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Come insegnare a cucire ai bambini

Martedì, 03 Novembre 2015 13:15

Cucire è un’attività creativa, richiede attenzione e concentrazione, e anche i bambini, a qualsiasi età dopo i 4 anni, possono metterla in pratica, con notevoli vantaggi in termini di manualità sviluppata. Il segreto è insegnare al bambino questo tipo di attività in modo paziente, lasciando che commetta i suoi errori, che impari da questi e che ripeta più volte ciò che gli riesce meglio: ecco allora come insegnare a cucire ai bambini!

Insegnare ai bambini a cucire, una delle attività più manuali che esistano in assoluto, è un ottimo modo per stimolarli a essere attenti, precisi e anche creativi. La condizione necessaria per iniziare è che il bambino mostri interesse verso questo tipo di attività, altrimenti è inutile forzarlo costringendolo a fare qualcosa per cui non mostra attrazione e curiosità.

Non c’è un’età precisa per iniziare, anche se è consigliabile aspettare ameno fino ai sei anni, dal momento che è necessario avere un certo coordinamento dei movimento di mani e braccia che prima il bambino non avrebbe.

La prima regola da seguire è quella di lasciare libero il bambino nella scelta del progetto di cucito da intraprendere: massima libertà quindi nei confronti di tessuti e colori e dei motivi da realizzare. Quando il bambino avrà iniziato a cucire, qualsiasi cosa sia, lasciatelo libero, anche di ripetere lo stesso schema più di una volta; questo è molto importante per promuovere la fiducia in se stesso e nelle sue capacità.

Vediamo ora come insegnare ai bambini a cucire nel senso più pratico del termine: i nostri consigli per insenare a usare ago e filo stimolando la manualità sottile del bambino

Il cucito è un’attività manuale che prevede determinati schemi da rispettare e l’utilizzo di un ago e un filo che seguono un modello secondo alcune regole.

Per prima cosa, insegnate ai bambini al di sotto dei 5 anni a cucire senza l’ago, che potrebbe essere pericoloso. Al suo posto usate, invece, un ago di plastica con una cruna larga, in modo tale che il bambino non faccia fatica a inserire il filo che ha scelto. Mostrate al bambino come inserire l’ago e poi lasciate che prosegua da solo.

Per imparare a realizzare i vari punti, fate usare al bambino del cartoncino, invece del tessuto, sopra il quale avrete stampato o ricalcato un disegno, come un fiore, un animale o il suo personaggio preferito. In questo modo il bambino avrà a disposizione uno schema da seguire e, ago e filo alla mano, sarà molto più semplice per lui seguirlo con attenzione.

Per stimolare il bambino a sviluppare ulteriormente il tatto e il senso di precisione, lasciate che impari a cucire un bottone. Basta mettergli a disposizione una stoffa, l’ago di plastica e il filo del colore che preferisce: se il bambino sbaglia correggetelo dolcemente, senza imposizioni, e una volta che avrà imparato e continuerà a mostrare interesse per questa attività, lasciate che la ripeta quante volte vorrà.

La redazione di mammapretaporter.it

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Che cos'è l'antroposofia?

Martedì, 03 Novembre 2015 12:30

L’antroposofia è una filosofia spirituale fondata da Rudolf Steiner, che tratta profonde questioni che riguardano l’umanità, le sue esigenze di base e la sua capacità di relazionarsi con il mondo esterno attraverso un esercizio scientifico della mente che si riflette in decisioni e attitudini prese in piena libertà.

In questo articolo vi spieghiamo quindi in che cosaa consiste l'antroposofia di Rubolf Steiner: la filosofia, i principi fondamentali e gli insegnamenti antroposofici. 

Potremmo descrivere più dettagliatamente questa filosofia attraverso i suoi quattro livelli fondamentali, dalla sua fondazione ai suoi principi fondamentali.

L’antroposofia è una filosofia sviluppata dal filosofo Rudolf Steiner (1861-1925), conosciuto ai più come l’inventore del metodo di pedagogia Waldorf, che nasce da una filosofia della libertà.

