Niente di meglio, per scaldarsi, di una buona minestra, un minestrone o una vellutata. E se per ogni stagione ci sono verdure specifiche, allora perché non puntare sulla stagionalità anche nel caso delle minestre? I sapori sono moltissimi, le combinazioni altrettante e le ricette infinite. Noi ve ne proponiamo dieci.
Preparatela come la vostra solita minestra di riso, mettendo a bollire le cipolle e le erbette nel brodo, ma stavolta aggiungete della zucca a cubetti. Quando il brodo bolle aggiungete qualche manciata di farro (al posto della solita pastina) e dopo dieci minuti servite bella calda.

il profumo dei funghi fa proprio autunno, quindi è sempre bello proporli in tavola. Dopo aver lasciato 500 grammi di fagioli misti in ammollo per 12 ore, fate un soffritto di verdure in padella insaporendo con un rametto di rosmarino. Versate nella pentola i fagioli, aggiungere 3 cucchiai di passata di pomodoro e coprite con 3 litri di acqua, portando a bollore. Salate, abbassate il fuoco e lasciate cuocere con il coperchio per circa un’ora. A metà cottura aggiungete 350 grammi di patate a dadini, e, nell’ultimo quarto d’ora, 150 grammi di funghi a fettine.
Se amate le vellutate ottima è quella alla carota e barbabietola con semi di sesamo e rosmarino.
Anche quella arancione allo zenzero è deliziosa e si ispira alle zuppe inglesi che scaldano l’anima quando fuori impazza il gelo.

Per i bimbi ecco una minestra cremosa deliziosa. Fate soffriggere della cipolla e del sedano in olio evo, quindi aggiungete tre tazze di piselli e del sale, coprite con del brodo e lasciate bollire. Coprite e fate cuocere per altre due ore, in modo che i piselli si sfaldino e che si raggiunga la giusta consistenza. Servite con una spruzzata di limone e dei crostini fatti in casa.
Classicone, la pasta e fagioli altro non è che una minestra cremosa di legumi e pastina. Fate soffriggere in una padella della cipolla tritata e quando è dorata aggiungete cinque odori spellati e tagliati a cubetti. Aggiungete 600 grammi di fagioli freschi, coprite con acqua e fate cuocere a fuoco medio per mezz’ora. Portate quindi ad ebollizione e aggiungete la pasta che preferite. Quando sarà cotta (e morbida) servite la pasta e fagioli molto calda.
Se vi piace il sapore di topinambur allora la vellutata bianca è per voi. In 500 ml di acqua fate bollire 2 patate e 250 grammi di topinambur a tocchetti, quindi trasferiteli in un’altra padella nella quale avrete fatto soffriggere carote e sedano tritati e aggiunto del brodo. Lasciate cuocere fino a che le patate e il topinambur saranno morbidi (aggiungendo secondo necessità il brodo), e alla fine frullate tutto.

Ricchissimo di proprietà benefiche, il cavolfiore è buono anche nella minestra. Fate rosolare in padella uno spicchio d’aglio con dell’olio evo, quindi aggiungete le civette del cavolfiore lavato e tagliato in padella. Fate insaporire, quindi coprite con del brodo vegetale e regolate di sale e pepe. Portate a bollore e lasciate cuocere ancora per una decina di minuti (aggiungendo, se volete, del riso o della pasta). Se vi piace la cremosità, frullatene una parte.
on 500 grammi di spinaci lavati otterrete una buonissima crema. Mettete a soffriggere mezza cipolla in olio evo, quindi aggiungete i vostri spinaci. Unite due patate a pasta gialla tagliate a dadini e lasciate insaporire. Coprite quindi con del brodo vegetale e cuocete per cinquanta minuti. A fine cottura frullate tutto, aggiungendo del formaggio per aumentare la cremosità.

