La scuola più ecosostenibile del mondo
Giovedì, 26 Luglio 2018 14:55Si trova a Bali (e già possiamo immaginare il verde che la attornia) ed è bellissima. E questa sua bellezza viene da una caratteristica ben precisa: dal rispetto per la natura che attornia ogni cosa e che viene trasmesso agli studenti in maniera concreta ed educativamente perfetta.
La scuola più ecosostenibile del mondo: a Bali ecco l’istituto scolastico più verde del mondo nel quale l’insegnamento passa anche dall’ecologia
Integrità, responsabilità, empatia, sostenibilità, pace, equità, comunità e fiducia: sono questi i pilastri che tengono in piedi la Bali Green School e che caratterizzano il programma educativo di questa scuola nel cuore dell’Indonesia, nata nel 2008 e da allora punto di riferimento per tutte le scuole che vogliono votarsi alla sostenibilità. Sul loro sito si legge chiaramente: “Noi crediamo in tre semplici regole a cui sottosta ogni decisione: essere “local”, lasciare che l’ambiente sia la nostra guida ed essere consapevoli di quanto le nostre scelte influiranno sulla vita dei nostri nipoti”.
La scuola è stata fondata nel 2008 dal milionario canadese John Hardy, un personaggio tutto particolare che crede fermamente nel potere dell’ecologia. Secondo lui essere verdi crea un circolo virtuoso super positivo, e educare i bambini alla sostenibilità e all’ecologia fin da piccoli significa crescere i futuri leader-verdi, i futuri leader che cambieranno il mondo grazie all’amore per l’ecologia e grazie alla consapevolezza delle conseguenze delle azioni dell’uomo sul nostro pianeta.
Guardando la scuola si capisce già quanto sia avanti, bella e spettacolare: bambini che scorrazzano, ambienti aperti, la natura integrata, lezioni all’aperto, classi nelle quali si “fa”, materiali super naturali…
Nella scuola non ci sono muri, i pavimenti sono coperti da comode stuoie, tavoli e mobili sono in legno e bambù, così come tutta la scuola intera. L’energia è presa da fonti rinnovabili (come il solare, la stazione di compostaggio il sistema di raccolta di acqua piovana) e tutto il cibo della mensa proviene dall’orto biologico in giardino, che viene coltivato dagli stessi ragazzi.
La scuola cerca di essere al 100% sostenibile e questo intento lo trasmette ai ragazzi (circa 400, provenienti da tutto il mondo, che la frequentano dall’asilo nido fino alle superiori), ai quali viene insegnato come essere sostenibili a loro volta, un insegnamento che sfruttano poi nella vita e non solo a scuola.
La missione dunque è quella di integrare a scuola una vera cultura della sostenibilità attraverso un cambiamento che possa variare tanto le abitudini dei ragazzi e di chi vive la scuola quanto la salute del nostro pianeta. Tutto a scuola (l’insegnamento, il gioco e le attività) è svolto pensando a questo: all’impatto di ogni azione e di ogni dettaglio.
Accanto a questo naturalmente la scuola tenta di integrare le maestranze e le realtà territoriali, per creare una rete di pensiero più diffusa e strutturata.
Per quanto riguarda la scuola, oltre alle classiche materie ai bambini viene insegnato concretamente facendo, ascoltando, discutendo e facendo esperienza della vita vera. I bambini e i ragazzi raccolgono i rifiuti, raccolgono l’acqua piovana, coltivano l’orto. E poi gli viene chiesto, sempre, di provare a immaginare il futuro, progettando nuovi sistemi, nuovi oggetti, nuovi programmi. Quattro anni fa, addirittura, un gruppo di studenti è riuscito a creare un motore per l’autobus della scuola, che da quel momento (insieme ad altri 3 autobus) viaggia con un bio-diesel riciclato utilizzando gli scarti degli oli della cucina della scuola e dei ristoranti circostanti (che raccolgono tutti insieme ogni mercoledì pomeriggio). Nel 2013, poi, due studentesse di 10 e 12 anni hanno organizzato una protesta contro l’utilizzo delle borsine di plastica, una protesta così seguita e partecipata da avere fatto guadagnare alle due sorelle un posto in “Forbes”, tra le 100 donne più influenti dell’anno.