Presuppone un percorso di conoscenza e di ricerca spirituale che si basa sulla filosofia idealistica europea, radicata negli insegnamenti di filosofi del calibro di Aristotele, Platone e S. Tommaso. L’antroposofia si inquadra grazie al suo metodo di ricerca, possibile grazie alla conoscenza e all’esperienza, e può definirsi anche come scienza spirituale, perché presuppone anche uno sforzo di ricerca spirituale che si basa sulla tradizione idealista che ha portato allo sviluppo della scienza moderna. Obiettivo dell’antroposofia è colmare le lacune che si sono sviluppate, sin dal Medioevo, tra scienze, arti e aspirazioni religiose dell’uomo, e costruire una solida base per favorirne l’integrazione.

Un altro importante obiettivo dell’antroposofia è quello di fornire un impulso utile a nutrire l’animo dell’individuo all’interno della società, il che significa manifestare rispetto gli altri, su una base puramente umana, indipendentemente dalla loro origine e idea.

L’antroposofia predica una filosofia della libertà come metodo di ricerca spirituale e come impulso per nutrire un interesse umano verso le altre persone, anche se non mancano implicazioni pratiche.

L’antroposofia, quindi, non è una dottrina, ma uno stimolo per rivolgere il proprio interesse oltre il mondo materiale. Questi insegnamenti si riflettono nella pedagogia Waldorf, che è alla base delle scuole steineriane, ma anche nella medicina antroposofica, nell’agricoltura biodinamica e nella pedagogia curativa.

Come scienza filosofica, l’antroposofia risponde a molte questioni vitali del quotidiano e le persone che seguono e studiano questa filosofia si riuniscono nei Gruppi della Società Antroposofica, per confrontarsi ed elaborare le proprie idee.

La redazione di mammapretaporter.it

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Le bambole Waldorf

Martedì, 03 Novembre 2015 07:54

Secondo la pedagodia steineriana c’è un forte nesso tra una bambola, la spiritualità e quello che il bambino può apprendere attraverso questo gioco. Le bambole Waldorf non sono oggetti inventati da Steiner; si tratta infatti di bambole povere, di quelle che le mamme di tutto il mondo hanno sempre confezionato per i propri bambini prima dell’inizio della produzione in serie.

Ecco il mondo meraviglioso delle bambole steineriane e come crearle in casa: cosa sono le bambole waldorf e dove acquistarle

Le bambole di pezza, per esempio, sono conosciute in tutto il mondo come uno dei giochi d’infanzia più usato durante il gioco a casa dei tempi passati. Steiner, quindi, non ha inventato proprio nulla, ma ha semplicemente raccolto un modello già esistente e lo ha inserito all’interno di un contesto filosofico e pedagogico.

Se un bambino osserva un genitore intento a costruire per lui un gioco, il piccolo assorbe un’importante lezione di vita; con impegno, fatica e determinazione si può creare qualcosa da soli e ottenere buoni risultati.

I bambini, di conseguenza, tenderanno a fare lo stesso e saranno molto più stimolati a giocare con questo punto di vista, libero e creativo.

 

Potete acquistarle sul sito www.rudolfsteiner.it, su www.pizzingrillo.it, su /www.gnomoallegro.com e in alcuni negozi specializzati in prodotti e giochi steineriani.

Ma ora vediamo quindi come costruire una bambola Waldorf, quali sono i materiali che occorrono e quali caratteristiche la bambola deve avere.

Una bambola in stile Waldorf è fatta di materiali naturali con un rivestimento e un’imbottitura in lana o in cotone. I tratti del volto, che potete cucire con del semplice filo, devono essere appena accennati e il corpo solo abbozzato.

L’imbottitura ha un’importanza fondamentale nella bambola Waldorf. La lana, per esempio, è un materiale avvolgente che mantiene il calore del corpo ed è un ottimo modo per avvolgere psicologicamente il bambino con un gioco sicuro e familiare.

Se siete alla prima impresa con questo tipo di creazione, su internet potete trovare diversi tutorial, che spiegano le basi dell’assemblaggio della bambola, e offrono anche diversi modi creativi e originali per personalizzare questo gioco anche con materiali di recupero che già avete dentro casa.

Ecco alcuni Tutorial: 

La pappa dolce

La casa nella prateria

 

Qui sotto trovate un video tutorial davvero utile! 

