I bambini non fanno capricci (quando dormono)

Lo sapete cosa ho notato di recente? Che tanti, tantissimi (forse troppi) genitori, davanti ai capricci dei propri figli rimangono disarmati. Vedi le loro facce vitree davanti alle urla per un giocattolo, boccheggiano se il loro pargolo si butta per terra per il gelato negato, sudano freddo al solo pensiero di doverlo portare a cena fuori da qualche parte. Non accettano il capriccio, non capiscono o forse non vogliono capire, che i bambini ci sfidano continuamente. Per capire sin dove possono spingersi, per metterci alla prova, per ripicca, perché sono stanchi, perché semplicemente il bambino deve rompere i coglioni per definizione.

I bambini fanno i capricci, motivati o meno, più o meno forti. E a volte il capriccio si esaurisce in pochi minuti, mentre a volte dura mezz’ora. Ma se lo decontestualizziamo, e lo osserviamo in maniera distaccata, resta sempre e comunque un capriccio. E invece noto che la tendenza è quella di voler a tutti i costi cercare una causa (scatenante o meno), quella di voler smontare quel bimbo riducendolo ai minimi termini per vedere “dentro cosa c’è che non va”. E via che si va dallo specialista. Ora, io non voglio entrare nel merito di diagnosi, non sono un medico, non sono una psicologa o una pedagogista, sono semplicemente una mamma, che osserva. E credo, forse sbagliando, che troppo spesso si parta per la crociata “andiamo dallo psicologo!”.

Ora. Sicuramente ci sono bimbi che hanno bisogno di uno specialista, per svariati motivi. Mia figlia per prima ha fatto logopedia, ma invece di dire “adesso tocca a me” diceva “adecco cocca a me” quindi la cosa era un attimino da risolvere. E lo abbiamo risolto in un annetto di terapia. Ma se mia figlia si butta per terra urlando perché vuole mangiare in piedi sul tavolo, io non corro sulle pagine gialle a cercare il numero di uno psicologo. Mia figlia diventa blu, poi viola e volendo anche verde, ma in piedi sul tavolo non mangia nemmeno se scende Gesù Cristo dalla croce! Se mio figlio, che ha 2 anni (e ho detto tutto) decide che ad agosto deve uscire con addosso il maglione di lana con le renne disegnate, o se mi tira dietro una ciotola di plastica perché non gli ho dato un altro cioccolato, io non vado su internet ad iscrivermi al gruppo “mamme disperate, la terapeuta risponde”.

Perché se poi io mi iscrivo, e la terapeuta mi risponde dicendomi che devo rafforzare il mio legame con lui, che devo abbracciare il suo dolore e il suo disagio, prendendomi la sua rabbia come se cogliessi un fiore brutto ma profumato (o cose del genere), il rischio è che io sta terapeuta la cerco e la riempio di sprangate. Perché loro rispondono così, danno consigli e spesso non hanno nemmeno bambini! E non avendo figli non sanno che un figlio ha la capacità di farti partire un embolo nel giro di 3 secondi. Non sanno che un figlio può passare da dottor Jekill a Mr. Hide in 5 minuti, perché i bambini devono prendere le misure, e crescendo devono capire come gestire le emozioni, belle e brutte. Devono capire cosa è giusto e cosa no. Devono semplicemente capire che non tutto si può fare, e che se io ti dico no, è no. Poi te lo posso pure spiegare perché ti dico no, te lo spiego diecimila volte se occorre, ma resta NO.

E il capriccio che a volte parte davanti al nostro divieto, è a mio avviso fisiologico e come tale va gestito. Stessa cosa per tutti quei bimbi catalogati come iperattivi…ora…anche qui alzo le mani, non voglio certo dire che tutte le diagnosi siano errate o inutili. Ma se guardiamo bene bene…noi genitori da soli possiamo provare a trovare una soluzione…con un pò di buon senso. E magari possiamo notare con molta serenità e senza alcun senso di colpa, che in 6 mesi lo abbiamo portato al parco due volte di numero (perché fa freddo, perché lavoro, perché è stato male, perché la macchina era dal meccanico, perché perché perché), e che se quel bimbo dentro casa diventa frenetico come un criceto sulla ruota, forse tutti i torti non li ha e non ce lo deve dire uno specialista. Probabilmente ci fa sentire a posto con la coscienza rivolgerci a uno specialista che per la modica cifra di 99,99 euro si prende al posto nostro la rabbia di quel bimbo incompreso.

Ma forse con quei 99,99 euro a settimana risparmiati, potremmo anche decidere di fare un week end al lago con i nostri bimbi e goderceli…giocare con loro…staccare un pò da tutto e riprendere il contatto con le cose importanti. Tenendo ferma e chiara nella nostra mente una cosa fondamentale: i bambini fanno i capricci, a tutte le età, chi più chi meno, ma li fanno. E se sento dire a una mamma “no sai oggi è nervoso perché mi ha vista che allattavo il fratellino…è geloso…fa i capricci per quello…domani sento la psicologa…” io mi permetto di dire a quella mamma “campa serena e piantala de dì fregnacce!” È nervoso perché allatti il fratello? Se la fa passare!”. Capite bene, non è che dico che il bimbo va ignorato, non va ascoltato o non va capito. Ma santa miseria entro certi limiti…sei nervoso? Vieni da mamma…ti abbraccio, ti faccio le coccole, ti dico che il fratellino deve mangiare…sei ancora nervoso e me tiri addosso 18 macchinine a raffica…ok ti riabbraccio e “mi prendo la tua rabbia” come se non bastasse tutto quello che ho da fare…sei ancora nervoso e provi a soffocare tuo fratello col cuscino? Apposto, ti coccolo ancora…e mi prendo un altro po’ della tua rabbia.

Ma ad un certo punto anche basta e se non ti passa te ne stai lì buono buono a riflettere e la tua rabbia impari anche a gestirla da solo. Senza psicologo, senza che debba arrivare qualcuno a rabbonirti con nuovi giocattoli, dolci o regali. Stai lì e impari che la vita è fatta anche di rinunce,  a 5 anni, così come a 30. Rapportate all’età. Ho visto madri non prendere in braccio e non coccolare i secondi nati per non fare ingelosire i primi…ho visto mamme in corto circuito, cedere ad assurde richieste di bimbi inferociti “perché sennò porello si traumatizza a vita”. Il trauma glielo fate venire voi! Che passate le ore sul web a cercare cause e diagnosi, che comprate mille manuali, e ancora non avete capito che basta un abbraccio, basta fermarsi un attimo…basta solo guardare per 5 minuti il mondo con gli occhi di vostro figlio, provando a ricordare cosa si provava a quell’età…

Cinzia Derosas

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