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Bambini sensibili: come rendere la vita meno faticosa in un mondo difficile

Lunedì, 14 Marzo 2022 16:33

La sensibilità e l'empatia sono caratteristiche che - suppergiù! - ogni essere umano porta con sé. Ma non dobbiamo dimenticare che ci sono bambini e bambine più sensibili di altri. E questo è davvero straziante, perché spesso non sappiamo come rendere loro le cose più semplici e meno pesanti.

Bambini sensibili: come riconoscerli

I bimbi e le bimbe particolarmente sensibili si differenziano dai loro coetanei prima di tutto perché chiedono sempre spiegazioni. Hanno un "perché" per tutto, e non solo riguardo alle questioni quotidiane più pratiche. I loro "perché" riguardano la vita, le relazioni, la ricchezza e la povertà, la salute... E spesso le nostre spiegazioni non sembrano bastare loro.

Si riconoscono, poi, perché il loro turbamento è visibile. Avere una sensibilità più spiccata rispetto al resto della popolazione porta infatti a sentirsi sopraffatti dagli avvenimenti particolarmente disturbanti. Le persone sensibili, infatti, sono più recettive nei confronti di certe situazioni e la loro risposta psicologica è più marcata. Non riescono, quindi, a farsi "scivolare via" i problemi, anche quelli che non riguardano loro stessi, ma ci pensano e ci rimuginano lasciandosi prendere emotivamente.

Sembrano solo contro? Ci sono anche pro: avere un'alta sensibilità significa avere un'empatia innata, una skill fondamentale nelle relazioni umane.

Ma, sì, essere sensibili è difficile ed è ancor più difficile per un genitore vedere il proprio figlio o la propria figlia lasciarsi sopraffare emotivamente dai propri sentimenti perché, appunto, c'è di mezzo tanta sensibilità. La buona notizia è che possiamo rendere ai nostri bambini sensibili e alle nostre bambine sensibili il mondo un po' meno difficile.

Credere

Prima di tutto, è necessario credere alle loro emozioni. Una persona meno sensibile potrebbe svalutare certe reazioni (è normale!), dicendo frasi come "Non c'è niente da piangere", "Ma perché ti lasci prendere così?". Non in cattiva fede, senza cattiveria, magari con il sorriso. Ma per chi vive l'emozione, questo significa sentirsi sbagliati e soprattutto non creduti. 

Sembra quindi futile e scontato, ma la prima regola è dialogare e parlare validando il sentimento. Quando i bimbi o le bimbe stanno attraversando un momento di rabbia, sconforto o confusione, cerchiamo di farli parlare e di capire cosa li stia turbando, anche se a noi sembra qualcosa di così piccolo da non avere importanza.

Trovare un gesto confortevole

La sensibilità dei bimbi non si fa sentire solo a casa, ma anche quando i genitori non ci sono e nei momenti più disparati. Spesso fa paura, perché i bimbi si trovano impauriuti e in preda delle emozioni. Parlarne preventivamente permette anche di trovare un gesto che li faccia sentire più a loro agio: quando si sentono sopraffare, possono così toccarsi le mani, oppure saltellare, oppure premere un antistress... A seconda di ciò che li calma.

Rispondere sempre alle domande

I bambini sensibili spesso fanno molte domande. E anche se non le fanno, dentro ne hanno moltissime. Sta a noi provverere alla risposta: in questo modo, potranno trovare sempre più strumenti per navigare nella loro sensibilità e nelle loro emozioni.

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Arrampicarsi al parco giochi e in giardino è un’attività imprescindibile per le bambine e i bambini

Lunedì, 14 Marzo 2022 08:56

Sì, fa molta paura, soprattutto se si è genitori ansiosi. Ma il gioco all’aperto e l’avventura sono necessari per una crescita psicofisica il più possibile armoniosa, completa e sicura. Ecco perché avere in giardino (o nel cortile condominiale) un parco giochi per bambini, delle altalene o dei set da arrampicata è un’ottima idea.

Ma perché nello specifico arrampicarsi, salire sullo scivolo, provare ad andare sull’altalena e tutte le classiche attività da parco giochi sono fondamentali? 

La teoria di Emmi Pickler

Emmi Pickler, che ha inventato anche l’omonimo triangolo di Pickler, era una pediatra ungherese del secolo scorso. Secondo la sua osservazione, i bambini e le bambine hanno capacità psicomotorie e fisiche innate. Non serve insegnare loro nulla: ci arriveranno prima o poi da soli. Ma questo non significa che lo stimolo non sia importante.

