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Piccole abitudini per genitori sereni

Martedì, 17 Marzo 2020 14:52

La serenità di una famiglia passa anche dalla serenità personale. Una serenità che spesso è difficile da raggiungere, perché, non ha senso nasconderlo, fare i genitori è stressante e spesso sopraffà.

Ecco perché è necessario impegnarsi per prendere delle sane e buone abitudini che ci aiutino poi a raggiungere costantemente uno stato di armonia e serenità. All’inizio potrà sembrare difficile, o addirittura inutile. Ma questi piccoli passi ci aiuteranno poi a stare molto, molto meglio! Come persone, come genitori e come famiglia.

Piccole abitudini per genitori sereni: le abitudini quotidiane da prendere per stare meglio con noi stessi e in famiglia

Evitare lo “snooze”

La mattina moltissime persone sentono la sveglia e la ritardano. Certo, fa piacere pensare di avere ancora dieci minuti per crogiolarsi nel tepore del letto, ma spesso fa più male che bene. Meglio impegnarsi, aprire gli occhi, alzarsi piano piano e cominciare subito la giornata.

Cercare subito la luce

Per partire ancora meglio, dopo NON aver posticipato la sveglia apriamo le persiane e le finestre e respiriamo a pieni polmoni l’aria fresca.

Spegnere il telefono quando non serve

Che sia quando siamo alla scrivania e stiamo lavorando, quando torniamo a casa dal lavoro, quando dormiamo, quando giochiamo con i bambini… Cerchiamo per due o tre volte al giorno di spegnere (o di mettere in modalità aereo) il cellulare: in questo modo staccheremo davvero e ci concentreremo e rilasseremo meglio.

Abbracciare

Nostro marito, nostra moglie, i nostri bambini: gli abbracci sono un’abitudine meravigliosa, perché fanno bene a noi e agli altri. Quando torniamo a casa la sera, abbracciamoci tutti.

Camminare

Che si faccia sport o che non lo si faccia, le camminate sono sempre consigliate. Prendiamoci, se riusciamo, un quarto d’ora al giorno per uscire, sgranchire le gambe e respirare.

Evitare caffè dopo le 15

Per molti è un’abitudine così consolidata che porta a credere che “non fa più effetto”. Ma il caffè fa SEMPRE effetto, e per riposare meglio e essere più sereni e distesi è meglio evitare di berlo dal pomeriggio in poi. Bene, quindi, il caffè della mattina che ci dà la carica, ma meglio passare al decaffeinato da un certo punto in poi.

Abbassare le luci

Oltre ad evitare il caffè, anche le luci fanno moltissimo a livello di benessere. La melatonina, infatti, si attiva e disattiva proprio a seconda della luce che abbiamo intorno. La sera, dopo cena, cerchiamo dunque di abbassare le luci. Oltre a creare una bella atmosfera per tutti, concilieranno il sonno!

Non andare a letto arrabbiati

Lo si dice sempre delle coppie: mai coricarsi senza aver fatto pace. E chi segue questa regola sa che è verissimo. Non si parla mai però dei bambini: se ci arrabbiamo con loro e discutiamo o litighiamo, cerchiamo di fare pace e di rimettere in sesto le cose prima di andare a letto!

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Lo stress causa i capelli bianchi, e non è solo una credenza

Martedì, 17 Marzo 2020 09:34

C’è chi dice che paura ed eventi traumatici portino i capelli a diventare completamente bianchi in una notte (ma sono riferimenti letterari, e chi ha letto Lord Byron o Murakami sa di cosa parliamo). Ma, più in generale, la credenza è un’altra. Ovvero, che sia lo stress a causare i capelli grigi.

Beh, non è solo una credenza, e sono sempre di più gli studi e gli studiosi che tendono a confermare questo fatto con dati e ricerche alla mano.

Lo stress causa i capelli bianchi, e non è solo una credenza: uno studio rivela che lo stress sarebbe davvero causa di incanutimento

“Prove empiriche ed aneddotiche hanno associato lo stress all’ingrigimento accelerato dei capelli (la formazione di capelli non pigmentati), ma fino ad ora non ci sono state molte validazioni scientifiche. In questo studio riportiamo come, nei topi, lo stress acuto porti i peli ad ingrigire attraverso l’esaurimento di cellule staminali melanocite”. Comincia così lo studio pubblicato recentemente sulla rivista scientifica “Nature”, e che vuole dimostrare scientificamente che effettivamente un collegamento tra stress e capelli esiste.

Gli scienziati, come suggerisce l’introduzione dello studio, hanno sempre ritenuto esistere questo collegamento, ma a quanto pare non era mai stata fatta una ricerca di questo tipo. Lo studio ha avuto luogo presso l’Università di Harvard in Massachusetts, e ha osservato quale fosse il ruolo del cortisolo (l’ormone dello stress) proprio sulla comparsa di peli grigi e bianchi sui topi.

