Anfibi, Jeans e Strass

L’altro pomeriggio ero con il cane di un amico (quando necessita gli faccio da tata), fortunatamente ci basta fare cinquecento metri da casa per incappare in boschi e spazi verdi, così io e lui ci incamminiamo per scorrazzare felici nella natura tra arbusti di more, fiori selvatici e zanzare schierate in battaglioni. Ad un certo punto spuntano tre ragazzini in mountain bike che non superavano la ventina che chiaccherando tra loro mi incrociano: io “ciao”, loro “salve – buongiorno”, il mio primo pensiero? “Cody attaccali, sbranali, uccidili, io li seppellisco tra le ortiche e le more”. Poi ho realizzato nell’ordine: Cody è un patata, avrebbe al massimo potuto annegarli nella bava delle sue leccate; io sono per sti ragazzini una persona a cui dare del lei perché oggettivamente sono adulta, è un concetto che non mi fisso nella testa, ma pure un po’ “tirata” potrei essere loro madre; perché a volte ci stupiamo quando dei ragazzini sono molto educati o anche solo educati, che immagine ci danno gli adolescenti rispetto a quando lo eravamo noi?

Una volta ho litigato con un ragazzino dodicenne o poco più, perché sull’autobus strazeppo di studenti voleva cedermi il posto a sedere e io me la sono presa come un’offesa alla mia persona, mi viene ancora da ridere se ci penso, poveraccio.

Tutti siamo stati adolescenti e tutti abbiamo combinato qualche vaccata di nascosto dai nostri genitori, effettivamente quando ero adolescente loro avevano poco più della mia attuale età e tutto mi sembra così… strano.

Sento tanta gente che ha sempre in bocca sta frase “che generazione… ah i ragazzi di oggi… al giorno d’oggi sono tutti così”… ma così come? E poi sarà sempre mica tutta colpa loro? E certamente non può sempre essere colpa solo dei genitori.

Viviamo in un meccanismo sociale dove la visione di un paio di tette, strizzate in un reggiseno grande quanto un francobollo, è all’ordine del giorno, badate bene, non della notte, del giorno; culi e tette viaggiano alla velocità della luce su tutto ciò che si può sfogliare, guardare, visionare, scaricare; per molte la “bernarda” non è una parte anatomica ma uno strumento di lavoro; l’unico che ha visto una parte intima di Belen mai pubblicata prima è il suo radiologo.

E’ chiaro quindi che essendo la nostra una generazione un po’ più pudica, nessuna di noi ai tempi quattordicenne o sedicenne se ne andava per il centro del paese con il top noi usavamo la maglietta, non indossavamo i pantaloncini ma i ciclisti, non so quante di voi prima di andare a scuola o al campo estivo si piastrava i capelli? Ditemi a dodici anni avevate i colpi di sole, le extension o le unghie in gel viola?

Che poi sti ragazzini di oggi hanno lo stile che definirei alla “Tania Cagnotto”: si tuffano nell’armadio e si vestono coi vestiti che gli si sono rimasti appiccicati addosso. Senza stagioni o stagionalità, così alla vailachevaibene.

E’ così che i maschi hanno lo stile trasandato/calcolato: se è pieno inverno hanno due tipi di giubbotti o i supermegamaxi, rigorosamente slacciati e portati con sotto solo una t-shirt, o quella a salsicciotti dei colori optical più improponibili super lucidi, anfibio rigorosamente slacciato, jeans sgualcito e bucato senza orlo di almeno quattro taglie in più a mo’ di calabraga con l’elastico dell’intimo a vista, e più calano e meglio è, il tutto rigorosamente con la cintura che a quel punto non ha più ragion d’esistere. Se è estate stesse magliette che portavano d’inverno sotto il giubbotto, stessi jeans, stessi anfibi; qualcuno azzarda una tennis rossa o fluorescente di pelle, portata senza calze.

Le ragazze? Ah le ragazze… Loro hanno sempre la pancia scoperta, due dita o più di ombelico devono sempre esserci, estate ed inverno, anfibi o stivali non mancano mai, estate ed inverno (e vorrei conoscere quello che cerca di coglionarci con l’invenzione dello stivale invernale… mai vai…), d’estate hanno dei top che poco lasciano all’immaginazione oppure la maglietta con risvoltata la mezza manica fino alla spalla e annodata sotto al seno… vabbè metti il top.

Anche se fuori fa meno cinque gradi un po’ di pancia nuda c’è sempre, poi di contro mettono degli sciarponi di lana fatte ai doppi ferri che si rigirano attorno al collo come dei boa reali lunghi mezzo chilometro. Jaens strappatissimi strizzafiga oppure, tanto per non contraddirsi, negli ultimi anni vanno tanto di moda le braghette, gli short, quelle specie di mutande da esterno, quei lembi si stoffa imbarazzanti, così corti da non poterli chiamare pantaloncini, così microscopici ed a vita bassa che le tasche che escono da sotto sono grandi il doppio, ed i peli pubici fanno in tempo a fare capolino, ecco quelli lì, che li portano estate ed inverno, con o senza i collant, che poi se li prendi pure quelli di jeans ti suderà comunque il sedere penso. E gli anfibi, senza calze d’estate e poi le vedi con le tennis di tela d’inverno tra pioggia e vento, sempre con al massimo i fantasmini ai piedi. Le incrocio all’uscita da scuola e ti pare abbiano fatto una persona con due metà del corpo che vengono da emisferi diversi della terra, alcune hanno la felpa col cappuccio e sti pantaloncini, altre il top con jeans ed anfibi, cioè la parte sopra e la parte sotto del corpo non vivono nella stessa stagione.

E vabbè sarà che effettivamente sto invecchiando, sarà che certe cose noi non le indossavamo se non per la spiaggia e forse manco lì, sarà che se dormissi con solo due gocce di profumo mi alzerei la mattina con la sciatica e la diarrea spastica intestinale. 

Noi donne vere, che se uno ti invita ad un matrimonio già ti rompe, se poi è inverno faresti di tutto per non andare, perché passi quel vestitino che comperi e già sai che poi non riutilizzerai mai più, e le scarpe e la borsetta? Che se piove o nevica mica puoi usare i sandali gioiello comprati da Pittarosso nei saldi ultimi paia? Ma come si fa col cappotto o capospalla o come lo vuoi chiamare, guardate il vostro giubbotto invernale, quello che usate solitamente tutti i giorni ed onestamente ditemi se potreste presentarvi così in chiesa per la funzione.

Sarà che le vere fighe non patiscono il freddo, le vedi alle sfilate ed alle prime di teatro con questi abiti da sera che non si capisce perché gli stilisti non prevedano mai le maniche o dei tessuti che non siano fatti con la rete da pestatore e gli strass e penso a mia mamma che, in vero stile “anni che furono”, sostiene che non si va mai ai matrimoni senza calze e io vedendo la tele ed i giornali le rispondo che ora i veri vip vanno agli eventi anche senza le mutande.

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