Segretaria Latticino

Mi sono fatta un'idea su come gira il mondo del lavoro, almeno il mio, ed ho partorito questa mia convinzione: stare al mondo è faticoso!

Ci sono lavori e lavori: lavori a scadenza, lavori fisici, divertenti, logoranti e poi c’è il vero lavoro cioè far finta di lavorare.

Se io fossi una venditrice di scarpe costosissime, con tacco 12 a spillo probabilmente dopo un po’ mi annoierei e, per la legge dantesca, finita la mia carriera di commessa, finirei nel girone delle callosità ai piedi, se fossi un pasticcere mi verrebbe a noia la crema e la panna ma a quel punto passerei il resto della vita a cercare di smaltire i mie 150 kg. ... ma mi chiedo: se fossi milionaria, ricca da far schifo, da potermi permettere di inventarmi un lavoro, farlo senza aver bisogno di guadagnare, andare in vacanza quando voglio, insomma se potessi veramente Vivere ... Ho detto che ci sono lavori e lavori, il mio è uno di quei lavori che definirei "tipo latticino" cioè hanno una scadenza.

Mi spiego: la commessa è una tipo "Udinì” una pseudo psicologa – truffatrice, una che vende un paio di decoltè di vernice rosse tacco a spillo 10 a una donna "alta" 1.50 che pesa 100 kg. o è il mago Udinì oppure è così brava che le converrebbe giocare in borsa; il pasticcere è un lavoro socialmente utile, fai del bene alla gente che mangia le tue cose buone e fai "ingrassare" ... battuta doppia ... le fila di quelli che si cureranno dal dentista per le carie e dal dietologo per il diabete, insomma lui fa girare l'economia ... la segretaria è un lavoro latticino cioè a breve scadenza, nel senso che ti logora talmente dentro che dopo un tot di anni devi staccare la spina o finirai che la staccheranno a te, devi cambiare per non diventare serial-killer.

Le segretarie sono psicologhe ma non con quelle parcelle, sono badanti ma spesso non in regola e non possono andare a casa per fare 2 o 3 mesi consecutivi di ferie, siamo un po’ delle maghe del bricolage perchè facciamo da collante tra i vari componenti dello studio ed i clienti e quando ci rompono le palle dobbiamo aggiustarcele da sole; siamo cameriere, serve (almeno Cenerentola ha trovato il Principe), delle tuttofare e più facciamo più siamo definite stronze o presuntuose: già questa è l’invidia delle colleghe, noi facciamo il nostro e il loro e passiamo da lecchine perché vogliamo apparire le super segretarie, se facessimo solo il nostro saremmo stronze perché non collaboriamo e non aiutiamo le altre.

A tutto questo si deve aggiungere il difficile rapporto con i superiori, che di solito sono il doppio dei dipendenti.

Facciamoci caso: nelle grandi aziende tutti fanno carriera tranne le segretarie che al massimo vengono promosse a segretarie personali, che è come dire ad un carcerato che è stato promosso di grado e per questo passerà nel braccio della morte.

La segretaria deve presidiare la scrivania come Fort Knox, a costo della vita perchè già sa che appena si allontana avranno bisogno di lei, solo il cielo lo sa come fanno a sapere che ti sei alzata dalla tua cadreghetta, ma appena lo fai qualcuno ti cerca, suona il telefono, si inceppa la fotocopiatrice, finisce il toner della stampante.

Sembra di avere un GPS nel culo, appena ti allontani dalla tua postazione scatta l’allarme e non importa se è luglio, nel tuo ufficio ci sono 48° a dovevi raggiungere il boccione dell’acqua per reidratarti, non importa se non svuoti la vescica da tredici ore o non mangi da colazione e sono le otto di sera, non importa se hai le piaghe da decubito sul culo e le gamba anchilosate, la scrivania va presidiata!

Anche perché vuoi mettere il lavoro della segretaria è un lavoro indispensabile all’umanità: ora voglio capire dove sta la gabola!

