“Non è amore se”, la guida gratuita per capire l’amore dedicata agli adolescenti
Giovedì, 02 Gennaio 2020 14:14Sicuramente, la prima educazione alle relazioni avviene in casa, con i bambini che osservano la relazione tra i genitori, o tra i genitori e i rispettivi partner, tra i nonni, tra gli zii… Detto questo, c’è bisogno anche di parlare, di indicare, di educare all’amore. Perché nessuno nasce imparato, come si suol dire, soprattutto quando si parla di un argomento come quello dell’amore, che spaventa sempre, soprattutto in età adolescenziale.
L’educazione alle relazioni, dunque, è fondamentale per gli adolescenti, perché permette di riconoscere il vero amore, quello fatto di rispetto e non di abusi e prevaricazioni. Perché gli abusi e le prevaricazioni non sono sempre riconoscibili alla prima occhiata.
Come fare, dunque, per educare all’amore i nostri figli adolescenti? Innanzitutto con il nostro esempio e con le nostre parole. E poi con questo utilissimo strumento, una guida in PDF scaricabile gratuitamente che si intitola “Non è amore se”.
“Non è amore se”, la guida gratuita per capire l’amore dedicata agli adolescenti: un libro gratuito per educare gli adolescenti alle relazioni d’amore
Educare alle relazioni è importantissimo ed è uno dei tanti passi che dobbiamo compiere tutti noi, educando o lasciandoci educare, per costruire un futuro fatto di uguaglianza e rispetto, e soprattutto per costruire un futuro nel quale i femminicidi siano solo un lontano ricordo.
Perché il vero amore non picchia, non abusa, non prevarica, non fa sentire inferiori, non fa sentire in colpa. L’amore vero rispetta, appoggia, sostiene, non aggredisce, non umilia. E, appunto perché gli abusi non sono visibili subito, ad una prima occhiata, è bene insegnare ai nostri adolescenti come riconoscere i segnali di un amore malsano, perché può capitare a tutte le età.
Alessia Giovannini, terapeuta e scrittrice, ha scritto una utilissima guida intitolata “(Non) è amore se… - piccola guida per adolescenti su come dare vita a una relazione d’amore senza abusi e prevaricazioni”. Questa guida è indicata a tutti, potenziali abusati e potenziali abusatori, per capire fin dai primi giorni se una relazione è malsana, e può essere scaricata qui.
Alessia Giovannini parla dei segnali per controllare la violenza, anche involontaria, nel momento in cui siamo noi gli abusanti; parla di come ci si sente, da una parte e dall’altra, all’interno di una relazione non sana; parla di come sia un litigio sano e di come sia un litigio troppo aggressivo; parla di insulti, di gelosie…
Parla, soprattutto, di come riconoscere gli episodi violenti come vera violenza, perché spesso chi li subisce non li riconosce, non li inquadra, li sminuisce…
Tutto questo perché la violenza di genere non ha età, e riconoscere i segnali fin da giovani è importantissimo per costruire, poi, relazioni sane, serie e rispettose nel corso della vita adulta, educandoci ed educando chi ci sta accanto. Quella di Alessia Giovannini è una guida davvero preziosa, che tutti i genitori di adolescenti dovrebbero regalare ai propri ragazzi, e che tutte le scuole superiori dovrebbero distribuire.
I broccoli o piacciono o non piacciono. Ma se non piacciono, probabilmente è perché li conosciamo solo preparati attraverso le classiche ricette che, ok, sono salutari e leggere, ma non ne esaltano di certo il sapore. Tuttavia, possiamo anche non rinunciare alla leggerezza e preparare con i broccoli (che sono super salutari) dei contorni super saporiti, deliziosi e irresistibili.
Come questi broccoli al forno speziati: se vi piacciono le spezie e i sapori mediorientali sono perfetti per voi! E quando li proponiamo ai bambini basta utilizzare il curry di Madras, miscela molto diffusa che comprende le spezie “base” (curcuma, coriandolo, paprica, pepe, senape, fieno greco, zenzero, semi di finocchio, cardamomo, aglio e peperoncino).
