Nessuno sfruttamento minorile, non preoccupatevi; solo un po’ di sana educazione che passa dalle faccende di casa! Probabilmente tutti hanno, nella loro infanzia, aiutato la mamma con i mestieri, e chi più chi meno s’è dilettato con l’arte della scopa, dello straccio e delle spugne. Sappiate che questo “gioco” in realtà è davvero iper educativo, ed è una buonissima abitudine giocare con i bimbi alle faccende domestiche, rendendo poi l’attività sempre più seria man mano crescono.

Ma vediamo insieme perché e come creare una stazione delle pulizie montessoriana.

Perché tutti i bambini dovrebbero contribuire alle pulizie della casa: il gioco delle faccende domestiche con i bambini è davvero educativo e può diventare un’abitudine (montessoriana) davvero speciale

Insegnare sin da piccoli la pulizia e l’ordine non è un’attività fine a se stessa che trasmetterà loro l’amore per questi concetti (ordine e pulizia, ma anche rispetto e cura di ciò che ci sta attorno). O meglio: questa è solo una delle conseguenze positive. Perché in realtà ce ne sono moltissime, a partire dall’autostima per arrivare all’indipendenza.

Partiamo dall’autostima. Aiutando la mamma nelle pulizie e piano piano, man mano che impara, staccandosi e facendole da solo con sempre più perizia e bravura, il bambino si sente davvero gratificato. Pensiamo a noi stessi: anche chi non ama le pulizie e si ritrova costretto a farle, una volta terminato il lavoro non si sente soddisfatto e in pace con se stesso? Bene. Anche il bambino prova la stessa sensazione!

Secondo motivo per il quale fare le pulizie di casa è davvero utile per un bambino è l’ordine interiore che ne ricava. Spesso vivere nel disordine fa sì che anche internamente si viva nel caos mentale, mentre riordinando ciò che sta all’esterno permette di riordinare inconsciamente anche la mente!

Anche la responsabilità è uno dei motivi principali per i quali noi spingiamo sempre i nostri figli ad aiutarci con le faccende. Se quando sono piccoli piccoli, infatti, quello delle pulizie è un gioco, man mano che i bimbi crescono e man mano che ognuno si prende il compito di pulire e riordinare un pezzetto di casa questo gioco diventa sempre più importante e meno ludico e insegna in maniera concreta la responsabilità personale nei confronti di una collettività. Poiché se tu ti sei preso in carico un determinato compito, gli altri fanno affidamento su di te, allo stesso modo in cui tu fai affidamento su di loro, in una virtuosa situazione di reciproca fiducia.

Infine, importantissimo, il concetto di indipendenza. Maria Montessori l’ha sempre detto, che l’indipendenza è uno dei pilastri educativi Montessori che possono portare alla crescita sana e completa del bambino, poiché prima questo raggiunge la capacità di “fare da solo”, prima riuscirà in tutto quello che si propone. Se un bambino impara l’indipendenza, imparerà anche a fare affidamento sulle sue capacità e non su quelle degli altri, sbrigandosela da sé con un risultato mentale assolutamente importante. In tutto questo, Maria Montessori ha sempre spronato i genitori ad affidare ai bambini compiti “adulti”, come lo stendere, il lavare i panni, i piatti o l’apparecchiare. E, naturalmente, il fare le faccende di casa, un’attività completa che al bambino piace perché sente come un gioco, ma che è davvero benefica perché in questo gioco lui imita i movimenti degli adulti, in un gioco di ruolo davvero importante per la crescita.

Ma come creare una cleaning station montessoriana, ossia una stazione delle pulizie a misura di bambino? Prendete un semplice mobiletto bianco o in legno naturale e mettetelo dietro la porta della cameretta, e fornitelo di tutto ciò di cui il bambino avrà bisogno per aiutarvi nelle pulizie. Preferite come sempre materiali naturali e altezze adatte a loro e otterrete una stazione in perfetto stile Maria Montessori.

Partiamo quindi dalla scopa, lo strumento per eccellenza: noi ne abbiamo presa una di quelle tradizionali, in saggina e legno, con un’altezza di 70 centimetri, proprio per i nostri bambini!

Passiamo poi al piumino da spolvero, che non deve essere sintetico ma in piume naturali. Noi a questo non rinunciamo: come possiamo nascondere che per i nostri bambini è il momento più divertente delle pulizie, quello dello spolvero con il piumino?

Dopo aver spolverato e scopato in terra è il momento di passare lo straccio, no? Noi abbiamo scelto di insegnare ai bimbi ad usare il mocio, più semplice e pratico (anche noi ormai usiamo solo il mocio, no?). Ce ne sono di bellissimi fatti apposta per bambini, come questo, perfetti perché in effetti quelli “da adulti” sono davvero grandi e difficili da maneggiare.

Infine, non possono mancare gli stracci e le spugne, da bagnare e passare sui mobili.

Che i bambini abbiano bisogno del contatto è innegabile. Vogliono essere stretti forte, massaggiati, coccolati. E non per vezzo o vizio, ma perché è una loro necessità primaria, primordiale e importante alla stregua del nutrimento.

Per questo vi diciamo sempre che è fondamentale prendere dei ritmi nei quali le coccole e i massaggi, il tocco e i giochi corporei siano presenti. Poiché questa abitudine è quanto di più benefico possiate dare a vostro figlio!

Il momento migliore? Certamente la sera, prima della nanna. E ora vi diciamo perché, e come costruire una routine che è più di una routine. È un rituale insostituibile!

L’ultimo cambio prima della nanna, piccoli gesti di benessere: perché è importante coccolare i piccoli prima di dormire e come fare per creare una routine benefica

Oltre al contatto, elemento imprescindibile del rapporto mamma-figlio, uno degli aspetti fondamentali della vita di un bambino è la ritualità. Cosa intendiamo per ritualità? Semplicemente quelle piccole abitudini, quei piccoli gesti che ripetiamo ogni giorno e che diventano per il bambino un punto fermo e costante della sua infanzia, rendendolo più tranquillo e facendolo sentire più sicuro.