Siamo trattate come se fossimo portatrici di ebola, dovremmo essere onnipresenti e onniscienti, siamo pagate al mese meno di un abbonamento a teatro, siamo invisibili ai più tranne quando in un anno abbiamo necessità di prendere un’ora di permesso; ecco lì è proprio il momento che ti senti dire “cavoli, proprio domani, avevo bisogno per un lavoro …” ma cazzo non posso fare quel lavoro nelle altre sette ore della giornata o nei successivi 364 giorni dell’anno!?

La segreteria è l’unica che, a differenza degli altri che lavorano in quell’ufficio da vent’anni, in venti minuti deve aver imparato le password di tutti i computer, il funzionamento delle stampanti, deve saper cambiare il toner alle fotocopiatrici, sistemare la carta che si inceppa, fare un minimo di pulizie, un ottimo caffè (in cialde!), ricordarsi i codici di avviamento postali anche dei paesi del terzo mondo, i numeri di telefono di tutti i clienti e fornitori, gli interni dei duecento dipendenti dell’azienda, le scadenze fiscali di tutti e dei parenti di tutti, le date di compleanno e le varie ricorrenze, un minimo di idraulica, logicamente è l’unica che cambia il rotolo di carta igienica, bagna i fiori, risponde al telefono, smista la posta, riceve i clienti, la segreteria è l’unica a sapere dove sono le pratiche (anche quelle personali degli altri collaboratori), l’archivio, il materiale di cancelleria, deve essere aggiornata sulla cronaca locale e sulla politica estera, l’andamento della borsa e dei titoli, deve sempre sorridere, non avere mai problemi, trucco e parrucco impeccabili, correre come una gazzella per gli uffici con i tacchi a spillo ma senza far rumore, deve essere invisibile come un’ombra ma presente come una pietra di testata d’angolo, deve essere la prima ad arrivare e l’ultima ad uscire, deve avere un viso d’angelo ma il piglio della signorina Rottermaier, forte ma educata, il tutto senza proferire parola al di fuori di “sì”.

Per ogni ufficio che si rispetti c’è almeno una persona che riequilibra il lavoro degli altri ed è quello/a che fa finta di lavorare.

Il soggetto non meglio identificato, lo si intravede raggirarsi per i corridoi come una foglia al vento senza meta, solitamente con una penna e una pratica non meglio precisata in mano, vaga come un’anima del purgatorio, inconcludente sotto ogni umano aspetto.

Sembra sempre trafelato/a, magari sbuffa, ogni tanto sbarbotta tra sé, non ha mai tempo e per ogni lavoro propostogli risponde “sì poi lo guardiamo”, a qualcuno sembra pure veramente indaffarato/a, riesce davvero a coglionare la gente, il suo stipendio è inversamente proporzionale al suo non fare un cazzo, batte tutto il giorno sulla tastiera del computer ed è un mistero alla X-file il fatto che abbia sempre qualcosa in arretrato sulla scrivania, un arretrato calcolato, quel tot di pratiche abbandonate per dare sempre l’impressione di avere tanto lavoro e di non farcela fisicamente.

Lui (o lei), a suo dire, è quello che non dorme molte ore ma si corica soltanto per riposare, non pranza ma sbocconcella un’insalata o un tramezzino, non fa la pausa caffè è che deve ricaricarsi un secondo.

Poi c’è il capo, l’illuminato, colui che siede sul trono, l’anima a cui è stato dato un soffio di vita direttamente dall’Altissimo, solitamente va d’amore e d’accordo con il/la fancazzista: il capo ignora che sia tale ma gode della presenza della sua lingua sul suo culo, tutte le volte che ti parla ha quel tono di compassione e misericordia e un filo di insofferenza perché tu sei quella che non può capire i problemi e le responsabilità del suo lavoro, tu sei quella che si gode la vita spensierata, quella che non ha problemi su come va l’andamento dei titoli azionari, hai la fortuna di essere pagata quel minimo che basta per sopravvivere, in modo che non ti resti del tempo vuoto durante la giornata e ti possa venire l’idea di spendere e spandere.

Un consiglio: ogni volta che avete un conglione o una stronza in ufficio con voi e vi viene voglia di piantargli il tagliacarte nel cuore ricordatevi di stare bene attenti ai piedi che pestate oggi perchè potrebbero essere direttamente collegati al culo che dovrete leccare domani.

 

Elena Vergani, autrice di il mondo è bello perchè è variabile

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