Broccoli speziati al forno: la ricetta dei broccoli super saporiti cucinati al forno
I muffin al gusto di cioccolato e mele riempiono la casa di un buonissimo profumo e fanno svegliare tutti con il sorriso. Soprattutto perché senza burro, e quindi più leggeri dei soliti! E il gusto è fenomenale, con il cacao associato alla dolcezza e alla morbidezza della mela.
Come sempre, si tratta di una ricetta semplice e veloce, che possiamo preparare con i bambini, trasformandola in un'attività per legare e per allenare la manualità e l'indipendenza.
Muffin al cacao e mele senza burro: la ricetta delle tortine al cioccolato e mele ricche di gusto, perfette per colazione e merenda
Non sta a noi risolvere i problemi dei nostri figli
Giovedì, 02 Gennaio 2020 09:05Un titolo forte, che provoca giustamente reazioni contrastanti, ma che cela un argomento che va affrontato. Perché uno dei problemi della nostra società è certamente l’atteggiamento iperprotettivo dei genitori nei confronti dei figli. E non solo riguardo ai pericoli fisici, ma anche e soprattutto riguardo le delusioni della vita.
In altre parole: i genitori d’oggi tentano sempre di risolvere i problemi e di migliorare le situazioni, edulcorandole o prendendosele sulle spalle, al posto dei propri figli. Ma le conseguenze di questa tendenza non sono affatto positive, né per la crescita dei figli, né per la società.
Non sta a noi risolvere i problemi dei nostri figli: perché i “genitori elicottero” non permettono ai bambini di crescere in maniera sana e come fare per guidare meglio i propri figli
Da qualche tempo si parla di "genitori elicottero", ovvero di quei genitori che corrono immediatamente in aiuto dei figli con la celerità di un mezzo di emergenza. Arrivano subito all’asilo se il bambino perde il giocattolo preferito o se si piglia un morso da un altro bambino; non cucinano più quel cibo che al proprio figlio non fa impazzire; portano gli zaini al posto dei bambini; ascoltano le maestre, ma prendono poi sempre le difese del bambino a prescindere dalla colpa; accompagnano dappertutto i bambini con fare protettivo; chiedono agli insegnanti tempo in più se i bambini non sono riusciti a fare i compiti o a studiare… Insomma, fanno tutto (e chiedono tutto) al posto dei loro figli, sobbarcandosi le loro responsabilità e i loro problemi.
Naturalmente, è giusto e doveroso che i genitori si prendano cura dei propri figli, anche coccolandoli e viziandoli quando ce n’è bisogno e intervenendo quando incorrono in qualche difficoltà. Ma è giusto e doveroso, allo stesso tempo, capire quando questo aiuto è eccessivo.
Il problema non è però solo pratico, ma anche educativo. Questi genitori elicottero sono elicotteri in buona fede, e il loro intento non è quello di evitare la fatica ai bambini, ma, piuttosto, quello di non fare conoscere loro tristezza e dolore. Ma la tristezza e il dolore fanno parte della vita, del cammino di ognuno, e anche grazie ad essi i bambini imparano a vivere le proprie emozioni e a responsabilizzarsi.
Importante, quindi, è capire quando l’aiuto dei genitori non è più semplice aiuto, ma sostituzione, ovvero quando mamma e papà tendono a fare al posto dei bambini ciò in cui i bambini non riescono (che siano i compiti, il portare la sacca di calcio, la protezione nelle situazioni sociali…), coccolandoli troppo, tenendoli al calduccio e risolvendo i problemi al posto loro.
Le conseguenze di questo atteggiamento sono infatti tre, entrambe negative: prima di tutto, i bambini imparano che ogni cosa si risolve da sola, o grazie all’intervento di qualcun altro; in secondo luogo, questi interventi da parte dei genitori instillano nei bambini la convinzione che non sono in grado si risolvere da soli le situazioni, che non sono capaci a fare ciò che gli si presenta di fronte, che non hanno la forza di affrontare da soli gli ostacoli.
