Cos'è la medicina preventiva

La manifestazione fisica di un organismo, ovvero il fenotipo, è il risultato dell’interazione fra fattori genetici ed ambientali. Questo significa che il nostro patrimonio genetico determina solo in parte quello che siamo, e più la caratteristica che analizziamo è complessa, più aumenta la difficoltà nel valutare quanto il contributo genetico sia importante. Noi siamo il risultato della interazione fra i nostri geni, che dialogano fra loro in maniera complessa e ancora in parte sconosciuta, ed i fattori ambientali. Nell'ambiente rientrano, l'alimentazione, l'esposizione al fumo, la sedentarietà, la permanenza in un ambiente a elevato tasso di inquinamento o il livello di igiene in un'abitazione.

E’ ormai noto che le abitudini di vita hanno un effetto determinante sul buon funzionamento dell’organismo e sul benessere dell'individuo. Tra le abitudini di vita, quelle che esercitano il maggiore effetto sono le abitudini alimentari. Una corretta alimentazione infatti fornisce le sostanze che permettono all'organismo di crescere e di funzionare in modo ottimale. Negli ultimi anni, lo studio di queste interazioni ha dato origine ad un nuovo ed importante settore della ricerca scientifica, la Nutrigenetica. La conoscenza della propria costituzione genetica rappresenta quindi uno strumento innovativo in grado di orientare la scelta dello stile di vita e dell’alimentazione più corretti.

Molta della ricerca in Nutrigenetica è indirizzata alla identificazione di polimorfismi associati allo sviluppo di patologie, come i tumori, le malattie metaboliche e cardiovascolari, in relazione a particolari stili di vita o abitudini alimentari. Il rischio genetico verso una determinata patologia non comporta il reale sviluppo della patologia stessa; quando però al rischio genetico si associa un “rischio ambientale” le probabilità aumentano fortemente.

Nella situazione opposta, un forte rischio ambientale può essere compensato da un profilo genetico protettivo. Le caratteristiche genetiche individuali (rischio genetico) sono quindi importanti nel determinare la sensibilità ad un rischio ambientale.

La grande differenza tra fattori di rischio genetici e ambientali è che i primi sono immodificabili, mentre i secondi possono essere modulati in base a scelte personali che coinvolgono lo stile di vita e le abitudini alimentari. L’identificazione di particolari varianti genetiche non deve pertanto essere interpretato come una diagnosi di malattia, ma come un’utile indicazione che ci consente di intervenire sulle abitudini di vita e alimentari per minimizzare il rischio genetico legato all’insorgenza delle patologie.

La Nutrigenetica spiega come ognuno di noi metabolizzi gli alimenti in maniera diversa, tuttavia negli ultimi anni è emerso chiaramente come gli alimenti non servano soltanto come “carburante” per i processi metabolici ma agiscano regolando direttamente l’informazione scritta nel nostro DNA. Questa area della ricerca è chiamata Nutrigenomica. Oggi, mediante un semplice prelievo salivare, è possibile valutare la propria predisposizione a diverse problematiche e capire come l’alimentazione possa incidere su di esse, in una sola parola fare prevenzione.

Dr. Alessio Tosatto
Nutrizionista IMBIO

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