Essere neo genitori non è una cosa semplice. Tra le grandi sfide di questo ruolo rientra anche vestire il neonato.
Di armadi riempiti da vestiti mai indossati ce ne sono tanti, soprattutto per i più piccoli. I genitori emozionati comprano qualsiasi cosa sembri carina o economica, gli amici e i parenti regalano completi prima ancora che il bambino nasca e la maggior parte di questi rimane inutilizzata.
La prima regola quando si veste un neonato è farlo sentire più comodo possibile, quindi ecco alcuni consigli su come rendere più confortevoli i suoi vestiti.
Trovarsi di fronte al reparto abbigliamento neonato in un negozio offre tante tentazioni. I colori sgargianti e i disegni complicati sembrano calzare a pennello sul bambino, ma non è ciò di cui ha bisogno.
Quando si veste il piccolo, infatti, bisogna prediligere la praticità alla bellezza. Molti dei pianti inspiegabili dei neonati sono causati dai vestiti elaborati che, pur essendo molto belli, li fanno sentire scomodi.
Ogni bebè ha indossato almeno una volta una tutina. Questo capo d’abbigliamento è bello ma al tempo stesso non sempre comodo per il piccolo. Durante le stagioni più fredde, è meglio vestire il bambino con pantaloni e maglietta perché quando bisogna cambiare il pannolino non lascino scoperto tutto il corpo come fanno le tutine.
Un’altra cosa che i neonati odiano è che un vestito, per essere messo o tolto, debba passare per la testa. Per i neo genitori è consigliabile comprare body o camicie che si allacciano sulle spalle o sulla schiena.
La pelle dei neonati è liscia e morbida e per questo si irrita con grande facilità. È necessario optare per vestiti di materiali naturali, che prima di essere indossati devono essere lavati senza ammorbidente e privati delle etichette.
Qualsiasi neonato possiede un gran numero di vestiti prima ancora di nascere, ma la maggior parte di questi è della taglia sbagliata. Prevedere il ritmo di crescita di un bambino è estremamente difficile, se non impossibile, quindi è sempre meglio comprare poco alla volta.
Trovare la misura giusta dell’abbigliamento neonato è una vera impresa. La testa è grande, le braccia devono essere libere e il bambino ha bisogno di sentirsi comodo. Di fronte a questi problemi la soluzione è una: comprare vestiti più grandi. In questo modo il piccolo, a cui non interessa dell’estetica, si sentirà sempre libero.
Con i neonati sembra di non combinarne mai una giusta. Certe volte hanno troppo freddo, altre troppo caldo e si possono ammalare facilmente. Il modo per aiutarli è molto più facile di quanto si possa pensare.
I bambini sentono la stessa temperatura dei genitori. Il miglior termometro è infatti il nostro corpo. Se abbiamo caldo o freddo, il bambino sentirà ciò che sentiamo. Però bisogna stare particolarmente attenti nello scegliere l’abbigliamento neonato perché si riscaldano e si raffreddano più velocemente degli adulti.
D’estate, in generale, sarà meglio utilizzare vestitini di cotone leggero, così da garantire una certa freschezza. D’inverno, invece, oltre a tessuti più caldi, al bambino serviranno anche calzini e cappelli dato che dalla testa e dai piedi il freddo si diffonde in tutto il corpo.
Fino al secolo scorso non era una scelta: attendere la nascita per scoprire il sesso del nascituro (il nostro odierno "avere la sorpresa") era inevitabile, non esistendo gli esami e le ecografie di oggigiorno. Oggi, invece, è una scelta che pochissimi genitori fanno. Giustamente, potendo sapere prima a cosa si va incontro, mamme e papà decidono di sapere (solitamente alla seconda ecografia) se il proprio bebè sarà un maschio o una femmina. Anche per prepararsi meglio.
Ma in una società nella quale puntiamo alla parità di genere, quali dovrebbero essere le “cose da preparare”? Perché, quindi, non attendere davvero fino al parto? Ci sono un sacco di aspetti positivi!
Futura mamma, futuro papà: se hai scelto di non conoscere il sesso del tuo bambino fino al momento del parto, sappi che hai fatto una scelta ammirevole. E difficilissima! In un’epoca nella quale dobbiamo conoscere TUTTO per stare tranquilli, non conoscere se il proprio bimbo sarà un maschio o una femmina è una sfida, perché basterebbe una domanda al ginecologo per togliersi il sassolino. Sono comprensibilissimi, insomma, i genitori (la maggior parte!) che decidono di conoscere il sesso: è proprio difficile stare all’oscuro di una notizia così grande!
“Vorremmo la sorpresa”: è questo che dicono le mamme e i papà all’operatore sanitario che sta guardando la loro ecografia. Basterebbe un cenno per conoscere il sesso, eppure si sceglie di non farlo. Si sceglie di affidarsi al destino e di conoscere l’amore della propria vita completamente al buio. Non sapremo il suo volto, e non sapremo nemmeno il suo nome e il suo sesso.