Comportandoci da genitori elicottero, insomma, precludiamo ai bambini la possibilità di provare, sperimentare, sbagliare, fallire, sentire le proprie emozioni, affrontarle. Terzo: i bambini non affrontano il pericolo, quindi non lo conoscono, e non imparano a prendere le misure, cosa fondamentale per affrontare i rischi in sicurezza, anche in futuro. E tutto questo è fondamentale per la crescita.
Cosa fare, dunque? Come comportarsi, da genitori, nelle situazioni di difficoltà? Meglio sempre lasciare fare i bambini, ascoltare e dialogare, offrendo consigli ma lasciando che siano i bambini ad affrontare la situazione, evitando di intervenire quando è possibile stare in disparte.
Possiamo poi cominciare a utilizzare uno sguardo obiettivo, cercando di ascoltare sempre i nostri figli, ma anche quelli delle controparti coinvolte, evitando di difendere i bambini a spada tratta a prescindere. Ma non per crudeltà o freddezza. Anzi. In questo modo i bambini non solo dovranno affrontare le proprie responsabilità, ma impareranno a loro volta ad ascoltare gli altri, cercando dialogo, compromessi ed empatia.
Le migliori lucine antibuio per la cameretta
Martedì, 31 Dicembre 2019 10:13C’è chi la usa per la paura del buio (una paura normalissima nei bambini), oppure chi semplicemente la tiene accesa per far sì che il bambino la notte abbia un punto di riferimento nel momento in cui si sveglia. E, ancora, è utile durante l’allattamento, per non accendere luci troppo forti durante la notte. In ogni caso, tra gli oggetti più utilizzati in cameretta ci sono certamente le lampadine notturne, dette lucine antibuio o luci per bambini.
Ce ne sono di moltissimi tipi, a seconda dell’esigenza. E qui trovate la nostra selezione.
Le migliori lucine antibuio per la cameretta: quale lampadina notturna per bambini scegliere in base alle proprie esigenze
La classica lampadina anti buio è quella che possiamo inserire nella presa della corrente, come questa della BTicino. La si inserisce e, una volta buio, grazie ad un sensore il led si accende, generando una luce non fastidiosa e non invasiva, calda e lieve. Con un dito si può regolare l’intensità della luce, e può essere utilizzata anche in modalità manuale, accendendola e spegnendola a seconda dell’esigenza.
Simile a quella precedente ma più grande e visibile è la luce notturna di Omeril, con luce bianca calda o fredda, a cui è possibile impostare anche un timer, nel caso in cui il bambino ami la luce solo al momento dell’addormentamento.
Super simpatica e super sicura è la luce anti buio di Vava, che non deve essere inserita nella presa della corrente, ma che si ricavica su una comoda base. La luce è calda e a Led, e può essere appoggiata sul comodino, anche qui impostando un eventuale timer.
Anche Chicco ha sviluppato una lucetta anti buio: si chiama BabyMoon ed è una luce notturna per la cameretta automatica, a forma di luna, che si adatta a tutte le prese e si accende in base al buio della stanza. Anche questa a LED, è a basso consumo energetico.
Per i bimbi che amano i colori, possiamo scegliere questa lampadina antibuio a LED, a cui possiamo impostare l’intensità e anche il colore, scegliendo la modalità RGB.
Questa, invece, è la semplicità fatta luce notturna: si tratta di un semplicissimo punto luce da attaccare alla presa della corrente, da accendere e spegnere quando vogliamo, senza il pensiero dello spegnimento automatico.
Infine, una luce antibuio molto comoda con sensore di movimento, che si accende nel momento in cui il bambino si muove dal letto raggiungendo la porta della cameretta. Utile, in questo caso, per i bambini che non hanno paura del buio ma che vogliono avere punti di riferimento quando si muovono la notte per raggiungere il lettone.
I bambini italiani credono ancora negli stereotipi
Martedì, 31 Dicembre 2019 09:35Vorremmo non fosse vero, che fosse una supposizione. Ma in realtà è proprio così, ed è il risultato di una ricerca da Comunicazione 2000 nell'ambito del progetto “Oggi per Domani”: per i bambini italiani gli stereotipi sono normali.
