Incriminate Jessica Fletcher

Magari i vostri nonni o i vostri genitori lo guardavano: avete presente il tenente Colombo? Un personaggio un po’ particolare con il suo sigaro in bocca; poi c’era il tenente Kojac con occhiali da sole e il lecca lecca tra le labbra, e come dimenticare l’ispettore Derrick, tutti avevano una cosa in comune… degli impermeabili di merda. Cioè quel capo lì che si mettevano a tutte le stagioni e che abbinavano con tutto, tanto non stava bene con niente, di quei colori che non li abbini manco con i tappetini dell’auto, una roba improponibile, caldi d’estate effetto domopak, freddi d’inverno senza imbottitura.

Nel campo femminile a metà tra Agatha Christie e Miss Marple spopolava la Signora in Giallo, la mitica Jessica Fletcher che abitava a Cabot Cove, un ridente paese di cento anime dove lei tirava a campare scrivendo libri gialli. Lì vi direte voi la polizia passerà le giornate e far ballare la scimmia o ad asciugare gli scogli: noooooo, a Cabot Cove crepa una persona al giorno e manco di morte naturale, sempre brutalmente assassinata, cioè ci sono più assassini che cadaveri, più pazzi che cittadini, più disgrazie ed omicidi che piccioni in cielo.

Lì uno al giorno viene ammazzato e tu ti chiedi dopo tre settimane contando quelli arrestati e quelli morti come cavolo fa il paese ad essere ancora popolato. La cosa strana è che il corpo di polizia di Cabot Cove è composto da simil mezzecartucce che, pur avendo ormai più crimini che nel Bronx continuano a vaneggiare nella loro beata ignoranza, allora chi arriva? Quell’impicciona della Jessica che proprio non riesce a non ostacolare il corso delle indagini e si mette sulle tracce dell’assassino e puntualmente risolve il caso, ancora mi chiedo come nessuno si sia mai posto il ragionevole dubbio se la Fletcher non sia una manipolatrice serial killer o almeno una menagramo stratosferica.

Ma si sa certe cose, nella loro semplicità e leggerezza, hanno comunque sempre un po’ di fascino, anche perché, a voler ben guardare, le serie tv più moderne sui crimini non è che proprio siano tutto sto gran che.

Tutti le guardiamo perché alla fine un po’ intrigano ma alcune cavolate che fanno, quegli errori così macroscopici che ormai non ci facciamo nemmeno più caso, si svolgono nelle città più disparate e ce ne sono per tutti i gusti, ma poi alla fine della fiera sembrano tutti un po’ addestrati da Topo Gigio.

Hawaii Five-O, Castel, Criminal Minds, Bones, Blue Bloods, CSI Scena del Crimine (girato uno per ogni città degli USA), Low & Order, NCIS Unità Anticrimine, The Closer, … tanto per dirne alcuni.

Loro i guanti non li indossano, non li infilano sulle mani, li usano come pinze per coprirsi i polpastrelli e non toccare gli oggetti che devono catalogare, cioè non sarebbe più semplice infilarseli prima di arrivare sulla scena del crimine, così per stare tranquilli, visto che sono muniti di dita mi parrebbe la cosa più ovvia.

Non accendono mai la luce quando entrano in una stanza, usano delle microscopiche pilette tipo stilo, che fanno la luce di una candelina per compleanno e la accendono anche di giorno quando ispezionano la scena di un crimine avvenuta al Parco Borromeo alle 13.00 del giorno di ferragosto.

Non indossano tute protettive o calzari, usando i loro vestiti in borghese anche nelle peggio situazioni, in alcune serie tv poi soprattutto le donne osteggiano tacchi a spillo vertiginosi e tailleur con gonne strettissime o giacchette strizzatette.

Le donne non raccolgono mai a capelli, probabilmente sono tutti certi di non perderne nemmeno uno e non inquinare la scena del crimine, anche quando fanno le autopsie, non mettono manco la cuffietta, tanto lì in obitorio è tutta salute. E segano, cuciono, divaricano e analizzano con una semplicità disarmante senza mai una smorfia di disgusto o un brivido di allucinazione.