Al contrario: secondo Pickler, per far sì che il movimento infantile si sviluppi al meglio, è necessario che al bambino o alla bambina si offrano gli strumenti adeguati e l’ambiente ideale. Quando si sentono sicuri, con i genitori che osservano e guidano, i bimbi e le bimbe sperimentano meglio e in maniera autonoma i loro movimenti, mettendo in moto i muscoli e lo scheletro e trovando così la propria armonia.

La sicurezza affettiva e l’ambiente adeguato sono quindi essenziali, e i parchi gioco all’aperto sono pensati esattamente per questo.

Al parco giochi: la motricità libera

Al parco giochi i bambini e le bambine possono dunque mettere in pratica la propria motricità libera, in sicurezza e in maniera autonoma, sperimentando nuove posture, nuovi movimenti, nuovi appigli… A beneficiarne è il fisico tutto, e anche la coordinazione occhio mano (necessaria per la precisione, per la scrittura e per moltissimi altri movimenti) ne esce rafforzata.

Allo stesso tempo, arrampicandosi e giocando su strutture pensate apposta per loro, le bambine e i bambini migliorano la propriocezione (ovvero la consapevolezza di sé nello spazio) e l’intelligenza spaziale.

Stimolare il movimento anche a casa

Come accennato all’inizio, dotare il giardino, il cortile o un ampio balcone di strutture in legno per giocare e arrampicarsi (come quelle di Wickey, tra i migliori brand del settore) è molto utile e consigliato. 

Sotto la supervisione dei genitori o di chi sta giocando con loro, i bimbi e le bimbe affineranno i loro movimenti, metteranno alla prova il loro spirito d’avventura e stimoleranno muscoli e scheletro. Il tutto sentendosi sempre protetti e in sicurezza, guidati dallo sguardo di chi si sta prendendo cura di loro ma con la libertà di poter sperimentare il moto nella maniera più naturale e indipendente possibile.

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Contro i disturbi dell'attenzione meglio scegliere la dieta mediterranea

Venerdì, 11 Marzo 2022 15:28

Il disturbo dell'attenzione (ADHD) è uno dei disturbi dello sviluppo neuropsichico del bambino e dell’adolescente più diffusi in tutto il mondo. I bimbi e le bimbe che presentano ADHD si presentano disattenti, iperattivi e particolarmente impulsivi. Ma a quanto pare c'è un modo per prevenire questi disturbi, o quantomeno per provare a limitarli. E l'Italia ha un vantaggio: la dieta mediterranea parrebbe infatti diminuire il rischio di avere una diagnosi di ADHD (il deficit di attenzione) o di Iperattività. L'alimentazione naturale, quindi, gioca un ruolo fondamentale.

Lo studio

A sostenere che i Disturbi dell'Attenzione possano essere prevenuti anche grazie alla dieta mediterranea è uno studio pubblicato sulla rivista Pediatrics, condotto da José Ángel Alda, Section Head del reparto di psichiatria e psicologia dell'ospedale Sant Joan de Déu di Barcellona. I risultati parlano di come la dieta povera e semplice come quella mediterranea possa ridurre non solo le malattie cardiache, l'Alzheimer e alcuni tipi di tumori, ma anche i disturbi dell'attenzione.

La ricerca ha coinvolto sessanta bambini e adolescenti tra i 6 e i 16 anni. Tra loro erano presenti individui con ADHD e altri senza alcuna diagnosi. A tutti i partecipanti sono state chieste le abitudini alimentari e le risposte hanno rivelato come tra i ragazzi senza ADHD fosse più diffusa la dieta mediterranea e come, allo stesso tempo, quelli che non la seguivano avessero più probabilità di andare incontro a una diagnosi di iperattività o ADHD. 

Tra i dati interessanti, quelli relativi ai dolciumi: i bambini e ragazzi che consumavano molte caramelle e bibite zuccherate avevano maggiore prevalenza di disturbi dell'attenzione. E gli stessi consumavano meno quantità di pesce grasso, quello ricco di acidi grassi Omega3. 