Sono solo due esempi per fare capire come effettivamente l’educazione all’ecologia possa fare miracoli e possa essere la base concreta e solida per la crescita di adulti consapevoli, impegnati e rispettosi della natura. Perché dunque non provare anche noi, nel nostro piccolo, a rendere più sostenibile la nostra vita coinvolgendo anche i bambini in prima persona? Il risultato è stupefacente.
Giulia Mandrino
(Photo credit: Facebook)
Sì, anche i maschi possono portare i capelli lunghi
Giovedì, 26 Luglio 2018 09:25La moda è moda, è passeggera, e passa anche dai capelli. Ma a quanto pare non riusciamo ancora a superare lo schema mentale capelli lunghi-donna, capelli corti-uomo. O meglio: riusciamo a superare quello relativo alle donne con i capelli corti, bellissime e finalmente libere di sfoggiare qualsiasi taglio di capelli (e colore!) passi loro per la testa (anche il grigio, finalmente, che non significa affatto “vecchiaia”). Ciò a cui rimaniamo ancorati è ancora l’idea (sbagliata) che l’uomo debba per forza portare i capelli corti e che portandoli lunghi debba per forza venire etichettato come non serio, infantile o eccessivamente modaiolo.
Il femminismo passa anche da questo: non solo dalla difesa dell’indipendenza e della libertà delle donne, ma attraverso l’uguaglianza di tutti, uomini compresi.
Sì, anche i maschi possono portare i capelli lunghi: perché la libertà d’espressione deve passare anche dai capelli dei nostri maschi
Se seguite Selvaggia Lucarelli sui social probabilmente saprete quanto viene inutilmente attaccata (a sproposito e in maniera pure cattiva) per i capelli di suo figlio. Esatto, di suo figlio, nemmeno i suoi. Suo figlio Leon ha deciso infatti, da tempo immemore, di portare i capelli lunghi. E via di epiteti e stereotipi: “E che è, una femminuccia?”. “Ma ci vede sotto a quel frangione?”. “Ma non è ora di tagliargli i capelli ora che sta diventando grande?”.
E questo è solo un esempio. Nella nostra cultura quotidiana sembra che agli uomini e ai maschi non sia permesso portare i capelli lunghi. Per non parlare della coda (di cavallo, a cipolla, mezza coda…): guai all’uomo che si permette di sfoggiare questa acconciatura prettamente femminile! Ma ragazzi, pensiamoci: è solo un fatto culturale. È solo questione di gusti. E come un uomo più si permetterebbe (ce lo auguriamo!) di dire: “Fatti crescere i capelli che così sembri un maschio”, così anche noi dovremmo superare la nostra idea mentale e aprirci alla bellezza dell’espressività fisica in tutte le sue forme, anche da parte dei maschi.
Certo, dall’altra parte poi ci sono alcuni esemplari d’uomo che fanno eccezione e che, anzi, vengono esaltati se portano i capelli lunghi. Parliamo dei sex symbol come Jason Momoa, Damiano dei Maneskin, Johnny Depp, Kurt Cobain e compagnia bella.
Ma perché solo un uomo muscoloso, che lavora nella moda o che è abbastanza famoso da non curarsi dei giudizi può portare i capelli lunghi, nella nostra società? Come l’abbigliamento, anche la capigliatura è una modalità attraverso sui esprimiamo noi stessi.
Se ci pensiamo, poi, sono ancora molte le culture nel mondo nelle quali gli uomini si fanno crescere i capelli perché per loro hanno un significato profondo (pensiamo agli ebrei, ai Sikh, ai nativi americani, ai neozelandesi…). E la nostra storia è piena di mille altri esempi, anche in Occidente. Per molte culture tagliare i capelli significa tagliare la propria forza o i propri pregi (un esempio su tutti: Sansone).
Ma anche se fosse solo un fatto estetico, una scelta personale di gusto senza significati profondi, non ci sarebbe alcun male. Il male c’è laddove questa scelta venga giudicata, derisa o scoraggiata solo perché lontana dai canoni.
