Di carrelli, spese e di confronti

E’ una delle cose che noi donne dobbiamo affrontare spesso, spessissimo, magari più volte la settimana: la spesa.

Che detta così pare nulla, dopotutto genericamente il sesso femminile è ben predisposto alla shopping, ma in verità il supermercato non riesco a vederlo propriamente come un negozio ma come una palestra dove andare per forgiare fisico e spirito, un mini corso di sopravvivenza, una sfida psicologica tra il bene e il male, un atto di forza.

In certi casi si tratta di vero e proprio sollevamento pesi tra cestelli di acqua e cassette della frutta, un gioco astuto nel caricare il carrello in maniera tattica così da non rendere la maggior parte del cibo “delicato” una vera e proprio frittata prima dell’arrivo alle casse, bisogna studiare la divisione tra freschi, surgelati e scatolame, prevedere una tattica nel caricare il carrello in modo da scaricarlo e ricaricarlo alle casse in maniera veloce/comoda/non distruttiva per i prodotti, tutto mentre quelli dietro di te senza la minima empatia di stanno col fiato sul collo a modi “se dovevi prendere tutta sta roba dovevi essere proprio prima di me?”…

All’inizio si entra sempre pieni di buoni propositi: parola d’ordine attenersi scrupolosamente alla lista, poi i cartelli colorati che villantano offerte più o meno vantaggiose inevitabilmente ci attirano ed altrettanto inevitabilmente almeno un prodotto non previsto lo si compra.

Io ancora non capisco perché le cose pesanti tipo bevande, succhi, acqua.. stanno alla fine del supermercato, che tu arrivi col carrello pieno e non sai più dove sbattere sti cestelli, ti chiedi quale sarà il male minore: appoggiare circa nove litri di acqua sul sacchetto delle patatine o tra le fragole e l’insalata…

I freschi (a parte i surgelati) stanno all’inizio, cosicché lo yogurt che hai comprato nel primo reparto ora che sei alle casse ha già iniziato un primo principio di deterioramento.

Poi al super c’è gente, tanta gente, troppa gente che si accalca ti spinge e quelli peggiori che ciurlano nel manico davanti agli scaffali con super carrelli vuoti guardandosi intorno nel bel mezzo della corsia come a cercare un’ispirazione improvvisa e momentanea sul cosa comperare.

D’inverno al super fa un caldo atroce, d’astate fa un freddo becco, logicamente il tutto è inversamente proporzionato alla temperatura esterna; l’estate scorsa qui in Brianza si boccheggiava per l’afa e dovevi munirti di giubbotto e passamontagna per entrare nel super dove l’aria condizionata nel migliore dei casi ti provocava un attacco spastico di diarrea tra la corsia dei biscotti e quella dei piselli.

Poi ci sono quelli che entrano al super e pigliano quei carrellini di plastica che si trascinano tipo mini trolley, che se i carelli sono stati classificati come più sporchi dei bagni pubblici della stazione (!!!), quelli sono luridi da paura; però se devi usarlo … devi e te lo pigli, salvo poi vedere la gente che arriva alle casse con sti carellini deformati sotto il peso di quella che pensavano sarebbe stata una mini spesa e che, come al solito, si è trasformata in una acchiappatutteleoffertedelmondocherisparmi… 

Quindi? Io ho una mia tecnica che sto perfezionando nel tempo, nella speranza di raggiungere l’effetto, come dice il proverbio azzeccatissimo… minima spesa massima resa.

Premetto che io sono un po’ malata… sì sì lo ammetto, ho una leggera forma di perfezionismo organizzativo compulsivo maniacale…

Prima cosa la lista della spesa: io segno man mano che ho bisogno di qualcosa perché già lo so che se non lo segno poi quando sono al super mi lascio “menar via” e mi dimentico, in modo che quando parto per la spesa la lista è praticamente già fatta, senza dover al momento far mente locale se mi serve qualcosa; ho addirittura l’abitudine di segnare sul foglio le cose di cui ho bisogno non a caso ma suddivise già per reparti, cercando di mantenere le postazioni in cui si trovano al super, cosicché girando ho già le cose pronte man mano che avanzo nelle varie corsie… oh lo avevo detto che sono un po’ fissata.

Altro trucco è cercare di dividere la spesa nel carrello mettendo vicini le cose più leggere, i freschi con i surgelati e lasciano uno spazietto per le robe pesanti.

Alla cassa scarico prima i prodotti pesanti in modo che se poi inizia ad accumularsi roba sul nastro trasportatore e la cassiera inizia a ruzzare per farmi capire che devo farcela in tempi brevi quantomeno non mi schiaccia le pesche con il fustino del dixan…

Un punto fisso però è: mai e poi mai fare la spesa in uno stato di depressione, cattiveria o fame chimica.

Una seduta di yoga prima di entrare o almeno un momento di meditazione prima di infilare la moneta nel carrello ci vuole… perché?

