Allattamento. Un sapere in via di estinzione?

Diciamocelo: allattare al seno è naturale (la natura ci ha dotate di una ghiandola mammaria in grado di produrre latte!), il che non è sinonimo di "allattare è facile". O almeno, non per tutte. Generalmente, ad oggi in Italia la maggior parte degli allattamenti inizia con difficoltà più o meno ardue, talvolta così grandi e difficili da gestire che possono portare alla fine dell'allattamento al seno.
Ci siamo mai chiesti come mai la nostra società così avanzata ed evoluta, incline al progresso, si sia ad un certo punto ritrovata ad aver perso un sapere antico quanto il mondo, ovvero"io donna so allattare al seno"? La quasi totalità delle donne occidentali, oggi, si approccia al ruolo di madre in divenire con paure, dubbi e dilemmi circa la possibile riuscita dell'allattamento. "Allatterò...se avrò latte...", "Chissà se il mio latte è abbastanza nutriente...", "Chissà se ha mangiato abbastanza...", "Mi sa che è diventato acqua, chiede di attaccarsi ogni ora!"...e via dicendo.
In pochi anni (meno di un secolo!) il progresso economico e scientifico, la medicalizzazione della gravidanza e del parto,ed il boom del formulato artificiale hanno gettato ombra sulle potenzialità e sulle capacità delle donne di diventare ed essere madri, spazzando via millenni di un sapere tutto al femminile. Su qualsiasi argomento, lo specialista di turno la sa più lunga di te: del resto, il professionista ha studiato anni per dire quel che dice, tu magari sei anche al tuo primo figlio, che diavolo vorrai mai saperne a riguardo? Il formulato artificiale, proprio perché artificiale, è stato per anni ritenuto qualitativamente migliore del latte materno: composto con una formula allora ritenuta perfetta, fatta in laboratorio, perfettamente controllabile in ogni dose somministrata al bambino...tutto matematicamente e scientificamente calcolato e calcolabile! Ad un certo punto, dall'alto del proprio camice bianco, qualcuno ha persino deciso di chiedere alle madri di effettuare un'analisi qualitativa in laboratorio sul proprio latte per validarne il presunto potere nutrizionale.
Nel contempo, l'assetto della società si trasformava: la comunità viveva sempre più in case ospitanti lo stretto nucleo familiare (mamma, papà e figli), le donne non si riunivano più attorno al focolare o condividendo le faccende domestiche e partecipando all'accudimento dei bambini come potremmo immaginare avveniva in una cascina, ma anzi la donna finalmente si faceva sempre più largo tra diritti e parità di genere investendo tempo e possibilità sulla propria carriera professionale. Si aveva sempre meno occasione di entrare in contatto con neonati e puerpere, e dunque non si vedevano più frequentemente bambini allattati al seno.

Per riassumere il tutto in un solo concetto, forse esagerato e forse forte, ma nella mia mente molto limpido, ci hanno divise, allontanate. Ci hanno scisse da noi stesse, dalla nostra capacità di guardarci, ascoltarci e fidarci del nostro corpo. Ed insieme ci hanno separate le une dalle altre: se perdo me stessa, perdo la mia relazione con l'altro, con i miei simili, con la comunità. Siamo diventate madri sole, con tante, tantissime attenzioni nei mesi dell'attesa grazie al nostro pancione, attenzioni dai toni troppo spesso paternalistici, terroristici e proibitivi ("Stai attenta, non fare questo, non mangiare quell'altro, guarda che a me è successo questo, e alla vicina il parto è stato di un tremendo che non puoi immaginare...ma auguri eh, congratulazioni!"). Siamo diventate madri sole che tremano all'idea di dover riferire al datore di lavoro l'esito del test di gravidanza. Siamo diventate madri sole che piangono anche davanti allo specchio non sapendo più cosa indossare per uscire la sera con gli amici, immaginando "...i soliti commenti di quella lì, che io proprio non la sopporto, e se dirà una delle sue solite cattiverie sul fatto che sembro una mongolfiera io giuro che......". Siamo diventate madri sole, perché fumiamo sigarette e questo non sta bene per gli altri, a vedersi. Siamo diventate madri sole, da sole, in sala parto, attaccate al cardiotocografo anche se godiamo di ottima salute, senza il nostro compagno che è stato fatto uscire, né un'ostetrica che possa starci accanto perché sono sotto con il numero del personale e oggi c'è il pienone. Siamo diventate madri sole quando nasce nostro figlio, e dopo averlo atteso e sognato per mesi, a volte per una vita intera, lo vediamo passare di sfuggita, uno sguardo e via, a fare bagnetto, lavaggio, vestizione, profumazione... Siamo diventate madri sole che hanno il Mondo e la Vita dapprima nel ventre e poi tra le braccia passando sempre per il cuore, e non sanno più quale santo invocare in quelle lunghe notti insonni. E piangiamo, noi insieme ai nostri cuccioli. Siamo diventate madri sole che passano più tempo sui gruppi di facebook per mamme, piuttosto che uscire di casa ed incontrare mamme vere (che se questi gruppi sono così folti, ci saranno donne in carne ed ossa da incontrare realmente nell'arco di 10km, no?). Siamo diventate madri sole che non sanno come dire al pediatra che la sua tabella per lo svezzamento non ce la fanno proprio a seguirla, ma se poi si arrabbia? Siamo diventate madri sole che ricevono mille regali e regalini, ma mai nessuno che si proponga di cucinare qualcosa o fare al posto tuo le faccende domestiche, sistemandoti casa. Siamo diventate madri sole, con accanto un compagno che ce la mette davvero tutta per aiutarci, ma è solo anche lui, impaurito e spiazzato più di noi, a volte.