I nostri figli, tendenzialmente, sono ancora convinti che una donna non possa fare il meccanico, che le ballerine siano solo donne, che il blu sia da maschio e il rosa da femmina, che le faccende domestiche siano da mamma e che il lavoro sia prerogativa del papà.
I bambini italiani credono ancora negli stereotipi: una ricerca mette in luce l’incidenza degli stereotipi di genere nei bambini italiani
Lo studio, realizzato con il contributo del Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, è stato condotto su un campione di 300 classi di 70 scuole dell'infanzia e primarie del Comune di Roma. Le scuole hanno aderito ad una campagna di sensibilizzazione contro la violenza di genere, e grazie a questa iniziativa lo studio ha potuto raggiungere oltre 8.000 bambini.
L’intento della ricerca e dell’intervento di Comunicazione 2000 (che mostra ai bambini delle scuole aderenti anche un video animato che, in chiave giocosa, vuole promuovere una cultura di genere basata sull’integrazione e sul rispetto) è “scommettere sull’importanza di sensibilizzare i bambini fin dai primi anni di età sul fenomeno della violenza di genere al fine di formare, domani, adulti consapevoli”, come si legge sul sito del progetto. Perché “intervenire sui più piccoli significa, infatti, favorire un cambiamento culturale e combattere gli stereotipi e i pregiudizi legati al genere, prima che questi vengano trasmessi – anche inconsapevolmente – dalla società”.
Detto questo, il risultato della ricerca ha mostrato chiaramente che nei bambini, anche nei più piccoli, purtroppo esistano ancora concezioni radicate come i lavori “da uomo” e “da donna”.
La ricerca mette in luce che per il 53% degli insegnanti interpellati sostiene che tra i bambini tra i 3 e 10 anni esistano e siano radicati gli stereotipi di genere, molte volte sfocianti in pregiudizi. E non solo riguardo alle professioni, come detto sopra, ma anche riguardo a giochi e giocattoli.
Le bambole, quindi, sono solo da femmine; gli attrezzi da falegname solo per maschi; la cucina è per femmine; le macchinine per maschi; e così via.
L’unico dato confortante è che, nel campione preso in considerazione, solo per il 2% dei bambini la donna è il “sesso debole”.
La ricerca ha anche preso in considerazione i programmi delle scuole, per capire se sono all’altezza della richiesta e se sono presenti in maniera efficace. Il risultato è che il 70% delle scuole programma lezioni per sensibilizzare gli alunni contro la violenza, ma soprattutto quella riguardante bullismo e cyberbullismo. La violenza di genere viene affrontata solo dal 40% di queste iniziative. Tutti gli insegnanti, tuttavia, hanno dichiarato di parlare spesso ai bambini di questi temi, delle pari opportunità, del rispetto e dell’uguaglianza di genere.
Il risultato parla chiaro: pur essendoci ancora moltissimi (troppi) stereotipi di genere tra i bambini, nelle scuole, volenti o nolenti, non ci sono ancora abbastanza programmi e interventi per arginare ed eliminare questa tendenza. Perché gli stereotipi portano ai pregiudizi, ai giudizi, all’esclusione, alla violenza di genere, e si costruiscono piano piano, con piccole frasi accettate, con immagini culturali troppo radicate e con abitudini sbagliate di cui non ci accorgiamo.
Neonato che non dorme? Ecco qualche consiglio
Lunedì, 30 Dicembre 2019 10:54“Dormono, mangiano e piangono”. Ecco cosa pensa la gente dei neonati, riducendo all’osso la meraviglia della vita. E, soprattutto, facendo sentire “sbagliati” i genitori dei bambini un po’ più irrequieti. Perché se non dorme, significa “che non è bravo”.
Ma non è così. Soprattutto nel caso dei neogenitori, la nanna dei neonati può essere stressante e difficile da gestire, diventando un compito che prende praticamente tutta la giornata. Soprattutto in un momento come quello del post-parto (per le mamme), nel quale gli ormoni sono imbizzarriti.