Si avvicinano ai cadaveri che hanno macerato nei liquami peggiori e che puzzano più delle superga d’estate senza calze, ma non fanno una piega, il loro olfatto è completamente a zero, per poi sentire nell’aria come dei segugi da tartufo il dopobarba dell’assassino che era passato di lì il giorno prima.

Loro non hanno mai né freddo né caldo, non dormono perché sono sempre o reperibili a qualsiasi ora del giorno e della notte o sempre al lavoro, senza turni e senza orari, senza altri impegni, famiglie da accudire, senza malattia, senza permessi, non mangiano e non bevono, non hanno pause pranzo o cene, solo un eventuale caffè nel bicchierone di carta, e sono sempre felici di questo, non si lamentano mai, vanno sempre tutti d’accordo tra colleghi, il luogo di lavoro è per loro casa e famiglia: o prendono stipendi da paura oppure sono lieti di poter scansare gli inviti dei parenti nel periodo di Natale con la scusa “sai sono sempre di turno”… sono peggio di quelli di Grey’s Anatomy.

Girano nel bosco di conifere in cerca di un indizio e… lo trovano: quell’ago di pino che rispetto agli altri che ricoprono il manto erboso è stato decisamente schiacciato da una scarpa nera numero 38, sì perché loro lo scovano e da lì capiscono sia il numero di scarpa sia il colore. E girano per la spiaggia sotto il sole cocente, stretti nelle loro giacchette nere con la pila in mano, e vedono brillare in lontananza un granello di sabbia decisamente sospetto, colore e lucentezza indicano sicuramente che il cadavere è stato ucciso altrove e poi trasportato lì.

Non stendono i rapporti dei delitti, lo fanno poi, quando finito un turno di sei giorni e cinque notti, tutti lasciano il dipartimento e loro si fermano alla loro scrivania, con l’abajur più squallida del mondo accesa sul tavolo e qualche cartoccio di cibo cinese ordinato ma mai mangiato.

Non hanno schifo di niente, e hanno visto le peggio cose, non provano mai odio, rancore, anche verso i criminali più incalliti, risolvono sempre i casi a loro assegnati (ah succedesse anche nella realtà), lavorano ad un crimine per volta e i loro laboratori analisi, sofisticatissimi, analizzano in un nano secondo che il reperto archeologico più strampalato del paleolitico.

Conoscono tutti gli agenti chimici, reagenti, equazioni matematiche, sono abili nel primo soccorso, sono psicologi e confessori, buoni amici, hanno una cultura su tutto dai modelli di automobili ai programmi dei computer, la tabella dei simboli chimici per loro è roba da tutti i giorni, sanno di politi internazionale, di meteorologia, sanno guidare qualunque tipo di auto treno aereo elicottero camion con rimorchio come nemmeno Schumacher, parlano correttamente otto lingue cinque dialetti e leggono in cirillico antico.

Cosa dire… l’assassino non è mai il maggiordomo.

Mi viene in mente una barzelletta…

Ci sono due carabinieri che arrivano sul luogo di un incidente stradale, uno detta, l’altro scrive:

Maresciallo: Scriva Brigadiere, dinnanzi a noi sottoscritti Maresciallo Ponzi e Brigadiere Fulvi, giunti sul luogo dell’incidente accorso sull’autostrada A1 all’altezza dello svincolo 9, si presenta la tal situazione, scriva Brigadiere mi raccomando

Brigadiere: Scrivo Maresciallo, dica

Maresciallo: Auto coinvolte molte, persone pure, qui c’è un casino vero, sulla scena rinveniamo un braccio sulla riga bianca a bordo strada

Brigadiere: Braccio riga bianca bordo strada

Maresciallo: Una gamba vicino ad un albero

Brigadiere: gamba vicino albero

Maresciallo: una testa è rinvenuta nei pressi del guard rail

Brigadiere: e come si scrive?

Maresciallo: guarde reil?

Brigadiere: guerd reil?

Maresciallo: ma se è straniera forse con una h o k o y… ghard rayl?

Brigadiere: gherd rhayl?

A quel punto il Maresciallo da un calcio alla testa: va buono Brigadiere la testa è stata ritrovata in un fosso

 

Elena Vergani, autrice di Il mondo è bello perchè è variabile

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