Quando i nostri figli, dunque, ci chiederanno di poter portare i capelli lunghi, non neghiamogli questa opportunità (e non pensiamo solo che siano da “femminuccia”: non lo sono). Lo sappiamo, magari a livello di gusto non vi piacciono… Così come ad altri non piacciono i capelli rasati o quel taglio che va tanto di moda a scuola perché il calciatore di turno l’ha sfoggiato in Champion’s League. Quello è un altro discorso, ma dobbiamo in ogni caso (lunghi o corti che siano) ricordarci di una cosa: sembreranno frivolezze ma i tagli di capelli sono uno dei tanti modi in cui i nostri bambini si esprimono, si scoprono e scoprono il mondo, indagando i propri gusti e quelli degli altri, identificandosi con qualcuno che ammirano (in famiglia, in tivù, nello sport…) e costruendo pian piano la propria persona, andando anche per tentativi.
Siamo quindi femministe fino in fondo e rispettiamo i nostri ideali non imponendo ai nostri bambini ciò che vorremmo noi ma tentando di supportarli anche in queste scelte che sembrerebbero solo estetiche ma che nascondono altri livelli più significativi.
Giulia Mandrino
Se i genitori non hanno paura dei social network
Giovedì, 26 Luglio 2018 07:32Vi abbiamo parlato proprio recentemente di cosa fare per proteggere i nostri bambini dai pericoli di internet. In questi giorni tuttavia è circolata una utilissima comunicazione dell’Osservatorio MyEdu sulla didattica digitale che ci impone una nuova riflessione: come possono quelle linee guida venire seguite se i genitori per primi non si preoccupano dei pericoli di internet?
I risultati dell’osservatorio parlano infatti chiaro: solo 1 genitore su 10 è preoccupato dai social network e dai rischi ed essi collegati. E questo significa zero supervisione.
Se i genitori non hanno paura dei social network: i risultato dell’Osservatorio MyEdu sulla didattica digitale parlano di un solo genitore su 10 preoccupato dai pericoli di internet
MyEdu, progetto di FME Education, è una risorsa molto importante che offre strumenti educativi e divertenti, giochi digitali, percorsi multimediali tra le materie e laboratori didattici per sfruttare al meglio a casa e a scuola i vantaggi del mondo digitale.
L’Osservatorio di MyEdu sulla didattica digitale condotto da FME Education è un appuntamento annuale per indagare il rapporto di genitori e ragazzi con il mondo di internet e del digitale, un mondo ormai correlato e strettamente connesso a quello reale. È infatti innegabile: ormai senza internet nessuno fa più nulla. E i nostri bambini sono nativi digitali: questo significa che è il loro pane quotidiano.
Dall’osservatorio esce chiaramente che i ragazzi sono molto più connessi dei genitori, ma soprattutto che la supervisione latita moltissimo. Se quindi da un lato sembra che ci sia molta paura nei confronti dei social network, dall’altro la realtà quotidiana smentisce questa tendenza.
MyEdu ha analizzato un campione di 9000 genitori di studenti delle scuole dell’obbligo italiane durante l’anno scolastico 2017/2018. Ne è uscito che il 5% dei genitori si connette solo poche volte al mese, mentre il 75% è connesso quotidianamente. Di questi, il 72% dei genitori è solito accompagnare i bambini nel web. Ma dall’altra parte il 47% dei ragazzi sa accedere e accede in internet in totale autonomia (la maggior parte delle volte per guardare video, cartoni animati e giocare online).
L’autonomia i bambini la acquisiscono crescendo, salendo di classe, e i dati lo confermano: se nella primaria è il 23% dei bambini ad accedere al web autonomamente, il terzo anno della secondaria è l’84%.
E per quanto riguarda le paure dei genitori? Il 43% delle mamme e dei papà è preoccupato che i figli accedano, anche per sbaglio, a contenuti inadeguati, ma solo il 9% di loro (ed è questo il dato che ci allarma più di tutti) è consapevole (e quindi impaurito da essi) dei pericoli dei social network (come, ad esempio, il cyber bullismo). E nemmeno le fake news, una piaga del nostro tempo, sembrano preoccupare la mamme e i papà. Ciò che più spaventa sono più i malintenzionati che potrebbero mettersi in contatto con i ragazzi (lo teme il 36% dei genitori).