Il cortisolo è un ormone importante per l’uomo, che si attiva in situazioni di stress e che permette di rispondere adeguatamente alle situazioni difficili (con paura o aggressività, per la sopravvivenza), ma che se presente per troppo tempo ha effetti negativi sulla salute.

Al di là del cortisolo, tuttavia, i ricercatori hanno notato che anche un’altra parte del corpo risponde allo stress e alle situazioni di difficoltà, e questa è il sistema nervoso simpatico, una branca del sistema nervoso autonomo o vegetativo che interviene nel controllo delle funzioni corporee involontarie.

E i nervi sono presenti in tutto il corpo, anche in ogni follicolo pilifero.

Le sostanze chimiche che vengono dunque rilasciate durante periodi di stress, in particolare la norepinefrina, causa la prematura produzione di cellule staminali da parte dei pigmenti dei capelli e dei peli, causando di conseguenza la “scoloritura” degli stessi, dal momento che terminano la “scorta” di colore.

Il dottor Ya-Chien Hsu ha quindi spiegato, attraverso un comunicato stampa, le ragioni e le implicazioni di questo studio. “Lo stress attiva nervi che fanno parte della risposta fight-or-flight del nostro corpo, e questi a loro volta causano un danno permanente alle cellule staminali responsabili della rigenerazione dei pigmenti nei follicoli”, si legge.

“Quando abbiamo cominciato lo studio”, spiega Hsu, “mi aspettavo che lo stress fosse sì negativo per il corpo, ma l’impatto dannoso che abbiamo scoperto va al di là di quello che potessi immaginare. Dopo solo pochi giorni, tutte le cellule staminali responsabili della rigenerazione dei pigmenti sono andate perse. E una volta perse, non è più possibile rigenerare i pigmenti. Il danno è permanente”.

Lo stress, quindi, può davvero causare i capelli grigi. Ma non solo quello. Anche la genetica gioca un ruolo fondamentale, così come l’età, il fumo, la dieta, lo stile di vita…

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Come connettere con i figli preadolescenti

Lunedì, 16 Marzo 2020 14:51

I preadolescenti sono già difficili nella normalità (e sono super confusi quanto noi). In questo periodo di cattività forzata lo sono ancora di più. E noi lo siamo per loro, vicendevolmente. Legare e stare bene insieme è quindi difficile, durante questo benedetto periodo in cui non sono ancora propriamente teenager ma non sono nemmeno più dei bambini piccoli!

Che fare per legare, per connettere, per non litigare troppo e per capirsi a vicenda? Ecco qualche attività che favorisce il rapporto in maniera naturale, spensierata ed efficace.

Come connettere con i figli preadolescenti: le attività che favoriscono il legame con i figli pre-teenager

Ascoltare un podcast

Sapete cosa sono i podcast? Sono degli audio-programmi dedicati a temi specifici. Ogni puntata parla di un nuovo argomento e sono sempre molto molto interessanti. Se voi e vostro figlio avete una passione comune, potete ascoltarli insieme (o separatamente) e poi parlarne e confrontarvi. È un buon modo per imparare nuove cose e per avere del terreno comune.

Mandare messaggini

Quando eravamo piccoli noi i messaggini costavano. Ora no, grazie alla messaggistica istantanea. Ogni tanto durante la giornata possiamo quindi inviare dei piccoli messaggi (al di là di quelli “pratici”) solo per dire che pensiamo a loro! All’inizio magari gli sembrerà smielato, rideranno, sbufferanno (sono in quell’età, è normale!), ma diventerà una bella abitudine e anche per loro diventerà naturale e necessario farci sapere quando ci pensano! Perché fare del bene fa tornare indietro del bene.

Giocare insieme ai videogiochi

Lo sappiamo, non è un’attività prettamente educativa e benefica, ma ci abbiamo giocato tutti e anche i nostri figli sembrano amarli. Se ci giocano, dunque, invece di sgridarli e di parlare per partito preso, giochiamo insieme a loro! In questo modo terremo sotto controllo questa attività e allo stesso tempo ci divertiremo insieme.

Interessarsi alle “loro cose”

I preadolescenti e gli adolescenti hanno sempre nuove passioni. È l’età in cui scoprono chi sono, in cui costruiscono le basi del loro essere, e per questo cominciano a mettere il naso fuori dalla zona di comfort per interessarsi a nuove passioni. I fumetti, i videogiochi, la fotografia, la musica del momento, i video su YouTube, i manga… Qualunque sia questa passione, è bello da genitori mostrarsi interessati senza etichettare tutto subito con “inutile” o “diseducativo”. Serve empatia anche in questo.