Chi ci aiuta a preparare il terreno per l'arrivo di chi ci stravolgerà la vita? Chi ce la ridà la fiducia in noi stesse? Come faccio a fidarmi di mio figlio e capirlo, se a malapena mi riconosco dopo il parto? Dov'è lo spazio, il clima, il nido buono per potersi dedicare 24 ore su 24 interamente al nostro bambino, per poter allattare senza intoppi? Sì signori, di questo ha bisogno l'allattamento almeno nel primo mese, per potersi avviare bene: una mamma a completa disposizione del proprio bambino. Sostegno. Fiducia. Serenità. Confort. Benessere. Anche con tutti gli alti e i bassi, gli sbalzi d'umore, i dubbi e la voglia di piangere... Per allattare occorre stare bene. Ma come posso stare bene, se mi sento sola? Se il mondo stesso che mi chiede di sorridere ed essere felice guardando solo alla fortuna di avere un figlio sano, è lo stesso mondo che appena mostro un minimo di cedimento mi volta le spalle e sguscia fuori dalla porta, facendo finta di non vedere? Come possono, per metterla su un piano meramente inerente la fisiologia umana, prolattina ed ossitocina lavorare bene insieme per produrre e far uscire il latte, in tutto questo caos?

Le madri di oggi scontano gli errori della società del passato, che ha prodotto effetti devastanti e si propagano a onda sulle generazioni successive. Ma oggi sappiamo (o forse lo abbiamo sempre saputo, e abbiamo solo fatto allucinanti voli pindarici per capitare infine a riscoprirlo?) che la mamma e il bambino devono stare insieme per far partire le cose, sappiamo che il latte della mamma è perfetto così com'è, sappiamo che c'è bisogno di sostegno per allattare. E non mi riferisco tanto al sostegno degli operatori del "percorso nascita" (i quali, purtroppo le madri lo sanno, non sono sempre realmente adeguatamente preparati in tema di allattamento!), ma soprattutto al sostegno della società, del nucleo familiare stretto e della famiglia in senso allargato. Le madri di oggi vivono la frustrazione delle madri di ieri che non hanno allattato, e ne subiscono le angherie. Guai a parlare dell'importanza dell'allattamento al seno, chi non ha allattato potrebbe offendersi. E quelle che hanno allattato sono solo fortunate. Certo, un bambino che nasce prematuro è difficilissimo da allattare, un bambino che chiede il seno ogni 3 ore è più vicino alle nostre idee di ritmo della giornata rispetto al neonato che lo chiede ogni ora. Ma...ma, ma, ma. Proviamo a pensare come donne. Come comunità. Proviamo a vedere dapprima dentro noi stesse, facciamo pace con tutto quello che abbiamo vissuto e subito. Non è stata colpa nostra, era la nostra storia.
Le madri di oggi pagano tante cose, anche la difficoltà ed insieme la bellezza di poter invertire la rotta. Io credo fermamente che siamo in un momento storico di possibile cambiamento. Diventiamo madri e diventiamo sole, da subito. O forse lo siamo sempre state, come donne.
Allora usciamo di casa, parliamo di allattamento, informiamoci ed informiamo, anche se non ci siamo riuscite in prima persona. E scopriremo che non siamo sole! Allattare è un bene comune, e se non è successo a noi, potremo essere d'aiuto per un'amica...o per nostra figlia o nuora un domani. Che cosa grande, aiutare davvero invece di criticare o giudicare! Non commettiamo su altre donne gli stessi errori che abbiamo subito. E se ne abbiamo subiti, sappiamo cosa fa male. Se non abbiamo allattato, sappiamo ancora di più cosa è mancato. Aiutiamo chi possiamo. Non abbiamo paura di essere importanti anche se non abbiamo allattato, perché lo siamo! Non serve necessariamente allattare per fare cultura. L'allattamento è a rischio estinzione? Nell'Africa sub sahariana, ed in generale nei Paesi in via di sviluppo, sta accadendo tutto quello che il progresso ha causato da noi dopo la ripresa economica del secondo dopoguerra. Non possiamo permettere che continui. Siamo chiamate a fare di più. "Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo", disse Gandhi. Siamo donne, e come tali possiamo essere il cambiamento di cui la società ha violentemente bisogno.

Ostetrica Eleonora Bernardini

http://www.acasaconte.com

Immagine tratta da www.thefussybabysite.com/

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