Dimmi che parto vuoi e ti dirò chi sei

A: “Farai il parto naturale?”

B: “Bè, certo! E’ ovvio! E non chiederò mai l’epidurale, voglio che tutto sia naturale al 100%!”

C: “Sei matta?! Io non ci penso neanche, voglio che mi droghino, di sciropparmi il dolore non ci penso neanche…siamo nel 2015, dobbiamo ancora soffrire per il parto?”

D: “Io partorirò in casa con le mie ostetriche, la mia doula e mio marito, nella vasca, coi petali di fiori, danzando e cantando… In ospedale non mi ci vedranno mai, neanche dipinta!”

E: “Guarda, a me proprio invece di non sapere quando nascerà, di farmi il travaglio e di dover far uscire una testa da là sotto…no no no, scelgo io come e quando, mi farò addormentare, un bel taglio sulla pancia, qualche punto, antidolorifici, e chi si è visto si è visto.”

F: “A me l’unica cosa che interessa è non fare l’induzione. Per il resto...” Idee, desideri, sogni, progetti.

La maternità, insieme al grande ed irripetibile momento della nascita, è un evento che travolge e sconvolge: non saremo più le stesse, la nostra vita cambierà, una nuova creatura prenderà spazio nella nostra casa, nel nostro cuore e nei nostri pensieri quotidiani. Mettere alla luce un figlio, lo sappiamo, passa attraverso l’esperienza dell’ambivalenza: il test è positivo…e mi sento insieme felice e terrorizzata! Porto dentro di me la vita, il mio corpo si trasforma…eppure a tratti mancano le forze, mi dicono che la gravidanza non è una malattia, ma a volte sono così stanca, specie la sera ho tanto bisogno di riposare… Sono felice della mia pancia cresce, ma non mi riconosco più, non so mai cosa mettermi…mi chiedo se il mio compagno mi trovi ancora attraente. Le ultime settimane mi sento enorme, ho tanta voglia di conoscere e finalmente vedere il volto di mio figlio…eppure ho un po’ di paura, il travaglio, le contrazioni, il parto…una nuova vita ci aspetta…che turbine di emozioni! Le montagne russe emotive accompagnano la trasformazione da figlia a madre. Potrei sentirmi tanto strana a volte…eppure capita a tante, tante donne nella mia stessa situazione. Così come a tutte le mamme capita di fantasticare, pianificare o ideare il proprio parto ideale: naturale o cesareo, in ospedale o in casa, in un centro di terzo livello con la terapia intensiva neonatale o in casa maternità, con o senza epidurale, e via dicendo. Di fronte ad un evento tanto importante, penso sia normale porsi delle domande. Come vorrei accogliere il mio bambino? Quali emozioni, sensazioni, circostanze vorrei mi accompagnassero in quel momento? Chi vorrei accanto a me? Cosa mi farebbe sentire sicura? Sogni e progetti circa il momento dell’accoglienza del proprio bambino sulla terra possono aiutarci a capire, ad esempio, in quale direzione muoverci per la scelta del luogo del parto e delle persone che saranno presenti sulla scena: una mamma che desidera il taglio cesareo non andrà certo in cerca di un team ostetrico per l’assistenza del parto in casa, così come la mamma idealmente più affine ad un approccio natural non andrà a partorire nella clinica nota per l’eccessiva medicalizzazione del parto. Dialogare con l’equipe e richiedere statistiche circa le procedure assistenziali (tagli cesarei, VBAC – parto vaginale dopo cesareo, uso di ventosa e kristeller, protocolli di induzione per gravidanze protratte oltre il termine o per la rottura delle acque fuori travaglio, tasso di episiotomia…ecc ecc) è un passo intelligente per conoscere il modus operandi di una struttura, senza basarsi sul sentito dire o sui racconti della vicina di casa. Un esempio su tutti, molte donne ancora oggi rifiutano di partorire all’ospedale San Gerardo di Monza (MB) perché “se vuoi l’epidurale non te la fanno”…senza tuttavia essere a conoscenza del fatto che i protocolli sono ormai cambiati ed entrati in vigore a pieno regime, e il servizio di partoanalgesia viene garantito anche in questa struttura. Porsi domande, ricercare ed effettuare una scelta consapevole non è tuttavia sinonimo di sapere come andrà il proprio parto. Che intendo dire? Che una mamma assolutamente pro natural potrebbe trovarsi nelle condizioni di richiedere l’epidurale o di affrontare un taglio cesareo, una mamma organizzatasi per il parto in casa potrebbe necessitare dell’assistenza ospedaliera al parto, o ancora, ad esempio, una mamma in lista per cesareo elettivo programmato per sua scelta personale potrebbe fare una parto vaginale contro ogni proprio progetto per il semplice fatto che il suo bambino ha deciso di venire al mondo prima, nel modo a lui più congeniale. La maternità richiede apertura e accoglienza, due cose per cui la nostra società non ci prepara affatto. “Sei incita? Smetti di fare questo e quello, controlla a destra e a sinistra, stai attenta, mi raccomando!”. “Hai partorito? Non tenerlo sempre in braccio, se te lo chiede tu resisti che piange e si fa i polmoni, altrimenti lo vizi e poi non te lo levi più di dosso. Mi stai dicendo che ti chiede la tetta ogni ora?? Ma stai scherzando, non va assolutamente bene!”…continueranno imperterrite la Zia Ignazia e tutte le sue amiche, reduci da decenni di condizionamenti culturali. “Che c’entra tutto questo, con i miei progetti sul mio parto?!” Non possiamo programmare come andrà la nascita del nostro bambino. Possiamo semplicemente restare in ascolto ed accogliere i segnali, passo dopo passo, insieme alle nostre paure, i nostri sogni, i nostri desideri. Abbiamo il diritto ed il dovere di informarci ed effettuare scelte per la nostra salute, ma non possiamo avere il controllo su un evento che ci richiede solo apertura, abbandono e fiducia. Fiducia in chi? In noi stesse, come esseri umani ancor prima che donne. Fiducia nel nostro corpo di donne e di madri. Fiducia nel nostro bambino, protagonista attiva nell’avvio del travaglio, nel suo svolgimento e nel parto stesso. E se qualcosa dovesse andare diversamente da come previsto? Siamo chiamate ad accogliere. A credere che le cose non possono andare né bene né male, che andranno comunque, insegnandoci qualcosa. Non possiamo sapere quale sarà la nostra storia di domani. E se domani ci sarà dolore, potremo essere guidate per risanare le ferite del corpo e dell’anima, le ferite che hanno creato quello strappo apparentemente insanabile tra una cosa tanto maestosa come la nascita di un bimbo, e la devastazione che avvertiamo dentro, nella carne, in fondo al cuore. Oppure potremo meravigliarci di come una cosa tanto ripudiata e detestata ci sarà di aiuto, un passo fondamentale nella nostra crescita di donne, nella nostra nascita di madri. Siamo chiamate a spalancare il cuore alla Vita, in tutte le sue sfaccettature. Nell’ambivalenza che contraddistingue la genitorialità, nell’equilibrio tra lo yin e lo yang. A fare spazio a tutte le possibilità, abbandonando le aspettative. Qualsiasi sia stata o sarà la vostra esperienza di nascita, come donna sono certa che i vostri bambini si fidano di voi e del fatto che abbiate gli strumenti per viverla (o rielaborarla) al meglio, a tempo debito. Ostetrica Eleonora Bernardini http://www.acasaconte.com

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