Dare loro qualcosa di nostro

I libri della nostra adolescenza, i nostri vecchi dischi, la nostra maglietta preferita (che adesso sono grandi e va bene anche a loro)… Condividere qualcosa con un figlio o una figlia preadolescente è speciale, anche se loro non lo mostreranno.

Organizzare un weekend insieme

Solo mamma e figlia/figlio o papà figlia/figlio, per riconnettere. Sarà bello il viaggio in sé, ma saranno belli anche i momenti di scelta del luogo e di organizzazione.

Uscire con i loro amici/amiche e i genitori

Le due amiche con le rispettive mamme, o i due amici con i rispettivi papà, o con le rispettive mamme. Non importa la combinazione, ma organizzare una bella uscita con gli amici o le amiche dei nostri figli coinvolgendo i genitori è speciale, e ci permette non solo di connettere con i nostri figli, ma di lasciargli anche spazio mentre noi facciamo amicizia con gli altri adulti.

Fare un corso insieme

Ci sono i corsi di cucina, quelli di cucito, quelli di coding, quelli di chitarra, di inglese, di ceramica… Ce ne sono davvero per tutti i gusti. Perché non sceglierne uno e farne una passione comune?

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Spazzatura? No, giocattoli

Lunedì, 16 Marzo 2020 09:58

Non fatevi ingannare dal nostro titolo: non vogliamo assolutamente che i nostri e vostri figli giochino con il bidone della spazzatura! Giammai! Semplicemente, il nostro spirito green ci ha fatto scoprire un nuovo volto della maggior parte degli oggetti che gettiamo nella spazzatura e nella differenziata: moltissimi oggetti vecchi e per noi inutili, infatti, sono - una volta puliti - recuperabilissimi come giocattoli per bambini.

La chiave, tuttavia, sta nell’abbracciare una filosofia di vita sostenibile il più possibile. E questo significa non comprare compulsivamente giocattoli! Perché, appunto, già moltissimi oggetti che abbiamo in casa sono potenziali giochi educativi.

Ecco qualche esempio!

Spazzatura? No, giocattoli: come recuperare i vecchi oggetti che butteremmo via per trasformarli in giochi per bambini

Le vecchie scarpine

Le scarpine di quando i nostri bimbi erano neonati hanno la caratteristica di non avere una suola rigida o delle parti pericolose, perché solitamente sono cucite in un tutt’uno o sono fatte all’uncinetto. Se ne abbiamo di questo tipo (senza parti che potrebbero staccarsi) possiamo realizzare un giochino semplicemente legando alla fibbia un vecchio nastro. Si creerà un giochino semplice ma sensoriale per i bambini, una “scarpa con cordicella” che li terrà impegnati.

Le carte da gioco

Non buttiamole! E non buttiamo nemmeno i barattoli dei gelati. Infiliamo le carte nel barattolo, chiudiamolo bene e diamolo ai bambini. Sarà per loro una bella maracas!

I vecchi biglietti da visita

Quando facciamo decluttering e gettiamo via tutto ciò che non ci serve più, solitamente saltano fuori centinaia di biglietti da visita di lavoro o di piacere (degli hotel, dei ristoranti)… Prima di riciclarli, usiamoli allo stesso modo delle carte!

Le bottigliette di plastica

Ormai la maggior parte di noi usa le borracce (per fortuna!). Ma se per caso ci ritroviamo con una bottiglietta di plastica da gettare nella differenziata, prima di buttarla puliamola bene e riempiamola per metà con del riso (magari scaduto! Proprio per non sprecare nulla). Altre maracas casalinghe!

I tappi delle bottiglie di plastica

Anche i tappi non si buttano: buchiamoli al centro e infiliamoli in un filo di lana. Altro giocattolo sensoriale o braccialetto da studiare!

https://playtivities.com/recycled-diy-toy-baby/

I vecchi telecomandi

Ai bambini gli oggetti tecnologici piacciono da matti, chissà perché. E ci rubano sempre il telecomando… Per ingannarli, diamo loro un vecchio telecomando senza pile, tutto loro!

I vecchi telefonini

Idem con i vecchi telefonini! Così i nostri per un po’ resteranno in pace.

I vecchi vestiti

Giustamente, i vecchi vestiti ancora utilizzabili e in buona forma vanno donati. Ma quelli rovinati e in cattivo stato? Noi li teniamo e li mettiamo in un cesto di vimini che diventa il nostro “cesto dei travestimenti”. Abiti, cappelli, guanti… C’è un po’ di tutto, ed è divertentissimo ogni tanto fare la serata travestimento o scenetta!