Beh perché nel caso di stato depressivo rischiamo di riempire il carrello di cibo consolatorio e… diciamocelo… non esiste al mondo persona che per consolarsi si ingolla insalata e sedano… quindi immaginate cosa rischiamo di comperare…

Nel caso di stato super nervosa, cattiva, pre-ciclo o stanca da essere buttata via, al primo passo falso fatto da quello che ci precede col carrello ed indugia un secondo in più senza cederci il passo o della cassiera che insiste un po’ nel metterci fretta… addio… al mio segnale scatenate l’inferno…

Fame chimica? No, spesa a pancia piena, assolutamente … potremmo non solo comperare le peggio cose, ma soprattutto in quantità da sfamare tutto il rione in cui abitiamo.

Una cose che spontaneamente, senza malizia (ma non troppo) faccio quando sono alla cassa è sbirciare la spesa altrui…

Io compero il mio, poi mentre finisco di far mente locale se ho tutto incrocio due tipologie di donna: la superfiga e la nonpropriofiga.

Caso 1 – superfiga con carrello stracolmo di roba: guardo cosa ha comperato e se ha preso tante schifezze dentro di me penso (e le auguro)… “certo continua così, prima o poi sarà finita anche per te e in un batter d’occhio ti accorgerai che la bellezza sfiorisce ma sarà troppo tardi perché lo splafonamento è iniziato e non sarai abituata a rinunciare a certe schifezze che mangi. Mangia mangia… bastarda”

Caso 2 – superfiga con carrello contenente solo un centinaio di bottigliette di acqua da mezzo litro, insalata già lavata e due verdure già bollite sotto vuoto… “minchia tristezza, sarai anche figa ma magari un mini corso di cucina per fare due carote al vapore… che poi non puoi prendere cinquanta bottiglie da un litro e mezzo invece che cinquecento da mezzo, che senso ha?...”

Caso 3 – davvero poco figa con carrello strapieno di cibo spazzatura… “cavoli dai non fare così, non prendere quella roba, non vedi che ti sei rovinata, certo non ti aspetterai di dimagrire finchè mangi tutta quella merda… echeccavolo ci sarà un perché se il tuo culo non passa tra le casse e il carrello sì…”

Caso 4 – davvero poco figa con carrello semi-vuoto contenente solo cibo light e/o comunque sano … “poveraccia pessimismo e fastidio nel carrello e risultati discutibili, forse è vero che se si vive una volta sola tanto vale godersela sta vita… o magari ha appena iniziato una dieta sana ed equilibrata, dai tieni duro…”

Già lo so, in ognuno dei quattro casi dovrei comperarmi un sacchetto di cavolacci miei…

Tra le fila delle persone che affollano i super ci sono

 -gli uomini / ragazzi single, che vivono di spaghettini precotti versa acqua e gusta (paura vera)

-le donne in carriera che si nutrono di verdure già bollite e confezionate

-le mamme che fanno la spesa con i bimbi urlanti, magari dei neonati o poco più e che sembrano sfidare l’umana concezione di quanti pesi una persona si possa caricare (sia fisicamente che emotivamente)… vi stimo dal profondo

-le vecchie… non intendo le persone anziane, ci mancherebbe, proprio le vecchie, perché noi donne anche con l’alzheimer e il pannolone restiamo delle vere bastarde (in senso simpatico)… la vecchia che (lo sai parlando con la cassiera) va tutti i giorni al super a prendere mezzo etto di prosciutto oppure due mele o ancora tre panini vuoti e tutti i santi giorni si presenta alla cassa nell’orario pausa pranzo o sette e mezza di sera… bastarda…

Beh quella tipologia di vecchia, bastarda ed infame, io una volta l’ho trovata, me ne stavo lì bella serena alla cassa ad aspettare che quello davanti a me finisse, pronta a caricare la mia spesa sul nastro tipo centometrista ai blocchi che attende lo sparo di inizio e… mi si avvicina sta vecchietta, un po’ barcollante, mi guarda, mi sorride con fare benevolo e tiene nelle manine rugose e tremanti il latte e altri due pacchettini, mi risorride, mi riguarda, con gli occhietti un po’ appannati dalla cataratta, io ingenua abbozzo un “signora vuole passare?” … lei “o cara grazie sei davvero gentile, sono pochi i giovani gentili come te” si gira e, a voce alta dice “vieni che la signorina ci fa passare”… due secondi e arriva il marito con un carrello così colmo di roba da non farci stare più manco uno spillo… “no scusi – dico io – pensavo avesse solo la roba che teneva tra le mani” .. “cara tu non mi hai chiesto se avevo solo quello, tu mi hai detto se volevo passare”… e intanto iniziano a caricare la roba sul nastro, la cassiera mi guarda e ride sotto i baffi… ci sarà un motivo se la cavalleria è morta con Re Artù…

Elena Vergani, autrice di Il mondo è bello perchè è variabile

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