La ritualità, infatti, è uno degli elementi di sicurezza del bambino. Di giorno in giorno, dopo la nascita, si creano in famiglia dei ritmi nuovi, dettati dalle sue esigenze, e questi ritmi, che a noi possono sembrare ripetitivi e magari noiosi, per il bambino sono un pilastro, poiché la sua giornata si costruisce attorno a loro.

Entrando nello specifico, capirete che questi ritmi non sono fini a se stessi o solamente comodi, ma sono fondamentali perché ruotano attorno al benessere del bambino. Il mangiare, il cambiarlo, il coccolarlo: sono tutte azioni nelle quali lui sta al centro, con tutto l’amore del mondo.

La ritualità quindi non è un vizio: è fondamentale. Poiché il nostro bambino ha bisogno delle coccole quanto del cibo, e se non lo coccoliamo la carenza d’affetto si fa sentire. Un rito è qualcosa di costante nella sua vita, un momento di piacere che lo fa sentire amato, coccolato e che lo fa rilassare. 

Questo rito, se fatto alla sera prima della nanna, conclude quindi la giornata in maniera perfetta. Un massaggio, una coccola, un profumo ricorrente: ripetere i gesti non è mera abitudine, ma un modo per fare sentire al bambino che sapete cosa gli piace e non avete paura a farlo sentire bene ogni giorno. DI volta in volta, quindi, il bambino farà suo questo momento di ritualità, riconoscendolo sera dopo sera e rilassandosi al solo pensiero di quello che lo aspetta.

Prendete quindi l’occasione dell’ultimo cambio della giornata, quello prima delle nanne: bastano pochi gesti per trasformalo da abitudine meccanica a rito rilassante e coccolante che riempirà di amore il bimbo (e questo amore avrà conseguenze positive per tutta la vita! La fiducia in se stessi la si costruisce sin da piccoli).

Iniziate togliendo il pannolino e lavando delicatamente il piccolo con un detergente delicato (come l’Intimo Me di Fiocchi di Riso) super naturale e a base di acido lattico di melassa olio di babassu, che mantengono inalterato il pH), meglio se con poco profumo. Continuate quindi con i gesti di protezione: prendete la vostra abituale crema anti arrossamento protettiva (noi usiamo da sempre la Pasta Emu) -, che è senza ossido di zinco e paraffina liquida e che protegge davvero fino in fondo sfruttando la naturalezza delle piante): spalmatela sul sederino, con delicatezza, massaggiando bene e lentamente la cute e lasciando che il bimbo si rilassi.

E ora passate al vero e proprio massaggio, quello con un olio specifico per la pelle dei bambini (l’Olio Emudermico è perfetto, ricco di acidi grassi, elasticizzante, idratante, nutriente e perfetto grazie alla sua scorrevolezza): passatelo su tutto il corpo, partendo dalle spalle e dal torso per arrivare ai piedini, utilizzando le dita ed eseguendo una pressione delicata, variando anche il tocco (potete eseguire movimenti circolari, orizzontali, verticali, oppure picchiettare con le dita).

Ricordate però di utilizzare sempre gli stessi prodotti, sempre lo stesso profumo: in questo periodo della vita i 5 sensi sono ancora più acuiti del solito e sono fondamentali per la scoperta del mondo. Utilizzando quindi sempre la stessa crema creerete un rituale unico e rilassante anche a livello olfattivo, e ogni volta che quel profumo sfiorerà il nasino del bambino sentirà salire in petto un senso di relax e d’amore inconfondibile!

La zia Ignazia dice che secondo lei il mio bambino è pronto per provare un po’ di mela cotta. La zia Ignazia dice che i cibi solidi sono molto più nutrienti del latte materno o formulato. La zia Ignazia dice che... Abbiamo tutte quella zia Ignazia che ci dà consigli non richiesti. Ma sapete quanto sono deleteri questi consigli? Soprattutto quando si tratta della maternità e dell’alimentazione dei nostri figli. Come se non fossimo già attentissime, seppur piene di dubbi! Non credete?

Bene. Uno dei miti e dei consigli più frequenti che una neo mamma si sente dire ogni giorno, riguarda il tema dello svezzamento. Sembrano tutti esperti. E sembrano tutti prendere alla leggera i dettami dell’OMS, soprattutto quello riguardante l’età dalla quale iniziare a dare ai nostri bambini cibi più solidi, lasciando l’esclusività del latte materno: se gli esperti, i pediatri e l’Organizzazione Mondiale della Sanità concordano con il fatto che prima dei sei mesi sia meglio evitare, un motivo c’è. E noi ve lo spieghiamo subito.

Lo svezzamento non può partire prima dei sei mesi: perché sarebbe bene seguire gli esperti quando dicono di dare ai bambini solo latte per i primi sei mesi del bambino

Che voi scegliate di seguire l’approccio dello svezzamento naturale (qui una lettura che vi può essere davvero utile!) o quello dell’autosvezzamento (e in questo caso questo è il libro che fa al caso vostro), dovete sapere che è davvero importante non iniziare a togliere il latte formulato o materno come principale fonte d’alimentazione ai bambini prima dei sei mesi di vita. A dirlo non sono le zie Ignazie, stavolta, ma le più importanti organizzazioni sanitarie del mondo, dall’OMS al Fondo per l’Infanzia delle Nazioni Unite (l’Unicef).