E, no, non tutti i bambini dormono, mangiano e piangono. Alcuni faticano a dormire, proprio come i bimbi più grandi. Ma non disperate: ci sono piccoli trucchi che possono aiutarci a ottimizzare il sonno dei bambini, ad abituarli alle routine e a rendere la nanna più piacevole e duratura.
Neonato che non dorme? Ecco qualche consiglio
Innanzitutto, il consiglio è quello di rivolgersi ad un consultorio della propria zona. Solitamente, queste strutture pubbliche dispongono di esperti del sonno, dell’allattamento e dell’educazione, professionisti che sapranno insegnarci le tecniche migliori, valutando la situazione nella sua specificità.
Un neonato passa più o meno tra le 16 e le 18 ore al giorno dormendo. Le altre ore sono adibite alla nutrizione, al cambio pannolino, alle piccole interazioni con il mondo… Queste ore, tuttavia, non sono filate, ma spezzettate. Ogni ciclo di sonno dura più o meno tra l’una e le tre ore, perché il loro orologio biologico si sta formando. Di conseguenza, il primo mese sarà caratterizzato da questi brevi cicli di sonno durante la giornata e durante la notte.
Attorno alle sei settimane, tuttavia, per molti bambini il sonno comincia a prendere una forma diversa, con cicli di sonno più lunghi (5-6 ore) durante la notte. A 12 settimane, invece, i bambini cominciano a dormire anche fino a 12 ore. Ma ogni bambino è diverso, e sarà anche il pediatra a capire quale sia la situazione in cui ci troviamo, nel caso il nostro bimbo non dorma affatto.
Detto questo, quando i bambini non dormono la situazione si fa certamente pesante, perché insieme a loro non dormiamo nemmeno noi, forzando il nostro corpo ad alzarsi ogni poche ore e dormendo sempre praticamente in maniera leggera.
Forzare il sonno non è possibile, questo è chiaro. Ma detto questo, possiamo con delicatezza cercare di fare tutto ciò che possiamo per far sì di trovarsi nella situazione migliore per favorirlo.
Nelle prime due settimane di vita, è fondamentale costruire un legame nutritivo profondo, stabilendo un buon contatto mentre allattiamo il nostro bimbo. Dopodiché, nelle settimane successive è necessario osservare i nostri bimbi, capendo quando sono davvero stanchi, per non metterli a dormire quando sono troppo esausti. A volte i bimbi tollerano pochissime ore svegli, sta a noi capirlo dai loro segnali.
Una buona abitudine può essere anche quella, nelle prime settimane di vita, di lasciare al bambino la possibilità di addormentarsi da solo. Ciò non significa lasciarlo da solo al buio a piangere quando ha bisogno di noi (anzi!), ma lasciare, nel momento in cui mostra i primi segni di stanchezza, che il bimbo si addormenti da solo nella sua culla, nel lettino o nell’ovetto, adagiandolo prima che abbia gli occhi già chiusi. In questo modo, assocerà la comodità della posizione al sonno, come un “allenamento” al dormire. Se, invece, questo metodo non funzionerà, con il bimbo che piangerà perché non vorrà addormentarsi da solo, meglio non lasciarlo nella culla: piuttosto, assecondiamo il suo bisogno, coccoliamolo, stringiamolo, e lasciamo che dorma dove preferisce, anche nel passeggino, tra le nostre braccia o sul divano accanto a noi. L’importante è che riposi.
Altra regola è rendere l’ambiente della nanna super rilassante e consono. Il lettino e il materasso devono essere scelti con cura, deve esserci il giusto buio (perché la luce sballa il ciclo circadiano), deve esserci silenzio, non deve fare troppo freddo o troppo caldo… Tutto questo sia nel caso della cameretta, sia nel caso della camera matrimoniale se il nostro bimbo dorme con noi.