Cosa si intende per dieta mediterranea

La dieta mediterranea è il regime alimentare che segue la maggior parte della popolazione che vive nella zona mediterranea. La pasta e i derivati, e quindi i cereali, stanno alla base di questa dieta, caratterizzata anche da un alto consumo di vegetali, pesce e cereali integrali. Carne rossa, uova, latticini e dolci sono invece gli alimenti meno presenti in questo tipo di alimentazione.

Oltre a tutto questo, la dieta mediterranea si distingue dalle altre per la grande varietà di alimenti: variare i menu settimanali inserendo tanti tipi di verdure, pasta integrale, pesce e cereali di diversi tipi è particolarmente benefico e permette di fare incetta delle giuste vitamine e dei giusti sali minerali che assicurano un buono stato di salute.

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Pasta aglio, olio, limone e feta: un classico rivisitato

Pasta aglio, olio e peperoncino: un classico (o IL classico) della cucina italiana. Semplice, veloce, apprezzata dalla maggior parte dei palati: davvero intramontabile. 

E se la rivisitassimo? Se non l'avete mai provato, il limone abbinato alla pasta è davvero gustoso. Dona un tocco acidulo al piatto, e se amate i contrasti di sapori questa è una ricetta che farà al caso vostro.

Alla classica aglio e olio possiamo infatti unire il limone e un formaggio forte per ottenere una ricetta nuova, sorprendente e davvero gustosa. Ma altrettanto semplice, perché non richiede molti passaggi in più rispetto alla ricetta tradizionale. Ecco come preparare la pasta aglio, olio, limone e feta che, non essendo piccante, piacerà anche ai bambini.

Pasta aglio, olio, limone e feta: un classico rivisitato

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Festa della Donna: un lavoretto per l'8 marzo

Lunedì, 07 Marzo 2022 14:43

La Festa della Donna - o meglio: la Giornata Internazionale dei Diritti delle Donne - è una ricorrenza che diamo per scontata e che spesso scorre via senza soffermarcisi, ma è davvero fondamentale e importante. Prima di tutto perché serve a ricordare le donne (e gli uomini) che hanno cambiato la storia rendendo i diritti femminili una realtà. Perché non sempre le donne avevano il diritto di voto, o il diritto all'aborto, o il diritto al lavoro. Detto questo, è importante continuare a festeggiare le donne perché purtroppo non in tutto il mondo questi diritti sono garantiti, e perché è ancora molta la strada da percorrere verso la vera parità, anche in Occidente e nei Paesi che paiono aver conquistato tutti i diritti.

Un buon modo per festeggiare al meglio la Giornata dell'8 marzo è regalare alle nostre figli un buon libro dedicato a questa celebrazione; oppure possiamo proporre ai bambini e alle bambine un semplice lavoretto che ricalchi il tema della mimosa (il fiore che tradizionalmente si regala alle donne per la loro festa, dal momento che fiorisce proprio in questi giorni). Mentre lo facciamo possiamo parlare loro della ricorrenza, e soprattutto spiegare perché è importante celebrare, valorizzare e rispettare le donne della propria vita.

Festa della Donna: un lavoretto per l'8 marzo

La prima cosa da fare è scendere in giardino: guardiamo a terra e raccogliamo i rametti spogli che si sono spezzati. NON spezziamoli dall'albero, mi raccomando!

Dopodiché possiamo portarli in casa. 

Recuperiamo quindi alcune palline o perline di legno e dipingiamole di giallo, con tempere e pennello.

Una volta asciutte, infiliamole sui rami, con delicatezza, facendole scorrere bene. Per fissarle, possiamo usare della colla liquida.

Infiliamo poi il ramo di finta mimosa che abbiamo ottenuto in un barattolo di vetro riciclato e pulito, oppure in un vasetto di vetro.

Decoriamolo con un nastro (anch'esso riciclato da vecchi regali!) e doniamolo l'8 marzo alle donne che amiamo per celebrarle e celebrare i loro diritti.

 

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Come si usano le bacchette? Insegniamolo ai bambini

Giovedì, 03 Marzo 2022 09:30

Mangiare pietanze provenienti da tutto il mondo è un'ottima cosa: prima di tutto, si sperimentano nuovi gusti e sapori totalmente differenti dai nostri, abituando le papille gustative; si assumono nutrienti diversi; si variano i cibi (fondamentale per il benessere)... E poi, a livello culturale, il cibo è una porta spalancata sulla bellezza delle diversità. Perché essere davvero inclusivi non vuol dire affermare sempre e a tutti i costi che "siamo tutti uguali" (si parla di color blindnesscolor blindnesscolor blindnesscolor blindness!), ma che - anzi! - siamo tutti diversi, e che è questo a rendere favolosa la vita, la società, il mondo.