Ciò che sta portando alla tendenza dello svezzare i bambini prima del tempo, già attorno ai quattro o cinque mesi, è sicuramente l’ansia che vivono i genitori, unita al fatto che avere una regola apparentemente così rigida a volte porta le mamme e i papà ad avere l’impressione di non avere sotto (loro) controllo la vita del bambino, decidendo così di seguire il loro istinto (che negli altri casi, naturalmente, è fondamentale e alla base dell’educazione dei figli).

Tuttavia lo svezzamento, tappa delicata e importantissima della vita di un bambino, sarebbe da considerare in maniera più seria, tenendo sempre in considerazione questi sei mesi discriminatori. Prima dei sei mesi? Assolutamente solo latte. Dopo i sei mesi? Con i tempi del bambino, ecco i primi cibi solidi.

Esatto, “con i tempi del bambino”: perché superare i sei mesi non significa necessariamente cominciare con le pappe solide immediatamente. Non tutti i bambini sono pronti, ognuno ci arriva con i suoi tempi, e basta osservare i segnali di interesse che proprio loro mostrano nei confronti del cibo. Ci sarà il bambino che a sei mesi appena compiuti già mostra di voler masticare il pane, e chi per altri due mesi non mostra per nulla curiosità. Rispettiamo quindi i tempi. Sono fondamentali! Perché?

Perché prima dei sei mesi il bambino, anche se mostra interesse, non ha ancora raggiunto certe tappe del suo sviluppo naturale necessarie quando si tratta di alimentazione, e non è fisiologicamente pronto per assumere cibi solidi! Non è in grado di deglutire cibi non liquidi, non apre la bocca quando gli si dà il cucchiaino...

I genitori devono essere dunque molto attenti ad osservare i segnali. A livello anatomico, infatti, i bambini devono essere in grado di masticare e di muovere il cibo in bocca; devono avere iniziato la dentizione; e devono essere capaci di chiudere le labbra sul cucchiaino o sul margine della tazza. In secondo luogo, per lo svezzamento sono fondamentali le funzioni neurologiche base quali il riflesso di spingere in faringe (o, al contrario, fuori dalla bocca) il cibo solido che ricevono o la perdita del riflesso unidirezionale di estrusione dei solidi. E, infine, devono mostrare capacità relazionale, e cioè lo stimolo ad osservare l’altro (in questo caso l’adulto) e a imitare ciò che fa.

Non abbiate quindi fretta. Non spingete, anche se i bambini mostrano queste capacità prima del sesto mese. E al compimento di questo, non affrettatevi, finché non noterete i veri segni dell’interesse e le vere capacità di cui vi parlavamo! Iniziare lo svezzamento prima dei sei mesi è deleterio, aspettare un attimo dopo il compimento di questo (quando doveroso) è buon senso.

Perché come dice la dottoressa Elena Uga di Uppa (Un pediatra per amico) parlando di allattamento al seno prolungato: “Il latte materno e l’allattamento al seno costituiscono la norma biologica della nostra specie; raramente ci chiediamo perché abbiamo i polmoni per respirare, ma spesso ci chiediamo perché i bambini vengono allattati dalle loro madri. La natura ha creato meraviglioso meccanismo grazie al quale tutti i mammiferi si nutrono, per un periodo della loro vita variabile a seconda della specie, con un alimento unico, completo, ecologico, e formulato specificamente per le necessità di crescita del piccolo. Solo dopo, e gradualmente, tutti i piccoli mammiferi iniziano a nutrirsi di altri cibi e diventano autonomi, abbandonando il latte della mamma. Per la specie umana quando arriva questo momento? Per quanto tempo un bambino ha veramente bisogno del latte materno?”. La domanda è lecita. Ma è lecito anche rallentare e non affrettare un passo naturale e delicato come quello dello svezzamento!

Sosteniamo sempre l’indipendenza e l’autonomia come requisiti fondamentali per la crescita sana dei bambini, ma siamo sicuri di mettere in pratica questo precetto pedagogico? Sì, li facciamo cucinare con noi, lasciamo i giochi e libri a loro portata di mano, scegliamo letti montessoriani per far sì che imparino subito a muoversi in autonomia...

Ma c’è un’altra attività assolutamente educativa che però tendiamo a mettere in secondo piano poiché ci sembra scomoda e difficile da gestire... Stiamo parlando dei lasciare che i bambini si vestano da soli. E noi siamo assolutamente favorevoli alla cosa!

Perché è giusto che i bambini scelgano cosa indossare: piccoli accorgimenti per far sì che questa attività non si trasformi in litigio e tragedia alla mattina

Spingere i bambini all’autonomia significa anche lasciare loro la libertà di scelta. Li lasciamo cucinare con noi, però la ricetta la dettiamo. Facciamo sì che abbiano tutto a portata di mano, però poi li spingiamo a scegliere quel determinato libro e quel gioco super didattico... L’indipendenza la si raggiunge però anche scegliendo cosa fare. E anche scegliendo da soli cosa indossare.

Lo sappiamo, potrebbe sembrare difficile, perché i bambini hanno gusti assurdi e quante volte capita che lasciandoli fare escano di casa con ballerine piene di strass nella giornata di pioggia torrenziale o con la tuta di Superman per andare a vedere il saggio di danza della sorella, vero?

Non preoccupatevi, basta prendere qualche accorgimento e l’attività diventerà più semplice, calma e anche divertente.

Innanzitutto, è bene avere un armadio funzionale, e per farlo basta davvero poco. Dalla nostra esperienza abbiamo imparato direttamente che puntare sui capi basic è davvero utile: quando facciamo shopping, online o personalmente, cerchiamo sempre di scegliere le magliette per bambina, le tute per i bimbi, gli abiti, le camice e i maglioncini con tinte basic o comunque con trame non troppo esagerate.