In un’epoca nella quale gli stereotipi sono superati, in effetti, non regge nemmeno più la scusa “devo preparare la cameretta”. Cosa cambierebbe, tra la cameretta di un maschietto e quella di una femminuccia? Niente. Perché quindi non fare un salto nel buio? E non regge nemmeno la scusa "dobbiamo scegliere il nome". Possiamo sceglierne due e dare il nome al momento della nascita! Oppure scegliere un nome gender neutral e unisex, come Andrea, Nicola o Alex.
Non voler sapere il sesso nasconde una fiducia completa nel destino, in Dio o chi per lui (al di là del credo religioso!) e rappresenta una scelta controcorrente che permette di vivere la gravidanza davvero come un tempo, quando la tecnologia e il sapere non invadevano la nostra quotidianità. Sarà una sorpresa bellissima, conoscere il proprio figlio o la propria figlia alla nascita, e sarà bellissimo vivere i nove mesi di attesa con meno stress. Perché “lasciare andare” la curiosità rimette in ordine le priorità, facendo capire che non avere tutto sotto controllo non è un male.
E se in casa c'è già un fratellino o una sorellina, sarà anche per loro un bell'esercizio di pazienza.

Rappresenta anche una scelta consapevole ed etica: se il sesso non ci interessa, significa che accettiamo tutto, che non faremo differenze, che la parità di genere, per noi, comincia già da qui. Certo che sarà diverso crescere un maschio o una femmina, ma sarà diverso perché ogni persona è diversa, non perché un genere è migliore o peggiore di un altro.
E infine non è bellissimo mettere in crisi i curiosoni e le zie Ignazie di questo mondo, quelle che vorrebbero mettere il becco in tutto e dare consigli non richiesti ad ogni incontro? “Veramente non vuoi saperlo? Ma come mai? Ma siete sicuri?”: SIIII! Siamo sicurissimi.
Negli ultimi anni la tecnologia sta facendo passi da gigante. Questo progresso a volte ci spaventa, ma bisogna riconoscere che ci sono dei dispositivi elettronici, che hanno il pregio di rendere migliori le nostre vite. Pensa solo al tempo necessario per lavare i vestiti, prima dell'invenzione della lavatrice, oppure a quanto fosse noioso lavare quella pila immensa di piatti quando ancora non esisteva la lavastoviglie.
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Torni a casa stanca, dopo un'intensa giornata di lavoro, con la sola voglia di cenare, di stenderti sul divano per guardare un film e goderti la vista dei pavimenti perfettamente puliti, senza che sia tu a dover spazzare e pulire. Adesso puoi farlo!
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La Pimpa va a Milano. Anzi, “La va a Milan”! L’iconico cagnolino a pois nato dalla penna di Altan esce in questi giorni con una nuova avventura ambientata nella capitale meneghina, per scoprire la città del Duomo e dei Navigli ascoltandola in lingua lombarda.
Di Franco Panini Editore, questa avventura fa parte della collana Città in Gioco e ora ve la presentiamo meglio.
I Navigli, la Basilica di Sant’Ambrogio, il Duomo e tutte le meraviglie del capoluogo lombardo in una guida specialissima: ad accompagnare i bambini per Milano è infatti la Pimpa, che da brava viaggiatrice ed esploratrice porterà i suoi lettori per le vie della città spiegando in milanese tutte le meraviglie storiche e moderne.
Con il suo sguardo sempre stupito e ingenuo, ma con tantissima curiosità e dolcezza, la Pimpa di Altan in “La Pimpa la va a Milan” offrirà in milanese ai bambini e ai lettori più grandi informazioni e curiosità, attraverso pagine narrative e attività da svolgere dentro e fuori dal libro. Nuove prospettive e nuovi sguardi, in una nuova lingua: il milanese!