I bicchieri usa e getta del caffè to-go

Quando non abbiamo il nostro bicchiere, ce ne facciamo dare uno dal bar e passeggiamo con quello. Il bello di questi bicchieri, che altrimenti butteremmo, è che possono essere lavati con un po’ di acqua ed essendo il coperchio fatto apposta per essere incastrato possono essere un bel gioco per bambini: diamoglielo e lasciamo che lo riempiano con ciò che vogliono, creando strumenti musicali o semplicemente allenando la manualità fine con questo coperchio che implicherà un bell’impegno.

 

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Le 10 cose da sapere sui figli unici

Venerdì, 13 Marzo 2020 14:16

Sono viziati, sono strani, sanno risolvere meglio i problemi, si sentono soli, sono dei coccoloni… I luoghi comuni - o le convinzioni - riguardanti i figli unici sono moltissimi. E si sono sviluppati soprattutto negli ultimi due secoli, non cambiando mai. Ma gli studi rivelano altro, spesso, rispetto agli stereotipi!

E se è vero che ogni famiglia è diversa, che ogni figlio è diverso e che ognuno di noi è un individuo a sé, ci sono certe tendenze che ci portano a dire che i figli unici sono davvero diversi da come li pensiamo. E certamente chi non ha fratelli si ritroverà in queste 10 cose da sapere sui figli unici!

Le 10 cose da sapere sui figli unici: i fatti su chi non ha fratelli e gli studi che smentiscono moltissime convinzioni

La sindrome del figlio unico? Non esiste

No, i figli unici non crescono egoisti e viziati perché non hanno fratelli. Quella che per decenni si è chiamata “la sindrome del figlio unico” in realtà non esiste, e a dirlo sono degli studi scientifici.

Hanno un legame più forte con i genitori

Come si legge su Focus, nel 1986 la psicologa Toni Falbo condusse nell’Università del Texas uno studio che prese in considerazione 200 individui tra fratelli e figli unici, trovando una sola differenza: i figli unici sembrerebbero avere un legame più forte con mamma e papà rispetto a chi ha fratelli o sorelle. Ed è un legame che non passa in età adulta: sì, spesso gli amici con fratelli non capiscono il legame di un figlio unico con i genitori, con le telefonate quotidiane e il rapporto strettissimo, ma è davvero unico e prezioso!

Non sono per forza viziati

Come scrive Susan Newman nel libro “The case for the only child”, i genitori tendono sì a viziare materialmente un figlio unico, ma ciò non significa assolutamente che i figli unici siano più viziati della popolazione con fratelli. Dipende dall’educazione, da quanto un genitore insegni ad essere grato e riconoscente.

Hanno più autostima

Di nuovo Toni Falbo ci chiarisce questo punto, in un’intervista a Vice: i figli unici non hanno un’autostima incredibilmente più alta degli altri, ma sicuramente leggermente più sviluppata rispetto a quella di chi ha fratelli.

Sanno interagire meglio con gli adulti

Sempre Toni Falbo nella stessa intervista racconta un fatto interessante: molti insegnanti le hanno detto - a riprova delle sue teorie - che i figli unici si contraddistinguono dagli altri studenti perché sembrano molto più a loro agio a interagire con gli insegnanti. Questo accade meno con chi viene da famiglie molto numeroso o con i fratelli più piccoli. Perché i figli unici passano effettivamente molto tempo tanto con i genitori quanto con gli amici dei genitori e con i nonni!

Hanno standard molto alti rispetto a se stessi

E non perché sono pieni di sé, anzi. Proprio perché vogliono essere all’altezza delle persone con cui passano la maggior parte del tempo, ovvero i genitori. Per questo spingono e spingono e cercano di riuscire in tutto ciò che fanno, spesso e volentieri.

Preferiscono fare che delegare

Essendo abituati a giocare da soli, a fare da soli e a stare da soli, i figli unici spesso, anche crescendo, tendono a non condividere e a non delegare, preferendo prendere in mano le situazioni. Ecco che allora preferiscono le ricerche da soli rispetto a quelle in gruppo, spesso scelgono di essere i leader dei progetti e, sul lavoro, preferiscono non avere stagisti, perché per loro delegare è faticosissimo!

Hanno moltissimi amici…

Spesso si pensa che i figli unici si sentano soli, ma la maggior parte delle volte non è così. Anzi, hanno un equilibrio molto marcato tra solitudine e compagnia, e spesso hanno molti più amici rispetto a chi ha fratelli, proprio perché essendo da soli hanno più possibilità di passare il tempo con loro, passando i pomeriggi gli uni dagli altri o facendoli dormire alla propria casa (non avendo fratelli, spesso c’è spazio). E anche per il fatto che “sono da soli”, i genitori tendono a incoraggiare le loro amicizie.

…Ma sanno anche stare da soli.