Dopodiché facciamo qualche strappo alla regola, e lasciamo scegliere ai bimbi, oppure scegliamo direttamente noi, capi più elaborati e colorati, con stampe carine e colori sgargianti. Ogni sei capi basic, possiamo dire, ne inseriamo uno più originale, in modo che gli abbinamenti siano poi molto più semplici e “indossabili”. Scegliendo colori basic i bambini possono così sbizzarrirsi, senza rischiare l’apocalisse degli outfit.

L’altro trucco per far sì che i bambini imparino a vestirsi da soli lasciandoli fare è evitare di scegliere gli outfit alla mattina.

La sera prima è l’ideale, ma un altro consiglio potrebbe essere quello di prendersi una mezz’oretta insieme ogni domenica sera per definire con i bimbi gli outfit della settimana. Soprattutto le prime volte, potete tranquillamente vigilare e consigliare, così che pian piano i bambini imparino a fare da soli. Il bello di questa modalità è che permette di evitare le crisi dell’ultimo minuto alla mattina, momento della giornata nel quale i bambini potrebbero essere un po’ meno predisposti al dialogo.

La stessa cosa la possiamo fare nel caso delle occasioni importanti. Soprattutto nel caso delle figlie femmine (i bambini ci tengono un po’ meno, e un pantalone con maglioncino abbinato sarà perfetto), la scelta degli abiti eleganti per bambina è sempre un po’ complicata, perché le bimbe ci tengono moltissimo a scegliere il loro outfit, no? Ecco che allora preparare qualche giorno prima la mise per l’occasione, lasciando che la scelgano loro magari guidate da noi, è la soluzione perfetta.

Il miglio è uno dei cereali annoverati tra quelli senza glutine ed è quindi perfetto per preparare le pappe dei primi mesi dello svezzamento (oltre che per le pappe per i bambini celiaci anche dopo la prima fase della nutrizione).

Per le pappe dei nostri bambini possiamo quindi scegliere questo cereale perfetto per ottenere creme vegetariane buone e colorate (a seconda della verdura di stagione) e un pasto davvero digeribile.

8 pappe di miglio per lo svezzamento naturale: i nostri consigli per pappe al miglio fatte in casa sane e gustose

Innanzitutto, potete scegliere di utilizzare pentolini e passaverdura per preparare questi pasti per i bimbi. Oppure, come noi, utilizzare un cuocipappa tutto in uno che permette di cuocere al vapore e omogeneizzare sempre nello stesso boccale, con una praticità e una comodità davvero impagabili. Noi abbiamo scelto Easy Meal di Chicco e non torneremmo mai indietro!

  • Partiamo con la pappa miglio e zucca, perfetta durante l’autunno, di un arancione davvero invitante. Scaldate del brodo vegetale, e nel frattempo fate bollire in acqua per circa 15-20 minuti una manciata di miglio in chicchi, mentre fate cuocere al vapore, nel boccale dell’Easy Meal, mezza fetta di zucca tagliata a cubetti. Una volta cotto il miglio unitelo alla zucca nel boccale e frullateli con 100 grammi di brodo. Aggiungete due cucchiai di crema di riso e un filo d’olio a crudo e completate con un cucchiaino di pecorino.
  • Per assicurare le giuste proteine vegetali al vostro bambino perfetta è la pappa miglio e lenticchie. Prendete quelle già cotte e in questo modo il gioco sarà facilissimo. Cuocetene al vapore 20 grammi con mezza carota a rondelle. Ci impiegheranno circa 20-25 minuti. Dopodiché omogeneizzate il tutto, aggiungete 3 cucchiai di pappa di miglio (la trovate già pronta) e condite con un filo d’olio a crudo.
  • Con le zucchine possiamo ottenere una pappa verde al miglio gustosa ed energica. Fate cuocere a vapore nel boccale dell’Easy Meal una zucchina tagliata a pezzetti e mezza cipolla tagliata grossolanamente, lasciando cuocere per una mezz’oretta. Ora prendete una tazza di miglio e fatelo cuocere in una tazza di acqua, in un pentolino separato. Appena l’acqua bolle abbassate il fuoco e lasciate cuocere a fuoco coperto per venti minuti. Cotto il miglio e cotte le verdure, prendete due mestoli di brodo e tre pezzettoni di zucchina, un filo d’olio e due cucchiai di miglio e frullate il tutto nel cuocipappa.
  • Anche con i broccoli potremo preparare una pappa verde buonissima: utilizzate lo stesso procedimento di cui sopra, ma al posto delle zucchine e delle cipolle utilizzate quattro cime di broccoli e mezza patata (dopo l’anno di età).
  • Di nuovo proveniente dalla famiglia delle benefiche crocifere come il broccolo è il cavolfiore. Per la pappa miglio e cavolfiore fate cuocere al vapore nel boccale del cuocipappa per circa 45 minuti 50 grammi di cavolfiore bianco con una carota e qualche foglia di sedano. Nel frattempo, cuocete per 20 minuti 40 grammi circa di miglio in un pentolino. Buttate il miglio nel boccale e frullate tutto insieme, condendo poi a freddo con un cucchiaino di olio e un cucchiaino di pecorino.
  • Stessa ricetta ma ingredienti diversi per la pappa al miglio e spinaci: al posto del cavolfiore utilizzate 50 grammi di spinaci (cuocendoli però per mezz’ora, non 40 minuti) e alla fine al posto del pecorino mescolateci dentro un cucchiaio scarso di ricotta di capra.
  • Dal sapore particolare che piace molto ai bambini è la crema di miglio al finocchio: fate bollire 1 litro e mezzo di acqua e buttateci dentro un bel cucchiaione di semi di finocchio. Fate cuocere per cinque minuti quindi filtrate con un colino. Aggiungete 20 grammi di crema di miglio (quella già pronta, che è solo da mescolare), cuocete per circa dieci minuti e quando pronta condite con un cucchiaino scarso d’olio.
  • Il miglio si presta anche alle preparazioni dolci di frutta: ecco la nostra ricetta per la pappa di miglio alla mela. Fate cuocere in un pentolino mezza tazza di miglio in una tazza d’acqua, mettendo il coperchio quando arriva ad ebollizione e lasciando cuocere fino a che non avrà assorbito l’acqua. Nel frattempo fate cuocere al vapore nel boccale dell’Easy Meal, per quindici minuti, una mela a piccoli pezzi; a fine cottura frullate insieme alla mela due cucchiai di miglio con un goccio di acqua calda, servendo poi la pappa tiepida o fredda. 