La redazione di mammapretaporter.it

Foto credits: Waldorfmama

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7 cibi super sani da congelare e usare all'occorrenza

Martedì, 03 Novembre 2015 07:39

Le mamme che lavorano sanno quanto sia importante organizzarsi dentro casa. Non sempre si ha il tempo necessario per preparare quello che si vorrebbe, ma si può sempre giocare d’anticipo. Il freezer può essere un prezioso alleato in questi casi: basta preparare del cibo quando si ha più tempo a disposizione e poi congelarlo per averlo sempre pronto quando serve.

Oltre a frutta e verdura possiamo congelare alcuni cibi molto freziosi per la nostra salute e che dovremmo inserire nella nostra cucina: ecco allora 7 cibi super sani da congelare e usare all’occorrenza.

Il brodo
Preparatene in abbondanza quando potete e sistemate quello che avanza nei contenitori per il ghiaccio: ecco pronte tante monoporzioni da tirare fuori e usare quando serve.

Pesto
Se preparate il pesto fatto in casa, sistematelo negli appositi contenitori e congelatelo per averlo sempre a disposizione anche per un pranzo veloce.

Soffritto
Per non preparare ogni volta il soffritto, o per non utilizzare quello surgelato in vendita al supermercato, preparatelo voi, con cipolla, carota e sedano, e poi surgelatelo. Anche in questo caso, basta usare il contenitore per il ghiaccio e creare delle mini porzioni con i cubetti.

Mix di erbe fresche
Secondo lo stesso principio, preparate delle piccole porzioni di erbe aromatiche e olio extravergine d’oliva, versate nel contenitore, surgelate tutto ed ecco che il vostro mix sarà sempre a portata di mano.

Succo di limone
Anche se per la maggior parte delle ricette ne serve davvero poco, per ottimizzare al massimo il tempo a disposizione potete surgelare il succo di limone e averlo così pronto all’occorrenza e per qualsiasi ricetta.

Zenzero grattugiato
Quando avete a disposizione dello zenzero fresco che contate di non utilizzare nell’immediato, grattugiatelo e poi surgelatelo. Pronto da usare all’occorrenza!

Frullati e bevande alla frutta
Al mattino c’è chi ha decisamente poco tempo a disposizione per preparare un frullato o una bevanda alla frutta. E allora, preparatelo prima, congelatelo e tiratelo fuori all’occorrenza. E se andate di fretta lasciatelo scongelare mentre vi preparate per uscire di casa al mattino.

La redazione di mammapretaporter.it

 

Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale.

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Alimentazione e cancro: cosa mangiare e cosa evitare

Martedì, 03 Novembre 2015 07:07

Recentissimi studi a livello mondiale stanno dimostrando perché un cospicuo consumo di verdura e frutta svolge un'azione chiave nella riduzione del rischio di cancro. Non solo alcuni alimenti possiedono infatti la capacità di influenzarne e sopprimerne lo sviluppo, ma addirittura contribuiscono a curarlo.

Broccoli, pomodori e frutti di bosco, per esempio, contengono antiossidanti e composti fitochimici che intervengono sul meccanismo stesso della formazione del tumore, inibendo la riproduzione delle cellule mutanti e lo sviluppo di nuovi vasi sanguigni (l'ultima frontiera delle terapie oncologiche).

Il che significa che possono debellare il cancro quando è a uno stadio precoce, ma anche rafforzare esponenzialmente l'effetto di chemio e radioterapia negli stadi successivi.
Ma l'aspetto più interessante di queste ricerche è che provano come la diffusione di particolari tipi di tumore in certe aree geografiche sia strettamente correlata al regime nutrizionale.
Grazie a un'alimentazione più consapevole sarebbe dunque possibile ridurre di circa un terzo l'incidenza media dei tumori. Un risultato sbalorditivo, ottenibile nel modo più semplice e naturale, integrando per esempio nella propria dieta preziosi cibi delle cucine di tutto il pianeta, dalla soia alla cipolla, dal cioccolato al tè verde, al curry, adattando le combinazioni alle esigenze di ogni singolo individuo.

La domanda è: come può un alimento aiutare a combattere una malattia come il cancro?