Valorizzando la lingua e il legame con le tradizioni, Francesco Tullio Altan (ideatore della Pimpa, qui con testi di Alberto Galotta, disegni di Agnese Baruzzi e traduzione in lombardo di Lissander Brasca della Bangor University del Galles) avvicina i bambini alle bellezze della storia e alla magia del viaggiare nelle città, mostrando come una guida interattiva possa rendere tutto più entusiasmante. Il tutto unendo le tradizionali e iconiche illustrazioni dell’artista con un apparato fotografico che immerge la Pimpa nella nostra realtà!
Ci sono anche giochi, cartoline, adesivi, percorsi di esplorazione e curiosità sulle tradizioni milanesi. Questa è la dodicesima città che la Pimpa visita (ha visitato 12 città e 2 musei) e tutte le sue avventure si trovano nella collana Città in Gioco di Franco Cosimo Panini Editore. La particolarità di questa guida sta però proprio nella lingua, il milanese. E infatti la Pimpa la va a Milan!
L’allergia agli acari è tra le malattie più diffuse in Occidente. Questo perché l’allergene dell’acaro è tra i più diffusi nelle nostre abitazioni, e, soprattutto, perché gli acari, praticamente invisibili ad occhio nudo, si riproducono con velocità elevatissima all’interno della tanto odiata polvere che, tuttavia, non possiamo magicamente eliminare del tutto.
I sintomi? Il primo è la classica rinite allergica, con il naso che cola e la tendenza a starnutire ripetutamente durante la giornata, fino ad arrivare all’asma bronchiale. Sarà tuttavia un esame prescritto dal medico che ci dirà se il bambino è allergico agli acari. E, in quel caso, dovremo correre ai ripari. Ecco come.
Gli acari si nascondono nella polvere, e, di conseguenza, negli oggetti che tendenzialmente si impolverano di più. Le superfici, quindi, ma anche i tessuti, che, anche se non vediamo a occhio nudo, si riempiono delle particelle della polvere.
La prima regola per combattere le allergie agli acari dei nostri bambini è mantenere gli ambienti di casa igienizzati e puliti, soprattutto dalla polvere, procedendo con le classiche pulizie settimanali e garantendo un ottimale riciclo di aria, tenendo quindi le finestre aperte almeno mezz’ora al giorno, soprattutto la mattina (ovvero dopo esserci alzati dal letto, tra i “luoghi” più frequentati dagli acari). In questo modo si abbasserà anche l’umidità presente in casa, che favorisce il “soggiorno” degli animaletti (e per farlo dobbiamo anche evitare l’utilizzo eccessivo degli umidificatori - se non in presenza di mal di gola - e di stendere i panni bagnati in casa con le finestre chiuse).
Per le pulizie, utili sono l’aspirapolvere con filtro HEPA e i panni cattura polvere (da sostituire con dei panni in tessuto in microfibra che possiamo lavare e non gettare nella spazzatura dopo un solo utilizzo), ma anche gli aspiratori per i tappeti, se ne abbiamo in casa: spesso, infatti, i tessuti sono ricettacolo proprio di polvere e quindi di acari.
Altro accorgimento fondamentale è quello di utilizzare per i rivestimenti di letti, cuscini e divani tessuti e biancheria con tecnologie antiacaro certificate, così come cuscini, materassi e prodotti pensati appositamente per combattere e alleviare l’allergia agli acari.
Queste coperture di Allergosystem (dai copricuscini, ai coprimaterassi e ai copripiumoni) sono realizzate in vari tessuti, dal tessuto non tessuto 100% polipropilene alla microfibra di poliestere, fino al cotone naturale 100%. Proteggono dagli acari in maniera molto efficace, grazie alla trama di tessuto finissima e alla barriera protettiva che tiene lontani gli acari della polvere permettendo alla pelle di respirare allo stesso tempo.
Laviamo poi spesso le tende, i tappeti e gli strofinacci della cucina, così come gli angoli più nascosti della casa (quelle a cui non pensiamo, come la parte alta degli armadi e delle librerie). Spolveriamo anche i libri: lì la polvere si accumula molto spesso. E mettiamo in lavatrice gli abiti prima di rimetterli dopo una stagione: anche lì potrebbero annidarsi acari e altri parassiti.
Evitiamo, infine, di installare della carta da parati in tessuto, preferendo quella in vinile o la semplice vernice lavabile, e cambiamo spesso i filtri come quello della cappa della cucina o dell’aria condizionata.
Questi libri c’erano anche quando eravamo piccoli noi: quelli un po’ alla “Dov’è Wally?”, quelli pieni zeppi di immagini minuscole con tantissimi dettagli da scovare. E non a caso erano tra i nostri preferiti, vero?
Tra le ultime uscite de L’Ippocampo Edizioni c’è un volume che vi farà impazzire, se da piccoli amavate questo genere di letture, e che farà innamorare i vostri bambini: si intitola “Occhio agli Egizi”, ha una piccola lente di ingrandimento e in ogni pagina ci sono migliaia di dettagli. Bellissimo!
Lo apri e la prima cosa che trovi è una piccola lente d’ingrandimento: super! Per un bambino è un tesoro incredibile, che introduce subito alla natura di questo libro-gioco interattivo che fa imparare un sacco di cose sugli Egizi. Sapevate, ad esempio, che lo studioso che eresse la piramide di Djoser fu poi venerato come dio della saggezza? Io no, devo ammettere.
Il libro si intitola “Occhio agli Egizi”, è scritto da David Long e illustrato da Harry Bloom ed è un grande albo pieno di disegni per scoprire con la lente magica la civiltà egizia. Aprirlo significa immergersi in un’affascinante e dinamica esplorazione della vita e della cultura degli antichi egizi, che sì, vengono studiati a scuola, ma mica così.

