una lotta che sembra non finire mai: quella delle mamme che rivendicano, giustamente, il loro diritto di allattare in pubblico, in ogni occasione, contro le malelingue che le vorrebbero chiuse in casa e coperte fino al collo. Ma cosa c’è di più naturale di allattare un bambino? E cosa c’è di diverso dai mille seni che vediamo in spiaggia o sulle copertine delle riviste?

Questa domanda se l’è posta nientemeno che un angelo di Victoria’s Secret, Candice Swanepoel, neomamma che un semplice post su Instagram si è così schierata con bellissime parole al fianco delle mamme che vorrebbero allattare in pubblico, unendosi così, anche se in maniera differente, alla schiera delle star che da sempre sostengono la causa.

Allattare e mostrarsi in topless, due pesi e due misure: la delicata provocazione dell’angelo di Victoria’s Secret a favore dell’allattamento in pubblico

Che l’allattamento in pubblico sia un diritto è fuori discussione. Lo dice il buon senso, lo dice Papa Francesco, lo dice chiunque con un briciolo di sensibilità in corpo. Ma allora perché è ancora un tabù? Perché disgusta certe persone? Perché non dovrebbe essere visto per ciò che è, e cioè un naturale miracolo della vita?

Probabilmente si è fatta queste domande Candice Sweanepoel, la modella di intimo abituata a posare senza veli e in topless per le riviste più patinate: nel momento in cui, due mesi fa, a 28 anni è diventata mamma del suo primo figlio Anacã (avuto con il compagno Hermann Nicoli, anche lui modello) si è trovata, paradossalmente, a coprire il suo seno ogni volta che allatta. E così si è sfogata su Instagram, postando uno scatto davvero commovente del suo bambino che poppa e corredandolo con un pensiero più che condivisibile.

(foto https://www.instagram.com/p/BOLYoz3g2zk/?taken-by=angelcandices&hl=it)

“Molte donne - scrive Candice - oggi si vergognano di allattare in pubblico, o addirittura vengono cacciate da luoghi pubblici perché stanno allattando i loro bambini. Anche io mi sono ritrovata a sentire il bisogno di coprirmi, in qualche modo imbarazzata per il fatto di allattare mio figlio in posti pubblici, quando invece sono così a mio agio a scattare immagini in topless per le riviste in nome dell’arte”.

E ancora: “Il mondo è stato desensibilizzato e non si accorge più della sessualizzazione del seno e della violenza in tv. Ma perché dovrebbe essere diverso per l’allattamento? L’allattamento non è sessuale, è naturale. Chi trova sbagliato nutrire in pubblico il proprio bambino dovrebbe imparare a conoscere i benefici di questa pratica su mamma e bambino, ma anche sulla società”.

Lo scatto in bianco e nero è favoloso, tenero e intimo. Le parole, invece, sono furenti, e capiamo bene il perché. Come potrebbe un’immagine così delicata risultare fuori luogo o disgustosa? Per noi, non potrebbe. Ma c’è ancora chi non accetta la natura.

Ciò che più colpisce del post di sfogo di Candice è il fatto che lei abbia provato entrambe le situazioni sulla sua pelle. Insomma, non parla per frasi fatte o per sentito dire, ma riporta ciò che davvero le accade, e cioè l’accettazione di un seno scoperto a fini commerciali (e sessuali) e non quella di un seno mostrato (senza ostentarlo) per la sua funzione principale, e cioè quella di dare vita al proprio figlio.

I pregiudizi, insomma, sono duri a morire, ma soprattutto sono alimentati da una società che ormai non si accorge più della violenza ma che ha paura di una tetta che allatta.

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Narratè, quando il tè incontra la lettura

Sabato, 24 Dicembre 2016 06:24

Un’idea che unisce il piacere del tè e delle infusioni a quello della lettura, ma non in maniera semplice come potreste credere. La startup Narratè è innovativa, e a noi piace moltissimo perché unisce due delle nostre passioni!

Narratè, quando il tè incontra la lettura: quando la narrativa è fatta apposta per godersi il tempo di infusione del nostro tè caldo

“La lettura ha scoperto l’acqua calda”: il motto di Narratè gioca proprio sull’idea che parrebbe semplicissima ma che in realtà ha in sé innovazione e coccole. La startup tutta italiana ha infatti inventato un nuovo modo di fruire della pausa più intima e rilassante, quella del tè: ogni bustina delle loro infusioni è contenuta in un bellissimo libricino la cui lettura dura esattamente il tempo di infusione del tè. In poche parole: quando non sapete come far passare quei cinque minuti che separano l’acqua bollente dal gustarsi la tazza di tè fumante, ecco che ci pensa una lettura a distrarvi, in maniera davvero carinissima.

Concretamente, comprando una bustina di tè Narratè non comprerete solo un infuso, ma anche un libro. Questo libro contiene la bustina. Prendete la bustina, mettetela in infusione in acqua calda, iniziate la vostra lettura e una volta arrivati all’ultima parola il vostro tè sarà pronto per essere gustato. In questo modo, quei cinque minuti sospesi acquisteranno un nuovo valore, una nuova consistenza, arricchendosi di spunti e di cultura. L’attesa acquista un nuovo gusto.

Narratè ha pensato di offrire ai suoi clienti un’esperienza immersiva che coinvolga quasi tutti i sensi, poiché oltre alla vista vengono stimolati l’olfatto e il gusto (ma anche il tatto! Non è bellissima la sensazione dei libri cartacei in un mondo digitale?). E così anche i racconti contenuti nei libri vogliono essere brevi esperienze complete, e non solo sintesi di temi.

A raccontare sono autori di tutto rispetto, e ad ogni miscela corrisponde un loro racconto, che a sua volta corrisponde alla città alla quale è dedicato l’infuso: la bustina Milano, ad esempio, è contenuta nel libro di Stefano D’Andrea; Venezia è accompagnata dalla storia di Michele Gnesotto; Firenze è affidato a Cristina Giuntini; mentre con Roma si leggerà il racconto di Luca Notarianni.

E ogni bustina di tè è una miscela creata ad hoc, con note uniche e connubi perfetti: Milano è composta da tè nero, cannella e zafferano; Venezia da tè nero, rooibos, zenzero, chiodi di garofano e noce moscata; Firenze da tè nero, ibisco, malva nera, cannella, zenzero e rosmarino; e infine Roma si caratterizza per la presenza di tè nero, menta, erba citronella, cannella, zenzero e alloro.

Ciò che ci piace, inoltre, è la sostenibilità dell’idea: ogni confezione è stampata al 100% su carta riciclata e assemblata manualmente da una cooperativa sociale di Lissone, in provincia di Milano.

Alla fine, l’idea vincente di Narratè è proprio quella di aver contaminato il food con l’editoria, unendo due esperienze uniche solitamente distanti tra loro. E non a caso, oltre che online (all’indirizzo http://www.narrateworld.com/shop), i loro prodotti sono presenti in vari punti del Touring Club Italiano e in alcune librerie (come il Punto Einaudi di Porta Vigentina a Milano - nel quale è presente il primo show-room tutto dedicato, la Narratè Room - e la libreria La Gilda dei Narratori di Messina).

 

Narratè organizza spesso in tutta Italia incontri ed eventi: trovate gli aggiornamenti sulla loro pagina Facebook.

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