Abituare i bambini fin da piccoli a sperimentare con i cibi provenienti da altre culture e società è quindi consigliatissimo. E probabilmente già vi verrà automatico farlo, se voi genitori per primi amate i sapori più diversi ed etnici. 

Ma mangiare cibi provenienti da altre parti del mondo non significa solo assaggiarli con la bocca: anche adottare le abitudini (con rispetto e curiosità!) è un modo per avvicinarsi alle altre culture. 

Una di queste abitudini? Le bacchette, che non usano solo in Giappone per mangiare il sushi, ma in buona parte dell'Est del mondo. Noodle, ravioli, riso, carne, pesce, verdure... Le si utilizza davvero per tutto.

Per insegnare ai bambini ad usare le bacchette o bastoncini basta seguire questi passaggi!

Uno

Prendi uno dei due bastoncini (detti hashi in giapponese, chopsticks in inglese) e infilala nell'incavo tra indice e pollice, appoggiandola su medio. La mano deve essere rigida per tenere saldamente la bacchetta. Allunga leggermente anche l'anulare e appoggia la parte finale della bacchetta su di esso.

Due

Prendi la seconda bacchetta e premila tra pollice e indice, come se fosse una penna per scrivere.

Tre

Rilassa leggermente la mano e prova a sentire la confortevolezza della presa. La bacchetta in basso deve stare ferma, mentre quella tra pollice e indice deve muoversi agevolmente.

Quattro

Apri e chiudi le bacchette muovendo quella superiore ed esercitati cercando di sollevare piccoli oggetti di diversa dimensione e forma.

 

Le bacchette da addestramento

In alternativa, esistono anche bacchette per bambini sagomate e dotate di anelli strategici: permettono di impugnare i bastoncini nella maniera corretta, abituando le manine al movimento e all'appoggio giusto. Per esempio, potete acquistare queste.

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Allattamento: come capire se il neonato mangia abbastanza

Martedì, 01 Marzo 2022 08:47

L'allattamento porta con sé, un po' come la gravidanza, tante domande e tanti dubbi. È normale (soprattutto alla prima gravidanza) chiedersi se stia andando tutto per il meglio, il motivo per cui pare non si riesca ad allattare, i pro e i contro della doppia pesata... First of all, è opportuno rivolgersi a dei professionisti e a delle professioniste: le ostetriche e gli ostetrici, i medici esperti di allattamento, le doule, i consultori... Non c'è nulla di cui vergognarsi, ogni viaggio nella maternità è diverso, e queste figure sapranno valutare la situazione nella sua unicità, consigliando il percorso giusto e i giusti rimedi.

Tra le domande più frequenti che le mamme e i papà si pongono sta di certo quella relativa alla quantità di latte e alla crescita del bebè. Sia che si allatti al seno, sia che si nutra il bambino con latte artificiale, viene spontaneo chiedersi (tra una visita dal pediatra e l'altra) se il neonato stia crescendo a dovere. In altre parole: il latte è abbastanza? Oppure mangia poco? O, ancora, c'è poco latte nel seno?

Oltre a rivolgersi al pediatra o ai professionisti sanitari, è possibile affidarsi in un primo momento all'osservazione. Ci sono infatti 5 segni che possono dare la misura della situazione. Ecco quindi i cinque segnali che ti indicano se il tuo bebè sta ricevendo abbastanza latte e sta venendo nutrito nella maniera corretta.

Il bebè cresce

Primo e inequivocabile sintomo di una giusta nutrizione è la crescita di peso del bebè. Se il neonato procede tranquillo nella curva di crescita pediatrica, si può tendenzialmente stare tranquilli. Anche quando pare che non riceva abbastanza latte, se cresce significa che ne sta bevendo abbastanza.

I primi giorni dopo il parto, però, questo aspetto non conta: c'è infatti un calo fisiologico del peso; ma nel giro di un paio di settimane si dovrebbe tornare a crescere.