Ogni doppia pagina presenta un argomento diverso: le mummie, la biblioteca di Alessandria, Cleopatra, le piramidi, gli dei, il lavoro, le invenzioni, i geroglifici (spiegati benissimo con una legenda super!)… Non solo con testi molto interessanti e a portata di bambino, ma soprattutto con una caccia al tesoro che mette i bimbi nella condizione di essere protagonisti della ricerca: con la lente di ingrandimento, infatti, bisogna trovare i vari personaggi, gli edifici, i piccoli dettagli… E non è per niente semplice!
Ciò che rende questo volume così incredibile non è però solo la ricchezza delle immagini e dei dettagli, ma anche la quantità incredibile di informazioni su questa storica civiltà. I bimbi giocano, ma allo stesso tempo imparano, e sappiamo che imparare giocando o comunque rendendo “concrete” le informazioni ricevute fa sì che queste nozioni rimangano in testa in maniera molto più efficace. E poi in questo modo anche i bimbi più piccoli cominciano - se è nelle loro corde! - ad appassionarsi di storia e di culture diverse dalla nostra, che è una bella strategia per crescere figli consapevoli, aperti, curiosi e inclusivi.

Ci sono DUECENTO cose da trovare. Tantissime. Il gioco dura quindi tantissimo, possiamo sfoderare il libro in più occasioni, e anche una volta trovati tutti gli elementi della caccia al tesoro sarà impossibile ricordarseli tutti, potendo così ricominciare dall’inizio raddoppiando il divertimento e le possibilità di apprendimento!
Che sia per un’intolleranza o per vera e propria celiachia, negli ultimi anni sono aumentati a dismisura i casi di persone che non possono mangiare glutine. Questo per noi italiani è un po’ un problema: mangiando moltissima pasta e carboidrati, ci si ritrova a non saper cosa cucinare e cosa comprare per evitare il glutine.
Esistono, tuttavia, cereali gluten-free e farine senza glutine che permettono di seguire la dieta mediterranea con versatilità e senza rinunciare al sapore
Solitamente lo si dà ai bambini durante lo svezzamento e agli anziani, e già questa sua caratteristica dovrebbe farci drizzare le antenne: il miglio, infatti, è molto, molto digeribile, e se acquistato decorticato è naturalmente senza glutine. È effettivamente poco conosciuto, ma qui trovate 7 ricette con il miglio davvero buone, semplici e gustose.