Quando i bimbi saranno un po’ più grandi potrete comunque utilizzare le stesse ricette, ma non ci sarà più bisogno di frullare tutto: il miglio ha già una consistenza facile da masticare, non troppo grossolana, ed è quindi perfetto per le pappe più consistenti!

Nel titolo diciamo “per il neonato e per il bambino”: non è un refuso. È voluto. Poiché oggi vogliamo parlarvi delle carezze, dei grattini e dei giochi con le mani che piacciono tanto ai neonati ma che amano moltissimo, a differenza di quanto pensiamo, anche ai bambini più grandi, almeno fino alla pubertà.

L’importanza dei giochi corporei per il neonato e per il bambino: come i grattini e le carezze aiutano a rafforzare il legame e a fare sentire il vostro bambino protetto

I neonati giocano con le loro mani e i loro piedi, ma soprattutto i neonati sono abituati al contatto delle dita della mamma e del papà, che prendendosi cura di loro li massaggiano, li coccolano e li sfiorano continuamente. Questa è una buonissima abitudine: come vi abbiamo già detto, prendersi del tempo per coccolare le sensazioni dei figli è un’ottima cosa. Le coccole della sera sono importantissime, e prendere una routine di carezze e grattini è fondamentale per trasmettere al bambino tutto il nostro amore.

Tuttavia le mamme e i papà spesso tendono ad abbandonare questa tendenza nel momento in cui i bambini smettono di giocare con le loro manine, o quando le routine di lavaggio e cambio scompaiono (con l’eliminazione del pannolino e le prime docce da soli). Non è sbagliato, ma sappiate che mantenere un certo contatto non può che fare bene.

Ai bambini, anche ai più grandi (soprattutto se si mantiene l’abitudine) piace moltissimo ricevere grattini sulla testa o sulla schiena, piccoli massaggi alla nuca, ma anche carezze fini a se stesse… Basterà mantenere l’abitudine: capirete quando ne ha bisogno, gli insegnerete a dire quando ha voglia di una coccola corporea o quando non preferisce essere toccato (o quando non ama un gesto in particolare)… E in questo modo manterrete un contatto unico, che ogni volta che verrà ripetuto potrà essere un momento di rilassamento, senso di protezione, calma e sicurezza.

I giochi corporei e i massaggi possono essere un momento di gioco, di rilassamento pre-nanna, di distensione post-cambio. Ma anche un momento per distrarsi, magari nei lunghi viaggi o durante attese snervanti. E sappiate che ci sono moltissimi modi per variegare questo gioco!

Innanzitutto, potete scegliere di fare i massaggi normalmente, a secco, oppure utilizzare ogni volta una crema diversa per giocare a sentire le sensazioni olfattive e tattili. Noi utilizziamo sempre la linea Coccole Quotidiane di Fiocchi di Riso: oltre che naturale è profumata al punto giusto e ci sono oli e creme perfetti per il gioco.

Dopodiché potete iniziare a inventare tutti i giochi che volete. Uno tra i nostri preferiti abbina il piacere della lettura ad alta voce o del racconto con i giochi corporei: mentre leggete o raccontate una storia al vostro bimbo nel letto, disegnate sulla sua pancia o schiena i movimenti, i personaggi, le trame… La sensazione sarà completa e divertentissima.

Anche il gioco degli animali è bellissimo: con le sole dita o con la crema (per noi è ottimo, in questo caso, l’Emulatte!  disegnate sulla pancia degli animali, lasciando che il bambino indovini, mentre tracciate i contorni, di che animale si tratta: elefanti, leoni, gatti, cani, giraffe… Oppure, da indovinare possono essere i passi di questi animali: un tocco piccolo e picchiettato possono essere le zampine di un topo, dei passi pesanti quelli di un orso o di un elefante, le dita che volano sfiorando la pelle imiteranno la mosca, quelle che svolazzano e poi si fermano di qua e di là un passerotto…

Per stimolare ancora di più il tatto e la sensibilità della pelle, possiamo anche impegnarci in giochi in cui il bambino deve indovinare cosa lo sta toccando, a occhi chiusi. Possiamo utilizzare le parti del nostro corpo (il gomito, la mano, il naso, la bocca, i piedi…) oppure oggetti dalle differenti consistenza: una piuma, un pezzo di tessuto, un nastro, della lana, un cucchiaio di legno, un cucchiaino di plastica, i suoi giocattoli…

Chi lo dice, poi, che i ruoli non si possano invertire? Lasciate anche che sia il bambino a eseguire questi gesti, facendolo giocare con il vostro corpo. La cosa più bella? Lasciare che “lavori” sulla vostra schiena: fatelo cucinare, zappare, scrivere, fare il falegname. Con la crema può disegnare, imitare gli ingredienti per cucinare, tracciare i segni dell’aratro sulla terra… Stimolerà il tatto, l’olfatto, l’immaginazione, la creatività e il gioco libero!

I sacchi nanna: comodi, utili e sicuri

Venerdì, 21 Aprile 2017 08:27

Si chiamano sacchi nanna, o sleeping bags, e in parole povere sono dei sacchi a pelo per bambini. O meglio: non lo sono, o comunque non per come siamo abituati ad intenderli, ma il paragone con i sacchi a pelo è utile per comprenderne la forma.