Come dicevamo, anche lo stare da soli è un tratto del figlio unico, che sa gestire i momenti di compagnia e di solitudine. Per un figlio unico avere del tempo per sé è normale, e anche quando crescerà tenderà a cercare dello spazio di sana solitudine, senza sentirne il peso ma, anzi, godendolo appieno. Senza per questo essere per forza introverso.

Non amano i litigi e i confronti

Leggendo questo studio sugli adolescenti figli unici si legge tra le righe anche una caratteristica comune a molti “only child”, ovvero la tendenza a non sopportare i litigi e i confronti, che siano con gli amici, con il capo, con i colleghi, sui social… Perché? Semplice: perché non hanno avuto la “fortuna” di poter litigare quotidianamente con un fratello o una sorella quasi coetaneo, imparando a gestirsi e a gestire la situazione. Ciò non vuol dire che non svilupperanno la capacità di risolvere i problemi. Anzi! Semplicemente, il litigio non sarà mai nelle loro corde.

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Colorare Milano per combattere noia e coronavirus!

Venerdì, 13 Marzo 2020 09:13

Da qualche tempo spopolano i libri da colorare con migliaia di mandala e disegni (o parolacce!) per adulti. Io ne vado matta e posso dire che possono diventare un vero toccasana, aiutando i nervi a distendersi e aiutando la mente a staccare per un attimo.

Anche i bambini possono beneficiarne! E anche se non siamo prettamente delle fan dei disegni da colorare (solitamente consigliamo attività creative più libere e fantasiose), in questo caso possiamo dire che sono davvero una buona cosa. Perché se utilizzati in maniera diversa, e non solo come un: “Stai lì e colora”, anche i disegni da colorare per bambini, proprio come quelli per adulti, possono diventare qualcosa di speciale.

Proprio come questi che vi proponiamo oggi, realizzati da Maria Grazia Vitiello in occasione di questa quarantena da coronavirus (ma che potremo poi utilizzare sempre!) che troviamo sul sito Mamme a Milano.

Colorare Milano per combattere noia e coronavirus: Mamme a Milano e Maria Grazia Vitiello ci offrono uno spunto colorato per imparare e per divertirci

Il progetto di Maria Grazia Vitiello si intitola “Tutti colorano Milano”, e come potete immaginare si tratta di una serie di disegni che raffigurano il capoluogo lombardo nei suoi luoghi più iconici.

Maria Grazia Vitiello insegna alla Scuola Primaria dell’IC Ilaria Alpi e ha deciso di dare la possibilità a tutti i bambini (e a tutti gli adulti!) di divertirsi e di imparare il volto di Milano attraverso questo bellissimo progetto sui suoi luoghi simbolo, dal Duomo all’Arco della Pace, dal Politecnico al Cenacolo, dal Cimitero Monumentale al Vicolo dei Lavandai.

I luoghi simbolo sono quarantasette, moltissimi, bellissimi, tutti da colorare e da interpretare.

Ad ogni disegno, poi, è associata una didascalia per cercare sul web insieme a mamma o papà il luogo, per avere un riferimento e per imparare ancora di più.

Come fare per colorare questi disegni? Basta andare sulla pagina di Mamme a Milano dedicata proprio a “Tutti colorano Milano” e cliccare sulla prima e sulla

E per rendere la cosa ancora più creativa e interessante possiamo proporre ai bambini di colorare questi disegni di Milano con una tecnica differente ad ogni pagina (qui trovate un nostro articolo dedicato proprio alle diverse tecniche per colorare).

Grazie a “Mamme a Milano” e Maria Grazia Vitiello, dunque, che in questi giorni difficili ci offrono letteralmente! - un po’ di colore!

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Visitiamo i musei da casa!

Giovedì, 12 Marzo 2020 10:23

Stiamo a casa! Stiamo - a - casa! Punto. Ma che fare in questi lunghissimi giorni? Vi abbiamo parlato della didattica digitale da remoto e di cosa guardare in tivù (per bellissime serate cinema e per imparare attraverso i documentari). Quella che vi proponiamo oggi, invece, è un’attività diversa dal solito, che ci permetterà, come famiglia, di uscire un po’ di casa, ma solo metaforicamente!

Già, perché moltissimi musei in Italia e nel mondo offrono la possibilità di fare dei tour virtuali. Ed è bellissimo poter studiare l’arte e fruirne anche da casa! Naturalmente in vista di visitarli dal vivo quando la situazione coronavirus si risolverà (speriamo al più presto! Forza!).

Come prepararsi? Con dei documentari sugli artisti e sui musei, con dei libri per bambini dedicati all’arte (come questo favoloso di David Hockney, sulla storia dell’arte), oppure, semplicemente, senza nulla, lasciandoci sorprendere da ciò che questi meravigliosi luoghi contengono!