È il “sostituto della pasta” ed è il cereale più utilizzato nelle diete senza glutine poiché già lo conosciamo bene e perché si presta a moltissime preparazioni diverse: riso bollito, riso orientale, risotti, minestre, frittate… E perché no, arancini!
Non esistono solo i pizzoccheri: il grano saraceno si trova anche sotto forma di farina (quella, appunto, che viene utilizzata per realizzare i pizzoccheri) oppure al naturale, in piccole palline che ricordano il miglio. Anche in questo caso possiamo mangiarlo bollito, risottato, come del cuscus…
È la protagonista indiscussa degli ultimi anni e in tutti i ristoranti healthy la troviamo: la quinoa è senza glutine, leggera, nutriente e molto buona.

È il più piccolo cereale al mondo, e infatti più che come cereale lo troviamo in forma di farina, la farina di Teff, perfetta per preparare in casa una pasta priva di glutine e sempre integrale, perché la sua macinazione avviene sempre in modo che venga macinato integralmente.
La farina di mais e la pasta di mais sono buonissime: ricordano (ma molto lontanamente e in maniera delicata!) la polenta, mantengono la cottura al dente (molto di più rispetto alla pasta di legumi) e sono ricche di fibre e quindi molto digeribili.
Questo cereale è ricco di proteine e soprattutto di amminoacidi ed essendo pieno di fibre è digeribile e indicato per lo svezzamento e per dare una spinta alla digestione.

Certo che i farmaci fanno bene, e certo che dobbiamo seguire sempre ciò che dice il medico. Ma una notizia uscita recentemente su Ansa, che riporta i risultati di uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, mostra come in realtà spesso potremmo non ricorrere nemmeno ai farmaci per fare passare il mal di testa ai bambini.
Ecco quindi la notizia e qualche consiglio per fare passare il mal di testa dei nostri figli in maniera naturale.
Non sono solo gli adulti a soffrire di emicrania: anche i bambini, nella loro vita, fanno esperienza del mal di testa. E spesso, quando non è frequente ed estremamente debilitante, non c’è nulla di cui preoccuparsi (anche se è sempre bene rivolgersi al pediatra). Detto questo, i farmaci più utilizzati in America contro l’emicrania dei bambini (come l’Amitriptilina, un antidepressivo, e il Topiramato, un anti-convulsioni) sono risultati efficaci quanto le pillole placebo, dimostrando come a volte i farmaci non servano del tutto.
Lo studio è stato pubblicato, come riferiscono da Ansa, sulla versione online del New England Journal of Medicine ed è stato condotto presso il Cincinnati Children’s Hospital. Qui 328 bambini tra gli 8 e 17 anni sono stati soggetto della ricerca. Requisito era soffrire di emicrania episodica o cronica.