Si tratta infatti di copertine chiuse sui piedini e ai lati, di differenti forme (possiamo trovarne con le braccia scoperte, avvolgenti completamente, più o meno chiuse, con bretelle o con maniche). Proprio come un sacco a pelo per adulti, quindi, i sacchi nanna avvolgono il bambino, e lo fanno sentire più sicuro rispetto ai soliti lenzuoli e coperte.

I sacchi nanna, comodi, utili e sicuri: cos’è un sacco nanna, o sleeping bag, perché è utile e quali comprare

Sono sempre più i genitori (e noi siamo tra quelli) che preferiscono passare dalle lenzuoline e copertine alle sleeping bags, o sacchi nanna. Il motivo principale è la sicurezza: il sacco nanna, infatti, essendo chiuso non rischia, come le coperte, di aggrovigliarsi o di andare di qua e di là, scoprendo il bambino, svegliandolo o addirittura soffocandolo.

L’altro motivo è la sensazione di benessere che il bambino prova quando si sente avvolto nel sacco nanna. Proprio come le fasciature per neonati, il sacco nanna infatti lo fa sentire protetto e sicuro esattamente come nell’utero della mamma, sperimentando di nuovo la piacevole sensazione di contenimento. Per questo i sacchi nanna sono perfetti per i primi mesi di vita del bambino (3-6), anche se troviamo sacchi nanna adatti addirittura fino ai 36 mesi (in questo caso, vedete se il bambino lo gradisce, senza imporre nulla).

Inoltre, anche se non vi sono studi scientifici a riguardo, sembra che il sacco nanna possa prevenire la SIDS, o sindrome della morte in culla. Questo perché, se scelto con rigore e se utilizzato in maniera corretta, il sacco nanna, proprio come dicevamo, evita il rischio di aggrovigliamento delle coperte, così come quello di soffocamento da parte del bambino che con le braccia solleva il lenzuolo fin sopra la testa. Basta qualche accorgimento: prendete sacchi nanna sicuri, della giusta dimensione e mai più grandi (in modo che il bambino non possa scivolare all’interno); vestite il bambino adeguatamente rispetto alla temperatura della stanza (che non dovrebbe superare i venti gradi) senza coprirlo troppo (né troppo poco, ma spesso sono le temperature alte ad essere più pericolose), evitando altre coperte pesanti sopra al sacco nanna; scegliete il sacco nanna in base alla stagione, inverno o estate.

E, naturalmente, è sempre bene scegliere materiali biologici e naturali, come il cotone, per rispettare la pelle del bambino, lasciare che traspiri ed evitare il contatto con tessuti sintetici che potrebbero provocare oltre che un surriscaldamento corporeo anche delle fastidiose irritazioni.

Ecco quindi i migliori sacchi nanna biologici e naturali che abbiamo selezionato per voi:

Partiamo da un modello tradizionale, chiuso sotto ai piedini e dotato delle bretelle classiche di cui parlavamo, che permettono di tenere le braccia del bambino fuori dal sacco evitando che scivoli o che sollevi il tessuto: questo è di Popolini, una marca attenta ad utilizzare tessuti bio, proprio come questo cotone.

Sempre di Popolini, ecco il sacco nanna perfetto per le sere estive, perché leggero e sfoderabile. Anche questo è fatto “a bretella”, con l’appoggio sulle spalle e le braccia scoperte.

In alternativa, ecco il sacco nanna completo di maniche, disponibile fino ai 24 mesi: è molto comodo grazie alla cerniera laterale, ed è anche molto bello nel suo candore.

Bellissimo, però, anche in versione marinaretto, a strisce bianche e rosse: questo è di iobio, ed è anch’esso in cotone naturale e senza coloranti e materiali tossici.

Infine, guardate che carino questo sacco nanna che è proprio, letteralmente, un sacchetto: non ha bretelle, ma un elastico che va a stringersi delicatamente sul petto del bambino, proprio sotto alle ascelle, contenendo tutto il corpicino in maniera avvolgente e sicura.

Fasciare il bambino è davvero importante durante i primi mesi (oltre che bellissimo: quanta tenerezza suscita vedere un neonato in fasce?). E non è una scoperta recente: questa pratica ha luogo sin dai tempi più antichi e si è perfezionata e modificata a seconda delle epoche e dei luoghi in cui era (ed è) praticata. Vi abbiamo già parlato di come fasciare un neonato, con copertine in tessuti naturali come la mussola (noi abbiamo selezionato per voi queste, di CuddleBug, leggere e traspiranti). E se volete specializzarvi nelle piegature e nelle diverse tecniche di "baby wrapping" vi consigliamo questo bellissimo libro, "Baby-gami, fagotti e marsupi per principianti", che spiega in maniera semplice e dettagliata come fasciare i bambini, relazionandosi anche in maniera affascinante all'arte del piegare la carta, e cioè l'origami.

Ma come cambiano le fasciature nel mondo e nella storia?

Fasciare il bambino nelle tradizioni in giro per il mondo: come la fasciatura dei neonati cambia nella storia e nella geografia

Le prime testimonianze di fasciature per neonati le abbiamo addirittura nel paleolitico: ci sono infatti statuette votive e tombali che ci mostrano come i bambini venissero già fasciati dalle loro mamme. Ma anche a Cipro, a Creta, in Egitto, nell’antica Grecia e nell’antica Roma la fasciatura era una consuetudine, e se ci pensiamo ci pare naturale vedere sempre il Bambino Gesù raffigurato nella sua stretta fasciatura tra le braccia di Maria, no?

In effetti non sono solo le rappresentazioni figurative a darne testimonianza. Anche le Sacre Scritture ne parlano, e dalla Bibbia si può capire come le fasciature fossero eseguite nei tempi antichi: si trattava semplicemente di fasce (tipo bendaggi) avvolte attorno al corpo del bambino appena nato e lavato, che lo tenevano al caldo e facevano sì che le sue anche si sviluppassero correttamente.