Ecco allora la connessione tra alimentazione e cancro: cosa mangiare e cosa evitare per limitare l'insorgenza del cancro e contrastare il suo sviluppo

La risposta è semplice: Il cancro è una cellula impazzita (mutata) e come tutte le cellule si deve nutrire ed eliminare gli scarti, ecco come possiamo intervenire conoscendo il suo metabolismo. È stato, inoltre, dimostrato in laboratorio che alcuni alimenti sono capaci di rallentare la crescita delle cellule tumorali così come altri la favoriscono. Infine, moltissimi alimenti agiscono sul microambiente, ovvero lo spazio tra cellula e cellula: in tal modo facilitano il lavoro del sistema immunitario, e ostacolano le cellule tumorali impedendo loro di crearsi un ambiente che ne faciliti la crescita. 


Tre le premesse da fare: 


1. Carne rossa e latticini devo essere consumati con moderazione e soprattutto, insieme a verdura di stagione e frutta, in modo da bilanciare l'apporto di acidi con le basi della frutta e verdura.

2. Uno studio recente, pubblicato su Science Translational Medicine, ha dato un nuovo e importante impulso alle già note conoscenze sulla restrizione calorica/digiuno, coordinato dal genovese Valter Longo, direttore dell’Istituto di Longevità alla University of Southern California di Los Angeles, e realizzato in collaborazione con il Laboratorio di Oncologia dell’Istituto Gaslini di Genova, diretto da Vito Pistoia, ha dimostrato che un breve digiuno (48 ore prima della chemioterapia) in un modello animale di neuroblastoma protegge le cellule sane, che riposano come in uno stato di ibernazione in attesa di nuovo nutrimento, e rende più vulnerabili le cellule malate, riduce gli effetti indesiderati della chemio e protegge anche dalla metastasi.
Il digiuno destabilizza le cellule ammalate, che cercano, invano, altre vie per rigenerarsi di fatto indebolendosi perché solo le cellule sane possono sopravvivere al digiuno. cosi facendo, si evitano picchi di produzione di insulina, ormone della crescita, prodotto dal pancreas in presenza di alimenti zuccherini.

3. cibi da evitare in caso di diagnosi di cancro e di forte famigliarità sono:

- carni rosse e bianche, in particolare insaccati. 

- pesce di grossa taglia. Specialmente se di provenienza non mediterranea;


- latte e latticini;


- zuccheri raffinati, escluso il fruttosio naturale, quindi è concessa la frutta, meglio se poco zuccherina (limitare quindi banane, uva, cachi)

- zuccheri complessi, pane con farine raffinate e pasta con semola di grano duro;


- patate, pomodori, melanzane, zucchine, peperoni, banane;


- frutta, durante il trattamento antiblastico è ammessa spremuta di limone, con aggiunta di un pizzico di bicarbonato di potassio o di sodio;


- acqua e bevande gassate;


- soia (limitatamente alle neoplasie del tratto genitale-mammarie)


I cibi consigliati ivece:


- Pesce, preferibilmente quello “azzurro”;


- Verdure, preferibilmente crucifere, è ammesso pomodoro cotto;


- legumi (ottimo l'abbianmento legumi-cereali integrali per creare una catena di aminoacidi completa);


- frutta: frutti di bosco (mela e pera, dopo i sei mesi di trattamento);


- uova;


- pane e pasta integrale/kamut/farro;


- formaggio stagionato (tipo parmigiano); 

- semi di sesamo, per una corretta integrazione di calcio;


- bevande vegetali come riso e avena e di asina;


- olio extravergine (provenienza riconosciuta italiana – spremitura a freddo);


- frutta secca, consigliato 2 mandorle “fresche” alla mattina;


- foglia di prezzemolo (prima di ogni pasto);


- spezie: zafferano/curcuma-miscelata con un pizzico di pepe;


- vino rosso (½ bicchiere a pasto).


Ultimo, ma non per ultimo, il movimento e l'attività fisica, sono molto importanti per mantenersi sani, snelli o in peso forma, per tutta la vita, mantenendo una vitalità dell'organismo al meglio delle proprie possibilità.