Importantissimo nelle prime settimane è poi fare capire al bambino la differenza tra giorno e notte. Dopo aver stabilito le ore notturne e quelle diurne (di solito la “notte” dei bambini comincia tra le 19 e le 21, mentre la mattina verso le 7), cerchiamo di mantenere delle abitudini costanti. La prima è la pappa della mattina, ovvero la “colazione”: diamogliela appena svegli, in una zona soleggiata della casa. Man mano che allattiamo durante la giornata, mentre si fa sera cerchiamo zone sempre meno luminose dove allattare, in modo che la melatonina scenda gradualmente e in modo che il corpo cominci a capire quando è giorno e quando è notte.
Per i bambini che fanno fatica a dormire, poi, una buona abitudine sembra essere la fasciatura: a volte i riflessi della fase REM svegliano anche noi adulti. Pensate quindi ai bambini. La fasciatura (che va usata solo fino alle 10-12 settimane, ovvero prima che i bambini imparino a rotolare) diviene quindi fondamentale per evitare che questi riflessi della fase REM (che nei neonati incorre immediatamente, addormentandosi) spaventino e sveglino, assicurando un sonno più profondo ed efficace.
In ogni caso, ricordiamo sempre che il sonno è una conquista graduale, che c’è bisogno di pazienza, di aiuto da parte di professionisti e di riposo anche da parte nostra. Accettiamo quindi gli aiuti che ci arrivano dall’esterno: la mancanza di sonno è molto pericolosa, oltre che stressante per tutta la famiglia!
I nomi più diffusi in Italia negli ultimi anni
Lunedì, 30 Dicembre 2019 09:31Che nome scegliere per il nostro bambino? Quali sono i nomi più belli da bambina? E quali sono i più rari? A volte la scelta del nome per i propri bimbi è davvero difficile e faticosa, perché non si hanno idee, perché uno dei genitori è fermo sulla propria posizione, perché si cercano nomi particolari, perché non si vuole decidere un nome fino al momento dell’effettiva conoscenza del proprio bambino…
A volte però le classifiche dei nomi più diffusi aiutano. Un po’ perché solitamente si tratta di bellissimi nomi, intramontabili ed eterni, che non passano mai di moda. Un po’ perché ci si vuole discostare dai più usati per cercarne di più particolari. E un po’, semplicemente, per curiosità e per prendere ispirazione.
Come riportano su Ansa, i nomi per i maschi sono quasi 29 mila, e quelli per le femmine 27 mila (tra nomi semplici e nomi composti), ma nonostante questo i primi 30 nomi in classifica sono sempre i più utilizzati e coprono quasi il 45% di tutti i nomi attribuiti ai bambini e oltre il 38% di quelli attribuiti alle bambine.
Ecco dunque i nomi più diffusi in Italia negli ultimi anni, quelli più usati nel decennio 2010-2019, da cui prendere spunto per trovare il nome giusto al proprio bambino.
I nomi più diffusi in Italia negli ultimi anni: quali sono i nomi più utilizzati in Italia nel decennio 2010-2019
Francesco
Rimasto per moltissimi anni in testa alle classifiche (dal 2001!), Francesco è un nome intramontabile, semplice e molto bello, spesso dato ai bambini in onore di San Francesco o del nostro papa. Nel 2018, però, è stato superato da "Leonardo".
Leonardo
Dallo scorso anno (il 2018), Leonardo ha superato Francesco, ed è ora primo nome in classifica (ed è molto diffuso anche tra i bambini nati in Italia da genitori stranieri residenti nel nostro paese). Nome longobardo, rappresenta la forza, dal momento che letteralmente significa “forte come un leone”.
Alessandro
Deriva dal greco antico e significa “protettore dei propri uomini”. Un nome lungo e molto bello, semplice e lineare.
Lorenzo
Nome dall’origine latina, Lorenzo significa “abitante di Laurento, la città dell’alloro”, e l’onomastico cade nella notte delle stelle cadenti, il 10 agosto.
Andrea
Nome ormai diffuso sia tra i maschi che tra le femmine, Andrea indica letteralmente la mascolinità, la virilità.
Mattia
Bellissimo nome di origine ebraica, Mattia significa “dono del Signore”.