Andando avanti nel tempo e spostandoci nello spazio, durante il regno dei Tudor, in Inghilterra, i bambini venivano fasciati in strisce di lino dalla testa ai piedi, sempre con l’intento di farli crescere correttamente. Qui, addirittura, un’apposita striscia copriva la testa del bambino e si collegava ai piedi passando per le spalle e le braccia, in modo da tenere il corpo ben fermo, e le mamme mantenevano la fasciatura per circa 9 mesi.

Le fasciature di questo tipo, però, non erano esattamente corrette o sicure, poiché troppo strette e dai risvolti non scientificamente benefici, poiché, al contrario di ciò che si pensava, le fasciature non aiutavano a contrastare la malformazione delle anche e delle ossa, ma in alcuni casi la favorivano. Soprattutto perché le balie delle nobili mamme lasciavano i bambini così fasciati per troppo tempo, senza lavarli o senza cullarli, come uno stratagemma per farli stare buoni.

In quasi tutto il mondo, in ogni caso, la tradizione della fasciatura era consolidata, e per questo esistono testimonianze sempre più recenti di neonati in fasce. L’esempio più conosciuto è forse quello delle tribù indiane d’America, le cui fasciature erano importanti, grandi e solide. Più che una fasciatura, infatti, si trattava come di un marsupio o di una piccola culla verticale, detta Papoosa, con una struttura in legno all’interno della quale le pelli degli animali e le stoffe erano sistemate (dalle madri durante la gravidanza, mentre il papà costruiva la struttura in legno) in modo da fasciare il bambino e tenerlo stretto e solido, per portarselo in giro per tutto il primo anno della sua vita.

Anche in Africa ci sono esempi di fasciature, e in questo caso sono bellissime, poiché la loro caratteristica è l’essere realizzate con i variopinti e tipici tessuti del continente, il Kitenge, una stoffa in cotone rettangolare stampato a cera con motivi geometrici o decorativi.

In molte tribù africane, quindi, è ancora diffusissima questa usanza, ma lo è anche in luoghi più vicini a noi: in Russia e nei paesi slavi, infatti, la fasciatura è ancora molto, molto diffusa, tanto che spesso negli ospedali i bambini vengono fasciati subito dopo la nascita, con una tecnica arcaica ma mantenuta viva nei secoli.

La creatività per un bambino è estremamente importante: vi abbiamo già parlato del perché sia importante stimolare la creatività, e di come il processo sia più importante del risultato per i bambini, che non dobbiamo spronare a “saper fare bene”, ma a “fare” e basta.

Ma, nel concreto, quali sono le cose da fare e da non fare per far sì che i nostri bambini si esprimano creativamente in maniera sana, produttiva e stimolante? Naturalmente un mero elenco non serve a nulla, ma in questo caso vogliamo provare ad elencare i “do” e i “don’t” della creatività infantile, in modo da renderla sempre naturale ed educativa e non “adultocentrica” come spesso tendiamo a intenderla. Già, perché se da adulti è naturale e innato pensare che la creatività sia il “creare qualcosa di bello”, dobbiamo in realtà cambiare prospettiva e concentrarci semplicemente sul “creare”. Bello o brutto, è sempre un prodotto importantissimo per i nostri figli!

Come stimolare la creatività naturale dei bambini: cosa fare e cosa non fare quando sproniamo i nostri figli a seguire la via della creatività

Iniziamo da cosa non fare. Riprendendo l’articolo sull’importanza dello stimolo alla creatività, dal nostro punto di vista la prima cosa da evitare, come già accennato, è non concentrarsi mai sul concetto di bravura, che per un bambino significa solo pressione e non divertimento. Quindi, evitate di mettere la cosa sul piano del giudizio altrui. E, legato a questo concetto, evitiamo allo stesso modo di proiettare noi stessi dicendo cose tipo “io ero bravissimo, puoi esserlo anche tu”, o, al contrario, “io sono proprio negato, ma tu puoi diventare davvero bravo secondo me”.

In secondo luogo, non impostate i momenti creativi come se fossero un qualcosa “da imparare”. Non state “imparando a disegnare”, “imparando a inventare storie”, “imparando a suonare”, ma vi state semplicemente divertendo a sperimentare le potenzialità di un dato strumento! I corsi d’arte o di musica, ok, vanno bene, ma solo in un secondo momento, quando il bambino ha già sperimentato da sé il SUO essere creativo con quel dato mezzo e ha deciso di voler continuare a implementare in quel senso.

Altro accorgimento che prendiamo sempre, anche se, lo sappiamo, potrebbe sembrare scomodo, perché questo strumento spesso viene in aiuto nei momenti di noia o di riempimento, è evitare di comprare ai bambini i libri da colorare: sono un carcere, per la loro creatività, che vedendosi costretta nei margini e vedendosi spinta a dover “colorare bene” si sente incatenata. Ci sono altri strumenti semplicissimi, al posto degli album da colorare, e nell’articolo ve lo spieghiamo bene. Meglio ripiegare su quelli!

Altri “don’t” sono la sorveglianza eccessiva da parte dei genitori nei momenti di gioco libero, di disegno e di creatività in generale. Chiaramente è bellissimo disegnare e realizzare lavoretti insieme (ed esistono moltissime attività creative in questo senso, come quelle illustrate in questo libro, che noi utilizziamo spesso per prendere spunto!), ma ciò non significa imporre al bambino le nostre regole! Osservandoli troppo e guidandoli eccessivamente la loro creatività viene frenata!