Senti il suono della deglutizione

Prova ad avvicinare l'orecchio alla bocca del bambino o della bambina: quando succhiano per bene, il latte che scende in gola fa un delizioso suono gutturale, che indica la deglutizione di un liquido. Se lo senti, è probabile che il bimbo stia mangiando, anche se a te non sembra.

La soddisfazione

Si parla di "milk coma" in termini spiritosi: si tratta di quello stato di estasi che molti neonati e neonate provano subito dopo la poppata. Potresti riconoscerlo perché si rilassano, si addormentano e il loro aspetto è soddisfatto. Altra tendenza dei bambini sazi è quella di staccarsi dal seno ed essere tranquilli ma ben svegli. Il nervosismo, invece, potrebbe essere un segnale di insoddisfazione.

Se allatti al seno

Se allatti al seno, un altro segno che ti comunica che il tuo bambino o la tua bambina sta mangiando abbastanza è il seno stesso. Quando non allatti per molto tempo, il seno comincia a farsi duro e a dolere. Al contrario, quando allatti si svuota e si fa più morbido. Ecco: questo è un segno di svuotamento inequivocabile, che indica che il bebè sta succhiando davvero il tuo latte.

Il cambio del pannolino

Infine: cambi molti pannolini? I pannolini sporchi sono un ottimo indicatore per capire lo stato della nutrizione dei bebè. Chiaramente, il numero dei pannolini varia con i mesi, ma solitamente se ne possono cambiare circa 4-6 durante una giornata. Osserva quindi il numero di pannolini e man mano che il bebè cresce prova a tenere a mente la frequenza con cui si svuota, in modo da capire quando sta mangiando abbastanza e quando invece sembra stitico.

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Gravidanza: ma quand'è che si comincia a vedere la pancia?

Lunedì, 28 Febbraio 2022 12:27

Una domanda che riguarda tanto i VIP (pensiamo solo alle innumerevoli volte in cui le star sono state additate come "incinte" solo perché avevano un po' più di pancia rispetto al solito, o a quelle criticate perché la pancia non si vedeva quasi nemmeno negli ultimi mesi) quanto i comuni mortali: ma quand'è che comincia a comparire il pancione? C'è una regola precisa su quando la pancia comincia ad essere visibile, iniziando ad arrotondarsi e a crescere?

Naturalmente no, ogni gravidanza è diversa e a sé, ma è comunque interessante parlare della pancia e di quando questa comincia a spuntare.

Nel momento esatto in cui compaiono le due linee sul test di gravidanza, infatti, moltissime persone cominciano a farsi numerose domande. Su tutte, la "normalità" di certe sensazioni ("è normale avere o non avere le nausee mattutine? Perché sto avendo delle piccole perdite? Il seno deve fare così male oppure può essere meno dolente?"). Ma, accanto a questi dubbi, iniziano a farsi avanti anche quelli meno portatori di ansia. Per esempio: quando spunterà la pancia? Quando comincerà a vedersi? Quando sarà così tonda da essere innegabilmente un pancione, e non semplicemente la normalissima pancia di tutti i giorni?

Perché diciamolo: mica tutte hanno la pancia piatta. Anzi: sono molte di più le persone con rotoli e pance che si vedono, rispetto a quelle con gil addominali scolpiti. 

In ogni caso, è normale chiederselo. Per diversi motivi: per curiosità; perché si è impazienti di vedere i cambimenti nel corpo; oppure perché si vuole essere certi che non si vedano prima di aver comunicato la notizia agli altri.

Se hai già avuto un figlio, probabilmente la pancia esce prima

I cambiamenti del corpo variano da persona a persona durante una gravidanza, e così anche le modificazioni della pancia. Ci sono però alcune tendenze. Ad esempio, quella relativa al numero di gravidanze: chi ha già partorito uno o più figli, tenderà a mostrare la pancia prima rispetto a chi è alla prima gestazione. Di solito, la pancia comincia ad essere visibile - per la prima gravidanza - intorno ai cinque mesi (chi più chi meno); dalla seconda gravidanza in poi, invece, già dal quarto mese il pancione inizia a spuntare. Questo accade perché gli addominali e i legamenti sono già stati provati dalla prima gravidanza e potrebbero essere meno forti e resistenti. Inoltre, il corpo sa già come comportarsi per fare spazio al feto, e si "accomoda" più facilmente.