Sofia
Sofia è ormai da parecchi anni il nome più diffuso tra le bambine in Italia, anche tra quelle nate da genitori stranieri residenti nel nostro paese. Classico e molto bello, questo nome significa sapienza, scienza.
Giulia
Semplice e chiaro, tradizionale e molto bello, “Giulia” è un nome che deriva dalla tradizione romana e che indica i discendenti della Gens Iulia, che aveva tra gli antenati Iulus, figlio di Enea.
Aurora
In questo caso non serve una traduzione: le bimbe chiamate Aurora ricordano la luce del mattino, quella purpurea e azzurrina che compare prima del sorgere del sole.
Alice
Il nome “Alice”, molto diffuso in tutto il mondo anche grazie a Alice nel Paese delle Meraviglie, si riferisce ad una “creatura marina”.
Ginevra
“Elfo luminoso”: ecco il significato di Ginevra, nome celtico conosciuto soprattutto per essere il nome della bellissima moglie di Re Artù, amante di Lancillotto.
Lavorare solo 4 giorni? Funziona, e potrebbe essere perfetto anche per i genitori
Lunedì, 23 Dicembre 2019 10:23La scorsa estate la sede giapponese di Microsoft ha deciso di provare a fare un esperimento. I dipendenti dell’azienda, durante i mesi estivi, hanno lavorato solo per 4 giorni a settimana (dal lunedì al giovedì), ricevendo la paga esattamente come se ne avessero lavorati 5. Il risultato parla chiaro: la produttività è aumentata del 40% e allo stesso tempo si sono ridotti certi costi, come quello per l’elettricità e per la stampa su carta (che si è ridotta del 60%).
Un risultato sorprendente, forse eccezionale, ma che in ogni caso mostra una tendenza comprovata, ovvero quella della produttività che accresce nel momento in cui un dipendente è più rilassato. Altre aziende che hanno provato ad adottare la settimana corta, infatti, hanno confermato che la produttività non si abbassa, ma rimane esattamente identica o addirittura aumenta, nel momento in cui si lavorano 4 giorni invece di 5.
Un bel dato, che fa pensare: funzionerebbe anche per i genitori che lavorano, questa strategia?
Lavorare solo 4 giorni? Funziona, e potrebbe essere perfetto anche per i genitori: un esperimento di Microsoft mostra come la flessibilità lavorativa potrebbe essere il futuro
Guardiamo in faccia la realtà: lavorare 4 giorni al posto di 5 per un genitore sarebbe il paradiso. Innanzitutto perché, genitori o non genitori, lavorare in maniera meno stressante è certamente benefico a livello di fisico e di produttività, e sono moltissimi gli studi che ormai lo dimostrano.
Lavorare meno ma in maniera serena fa produrre di più rispetto a lavorare di più ma in maniera stressata. Ecco perché sono sempre di più le aziende che offrono strumenti come il lavoro da casa un giorno a settimana o dei benefit concreti sul posto di lavoro, come la palestra, lo yoga, le sale lettura, le pause caffè più lunghe… Tutto questo perché lavorare in questo modo permette di bilanciare meglio vita privata e vita lavorativa, vivendo appieno le ore fuori dall’ufficio.
Ma i benefici non finiscono qua. Stare fuori ufficio un giorno in più a settimana aiuta a combattere l’inquinamento, perché si riducono gli spostamenti casa-lavoro e si riducono i bisogni di elettricità e riscaldamento.
E per i genitori? I benefici sono ancora più evidenti. Per le mamme e i papà che lavorano stare un giorno di più a casa significa risparmiare sulla babysitter o sull’asilo nido, e non è poco. E, non ultimo, significa passare molto più tempo con i propri figli, un valore che non è nemmeno possibile quantificare.
Questi studi e questi esperimenti fanno quindi sperare che sia proprio questo il futuro del lavoro, ovvero un lavoro che punti più alla qualità che alla quantità, tenendo conto dei benefici della serenità personale. L’importante è che le aziende ne siano consapevoli, e che siano consapevoli che ormai, in un’epoca come la nostra, è inevitabile ripensare al modo in cui lavoriamo. Perché non possiamo fossilizzarci sui metodi del passato: il lavoro è cambiato, gli strumenti sono cambiati, la vita è cambiata.