Ciò che invece ci piace è la tendenza dei genitori a sfruttare il web in maniera intelligente e cioè cercando di utilizzare sempre più spesso le risorse educative che questo offre, come ad esempio l’insegnamento dell’inglese. 4 genitori su 10 infatti spingono i bambini a cercare un supporto online per migliorare la lingua straniera. Al secondo posto la matematica e al terzo l’italiano.
Non è un caso quindi se i genitori abbiano risposto alla domanda “Cosa vi potrebbe essere utile per seguire i figli al meglio nello studio?” con “Portali online e app didattiche”. Ormai ce ne sono moltissime con attività interattive, video lezioni e giochi didattici e un aspetto positivo di questi portali e di queste app è che, la maggior parte della volte, sono ambienti sicuri e protetti, chiusi, nei quali i nostri figli possono navigare senza pericolo.
Giulia Mandrino
Saporiti, naturali e super proteici: i ceci tostati al forno ormai sono diventati una ricetta cult in casa nostra. Si preparano davvero velocemente (spesso mentre i bimbi fanno i compiti) e sono così deliziosi che uno tira l'altro. Facendoli in casa possiamo controllare la quantità di sale e olio che utilizziamo e di conseguenza renderli più sani di quelli che si trovano nei supermercati (anche se in realtà sono abbastanza rari da trovare).
Ceci tostati al forno: la merenda proteica che fa venire l'acquolina in bocca
Possiamo chiamarla acqua vitale o acqua aromatizzata. Il concetto non cambia: lasciare in infusione alcuni benefici ingredienti nella nostra acqua rende la bevanda più dissetante, più gustosa e quindi golosa e più ricca di benefici. Questa è per noi deliziosa, freschissima e super golosa anche per i bambini, che amano cocco e menta!
Acqua aromatizzata al cocco, menta e limone: come preparare l'acqua benefica aromatizzata per l'estate
Come superare le scuse per non fare sport: 6 idee
Mercoledì, 25 Luglio 2018 13:30Tutti ogni tanto ci proviamo, chi più chi meno. Ma quando il “più” supera il “meno” allora la situazione diventa davvero spiacevole. Parliamo delle scuse per rimandare l’attività fisica: se queste prendono il sopravvento, allora le conseguenze (negative) sono moltissime. Non staremo qui ad elencare i motivi per i quali è quanto mai benefico fare sport (almeno due o tre volte a settimana): quelli sono chiari e li sanno ormai tutti. No, oggi parleremo delle scuse più comuni che ci portano a rimandare sempre rendendoci dei pigroni allergici allo sport.
Non preoccupatevi, tutti più o meno, come dicevamo, usiamo queste scuse. Il problema è queste scuse non sono scuse, non sono credibili, perché stiamo mentendo agli altri ma sopratutto a noi stessi.
Come superare le scuse per non fare sport: 6 idee per essere sinceri con noi stessi e abbracciare una vita attiva
Lo sport è troppo costoso
È vero, certi abbonamenti in palestra o in piscina o certi corsi specifici costano abbastanza, e spesso è dura inserire questo budget nel bilancio mensile. Ma guardiamoci in faccia: sapete quanti sport assolutamente gratuiti e altrettanto benefici esistono? La camminata, la corsa, la bicicletta, lo yoga a casa…
La sera arrivo troppo stanco dal lavoro
E allora vacci la mattina, a camminare, a correre, a nuotare. O, al contrario, se la mattina fatichi ad alzarti, prenditi un’oretta dopo il lavoro, oppure in pausa pranzo. Nessuno impone un orario: devi semplicemente trovare il tuo, quello nel quale ti senti più energico.
Non mi piace allenarmi
È solo perché non hai ancora trovato lo sport adatto a te. E non parliamo di quello in cui sei bravo: magari sei un campione di nuoto ma le vasche ti sembrano noiose e tutte uguali e alla fine ti secca moltissimo andare in piscina. Il bello è che non esistono solo i canonici sport ma ce ne sono migliaia: magari il tuo è la danza (che non si comincia solo da bambini! Ci sono moltissime scuole che tengono corsi per adulti), lo scherma, lo yoga, il calcio, il kung fu, la mountain bike, la camminata veloce (con tanta bella musica in cuffia)…
E come faccio con i bambini?