Visitiamo i musei da casa: i tour virtuali dei musei per godere dell’arte comodamente da casa

I Musei Vaticani

I Musei Vaticani di Roma hanno un servizio di tour virtuale tra i migliori al mondo. Basta andare su questa pagina e scegliere le stanze che insieme ai bambini vogliamo visitare, direttamente da casa. Dalla Cappella Sistina a quella Nicolina, dalle Stanze di Raffaello al Museo Chiaramonti: sono tutte disponibili nella loro magnificenza!

La National Gallery


A questo link ecco il tour virtuale della National Gallery di Londra, nelle stanze dedicate ai capolavori del Rinascimento europeo. Riuscite a scovare la Vergine delle Rocce di Leonardo?

La National Portrait Gallery

Anche la National Portrait Gallery ha una pagina dedicata ai tour virtuali. La NPG è la sezione della National Gallery di Londra dedicata ai ritratti ed è divertentissimo visitarla, oltre che affascinante, perché oltre a vedere la bellezza dei dipinti (e delle fotografie, per la sezione contemporanea) possiamo scovare volti noti della letteratura e della storia, emozionandoci o provando anche a indovinarli con i bambini.

Il National History Museum

Google mette a disposizione anche il tour del Museo di Storia Naturale di Londra, affascinante e bellissimo per i bambini che amano la natura, i dinosauri e la storia.

La Pinacoteca di Brera

La Pinacoteca di Brera è casa del Cristo Morto di Mantegna, dello Sposalizio della Vergine di Raffaello, della Sacra Conversazione di Piero della Francesca… Come visitarla in questi giorni di quarantena? Con il loro virtual tour, ben curato e coinvolgente.

Il MET

Il Metropolitan Museum di New York è uno dei musei più belli e iconici. E a disposizione del pubblico lontano mette il virtual tour a 360 gradi dei suoi spazi più famosi!

Il Louvre

Forse il museo più famoso del mondo, dove riposa la Monna Lisa di Leonardo. Lo visitiamo online?

Gli Uffizi

A Firenze ecco la Galleria degli Uffizi, che online permette di fare un tour. Basta cliccare, a questo link, sulle varie stanze per visitarle una alla volta.

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La Guida Galattica al Coronavirus (per bambini!)

Mercoledì, 11 Marzo 2020 13:39

Coronavirus e bambini: bisogna parlargliene? E come? Quanto capiscono di questa situazione? Piccoli o grandi, i bambini stanno vivendo tanto quanto noi questa assurda e serissima situazione. Ecco perché è giusto trovare un modo per coinvolgerli, per non lasciarli all’oscuro, per fare capire loro di cosa si tratta. Con le giuste parole e con il giusto tatto. Anche perché sono anche loro in prima linea insieme a noi nel combattere il virus, con i loro gesti di prevenzione.

I quattro Musei dei Bambini italiani (Children’s Museum di Verona, Explora il Museo dei Bambini di Roma, MUBA - Museo dei Bambini Milano e La città dei bambini e dei ragazzi di Genova) hanno quindi pensato di fare rete e di promuovere una bellissima guida per bambini, bambine, mamme e papà per fare capire cosa sta succedendo e come dobbiamo comportarci.

La Guida Galattica al Coronavirus (per bambini!): i Musei dei Bambini italiani promuovono una guida gratuita per spiegare il CoVid-19 ai bambini

Si chiama Guida Galattica al Coronavirus: si tratta di un supporto online gratuito, scaricabile dai siti dei Musei dei Bambini italiani, presentato in tutto il mondo all’associazione internazionale Hands On! (International Association od Children in Museums), pensato esattamente per parlare ai bambini del coronavirus.

Sempre in doppia lingua (nel nostro caso italiano e inglese), scritta con un font ad alta leggibilità per tutti, questa Guida vuole spiegare alle famiglie, con un linguaggio leggero ma serio, non paternalistico e molto chiaro, cosa sia il Sars-CoV-19, partendo dalla sua storia. 


Si tratta infatti di un nemico microscopico che arriva da lontano e che dobbiamo sconfiggere tutti insieme, aiutando gli eroi (i medici e gli scienziati) che lo stanno combattendo, attraverso i gesti di prevenzione quotidiani.

Conoscere il coronavirus ed essere consapevoli di cosa stiamo passando è fondamentale per i bambini. Senza spaventarli, è giusto parlarne mettendo in chiaro la serietà della situazione: anche loro sono esseri umani e in quanto tali sanno tirare fuori le unghie in situazioni toste come questa!

