Avventurarsi... solo in cattive abitudini

Voglio una vita spericolata... che poi a furia di cantala un po’ ci credi.
Quasi ho voglia di trasgressione, dò fiato alle corde vocali, mi butti alla bene e meglio anche sulle note più improbabili e poi... e poi mi trovo ad incrociare la mia immagine allo specchio e di spericolato c’è ben poco.
Sarà ma già di carattere non sono una coraggiosa, il pericolo non è proprio il mio mestiere. E qui mi fermo a pensarci: io anche se la volessi non la potrei avere una vita spericolata, no, io non sono così!
Da piccola mi frenavo con i talloni delle scarpe per ridurre la velocità quando scendevo dallo scivolo e restavo così saldamente attaccata con le mani che finivo sempre per farmi male alle braccia, scendevo le scale da seduta per evitare il rischio di poter cadere, ero una di quelle bambine a cui non si doveva dire “attenta che ti fai male”, anzi mio papà mi definiva un “gatto di marmo”.
E’ che non ci trovo niente di giusto nel rischiare, non ne capisco il senso...
Avete presente quelle candid camera dove si sfracellano mezzi o metà degli scherzi hanno conseguenze quasi traumatiche, dove tutti ridono, tranne il protagonista, e tu già sai che a telecamere spente si è consumata la tragedia o, almeno, un salto al pronto soccorso, ecco, io mi chiedo... perché?
Vedo quei pacchetti-regalo-avventura e penso che se lo regalassero a me mi farebbero incazzare! Rafting, paracadutismo, arrampicata su roccia, budging jumping, immersione con gli squali, ma di cosa parliamo? Perché ne parliamo? Ho le ali? No, allora non sono fatta per volare. Ho le branchi? No allora perché immergersi? Io non fare immersione con gli squali manco nelle gabbie, siete fuori?
Fare una spedizione in solitaria nel deserto e vivere di stenti... scusate ma non hanno inventato gli hotel e le guide?
Per me è già stato traumatico andare in campeggio una volta: lo odiavo! Il trauma poi del cesso condiviso non l’ho ancora superato!
Navigare per le acque su una barca a vela ed occuparsi dell’approvvigionamento della cambusa... Sono forse Capitan Findus? Allora non ne vedo il motivo.
Solo che con l’età che avanza divento sempre peggio, meno faccio e meno farei, meno rischio e meno rischierei, ne sono consapevole.
Così mi trovo che il mio Wild – Oltrenatura diventa non separare il bucato e rischiarla con un foglietto salvacolore. Preparare la cena all’ultimo senza averla pensata prima per me è quasi un Donna Avventura.
Capisco che il mio continuo programmare per non avere imprevisti è diventato quasi un lavoro, una piccola ossessione. E’ che l’improvvisazione non mi appartiene e più organizzo e più, anche il minimo imprevisto, non solo mi destabilizza ma mi fa proprio incazzare. Tipo se si presentassero degli amici a sorpresa per un aperitivo o una pizza potrei non aprirgli la porta e negare la mia presenza.
Certe cose sono anche parte di un bagaglio culturale inculcatomi da mia madre, lei tutt’oggi stira anche gli stracci per la polvere e, la mattina, anche a gennaio, col freddo becco e ancora il buio alle finestre, in pigiama e senza fare rumore scopa il balcone altrimenti non si sente di fare colazione. Mia madre che sistema il letto anche se ha quaranta di febbre perché ci si corica la notte, di giorno al massimo si ci stende un po’ sul divano, lei che non lascerebbe una tazza sporca nel lavandino, piuttosto la lava a mano o la butta via, lei che tv si accende solo dopo le 12.00, si mangia solo durante i pasti e se hai fame prima... te la tieni! Lei che se non mangi durante la cena o il pranzo nel momento in cui inizia a sparecchiare sono cavoli tuoi, aspetterai il prossimo turno. Mia mamma che non si dorme con la biancheria nera, se ti fanno un regalo di merda ringrazi comunque con un sorriso ed è disdicevole non fare gli auguri di compleanno fino alla terza generazione di parentela.
Lei che mi comperato il “pigiama bello” che ti serve se finisci in ospedale, che mi ha talmente tanto inculcato la biancheria “buona” per fare la visita dal dottore che adesso per eccesso di zelo la indosso anche quando vado dal dentista; mia mamma che una volta mi ha visto con un collant smagliato (era appena capitato) e mi dice “brava, e se ti succede un incidente o qualcosa?” “Bah, spero nella bontà di quelli del 118 che abbiamo cuore di rianimarmi comunque”.
Ora quando vado dal dentista e sono schiacciata dalla paura e dal terrore sulla poltrona (ho la fobia del dentista... vi racconterò) e temo che mi verrà un colpo apoplettico, una sincope e un attacco di diarrea sento la voce di mia mamma “Ti sei depilata? Hai messo la biancheria quella buona?”...

Elena Vergani, autrice di Il mondo è bello perchè è Variabile

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