Naturalmente, non è una soluzione per tutti, e soprattutto non è una modalità di lavoro che si sposa con lo stile di vita di tutti i genitori. Ma anche solo avere la possibilità di scegliere sarà un grande passo avanti, non solo per i dipendenti e la loro vita, la loro famiglia, ma anche per i datori di lavoro. Perché la flessibilità permette di avere dipendenti soddisfatti, sereni e tranquilli. E questo è molto più auspicabile rispetto ad avere dipendenti molto presenti, ok, ma anche molto stressati, molto nervosi e molto meno produttivi.
Le Audiofiabe di Hachette in edicola, appuntamento imperdibile
Lunedì, 23 Dicembre 2019 08:56Edicola e audiofiabe, che connubio delizioso! L’edicola per i bambini è un luogo magico: ci trovano i loro fumetti preferiti, le riviste per ragazzi più interessanti, le collezioni più coinvolgenti… E da ora anche le Audiofiabe di Hachette, una collezione ricchissima e bellissima per ascoltare le favole più belle! Ma stavolta non è un narratore impersonale a raccontarle: la narrazione è infatti affidata direttamente ai protagonisti!
Le Audiofiabe di Hachette in edicola, appuntamento imperdibile: la collezione di audiofiabe raccontate dai protagonisti che faranno impazzire i bambini
L’audiofiaba è certamente uno dei modi più favolosi per fruire di una storia: prende spunto dalla tradizione del racconto orale nel letto tra genitori e bambini e sfrutta la tecnologia per regalare ai più piccoli un nuovo modo di godere di una storia apposta per loro.
Dal 28 dicembre 2019 c’è una bellissima novità: in edicola troveremo infatti le nuove Audiofiabe di Hachette, con la prima uscita al prezzo lancio di 1,99 euro. Queste favolose fiabe sono già disponibili online, acquistabili sul sito, con un’offerta speciale di tre uscite a soli 9,99 euro e regali strepitosi riservati agli abbonati.
Ma di cosa si tratta? Le Audiofiabe di Hachette sono sessanta storie classiche raccontate dai loro protagonisti, che usciranno di volta in volta settimanalmente, come ogni favolosa collezione che si rispetti (e le collezioni sappiamo essere molto educative, per la cura e il senso di attesa!).
I bambini potranno leggere le fiabe nel libro, con la possibilità di ascoltarle anche in autonomia attraverso uno speaker portatile e la micro SD card contenente l’audio delle prime 30 storie (entrambi in allegato con la seconda uscita - la seconda parte di storie, ovvero le restanti 30, saranno contenute in un’altra micro SD, allegata alla trentesima uscita).
Ci sono Il Gatto con gli Stivali, Biancaneve, Pinocchio, Hansel e Gretel, i Tre Porcellini… Le favole sono le classiche della nostra tradizione, quelle piene di valori da trasmettere ai nostri bambini. E il bello è che le Audiofiabe sono raccontate proprio da uno dei protagonisti, permettendo così ai bambini di immedesimarsi ancora di più, sviluppando una capacità a nostro parere importantissima, ovvero l’empatia.
Ma la meraviglia non finisce qui. Oltre al libro, con ogni uscita i bambini riceveranno un figurino rappresentante il personaggio principale della favola narrata. Questo figurino dispone di una tecnologia particolare che permette ai bambini di ascoltare le storie quando vogliono, semplicemente appoggiandolo sopra allo speaker. La fiaba corrispondente partirà e si potrà ascoltare subito la storia. Un aspetto da non sottovalutare: questa tecnologia all’apparenza semplice è importantissima per l’indipendenza dei bambini!
Grazie a questo nuovo modo di leggere e godere delle fiabe, faremo un grande regalo ai nostri bambini. Un regalo per la vita. Ovvero, quello dell’amore per le storie e la narrazione. Vi consigliamo vivamente di approfittare della vantaggiosa offerta sul sito Hachette: 3 libri a soli 9,99 euro + fantastici regali!