"I Musei dei Bambini”, fanno sapere i portavoce, “si rivolgono per loro natura ai piccoli che in una parola sono il Futuro di questa Nazione. Abbiamo quindi l'occasione in un momento terribile di insegnare loro valori civici e fiducia nell'approccio scientifico. L’idea del bilinguismo nasce invece sia per una visione internazionale che questi musei sono abituati ad avere per i moltissimi stranieri che ogni anno li visitano, sia per poter raccontare il nostro Paese che ha (e continua tuttora ad avere) come primo "prodotto di esportazione" la cultura. Se è vero che il Rinascimento è partito dall'Italia questo è un modo per ricordarlo a noi e al resto del Mondo con uno strumento che sta in questo momento facendo capire a migliaia di bambini che cosa stia realmente accadendo”.

Obiettivo? Tradurre la Guida Galattica al Coronavirus in quante più lingue possibili per permettere a tutti i bambini del mondo di leggere e condividere. I quattro musei sono quindi alla ricerca di professionisti madrelingua per coprire le lingue mancanti. Se fate al caso loro, non esitate a contattarli (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)!

Nel frattempo, ecco la guida per noi italiani, a questo link, gratuita e da diffondere a quante più persone possibile!

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Italia 1, RaiPlay e Netflix, la programmazione dedicata ai nostri ragazzi

Mercoledì, 11 Marzo 2020 09:29

Certo, la televisione non è il massimo della vita. Non è giusto piazzare i pargoli davanti alla scatola nera che li assorbe completamente. Ma è anche un piacere, a volte, se dosato con cura. Soprattutto in un momento eccezionale come questo: il Coronavirus COVID-19 ci sta costringendo tutti a casa (e mi raccomando, non fate i furbi: STATE A CASA!), e i disagi possono essere molti.

Da chi lavora in casa e non sa come tenere occupati i bambini a chi ha i bambini troppo piccoli per poterli lasciare da soli, da chi lavora per forza fuori casa a chi non ha i nonni vicini… I fastidi possono essere molti, ed è per questo che Italia1 e Rai Cultura hanno deciso di venire incontro alle famiglie italiane, cambiando la programmazione e dedicando il palinsesto di questi giorni ai bambini e ai ragazzi!

Italia 1, RaiPlay e Netflix, la programmazione dedicata ai nostri ragazzi: la televisione in questi giorni di coronavirus può diventare uno svago educativo

Non serve dirlo: normalmente non piazzeremmo i bambini davanti alla tv. Ma senza fare gli ipocriti, possiamo anche dire che i cartoni in televisione sono uno dei migliori ricordi della nostra infanzia. Quindi in un momento così drammatico come quello che ci sta facendo vivere il coronavirus perché non approfittarne? I bambini sono a casa tutto il giorno, per forza, e riempire le 16 ore in cui sono svegli non è così semplice.

Compiti, studio, ripasso da remoto: fatto. Leggere un po’ rilassandosi: fatto. Fare un esperimento: oggi magari no, che l’abbiamo fatto ieri. Giocare alle Lego o con le bambole: fatto. Guardiamo un po’ di tv? Ma sì, dai! Che male c’è?

Nessuno, soprattutto se in tv c’è qualcosa pensato proprio per i bambini. Italia1, in questo senso, ha deciso di cambiare la sua normale programmazione e, da canale prediletto della nostra infanzia qual è, ha deciso di dedicarla tutta ai bambini (fino alle 18 circa). E Rai Cultura ha aggiunto ore e ore di programmi per aiutare le istituzioni scolastiche,

Ecco che quindi su Italia 1 in questo mese di quarantena troveremo alle 8.30 i documentari naturalistici della BBC (meravigliosi! Anche i bambini restano affascinati dalle meraviglie della natura), per continuare alle 9.30 con “The Flash”, il telefilm sul supereroe. Da dopo pranzo restano i Simpson e “The big bang theory”, e alle 16 (ecco la novità più grossa!) un film per famiglie (mai accaduto in questa fascia): da “Cinderella Story” a “Paddington”, da “La bella e la bestia” a “Shrek”, ogni giorno ecco un film diverso da guardare tutti insieme inventando una “giornata cinema” a casa.

Rai Cultura, invece, ha aumentato i programmi di Rai5 e Rai Storia per venire incontro ai ragazzi a livello educativo, proponendo tutti i giorni “Viva la scuola” (un programma in 24 puntate costruito insieme agli alunni e agli studenti di tutta Italia, dalle elementari al liceo, con domande e quiz riguardanti ogni giorno un argomento diverso) e lasciando a disposizione su RaiPlay una quantità enorme di programmi culturali per ragazzi (in homepage troviamo in evidenza proprio la sezione “Learning”, oltre a quella “Bambini”, con i cartoni animati). Noi adoriamo “Per un pugno di libri” e tutti i documentari!