Tra i “do”, e cioè tra le cose da fare per stimolare la creatività dei bambini, ci sono invece questi accorgimenti: innanzitutto, il lasciare a disposizione tutti i materiali che potrebbero tornargli utili (e assecondare sempre quando vengono richiesti materiali non standard ma che stimolano la loro voglia di realizzare!), in modo che i bimbi possano mettersi a creare ogni volta che ne sentono la necessità. E, allo stesso modo, il lasciare liberi di sperimentare, senza regole.

Seconda regola è lasciare molto tempo per queste attività. Nella nostra società fatta di agende granitiche e ore definite, sarebbe bene prendere molto più tempo libero in modo che i bambini possano seguire la loro creatività senza interromperla. In concreto, quando un bambino si mette a “pasticciare”, sarebbe bene evitare di strapparlo a quella sua attività perché c’è bisogno di andare da qualche parte, perché in questo modo se ne interrompe la concentrazione, e riprendere, poi, risulta difficile.

Lasciate poi che i bambini ripetano all’infinito ciò che gli piace fare in senso creativo. Sì, c’è il periodo in cui disegnano solo omini o alberi, dappertutto; o che prendono in mano la chitarra senza sapere da che parte girarsi e per ore strimpellano motivi sgraziati (sì, lo sappiamo bene, perché Babbo Natale lo scorso anno ha portato in casa nostra questa bella chitarra e da allora ogni giorno è buono per dilettarsi!). Ma è proprio la ripetizione che genera confidenza, e la confidenza genera la bravura in maniera sana (non in senso di “essere bravi per essere bravi”, ma nel senso di saper maneggiare uno strumento creativo appropriatamente in modo da creare sempre più motivi, disegni e storie. Insomma, in maniera propedeutica e non meramente “di lode”).

Infine, puntate sempre al piacere di fare qualcosa. Seguite ciò che il bambino cerca, lasciate che sperimenti con ciò da cui è attratto, senza obbligare a fare qualcosa che non dà stimolo o che addirittura non piace. Il “non piacere” è un altro killer della creatività!

La gravidanza è una fase bellissima nella vita di una donna, in cui il corpo femminile dà forma a una nuova vita. Tuttavia per gran parte delle donne questa fase è accompagnata da svariati dolori dovuti al progressivo sviluppo e crescita del feto, che comportano continue modifiche a livello viscerale e strutturale. L’osteopatia aiuta il corpo ad adattarsi ai continui cambiamenti di postura e di funzione che avvengono al suo interno. Per i nostri diversi sistemi (scheletrico, muscolare, digestivo, nervoso, circolatorio e respiratorio) non è semplice questo adeguamento e l’osteopatia, grazie al proprio approccio delicato e che non fa uso di farmaci, è ideale anche per le donne in dolce attesa.

Perché andare dall’osteopata durante la gravidanza: l'osteopatia può fare davvero bene durante la gravidanza di una donna

Problemi che possono sorgere durante la gravidanza sono ad esempio relativi alla colonna vertebrale e ai muscoli che vanno a sostenerla, oppure mal di schiena (lombalgia), sciatalgia (più nota a tutti come sciatica), dolori al collo (cervicalgia), mal di testa (cefalea), problemi di digestione o nausea, ritenzione idrica, problemi circolatori. Ti ritrovi in qualcuno di questi sintomi?
L’osteopatia può aiutarti, poiché provvede a mantenere la giusta mobilità degli organi, dei tessuti, dei muscoli e delle articolazioni, che vengono tutti sottoposti a uno stress per via della crescita del feto.
Il pancione può portare facilmente a tensioni a livello fisico, a limitazioni di movimento, nonché alla compressione dei visceri addominali o alla sollecitazione del sistema nervoso.
L’equilibrio globale che il corpo aveva prima della gravidanza viene perso e occorre acquisirne uno nuovo, che di continuo deve modificarsi in base ai cambiamenti. La postura deve trovare un nuovo assetto, in particolare le curve della schiena e la colonna vertebrale devono disporsi a favorire il sostegno di un peso in aumento giorno dopo giorno. L’osteopatia con il suo approccio olistico guarda alla globalità del corpo e si pone l’obiettivo di facilitare il ritrovamento di questo nuovo equilibrio, adoperando, come unico mezzo terapeutico, le mani e l’abilità palpatoria, che consentono di individuare e sciogliere eventuali tensioni.

L’osteopatia ha non solo una funzione curativa ma agisce anche preventivamente individuando il manifestarsi di problematiche come quelle sopra citate associate alla gravidanza.
Inoltre il trattamento manipolativo osteopatico facilita il parto, un momento delicato per il neonato, garantendo mobilità al bacino ed elasticità tissutale, affinché non sorgano difficoltà o traumi nel momento del parto.

La fase delicata del parto è per la neo-mamma meno faticosa se non sono presenti rigidità a ostacolarlo. Anche per il piccolo e per una sua futura crescita sana è di fondamentale importanza che il parto avvenga senza complicazioni, che potrebbero costituire per lui una causa di disturbi quali reflusso, stitichezza, coliche, scoliosi, disturbi del sonno. Nelle prime ore di vita è fondamentale una valutazione osteopatica per individuare un’eventuale presenza di disfunzioni. In particolar modo è consigliata per i bimbi nati prematuri, al fine di migliorare le funzioni fisiologiche del loro piccolo corpicino.

Dopo il parto, l’osteopatia continua a rappresentare un valido aiuto per tutte le donne e i loro bambini: il pancione scompare e il corpo si ritrova a dover ripristinare l’equilibrio precedente i nove mesi della gravidanza.

State per diventare mamme o lo siete appena diventate? Consigliamo a tutte di consultare un osteopata!

Per prenotare una valutazione o un trattamento osteopatico presso SOMA, potete chiamare il numero 02.20520939 per SOMA Studio Osteopatia Milano (situato in via N. Piccinni 3, Milano) oppure 02.6472097 (interno 3) per SOMA Istituto Osteopatia Milano (situato in viale Sarca 336/F – Edificio 16).

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