In ogni caso, tendenzialmente si parla del secondo trimestre. E ogni pancia si ingrandisce secondo le proprie esigenze: c'è chi la avrà minuta e poco ingombrante (magari anche a causa di un ridotto aumento di peso o per colpa dell nausee mattutine incessanti) e chi avrà un enorme pancione. A stabilire la "normalità" saranno le figure professionali a cui ci si affida, ginecologe e ginecologi, ma anche ostetriche e ostetrici.

Le variabili

A determinare la crescita della pancia sono diversi fattori. Prima di tutto, l'altezza e il peso della persona gravida, ma anche la profondità del pavimento pelvico gioca un ruolo importante (come spiega la dottoressa ostetrica e ginecologa Michele Hakakha a Parents.com. Secondo la medica, chi è più alto tende a mostrare la pancia un po' dopo rispetto a chi è più basso. 

Naturalmente, anche il numero di feti influenza le tempistiche. I gemelli causano un ingrossamento più veloce del pancione, perché fisicamente richiedono più spazio.

 

Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale.

 
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Le migliori mussole per neonato

Venerdì, 25 Febbraio 2022 13:31

Un po' nella valigia del parto, un po' a casa: di mussole per neonato non ce n'è mai abbastanza. Questi panni in cotone apparentemente semplici e inutili hanno moltissime funzioni e tornano sempre molto utili ai neogenitori alle prese con un bebè.

Probabilmente chi è al primo figlio non le conosce ancora, ma si tratta di uno di quegli accessori insostituibili per la puericoltura, di cui avresti voluto sapere prima dell'esistenza. Ecco dunque un articolo esaustivo che spiega cos'è una mussola per bebè, come si utilizza e quali sono le migliori da acquistare.

La mussola: cos'è

La mussola è un nome meno usuale per indicare un rettangolo di stoffa particolarmente leggera, solitamente in cotone o in altro tessuto naturale, che ricorda una garza e ha una trama molto fine. Essendo morbida, sottile e molto assorbente, i genitori che si occupano di un neonato la trovano particolarmente versatile e comoda.

Essendo traspirante e naturale, poi, è indicata per avvolgere i bebè o tamponare la pelle, senza richiare reazioni allergiche e dermatiti.

I diversi utilizzi delle mussole

Il primo utilizzo, quello più immediato, è come tessuto per asciugare le perdite: rigurgiti, sudore, acqua rovesciata sulla pelle... Essendo di fatto una garza, infatti, la mussola per neonato ha un'alta assorbenza.

La si può poi usare durante il cambio del pannolino, sia per pulire il bebè sia per coprire la superficie, oppure dopo il bagnetto, ma anche durante l'allattamento e il ruttino. In questo caso, il consiglio è quello di appoggiare la mussola sotto al seno in estate, per assorbire il sudore, oppure sulla testa del bambino quando non si vuole mostrare il seno e, ancora, al momento del rutto per raccogliere l'eventuale rigurgito.

Le mussole, infine, sono comode per fasciare il bebè attraverso la tecnica dello swaddling.

Le migliori mussole da acquistare

Questa mussola è 80x80cmQuesta mussola è 80x80cmQuesta mussola è 80x80cm, quindi molto comoda e versatile. È inoltre in 100% cotone e la confezione contiene 3 pezzi: davvero comoda.

Queste, addirittura, sono certificate Oeko-Tex, in 100% cotone e la confezione ne contiene 5.

Infine, si può scegliere al posto del cotone anche il bambù: le mussole in bambù per neonato sono altrettanto naturali equeste in particolare sono molto utili se cercate uno scampolo più grande. La dimensione, infatti, è 120x120cm.

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Dobbiamo parlare della salute mentale dei nostri bambini

Giovedì, 24 Febbraio 2022 13:58

Più di 1 adolescente su 7 tra i 10 e i 19 anni convive con un disturbo mentale diagnosticato. Di loro, 89 milioni sono ragazzi, mentre i restanti 77 milioni sono ragazze. Si pensa sempre allo stress, all'ansia, alla depressione e alle condizioni più serie come a qualcosa di esclusivamente adulto, eppure fanno parte anche dell'infanzia e dell’adolescenza. In particolare ansia e depressione: questi disturbi rappresentano, secondo i numeri diffusi da Unicef, il 40% dei disturbi mentali con diagnosi. 