Non prendere tempo per se stessi è decisamente negativo. Soprattutto quando si tratta di sport e benessere. Siamo certi che nella maggior parte dei casi partner e nonni possono badare ai bimbi per mezz’oretta. Ma in ogni caso la soluzione, anche quando abbiamo con noi i bimbi, c’è: basta portarli con noi. Se facciamo running ci sono passeggini apposta, se camminiamo possiamo portarli con noi, se ci piace la montagna possiamo metterli negli appositi zaini, se ci piace la piscina possiamo andarci insieme e frequentare corsi per bambini e per adulti durante la stessa ora… I benefici in questo caso non saranno solo nostri, ma anche loro, perché li abitueremo fin da subito alla bellezza e al benessere dell’attività fisica.
Non mi piace andare in palestra da sola
Beh, il bello della palestra è che è piena di gente. Magari i primi giorni sì, sarai da sola, ma ti accorgerai presto che nei tuoi orari c’è molta gente che continui a vedere, e una chiacchiera tira l’altra.
Fa troppo caldo/freddo fuori
La scusa per eccellenza per chi fa sport all’aperto, come la camminata, la corsa o la bici. Per il caldo basta indossare abiti leggeri e traspiranti, tecnici, indossare un cappellino leggero e la protezione solare, portando con sé tanta acqua e sali minerali. Per il freddo, beh, basta coprirsi, e anche qui è necessario utilizzare tessuti tecnici. Perché dopo un paio di minuti il freddo sparirà e con lui anche le nostre scuse!
Giulia Mandrino
Le parole di Jennifer Garner sul divorzio, una forza per tutte noi
Mercoledì, 25 Luglio 2018 08:23Una separazione è una separazione. Un divorzio è un divorzio. Chi ci sta passando o ci è passato attraverso sa della sofferenza e degli sforzi che una situazione del genere porta con sé, soprattutto quando ci sono bambini nel mezzo. Proteggerli, farli sentire al sicuro e assicurargli sempre stabilità è il primo pensiero.
Pensate quindi se questo divorzio fosse amplificato. Se la vostra vita fosse sempre sulla bocca di tutti (e non solo dei pettegoli del paese), sulla copertina dei tabloid e tra le notizie in tivù. Allo stress aggiungi stress, sofferenza e timore per i figli.
Lo sa bene Jennifer Garner, tra le attrici più amate, che s’è vista in questi anni comparire e scomparire dalle pagine delle riviste e dei giornali con le storie (più o meno vere) della sua separazione dal marito Ben Affleck.
Il mese scorso, ospite di una trasmissione americana, ha parlato proprio di questo, e le sue parole ci hanno molto colpito, perché per quanto lontana la sua situazione (non tutte siamo attrici famose e riconosciute, no?) ciò che ha detto è applicabile a tutte noi, a tutte le nostre famiglie. E la sua forza mista a dolcezza può essere un esempio e uno spunto per farsi coraggio. La solidarietà femminile passa anche da questo e avere come esempio donne forti e speciali è una bellissima cosa.
Le parole di Jennifer Garner sul divorzio, una forza per tutte noi: l’attrice ha parlato della sua separazione con Ben Affleck e il suo discorso può dare forza a chi sta affrontando una separazione
“Per un decennio buono avevamo fuori casa cinque o dieci macchine, addirittura quindici o venti nel weekend, con i paparazzi. Se ci ripenso sento fortissimo lo stress. E mi viene da piangere”: Jennifer Garner in un’intervista a Sunday Morning sulla CBS ha parlato così della sua vita, rivelando i retroscena di una vita patinata che in molte probabilmente le invidiano, senza sapere cosa significa davvero essere sempre al centro dell’attenzione.
L’attrice non era sotto i riflettori solo per la sua bellezza o la sua bravura, d’altronde, ma soprattutto per la storia d’amore con il collega Ben Affleck. Una coppia d’oro, da sogno, che per 10 anni ha fatto sognare, fino alla separazione nel 2015. Mettiamoci un attimo nei loro panni: quanto può essere stressante essere costantemente osservati e giudicati da buona parte del mondo? Certamente dev’essere estenuante. Non solo a livello personale, ma anche di coppia. E se come in ogni coppia sorgono problemi inconciliabili, allora il processo di separazione diventa ancora più faticoso, stressante e deleterio in una situazione del genere.