Prof. Giuseppe Di Fede

www.imbio.it

 

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Aromaterapia per pidocchi

Martedì, 03 Novembre 2015 05:33

 

Dopo aver parlato di prevenzione dei pidocchi in questo articolo troverete tre miscele di oli essenziali molto efficaci: vengono utilizzati oli esssenziali importanti come il tea tree, la cannella e il roamrino. E' quindi importante al fine di scongiurare reazioni allergiche testare la miscela sull'avambraccio (spalmare qualche goccia del preparato) e attendere circa 20 minuti. Se non emergono eruzioni cutanee possiamo procedere

Ecco i nostri consigli per utilizzare l'aromaterapia per prevenirli e limitarli: come gli oli essenziali possono aiutarci a eliminare i pidocchi nei nostri bimbi.

 

1. Una prima miscela di oli essenziali che vi consigliamo è questa: 

- 100 ml di oliodi neem

- 5 gocce di olio essenziale di tea tree

- 4 gocce di olio essenziale di rosmarino

- 4 gocce di olio essenziale di eucalipto

Mescolare bene e applicare sulla cute.

 

 

2. Per bambine con capelli lunghi meglio abbinare anche questa miscela 3 volte a settimana su tutta la lunghezza:

- 100 ml di olio di neem

- 5 gocce di olio essenziale di lavanda

- 5 gocce di olio essenziale di rosmarino

- 3 gocce di olio essenziale chiodi di garofano.

 

3. Questa è una vera e propria lozione killer da non applicare prima dei 6 anni:

- 250 ml di olio di neem

- 10 gocce di olio essenziale di foglie di cannella (non la corteccia)

- 10 gocce di olio essenziale di eucalipto

- 6 gocce di olio essenziale di origano

- 5 gocce di geranio d'egitto

- 5 di rosmarino

- 5 di tea tree

- 5 di menta peperita

Applicare sulla cute poi sciacquare con lo shampoo ed eventualmente abbinare dopo questo una lozione di acqua e aceto. 

Giulia Mandrino

 

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Tutte le proprietà dell'uva

Lunedì, 02 Novembre 2015 15:54

Di uva esistono moltissime varietà, bianca, rossa, rosata e passa, e ognuna di queste ha numerosi effetti benefici sull’organismo grazie alla sua particolare composizione nutrizionale.

Ecco allora quali sono i vantaggi di consumare questo frutto tipicamente autunnale e quali sono, quindi, tutte le proprietà dell’uva.

Considerato uno dei frutti autunnali per eccellenza, l’uva ha molteplici proprietà benefiche per l’organismo e questo non vale solo per i singoli acini, ma anche per quanto riguarda le foglie, che contengono molte sostanze nutritive e preziose per il corpo, e per le radici della vite, dalle note proprietà benefiche e per questo usate molto anche in fitoterapia e in cosmetica.

L’uva, in generale, è ricca di fibre, di potassio e contiene, anche se in minor quantità, manganese, rame, fosforo e ferro. Oltre a questi elementi, l’uva contiene anche vitamina C, la vitamina B1 e la B2.

Questo frutto ha un grande potere detossificante e, allo stesso tempo, è un alimento energetico e ricco di zucchero. Proprio per questo, per il suo contenuto medio di fruttosio, è sempre bene non abusarne, per evitare di alzare il livello degli zuccheri, soprattutto in caso di diabete.

I chicchi dell’uva contengono i polifenoli, che aiutano a mantenere la pelle elastica, e diversi sali minerali, utili per la formazione dell’emoglobina e per la stimolazione della secrezione della bile.

L’uva ha anche proprietà astringenti ed è consigliata in caso di disturbi legati alla menopausa. Grazie agli antocianosidi, contenuti nella foglia della vite, l’uva è anche considerata un frutto angioprotettore, in grado di favorire un depotenziamento della pressione sanguigna e di aiuto per l’apparato circolatorio.

Le foglie di vite contengono inoltre delle sostanze chiamate tannini catechinici, che hanno un buon effetto antiossidante, perfetto quindi per prevenire l’invecchiamento cutaneo e le patologie di carattere cronico.

Nelle radici della vite si trova, invece, il resveratrolo, una sostanza utile nel caso di problemi cardiovascolari e in grado di migliorare la fluidità del sangue, diminuendo quindi il rischio di aggregazione delle piastrine. Questa sostanza è inoltre nota per le sue proprietà anti infiammatorie e capace di abbassare il livello di colesterolo.