A questi dati più generali dobbiamo però affiancare, inevitabilmente, quelli più legati alla contingenza: la pandemia — con la paura, i lockdown, la didattica a distanza, il distanziamento e le incertezze — ha portato con sé un aumento dei disturbi mentali tra i bambini e gli adolescenti. Lo notano le scuole (con un incremento delle richieste agli sportelli d’aiuto), e lo mettono in luce soprattutto le ricerche scientifiche, come questa pubblicata su European Child & Adolescent Psychiatry che voleva misurare l’impatto del Covid19 sui servizi psichiatrici infantili, o questa condotta dalla dottoressa Chiara Davico e pubblicata in Frontiers in Psychiatry, Psychological Impact of the COVID-19 Pandemic on Adults and Their Children in Italy, per misurare le conseguenze italiane. Gli studi sono articolati e lunghi, ma se vogliamo sintetizzare i risultati possiamo affermare che gli effetti più evidenti sono l’aumento degli episodi di autolesionismo, di cyberbullismo e di ansia forte, le diagnosi di disturbo da stress post traumatico e i casi di disturbi del comportamento alimentare.

A pagarne le conseguenze non sono solo le famiglie, ma la società tutta a partire dalla scuola. Ci siamo ritrovati, in qualche modo, a raccogliere i pezzi in cui la pandemia ha lasciato i nostri figli e figlie.

Come fare quindi per non provocare ulteriori danni e per fare davvero del bene ai bambini e alle bambine, ai preadolescenti e agli adolescenti? Il primo passo è di certo il riconoscimento della situazione, e se qualcosa di buono la pandemia ha portato è proprio la consapevolezza attorno alla salute mentale. Ora, quantomeno, sappiamo quanto questa sia importante, tanto quella fisica.

Dopodiché, a dare qualche consiglio per supportare il benessere fisico e mentale dei bambini e delle bambine in questo post-pandemia sono diversi esperti. Ad esempio Pasquale Musso, docente di Psicologia dello sviluppo all’Università degli Studi di Bari, in un’intervista rilasciata a Uppa parla di come sia importante tornare ad una nuova condizione di ordinarietà routinaria, in cui si possano coltivare appieno le relazioni significative (non solo quelle familiari, ma quelle comunitarie) e sperimentare attività che diano soddisfazione. Anche concedere autonomia cognitiva ed emotiva agli adolescenti è consigliato.

Altri cinque suggerimenti li fornisce in un’intervista con la BBC Lyndsey Baxter, rappresentante di Place2Be e consulente presso la Seascape Primary School di Peterlee. 

Secondo l’esperta, al primo posto sta l’ascolto delle speranze dei bambini, ai quali possiamo chiedere quali siano i loro sogni e i loro obiettivi, in modo da spronarli a guardare al post-pandemia con occhi speranzosi e propositivi, incoraggiandoli.

Insegnare la resilienza è il secondo consiglio. Le nostre bambine e i nostri bambini hanno accusato molto la pandemia, non potendo vedere i propri amici, saltando scuola, non facendo ciò che amano. Stargli accanto significa mostrare loro come possono uscire dallo stallo e dalle situazioni negative, non solo resistendo ma anche mostrando come fare di più.

 

Essere da esempio, poi, è essenziale: i bambini e gli adolescenti prima di tutto guardano agli adulti, imitandoli e imparando da ciò che vedono. Se i genitori si mostrano capaci di rispondere alla pandemia e alle situazioni con calma e sicurezza, se dimostrano per prima resilienza, i bambini avranno degli strumenti in più per affrontare tutto.

Quarto consiglio: aiutare i bambini nelle novità, accompagnandoli in questa nuova normalità. Anche provando qualcosa di davvero nuovo, mai fatto prima. Sembra insignificante, ma cucinare una nuova torta, imparare a sciare o provare a ricamare sono attività semplici che mostrano tuttavia potenzialità che non credevamo di avere.

Infine, importantissimo è trovare dello spazio per il dialogo. Parlare significa connettere con i bambini, ascoltando ciò che provano davvero e affrontando così, con i giusti mezzi, la situazione.

Accanto a tutto questo, essenziale è poi il supporto professionale. Il consiglio è quello di rivolgersi sempre a una o uno psicologo, psichiatra o psicoterapeuta, non solo nei casi di problemi conclamati: la terapia è sempre utile e spesso necessaria per stare davvero bene, arrivando anche a diagnosi inaspettate che possono fare paura, ma che è meglio mettere sul tavolo.

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