“I tuoi fan sono ancora ossessionati dalla tua vita privata”, ha cominciato l’intervistatore. “Ma com’è stato per te affrontare il divorzio e vedere spiattellato tutto su ogni copertina?”. Una domanda molto seria e personale alla quale la Garner non si è sottratta.
“Ciò che credo di aver imparato è che avere questo tipo di attenzione sulla tua vita pone sempre pressione. Voglio dire: quando sei fidanzata vuoi sposarti subito, perché pensi che questo possa stoppare tutta la curiosità. E vale lo stesso al contrario. Anche se non ci sono problemi, se i tabloid decidono che ci sono problemi, i problemi si creano. Ma anche se spesso mi dicono ‘dev’essere stata dura affrontare tutto questo pubblicamente’ mi vien da dire “No, ciò che è stato difficile è stato affrontare tutto questo, punto”.
E no, lei nemmeno li guarda i tabloid. “Ho dovuto essere perentoria con me stessa: non è salutare, non fa bene guardare queste fotografie scattate dai paparazzi. Alla mattina puoi fare due cose: preparare la colazione e il pranzo per la scuola dei bambini o farti bella per i paparazzi. E io so benissimo cosa fare!”.
È vero, l’abbiamo sempre visto: Jennifer Garner e Ben Affleck hanno sempre messo prima di tutto i loro bambini (Violet, Seraphina e Samuel) e non si sono mai curati dei paparazzi. Eppure i paparazzi hanno continuato a stare loro addosso e probabilmente continueranno a farlo. Ma l’attrice ci dà una bellissima lezione: non importa quanto sia stressante la tua vita, non importa quanto grandi siano i problemi. Bisogna affrontarli, bisogna essere coerenti con se stessi, bisogna anche cercare di stare bene con se stessi durante i periodi cattivi.
Soprattutto, ci insegna che sta a noi decidere. Non alla pressione esterna. Sta a noi decidere in ogni situazione, bella o brutta che sia. Nessuno ci può dire chi sposare o quando è il momento di fare il grande passo così come nessuno ci può spingere al divorzio, nessuno ci può lasciare impantanate in un matrimonio finito e nessuno può giudicare la nostra vita. Perché è nostra e abbiamo il diritto e il dovere di viverla a modo nostro. Facciamo come Jennifer Garner: evitiamo (metaforicamente) di leggere i tabloid che ci hanno messo in copertina e seguiamo il nostro cuore.
Giulia Mandrino
Oltre alla pasta fatta in casa c'è un'altra ricetta che stuzzica la nostra creatività e che è decisamente più semplice di quanto si creda. Parliamo degli gnocchi, divertentissimi da fare in casa con i bambini (hanno solo tre ingredienti quindi sono super facili!), tradizionali e fantasiosi, dal momento che utilizzando le patate viola possiamo renderli colorati come piacciono ai più piccoli! E poi sono deliziosi, anche semplicemente con dell'olio evo e pecorino o con un sugo di zucchine saltate in padella.
Gnocchi viola: gli gnocchi fatta in casa a partire dalle patate viola
Fare in casa la marmellata è una delle nostre attività preferite, un po' perché ci divertiamo a prepararle con i bambini e un po' perché ci permette di preparare marmellate che siano più sane e meno zuccherate di quelle confezionate.
Questa ricetta è così semplice e benefica (alla frutta aggiungiamo i semi di chia!) da essere diventata ormai un must nella nostra cucina e le mattine d'estate s'impreziosiscono con la nostra chia jam spalmata su delle semplici fette biscottate integrali ai cereali.
Chia Jam: la ricetta della marmellata fatta in casa con frutta e semi di chia
L’empatia, una materia da insegnare a scuola
Martedì, 24 Luglio 2018 07:20Negli ultimi anni “empatia” è un sostantivo che è entrato moltissimo nel parlare comune. E noi ne siamo contente, perché significa che c’è una sempre maggiore attenzione nei confronti di questo atteggiamento e sentimento che ci permette di vivere la vita non distaccandoci dagli altri, ma sentendo le emozioni di tutti. Un atteggiamento, questo, che non è utile solo perché fa sì che siamo più altruisti, ma che torna a beneficio della nostra persona nella sua interezza, a livello personale e a livello sociale.