La redazione di mammapretaporter.it

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Capricci: come faccio a farlo smettere?

Lunedì, 02 Novembre 2015 14:17

Definire cos’è un capriccio è molto complicato infatti può assumere diverse forme ed avere infinite manifestazioni, dalla crisi ininterrotta di pianto a comportamenti aggressivi verso oggetti e persone, dall’immobilità al correre fino allo sfinimento, dal dire no ripetutamente a qualsiasi cosa al non parlare per ore e potremmo continuare ancora. Una cosa però accomuna tutti i capricci: mettono decisamente alla prova i genitori. Spesso è il motivo che spinge i genitori a richiedere degli incontri di consulenza psico-genitoriale, a rivolgersi ad esperti in materia psicopedagogica, a chiedere consiglio ad amici e parenti ed a confrontare il loro bimbo con quelli degli altri.
La domanda che spesso mi sento fare è : Come faccio a gestire i capricci di mio figlio? Qual è il modo giusto? Cosa devo fare? Come faccio a farlo smettere? Perché non smette?.

I genitori a volte sono davvero disperati e privi di risorse davanti ai loro “bambini capricciosi” e cercano delle soluzioni variegate al problema, dal chiedere al bambino cosa c’è che lo tormenta alla sculacciata, i comportamenti anti-capriccio che i genitori cercano di mettere in atto sono, anche in questo caso, moltissimi. Durante la mia esperienza professionale e personale ho maturato una convinzione: Non c’è un modo giusto di gestire il capriccio. Ai genitori questa risposta non piace mai, ma credo che sia l’unica corretta che posso proporvi. La risposta alla domanda dei genitori deve essere per necessità più complessa e non può essere una ricetta precostituita che magicamente aiuta il genitore a gestire il capriccio o in generale il comportamento del proprio figlio. Esistono dei comportamenti dei genitori che aiutano a gestire il capriccio nel momento in cui si scatena ma è importante che questi comportamenti ,che successivamente descriverò, siano integrati in un “percorso di relazione” che genitori e figli devono percorrere insieme.

Per prima cosa è necessario chiarire perché il bambino mette in atto un capriccio. E’ forse un essere sadico che vuole portare allo sfinimento i suoi genitori? O è così masochista che vuole ricevere una sculacciata? Niente di tutto questo, il bambino fa’ i capricci perché richiede l’attenzione dei genitori e la radice di questo bisogno cambia a seconda della situazione, della famiglia e del carattere del bambino. Il perché di questo bisogno di attenzioni è l’incognita che il genitore è tenuto a risolvere e non c’è una risposta univoca, i motivi scatenanti della richiesta di attenzione sono infiniti, può essere motivato dal cambiamento dell’assetto famigliare (nuovo figlio, separazione dei genitori, traslochi, lutto ecc) o da un momento di cambiamento nella vita del bambino (svezzamento, abbandono del ciuccio o del pannolino, inserimenti al nido-scuola materna ecc) o semplicemente da un momento di frustrazione che il bambino prova in momenti della vita quotidiana. Il capriccio diventa quindi una espressione di un bisogno è un comportamento con il quale il bambino esprime un dissenso e urla ai genitori “guardatemi, datemi attenzione, esisto e sono qui”, questa modalità comunicativa varia a seconda dell’età ( secondo me è possibile parlare di vero capriccio dai 9 mesi in poi) e dal grado di maturità cognitiva del bimbo, ma la richiesta alla base è sempre la stessa essere visto e riconosciuto. Se partiamo da questo presupposto fondamentale ingenuamente ci sembra ovvio che il comportamento da attuare è quello di dare attenzioni in quel momento al bambino così che il capriccio passi, ma non è così anzi è proprio il contrario. Molti esperti di pedagogia e di educazione suggeriscono giustamente di ignorare il capriccio. Pur sembrando paradossale è necessario che il genitore ignori il capriccio perché la modalità con cui il bambino sta comunicando il suo bisogno non è quella ottimale, il capriccio è un comportamento “agito e non pensato”, il bambino mette in atto il comportamento che gli sembra istintivamente più funzionale per il suo disagio ma senza riconoscere il bisogno che ha dentro, non è ancora in grado di verbalizzare la sua frustrazione e “mette in scena” il capriccio. Se il genitore presta attenzione al capriccio, alle urla o a tutti i comportamenti “capricciosi” può risolvere momentaneamente il disagio del bambino senza però aiutarlo a riconoscere il bisogno alla base o anche semplicemente a tollerare quel vuoto o quella rabbia che sente. Ignorare il capriccio invece aiuta il bambino ad imparare a calmarsi da solo ed a riflettere su quello che gli si muove dentro per capirlo ed esprimerlo in modo più efficace e maturo. Chiaramente questo meccanismo ha una declinazione più o meno complessa a seconda dell’età del bambino. Il genitore non si deve però limitare solo a ignorare il capriccio ma deve ricordarsi il bisogno che il bambino ha sempre, quello di essere accudito, riconosciuto e visto dalle persone che ama, per questo mamma e papà dovranno dedicare del tempo di qualità al loro figlio nei momenti in cui è calmo e tranquillo. Per “tempo di qualità” intendo lo svolgere attività piacevoli per i genitori e per il bambino insieme, anche in questo caso non ci sono ricette o soluzioni magiche, semplicemente il genitore si deve sentire a suo agio tanto quanto il bambino nel giocare, parlare, leggere o fare qualsiasi attività che ritiene opportuna e fattibile nella propria famiglia. Mettendo in atto questo duplice atteggiamento, ignorare il capriccio da una parte e dedicare del tempo ad attività familiari ritengo sia il modo migliore per gestire i capricci, modulando tempi ed attività a seconda dei caratteri dei membri della famiglia e delle età dei figli.