Non dimentichiamo, poi, tutti i servizi on-demand che ci permettono di guardare programmi sempre di qualità ed educativi senza rinunciare all’intrattenimento. In questi giorni possiamo approfittarne per guardare i bellissimi documentari che troviamo su Netflix, come “Il nostro pianeta”, “Notte sul pianeta Terra”, o i cartoni animati (hanno caricato tutto “Siamo fatti così”!). Divertente e molto carino è anche “I giocattoli della nostra infanzia”.

E perché non fare una serata con i film e cartoni di quando eravamo piccoli noi? Sempre su Netflix ci sono “Richie Rich”, “Dennis la Minaccia”, “I Flinstones”, “Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato”, “Ella enchanted”, “La famiglia Addams”, una stagione dei “Puffi”, “Jurassic Park”, “La storia infinita”, “Space Jam”…

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“È tutto un ciclo”, una graphic novel per ragazzi per parlare di mestruazioni

Martedì, 10 Marzo 2020 13:32

Purtroppo è difficile ancora per troppe di noi. Dire “mestruazioni” e parlare apertamente di ciclo non è ancora un dato di fatto, anzi. Per secoli la nostra cultura ci ha imposto di non parlarne, di trattare il ciclo mestruale come qualcosa di impuro, come un tabù. Ma un tabù non dovrebbe più esserlo!

Ora pensiamo alle nostre figlie adolescenti. Arriva il menarca, il loro corpo cambia, i pensieri si affollano, i dubbi si sommano… Parlarne, insomma, non è così semplice, né con noi né con le loro amiche. Forse anche a causa di quel tabù di cui parlavamo. Ecco perché questo libro lo consigliamo davvero a tutte, tutte, tutte le ragazzine: “È tutto un ciclo” è un graphic novel che ispira, che rappresenta, che presenta e che scioglie molti dubbi,, con delicatezza, concretezza e coinvolgimento!

“È tutto un ciclo”, una graphic novel per ragazzi per parlare di mestruazioni: con il linguaggio adolescenziale e la forma-fumetto possiamo togliere l’aura di tabù al tema del ciclo mestruale

La prima cosa che balza all’occhio è il colore: “È tutto un ciclo” (edito da Il Castoro - potete acquistarlo qui) è una graphic novel, ovvero un racconto a fumetti, non in bianco e nero, ma in rosso e nero. Una caratteristica simpatica, ironica, che ci piace moltissimo! Perché parla proprio di loro. Delle ROSSE. Anzi, chiamiamole con il loro nome: delle mestruazioni.

In un momento delicato ed enorme come quello dell’arrivo del ciclo mestruale, questo libro per ragazze (e per ragazzi! Anche loro possono beneficiarne, assolutamente) è favoloso perché è uno di quei fumetti che vorresti divorare, perché la storia è deliziosa, e che alla fine ti lascia moltissimo, perché risponde a moltissime domande alle quali le ragazze non hanno risposta, soprattutto quando molto giovani.

E le risposte sono a domande tanto pratiche quanto “psicologiche”. Si parla di quali assorbenti usare, di come alleviare i dolori che sembrano lacerarci, di come andare in piscina, di come non vergognarsi, di come fare squadra… Il tutto raccontando la storia di quattro amiche, Brit, Sasha, Christine e Abby.

L’oiccasione per parlarne giunge quando una delle quattro amiche, appena arrivata nella nuova scuola, senza accorgersene si macchia. Esatto: ci siamo passate tutte (chi macchiandosi davvero, chi temendo la macchia rossa sui pantaloni chiari). Così come siamo passate da altre situazioni descritte magnificamente nel libro (come, ad esempio, quando Brit ha dolori lancinanti e deve fare controlli più approfonditi, o i dubbi di Christine su chi le piace). Ed è tremendo, soprattutto alle medie, con gli occhi di tutti su di noi. Ma diviene subito meno tremendo proprio grazie all’amicizia e grazie, finalmente, al fatto di togliere la patina di tabù dall’argomento.

Il libro è stato scritto da Karen Schneemann con Illustrazioni di Lily Williams, e ci piace proprio perché attraverso una storia adolescenziale di amicizia aiuta le nostre figlie e i nostri figli a conoscere i cicli del corpo femminile, a capire che il ciclo mestruale non è un tabù ma qualcosa di naturale e a conoscere allo stesso tempo se stesse e se stessi.

Da quell’episodio si snoda quindi una narrazione davvero super, avvincente e coinvolgente, perfetta per appassionare i ragazzi e le ragazze alla lettura. Solitamente a quest’età il fumetto è una forma che piace, e che avvicina all’oggetto-libro. In questo caso, dunque, possiamo prendere due piccioni con una fava: fare leggere le ragazze e i ragazzi attraverso una forma piacevole e insegnare concetti importantissimi con la leggerezza del loro linguaggio adolescenziale.

 

Qui un articolo dedicato proprio alla prima mestruazione delle nostre figlie.

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