Negli ultimi anni, però, si è anche assistito ad una tendenza contraria, e se qualcuna di voi ha amiche maestre probabilmente l’ha sentito direttamente dalla loro bocca: la scuola si trova infatti a dover insegnare sempre più spesso ai bambini le emozioni poiché a casa queste non vengono più affrontate. Cosa significa? Significa che i nostri figli hanno bisogno di tornare a fare i conti con i loro sentimenti, sia a casa sia a scuola, perché evitare di parlarne, di affrontarli e di comprenderli è davvero deleterio. Tra questi sentimenti certamente sta l’empatia, che sta alla base delle relazioni sociali funzionali ed armoniche e che è la base per capire le emozioni in toto.
L’empatia, una materia da insegnare a scuola: in Danimarca l’empatia è una materia che i bambini imparano per vivere più felici e sereni
Come spesso accade, l’esempio arriva dalle scuole nordiche. Stavolta parliamo della Danimarca, che nelle sue scuole insegna ai bambini l’empatia. Quando? Durante l’ora di classe, la “Klassen tid”, un’ora che dal 1990 è inserita dal governo nel curriculum ufficiale delle scuole. Tutte le scuole, insomma, hanno nel loro programma un’ora settimanale nella quale al centro dell’attenzione c’è la classe.
Durante la Klassen Tid i bambini imparano dunque, attraverso il dialogo e alcune attività ad hoc, cosa sia l’empatia, ovvero la capacità di capire lo stato d’animo altrui, di mettersi nei suoi panni e di stabilire rapporti più profondi e sinceri. Lo fanno attraverso la concretezza e non solo studiando cosa sia questo concetto, poiché l’ora di classe è fatta proprio per parlare, esternare i problemi, dialogare svelando informazioni personali, esprimersi, rivelare le proprie paure…
La condivisione, quindi, spinge i bambini in primo luogo all’ascolto e parlando in prima persona dei loro problemi capiscono che tutti proviamo qualcosa. È un circolo virtuoso molto importante.
Spesso durante l’ora di classe si cucina qualcosa tutti insieme. Si entra così in uno stato d’animo confortevole, ci si sente a proprio agio, ci si lascia andare, dopodiché si comincia a trattare i problemi tutti insieme. Pian piano si crea un ambiente molto stimolante, sicuro e sereno nel quale tutti sanno di poter trovare conforto e aiuto. In quest’ora prevalgono la solidarietà e lo spirito di gruppo e l’empatia nasce in maniera molto naturale, perché quando tutti sono coinvolti il sentire l’altro diventa più semplice.
Tutto questo non è fine a se stesso ma ha risvolti positivissimi sui bambini, che possono fare tesoro di questo insegnamento sfruttandolo durante tutta la vita. Abituarsi a entrare in contatto con gli altri sviluppando empatia è preziosissimo, soprattutto in una società come la nostra nella quale l’individualismo è sempre più osannato e nel quale ego e narcisismo la fanno da padroni. Ma non solo a livello di “altruismo”, come dicevamo prima. L’empatia non è utile solo perché così “si diventa persone buone” (anche se è verissimo!). È utile anche a livello personale poiché l’empatia può diventare essenziale in moltissimi campi della vita: in famiglia, sul lavoro, nella carriera scolastica…
Empatia è infatti scambio. E lo scambio è fondamentale per la vita. Così come per lo sviluppo naturale del rispetto: come si fa a crescere rispettosi se non si pensa alle conseguenze che le nostre azioni hanno sull’altro? Come si fanno a rispettare gli altri e i loro diritti se il loro sentire non ci sfiora?
Insegnare l’empatia dovrebbe quindi essere tradizione di tutte le scuole, in tutto il mondo, anche in Italia. Le si potrebbe dedicare un’ora a settimana come in Danimarca, sfruttando poi gli strumenti che la scuola ci dà: un giardino, un circle-time, una cucina, un laboratorio… L’importante sono il dialogo e la creazione di un ambiente sicuro nel quale tutti possano esprimersi e calarsi nei sentimenti dei propri compagni con rispetto, coinvolgimento e serietà.
Giulia Mandrino