Un comportamento che a mio avviso è indispensabile evitare è quello della punizione corporale, la famosa sculacciata che alcuni genitori accennano anche solo come gesto verso il proprio figlio, ritengo che non solo non aiuti il bambino a capire profondamente i suoi errori ma all’interno della gestione dei capricci è controproducente. La modalità comunicativa del bambino quando fa i capricci è spesso violenta ed aggressiva ed è per questo motivo che alcuni genitori credono che con una piccola sculacciata il capriccio finisca, in realtà stanno rispondendo all’aggressività del bambino con altra aggressività, e stanno implicitamente trasmettendo il messaggio che esprimere il proprio disagio con la violenza è giusto ed adulto. Invito quindi tutti i genitori a riflettere sul perché a volte non riescono a fare a meno di punire in questo modo i bambini, non stanno forse mettendo in atto senza riflettere lo stesso identico meccanismo che c’è alla base del capriccio? Voglio essere ascoltato, riconosciuto nel mio valore ed agisco quindi con aggressività esattamente come un bambino.

Pur non essendoci un “modo giusto ed infallibile” di comportarsi come genitore possiamo rintracciare una linea guida che ci orienta nell’educazione dei figli, il genitore è l’adulto di riferimento è la guida del bambino che da lui apprende imitandone i comportamenti, soprattutto nei primi anni di vita, è necessario quindi che il genitore sia consapevole di questo ruolo fondamentale e che si comporti di conseguenza. Altrettanto importante è che il genitore si senta a suo agio nei panni che veste e che segua i suoi valori profondi di riferimento nel vivere in famiglia e nell’affrontare la quotidianità e la crescita dei propri figli.

Associazione Eupsichia
Centro psicologico
Via Osoppo, 7
20148 Milano
Tel: 02-48702143
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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Consigli utili ed efficaci per prevenire i pidocchi

Lunedì, 02 Novembre 2015 13:53

I pidocchi sono un problema comune tra i bambini e le bambine e possono essere molto fastidiosi. Tuttavia, ci sono molti modi per prevenirli e proteggere i tuoi figli da questi fastidiosi parassiti. In questo articolo esploreremo cosa sono i pidocchi, come si trasmettono e, soprattutto, come prevenirli.

Cosa sono i pidocchi?

I pidocchi sono piccoli parassiti che si nutrono del sangue umano. Ci sono tre tipi di pidocchi che possono infestare gli esseri umani: i pidocchi della testa, i pidocchi del corpo e i pidocchi del pube. I pidocchi della testa sono i più comuni tra i bambini e si attaccano ai capelli vicino al cuoio capelluto. I pidocchi del corpo vivono sui vestiti e si spostano sulla pelle per nutrirsi di sangue.