Chi ha ricevuto i soliti medicinali e chi ha ricevuto invece il placebo: i ragazzi hanno dimostrato nel 50% circa dei casi una riduzione del dolore e della frequenza dell’emicrania, indipendentemente dal placebo o dal medicinale reale. Si è avuto, quindi, lo stesso beneficio, senza tuttavia gli effetti collaterali dei farmaci (come ad esempio la secchezza delle fauci, l’affaticamento o i cambiamenti di umore).
Lo studio dimostra come a volte possiamo puntare o sulla capacità guarente naturale del nostro corpo e delle nostre difese, oppure su prodotti e metodi naturali.
Per alleviare il mal di testa, ad esempio, possiamo innanzitutto controllare la vista dei nostri figli; possiamo poi cercare di diminuirlo con impacchi freschi sulla fronte, oppure abbassando le luci nel caso in cui queste provochino fastidio. Anche semplicemente bere molta acqua durante il giorno può aiutare i bambini, perché la disidratazione causa spesso mal di testa, anche negli adulti.
Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale.
Coronavirus e scuola, se ne sono dette di tutti i colori. È vero. C’è chi ha ragione e chi ha torto, ma alla fine solo qualche fatto è innegabile. Su tutti, l’eccezionalità di questa assurda pandemia (c’è qualcuno che avrebbe potuto arrivare preparato?); e insieme ad essa, il protagonismo dei nostri bambini. Perché si parla tanto di insegnanti, banchi, didattica, didattica a distanza, sedie, mascherine… Ma dei bambini parliamo proprio pochino.
Eppure molta responsabilità è sulle loro spalle. La buona notizia, tuttavia, è che basta seguire le regole. E stavolta per davvero, perché a dirlo sono gli esperti: se i bambini rispettano le regole (e se sono abituati a farlo a casa e fuori scuola è ancora più semplice!) il rischio di contagio e di diffusione del coronavirus Covid19 scende a zero.
Sono passati pochi giorni dalla riapertura delle scuole e già ci sono i primi casi di bambini risultati positivi e, di conseguenza, di classi già rimandate a casa per una quarantena preventiva, con l’obbligo di frequenza a distanza. È normale e si prevedeva: questo coronavirus è così insidioso e potente che era inevitabile che qualche bambini arrivasse a scuola positivo.
Detto questo, è importante non darsi per vinti e soprattutto è fondamentale non abbassare la guardia. Anche perché se rispettiamo le regole possiamo arginare il rischio di moltissimo, proteggendo noi e gli altri e limitando la diffusione. Insomma: abbiamo la possibilità di fare davvero del bene. Anche partendo dalla scuola, ambiente considerato particolarmente a rischio contagio.
Ciò che dobbiamo fare, tuttavia, è seguire le regole che ci stanno imponendo scuole e governo. A dirlo è il presidente della SIP, la Società Italiana di Pediatria, e dirigente dell'Unità Operativa Complessa di Pediatria e Malattie Infettive dell'Ospedale Bambino Gesù Alberto Villani, che a Sky Tg24 (come fanno sapere da Ansa) riferisce che l’unico modo per evitare i contagi è il rispetto delle regole.
“Se si evitano gli assembramenti, se si rispetta il distanziamento, l'uso della mascherina e il lavaggio frequente delle mani, anche nell'ipotesi che un compagno di classe risulti positivo, il rischio concreto di contagio è pressoché zero”, ha spiegato, aggiungendo che “la scuola è uno dei luoghi più sicuri, perché ci sono delle regole precise e c'è chi le fa rispettare. Il problema è ciò che avviene fuori. È molto più facile che il virus entri nella scuola piuttosto che esca da scuola”.
In altre parole, i nostri bambini sono bravi a rispettare le regole, e sono bravi i loro insegnanti a fargliele rispettare. Ma come per tanti altri aspetti della vita, la famiglia deve essere la prima scuola.

“Bambini e ragazzi sono molto più ossequiosi delle regole rispetto agli adulti”, ha sottolineato Villano “e come si è visto per la raccolta differenziata (che, dopo tante campagne pubblicitarie non fruttuose, venne portata realmente all'interno delle famiglie quando fu insegnata a scuola), lo stesso avverrà in questo caso, cioè i saranno i bambini a diventare diffusori di un nuovo modo di relazionarci”.
Cosa significa? Che noi genitori dobbiamo essere per primi l’esempio, anche quando ci sembra che non ci sia pericolo, come durante gli appuntamenti al parco con altre famiglie, come durante le uscite con gli amici o i pranzi e le cene in famiglia.
E, ultimo accorgimento, il buonsenso deve sempre guidare le scelte. Proprio perché è più facile che il virus entri a scuola, rispetto a farlo uscire da lì, è bene tenere a casa i bambini con febbre e avvertire il proprio medico se ci sono stati contatti o situazioni potenzialmente rischiosi.
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