Infine, i pidocchi del pube vivono nei peli pubici e possono anche essere trovati nelle ascelle e nei baffi.

Come si trasmettono i pidocchi?

I pidocchi sono altamente contagiosi e si trasmettono facilmente da persona a persona. Il contatto diretto tra le teste è il modo più comune per contrarre i pidocchi della testa.

I bambini sono particolarmente a rischio a causa del loro contatto ravvicinato con gli altri bambini in luoghi come la scuola o il nido. Sono quindi più soggetti ai parassiti a causa del contatto con compagni e compagne e della convidisione di spazi e indumenti. Inoltre, i bambini tendono ad avere capelli più fini, che rendono più facile per i pidocchi attaccarsi.

Come prevenire i pidocchi?

Ci sono molti modi per prevenire i pidocchi. Ecco alcuni consigli per proteggere i tuoi figli:

  • Insegna ai tuoi figli di non condividere pettini, spazzole, cappelli o abbigliamento con gli altri.

  • Ispeziona regolarmente i capelli dei tuoi figli per individuare eventuali pidocchi o uova.

  • Insegnare ai figli a non avvicinare le teste a quelle delle altre persone e di evitare il contatto fisico eccessivo con gli altri bambini (soprattutto quando girano a scuola).

  • Usare un repellente per pidocchi su base di oli essenziali può aiutare a tenere lontani i pidocchi. In farmacia esistono lozioni appositamente pensate per la prevenzione, naturali e atossiche per i bambini e le bambine.

 

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Come funzionano gli asili in Finlandia

Lunedì, 02 Novembre 2015 07:19

Una nuova legge varata in Finlandia prevede che i bambini fino a 7 anni d’età debbano giocare indisturbati e divertirsi senza dover imparare a leggere e scrivere, almeno fino a quella età. La nuova legge si incentra completamente sul gioco e su un apprendimento prettamente ludico.

Nell scuole finlandesi ai piccoli non viene insegnato a leggere e a scrivere almeno sino ai 7 anni; poco tempo passato sui banchi, quindi, e tante ore all’aria aperta e a contatto con la natura. E così, mentre in Italia i bambini a sei anni cominciano la loro avventura nell’apprendimento di lettura e scrittura, in Finlandia i piccoli rimangono illetterati fino al settimo anno d’età.

Il primo step della scuola dell’obbligo in Finlandia è solo pubblico e i piccoli iniziano ad andare a scuola a 5/6 anni. Il metodo di studio è molto semplice: i bimbi devono giocare e, attraverso le attività di gioco, imparano ogni giorno cose nuove.

Secondo gli insegnanti finlandesi questo aiuta il bambino a sviluppare le relazioni interpersonali e le capacità di linguaggio. Sui banchi i bambini passano solo un giorno a settimana, senza che si sentano obbligati a stare fermi e seduti e a ripetere esercizi meccanici e ripetitivi.

Il concetto che è alla base di questo metodo di apprendimento è che le cose imparate con passione, mentre ci si diverte e si è felici, sono quelle che si ricorderanno per il resto della vita, mentre quelle imparate sotto pressione e obbligo saranno quelle che si tenderanno a dimenticare con più facilità perché apprese in modo meccanico.

La giornata tipo in una scuola finlandese non segue programmi precisi; ci sono i giochi all’aria aperta, l’attività fisica e il tempo dedicato alla musica. E non si impara a leggere o a scrivere fino ai 7 anni: questo è il vero unico imperativo.

Le prime nozioni di alfabeto vengono però trasmesse ai bambini attraverso il gioco delle sillabe e il canto e anche i libri non si leggono, ma si sfogliano, concentrandosi sulle figure e i disegni. Chi si mostra interessato all’apprendimento non viene ostacolato, anzi, è incoraggiato dalla maestra a imparare.

Insomma, per imparare a leggere e a scrivere c’è sempre tempo e in Finlandia il gioco, che è alla base dell’apprendimento, viene prima di tutto!

La redazione di Mammapretaporter.it

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